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Full text of "Apologia per la Scrittura : pubblicata in Milano l'anno MDCCVII; ed osservazioni critiche sopra l'Istoria del dominio temporale della sede apostolica nel ducato di Parma e Piacenza, pubblicata in Roma l'anno MDCCXX; e sopra la Dissertazione istorico-politica e legale della natura e qualità delle città di Parma e Piacenza"

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APOLOGIA 

PER 

La Scrittura pubblicata in Milano 

L'anno MDCCVll. 
E D 

OSSERVAZIONI CRITICHE 

SOPRA 

L'Iftoria del Dominio temporale 
DELLA SEDE APOSTOLICA 

NEL DUCATO 

DI PARMA E PIACENZA 

Pubblicata in Roma Fanno MDCCXX. 
E SOPRA 

La Difler fazione Iftorico-Politica , 
e Ledale 

Della natura , e qualità delle Città 

DI PIACENZA E PARMA. 




NEL DUCAL PALAZZO DI MILANO MDCCXXVIL 

Per Gìufeppe Richino Malatefta Stampatore Regio Camerale, 

CON PRIVILEGIO DI S. M. CESAREA, E CATTOLICA, 



-•' 









Digitized by the Internet Archive 
in 2013 






• ■ 
http://archive.org/details/apologiaperlascr03coll 



s 



Eli 

INDICE 

DE CAPITOLI 

DEL 

LIBRO TERZO* 

Che abbraccia le prove ^e gli atti della 
fovranità rimafa ali Imperio f opra 
Parma e Piacenza dal Pon- 
tificato di Giulio IL a quello 
di Clemente XI 

GAP. I. 

Comincia l'Autor Romano il terzo Libro della fua Storia dall' 
occupazione di Parma e Piacenza fatta da Giulio IL, e la quali- 
fica per riacquifto di Dominio in virtù della Lega unita dal Pon- 
tefice contro Lodovico XII. Qui dunque fi fa vedere coli' auto- 
rità delle Bolle Pontificie, e degli fteflì Scrittori, citati dall'Av ver- 
? D°r Ch i e a,tr ° non fu conchiufo fra S 1 » Alleati, che di opporfi al Conciliabolo 
di Pila, di procurar l'unione della Chiefa, e d'aitarla a ricuperar Bologna e 
Ferrara , e non già Parma e Piacenza , dovute a Maflimigliano Sforza . Hai. z 
C A P. I I. **** 

Sì efamina quanto l'Avvocato Piacentino fa dire per tirar' al fuo difegno 
gli Articoli della Lega, e fi moftra , che confondendo egli artificiofamente i 
tempi, e i Trattati, altro non fa, che favellar' in pregiudicio della verità, e 
del rifpetto dovuto agi' Imperadori , agi' Imperiali , ed all' Imperio : che ma- 
lamente applica al cafo noftro i più fodi fondamenti della Legge di Natura , e 
della ragion delle Genti; co' quali fi prova qui, che Parma e Piacenza erano 
dovute , non a Giulio II. , ma bensì a Maflimigliano Sforza . tai n 

C A P. I I I. V * 

Dice l'Autor Romano nel Sommario delCap. II. della fua Storia , che 
fcacciati iFrancefi d'Italia, li Piacentini eParmiggiani fi fottomifero al Do- 
minio della Chiefa in virtù delle Capitolazioni della Lega con Maflìmiglia- 
oo I. , e dalle prove , eh' egli dà per convalidare tal' aflunto , altro non fi dedu- 
ce , che quei Popoli inviarono i loro Ambafciadori a Roma per fottoporfì vo- 
lontariamente alla Signoria di Giulio II. Qui dunque fi fa vedere, che tal de- 
dizione non fegul in virtù della Lega non àncora ratificata dall' Imperadore. 
Che quanto fecero gli Ambafciadori, fu attentato, e che le autorità recate* 

t * dall' 

182786 



dall' Avverfario per giuflificar l'azione del Pontefice fi ritorcono contro 

lui. MS- 19 

C A P. I V. 

Vuole lo Storico Romano, che Giulio li. ricevette Parma e Piacenza 
come antiche membià dell' Efarcato; Loda il Guicciardini, perchè lo dieeje 
finalmente pretende, che quelle Città fodero aggiudicate alla Chiefa, primo 
pa lì ìonibus , fecondo jure belli, e terzo jure poftliminti. Noi all' incontro 
facciam vedere , che il Guicciardini non afferma quel , che TAvverfario fup» 
pone : che gli allegati titoli fono nel cafo notlro fra (e incompatibili , e 
che tutti e tip concorrono a convalidar fempre più i diritti fovrani dell' 
Imperio. P*g-H 

C A P. V. 

Si avvifa l'Autor Romano, che poco fi accordano col fatto, e con la 
Storia del Guicciardini i principi del diritto pubblico, da lui malamente ac- 
cozzati. Quindi per ifcreditarlo loinfulta colle folite fue invettive, e pre- 
tende confutarne i racconti ." Qui dunque fi foftiene il merito del Guicciardini 
colPaùtoritàde'più celebri Scrittori, e fi comprovano i racconti, eh' egli fa 
con la teflimonianza d'altri contemporanei , e con tutte quelle maggioii cir- 
coilanze , che pofìono accreditarli per veri , e indubitati . pag. $2 

CARVI. 

Torna l'Avverfario nel Capitolo V. a prendercela col Guicciardini , lo in- 
fulta più che mai, e fi vanta di voler peraltro verfo inoltrar l'infuffiflenza di 
quanto egli lafciòfcritto; Si appiglia perciò all' autorità d'altri Scrittori, ad- 
duce molti rifletti e ragioni. Onde in quello luogo di nuovo fi propugna l'au- 
torità del Fiorentino Scrittore , fi rivoltano contro il fuo Dettrattore le ragio- 
ni » e gli Annalifti , de' quali ei fi ferve per combatterlo , e con evidenza fi^ mo- 
ftra ,che quanto lafciò lcritto il Guicciardini vien' autenticato da tutta l'anti- 
chità . pag 41 
C A P. VII. 

Rinnova il Cenfor Romano nel VI. Capitolo le fue invettive contro il 
Guicciardini, e lAngeli , perchè quelli pure riferifee le querele del Vefcovo 
Gurgenfe,e de'Spagnuoli . Tratta lo iteflo Guicciardini per^ dichiarato ne- 
mico della Santa Sede . Qui dunque a tante dicerie fi oppone l'autorità de' più 
celebri Scrittori , che meritamente efaltano la fincerità , e la kdc nello fcrivere 
del Guicciardini. P*g-4% 

C A P. V I I I. 

Aggiugne lo Storico Romano nel Cap. VII. alla volontaria dedizione 
de'Pariiniggiani e Piacentini la cefiione di Malli migliano I. dice, che fu ino- 
ltrata all' Ambafciadore di Carlo V, efalta l'Iftoria di Cefare Campana , carica 
d'obbrebrii l'Adriani, perchè rapporta l'oppofizioni fatte da Cefare alla reiìitu- 
zionedi Piacenza. Ora qui fi fa vedere, che quell'atto era Io ileflò ftipulato 
fra Giulio , e il Gurgenfe, e che perciò non fi produce dall' Avverfario, il quale 
fi attacca alla teftimonianza dell' Atanagi ,e del Pallavicino, e ne tronca i 
difeorfi , perchè confermano quello dell' Adriani , ed anche diffimula la Scrit- 
tura di Carlo V. presentata a Paolo III. , il quale , vinto dalle verità , (i accon- 
tentava cedere anche Parma , purché Cefare invertirle Ottavio fuo nipote 
dello Stato di Siena . pag- 50 

CAP. IX. 

Infultati un' altra volta l'Adriani, l'Angeli, e'I Conte Caroelli dall' Autor 
Romano fi difendono colla Storia del Pallavicino, e con la teftimonianza di 
quelli lì confermano vie più le ragioni addotte da Carlo V. in favor dell' Impe- 

rio, 



rio, e in confutazione de* pretefi diritti della Chiefa, fondati anche in quelli 

più moderni titoli di Leghe ,e di Ceflìoni . pag. 5$ 

C A P. X. 

La reftituzione di Parma e Piacenza fatta da' Spagnuoli dopo la morte 
di Giulio 1 1. a Maflìmigliano Sforza , mette in impaccio l'Avverfario , ei fé la 
prende però con quefto Principe . Qui dunque li rintuzzano le fue maledicen- 
ze,e fi fa vedere coli' autorità della Storia, che iSpagnuoIi riunirono effe 
Città allo Stato di Milano, perchè gli appartenevano di giuftizia. E di più 
fi moftra colla chiarezza non toccata finora dagli Scrittori conqual titolo fu- 
rono indi concedute . pag. 59 
CAP. X I. 

Pretende lo Storico Romano, e coneffo lui l'Autor Piacentino , Parma 
e Piacenza di nuovo confìrmare alla Chiefa per Capitolazioni fatte da Leo- 
ne X. con Maflìmigliano I., negando e l'uno, e l'altro, che non fodero dal 
Pontefice cedute al Rè di Francia in virtù della Confederazione con effo lui 
(tipulata. Qui dunque fi moftra , che per la Lega rinnovata tra il Papa, Ce- 
fare, Maflìmigliano Sforza, ed altri Principi reftò più che mai prefervato 
illefo l'alto Dominio dell' Imperio in effe Città, e che Sua Santità nulla offervò 
di quanto promife con un'atto pubblico allo fteffo Sforza , ed a' Collegati , e fi 
fa anche vedere con qual titolo ebbe Leone X. la prima volta le medefime 
Città, e la ragione, per cui veniva da' Collegati efortato a redimirle; e fem- 
pre promettea di farlo iofino a che fi confederò col Rè Francefco , a cui le 
cede come antiche membra dello Stato di Milano. pag.dz 

C A P. XII. 

Pretende nel Cap. X ? l'Autor Romano Parma e Piacenza riconofeiute di 
ragione della Chiefa da Carlo V. e ricuperate per Capitolazioni con lui fatte 
da^Leone X. , e che quelle convincono la falfità del Dottor Milanefe . Si efa- 
minano dunque le (ìeffe Capitolazioni , e gii Scrittori , che ne parlano, e con 
eflì fi fa vedere , eh' ebbe il Conte Caroelli molta ragione per dire , che il Trat- 
tato ti fece rifpetto a Parma e Piacenza fenza pregiudicio della fovranità dell' 
Imperio. P*&-79 

CAP. XII I. 

Contra il Guicciardini , il quale dice , che nelle Capitolazioni della Lega 
tra Leone X. e Carlo V. fu ftipulato , che Parma e Piacenza fi poffedeffero dal 
Papa con quelle ragioni, con lequali le avea tenute innanzi , rinnova le fue 
maldicenze l'Avvocato Piacentino , narra lo fcacciamento de' Francefile 
Inveftiture date da Carlo V. a Franceico Sforza, e pretende» che quella clao- 
fulafiaunode'foliti commenti del Guicciardini . Qui dunque fi motjrano gli 
anacronifmi del buon' Avvocato , le falfità afferite , e i Tedi intercifi da lui , e 
fi difende il difeorfo , e la fama del Guicciardini . pag. 8?. 

C A P. X I V. 

Nc'CapitoliXI.eXlI.efalta l'Autor Romano la ricuperazione di Par- 
ma e Piacenza , vantandofi ,che tanto Leone X. , quanto Adriano VI. le pof- 
federono pacificamente. Onde qui fi riiponde ,che né la ricuperazione , né il 
pofieffo privarono l'Imperio dell' alto fupremo Dominio , né accrebbero mag- 
giori diritti alla Chiefa diquelli, che vi avea prima. Mg- 9* 
h C A P. X V. 

Vuol' il Cenfor Romano, che Carlo V. riconofeeffe con fue lettere Parma 
e Piacenza per Città delia Chiefa; e qui fi moftra, che le allegate ìettere pro- 
vano il mio affunto ,e che il poffeffo conceduto da Cefare a Leone X. fu fomi- 
gliante a quello conceduto da Maflìmigliano Primo a Giulio II. ,c lì difende 
anche il Corir.gio riprefo dall' Autor Romano . pag. 101 

CAP. XVI. 



C A P. X V I. 

Dice lo Storico nel Gap. XIV. , che Parma e Piacenza date in oàaggioda 
Clemente VII. a' Capitani Cefarei , furono inclufe nella Capitolazione di Bar- 
cellona , e nel giuramento prettato da Carlo nella ma coronazione . Onde qui 
eli fi fa vedere, che né l'uria, ne l'altro giammai fi eftefero , ne fi poteano 
fendere ai fupremo Dominio, che ha l'Imperio in effe Città, come lo affer- 
mano il Giov io , CI Varchi , che qui fi difendono dalle maldicenze dell 

AvVerfarÌ °* C A P. X V I " L fag ' ÌQ1 

Fa lo Storico Romano nel Cap. XV. una digreffione , e parta dalla contro- 
verfia di Parma e Piacenza, a Modana, Reggio, e Comacchio , deicrive il 
compromeflb fattoda Clemente VII., e dal Duca di Ferrara in Carlo V.efag. 
«era contro il Laudo fatto da Cefare, e contro il Mufeo, perche lo difende, e 
fofiiene le ragioni dell' Imperio fopra dette tre Città . Ma ficcome tali queftio- 
ni fono eftranee dalla nolana, così non fé ne fa in quello luogo alcun efame, e 
f, paffa a fare le dovute offcrvazionialCap.XVI.con cui dice 1 Monco, che 
Paolo IILpoffedè Parma e Piacenza, e ne infeudò Pier Luigi Farnele:e li 
moftra che tal poffeffo , e fimil* infeudazione non recarono pregiudicio alcuno 
alla fovranità dell' Imperio , perchè non fu approvata , ma impugnata aperta- 
mente da Carlo V., il quale ricercato negò prefiar vi il tuo contento, pag.lzi 
C A P. X V I I I. 
S'ingegna l'Avverfario ne' Capi XVII. e XVIII. di giuftificare quefta 
infeudazione, ma perchè l'Adriani, e l'Angeli guadano i di lui divitamenn 
fé la prende contro di eflì . Qui dunque fi difende la buona fede dell uno e 1 altro 
Autore , e fi fan vedere gli equivoci , a' quali fi appiglia l'Avverfario . pag. 124 
C A P. X I X. . 

Defcf ìve lo Storico Romano la morte di Pier Luigi Farnefe , e la ricupe- 
razione di Piacenza , fatta da Ferrante Gonzaga , infultando quefto Principe , 
e l'Autor Milanese co' termini quanto più attroci tanto più comuni al tuo ge- 
nio maledico, che non fi può ammeno di rintuzzare tanto ardimento colla 
forza della verità itterica . P a &' J *S 

C A P. X X. 
Ne! Cap. XX. narra lo Storico Romano i maneggi della Santa Sede con 
Carlo V . per la reftituzione di Piacenza ; ma perchè lo fa a modo tuo , e om- 
mette quelle circothnze , che provano l'alto Dominio dell Imperio fopra quel 
Ducato , come fi moftra dalla Scrittura di Milano . Qui pertanto fi difende .1 d, 
lei contenuto* fi ribattono !c fmittre interpretazioni dell Avvertano . pag.144 

Nel Cap. XX. dice lo Storico, che Paolo III. veggendo prolungata la 
refiituzione di Piacenza , fece cu (lodi re Parma : e che da Carlo V.fu rimefio 
l'affare al Senato di Milano ; e nel Cap. XXI. profiegue a cenfurare con derilio- 
ni il parere dato aCefare da un sì eccelfo Tribunale : e commendando con 
meritate laudi i Leggifti Romani , conchiude il difeorfo colla morte di Paolo , 
e con iYlalrazione di Giulio III. a cui, fuppone, che Carlo chiedeffe l'Inveiti- 
tura di Parma e Piacenza . Qui dunque fenza entrare in parità odiofe , fi difen- 
de coll'autorità d'un tanro Tribunale la di lui fentenza.e l'onore del Reg- 
penreCaroelli,e fi fa vedere, quanto fieno vane le dicerie dell' A vverfario, e 
dell'Avvocato Piacentino, il quale con non minore arditezza parla del me- 

delira© Senato*. ^ ■'■■• • ■'■■ P'^ 1 * 6 

CAP. XXII. 
Pretende lo Storico, che Giulio III. fotte riconofeiuto da Carlo V. come 

Sovrano 



Sovrano di Parma e Piacenza per avergli chtefto I'Inveftitura d'effe Città; e 

*uì fi moftra l'equivoco manifefto di tal pretefa domanda . pag. 183 

C A P. XXIII. 

Dice l'Autor Romano , che Ottavio Fa rnefe ricevette in Parma Prefidio 
Francete, e perciò Giulio III. ad idanza de' Cefariani lo dichiarò ribelle, e lo 
privò del Fcqdp; e da tutto ciònededduce la fovranità della Chiefa. Onde fi 
h vedere , che gli avvenimenti di quefta guerra non diedero al Papa maggiori 
raaioni in Pa. ma di quella, eh' ei ci avea innanzi. pag. 187 

C A P. XXIV. 

Suppone l'Avverfario nel Capo XXIII. che Piacenza in virtù delTefta- 
mento di Carlo V.fia (tata redimita alia Chiefa nella Perfona del Duca Otta- 
vio. Onde qui fi fa vedere la fallita de'fuppodi: e che Filippo II. la diede al 
Duca Ottavio in Feudo, e fenza il minor pregiudicio della fovranità dell' 
Imperio . Alfe *9* 

C A P. XXV. 

Si prova in quello Capitolo cogli atti autentici , e colle replicate Inyefti- 

ture, che Piacenza non fu redimita, ma data in Feudo al Duca Ottavio, e 

che come tale la riconobbero Aleflandro fuo figliuolo , e Ranucio fuo 

Nipote. pag- 19* 

C A P. XXVI. 

Coli' autorità de' fuddetti atti pubblici fi convincono gli Avvocati della 
Reverenda Camera , che li negano , e fi confinano i loro obbieti , e le- ragioni , 
che adducono per eluderne l'evidenza , e la forza; da quelli vengono dittrutti 
i fondamenti fu quaii innalza l'Autor Piacentino la gran machina della fup- 
poita preterizione, pagali 

C A P. XXVI I. 

Si efàminano , e fi confutano le confitfcrazionUche l'Autor Romano fa 

(opra il Tettamelo di Carlo V. nel Capo XXIV., e negli atti fuoceffivi , co' 

quali termina la fua Storia, per far credercele Piacenza fi redimì alla $eds 

Apoitulica in perfona del Duca Otrav io. . /mj.226 

C A P. XXVIII. 

Si fa qui vedere l'infedeltà , e l'audacia dell' Avvocato Piacentino in 

negare tanti atti pubblici , di fopra fedelmente regiftrati : e fi rifponde a quanro 

egli adduce per iichermirfi dalla loro efficacia, e dall' odacolo, che fanno al 

fuo principal' aflunto . P*&- zJS 

C A P. X X I X. 

Si efamina al lume d'un ficuro, e fano Criterio il fine , eh' ebbe l'Autor 
Piacentino in comporre con ordine retrogrado la fua Differrazione : e fi fa 
vederceli' egli acutamente fi è allontanato dalle vere regole dell' Iftoria , e 
della Cronologia , non per altro motivo , che per isfuggire l'obbligo di moftra- 
re il titolo della pretefa fovranità della Chiefa Romana fopra il Ducato di 
Parma e Piacenza, e per poter fondare i fuppofti diritti nel nudo e chimerico 
pofleflb , e nell' iniquo prefidio della preferizione , la quale per molte ragioni fi 
proverà , che non può aver luogo nel cafo noftro . pag. z$6 

C A P. X X X. 

L'Avvocato Piacentino ci fafapereche i modi d'acquiftar' il Dominio 
desìi Stati fono comunemente riputati il jus belli , la legittima preferizione, 
l'occupazione femplice ,e fenza titolo , la derelizione dell' antico vero Sovra- 
no, e '1 confenfo de' Popoli; indi fi vanta di voler provare, che tutte cotefle 
maniere concorrono a dabilire l'alto fupremo Dominio della Sede Apodolica 
nel Ducato di Parma e Piacenza con indipendenza dall' Imperio . Qui dun- 
que li elamina colla feorta d'un fincero e fano criterio fé concorrino nel cafo 

noftro 



tìorJro tutti quelli titoli per trasferire nella Chiefa Romana lafuppoftada lui 

fovranirà. ■ MS- MS 

C A P. XXXI. 

Si cerca ir) primo luogo, fé portano fra il Romano Pontefice, e l'Impera- 
dor Romano concorrere i requifiti necetfarj di legittima prefcrizione , permo- 
doche l'uno poiTa legittimamente prefcrivere con totale indipendenza la lo- 
vranità degli Sfati dell' altro. E indi fiefamina la ferie de* fatti , e delle prove 
addotte dal Critico Piacentino per iftabilire a favor della Chiefa l'alto Tupre- 
mo Dominio di Parma e Piacenza indipendentemente dall'Imperio . pAg.i^ 
GAP. XXXII. 

Si fa qui vedere l'infufóftenza ,e la falfirà de' fatti, e delle circostanze 

aggroppate dall' Avvocato Piacentino per poter' ad elfi applicar poi le conclu- 

iìoni legali , che ammettono anche de jure Gentìum la prefcrizione dell'alto 

Dominio de' Stati , e delle Provincie . pag. 180 

C A P. XXXIII. 

Per compimento dell' Opera fi moftra in quello Capitolo quanto fieno 
dall' Avvocato Piacentino mal' applicati al fatto della preferite conrroverfia, 
da noi potto nel fuo vero lume , i principj , e le conclufioni inlegnate dagli 
Scrittori deila Giurifprudenza pubblica per conofeere quando abbia, o non 
abbia luogo la prefcrizione della fovranitàde'Statì del Sacro Romano Impe- 
rio ; e che per confegueoza cade tutta la gran machina della fua Diflerta- 
Zione . pag, gir 

C A P. XXXIV. 

Si conclude l'Opera inoltrando , che anco quando per efcludere I'oppofta 
prefcrizione non foflero , come fono , evidentiulme le ragioni addotte fin qui , 
ma incerte , e dubbiofe , non giovarebbe tanto e tanto il beneficio della pre- 
fcrizione alla Sede Apoltolica contra il Sacro Romano Imperio pel motivo, 
ch'egli fopraogn* altra Monarchia fu il più giufto,ilpiù legittimo, ed utile 
all' Uman Genere , e alla Chiefa , permodoche la ftefla dee non che fpogliar lo, 
procurar, che fia reintegrato della fovranitàde'Statì ingiuftamente ufurpa- 
tigli. 



LIBRO 



LIBRO TERZO 

Della Apologia 

Per la Scrittura pubblicata in Milano 
l'anno 1707. 

E delle 

OfTervazioni critiche 

Sopra 

Littoria del Dominio temporale 

DELLA SEDE APOSTOLICA 

Nel Ducato 

DI PARMA , E PIACENZA, 

Che abbraccia le prove , e gli atti della 

fovranità rimala all' Imperio fopra 

Parma e Piacenza dal Pontificato 

di Giulio Secondo a quello 

di Clemente XI. 

a LIB. III. 



Ci 









LIB. III. GAP. I. 

Comincia l'autor Romano il terz>o Libro della fu a 
Storia dall' occupazione di Parma e Piacenza , 
fatta da Giulio IL 9 e la qualifica per riacquiflo 
di Dominio 3 in 'virtù dell a Lega ^unit a dal Ponte- 
fice contro Lodovico XII. Qui dunque fi fa vedere 
coli' autor ita delle Bolle P onti fi eie , degl i ft e flì Scrit- 
tori , citati dall' sAvverfario , che altro non fu 
conchiu fo fra gli Aleati >che di opporfi al Concilia- 
bolo di Pi fa 9 di procurar l'unione della Chiefa , e 
d'ayatarla a ricuperar Bologna e Ferrara 3 e non 
già Parma e Piacen&a, dovute a MaffimiglianQ 
Sforza. 

►Ebbo con ingenuità confettare ,che nonpotea 
l'Autor Romano cominciar' il terzo Libro 
della fua Storia da un'efordio più bello, ne più 
corrifpondente al fine , che fin da principio mi 
propoli in quefte mie offervazioni . Onde con- 
formandomi io volentieri co'fentimenti fuoi , 
replicherò con effo lui, che abbi am f pie gate 
per molti verfi le fovrane ragioni . Egli della 
Chiefa Romana , ed io del Sacro Romano Im- 
perio [opra gli Stati di Parma e Piacenza 
dal f ecolo ottavo di noflr a fallite fino a tutto 
il decimoquinto ; e di qual pefo elle debbano riputar fi , il lafceremo 
confiderare alle perfone ragionevoli , e a quelle , che non fono affatto 
contrarie al diritto di Natura e delle Genti . Intanto fiamo giunti % al 
fé colo decimo\ e fio , in principio del quale accade ( non già come fuppone 
l'Avverfario)/^ nuova ricuperazione , ma l'occupazione de* medefimì 
Stati , fatta dal Sommo Pontefice Giulio IL con la moltitudine .di tali 
e tanti, non mica titoli, come vorrebbe perfuader Io Storico, ma pre- 
fetti , e maneggi , che da fé foli , e anche in parte farebbero fiati fuffi- 
cientiffimi per autenticar rinfuffiitenza di tal' occupazione, come ben 
tofto udiremo . 

Convengo di più con efib lui circa i pretefti,che ebbe Luigi XII. 
Rè di Francia per calare con pederofo Efercito in Italia, e invadere lo 
Stato di Milano : e che ei fi fece Padrone di quel Ducato, e ancora delle 
Città di Parma e Piacenza , cacciatone Lodovico Sforma detto il 
Moro , il quale fé ne fuggì -tra i Grigioni, e fu poi condotto prigioniero 
in Francia , dove fé ne morì . 

Egli è anche veriffimo , che avutane ìndi il Rè Luigi VJnvefiitura 
dall' Jmperador MaJfimiglìano,e rendutofi odiofo con la fua gran poten* 

a % i.a 




4 V Àpologìà del Dominto Imperiale 

Z a non [oh air Italia , ma a tutta V Europa* e più che a tutti a Giulio II. 
per avergli occupato Bologna , per gli ajuti ,che egli dava al Duca di 
Ferrara, e pel Conciliabolo di Pila, fatto intimar da lu. col fine di sbalzar, 
fé mai aveffe potuto , dal Trono Pontificio lo ftdfoGiuho . Tutto co 
dunque fu cagione, che fi ftabiliffe contro ^t la Iran Lega tra ti 
Pontefice Giulio IL, Ferdinando il Cattolico Re f 'Aragona* iSign 
Veneziani , nella quale vennero poi ancora gh Svizzeri , ^^ Vl11 ' 
Rèdhnghilterra^rimperadorMajfimighanoI^ilqualecon un Ar- 
mata vi j pedi da Germania Maffimigliano Sforza figlio di Lodovico 
Vi fu fpedito però querto Principe , Gccomc rettificano GiovanniTarca- 
Vetr. W* gnota Napoletano nelle fue Storie, e i due Spagnuoh Piero Mejfia nella 
nelle vu^ f ita delVJmperador Malfimigliano , e Prudenzio di Sandoval in quel- 
degt lmpe- ; J c j Vm rkoverar / Stato di Milano j cV era del Padre , e per 
1lo2£ conferenza anche Parma e Piacenza , Città amendue del Ducato di 
Ìlcl% Lombardia , porteduto fempre da' fuoi Antenati , cominciando da Azzo, 
*©**• e Giovanni Vifconti per fino al Moro fuo Padre. 

Onde poco importa alla noftra quiftione , che Girolamo Borgia 
Vaifallo della Corona dì Spagna, il quale fi ritrovo in quegli aà art* 
fervete, che que> Principi fi firhj ero in Lega, ut re; Pontifica ab 
Gallis JliifqueAdverfariis occupata! recuperarci ,&ipfum Ponti- 
ficemprimarium Rripublic* Caput obnixè tuerentur ; e che confermino^ 
lo fte(To Michele Coccino , Girolamo Zurit a , Giovanni Mariana,?, 
quali fa dir lo Storico , che la Lega fu fatta per la rettituzione é Bologna, 
e per le altre Terre del Papa, e della Chiefa ; imperrioccne non p^r que o 
atteftano effi Autori, che li rtipulaffe quefto Trattato per ricuperar alla 
Santa Sede Parma e Piacenza, né dee intendere molto meno diri, 
come dir vorrebbe l'Avverfario,che cotefte Città vennero forto quella 
a , generalità di tutte le altre Terre , e Luoghi , che ™ diat * m ""ì°' n ?' 
***+ mediatamente appartenevo alla Chiefa: perche quefto potrebbe in 
KM? SSSS modo ammetterne il Rè Luigi XII. allorché attacco ,1 1 Ducato 
di Lombardia , e ne fpogliò Lodovico il Moro , averte anche invaio lo 
StatodelPapa,ef P ogli g atolodell' attuai pofleffo ^"e Citta me^ime; 
ma ciò non avvenne , perchè in iimil pofleffo li ritrovava il Moro, evfi 
ritrovava in virtù di un titolo legittimo e indubitato, qual era quello 
delle Inveftiture Imperiali ; né rifpetto a lui quefto portello era ^ recente . 
né modernoquefto titolo, ma erano e ^*^™±**fi££* 
trafmeffigli da' fuoi Antenati, i quali cominciando da < em P^£.ovan. 
galeazzo Vifconti, e feendendo in giù per fino al dì, che lo ile fio Moro 
fu da' Francefi fcacciato d'Italia , dominarono Parma e Piacenza , e 
tutte le altre Città di Lombardia pacificamente, come Vaflalh dell lm. 
perio, ecome Duchi e Principi fublimati a sì gran dignità da Celari di 
Germania. Di più mi lufingo d'aver provato, che le fteffe Citta furono 
reputate Imperiali , e confidcrate come pertinenze del Regno d Italia , 
fenzache gli Avvocati Romani con tutti li fonimi (iella loro falla Diale- 
fica fieno mai fiati buoni di farci vedere , che la Sede Apoftolica vi avefle 
ne' tempi antichi queir alto fupremo Dominio , da loro tanto efagerato , 
e che ve lo averte efercitato legittimamente , e per lungo tempo . 

Laonde crederei , che ora mi folle lecito con molta ragion (ottenere , 
che non potè giammai cader' in mente a' citati Storia, ne a Principi 
confederati , che fotto la rcttituzione di Bologna , e delle altre Terre del 
Papa,C della Chiefa, vi s'unendeffero anche comprde Parma e Piacenza , 



Sopra lo Stato di Pama e Piacenza.* $ 

Se il Leggitore fi degnerà efaminar ben' a fondo , e leggere attenta- 
mente , come ho fatto io , tutti quanti gli Scrittori , che adduce l'Avver- 
fario, comprenderà manifeftamente,ehe i fuoidifeorfi fono fempre in- 
dirizzati a ingannarlo , e a farlo travedere, e che non mai vanno disgiunti 
dagli equivoci , e dalle fallacie indegne delia gravità d'una Storia , il di cui 
più bel pregio è la fincerità , e la candidezza di chi la fcrive , poiché vedrà 
colla Lettura de' medefimi Scrittori , che la mente de' Collegati, anzi le 
itefle Convenzioni , e Capitoli ftipulati fra loro , ad altro non tendevano , 
che al fine di liberar l'Italia dalla dominazìon Francefe ; di aflìcurar Giu- 
lio II. nel Pontificato, di far difeiogliere il Conciliabolo di Pifa,a cui 
perciò oppofe il Pontefice quel di Laterano.di riacquiftar Bologna col 
iuo Conrado alla Chiefa, e di fpogliar' Alfonfo d'Efte di Ferrara, e del 
iuo Ducato, come ardentemente bramava il Papa , perchè era il Duca 
collegato col Rè di Francia. E fé il Lettore vuol chiarirfi della verità, 
che io dico , offervi , come il noftro Avverfario cita per autenticar le fue 
vifioniFrancefco Guicciardini, e ne intercide il Tefto , lafciando di rife- 
rir quelle parole, che atterrano tutta la fua gran machina. Dice egli 
dunque , che Frane e feo Guicciardini racconta, che la medeftma Lega 
il dì 5. d Ottobre fu pubblicata folennemente ,prefente il Pontefice , 
e tutti ì Cardinali nella Chiefa di Santa Marra del Popolo : e che 
fu fatta non folo per la ricuperazione di Bologna , ma dì tutte le 
alt re Terre ,e luoghi , che mediatamente , immediatamente appar* 
tenejjero alla Chiefa; e poi ù ferma qui, né paffa più avvanti a narrare 
quel, che attefta il Guicciardini medefimo: e ciò perchè lo fa ? lo fa per- 
chè quello Autore fideliiTimo , imparziale , e contemporaneo ci afllcura , 
che la Lega contenea ,che^ confederavano per confervare principale 
mente l'unione della Chiefa , e ad efìirpaxjone per difenderla dallo 
feifma imminente del Conciliabolo Pifano t eper la ricuperazione della 
Città di Bologna , appartenente immediatamente alla Sedia Apofto* 
lica,e dì tutte le altre Terre y e luoghi , che mediatamente ,0 imme* 
diat amente fé gli appartenevo , SOTTO IL QUAL SENSO SI 
COMPRENDEVA FERRARA ,enon mica Parma , e Piacenza . 

Laonde poco giova all' intenzion dell' Autor Romano l'ufare le pa- 
role ftefle dell'Articolo XII. Rampate nelle lettere del Rè Luigi XII. 
affinchè la Chiefa riavere oltre a Bologna , il pojfefto ancora alia- 
rum quarumeumque Civitatum ,Terrarum Arcìum t & Locorum,ad 
eandem Ecckfiam mediate t vel immediate pertinentium vel fpeEìan- 
tìum à quocumque , qualìtercumque occupentur ; come altresì non 
accrefee forza veruna al fuo difeorfo la lettera di Pietro Martire Angle- 
rio d'Aragona Miniftro in Corte del Rè Cattolico, perchè aflerifee con 
quefte parole : Feeder atos inGallum cum Ponti/ice fuerunt ,& noftro 
Rege , Venetos . lniti autem f ceder is leges editile funt , ut Rex , Vene* 
tique adfint ad r ecupe r and as de cujufcumque injufte pojjtdentis potè* 
fiate , facultates Ecclefi<e , nec quifquam eorum pedem e federe re* 
ferat ,nift rebus Ecclefi<e ad unguem fit confultum . Prius aperte in 
Gallum , lìcèt nomine fignetur nemo » conventum eft , quandoquìdem 
is eft y qui tut ari profit et ur Ecclefi<eTyr d/wo; ; concioflìacofache tanto 
l'una, 'quanto l'altra delle allegate lettere non parlano né di Parma , né 
di Piacenza, ma folamente delle Città e Terre della Chiefa, occupate 
dagli Ufurpatori,e da' Tiranni,, protegiuti dal Rè Criftianiflìmo . Le 
due Città, delle quali noi favelliamo, non furono occupate da Lodovi* 

co XII. 



Iftorla R* 
mana pa[. 
111. 



Guicciard. 
iib. io. pag. 
zZz.Edizion- 
dell'Angelini 
dell' anm 

158}. 



Jftorh Ro- 
mana pag. 

122. 



Jftotìa Ro- 
mana pag. 

I2J- 



é V Apologia del Domìnio Imperiale 

co XII. in odio della Sede Romana , perchè ella non le potfcdea , né ranv 
poco ne fu fpogliata da' Vifconti , e molro meno cinzii Sforzeschi ; perche 
e gli uni e gli altri le riconobbero mai fempre dall' Imperio . Laonde ben 
vede il Leggitore , fé può lo Storico Romano far tanto ftrepiro per quelle 
lettere, e fpacciarle, come Indumenti autentici , che contenghino etprei- 
famente,e nominatamente Parma e Piacenza. 

Io ammetto all' A vverfario , che tutti gli Scrittori una voce raccon- 
tino, che in e(]a Lega fu ft abilito tra le altre Capitolazioni ,cbe le 
Città e luoghi ,cbe\icuperate fi follerò dalle mani de" Francefi y n- 
maneflero in Signoria di coloro , Squali di ragion app art e ne ano; 
ma non pertanto gli concedo, die di ragione s'apparteneflero Parma e 
Piacenza alla Sede Apollolica ; quello è quel , che dee provarfi , che rrwu 
non fi è provato, né giammai lì proverà: anzi io da ciò ne deduco un' 
argomento fortiffimo contro di lui , e lì foftengo , che in virtù di tal Capi- 
tolazione Parma e Piacenza doveano refrieùirfi a Maffimigliano Sforza , 
a cui di ragion fi apparteneano , perchè poffedute da fuo Padre colle In ve- 
ftiture Imperiali , da fuo Avolo paterno , e prima di quelli da' Vilconti , e 
come Vicarj Imperiali , e come Duchi di Lombardia , creati dagl Impe- 
radori con queir ampiezza di Privilegi , che fi leggon ne' Diplomi, da noi 
fedelmente regiftrati fui fine del fecondo Libro di quelle oflervazioni . 
E in fatti così l'intefero tutti i Collegati, e particolarmente Ferdinando 
il Cattolico , il quale altamente fi querelava , perchè Giulio II. in vece di 
confegnar Parma e Piacenza a quel Principe, cercava precetti per rite- 
nerfele,come fece fino alla fua morte, dopo la quale Ferdinando fece-» 
entrare lefue Truppe in Parma e Piacenza , e coniegnarle al Duca di Mi- 
lano, come Io accertano cucci gli Scorici di que'cempi,e lo provero in 
luogo più opportuno. . 

Poco dunque imporca ; che l'A vverfario fi vanti , che quello Artico- 
lo fu fatto vedere a Carlo V. , come certifica il Cardinal Pallavicino .men- 
tre non gli fu perciò facco vedere , che abbracciarle a favor del Pontefice le 
mentovate Città ; e ben feppc quello Monarca rifpondergh, e far conolce- 
re,che dovea intenderfi nel fenfo,che ora io provo, e che intender li 
dee da cucce le Perfone veraci, e dabbene. t 

E fé qui vi concorrere una cejfione dì Parma e Piacenza,] atta 
dallo fi eSfo Imperador Majjìmigliano alla Chìefa Romana >come poi di- 
remo , lo giudicherà il Lettore ; il qual frattanto fi degnerà oflervare , die 
lo Storico Romano, conofeendo la fiacchezza del fuo ditcorlo , e che I in- 
terpretazione , da lui data al trattato di Lega , non è verifimile, ma ii op- 
pone a quanto ne fcrifTe il Guicciardini Autor graviflìmo , e concempora* 
neo ,fe la prende con elfo lui , e lo rimprovera , e l'accufa d'infedeltà , e_j 
d'incoftanza , e ciò non con altra maggior prova, che con quella , che egli 
ricava da poche parole d'una lettera, che fuppone fcritta dal Rè Ferdi- 
nando il Catcolico al Cardinal Simenes , la quale finifee in ragguagliarlo 
di aver fatto intendere al Rè Crifiianijfìmo di voler impiegar' ogni jua 
forza , qua Ecclefia Autloritatem defendamus t & vira omnem,& ty- 
rannicum impctum à communi Matre propulfemus . E da ca' parole mol- 
to generali, e proferire fol per oftenrazione di pietà, e di Religione, fubiro 
il Cenfor Romano, ne prende motivo per oppoilì alla verità, lafciaca 
fcritta dal Guicciardini, e pretende l'ereditarlo con dire, eh- quelle chiare 
tfprejjioni di reprimere iTiranni per ricuperare il Patrimonio , usur- 
pato alla Chìefa Romana , fanno vedere , che lo feopo principale della 
1 Lega 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . 7 

JLega fu di operar sì , che alla Santa Sede fi refìituifj'e quello , che fé h 
apparteneva , di qualunque ragion fi fi offe , e non già le fole Città di 
Bologna e Ferrara , conforme dopo narrato ilverofcriffe di fuo talento, 
e con incofianza il Guicciardini , facendone però altri Autore con quel 
fuo artificio , onde fpeffe volte cerca d'infwuare lefue proprie rifiejfio- 
ni contro allo jìile y e alla fincer a e candida indifferenza » fa quale a 
un verace Jfiorico fi conviene , il cui uficio fi è raccontare con fedeltà 
i nudi avvenimenti. 

Se veramente fia Io Storico Fiorentino, o pur' il Romano, che fpefle 
volte cerchi d'infinuare le fue proprie rifleflìoni contro allo itile, e alla 
ftncera e candida indifferenza , la quale a un verace Iftorico riconviene, 
nonifta a me il dirlo, il Lettore ne formerà quel giudicio, che fi convie- 
ne ; debbo però avvertire in difefa d'uno Storico sì degno , e molto repu- 
tato da tutte le Nazioni , che 'i fuo detrattore lo accufa troppo al torto, 
imputandogli d'aver lafciato fcrittodi fuo talento, che lo fcopo della-» 
Lega fofTe, che alla Santa Sede fi refi i tu i (Ter o le fole Città di Bologna e 
Ferrara , perchè dice il Guicciardini , che nello trattato fi ftipulò la ri- 
cuperazione di Bologna in particolare , e generalmente di tutte le altre 
Terre e luoghi , che mediatamente , immediatamente fé gli apparte- 
tieffero , [otto ilqual (enfio fi comprende a Ferrara . Laonde vede il Leg- 
gitore, che il Guicciardini non dice quel , che finge il fuo Cenfore,ma 
confetta di buona fede , che lo fcopo principale della Lega fu di operar sì, 
che alla Santa Sede fi reftituifle quello, che fé le apparteneva : e che fé 
ditte ,che fiotto queflo fenfo fi comprendeva Ferrara , non pertan- 
to ditte , che vi fi comprendeva folamente efla Città , e molto meno ef- 
rlufe le altre, che foriero fiate di ragion' indubitata della Chiefa Romana . 

Se vuol però conofcere il Lettore quanto fia ingiurio il rimprovero 
fatto a! Guicciardini, efamini con particolar' attenzione ciò che ferirle il _ .J# 
Rainaldo (a) Annalifta Ecclefiafrico intorno alla Lega.di cui qui fi favella; ^151 ì à 
Egli comprenderà, che il noftro Avverfario da lui prefe in pretlito gli Au- „. g». u f que 
tori ,che cita ,eancodiverfe parole, colle quali gli parve di poter dar ad » 66. & 
corpo a' fuoi fantafmi , ma che lafciò poi d'allegare tutto quanto potea ** ann W* 
farci venire in pieno conofeimento della verità, e convalidare la vera e *' 4 ' 
genuina fpiegazione, che il Guicciardini diede a* Capitoli della Lega ; e 
fra le altre prove , maggiori d'ogni eccezione , omrnette due Bolle di Le- 
gazioni, fatte dallo fteflo Giulio IL una nel Cardinal Giovanni de Medici, 
che poi fu Papa Leone X.,e l'altra nel Cardinal Sedunenfe jeliecome que- 
lli atti fanno vedere con evidenza , che altro non fi trattò fra i Confedera- 
ti , né fi cercava dal Pontefice , che la ricuperazione di Bologna col fuo 
Contado, e di Ferrara con il fuo Ducato : cosìparmi molto opportuno 
regjftrar qui le parole d'eflì Brevi nel modo , che fece il Rainaldi . 

Antequam Ravenna Juliu[ difeeder et &c. Joannem Mediceum-, RainaM.ai 
Sanft<e Maria* in DominicaCardinalem ohjuventa? florem impigrum ann . i 5 n. 
ad laborem , & Legatum renuntìavit , atque hifee amplijfimis , aliifque n.62. 
mandatis inftruxit , te Civitatis Bononienfis 3 & Exarchatus Ravenna , 
ac tot ha RomandioU hujufmodi , nec non aliorum quorumeumque , ad 
qu<£ te declinare contigerit , locorum , & Exercitus hujufmodi noftri no- 
ftro y & Ecclefi<e Romana? nomìnibus ad complendum expeditionem >& 
recuperationem BOMON1ENSJS , ET FERRARIENSJS C1V1- 
TATUMy ET ALIORUM LOCORUM, TERRARUM, ET 
QPP1D0RUM , IN. DUCATU FERRARENSI, ET COMI* 

TATÙ 



te) 
ftaìnald.ad 
Ami. 15 12, 



(b) 

Andt. Moce- 
ttìC. de bello 
Cameracenf. 
lib. 1 + 
(e) 
Hainald ad 
<tnn 1511- »• 
6*. Maria». 
Eifier. Hìf- 
pan. Ub- 30. 
caù. 3 

(d) 
Rainald. loro 
laudat. «.64. 
l'olydor.Vtrg. 
lib 17. FVr- 
r <w lib \. 



S V Apologia del Dominio Imperiale 

TATÙ B0N0N1ENSI C0NS1STENT1UM, cum omnimoda 
fotefiate percipiendi , faciendi , exercendiùc D**»*^/*"* 
sjttum Petrum anno Incarnationii Dominio* MDXl pnd. non. 
Ottobrii , Pontificatiti noftri anno Vili. &ù it J*, r>e 

Quello poi dato al Cardinal Sedunenfe parla cosi i(a) Juliuijfc. Uè 
recuperatane Civitatum, Oppidorum , aliorumque Locorum , er iena- 
rumadnoi t &Santtam Romanam Ecclefiam legitime pertinentium , 
dia.nottefiquepro cura Paftoralii OJficiicogitantei^ortfmum.poten- 
ÙJTimumque Exercitum cantra iniquitatii FiUoiBentivoloi Bonomam, 
GAlfunfum Eftenjem Ferrariam Civitates \ addipani Ecclefiam legi- 

Filiumloannem Santi* Mari* in DominkaDiaconumCardinalem 
inRomandiola,& dittaCivitate Bonomenft [noftrum ,Ó ' A Pff% 
SedisLeiatum de Fratrum noftrorumConfilio fecimus,® deputavi- 
min , & cum ditti* occupatorihm magna auxilia^ pr*fiari cognovenmm, 
nihilomìttendumputavimm.quod veladofficium noftrum , ve l ad ta- 
cila andum expediiionem dittar um Civitatum t pertineret , circumjpe- 
ttionemtuamadCarijfimi inCrifìo Filii nofirt Maximiliani^nlmpe- 
ratorem eletti , & Helvetiorum , & Svitentium , &aliorum Prinapum 
auxiliaimploranda.ut copiis ad recuperationem Civitatum & Loco- 
rum hujufmodi , auxilium nobis , & ditt* Sedi P r*fiare volentibui pr*- 
efTedeberes, mittendum duximus. DatumRom* apudSanttum Pe- 
trum > anno Jncarnationis Dominic* MDXJl V. ld.Januam , Ponti, 
ficatus noflri anno 7X. c , 

Da quefti due Brevi dunque con manifesta chiarezza fi ico gè , che 
il Guicciardini era molto ben' informato delle Capitolazionidella Lega : 
e che ella non fu unita da Giulio II. ad altro fine, che per "cuperarBo- 
logna col fuo Contado , e fcacciar* il Duca Alfonfo d'Ette da .Ferrara .e da 
tutto il di lei Dominio : e chenonfumaimentede'Pnnc.p. confedera- 
ti , né tampoco dello ftefTo Papa , acquiftar Parma e Piacenza pei te Sede 
Apoftolica ; poiché fé di ciò fi fotte tra loro convenuto , trattandoli di uno 
Stato molto importante, e di due Città infigni, fatte da ^f£fJP 
membri principaliflìmi del Ducato di Lombardia , non v ha dubbio ve ru- 
no,cheLrebUoefpreffcneltra^^ 

rato ne' Brevi di Legazione, da lui dati a' due Cardinal, de Medici , e Se- 
dunenfe anzi l'avrebbe pretefo individualmente, allorché prima di far 
hLega t^attav IaPaceco'Francefi,a'quali blamente chiedeva Ferra- 
a, e Bologna, come attefla Andrea Mocemgo (£) colle formali parole : 
Non tamen propterea Pontifex etiam defiftebat multum.&frequcnter 
de Pace cum G aliti agore , & videbatur ad silos velie dejcijcere ,Ji , de* 
mi!] a Ferrarla , Bononiam pojfet in fidem recipere • 

E tal verità fi fafempre più incontraftabile per la teftimonianzaj 
degli Scrittori Spagnuoli, e Inglefi, allegati dal Rainaldi,(0 dicendo 
quelli coli' autorità del Mariana Storico Spagnuolod, molto credito , che 
Ar aioni* Rex &c.pr*terea CabanilUfuo in Gallia Legato mandava 
blandi* quidem verini Je fiato tamen GallumRegem moneret ,utiBo- 
noniam cum filetto Agro Pontifici refiitueret ,nec patereturali^ 
Pontifici* Ditionii Oppidaàfuii occuparle multominui hccieji* ra- 
cem turbati , Concilio convocato , fi fecus faxit , ne quid ^w^. 
public* detrimenti capiat , cur* fore &c. Addunt Anglici Sforici (d) 
antequam id bellum indiceret ( favella del Re d'Inghilterra ) legajje ad 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza , 



Ludovktim Regem Francorum pium Sacerdotemfoannem funghe , qui 
eum blandii verbis ad Pacem *quis conditionibus curri Romano Pontifi* 
ce redintegrandam permoveret y hafque leges concordi* propofuiffe ,. 
ut BONÓNJA Roman* Ecclefne refiitueretur ; a Pifano Conventi- 
culo Scbifmatis temerario agendo abjlineret : denique caufam Alfunfi 
Ferrari* Ducisper <equos Arbitros dirimi pater e tur . Alquijfima erant 
b<ec perniata , qu* Ludovicus decretum ante a in [e bellum , Urgente 
Bqnvifio Pontifìcio Inter nuntio , Indignatus refpuit. 

Ci atcella le medefime cofe Girolamo Zurita celebre e fmeeriflìmo 
Scrittore Spagnuolo, allora vivente colle formali parole '.vino en efìa 
fasori a la Corte del Rey di Francia , que eftava en Leon un Ambaxa- 
dor del Rey de Jngla terra , y en llegando la embaxada t que efplicò , 
fue tal, que el , y el Embaxador Cabanillos requirieron con buenai 
palabrai al Rey de parte de ambos Reyes , que tobiejje por bien de 
boluer a Bolona ala Jglefia , corno primero la tenia el Papa , y que 
dejifie(]e de dar favor ala convocacicn del que llamaron Concilia 
Pifano . 

La ftefla lettera , feruta da Ferdinando al Cardinal Sirnenes , e della 
quale , giuda il fuo modo di fcrivere , fé non poche parole ne reca lo Sto- 
rico Romano ,conferma fempre più quanto io dico ; imperciocché citan- 
do il Rè Cattolico quello fuo ledei Miniftro in teftimcnio delle fue fclleci- 
tudini , e delle indullrie , da lui ufare , per far che la Chiefa Romana fofTe 
reintegrata nel pofferTo di Bologna, e nelle altre Terre, toltele dal Rè 
Luigi di Francia, così gli dice: Jpfe tu conftliorum meorum particeps 
abunde teftimonio effe potes , quot rationes hatlenus inierim , quan- 
tamque induftriam , & cogitationem adhibuerim , ut Bononia , & reli- 
qu*Urbes & Oppida ,quibus Romana Ecdefia per Regem Gallorum 
privata eft , Pontifici Maximo reftituerentur . E ficcome li Chieia Ro- 
mana non fu certamente privata del poffeflb di Parma e Piacenza per Re- 
gem Gallorum , il quale ne fpogliò Lodovico Moro , né quefti , né fuo Pa- 
dre le tolferoalla Szdt Apotfolica , come abbiati) veduto : così ella è cofa 
ev idem iflìma, che le folìecitudini ,e le cure di Ferdinando non furono 
mai indirizzate al fine , pretefo dall' Awerfario. 

Laonde pofloben' io con molta ragion dire ,che non già il Guicciar- 
dini , ma l'Autor Romano di Juo talento, e facendone altri Autore 
con quel fuo artificio , onde fempre cerca dinfmuare le fue proprie 
rifiejfioni contro allo ftile , e alla ftneera e candida indifferenza, la 
quale a un verace lftorico fi conviene , vuole da ogni fatto , che rac- 
conta in quefia fua preteja Storia tirarne una falfa confeguen^a , 
per folìener l'ardito fuo impegno ; né fi vergogna d'infultare ora gli 
Autori di maggior credito , perchè non parlano a modo fuo , e or di fup- 
porre , che molti altri afferifehino quel che mai ebbero in animo di profe- 
rire • e perav ventura qui più che altrove fi ferve d'un' artificio tanto difdi- 
cevo'le ad un verace I Itorico ; imperciocché pretende , che nel Trattato di 
Lega, in cui per aliora non s'immifehiò PImperadorejmafolamente, 
come attefta >o fteffo Guicciardini con tutti quanti ne fcritfero ,£/* fu ri- 
fervata facoltà d'entrarvi ,li ftabiliffe a favor della Santa Sede l'acqui- 
lo di Parma e Piacenza, fol perchè alcuni Storici affermano, che tra 
Collegati lì convenne la ricuperazione di Bologna, e delle altre Terre, 
ufurpatele da'Franceli ,qua(ìche il Rè d'Aragona, e la Reppublica Ve- 
neta aveflero avuto ampia autorità di difporre degli Stati dell' Imperio» 

b di 



Girolam.Zu- 
rita lfior. del 
Rè Don Fer- 
dia. il Catto- 
lico hb^.cap 
37.^38- 



Kaìnald ad 
ann. 1511 . 
num. 66. 

Gomez i/u, 
Vita Cardia 
Ximeniib.% 



■ 



Guicciard. 
lìb. 11. ai 
ann. 1511. 



fQ L'Apologia del Domìnio Imperiale 

fero i Sommi Pontefici . Quello è quello , che in foli *™*™f** g™* 
re colle lue proprie rinelfiÒTii l'Autor Romano; e fé un roouo di lcrivac 
pari 1 quefto no P n abbia a dirfi contro ,//o Afe i alla fi"»*'™*^ 
toJif%e*Z*, la quale a un verace Jfiorico h ^'^^^ 
feprei.qual poteffe effere mai quello, a cui folk con ragione dovutala 

^ffiafe& paffa l'Affario all' altra ,e.confc.d £ ndpj tempi , 
eie conven^^Meplica^he Arnoldo Ferronio ^^Tefl^e 
ria di Francia di Paolo Emilio dice , che Parma & Placenta e» f*dere 
lidio cefen -e lo fteffo fa dire a Onofrio Panvi.no con quelle parole: 
m tori tonlrilpùlfì, Bentivolis Ravennane ncepta , Parma 
G Placenta ex faderh legibus Pontifici tradita. r niepato 

?: Sarebbe ftato da defiderarfi , che avefe .1 R^^Q? 
qui, di qual confederazione parlino i laudati Autori : fé d. quella >pua^a 
faGiuHoILilRèCattolico,e i Signori Veneziani, o l^gMutg 
che 1 Sommo Pontefice fece dipoi con Maffimiglianoi le della prima , già 
f, è moftrato.che quelle Potenze non ebbono tal' intenzione ,ne fan M 

fi faranno le opportune ©nervazioni a fuo tempo e luogo : e ivi li tara ve 
d ^eTcherim^eradorpermifealPonteficeil folopolfeiTa delle medeUme 
Città, dinanzi occupate da lui fenza preg.ud.cio pero de duim dell 

lmpe in°ànto io prego il Lettore a riflettere qui meco , che i citati Scritto- 
ri non alferifcono ,che Parma e Piacenza fi £»*« *S5SgS 
chèufur P ateleda'Tiranni,ocome membndell Efarca o,a ***£»»* 
te in virtù delle fplendide donazioni di Pippino e di Carlo U mg > ™ 
Ferronio dice , che Placentia & Parma ex federe Juko ngfwj , , : così 
che le acquiftò in vigor del Trattato.. Panvmopo» f ^apm <n ^ 
mente in favor della mja orazione : ^JW^JB^^^ 
cuperazione di Bologna, a di Ravenna, perche Otta della Cnielaula 
di quelli termini :!>»<,»#*, A# Bentivohs t Ravennane recepì a 
parlando poi dell'occupazione d« Parma e Piacenza > non dice recepì* , 
mar* S5fo* W tradii*, e così non redimite al Papa .come ap- 
partenenti a lui per antiche ragioni, ma date Uradit* alla Chiefa per 
un prerefo novello titolo , nato del tutto allora ex f*&Wi le gibus . 
Morìa Kom. QuindiafTermo ancor* io all' Avverfario,cheoradiquìnonlara malage- 
*™4 ™ìe il ravvifare con qual fondamento di verità abbia poturofen vere il 
Mufeo quelle parole: P armami Placentiam Pontif ex quum prijiwQ 
Domino reftituere debui(\et ,fibi attributi ,& aa Unnum ujque * S m, 
quo Francifcus 1. Galli*~Rex jterum qccupayit , Ecclefia Romana ftnf 
titulo apprebenfamyufurpatamque retinuit. 

A me dunque poco importa , perchè nulla giova all'jntenzion dello 
Storico Romano , che Cefare Campana , e'I Ripamonzio confcUmo , che 
il Papa non ebbe altra cura,che di ricuperare Patrimonium Apojtohcum, 
$ ripetere armis t qu* per vim ,aut frauderà olim ejjent intercepta 



Sopra lo Stato di Parma t Piacenza . ir 

loca ; né punto mi dà faftidio , che 1'Avverfario indi fi vanti , che abbiamo 
•per l'uniforme confentìmento di tutti i più famofi Iftorici la maggior 
parte V'affali) dì C a fa d'Auftria,e perciò non punto foretti di mag- 
gior parzialità' verfo le ragioni di Roma , che verfo quelle dell' Impe- 
rio , qualmente quella Lega fi diffe fatta principalmente , affinchè la 
Chiefa Romana ricuperale dall'altrui mani le Città a lei apparte* 
ner.ti ; concioflìacofachc non pertanto difle mai alcun di loro , che cotefta 
Confederazione fi faceffe per (opporre Parma e Piacenza al Dominio del 
Papa , né quelle due Città a lui fi appartenevano per modo che abbia po- 
tuto inferirne lo Storico, che dovettero dirti comprefefotto il fenfodi 
quella generalità , colla quale s'obbligarono i Collegati di aflìftere , e aiu- 
tare la Sede Apollolica in fino eh' ella ricuperato averte dall'altrui mani 
le Terre, le quali eranle (tate ufurpate. Imperciocché quello potrebbe 
ammetterli ogni qualunque volta il Rè Luigi del Dominio, e pofleffodv 
quelle Città ne avelfe fpogliato la Chiefa Romana ; ma ei k acquiftò can- 
tra Lodovico Moro, il quale poffedeale come Feudi dell'Imperio , e come- 
tali furono dominate da'Vifconti. 

Quindi è, che, pofte quelle verità di fatto incontrovertibile , pollò 
io con giuila ragione voltar, e ritorcere contra il noftroAwerfariole 
efagerazioni, che egli fa qui per dar credito a'fuoi fofifmi,e dir con ifima Kont. 
franchezza , che ficcome tutti gli addotti Scrittori non venduti , ne p«g- izj. 
intereffati per l'Imperio, e di var'j Paefi in quel tempo intefero , 
pofeia lesero le Capitolazioni medefime allor pubbliche a tutto il 
Mondo , così a y giorni noftrì chi dopo l'evidenza di tante prove vo- 
lere tuttavia oftinat amente fojìenere il contrario , non potrebbe cer- 
tamente acquiftarfi gran lode . Intendo prejjo le Perfine veraci , e, 
dabbene »non parlo delle altre Je acclamazioni , e gli applaufi dalle 
quali per tutto cibi che porta feco i danni, e le offefe del Sacro Ro- 
mano Imperio non mancano mai. 

Diflì bene collo Storico Romano, che io intendo preflb le Perfone, 
veraci, e dabbene, e non parlo delle altre, le quali per tutto ciò, che 
feco porta il danno, e l'ofFefa del Sacro Romano Imperio non mancano 
mai , imperciocché fé io aveflì intefo favellare di tal fortediPerfone.e 
particolatmente di chi pubblicò la Difiertazione digià tante volte da me 
confutata , mi farei molto ingannato perchè quello Autore ad onta di tut- 
ti gli addotti Scrittori non venduti, né intereffati per l'Imperio, volle 
tuttavia foftenere oftinatamente il contrario,benche fofle certo,che non fi 
farebbe acquiftato gran lode , come lo farò vedere nel feguentc Capitolo . 



• 



GAP. IL 



, 4 V Apologia de! Dominio Imperiale 

C A P. Il 

Jarmae Piacenza erano dovute , non aGmhoU. 
ma bensì a- Majim.ghano Sforma. 



e 



d'ave, fatto un a bel '"Corn'o ^ » tt odfNatura,edeIleGen,i,e 
I-Avvocato "^;° a ;';,7J^ C g l S, e torcerli malamente al calo polito , 
Sn&" tondo" o coflume le Confederazioni le I rempi.edà per 
matoa indubitata non foto tutto quanto è te quiltione.ma quel .che 
mamma .'""",. na (r an d più o tre co la lua arditezza, dice, che 
CSl^SeMa «ato inveftitodei Ducatodi Lombar- 

conto iicedelh Javefiitura da hi conceduta allo Sfona , fu fall 

"• fTrp" ato detentore illegitimo di quel Ducato , * <w ««»'• 

ZòJintfaprefe, e felicemente ammaratele guerre ,cbe fi fecero 
furono imrayre, , j j Confederazione da 

irZniz: o^^ 

ufofZta"alPal>InellaCbiefa di Santa tori* del Popolo „R» 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. i$ 

imprefo l'attutito non tanto di innalzare il Dominio della Chiefa , quatt- 
ro di abballare , e deprimere con la dignità dell' Imperio Germanico la 
gloria , e la inneità de' noftri Cefari . Onde fi avvanza per gradi, e a mifu- 
ra che va feri vendo, lafcia altresì più libero il freno alla fua paflìone. 
Egli è certiflìmo , che la ieconda parte di cotefto libello è più della prima 
ingiuriola all'HIuftreNazion Tedefca,e a'di lei Augufti Principi. Im- 
perciocché abbiam veduto di fopra , che nel chiudere quella prima parte 
taccia ella Nazione di poco amante dellaGiuftizia diftributivajfgrida 
eh' ella mette in queftione il diritto di Natura, e delle Genti fol quando 
fi tratta di perdere , e non di conquistare , e rimproecia Maflìmiliano I. di 
fuorum ipfe Confiliorum auclor , atque fubverfor , ed ora , nel dar prin- 
cipio all'ultima parte, fi avvanza colle maldicenze , perchè prima rin- 
faccia a* Tedefchi , che con mirabil francherà tutto negano , tutto D'Jfert. pag. 
tntttono in cannone , ed aggiugnendo ingiuftizia ad ingiuflìzi*, pre- 9 1 - 
tendono che loro fi creda Julia fede d'un Goldajio , d'uno Sleidano , 
ed altri loro pajjìonatijfimi Connazionali tante volte di falfità con~ 
vinti > e dipoi mettendo, dirò così, la bocca in Cielo, declama contro 
lo iteflo Malììmigliano , e gli dice , che è vana imprefa il voler far pre- p * 9 ' 
valere la menzogna alla verità , e che poteva ftudiare quanto jape* 
per render plaufibile la preelezjon del Moro , ma non potea fperar 
di riujcire nell'intento di farla credere al Mondo* 

Io però non debbo fermarmi qui per rintuzzar tanta audacia , e per 
fmentir sì fatte calunnie elle fono affai manifeste ,onde non le vorranno 
credere né i faggi , né gl'ignoranti , anzi neppure i più arrabbiati nemici 
del Sacro Romano Imperio. Dirò bensì, che quegli, i quali bramano, 
che lidia fede a loro d i feorfi ufano moderna, « in fcrivendo procedono 
con chiarezza , e fincerità , e distinguono i tempi , le perfone , e gli atti , 
e non confondono appoftatamente , ma piuttosto efpongono nettamente 
i latri , e le cole com' elle fono . Nulla di ciò fa quefto Scrittore , ma cor* 
fonde la verità con la menzogna , un fatto con l'altro , fconvolge l'ordine, 
ed i tempi, attribuifee ad uno quanto dee aferi verfi all' altro, e Tempre 
ftudia di fovvertir le ragioni invincibili del Sagro Romano Imperio .^ 

Vuol' egli dunque difendere dal vizio di ufurpazione anche in_» 
fua origine l'occupazione, che di Parma e Piacenza fece il Sommo Pon- 
tefice Giulio II. , quindi pretende coprirla col fpeziofo manto di giufta 
conquida , e per dar qualche apparenza a un sì falfo fuppofto , tenta co- 
lorirlo con duoi titoli approvati dalla ragion delle Genti , l'uno lo ricava 
da' trattati di Lega,e l'altro lo fonda nel diritto di guerra ; e perchèniuno 
di quelli realmente concorre nel cafo noftro , fé li finge nella fua fiacca 
idea e con una menzogna folennilfima non fi vergogna di afleriredue 
falfità, l'una.che l'acquifto di quelle Città fi fece da Giulio in vigore della 
Confederazione da lui folata colV Imperadort > Matftmt gitano ad- 
detto , e folennemente fofcrhta dal Papa nella Chteja di S. Marta del 
PopoloinRoma adì ^.Ottobre 1511., d'altra che uno degli articoli di 
detta Lega contenea, che Giulio dovette ricuperare tutti li Feudi oc- 
cupati a preyudicio della Santa Sede, e non erano quefli principal- 
mente rijireui , come decantano gli Avverfarj della Santa Sedeva Bo- 
tola ufurpata da Bentivogli ,ed a Ferrara tenuta dal Duca d'Efie , 
ma l'articolo cantava in definitivamente d? Feudi dellaChieja. Non 
fi fermano pei ò qui li raggiri di quefto induftriofo Avvocato, ma panano 
niù oltre, concioflìache, dopo d'aver falfamente efpofto elio Trattato , 
* s'inge» 



i4 U Apologia del Dominio Imperiale 

tutti gli Autori contemporanei. che virano c °">P rc > edute dalla 

e Parma , le anali di atto» ^ffW^S f « M° 
Santa Sede a i Vifcontia titolo d, ^"^'^fl^ll^^ 
ingiuftamente il giogo del legittimo S °Y"lìuJrtt°deW accennato 
con un' altra più man ifefta ^.^SX, «i, ... 
articolo fanno fede tutu &I'*™« J «£ %f ar fp e r tutti , e auefto 
ignobile Autore Tedcfco , che è afta loto ™2,,IK lecco de Erario. 

fi^Jnfoi tata col Rè Cattolico , ed il Senato Vinata»» , ilquak pj£%£T 

tori contemporanei, Spagnuoli, e Vin.ziam, e parucolarmente Maua 

ftipolata l'anno fucceffivoi5i2- «a lotte no r- °™eiK » * atterrano 

Maffimisliano per isfuggire due inoperabili difficoltà , che atterrano 
SS H I ui fal?o fiftema , e fan vedere , che troppo impertinentemente 
" vùol'accomodare,ed applicarci noftro fatto le ^™>^} 
Profeflbr i del diritto pubblico recano per conofcere, quando nell acquino 
d uno Srato vi concorra per convalidarlo , e renderlo guitto , uno de due 
accenna mtoli di giufta guerra , o di Confederazione tra diverti Principi, 
fanali tra fé abbino convenuto il modo di regolarli , e dividere le conqui- 
(le?da farf, contra il comune Nemico ; conciofl.acofache alle , fleto G luho 
f, diedero volontariamente i Partigiani, e , «taMWàjdppo ■! fuga 
de Francefi dallo Sraro di Milano , e av vanti che Maffimigl ano con lu. fi 
confederale piuttoflo contro i Viniziani, che contro. 1 Re Lu.gi, ed an- 
che perchè iifqueA' ultima Confederazione fu elprelfamente dichiarate , 
eh 'ebbene tollerava da Cefare al Papa il t^*^%3E* 
f Piacenza, non {intendere pngtudtcato alle ragtom dell Jmpeno, 



foI.iSz 
?»3 



Sopra lo Staio di Parma e Placenta, *$ 

come fi proserà in appretto più chiaramente . Vede pertanto» il Rettore , 
le a quello fatto (la applicabile la conclusone legale dell'Arutneo (d)recata . ( a ) 
qui dall' A werfario,per mollare che la Chiefa acquitìatfe \ aito Dominio S ^Jj/*J 
di quelle Città .cioè , che Latini aquum f<edus appellane cwn fcilicet „ MM J'* * 
farei bello de Captivis reddendiiJJrbibus tradendii aqu'u conditionibw 
tranf.gunt leg. in bello 20. de Captivis , & pofìilìminh &c. , & fi quorum 
rei turbata y po(fejftonei occupata erant eas autem ex formulajuris an- 
tiqui , aut ex partii ut riufque commodo componebant , 

La feconda menzogna poi non è minor della prima , jmpercioche_* 
abbiam veduto nell'antecedente Capitolo, colla autoritàri tutti gli Sco- 
rici Contemporanei , anzi cogli fletti Brevi di Papa Giulio eflere falfo cjq , 
cheafceriicerAvverfario,che uno degli articoli di detta Lega conte* 
ne a , che Giulio dovere ricuperare tutti li Feudi occupati a pregiti^ 
%io della Santa Sede, e non erano già quefii precifament? riftrettj * 
come decantano gli Avverfarj della Santa Sede , a Bologna ufurpatoi 
daBentivogli>ed a Ferrara tenuta dal Duca d'Efie^ma l'Artico fa 
cantava indefinitamente de' Feudi della Cbìefa. Ed egli è anche pi& 
fallo, che v x erano comprese ancora Piacenza e Parma , le quali fafattb 
in altri tempi erano date concedute dalla Santa Sede a Vifconti 4 t^ 
toh diVicariatOyi quali avevamo poi feoffo il giogo rfel legittimo. S,o* 
vrano , concioifiacolache fé fi leggeranno attentamente le. Capitolazioni 
d'ella Lega , e tutti gli Scrittori di que* tempi , lì feorgerà che giammai 
non lì memuarcnoFeudi,e più maoifeftamenre fi vedrà che non cad§ 
mai nel penlìero de' Collegati , né tampoco del medefimo Pontefice di vo- 
ler comprendere nel citato Articolo le Città di Parma e Piacenza perchè 
la foitanza delle Capitolazioni fi refìringea, e {a mente d'pgn'unq de'CoQ» 
federati era di conservar l unione della Cfciefa , difenderla dallo Scifma 
imminente del Conciliamolo Pifa.no ,ed't aiutarla a ricuperare Bologna, 
e Ferrara co' loro rifpettiviTerritorj ; Óltre gli accennati Autori pro- 
va quelta gran verità Pietro JSembo Cardinal di Santa Chiefa , e Segreta- 
rio di Leone X. , nella fua Storia della Repubblica di Venezia colie for- 
mali parole . Poma autem paucoi poft dia Legato ( cioè l'Ambafciador Petrus Bew, 
Veneto ) procurante fadui ah Julio , & Ferdinando , & Venetis per-- Bi P Venet. 
cufum e fi &c. caufa f aderii propoftta e fi , quajuliui G alili ejui hofiet $• li ' 
adjuvantibui amiferat , recuperarentttr . Se polla poi dirli , che Giulio 
prendette Parma , e Piacenza adjuvantibui ejui hoftei Gallis , e che per- 
ciò doveffero ricuperare a favor della Chiefa, lo deciderà ilLettore,il 
quale di già rtfta informato della inconculfa teftimonianza delle Storie, 
che quelle Cina furono molto prima , e pel lungo corfo di quafi due Seco- 
li pofledute da' Vifconti , e Sforzefchi come Vaìfalli, e Feudatari dell* Im- 
perio , e non della Sede Apostolica , la quale non folo non ne fu fpogliata 
dal Rè Luigi , contra cui fi fermò ìa Lega per obbligarlo a reftituir, quan. 
to le avea tolto , ma né meno da' Sforzefchi , né tampoco dagli Vifconti ; 
E fé Giovanni , e Luchino Principi di quefta JUuftre Profapia per liberarti 
dalle graviflìme inquietudini , che tutto dì gli recavano i Papi d'Avigno" 
ne, fi videro ncceflitati prendere da BcnedettoXII.il Vicariato de'Stati, 
che allora pottedevano in Lombardia , e per confeguenza anche di Parma 
e Piacenza , di già lì è moftrato da me , che tal Vicariato noi die il Papa-» 
come Sovrano di Parma e Piacenza, né come di Feudo fpettante alla_» 
Sede Apoftolica; ma come pretefo Vicario dell' Imperio da lui fuppofto 
vacante per le Sentenze, e ; Scommuniche fulminate da Giovanni XXI& 
contro Lodovico il Bavaro. Onde* 



(a) 
Àtheneus 
DipnojQpb* 
Mb.iz. 
(b) 
Tacita* Eift. 
ìib> a. 

(e) 

Cedex n. %%• 
inBhot.Com. 
Ssf Rubini 
Epifi.fcrìpt. 
Archiepisco- 
po Barry pag. 
xi. à terg 15, 
KalSeptem- 



16 L'Apologia del Dominio Imperiale 

Onde,fevogìiamdifcorrer!a fenza prevenzione, e lafciati da uno 
de» lari i SffiMi % le fallacie colorire dall' Avvocato ^~oU on v 
brade' falfi titoli ,dobbiam confettare, che il Sommo Pon«fia G.u.10 U. 
pretefe farli Sovrano di Parma e Piacenza .non aharn ob caufam { come 
dice- Attento ) (i) MfW dominanti cupone della qual P^ooe era a 
parer di tutti gii Storici , che di lui parlarono , dominato con unta io rza, 
che fempre reputò (b) Jdinfumm a fortuna ^Z^-^ffJLZ'l 
(uà retinere privata Bomus , de alienis cenare Regiam ^f££ 
dicotefta immoderata cupidigia di Giù ho altamente < É ^oletu^.o 
Iamo Morone allora primo Miniftro di ^«migliano ^^ 
Cattinone Arcivefcovo di Barri , ed Ambafcadore del Duca 'appretto £ 
Papa in una delle fue lettere che (e) in tre antichi Volumi MSS. (1 coni n 
vano nella Biblioteca del Conte Reggente Rub,n> Min.ftro duarae^. 
fondini.™ letteratura , nella qual lettera dopo d aver ,1 Morone augura- 
to all' ambafeiata del Caftiglione miglior euro di quel che non ebbe ] a iua 
eolla Repubblica di Venezia gli dice così ,cum ^^J^JÉl 
redditi fueruut liner ce tu* , quas dejulu Pon ^"^^?£ 
easconfftim magna omnium attentione recitavi. Vidijjes et ,d >m mo- 
mento Uvultu , %4» in ore Patrum mtrorem «^>K|g^ C % 
tantes. Doluimusinquamomneseameffejulit £f*jj ; fj*j*f>f* 
q ueinanem gloriam ,auod y^^^^^E^S^A 
temperare , fed obftinate admodum contendati ut h<ec dijtraitio Jtt 
luoddl gLiofuLbene geftorumfuorumapudpofterosmonum^^^ 
luafieamìeramgloriamputet alios P^^J^^ZlìJtusÉ 
liberali* exiftat . Ac Imperium noftrum mutilare, «*^M%1™% 
nemamplificet.necfibi perfuaderi patiatur ?&"»%!%?£& 
jipoftolid Sedi autlorìtatem comparai am in fi Mf<hol*ncn}cKc 
gnl>&firmitfimum>validiffimum q ue adeo fit ,ut adverfus Barbaro-. 

rumincurftonesìnomnia?vo jubfiftat . . ,. 

DelriftofevorràPAvverfariofarbene icont li e ^rf""§* 
al chiaro lume della Storia , e degli Autor , che fenflero .del dimandi N* 
tura , e della ragion delle Genti , ritroverà , a calcolo fatto , ci e non. può 
giammai applicarf, al cafonottro né l'uno, ne l'altro de uro da lu. io. 
loati; Non quello di Confederazione, perche abbiam veduro a . oofa fi 
riftriogeflero in favor del Papa i Capitoli della Lega, ^ mfo meno qu Ita 
di guerra giutta perchè quelle Città non furono efpugnate con 1 Ai mi di 

Santa Chfefa, ma benri furono I Piacentini, e , *"™U™^*Jt 
bandonaca l'Italia da' Francefi, fi dierono volontariamente al Papa come 
E ià fecero un' altra volta nel Pontificato di Giovanni XXII. Quella volon- 
taria dedizione però di Popoli VaiTalli d'un' altro Principe in circostanze 
MI alla noftra , quanto pefi nelle giuite bilancie del diritto pubblico , lo 
può fapere anche chine ha una fuperficial notizia , e una femplice inian- 

"""Non vi farà certamente chi foftener P ofTa,e(Ter lecito nel ferver 
della guerra , che s'amminiftra fra più Potenze a una Città prima occupa- 
ta dal comun Nemico, e poi da lui abbandonata darfi volontariamente in 
potere non del fuo Principe, ma d'un' altro degli Aleari, e che quelli 
abbia il diritto di ritenerla per fé, e obbligato non da redimirla al luo 
Confederato, a cui fu tolta. Ceretta a favellar dirittamente farebbe una 
fpecie di Aleanza non più udita fin qul.nè giammai praticata fra Nazioni 
anco le più barbare , ed incolte, e da ogni uno terrebbefi in conto ih quelle 
focietà che chiamanfi leonine . *" 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza , 



inoltre dato , e non mai concertò , che quelle Città foflero (late efpu- 
gnate a forza d'armi , vorrei un poco fapere qual guerra ebbe mai in que* 
tempi la Santa Sede con il Sacro Romano Imperio, e Papa Giulio coli' 
Imperador Maffimigliano, affinchè poterte dirli, che per ragion di guerra 
ne averte laChiefa acquetato, e l'Imperio perduto quell'alto fupremo 
Dominio, che fempre v'ebbe , e'1 quale fi refe dipoi incontraftabile coli' 
Invertitore , date prima a* Vifconti , indi a'Sforzefchi ,e poi al Rè Luig- 
gi XII. Confefla pure di buona fede lo Storico Romano alla pag. 122. 
della fua Storia, che tutti gli Scrittori una voce raccontano , che in-* 
que fi a fu fi abilito, fra le altre Capitolazioni , che le Città , e i Luoghi ', 
the ricuperati fi f off ero dalle mani de* Fr ance fi, rimane jf ero in Signoria 
di coloro , a* quali di ragion* appartenevano , e nella pag. 129. ,eijo. ri- 
pete il medefimo, affermando, che Francefco Fofcari diceva ai Pon- 
tefice Leone X. t cbe la fua Repubblica, di cui egli eraAmbafciadore 
preffo lui , confederojjì con Papa Giulio , ut Italia Jtalorum effet , & 
ficut antea unicuique redderentur , quod fuum erat ; e in fatti in quella 
fentenza convengono tutti gli Storici di quel tempo , e particolarmente 
il Guicciardini (a) , il quale in più luoghi afferma , che i Collegati infitte- 
vano , che a Maffimigliano Sforza fi reftituirte Io Stato di Milano , e rutto 
quanto pofledeva in Lombardia fuo Padre fcacciato d'Italia daLuigi XIL 
Se dunque quella fu la convenzione de Ila Lega, e il di lei primario 
fine fu che ad ognuno fi refiituiffe quello, che gli era fiato tolto da' Fran» 
cefi , come mai può l'Avvocato Piacentino pretendere , che Parma e Pia- 
cenza dovettero reftituirfi al Papa, e come mai potè quelli in virtù della 
Confederazione unir 1 al Dominio della Chiefa Romana Parma e Piacen- 
za? Ne (u peravventura o egli ,0 pure il fuo Antecertbrefpogliatoda* 
Francefi? Ella è pur cofa maniferta al Mondo rutto, che di quelle Città 
ne fu privato Lodovico il Moro . Abbiamo pur provato, che quello Prin- 
cipe le ricevè non dalla Santa Sede, ma dall'Imperio in feudo, l'ebbe 
anche da Wencislao Giovanni Galeazzo Vifconti, e da Sigifmondo Filip- 
po Maria fuo figliuolo. Quindi è, che al cafonollro applicar fi debbono 
con le cantilene del Sofifla Piacentino , ma le vere , e fode malTìme 
della ragion delle Genti recate dal Pufendorfrio (b) , chiamato dallo Stori- 
co Romano famofo Maeftrodi quelle materie, il quale dice : videndum,& 
paucis e fi quomoao res bello erepta iterum ad antiquo! Dominos ride" 
ant; Ubi illudquam maxime aquitati naturali congruere arbitramur, 
ut per bellum capti , ubi manu bofiium quocunque modo evaferint , ne- 
que illii fide data fint obfiriòli , atque adfuos redierìnt , non modo prU 
fiinum fiatum , [ed (S omnia fua bona, acjura recuperent,quod autem 
rei attinet quandiu bellum durat ,fi hofiibui iterum fint erept<efiveper 
noi ipfoi tfive per noftroi Civei,vel Milite! ,eat ad antiquo! Dominos 
redire par e fi , e poco dopo : Jnteger autem Popului , fi vel propri'n vi- 
ribui ,vel Sociorum armi! , jugumboftile excufferit ,fwe dubio liberta* 
tem , Ù fiatum antiquum recuperat&c.; e più chiaramente al nollro 
propofito , quod fi pan Populi vindketur ab ilio Populo , cui tantifper 
avulfa fuit ,aut ifiim Sociii antiquo iterum corpori conjungetur , ac in 
prìftinum locum , acjura redibit . 

E ficcome fino dall'anno 1397. furono Parma e Piacenza con tutte le 
Città pofledute da Giovanni Galeazzo Vifconti unite in un fol corpo, 
lotto il nome di Ducato di Lombardia, e vi perfeverarono fenza la me- 
noma oppofizione della Sede Apoftolica fino all' anno 1499., in cui Lodo- 
vico Moro fu fpogliatodel fuo Dominio dal Rè di Francia, così in fen- 
enza de! Pufendorffio , e di tutti quanti i ProfelTori del diritto Pubblico , 

e non 



(a) 

GulcctardèKi 



Vufendorf. 
dejut natur. 
& GentM. 
8. cap.6. $. 
x j. 26. 



<*2 

Sugo Grot. 

4ejur.bell.if 

pacìslib\. 

cap.i6.§.%. 

&n.x.cum 

notu . 

(b) 
Cicero in 
Veruni 

ftrat deju- 
i(dia.sid- 

fienji lib.is 



(e) 
Cicero in 
Verretn 
Qrat. de 
fignislib.\. 

(d) 
Iàvius lib. 



(e) , 

Tit.liv.lib. 



l\W< 



(f) 

Entropia 
iib. i. 



fg) * 
Varutlflor, 

VenJib.i. 



Dijfert.?Ì4C 
pag€9. 



M V Apologia del Domìnio imperiale 

fuitantjfper (cioè per ann, «P^ifiSSSSSSS le alle- 

efempli d'ogni Nazione . Cicerone 0) pensò di non JSS^SyBnSi 

o r fyJmHlL e am clZgh^ wofr ^."C'-rii foli 

TÌam recuperare , Stette omnibus , Cf rt * a & {"!$£ '• Confederaci 

^c'erefee forza ^^^^^^^^^ÌZ 
Autore fri • Dice egli , che quando erano collegati i Romani cogli Atte. 

Sfèto 

fatta* effe guinclm dicebat , auodwtegrss f * u *^" h %"*,fc 
ImotoZm inamicitia,cum Wfc^^^ffi jQ» 
Atgùm Societatem Roman* pr<e P ofuiJ[ent ; **»*»<*' . *J™ 
tate belli, qu* ante bellum habuijfent> ^FJ^SSSSSa 
febat ; Non negava il Duce EKtfai^t** ^»«S?Ha2S2 
ieftituVagli Etili le Città .che dianzi ^*™ftl%^*^l 
tolte da Filippo , ma fóto adducea in fua d.fefa , che gli tteui broli aveva 
^'coVtò tfttd ^tórtWmto al Trattato di Confederazione , accor, 
Sandofi cdRè di Macedonia ,e ftaccandofi dalla Lega Ùfigfifà 
( conferva Q*\ndo)captarum tamen V^ m f il lJZr f X'k^ì' 
legge fu fempfe oflervata da tutte le Genti* principalmente da ^.nani, 
lelgendofi anche in Eutropio </), che Pompeo nella guerra, eh « 
del Popolo Romano amminittrò contro Mitridate , dopo che lebbe^ 
vinto ? Armeni** Minorem Dejotaro GaUttfRegt donavtt , qmaSo^ 

dui belli Mitridatici fi» ì Attalo Pykmem p ^{^ oma Yftt\ì 
* Io ftefio fecero i Spagnuoli, allorché prefero Cefalon,a,reft,uendola, 
come a(Terifce il Parata (g) , a' Signori Veneziani, perche la ponevano, 
allorché fu occupata da Solimano Signor de Turchi . 

Ecco dunque cofainfinui a'Principi Ugiufttpa naturale , e delle 
Genti TcU Nazione, che in tutti i fetali. ed intumJUmyerfone 
Jb Rifatta ]«eflione ,alla ^.dell'Avvocato Piacentine , ma 



Sopra lo Staro di Parma e Piacenza. 



19 



fol quando fi trutta di confettare di buona fede, che Giulio II. non dovea, 
cerne alterile? Tirolivio(<a)///o ipfum] arbitrio cunei a agere ,ne appro- 
priarli ^rma,ePiacenza,ma reftituirIea'Sforzefchi,che ne furono fpoglia- 
ti da' Francelì ,e lafciarle unire a quello Sraro, al quale fi ritrovavano in- 
corporate da due fecoli a ma(fìmameate che vi furono incorporate in vi- 
gor de' replhrati Privilegi degl'Imperadori Romani, che tempre ne fu- 
rono i Sovrani da che fu rinnovellato l'Imperio d'Occidente nella Perfo- 
na di Carlo Magno , cóme fi è provato da me con molta chiarezza . Ma 
è ormai tempo , che lafciato per un poco l'Avvocato Piacentino, faeciam 
ritorno alfoStorico Romano per vedere fé fia vero , come egli aflerifee , 
che fi facefle la dedizione di Reggio , Parma , e Piacenza alla Chiefa in 
virtù delle Capitolazioni della Lega con Maflìmiglianol. 



Tit. Liv. 
Afe 31. 



C A P. III. 

Dice l'Autor Romano nel Sommario del Capitolo II della fua Storia r 
che [cacciati i Fr ance fi d'Italia , H Piacentini , e Parmiggiani 
fi fot tomi fero al Dominio della Chiefa in virtù delle Capitolazioni 
della Lega con Majfi migliano Primo , e dalle prove , che egli dà 
per convalidare taV ajfunto » altro non fi deduce» che que' 
Popoli inviarono i loro Amba fei adori a Roma per fiotto- 
porft volontariamente alla Signoria di Giulio IL Qui 
dunque fi fa vedere T che tal dedizione non feguì 
in virtù della Lega non ancora ratificata dall' Im- 
peradore . Che quanto fecero gli Ambafciadori , 
fu attentato > e che le autorità recate 
dall' Avverfario per giu/ìificar Pacio- 
ne del Pontefice fi ritorcono 
contro lui. 



IO non mi fermerò qui per far gran contralto a quanto dice lo Storica 
Romano nel fecondo Capo del terzo Libro della fua Stot ia , menrre 

la mia intenzione non fu mai di oppormi alla verità ; confeflò 
dunque di buòna fede , che disfatti i Francefi dagli Eferciti collegati , e li- 
berato non folamente lo Stato Ecclefiaflico ,come afferifee qui l'Awerfa- 
rio , ma anche quello di Milano dall'altrui Signoria , le Città di Reggio , 
e Piacenza inviarono Ambafciadori fpontancamenre a Roma per fotto- 
metterli al Dominio della Sede Apoftofica; Quello però, che io franca- 
mente impugnerò egli è il Sommario di queftoCapitólo,cof quale afferma 
l'Autor noftro , che (eguì la dedizione di Reggio, Parma, e Piacenza in 
virtù delle Capitolazioni della Lega con Majfimigliano Primo ; imper- 
ciocché una tal proporzione ripugna al fatto, ed è contraria allaftorica 
verità, perchè la dedizione de' Parmiggiani , e Piacentini fuccederre_> 
av vanti che Cefare Ci unifTe alla Lega , e quando egli fi confederò col Papa 
efpreffa-mente fi dichiarò dall'uno, e daH'a!tro,che per quella (b) Capitola- 
l'ione , /ebbene fi tolerava il poff edere Parma , Reggio , t Piacenza, non 
s'intendere pregiudicato alle ragioni dell' imperio , le quali dipòi fi fe- 
cero valere, come Io conofeererrìo nel progreflo di quefte ofTervazioni; 
Lo fteflb vfen confermato dall' Angeli nella fua Storia di Parma . 

D?bbo anche in grazia della verità avvertire in queftb luogo alcune 
cofe, che di cotefta dedizione afferma i'Avverfario , il quale intercide le 

e 2, parole 



Ifloria Ro- 
mana pag. 
126. 



(b) 
Guicciardini 
lib.w pag 
320 <ì tergo. 
Bonaventu- 
ra Angeli 
ìftor.di Par- 
ma hb,<i. 
P*&> 477- 



IO 



L'Apologia del Domìnio Imperiate 



(A 

Raittaldad 
an IJIZ. 
6;o. 



i i telinoli C,1 le accomoda a modo fuo.e le fa dire, che gH 
pamedelRamaU. W.l^ccomoa ijfaij| „ fM fy, ,1 

ùri.dt Luglio w. e U e " a0 ' y^m an f,cbì, e per tfcrt com- 

voler riceverli "' tr ^;g'' t iJJ&r2taio^m antisom , t*4> ' 

df À fov n e , fd è polio nella dura neceffità di torcer' , Teu, , che adduce 
iSroIénfo , e di fervirfi di alcuni altri , che nul a provano • 

Abbiamvdu ro nell'antecedente Capitolo, che loStonco nofiro fi 
«rtfift fnoTarrSìme le tante volte mentovate Città furono pituite 
SlTaChESn virtù delle Capitolazioni della citata Lega ; ed o»jW«»' 
a fuo difegno quanto fcritto lafciò il Rainaldi,e> cambia li(tema;e li 
v de obbligato ammettere , Misfatti i Fr ance fi dagli $<'&«%; 
iati , e liberata V Italia da sì duro giogo , t Parmigiani >e Piacenti* 
Tde Involontariamente alla Sede A P oflolka;Oade pollo ,o con mpl- 
fa franchezza dire, che fi contradice manifeftamente , e riconvenirlo cos 
DunieParma.e Piaenza non furono redimire al Papa per opera de 
Collegati, non col di loroconfentimento, né tampoco in virtù de e Ca- 
Colazioni da!!aLega,che non ne parla. Dunque ^^oftphai 
non ne acquifiò la Signoria , che per mera, e pura volontà di quei Popoli, 
? quali abbandonati da' Prefidj del Rè Luigi, e feriti dal frer» dogai 
Dominio, andarono da fé a farli Vaflalli del Pontefice . ... 

Dipiùperfervirfi l'Autor Romano delle autorità del Ramald. i.on 
può ammeno di non far confettare a Papa Giulio , che la fu p no la «b*. 
dienza,e foggezione de 1 Piacentini allaChiefa deftit anno 117^ come 
lo attefla lòfófo Rainaldi, non per errore di ftampa , ned, numcn,com 
fe'l finge lo Storico , ma con rifleflione , e nella gui£ , che io qui deferivo 
a'e P o g ca ficche a calcolo fatto pel corfo lunghiflimod. anni 240 che 
anti ne Spallarono dal 127*- al } 5** in f«fo anche del Sommo Pontefice 
ubbidirono quelle Città ad altri Sovrani. Se dunque per .«dubitata con- 
fettone della parte contraria conila, che per due fecoli e mwi arma , 
e Piacenza furono mai fempre in potere delle Famiglie de V,fconn,e 
Sforzefchi, ed unite, e incorporate alloScatodi Milano, come mai 1 può 
un' uomodi mente fana , e non prevenuto darli a credere , che nella Capi- 
rolazione ftipolata fra Collegati di ricuperare le Terre appartenenti alla 
Chiefa , debbivifi intendere comprelo l'acquifto di Parma , e * lacenza , e 
e che piuttofto non debba dirfi.chc reftafle chiaramente, ed ^prettamente 
convenuto fra gli Alleati, cheadognunodi loro, vinti,efcacaat. 1 ihran- 
cefi, dovette reftltuirfi quanto gli fu tolto, e cos) a Malhmigliano Sforza 
col Ducato di Milano anche Parma, e Piacenza, pofledute per tanti le» 

Ma paffianwi'nnanzi fé vogliam vedere, che i Tetti, de' quali fi ferve 

* Avver- 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza . 21 

J'Avverfario.o nulla provano ,o fé provano, provano contradi lui. Il 
Rainakli ih quello fatto non parla da fé , ma con la voce di Paride Gialli 
Maeltro delle Sacre Cerimonie di Giulio II. 

Vegliamo un poco cola dice Monfignor Graffi . Egli dunque favella 
cesi : Die Luna XXVl.Juliiy quafuit die; t & 'celebrità; Sanila 'Anna 
Oratore; Piacentini ,five Nuntii quatuor admijfi fwjrunt ad Conci fio- 
riunì pr afta turi oh e dienti am , & fide/itati; furarne ntum Santi ;jfimo 
Domino nofìrojulio , e dopo alcune altre paro/e , che non fanno al cafo 
notlro , {piega il Paride per qual cagione li fuddetti Ambafciadori non fu- 
rono ammetti nel folito Conciftoro , e poi fogg iugne : petit à Pontifice an 
ifti Oratore; mine veniant tanquam Subditi Ecdefia , vel incìpiant ex 
nur.c velie fé Ecclefia dare ; quia in primo-cafu fimpliciter funi admit- 
tendi* idefl à nulli; obviandi,nec recipiendì, & infecundo cafu junt ali- 
ter recipiendi ideft honorandi . Ora io rifletto qui, e fi dico, lei Piacen- 
tini 1*1 foffero portati a Roma per fopporfì al Dominio della Chiefa , e pre- 
darle l'omaggio in virtù delle Capitolazioni della Lega , come mai avreb- 
be potuto Monsignor Paride fir'al Papa rotella inchiefta,e come mai (ì fa- 
rebbe potuto da lui dubitare fedovean riceverli come Inviati di Popoli 
liberi , i quali folamente allora andavano a fottoporlì al fuaviffimo giogo 
di Santa Chiefa, oppure come antichi Vaflalli della medefima? Quelle 
cole fi faranno ben fapute allora in Roma , e fé vi foffe fiata una tal Capi- 
tolazione non l'avrebbe ignorata Monfignor Graffi , il quale, come vedrei 
mo , fece pubblicare le Capitolazioni d'ella Lega nella Chiefa di S, Maria 
del Popolo, e il quale farà flato anche informato le di que' tempi fi pre- 
tendere dalla Curia Romana, che Piacenza s'apparteneffe allo Stato 
Ecclehaftico . ■ . # 

Abbiam'intefo l'interrogazione, che fece il Graffiai Papa; ofTervia- 
mo un poco ora cofa gli rifpondelfe Sua Santità e veggiam fé mai dalla 
rifpofta fi poteffe conghietturare , che Parma , e Piacenza fi conteneffero 
nelle Capitolazioni della Lega , oppure fé rechi Giulio IL prove , e ra- 
gioni tali ,che poflano perfuaderci eflere fiate quelle Città già altre volte 
ili certo, e indubitato Dominio della Sede Apoflolica; La rifpofta dun- 
que fu quella : Et refpondit mihi Papa , Oratore; ifto; adveniffe nunc , 
ut continuent obedientiam , & fubjetlionem antiquam , qua de flit anno 
MCCLXXU , nam , cum priu; effent Subditi Ecclefia , ut confi at 
ex documenti; publici; ,qua funt in Gazopbylacìo Fifcali ,ex aliquo 
cafu defierunt tunc ,fed modo reverfi funt continuante; illam primam 
fubjeclionem, ideo non effe ifto; folemniter admittendo; , nifi tanquam 
Subdito; , alioquin Bononienfes , & alti fimiliter vellent admittì . 

Nei dunque comprendiamo , che i Sommo Pontefice non parla di 
Capitolazioni , né di Leghe , ma di antica foggezione , e ubbidienza , ut 
continuent obedientiam ,& fubjeclionem antiquam, qua defiit anno 
MCCLXXIL Se ci avelie Papa Giulio meglio illuminati colia fua rifpo- 
fta , e detto al fuoMaeftro delle facre cerimonie in qual' occafione defiit 
l'ubbidienza de' Piacentini, e da chi folte allora (lata ufurpata Piacenza 
all.i Chiefa, non vi farebbe oraneceffità di andar' inveftigando la verità 
dei fuccefio , ma paffandofela feccamente, tolto fi sbrigò , e ditte ex aliquo 
cafu defierunt tunc ,e qual foffe quello cafo lo tacque , fotte perchè noi 
fapeajmacome lo potea fapere,fe in quel medelìmo tempo Piacenza 
p:e(iò ailaprefenza del Legato Apoftolico il giuramento di fedeltà a Ri- 
dolfo Primo, e ne' tempi più addietro ubbidì mai fempre : all'Imperio, 
and Regnante Federigo Secondo , fi protetto Gregorio IX. Sommo Pon- 
tefice 



%x 



V Apologia del Domìnio Imperiale 



(a) 

Blond Flav. 
Italia illulir. 
in de' criptio- 
ne Lombar- 
di* veib 
Placatila . 



tefice nella fua lettera enciclica, da noi fedelmente regimata nel Libro 
antecedente ,-che la Sede Apoftolica non avea giammai prete io eiercitar 
atto alcuno di fovranirà in Piacenza , la quale Città ,fe nelle arrab.atc 
fazionide'Guelfi,eGhibell!ni,e nelle lunghe difcord.e tra iJSaonkj- 
Sto, e l'Imperio, tentò alle voiV fcuoter'il giogo ,efottrarli da la ubbi- 
dienza de' Ofari , fu però in ogni tempo obbligata ricevere la legge , e 
fopporfi al Dominio del fuo vero Signore ,e allorché e li cade per le 
civili drfeordiefotto la Dominazione o de' proprj Cittadini ,o de òtra- 
nieri , tanto gli uni , quanto gli altri riconobbero mai fempre ^™ ** 
dell' Imperio, per modo che narrando il Biondo (4) la perpetua Magi- 
Aratura data da' Piacentini a Uberto Pallavlciro dice cg™, 
che ea Civita! ad annum 1249- Pallavicini! Nobilibus fubjeèìa juit , 
tum nunquam prius cuìquam «Iteri fubjefta fuitfet, qui non il ali* 
mnis aut faltem Lombardi* totius Dominium obtinuent . 

Scriflc esali è vero, il Pari Je, che '1 Sommo Pontefice gli dine etere 
flati prima I Piacentini Subditi Bc*hft* , ut confìat ex documenti! pu- 
Micis , qui flint wGazopbylacioFifcali, ma quelli pubblici documenti 
dove fono. Sinora non fi fono veduti, né in tante controverse inlorre 
dipoi per la occupazione di efTa Città vennerc » giammai alla luce , dando- 
Tene fempre afeofi nel Gazofilaccio Fifcale , da dove, fé fiat, ci follerò, 
crederei, che per farfene onore gli avrebbe difloppel Irti il noftro Ayy cr . 
rario.il quale accorgendofi , che non gli tornava molto a conto registrar 
fedelmente tutte le parole delRainaldUe conofeendo anche quanto fan- 
tattico forte il fuppofto fatto da Giulio IL al fuo Paride, e 1 .rnpoflibilira 
di foftenerlo , con maravigliofa difinvoltura s'ingegno d intercidere il Te- 
fto del Rainaldi,e col privilegio, che gode di famofo Critico , fi preie 
licenza di correggere i tempi, di regolarti tutto a modo fuo, e accomo- 
darlo al fuo difegno; indi decidere, come abbiam di fopra veduto , in 
quella guifa: Effendofi dichiarato il Pontefice col Grafi di non voler 
riceverli alt rime nt e y eh e perVafalli antichi, e per ejjere comparfi , 
ut continuent obedientiam , & ' fub)eBionem antiquam , qua de ut anno 
1372. (anzi nel 1374. > henche prejjo il Rawaldi per tsbagho di un 
numero facile ad accadere fi legga im* ) 

Arrei bramato, che lo Storico fi fofle prefo P.ncommodo di recarci 
qui la ragione, per cui ei giudicò, che Rainaldi prendere uno sbaglio, 
allorché feri (Te non per numeri , ma per lettere , ,qua? dejttt anno 
MCCLXXll.,t defiderarei ancoraché ci avene fatto la coltella di 
chiarirci del perchè non abbia egli potuto abbagliai piuttottoiche 1 
Rainaldo Scrittore diligentiflìmo. ir-. 

Io confelTo di buona ftdc , che lo sbaglio di un numero e facile 
ad accadere. Qui perònonfi parla di numeri, ma di lettere, perchè il 
Rainaldo deferire il tempo, e gli anni per lettere, e non per numeri . 
Di più l'errore non irta in un fol numero, ma in due, mentre appo lo 
«elfo Aurore fi Ieg*e MCCLXXU. ,e lo Storico Romano vuol che li deb- 
ba leggere 1^74. Ma fi conceda, che abbia sbagliato il Rainaldo , e colpito 
nel legno PAvverfario, potrà egli per avventura mollrare, che fé non 
mancò l'antica fuppofla ubbidienza de* Piacentini alla Chiela nell'anno 
1272. come al riferir del medefimo Scrittore Paflerl Giulio IL, mancalle 
per lo meno Panno 137*. , anzi nel 1374- » g'« ba ftcrà forle l'animo di farci 
vedere , che folamente in que' tempi quèft* antica ubbidienza era Hata in- 
terrotta dall' ufurpazicne , e intrufione de' Vifcomi , e Sforzefchi , come 



Sopra io Sfatto di Parma ? Piacenza. 



tf 



ci qui fi finge? Io ben mi ricòrdo, che l'accorto Iltoricos'indultriò colla 
fua falfa diatetica farci credere quello inganno, (apponendoci , che Gre- 
gorio XI. nell'anno ilji. fpogliaife i Viiconti della Signoria dèi Piacenti- 
no,che nell'anno 1574. creale Daniello delCarrettoCapitaneumGene» 
ralem in toto Territorio Piacentino ; E Somiglianti vifioni più ardita- 
mente pretefe infinuarle al Pubblico l'Avvocato Piacentino ; Ma che? 
forfè io , allorché ebbe li a favellare di cottiti fatti ', non moftrai con chia- 
rezza, che il Papa non faceva in que' tempi la guerra a'Vifconti per 
acquiftar Parma e Piacenza pofTedute da elfi pacificamente , ma per ricu- 
perar Bologna forprefa poco prima da loro , e non feci peravventuracon 
evidenza comprendere , che Tarme della Chiefa occuparono bensì alcune 
Cartella nel Piacentino, ma non mai Piacenza? Quella Città perfeverò 
pur fempre nelP ubbidienza de' Vifconti dal dì che la ricuperò Azzo infin- 
che fi conchiufe la Pace con Gregorio XI. Indi per ceretta Pace meglio 
fi raflòdò la Signoria loro , e con un titolo sì (labile pafsò ne' Difcendenri 
di Bernabò, e di Galeazzo, che tennero fempre quella Città come Vaflalli 
dell'Imperio. Morto poi Filippo Maria ultimo Duca di quella illuftre 
Profapia , i Piacentini chiamarono in lorx) ajuto i Signori Vweziani, e 
Francefco Sforza genero di Filippo Mariani lì a poconcglj fcacciò,e 
unì un'akra volta Piacenza allo Stato di Milano, e al ©àcato di Lom- 
bardia eretto da Wencislao , confermato da Sigifmon^o&a fratello , e ri- 
ilabilito da Maflìmighano Primo , il quale ne die le Inve&iture a Lodovi- 
co il Moro , e al Rè di Francia , 

Giudichi ora l'erudito Lettore, con qual fondamento potè dir Giu- 
lio IL, che i Piacenrini inviarono i loro Ambafciadori a Roma , ut 
conti nuent obedientiam , & fubjeclionem antiquam* qu<t deflit anm 
1171., e decida fé lo Storico Romano ebbe ragion di pretendere , chetar 
ubbidienza era fiata interrotta dall' ufurpazjone de'Vifconti ,e degli 
Sforzejcbi , e di replicare immediatamente ciò , che fuor di' proposito dif- 
fé un'altra volta, cioè, peròquejìa medeftma intrusone fu poi ancor 
interrotta dal Vignate , da' Signori Veneziani , e dagli atti, che fecero 
i Piacentini per darfi al Legato Apofiolìco ,ficcome pur da quelli dall' 
Abate di C af anuova e fer citati in Parma , e indi conchiudere , che 
inoltre fu interrotta dalle dichiarazioni del Concilio di Coftanza» 
prefente l'Imperador Sigismondo, e da, quelle pure degl' Imper adori 
Wencislao , Ruperto »Sigif mondo fiejfo , e di Federigo III. conforme 
digià fi è fatto vedere . 1 

Ma ficcome tutto quanto torna l'Avverfario a ridir' ora in compen- 
dio, fi è largamente, e con molta efficacia da me confutato negli ultimi 
Capi dell' antecedente Libro , così non vuo , né debbo io fiancar' il Letto- 
re col ripeter' inutilmente, il già detto , potendo egli a fuo piacimento 
riconofcerlo , e riconofcendolo comprenderà , fé dopo tanti fofifmi in* 
ventati dallo Storico Romano per negar la (ovranità dell' Imperio in Par- 
ma e Piacenza , e dar qualche apparenza a'.pretefi diritti della Corte R* 
mana , balli che da lui fi efageri qui ,i€he.# fi riguardano tutte qttefie 
Cofe frappone di mezzo non fi vede qual vantaggio pojfa venire agli 
Avverfarj (cioè agl'Imperiali) nel? allegare il pojfejfo de" Duchi di 
Milano fopr a Parma e Piacenza, fé egli non ebbe affamo di que' le» 
gittimi requifiti , i quali fi richieggono per introdurre l'ufucapione.» 
e la prevenzione ; Sembra a me , che ben'efaminato il latto colle Inve- 
stiture^ con gli Autori citati ne' fuddetti luoghi, evidentemente appa* 

rifea 



Jjhrta Ra- 
mina pag> 



ìftorla Ro- 
mana pag. 
126. 



■ ;-■ si* 
01.' 



Iftwìa Re* 
mana pag. 
127. 



t A V Apologia del Dominio Imperiale 

rifca che! lungo.epacifiropoffeffod^ 

ti, che fi poflbno de7iderait per rendere fempre più ^^,1., e ferme le 
rajoni del Sacro Romano Imperio. e che all'incontro »on furono dal 
PomerìceGiulio otorvate le maflìme , né le regole del agiuft.z.a natu- 
«le delÌeGenti,allorche ricevettegli ^^«7^ 
SudditidellaChiefa,sì perchè erano quelli da più ^ V ^**2£ 
defimo Imperio , sì perchè la loro Città fi ritrovava *M^""* 
al Ducato di Lombardia, nella qual* unione perfevero per bferjedw 
dicentoquindici anni fenza oppof.zione , e rich.amo veruno de h Sede 
ApoftolicaJa quale riconobbe, e i Vifconti, ed. Sforze chi per ver., 
e legittimi Principi, e PoffeiTori di uno Stato sì fiorito, e sì ampio. 

C A P. IV. 

Vuole lo Storico Romano ,che Giulio U. rie ève jf e Parma e Piacenza 
come antiche membra dell' Ef arcato ; Loda il Guicciardini perche 
lo dice , e finalmente pretende . che quelle Città Jofcro ab- 
dicate alla Chiefa , primo paflionibus , fecondo , jure belli . 
e terzoAate poftliminii . Hot all'incontro facciam vedere 
che il Guicciardini non afferma queUche f Avvertano 
* fùppone , che gli allegati titoli fono nel cafo nojtro 
fra fé incompatibili , e che tutti e tre con- 
corrono a convalidar fempre piai diritti 
Sovrani deli Imperio . 



Iftoria Ro- 



NEI Caoitolo fecondo pretefe lo Storico Romano provare, che la 
dedlS 
rattimlazioni della Lega con Maflìmigliano Primo. Nel terzo 
p*.» poi *^^£*.*?GiM Secondo le **g£g* 

*WW membra dell' Ef arcato >t adduce ^SÌSS^^èMmL 
"»• FrancefcoGuicciardini.ilquaevienlodatodalu.perche^ 

ria d'Italia , raccontando la rtcupera V one di Zar •^«JfgJ 
fatta dal Pontefice Giulio candidamente conferà ^''J™'™ 
Città rimafie vuote di Prefidj Francefi fi*!'™™}!*'^^ 
MlaChiefLe cheGiulio le ricevette non altrimenti t.che come Città 
della Sede Apoftolica > e già comprefe nell Esarcato . . ff 

Il Guicciardini però non parla di ricuperazione >*™™™f™% 

che Giulio le ricevette non altrimenti , che come (M*N^« 

Apoftolica. e già comprefe nell ' Ej arcato,™ blamente dice che ,n 

, finta mutazione di cofe, le Città di Piacenza e Parma fi dettono 

SSS? ^oZZiameZ al Pontefice , il quale pretendeva appartenergli 

aio. fow* wm£r * Af £Ar^?o di Ravenna . 

5 II pretendere però , che una cofa f.a cosi non bada per far chete te, 

ma inoltre convien provarlo,^ poco .importa, che Pietro Marcire 
Anglerio&c.abbia lafcìaro fcritto nelle fue lettere, che Giuhoaffer.va 
quelle Città , membra fuiffe quondam Exarchatus Ravenri^ che le 
Chiamava Exarchatus Ravenna brachia , perche quanto fodere ver .e 
fondate quelle aflerzioni del Pontefice , come appunto ofl ierva I Am (a- 
rio ,f. può raccorre dalle cofe dette nel Libro primo , donde farà aneto 
faci e il giudicare fé l'Autor Milanefe fi accofit al W*™&*+ 
re, che ilPa P a(uon già dalla ricuperatone) come fervete Stocco. 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. 



ma dall' occupazione ingiufa di quelle Città , non vi acqttiftò niun 
giitfto titolo , perche in quelle antecedentemente nullum )us habebat . 

Non è poi verò,che Bonaventura Angeli (a), narrando neW lfloria 
di Parma quejìo avvenimento , lo intorbidì con molti errori per non 
dir aperte menzogne , egli è bensì veriflìmo, che'/ noitro Avverfario 
non fa parlar degli Autori, che ne* loro fcritti non lì uniformarono alla 
preiente bilogna della Corte Romana, fé non con potitivo ftrapazzo; 
imperciocché fé l'Angeli cita il Biondo, noi citerà già come Scrittore di 
un fatto, che accade molti anni dopo la fua morte, ma come testimonio 
maggiore d'ogni eccezione, il quale ci anlcura > che Parma e Piacenza 
furono tempre, e fono oggidì ancora Città di Lombardia, e confeguen- 
temente pertinenze non dell' Efarcato , ma del Regno d'Italia , e fé affer- 
ma l'Angeli ,che tal' atto ,cioè l'occupazione fi facete dal Papa fotte 
prete/io , che quelle Città gli appartenessero come membri dell' Efar- 
cato di Ravenna, fu però contro le Convenzioni della Lega; non-» 
affermò pertanto una fallita, ma ferirle il vero, né lo Storico Romano, 
come ei lì vanta qui >ha moftrato tutto il contrario con ogni evìden- 
%a dal confentimento univerfale degli Storici , perchè io colla-» 
tettimonianza indubitata de'medelimi Storici ho fatto vedere, che le 
Capitolazioni della Lega erano, che li redimirle ad ognuno de' Collegati 
quanto era (iato loro tolto da'Francefi; Onde Parma e Piacenza dove- 
vano confegnarlì non al Pontefice, ma bensì a Ma (fi migliano Sforza, il 
<li cui Padre né fu fpogliato dal Rè Luigi XII. , e quella verità lì conferma 
colla confezione dello fteiTo Avverfario , il quale approvando, che i Capi- 
toli di effa Lega erano , che ognuno fi ripigliale quello s che di ragia- 
ne fé gli apparteneva , viene altresì a conieiìare,che non potea Giu- 
lio II. appropriare a fé Parma e Piacenza , ma dovea lafciarle al Duca di 
Milano, a cui di ragione lì appartenevano, perchè erano membra, e 
appartenenze antichiflìmedel Regno d'Italia, e del Ducato di Lombar- 
dia, come lo affettano tutti gli Storici contemporanei , e il Zurita(^) 
Scrittor SpagnuoIo,e di fomma fincerità dice , che '1 Viceré di Napoli 
General della Lega , e del Rè Ferdinando il Cattolico pajsò entonces con 
ci Exercito al Piacentino , y Parme^ano por eflar dela otra parte 
del Pò ,y por ejjer Ccmarca , donde el Campo megor fé podria fofte» 
ner . De mas efto lo hi^o por fer aquellas Ciudades del EJìado de 
Milan ,y averlas occupado el Papa Julio fin n'wgun fondamento . 

Laqual verità efTendo fuor di controverfia perchè autenticata dal 
fatto, da' Diplomi ,edal comune confentimento di tutti gli Autori di 
que' tempi , così egli è cofa affai manifella , che l'autorità dell'altro Scrit- 
tor Veneziano Andrea Mo^enigo citato dalCenfor del Conte Caroelli 
fempre più conferma il mio aflunto ; imperciocché , fé egli come afferifce 
lo ItefTo noftro Avverfario, fcrive, che Francefco Fofcari diceva al 
Pontefice Leone X. , che la fua Repubblica &c. confedero/fi con Papa 
Giulio , ut Italia Italcrum ejjet , & fu ut ante a unicuiquè redderetur 
quod fuum efi; Viene in legittima confeguenza a confermai' ancora, 
che Parma e Piacenza dovevano rcitituidi , rifperto al Dominiodiretto, 
aCefare,e in quanto all'utile a MafTìmigliano Sforza, perchè quando 
Luigi XII. occupò effe Città erano poffedure dal Moro, come VafTallo 
dell' Imperio, anzi come Feudatario di Cefare le pofTedette poi dopo lo 
fieno Rè di Francia , il quale non ebbe per raflodate le fue conquitte fé 

d non 



(a) 

ljiorìacù 
Parma lib. 5. 

5 77- 

IJìorta Ro* 
manapag. 
128. 129. 



ìfiorìa Ro- 
mana pag. 
129. 



(b) 

Girolamo 
Zurita Ili or. 
del Rè Don 
Ferdinando 
il Cattolico 
lib.io.cap. 
59- 



Iftorìa Re 
mana pag. 
130. 






Pufendprf. 



^ U Apologia del Dominio httpe+Uk 

n«n quando ottenne da Maffimigliano Primo le Wtiture del Ducati 
£ Milano . di cui erano pertinenze Parma e Giacenza . 
^ Ma qui facendola l'Autor Romano non più da Stonco , ma da prò- 
feffordel <fm, pubblico , e da Giudice di unas ^ celebre conrrojerha, eh -u- 
d iKuo ragionamento con quefta gran decisone . Egli è *Wf£>** 
Va e indubitata cofa.cbe per tutti * titoh fondarne nt ah del dtrtto 
di Nltura , e delle Genti , Quelle due Citta rmafero ancate al a 
Santa Sede- Primo , paclionibut per le fole nm Capitola V ont della 
Ina Ver lì S apudemnes in confejfo pft ju { tn alto; transfert 

rufenm- Zndoiur belli , per fui giufìail Crocio .altro gran Mae fl*o tn ftmth 
tf^W, *Xri extra controverfiam (fi quelle cefe , le qualt hofiibus prrn,! 
<sGent.lib.i- ™""* (unt €a non pefie vindkari ab bis , qui ante bo/iei noflret 
% S J*P? ^jJ^tT^^r^J^ pofìliminu/m virtù de le 
7 MtT ituTtene per certo expuljìs kojiibus ex agri* , quosceperintjDo, 
t'nJeorum ad priore* Domino* rifa .cerne ftabihjceil vedevo 
Zozio-equejìi detti del Pufendorfio, e de Gro V o Scrittori^ aaj, 
tinti alla Santa Sede ,fi tengono generalmente per muffirne fonda- 
untali >e per primi principj , a qualt non e lento alle perjone ra- 

* ,0 "To ch^fo profeffione di Perfona ragionevole, e che fono amantiflìmo 
della verità, la quale, e non altro riguardo mi ha pofto quefta penna in 
mano , non vuo , ne debbo contradire alle maffime , ne a fondamenti fta. 
Siiti dal Pufendorfio, e dal Grozio, e vennero rum eduequeft. Autor,, 
LaiMaeftri famofi del diritto dj Natura, e delle Genti, anzi pramerei, 
che come tali 1} rifpettaffe anche il noftro Avvertanole pon hmpur 
•gnaffe quando parlano contra di lui. 

La difficoltà però, che qui s'incontra da me ella non nafcegià dalle 

«laffime , né da' principi legali , in cui io convengo con V Av verfar.o , ma 

tutta ftà nell' applicazione, e fé io debbo dirla come la fento» m. rare, che 

i titoli da lui allegati per giuftificar 'azione di G.pl.o .non folo non h 

adattino al cafonoftro, ma che pugnino pmttofto fra fé > e che 1 uno fi 

opponga diametralmente all' altro ; S'è vuole , che ,1 Papa aoqu.ftafle ,1 

Dominio di Parma, e Piacenza paiìiontbu* t aoe m virtude Capito* 

SLega , non può dir poi, che'l faceffe ^ belh, tanto più che » Pop* 

d'effe Città non furono vinti dalle armi confederate, ma iid.erono fpon- 

taneamente allaSede A P ottolica;e fé pretende, che ,1 Pontefice fé ne 

faceffe Padrone>r^//i , egli urta certamente in una mamfeaufima re- 

ouananza ,ed in una chiara contraddizione , volendo che Panna ,e Pia- 

cenza gli foffero aggiudicate;^ pojtlìminn ancora , imperocché il Do, 

minio,che f, acquifta dal Vincitore jure belh r prefuppGne,che la co fa 

prefa foffe prima del Nemico , d.cendo perno Plutarco pella Vita d Alef. 

. 1ÌL fandro : Vincente* etiam e a, qua boftium funt M aqutrere, e Agazia (b) 

flftT riferite, che Teodorico, dappoi eh' ebbe vinto Odoacre,^ ejusfuerant 

(0 omnia tenuit belli jure ; Onde Ugo Grozio (e) citato dal noftro Av ver, 

Ugo Grot. da 5 . • fo intendere , che Hquet & hoc ut res altqua no/tra belli jurepat , 

jur. belli >& . t boftium fuerit. Quindi è, che fé ella non eradei Nemico, 

^* ^uò^aldiffi.dK&tanoftrai^W/; All'incontro il ri- 

tolo che Tlì fonda j«w pq/?/i/«/»« prefuppone una cola tutta oppefta ali 

acauifto.chefi fa jure belli» parlando anche delle co(e inanimate tanta 

piobili quanto immobili, copcioffiacofacha la ragion del pofthmin.o, 



fifpet-. 



Sopra Io Stato di Parma e Piacenza 



*7 



rìfpetto alle cole immobili procede folamente a favore di chi n'era ante- 
cedentemente il Padrone , a cui debbon perciò ritornare , e reftituirfi , al- 
lorché li riacquiltano,o dal Nemico lì abbandonano . Cosi Io definifee fulla 
traccia della ragion delle Genti Paolo celebre Giureconfulto lib. 16. a Sa- 
vino ; Pofìliminium eft ju( amiff<e rei recipiendee ab extraneo , & in fta- 
tum prift'inum reftituend<e interno! , ac libero! Populos , Regefque mori- 
bui , legibufque conjìitutum , nam quod belìo amiftmui , aut etiam circa 
bellum boefi rurfus recipiamui , dicimus poftliminio recipere , idque na- 
turali tquitate introdutlum eft , ut qui per injuriam ab extr aneti deti- 
nebatur , 'a , ubi in fine! fuoi rediijj'et » priftinum jui fttum reciperet . 
Onde dirle il Giureconfulto Pomponio riferito dal Grozio (a), che verum 
eft , expulfu boftibui ex Agri! >quoi coeperint Dominia rerum ad priore! 
Domino! redire ,/tc ALginam Jnfulam Atbenienfibui ereptam , vet eri- 
bui Domini! Lacedemoni! rediderunt , Agro! ex Gothis , & Vandali! 
recuperato! veterum Pojjejforum Hcereclibui reddiderunt Juftinianui , 
aliique Imperatore! . 

Quindi è ,che lo fteflb Grozio per darci a conofeere quanto fra fé in- 
compatibili iìano quefti due titoli, e come mal fi accoppano inlieme, 
ripetendo la malfima da lui poco prima Stabilirà, che ex bello jufto rei 
capientium fiunt , foggiugrie immediatamente, quibiti de rebui dedu- 
cenda funt qua recipiuntur poftliminii jure ,e ne adduce la ragione, 
perchè funt enim hoc prò non capti! , ed in farri il poStlirninio altro 
non è che un jui , quod naf citar ex r edita in limen s ideft fina pu* 
blicoi ,e così il laudato Pomponio aSferifce,che lì dee dir ritornato, o 
liberato poftliminio qui intra prue fidi a noftra effe aeperìt >z il citato 
Giureconfulto Paolo, cum in fina noftroi intravet it . Iofo che la fen- 
tenza degli allegati Giureconfulti fi riferifee alle perfone particolari, fia- 
no libere , o ferve , ella però ha luego , anzi fi eilende ancora a* Popoli , e 
alle Città, le quali , (cacciatone il Nemico, s'erano libere, riaSfumono l'an- 
tico governo di Repubblica, e serano foggette all'Imperio d'un folo, 
ritornano (otto la Dominazione di lui quantunque foffero ritolte al Ne- 
mico dall' arme de* Confederati , e non già dagli Elerciri del primo Signo- 
re. Così Tintele lo fteffo Grozio alla fomiglianza de' fervi, i quali libe- 
rati dalle mani del Nemico debbonfi restituire al primo Padrone di cui 
erano allorché furono prefi dal Nemico medefimo , come oltre a' Telti ci- 
tati da quefto celebre Scrittore, lo decifero gì' Imperadori Diocleziano, 
e MaSììmigliano , dicendo , che ftcut liberi! captii ab boftibui , ac poftli- 
minio reverfii , ftatui priflinui reftituitur y fic Jervi Domino; unde fi 
b<ec , cujui meminifti Ancilla Patri! fui fuit, nec commercio redempta 
eft , reverfa Dominum vel ejui fequitur Succefforem , qui per capitvi» 
tatem banc amiferat . 

Baftarebbe a mio credere quanto fi è finora efaminato per mostrare, 
che fono grojjolani ibaglj non dell' Angeli , ma di chi pretende colla fpe- 
ziofità de' titoli fondamentali del diritto di Natura , e delle Genti giustifi- 
care l'occupazione , che di Parma e Piacenza fece Giulio II. ,tuttavolta 
quando bramafle il Lettore , eh' io gli provarti , che ne pur uno di sì bei 
titoli potè dar colore ad una sì manifesta ufurpazione, eccomi pronto a 
Soddisfarlo ; e che non lì pofla l'azione di Giulio coonestare col primo fon- 
dato in patlionibu! della Lega , l'abbiam provato poco fa in moIte_, 
guife ; Imperciocché fi è fatto vedere in primo luogo , che fra Collegati , 
altro non fi ftipolò in favor della Chiefa, che la ricuperazione di Bolo» 

è 2 gna , 



legpolìlimin. 

Capt , ór 
pojìl. 

Gtot dfjure 
belli, &pac. 
lib $cap 9. 
$.15. 

Precopius 
Vandalica, 
iib.pr. 



ìtgp^lìmìn 

G*PSÌVÌS . 



Ijlorlet Ro« 
m«n*pag. 



Vufeftdvrf. 
fle jur. Nat.> 
& Qtnt. fib. 



(b) 

QuìCCiar.lib. 

ir. <r</ ««»• 

IJI*. Mg. 

310 àwr^tf. 

(e) 

Gravai 

tom.\. Lofa- 

•vie Ctviftl. 

Cremori. Art- 

»«/.?«/. 1499 



if U Apologia del Domìnio Imperiale 

s na i e di Ferrara , in fecondo , che nulla più pretefe lo ftelTo Pontefice , il 
Lale allorché i Piacentini e Parmigiani mandarono 1 loro Ambafc.a- 
Sor" a Roma per (opporre le loro Città al D.mimo deHa Sede Apol o l.ca, 
non Pfetefe già riceverli in efecuzione delle folennj Capitolazioni della 
Lega', come antichi Valfalli , i quali t* aliquocafud^runt Mac 
tali, così b atteftano il Paride Graffi, e Rainald.; Terzo perche ilR« 
Cattolico, e i Signori Veneziani, co' quali fo amente era d. quel tempo 
colletto Papa Giulio , non potevano da fé difporre , ne arbitrare d. JW 
ma e Piacenza Città foggette all'alto Dominio dell Imperio , e tolte dal 
Rè di Francia a! Moro .chele poffedea colle Inveltirure d.Matf miglia- 
io Primo; Siccome colle Invettiture Imperiai. , e non Pontificie , le 
fioreggiarono iVifconri; Onde, dato , e non ma, con ceffo, cheque, 
Principi avellerò efpretfamenre promeffo al Papa d acqu.ltar per la Chi* 
fa le Città de'quali fi favella rotella promifiione larebbe (tata mutile, e 
vana al riferir del PufendorffioO) . il quale ci fa fa pere, che fault at 
morali* quid prandi , aut ad prtftandum quid nos obhgandt nobts 
auoattedeeft circa res ,& aBiones alienasi qurppe qutnonnoftrojed 
Werius arbitrio funi fubjctt* ex quo confeqmturnot detllis non pefle 
>promittere,autpacifci,ut alter aclunofìrojus addlasadqutrat^ltum- 
Le iftas velutfuojure pofeere queat ; E finalmente fi e moftrato, che 
in virtù d'effa Confederazione dovean piurtofto quelle Città retituirlia 
Maflimteliano Sforza figliuolo del Moro , perchè quelli , e non il Pontefi- 
ce nefu'fpogliatodaLuigiXII.,eche lo Trattato di Lega portava do- 
iver le Terre, da quali fi folfero fcacciati i Francefi /ritornare fiotto la S» 
* noria di chi fé ne ritrovava all'attuai pofielTo, allorché imedefimi l oc- 
cuparono: così rinteferoiVioiziani.come lo atteftano tutti gli Storici 
di que' tempi , e così lo vuole ancora la legge di tutte le Confede razioni- , 
fondata nella ragion delle Genti, la quale ci addita effer cofa di fomma 
equità, che vinto il Nemico fi renda ad ognuno de Collegati tutto ciò, 
che da lui gli fu tolto. 

Quando poi aveffe lo Storico noftro prerefo dire, che quelle due^ 
Città rimafero aggiudicate alla Santa Sede, prima pacJionibusyer le fo- 
- Jenni Capitolazioni della Uga ftipolara fra Giulio 1 1. , e Maflimighano I. 
già vede il faggio Lettore rinfuflìllenza di quello titolo, mentre egli già 
retta perfuafo ,che ncn he fu ceduto né Dominio , né Sovranità , eflendofi 
«ef prettamente dichiarare dalle Parti , che per quefla Capitolazione , M* 
■fané Pi tolerava il pofl edere Parma .Reggio , e Piacenza , non s'tnten* 
Me pregiudicato ade ragioni dell" Imperio . Quelle iono le precife pa- 
iole del Guicciardini (b) il quale attella ,che tal Confederazione fi publi* 
■fò folennemente nella Cb'te fa di Santa Maria del Popolo. Quanto la- 
fciò fcritto il Guicciardini viene confirmaro da Luigi Gavitelli <r) nelli 
<fuoi Annali di Cremona, aflicurandoci ,che de menfe Novembri! , Matti- 
•migliano Cefare, ò fia in nome fuo , il VcfcovoGurgenfe fuo Plenipoten- 
ziario , adhdejit cum Rege HiipaniarumSitmmo Pontifici advtrjus Ve- 
Wtos ,& Béntivolhs tdimijjis Ecclefi* Parma ,6* Placentia t [alvo 
iure Jmperj , oc approbato Conci/io Lateranenfi . 

Edeccoqual fu la Lega ,in virtù di cui i\ vanta rAvverfario,che 

tanto Arnoldo F enonio continuatore della Jfìoriadi Francia di Paolo 

Emilio , quanto Onofrio Panvìno fcrijjero , che Parma , e Piacenza 

IhIìo cedere , e che furono Pontifici Tradita' . In virtù però di cottila 

•Le«a non perde Gelare le lue ragioni, ne rinunciò alla fovranirà,che 

avea 



Sopra lo Stata di Parma e Piacenza. 



*9 



avca l'Imperio ("opra Parma , e Piacenza , ma folo tollerar volle , che per 
allora il Papa le pofledefle , iicche ritenendole Giulio con tali condizioni, 
le quali, al riferir del Grozio, (a) dette nt diferetè impleri , non potè né 
egli, né pottero idi lui SucceHori pretendere d'aver' acquietato in effe 
due Città maggiori ragioni di quelle, che vi avevano prima, né prefu- 
mere, che l'imperio avelie abbandonato, ò ceduto la fua fovranità,la 
quale con quello patto così folennc rimafe fempre illefa ,e prefervata da 
ogniprelcrizione.malTìme che egli fu ratificato di poi da Leone X., 
come lo vedremo a luo tempo ; ballandomi per ora far vedere , che guan- 
to iodico vien confermato da' medelìmi Autori citati dall' Avveriamo; 
Dice dunque il Grozio (b), che ad impedire qualunque pregiudizio, balla 
faltem ut protefiatio de jure fiat ,e'l PufendorfHo {e) ,aut [alt em per 
proteftationes jus (ibi falvum refervet . 

Pot'ea dunque ammeno l'Autor Romano di citare il PufendorfHo , e 
fargli dire patt'ionìhus per le fole nni Capitolazioni della Lega , per l? 
quali apud omnes in conferò efi jus in alias transferri, imperciocché 
quell' Autore nel luogo da lui citato altro non reca , che la feguerjte pro- 
porzione d'eterna verità sì , ma generale (d) : Cccterum cum apud omnes 
in conferò fet per pr orni (fa , ® patta jus in alios trans ferri : Quefto afiìo* 
ma però none applicabile punto al calo nollro , perchè Mafómigliano I. 
non promife , né fi obbligò per patto folenne di cedere alia Chiefa Roma- 
na il Dominio di Parma, e Piacenza, ma folamente ei dichiarò,^ 
[ebbene fi tollerava il pofffdere Parma e Piacenza ,non untendefa 
pregiudicato alle ragioni dell' Imperio ; Onde dee dirà, che U riferita 
regola generale èia piut collo a nollro favore , ficcome a nollro favore ftà 
l'altro principio del diritto di Natura, e delie Genti ,'orora citato, cioè, 
che fim.le protrazione fatta da Cefare, ed accettata dal Papa prefervaffe 
jttefa per fempre, e inratta la fovranità ,e'l Dominio dell' Imperio; anzi 
avendo la Santa Sede accettato il pofieffo di quelle Città con tal condizio- 
ne , non le rimafe più alcun pretefto per impedire , che quelle non fi ve- 
■deffero ,e in qualunque tempo non potettero efaminarfi , perchè come fi 
ditte di fopra coll'autorjtà del Grozio (e) , debent autem conditiones difi 
(rete impkri, ■ rr 

. E ùccome fenza verun fondamento ferine Io Sferico Romano , che 
quelle due Città rimafero aggiudicate alla Santa Sede paHionìhus ;cos\ 
con minor ragione ptetefe , ch'ella ne acquilìaffe il Dominio jure belli, 
e con più grande improprietà, per autenticar quella fua vinone ,fi fervi 
dell'autorità d'Ugo Grozio, il quale nel Gap XXII.tf. i?.del Libro fe- 
condo da lui citato non dice ciò , eh' e i vorrebbe fargli dire, come potrà 
offervarlo il con efe Lettore , Afferma bensì quell* erudirò Scrittore iti 
un' altro luogo, che (f)Hludverò extra controverfiam e fi JjitsGen- 
tiumrefpicimus>qu<ebofiibusper noi erepta funt 9 e<z non poffe vendi- 
cari ab bis , qui ante bofies nofiros eas poffederant ,& bello amijerant , 
quia jus Gentium bofies primum Dominos ,fecit Dominio esterno , detti* 
Àc nos : ma quella dottrina nulla vale al calo nollro per più ragioni , 

La prima dunque farà > perchè né da Giulio IL, né dagli Eferciti 
confederati fuerunt Parma ,e Piacenza a forza d'arme hofiibus erept* , 
ma iParmiggiani, e i Piacentini già Vaffalli dell' Imperio anelarono fu- 
J>ito,che fu l'Italia abbandonata da' Francefila fortoporfi volontaria- 
niente al Dominio della Chiefa, e a giurarle fedeltà . Quanto però fecero, 
e promifer© quei Popoli in ometta occafione , fu tutto nullo , invalido ,c 
* affatto 



(a) 
Gfot dejur. 
beli &pac. 
libi Cab i J. 

m 

Grot.aejur. 
bell.<bfp*c. 
lib z.cap.is. 
$.6. 
(cì 

Pufendorf. 
dejurnat& 
geni, lib 4. 
caputi. 



(d) 
Pufendorf. 
d.traB.lib.y 
cap.f.§.z. 
& 7 . 



/e) 

Grotjib z. 



<f< 

Hugo Groi. 
de jmbell^ 
pac. lib. j. 



fa) 

Vufendorf 
dejur.nat<& 
gentjib. j. 
cap.f§U. 



(bì 

Qirolam» 
Zurlta Ifio*. 
delRèDn» 
Ferdinand» 
il Cattolico 
lib.ic.cap. 

19- 



30 V Apologia del Dominio Imperiate 

affatto ingiufto , imperciocché non flava in loro mani, né pendca dall' 
arbitrio loro fottrarli dall' antica fovranità dell' Imperio per darfi a quella 
della Sede Apoftolica,nèpoteano in fraude , e pregiudizio del vaflallag- 
gio , che doveano all' Imperadore Signor diretto delle Patrie loto , giurar 
fedeltà al Papa. Cosi lo prova, e lo decide il Pufendorffio(rf) reputato 
dall' Avversario per uno de' più famofi Maeftri di quelle materie colle for- 
mali parole : Bine & irrita funt omnia palla Subditorum inter fé , vel 
cum alìis , in fraudem fidei faci a , quam legitimis Imperantìbus de de- 
runt Gramondus Biftor. Gali l.V.,quifub Rege nafeitur primitus 
fidem Regi debet , quàmfi quis alius à Rege [ibi arrogat , rei alien* te- 
merarius Contreclator efi , nec ftandum patio , quod contra leges fit , 
ij)ura Regni \fide folutus eft , qui contra Regemfuum fidem dedit , quo 
fpttlat >& illudtritum ,qui prior tempore potior jure. 

La feconda poi perchè il Rè Luigi XII. non era Sovrano, né afìbluto 
Signore di Parma , e Piacenza , avendole ricevute in feudo dall' Imperio , 
il quale riconobbe per fupremo Padrone nel modo medefimo , che lo rico- 
nobbero iVifconti , e gli Sforzefchi,ficche quando anche per ragion di 
guerra , e colla forza delll' arme avefle Giulio II. efpugnate cotefte Città , 
e fcacciatine i Francefi ,non potea jure belìi acqui/larvi maggior diritto , 
«è maggior Dominio di quello , che v i avea lo lleflb Rè Luigi , e per con- 
feguenza l'Imperio non rimafe , né reftar potè fpogliato della fua fovra- 
nità per la chiara , e trita regola di ragione , che nemo plus juris in alium 
transferrepotejì , quàm ipfe babet , a cui fi aggiugne l'altra , che fatlum 
tertii t prJfertim Vaff all'i , hattd pra°juditium inferre poteft vero Do- 
mino . 

E finalmente la terza fi trae dalle Capitolazioni di efTa Lega , e dalla 
Legge delle Confederazioni folira cuftodirfi , e oiTervarfi in cafi fimili da 
tutte le Nazioni più colte, perchè fondata, come già diflì, nella ragion 
delle Genti, la qual preferive , che vinto il comun Nemico, e fcacciato 
dagli Stati.che occupò, ognuno de' Confederati ripiglia quel, che avvanti 
che fi facefle la guerra era fuo, e riacquifta il pofTetfò di quelle Terre > delle 
quali ne fu fpogliato dal comun Nemico; Così intefero le Capitolazio- 
ni della Lega, i Confederati tutti, e particolarmente i Veneziani, come 
lo confetta lo fteiTo Avverfario , e perchè Giulio II. volle , contra l'intelli- 
genza de' fuoi Collegati, appropriarli Parma e Piacenza, altamente fé 
ne querelarono iSpagnuoli , e rimperadore; anzi i primi, fubito morto 
Giulio IL vi entrarono colle loro Truppe, non già per farfenc Signori, 
ma per redimirle , come fecero , a Maflìmigliano Sforza figliuolo , e fuc- 
ceffore di Lodovico il Moro , che ne fu fpogliato dal Rè di Francia , e così 
lo attefta Girolamo Zurita(^) dicendo: Mayormente que con lamuerte 
del Papa los dela parte Francefa mofiravan de aver cobrado mas 
animo , pafsò entonces con el Exercito al Piacentino , y Parmefano 
por eftar dela olra parte del Pò y y por ferComarca donde el Campo 
tnejor fé podria fojìentar; de mas de fio lo bi%p por fer aquellasCiu- 
dades del Efiado de Milan ,y averlas occupalo Papa Julìo fio ningun 
fondamento y y que el Duque Maximiliano trabajava por cobrarlas , 
y los de Milan fé pufieron de tal manera en elio , que de^ian pubi- 
camente , que fi no fé tomavan entonces fé harian Cantori de Svycos » 
y Andreas del Borgo t yel que llamavaCabomaeftro t que efiabanpor 
Embaxadores del Emperador en Milan fueron a protefiar alViforey \ 
qtae.fi no ayudava al Duque a cobrarlas , fiendo el Emperador Senor 

Sobe- 



Sopra h St-at* di Parto* * Piacenti . ji 

$ oberane , (e boluerian aia 'opinion de Francia ; Dioles elVifqrey buena 
efperan%a,y bi\o que el Duque embiaffe àl'Colegio di Gardenales noti- fa) 

ficar fu juflizia , y que enf retanto tuvieffe forma còrno fi apoderajfe % tc [ l * J t f 
dellas ,y affi lo bi^o, y cóbrójfè hego Placenta con el favor del Viforey, anm t ' fl g . 
y futjje aponer en ella. Lo fletto conferma il Guicciardini (a) colle fé- pag 5»;». 
"guenti parole: Morto iì Pontefice , il Viceré di Napoli andato co' Sol- ter &' M 
dati Spagnuoli verfo Piacenza , conftrinfe quella Città a ritornare , And ^ as 
come già Joleva , fitto l'imperio de" Duchi di Mdano ; l'ef empio de Pia- Uocemgus 
centini figurarono per lo medefimo terrore i Parmiggiani. Il Cimile bel/.Came* 
lafciò ferino Andrea Mozenigo {b) nella fuà Storia della Lega di Cani- *«enMb.%. 
orai , dove dice , che morto Giulio II. , Leo X. juffeclm eft &c. M omnes '* pri % ip ' 
deinde infpefn pac'u futura dticìi flint &c. ; Jedpaulo poft al'rqnantum Angeli lllo- 
ea optnio rejedìt ,fimuì ac Hifpani cum Duce Medìolant Pontifici ob- ria di Parma 
viam venerunt Parmam , & Placentiam capere , conferma il medefimo W*5- P«g- 
l'Angioli (e) nella fua Storia di Parma . ^ 4?7-* fil* 

Quindi è /che nel cafo noftronon è in verun conrò applicabile la /d) 

dottrina del Gròziò (d) di fopta citata , rha bensì l'altra fentenza del me- Grot de jut. 
defijpo Autore da frte regiitrata itegli antecedènti Capitoli coll'autorirà bch,<&pac. ' 
rfi molti efempli, e Stòrie memorabili > cioè, che reddendtf ergo rei lii > ì-c<»pi6- 
tales bis , qu'tbus fuerant erepta? ; qmd & faffum fiepe videmus &c. §- l &§+ 
ficut autem res Domino reddend* funt > ita & Populi ,é" parte 'f Pop*. 
lorurn bis, 'aiti jùs Ifnperii babuerant ,aut etiam fibi , fi fai fuerant 
jt/ris ante vitti injuftam; ita S utrium receptnm t reftitutumyue Sociis 
Camilli Avo et Livio dìfeimus ; JEginetas , & Meliosfuis Urbibus rejìi- 
tuerunt Lacedemoni? ■ Gt#ci<e Civitates quas Macedones invaferant à ( ^ 

Flaminio reddito? hbertaii ; E defeendendo il PufendorfHo (e) più part j- Vufendwf. 
colarmenre al cafo noftro , dice : Integer Populus ,fi vel prppriis viribus* dejur. nat. 
velSociorum armis jugtim boftile excujjerit fine dubio Itbertatem ,^T <bgent.hb.%. 
ftatumantiquum recuperai &c. Idem quoque de parte alicujus Populi ea P*§'**' 
eft dicendum >quod fi pars Populi vindicetur ab ilio P optilo y cui tan- 
tifper avulfa fuit, a ut ìfiius Sociis , antiquo iterum cor pori con]uvgitur , 
ac in priftinum locum , ac jura redibìt . 

Mi permetta dunque il cortefe Lettore ridire ciò, che io già dilli 
perchè troppo bella occatìone me ne porgono Autori sì benemeriti della 
Legge di Natura, e della ragion delle Genti; Parma e Piacenza fletterò 
unite al Ducato di Milano quafi duefecoli; quefto fu per pochi annioc- 
cupato da*Francefi , i quali s'impadronirono anche di Corefte due Città » 
e dipoi il tuttofi ricuperò felicemente per la virtù de' Collegati, dunque 
le Città medefimc antiquo corpori fi doveano riunire , e non darfi volon- 
tariamente al Papa; Laqual proporzione è tanto vera , che affermalo 
fieno Pufepcto' ffio ,che quando anche il Popolo sì di Parma ,che di Pia- 
cenza, non colle forze della Lega, ma proprio aufu Prarfidta boftilia 
dejecerit , ad antiquum corpus revertetur , nec pectìliarem confìituere 
Civitatem pra?tendet ,e molto meno fottpporfi al Dominio d'un* altra 
Potenza, e la ragione è manifelU , perchè tutto il rimanente del corpo 
fuo juri ad ijibanc partem non renunfiaverit . 

E finalmente l'altro titolo fondato dall' Avverfario in jure poftlimi- 
pii fi ritorce contro di lui , coneiofTiache fé egli è vero , come è verifTìmo , 
che e xpulfis bofiibus ex Agris , quos Cdeperint , Dominia eorum ad prio- 
res Qominos redire ; Non fi fa vedere come le riferite Città doveffero 
davfi alla Sede Apoftoliea , e non già reftituirfi al Duca di Milano , in odio 

di 






3% V Apologia dei Domìnio Imperiai? 

di cui furono occupate da'Francefi ; e perchè non avetTero a tai&flj 
Corco del Ducato di Lombardia, a cui fi ritrovavano incorporate ducent 
anni prima in virtù delle Inveftiture Imperiali non mai impugnate dal 
Pana , e fempre oflervate da tutti religiofameme; Non mi eitendo 
d'avvantaggio in provare tal verità perchè holla inoltrata digia con mol- 
ta chiarezza , e con autorità , e ragioni evidemiflime . 

C A P. V. 

Sì avvifa l'Autor Romano , che poco fi accordano coi [fatto > e con 
UStoria del Guicciardini i principi del diritto pubblico da iui 
malamente accodati. Quindi per if ereditarlo lo Italia ^ 
colle [olite fue invettive , e pretende confutarne \ rac- 
conti . Qiiì dunque fi fofliene il merito del Guicciardini 
coli' autorità de' più celebri Scrittori , e ^.comprovano 
i racconti , che egli fa con la tejtìmoniau^a 
d'altri contemporanei , e con tutte quelle 
maggiori circoftanzetChepojfono accre- 
ditarli per veri , e indubitati , 

COmprefe beniflìmo l'Autor Romano , che la fua jurifpruden^a poco 
fi confaceva anzi in nulla s'accordava colla Storia del Guicciardi- 
ni, e chelafinceritàde'fatti raccontati da quefto distruggeva inte- 
ramente i titoli fondamentali magnificati da lui per far credere a f em- 
piici, che quelle due Città rimanetfero aggiudicate alla Onefe, prima, 
Vatlionibus , fecondo, jure belli , e terzo t jure poftlimimi . Quindi e., 
che per evitar la taccia , che giuflamente fi dà a que' Avvocati, che 
acconciano a modo loro il fatto per applicarvi poi le dottrine, che più 
li tacciono ; fi sferica non poco nel Cap. IV. , e in molti fucceiT.vi a «ere- 
ditai fuddetto Scrittore, fi fcatena contro di lui ,e vuol per tuttM verti 
farlo comparir mentitore , appatfionato, e aperto nemico della Seae Ape- 
italica; Coliti titoli, che fi danno da lui, e dall'Avvocato Piacentino a 
tutti quei, che narrando ingenuamente le cofe, come le videro, lalc.a- 
rono a noi tanto lume per ifeeprire gli artifici pefniciohflmii,co quali 
adulando quelli bravi Difenfori de'pretefi diritti della Chieia Romana 
il genio della Corte per acquetarne il favore, poco a loro importa tarli 
conofeere rettoria contra la giuttizia, ed eruditi contra la verità. . 

Dicedunque il moderno Critico, che in queflo luogo non dobbia- 
mo paffar in fienaio .come il Guicciardini , dopo aver fieramente 
tport „ «.t. tfpofto jl fatto nel modo che avvenne a tutti notorio ,ace >cbe Par- 
man* pag. g£ J f p' tacen ^ a fi dettero volontariamente al Pontefice , nel procejfo 
1 }1 ' d? (noi racconti dimenticato della fchiete^a del juo primo dijcorjo P 

vi è andato inferendo varie fue riflejfionlda lui po/te artificio] a- 
mente.e a bello fiudio in bocca d'altri , affinchè paj ano fine ere , e li* 
bere d'ogni fofpetto per cercar' in tal guija di [ereditare i giujii t't 
ioli, co quali il Ponte f ce ave a ricuperate quelle Città . 

Dopo quello acconcio preambolo palfa 1 Avvertano ad eiammare la 
fincerità de' racconti del Guicciardini da lui qualificati per riflefiìoni, 
quando per verirànonfon tali, e benché venghino da un* Itterico da lui 
medefimo confettato di molta fama, dice, che a primo afpettp fi fotreb. 
Uno ravvi fare per quel che fono, che per. vacillanti , e mette a re* 

filiere 



ìfioria R<h 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza > il 

fftere al confronto della verità , che dianzi abbiamo prodotta ,e dall' 
autorevole teftimonianzadi tanti altri Jftorici 3 tutti dì ciò informa* 
tijjimi ,eVajfa/ti de' Principi interefjati in tal" affare. 

E chi potrebbe mai, in udendo tanta animofità contro un' Iftorico 
di molra fama , e fra quanti fcriflero le cofe di que' tempi i! più veritiero » 
e meno appaflìonato, frenar Ja penna, e non laiciaila trasportar da uà' 
onefto zelo ? meglio però fia tacer qui per riferir' un più giuftorifenti- 
mento in que* luoghi dove ilCenfor Romano inlultacon maggior' ardi- 
re, e con minor ragione la fama d'un' Uomo molto reputato da tutti 
gli eruditi. 

Io 4ebbo però qui pregar' il Lettore a ben' oflervar , di qual pefo fia 
la fognata i*r//*,che'l ncftro Aweifaticfi vanta di aver dianzi pro- 
dotta, affine di. far ravvi far e le rifle/Jìoni del Guicciardini per va- 
alianti , e inette ; e anche vuo applicarlo a confiderare , fé l'autorevole 
teftimonianza di tanti altri Jftorici tutti di ciò informai ìjfimi fi op- 
ponga a quanto con ogni iincerità narra sì degno Autore , pervaden- 
domi io.chefattefi da lui tali ofTervazioni, e revocatoti" alla memoria 
tutto, ciò, che io di fopra provai , verrà nella mia opinione , e rimpro- 
cerà a un sì libero Scrittore quanto egli qui rimprovera al Guicciardini, 
cioè , che i predetti Jftorici tutti d'accordo hanno taciuto quanto il 
iolo Cenfor Romano racconta , e hanno detto quello , che egli non dice . 

Né , procedendo il faggio Lettore con tal cautela, farà torto all' 
Avverfario , ma giuftizia al Guicciardini , i di cui difeorfi qui reca l'ingju- 
ftoCenfore fecondo il fuo coftume dimezzati, e tronchi , occulta le ra- 
gioni, e i motivi, per i quali furono fatti , e con manifefto inganno gli 
attribuisce non a chi li fece, ma al Guicciardini , finge perciò, che Io 
Storico Fiorentino, ancorché fuci , gli metterle in bocca altrui; Quan- 
do però fi rifletta alle circoftanze , a' tempi ,e a'Perfonaggi ,i quali a 
favellar' introduce il Guicciardini, ogni itom di fenno confedera, che 
quefto infignel dorico nulla vi pofe del fuo, ma regiftrò i difeorfi, quali 
furono fatti allora ; e che fia la nuda, e pura verità quanto io dico , comin- 
ciarli' ad efaminar'i'I primo Tefto con quella fedeltà però, che non ufa 
il Detrattor'indifcretoneì fuo efame. 

Rotti dunque i Francali,? accurata per adora (come dicci! me» 
defimo Guicciardini )per queft' anno ( cioè pei i$rz.) l'Italia dall'arme 
del Rè di Francia apparivano fegni di differenza , e difunione tra i 
Collegati offendo molto varie le volontà, e i fir.i loro. Quando altra 
prova non vi folTe pei moftrare la fchiettezza , e la verità del principio di 
quefto difeorfo , l'autenticherebbe da fé la cotidiana efperienza ; e chi non 
la eflere quefto lo fcoglio fatale, in cui vanno finalmente ad urtare tutte 
le Confederazioni , che fi fanno fra divertì Principi , i di cui interefTj non 
fono mai i medefimi,nè mai polTonoftare lungamente uniti. Efpcfta 
che ha il Guicciard ini {a) la gelofia , e il fofp-tro , che cominciò a regna- Guicciardini 
re nell'animo degli Alleati n'cfponeda perito Itterico le vere cagioni, e lìb.xi. 
fi dice , che defideravano i Veneziani ricuperare Brefcia , e Cremo- 
na è e. , il che me de firn amente defiàerava per loro il Pontefice , che 
Celare dall' altra parte >e dalla di cui volontà non poteva finalmen- 
te fepa>-arfi il Rè d 'A*a%on a ,penj "ava d'attribuirle a fé, e oltre que- 
fto di fpogliare i Veneziani di tutto quello , che gli era fato aggiu- 
dicato per la Lega di Cambrai , che trattavano Ce fare , & il mede fimo 
Rè, ma con occulti Confglj, che il Ducato di Milano pervenire m 

e uno 



f4 V Apologia del Domìnio Imperiale 

uno de' nipoti comuni , che in contrario fi «faticavano [coperta* 
unteli Pontefice t e gli Svizzeri perchè nel grado P^rnofojfe re- 
%tùU\clme%frffi era ragionato da principio Marmigli ano 
J llìZl di Lodovico Sforza, affinchè Italia non cadejfe m jervitu 
^SSJmm^ queìloftatonon Me dominato da Principi 
f J 1 iLLtìfàr ed aeHuenevafi ag i altri difparen , che avendo il 
S^Si *c.f, movendo^ per pfar con ejje 
inLomTadia.e negavano il Pontefice , e i Veneziani dirimer, 
il pagamento f® 4° rnila Ducati al me f e mt erme fio dopo la rotta , 
lllefaTd Tettino , che cacciati ì Francefi d'Italia , ecffava la loro 
XttfM i gitoli della Confederazione , al Orf [re- 
pHaÌ7LnoL delRè d'Aragona , non ejjere ciò vero .perche ,1 Re 
V di Francia pofiedeva in Lombardia molte Fortezze > 

Quefti furono dunque i motivi , e le vere cagioni (felle querele, 
non già di qu? della Lega , come attutamele qui fi finge b Storico Ro- 
2!*f Ifcrcdltar l'autorità delGuicciard.n,, madel Red, Aragona, 
edi Cefare • né dice quello Autore , come fogna l'Avverfar.o , che quelli 

llelUL^ 

relavahltre aquefio infieme conCefare^che fj orefice a fé appr - 
pria ipremj della vittoria comune , attribuendo , e quel che ad altri 
mancamente apparteneva usurpando* aveffe con ragioni finte, 
coturnate dalla vecchiezza , occupato Parma e P<«J*VpB<d*t< 
hnghijfimo tempo da quelli, fhe avevano dominato m Milano come 
Feudatari dell' Imperio f > ' '; ■■ 

Vede dunque il faggio Lettore, che , attefi 1 difpareri nati tra 1 
Collegati, e particolarmente fra il Papa, CI Rè d'Aragona, il d.fcorto 
dei Guicciardini non è fantaftico,nè da lui inventato a capriccio, ma 
'teak, e fatto da chi portava le parti di Cefare, e de Spagnuolij Egli e 
Inoltre fondato nella verità, perchè da quanto abbiam provato negli 
antecedenti Capitoli co' Diplomi autentici alla mano, e coli automa di 
tutti gli Scrittori allegati dall' Awerfario, 1 intelligenza degli Alleati 
affittita, e dalla ragione, e da tutto ciò, che fuol praticarli iacafi Umili, 
dia era , che , vinte l'arme Francefi , fi re ft umilerò ad ognuno 1 Stari , e le 
Città , che dal Rè Luigi XII. gli erano fiate tolte , e che per confluenza 
Parma e Piacenza doveanfi rendere a Maffimighano Sforza, perche efle 
Città erano ftate veramente pofledute lunghirtimo tempo uà quelli , che 
avevanodominatoinMilano,comeFeudatarjdeirimper.o. 

E tanto più crefee la forza della verità lalciataci Icntta dal Guicciar- 
dini, quanto che fi fa come egli per telTere una Storia ben fondata, e 
imparziale , ebbe una grandiffima cura, ed usò una fomma diligenza in 
raccogliere tutte le memorie più individuali ,i Diplomi , le Lettere, li 
Decréci , i Trattati di Lega , e perfino le concioni , e i dilcorti , che li face-» 
(a) vano, dicendo perciò di lui Bodino (a) nel fuo Metodo iUorico,che 

Bodinujiif m \ rum \ n eo ftudium veritatis inquirend<e . Nihil emm temere Jed 
Meta. mJWt . nece cr ar iì s argumentis confirmat , fertur emm Epifiolas , De* 

SI'" 6 c nta^dera,conciones e, ipf» fontibu* ^frJ^/* 
Tboma Pope , ue frìquenter occurrit , UU locutus e fi m h<ec verba . Denique juit , 
Blunt.cen- fe r eum ,& locorum»& perfonarum ,atque adeo Conaltowm ,& fa» 
fur.celeb. fì orum tjm dìlìgens invefiìgator &c. quodque maximum duco public a 
documenta penitm injpexijje videatur . ^ 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza 



35 



Ma quel, che con maggior' evidenza dà a divedere quanto fìano in- 
giurti i rimproveri, che al Guicciardini fa lo Storico Romano, egli è 
l'autorità di molti altri Scrittori contemporanei, e di fede degni, i quali 
corifei mano in ogni parre i di lui ragionamenti ; e provano, che il Pon- 
tefice occupò Parma > e Piacenza contro le convenzioni della Lega , e con 
fpiacer grandilfimo di Cefare, degli Spagnuoli ,de' Milanefi , e de' Sviz- 
zeri . Dice dunque il Mocenigo (a) , che ille ( cioè Giulio II. ) Viceregem 
Hifpani^ ,qui eìs Exercitu alìoquìn ex Neapolt in expeditìonemexbi- 
hat confejiimcertiorem fecit ,ut longius non accederet t quia ampiius 
fua opera opus non e(fet . Nam Pont if ex Parmam , & PÌacentiam vole- 
bat infuam pot e fìat em redigere , quod fore etiam facile videbatar, nifi 
Hifpani obv'tam eant , quia e a valde molefta res erat »& primo quidem 
de ea re verbis agebatur , denique Hifpani vifi funt velie alioquin viri' 
bus agere . E poco dopo lo fteflb Autore attefta , che Hifpani , & Helve* 
di meditabantur concurrere ; & quidem e a Pontificis , qua Venetorvm, 
& Heivetiorum mens erat , ut omnia parata forent ; Maxìmilianus 
Sforti a Dux Medio! ani effet , Ponti f ex baberet Haftem , Parmam , & 
PÌacentiam , Veneti fuas Urbes reciperent , & Helvetiis caderet VaU 
lìftellina , Dondoffola , qua è quatuor duo alia Loca funt , quibus in 
italiam itur » aliter Hifpani omnia in quaflionem vertebant . 

Confermano lo fletto Girolamo Surita Autor contemporaneo, come 
Io vedremo , allorché fi favellerà fu quello medefimo foggetto del Sommo 
Pontefice Leone X. , e Luigi Cavitelli regiitrato dal Grevio (b) , dicendo 
quetfi , che C<efare , Regeque Hifpani^ cupientibus Dominium Medio* 
Uni conferri alicui ex eorum Nepotibus , & egre ferentìbus ex ipfo Par- 
mam , & PÌacentiam pervenire in Ecckfiam difeordantibus cum eo ; 
Helvetiifque intendentibus illud remanere M axi mil t ano Sf orti <e , 

Né blamente in quefta occafione il Rè Cattolico fi querelò del Papa, 
perchè pre^endeiTe appropriarli il Dominio di Parma, e Piacenza , ma 
rinnovò p;ù fortemente , al riferir dello fteflb Guicciardini (e) , le fue que- 
rele, allorché pretendeagiultificarfi per laTricguada lui conchiufa col 
Rè di Francia ? adducendo fra le altre ragioni , per le quali fu mollo a far 
ciò , eh* egli [do aveapenfato al ben comune de* Confederati , né attri- 
buito a je i premj della vittoria comune, ne poffedere una picciolo-» 
Terra , più di quello , che pojj'edeva innanzi alla guerra ; ma il Papa 
aver pen fato ai particolare , e fatte fue proprie le co fé comuni , occupato 
Parma , Piacenza , e Reggio, nepenfar ad altro, che occupar Ferrara, 
la quale fua cupidità aveva dijìurbato l'acqui/ìare le Forte^e del Du- 
cato di Milano , e della Lanterna di Genova . 

Sopra tutti però Girolamo Morone principalMiniftro di MafUmi- 
gliano Sforza, ed informatiffimo degli affari di que' tempi mette in chiaro 
la verità di quanto fcrifTe il Guicciardini, e dalle fue lettere a maraviglia 
bene fi raccoglie , che né iMi!anelì,nè i Svizzeri, né gli altri Collegati 
patir voleano l'occupazione , che di Parma, e Piacenza fece Giulio II., 
e perchè cotefte lettere danno un gran lume al fatto , di cui ora fi queftio- 
na, così non avrà il Lettore a ma le che ioquìcon ognidi(tinzione,e fe- 
deltà ne vada le parole registrando. Dille di l'opra il Guicciardini il fof- 
petro nato negli animi de' Collegati , che meditaflero rimperadore,e'l 
Rè Cattolico d^acquiftar per uno de' comuni Nepoti lo Stato di Milano, 
e che l'intenzione degli altti era, che tutto intiero fi confervaffe nella fa- 
miglia Sforzefca , di cotefto fofpettone fcrifTe il Morone una lunga lettera 
e 2 addì 



fa) 

Andreas 
Mocenigo de 
beli. Carne- 
raUìb. 



(b) 

Grtevius 
torà ;. Lodo- 
vie. Caviteli. 
Cremonenf. 
stnnal col. 
*499» 



(O 
Guicciardini 
lìb ti. ad- 
atta. 151 3. 
/ttg.327. 



|§ L'Apologia del Domìnio Imperiale 

add^M'Agofto del 1511. a Luchino Crivello Ambafciadore di Milano 
appretto li Cantoni Svizzeri, esortandolo a non laftiar ftrada intentata 
per movere quella Nazione a confederarti collo Sforza ,eadajurar!o a 
Tiltabilirfi nel Dominio de' fuoi Maggiori ; gli manda in nome del Senato 
frùlleducento doppie, acciocché col denajo procuri accrescere il partirò 
Sfbrzefco, e render vani i maneggi degli AmbafciadoridiCefare.edel 
Rè Cattolico, ed in un' altra letterafotro la (tetta data lo avvila corno 
41mperadore Maflìmigliano mandava per fuo Ambafciadore a Roma il 
Conte Giovanni Colla , che fu poi primo Segretario di Stato dello Sforza» 
affinchè comìnciaflTe ad appianare la via a' negoziati del VefcovoGur- 
*ehfe,il quale andava a Giulio con ampia plenipotenza di Cefare per 
Indurlo a ccndifcendere,che lo Stato di Milano s'infeudatte ad unode' 
fuor Nipoti , e le parole della lettera fono le leguenti : Scito Cafarem ad 
fièblendam Julii Pontifici! voluntatem , & ut aquo animo ferat Caro» 
lutti nepoiem Imperio Mediolanenfipotfri* Epifcopumpurgtnftm prope 
diem Romam mijjurum * ultimumque conatum adhihìturum >ut qua* 
Ctde* MSS. i mt}ue T at ione , aut arte pojfit Julium ad morem fibi gerendum indù» 
Rubini 1 Pai Ktf ; confìat enim in hac cupida ae pertìnacem efje , atque ita Legati 
aj. hbfìri>qui ad Cafarem accejferunt Senati rer.unciant \ajunt enMi 

quodvix à Cafare auditi , dum prò re Sfori iana verba fecerunt , mox 
ad Gutgenfem potiùs reièli , qu*m remijfifuerunt ,proce£ìtque jam ad 
Pontificemjoannes Colla Cafaris Nunths , & Gurgenfts Pracurfor . 

La propofizione del Colia fu udita difpettofamente dal Pontefice, 
il quale acerbamente lo rimproverò , dichiarandoli di voler piurteflo col» 
legarfi co' Francefi , che permettere agli Alemanni , e Spagnuoli il potte* 
tie^re lo Stato di Milano, come fi raccoglie da un'altra lettera fcritta a 
rJ M T Qiovanjacopo Caftiglione Vefcovo di Barri Ambafciadore de* Mila- 
knU.Septem riefi appretto Giulio , & eccone le parole : Lettati funt vehementer Gu- 
hrìs. 1 jiz. bernator , Senatus , Populufque omnìs , dum recitata fuenmt lift era 
fof. if. à tua t quas de Julii cohfìantia ,ac Sfortianum nome» inftaurandum , 
-■ r ^ ' tomprimendamque Cafaris , ac Aragonum Regis l'tbidinem eleganti jfi- 

mas nuper de dilli . Siquìdem prater id > quod Julius acerrime Collam 
reprahenciit , & aperte declaravit hofìem je illis futurum , qui aliis i 
tjuàm Sfortiadis bujus lmperii habenas tradì curaverìnt t hoc amplìus 
[e Gallos revocai urum , quàm tolleraturum , quod Germani , Hifpanìvt 
Medioh potiantur . In quella lettera il Morone eforra l'Ambafcia- 
dore a coltivar l'animo del Pontefice, e tenerlo faldo nella, fua rifoJu- 
zione fino ache gli Svizzeri, i quali già avevano fottof'crirta la L,es>a. a. 
favore delio Sforza , Legatos ad Julium mìttant , qui Gurgenfem prave* 
nientes totius Gentis fua pertìnacem voluntatem de babendis, ac tuen- 
iiis in hoc Statu Sfortìadis votum faciant ; temevano i M 1 lanefi , che le 
minacce fatte da Maflìmigliano , e da Ferdinando d'unirli al Conciliabolo, 
di Pifa non vincettero l'animo di Giulio, onde chiudeva il Morone la let- 
tera con dire , non ignoramus quantum Julius formidet > ne hi duopoten- 
fijjtmi Principe! Concilio Pijano adbareant , 

Giuntigli Ambaldiadori Svizzeri a Roma, e cettato il timore, che 
Idem €od. il Dominio di Milano pattalfe inaltre mari, che inquellc delloSforza , 
#SS. Epì fi. cominciarono i Milane!! in efecuzione delle Capitolazioni della Lega tti- 
« idus Oflor po | ata co * Cantoni a cercare la reintegrazione di Parma, e Piacenza , per- 
la? z%& ciò fcrif{e '' Morone a11 ' Arcivefcovo di Barri in quelli fenfi : Caterum 
\{i \ubet Piacentine , Parma q uè reflit ut ione m commemorare , ut Julius an* 

teyuam 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza , $f 

fé 'quam Gur^nfis advenient eum cogat , fuapte illat voluntate refii» 
tuat , tum quo l'Cua magis intere fi , ut [ponte eis ceffiffe videatur , quas 
per Cafarìs . & Helvet forum voluntatem retinere baudpoffe perfpicit ; 
tum quodetiam ad noi pfrfhet , nepluribus Principibus prò unico offi- 
cio devhciamur , & maxime ne Cd-fari . fi ejus rei autlorfit ,gratias re* 
ferre cogamur , qui in Genfem S forti anam nunquam ( ut fcis) gratuito 
beneficia fuìt t prof celo quod i/li , & Gurgenfi in bujut meriti graftam 
dandumerlt ambarum Civitatum annuum redditum excedet . 

la un'altra lettera iIMcronedà notizia all' Arcivefcovo di Barri, 
che gli Ambafciadori Svizzeri, non meno per l'autorità, che perii nu- 
mero loro , mentre erano ventifei, molto gli contribuiranno a ben riufeire 
ne' fuoi maneggi, indi gli dkeiquod ad [Civitates Placentiam , Par» 
mamquf attinet\Senaius decrevit , ut Helvet forum Popularum voìun- 
tatem y neque ilìud maxime , quod in fodere ftt receptum , eas invito 
etiam Julh Maximi/iano Duci fervare , ne Julius : ut e fi ad fufeipien» 
dam iracundiam facilis * forfan indignetur ? & alia moliatur , qua 
tei nofira officiant , quàm modica Civitatum cxpetlatio obejfe po/Jìt . 
Rogabunt tamènjulium , & ei nomine Populorum perfuadebunt , ut eas 
reftituere non differat , & multum , ut opinor procurationem tuamjuva» 
bunt , fedttt omnia intelligaf feito eos ftatutfje , quod fi frufira ratio» 
nes , & prnes jtta apud Julium effundantur , & Julius eis redeuntibus È 
& Maxim} liana Duce reduce pertinax adbuc fuerit , vi >& armìs has 
nobìs Civitates fervabunt , Tu nunc pofiquam rem omnem tenes , dabis 
operami Prhcipum Legati JUST1SSM4M PETIT IONEM 
ai'juvent , & qui Mediolanenfi Imperio afpirant , & qui illud Sfortta» 
dh reftitui optant , omnium enim intere/i , ut Status integer aaverfus 
Gallorum heurfiones veluti totius Itali* propugnaculum feryetur , eo» 
rumqne etiam Prhcipum prudentia fero dignofeeturfi Pontificiam pò» 
teflatn»Vjam nìmìs autlam>&pene formidabilem barum Civitatum 
incremento ampliari patientur\at fi Julius nulla ratione,*? nullius 
aucloritate à pertinacia dimove atur ,velitque omnino Civitates bas^ 
babere , optimum factum cenferem , quod Legati t Prhcipum , & tpfi 
Gurgenfi aperire s , qua fit Helvetiorum mens , & quafi ejus exequenda 
veniam impetrare^ , ut quando vis adhibetur dici po/Jìt , Prhcipum^ 
feitu , & voluntate factum . 

Giunto il Vefcovo Gurgenfe a Roma, l'Arcivefcovo di Barri ne dà 
la notizia alMorone,iI quale con fua lettera de' 15. di Ottobre dello 
fieno annoi5ì2.gli rifponde,e fi gli dice , eh' erano gli Ambaiciadori 
Svizzeri ritornati a Milano , e che quefti retulerunt ea ,qua & tuferibis 
deludi in refiituend'n Civitatibus pertinacia , eadem funt Pppuhs juis 
relaturiy volentibufque nobis y eas ab initio Julio vi abdita evellent: 
{ed quajo da operam,fi fieri potè fi ,ne tam repente Julius ad tracun- 
diamprovocetur. quàm praceps e fi ,& ad fumendam ulttonem m» 
circonfpetlus &c.quamobrem omni fiudio contendendum e fi , ut preci» 
bus >& rationibus y non autem viole nti à Julii animus leniatur >&fua 
manu Civitates recipiamus* quod fi vhei precìbus, & illecebris nequeat, 
me a t amen \ententia non erit irritandui x potiufque cenfebo duarum 
Civitatum ad tempusbaud lungum t quàm perpetuam totius Dommtì 
jacluram facere . . . , , „, k . r 

Finalmente fcrive il Morone li 4. Febbrap del 151 }. ali Arcivefcovo, 
ghe quando credea riavere lue lettere per intendere qualche novella del, 



3* 



L'Apologia del Dominio Imperiale 



Idem Ccà, 



Teorìa Ro- 
mana pag. 
13*. 

(a) 
Guicciardini 
lib.ii.ad 
*nn. 1512. 
pag. 3*0. 



(b) 
Gulcciara. 
di8.lib.ix. 
pag. 319. « 
tergo . 



la fallite di Giulio trovavafene privo, e che gli feri veva Jacopo ?™™ do 
etTerne in colpa la di lui malattia ; fi duole altamente di quella del Ponte- 
fice per il pericolo grande , che fopraftava all' Italia colla morte del Papa, 
e gli foggiugne: forte Julius , ubi ejì magni roboris 9 convalefcet t aut 
tantifper refpirabit , quodpoterìt de propugnaculis Italia?» deque rejU- 
iuendis Civitatibus decernere , autfanefi fecus eveniat , poterà Mari- 
nus ( ubi eft rerum Curia? iftius calentijftmus ) in creando novo Pont) fae 
quemoiam exCardinalibus ad Pontidcatum adipijcendum f onere® e. 
aùt fortaffìs Interregno durante obtinebit ,quod Collegium Cardina- 
le J ut potè CONSC1UM GUAM JNJUSTE JULIUS CIV 1- 
TATES NOSTRAS OCCU PASS ET t eas recuperanti conve- 
nendo permittet . 

Benché quefte lettere , nelle quali come in chiaro lpecchio u lcuopre 
l'ingiuftiziadell'ocupazionedi Parma e Piacenza , e lo fdegno concepu- 
tone da' Collegati rimanga anche mirabilmente giuftifìcato il racconto 
delGuicciardini,noorc(laperò il fuo Cenfore foddisfatto delle maldi- 
cenze già vomitate , ma più che mai d'infocato aftio s'accende contro di 
lui, perchè di più ci attesalo Storico Fiorentino che consentivano tutti 
i Con fé derati unitamente (a) , che nel Ducato di Milano ent rafie MaJ- 
fimigliano Sforza , non conferendo perciò Ce fare d'inveJìirlo,o di dar- 
gli nome di Duca , alcun titolo giuridico , ma rifurgeva la querela del 
Vefcovo Curgenfe , e degli Spagnuoli dell' occupazione di Parma e Pia* 
een^a in pregiudizio delle ragioni dell' Imperio , in troppa grandezza 
del Pontefice , e in troppa debolezza del Ducato di Milano, il quale 
farebbe fiato neceffario far più potente .perchè aveva fempre a ejj'ere 
"ti primo percoffo da' Francefi . Non aver ne' Capitoli della Lega par- 
lato il Pontefice d'altro , che di Bologna , e di Ferrara . Ora con ragio* 
ni t delle quali non appari/ce alcuna autentica memoria , ufurparfi 
quello , che da grandijfimo tempo in qua non avejfe mai la Chieja Ro- 
mana poffe.iuto ; né anche fi avejje certa notizia , che l'aveffe mai pojj'e- 
duto , eziandio ne' tempi anticbijjìmi, ne mofirarfi delle donazioni degli 
ìmper adori altro , che una femplice Carta , che poteva efiere fiat a finta 
ad arbitrio dì cìafcuno , e nondimeno il Pontefice , come in cefi a mani- 
fefia , e notoria , con l'occafiotte de' tumulti di Lombardia aver/i amm> 
nifirata ragione da fé fiejjo . 

Quanto fia probabile ,anzi vero , e fondato quelto diicorfo , Io mani- 
fefta la cagione, per la quale fu fatto; il luogo, e'1 tempo, in cui fi fece. 
Giunfe dunque, come li vide di fopra,il Vefcovo Gurgenfe a Roma 
ricevuto con quegli onori , e applaufi , che ognuno fa , e alla fua venuta fi 
cominciò (come dice lo fieno Autore (b) ) a trattare lo fiabilimento 
delle cofe comuni , di che confifteva in rimovere le differenze , e con» 
tefe particolari , acciocché Italia rimanere ordinata in modo , che con 
animo , e Configlio unito fi potè fife refifiere al Rè di Francia . E per 
confeguircoteftofme,nelle conferenze che fi facevano inRomada'Mi. 
niftri de' Prencipi intereflati in un'affare tanto importante, fi andavano 
dibattendo le ragioni , e le prerenlìoni d'ognuno , cioè del Papa , di Cela- 
re , del Rè di Aragona, de' Viniziani , e degli altri Confederati ; e iìccome 
rapporta il Guicciardini fedelmente le ragioni , che fi allegavano per par- 
te della Chiefa, e del Senato Venero, così egli efpone ancora quanto in 
loro favore adducevanogli Ambafciadon Spagnuoli, e'1 Vefcovo Gurgen- 
fe Plenipotenziario dell' Imperatore, col quale aveva Papa Giulio un' 

arder> 



Sopra Io Stato di Parma e Piacenza* 



ìf 



a Mentirti mo defiderio d 'aggiuftarfi per eftinguere interamente Io fcifma ; 
La qual concordia finalmente ii (labili nel modo, che tofto vedremo. 
Sicché noi comprendiamo chiaramente, che quello difcorfonol finfe il 
Guicciardini, ma che lo ricavò dalle notizie più lìncere,e da' Trattati, 
che allora fi facevano in Roma; e tanto più volentieri dobbiam perva- 
dercelo, quanto che le ragionale quali di quel tempo fi allegavano per 
inoltrare quanto infurtìftente,c vana forte la pretenfionedel Sommo Pon- 
tefice , fono in foftanza le me defìme ,di cui noi più difFufamence fi fervia- 
mo oggiJì per moftrare, che fono tutti fofifmi,e finzioni , quelle ,che 
tantj vengono magnificate dallo Storico Romano, e dall'Avvocato Pia- 
centino, per dar* ad intendere a! volgo ignorante , e poco pratico dell* 
nnrichiràjCheleCirrà di Parma e Piacenza fortero membra dell' Efarca- 
to , e che come tali fortero (tare per l'adietro dominate , e pofledute dalla 
Sede Apostolica in virtù de Ile fplendide donazioni de* Cefari , Franchi , e 
Germani, e che'l fupremo Dominio dell'Imperio fopra le Città mede- 
fune fu riconoiciuto da' Sommi Pontefici, e dal comune confentimento 
di tutti gli Sconci antichi, e contemporanei , e convallidato da una lunga 
ferie di atri pubblici , t Diplomi maggiori d'ogni eccezione. Lequerelc 
poi del Vefcovo Gurgenfe riferite dal Guicciardini fi confermano da Luigi 
Cavitelli (a) ne' fuoi Annali di Cremona colle feguenti parole : Gurgenfif 
profeifus Romam ad Summum Pontificem , una cum Legato Regh 
Hìfipania confermato Sf orti ce Domìnio Mediolani ,abfque privilegio , 
conquejìus eft adverfus Summum Pontificem per eum fuiffe occupata! 
Parmam & Placentiam ipfius Domimi , ac Imperii Romani , qu<e min* 
quam fuerant E cele fine Romana , 

Decida ora il Lettore , fé l'Autor Romano potea con ragione efage- 
rarquì,che il Guicciardini conclude il difeorfo con un decretorio epifo* 
nema , da cui ben fi comprende , che quelle appajjìonate , ed improprie 
rifìejjtoni non erano iif'ite d'altronde , che dall' alterazione del fuo 
animo già di effe perfuafrjjìmo , come tutto Gibellino , e notabilmente 
ingrato verfo la Santa Sede dalla quale ave a ricevuti vantaggiati* 
e onorevoli impieghi . E giudichi ancora fé un sì degno l dorico meritava 
d'elTer così vilipelofol perchè regirtròj che tutte quefte difpute diffidi' 
mente fi rifolvevano . Prima parodi pronunciar la fqa fentenza , fi de- 
gni ilLeggitor coitefericonofcere appo quefto Scrittore quali fortero le 
difpute, e poi giudichi come gli piace , e dell' ingenuità dell' Autor Faen- 
tino, e della buona fede dello Storico Romano ,;1 quale con mia fomma 
naufea chiude quella fua prima invettiva contro il Guicciardini con im- 
putargli, che più oltre torna a dire , che [ebbene fi tollerava il pof* 
feder Parma, Reggio, e Piacenza, non s'intende a pregiudicato alle 
ragioni dell' Imperio \ Senza prenderfi l'incomodo d'i sformarci a cheli 
riferifeano quefte fecche parole , e in qual'occafione il medefimo Guicciar- 
dini le profeiifce ; e una sì bella figura di reticenza vien*ufata dall' Avver- 
sario acutamente, affinchè chi legge non ifeopra .che dalle paro e me- 
defime viene autenticato quanto prima fcrirte il Guicciardini , e che Giu- 
lio II. confefsò, e ammife le ragioni indubitate dell' Imperio fopraquelle 
Città , e fi accontentò , che in e(fe reOaflero imperf ut bar i , ed illefi i diritti 
de'Cefar idi Germania, non ottante eh' ei le averte occupate . 

Dice dunque il Fiorentino Storico, chr fpianate le difficoltà , che 
ritardavano l'accomodamento , e l'unione d I Sommo Pontefice con Maf- 
fimigliano Primo , e , concilila fra Quelli la Lega dal Vefcovo Gurgenfe , 

fé 



Graviti* 
tom.y Loch* 
vie Caviteli. 
Cremo», an- 
nal.col.i^-j 
1498. 



Ijìor. Rom. 
jag.iiz. 



40 



V Apologia dei Domìnio Imperiale 



(a) 
Guìcciard. 
iib.w pag. 
310.À tergo. 






(b) j 
Rainald. ad 
ann. 1551. 
n 9 9.Parif. 
de Grajfts 
tomi, pag* 
918. 



(0 

Gr<eviut 
tom. 3. Lodo' 
•vie. Caviteli. 
Cremo», 
annalxol. 
1499. 



Jftor. Rem. 
pag. IJJ, 



fé ne pubblicò poi folennemente il Trattato nella Chiefa di Santa Maria 
del Popolo : e che fra gli altri Capitoli vi era il feguenre , che (a) durante 
la luerra contro i V'inizi ani y non moleftajje il Pontefice Fabricto , e 
Marc' Antonio Colonna, riservandogli il procedere contro il Vejcovo 
Pompeo , e Giulio , & alcuni altri dichiarati ribelli , che per quella 
Capitolazione ^ebbene fi tollerava il polder Parma Reggio ,e Pia- 
cenza , non s'intende ffe pregiudicato alle ragioni dell Imperio . ^ o 
l^ndo però l'Autor Romano l'ereditar con troppa ingiuftizia il Guicciar- 
dini,tace fcaitramente tutte quefte sì precife circottanze,intercide il Tetto, 
e folamente afierifee ,che il medefimo Guicciardini /w oltre torna a dire 
che [ebbene fi tollerava il pojfeder Parma , Reggio , e Piacenza , non 
t'intendeva pregiudicato alle ragioni dell'Imperio , e quindi con tal 
furberia attribuire a invenzione del Fiorentino Scrittore fommamente 
veritiero, e fedele, quel che realmente era efpreffo ne'Capitoli delia 
Confederazione eftefa per intiero, e per confeguenza molto ben veduta 
dal Guicciardini. Si prende l'Avvertano la libertà d'atrocemente infoi- 
tar sì degno Autore fé non perchè quefti fa vedere con un sì folenne 
Trattato, che quanto coftui fi finfe ne' Capitoli antecedenti è tutto falfo, 
e contrario all' evidenza, riconoiciuta da ognuno fuorché da lui ; e pure 
egli.il quale ha una piena cognizione di tutte le fcrirture degli Archivj 
del Vaticano, e che ha letto, e riletto gli annali del Rainaldo, e le me- 
morie di Paride Graffi , non doveva ignorare la verità di tal Convenzio 
ne , refa allora nota , e palefe al Mondo tutto ; perchè pubblicata con tan- 
ta folennità in una Chiefa delle più frequentate di Roma , alla pretenza- 
del Papa, del Sagro Collegio, della Corte, e di tutti li Minifìri de' Prin- 
cipi Stranieri , come lo attefìa non già il Guicciardini , ma Paride^» 
Graffi (b) il quale ne fece la funzione con le formali parole : Tunc ego por- 
tavi Capitula publicanda ad Pontificem , & vocavi ìlluc Dominum 
P he dram Acolytum, qui , of etilato pede , accepit de manu Paptf folium 
cum Capii ulti legendis > & Papa dixìt , ut afeenderet Pulpitum , & pu- 
blic ar et yprout § fecit , quo fallo Papa cantavit TcDeum laudamus . 
Quanto riferifee il Guicciardini , e fu pubblicato in Roma- nella 
Chiefa di Santa Maria del Popolo, vien confermato da Luigi Gavitel- 
li 00 in quello modo. Crffar trattata per Summum Pontificem cuna 
Gurgenfe ejus Legato compofitione inter ipfos , & Venetos éc & cum 
Veneti idrecufajjent facere , Roma? etiam ob ìd , ut Pax foret in Italia 
conventis Legatis Regis Angli <e , Florentinorum , Senenftum &c. de 
tnenfe Novembris adh<efit cum Rege Hifpaniarum Sumrno Pontifici ad- 
verjus Venetos , & Bentivolios dimi/Jìs Ecclefi<e Parma , & Placentia , 
[alvo jure lmperii , ac approbato Concilio Lat erano ; e lo iteHo ci at tetta 
Bonaventura Angeli nella fua Storia di Parma . 

Non contento il Cenfor Romano di aver parlato con tanto fprezzo 
del Guicciardini fi rivolge contra il Padre Ordei,e'l Conte Caroelli, e fi 
dice : Quefti y ed altri paffi del Guicciardini ,ì quali più oltre fi an de- 
ranno considerando , jurono dal Padre Or dei materialmente accozzati 
nel fuo zimbaldone yCome fé ave ff ero dovuto meritar pirnijjma fede , 
e dal medefimo Padre ne traffe poi tutto lieto la bella notizia l'Autor 
forenfe della Scrittura di Milano , il quale dopo averne parlato a modo 
fuo , in talguifafinifce col f olito fa/io , unde clarum efi , quod per illud 
f<edus nullum fuit qu<efitum Ecclefia jus fuper ditlis duabut C'witatU 
in; . Somiglianti Scrittori , che tutto [anno , e tutto veggono contro la 

Santa 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. 



4i 



Santa Sede parlano fempre m quefio linguaggio iclarum efl . Cofa mi 
debba dire qui del noftro Critico alla moda io noi fo. O.ide per non dif- 
gu «arlo > ripeterò le Tue parole , e dirò che Scrittori fomiglianti a lui , che 
tutto fanno , e tutto veggono in odio del Sacro Romano Imperio, parla- 
no tempre in quello linguaggio contra le Peifcne dabbene , e i Letterati . 
che vorrebbero pur confutare, non per amore della verità, ma per adu- 
lare il genio di chi può beneficarli . 

C A P. VI. 

Torna l'Avverfario nel Capitolo V. a prendetela col Guicciardini, 

lo infidi a più che mai , e fi vanta di voler per altro verfb moftrar 

l'ìnfujjìfien^a di quanto egli la/ciò jeritto ; 57 appiglia perciò 

all' autorità d'altri Scrittori > adduce molti rifiefjt,e ragioni. 

Onde in quefto luogo di nuovo fi propugna l'autorità del Fio- ' 

remino Scrittore , fi rivoltano contro il filo Dettratore 

le ragioni , e gli Annalifii , de' quali ei fi ferve 

per combatterlo , e con evidenza fi mofìra, 

che quanto lafciò fcritto il Guicciardini 

vierì autenticato da tutta 

l'antichità . 

■ 

FAtto che egli ha l'Autor Romano al Padre Òrdei,e al Reggente 
Caroelli i boi Elogj.cheabbiam veduto nell'antecedente Capitolo, 
torna in quello, eh' è il quinto della fua Storia a prendertela col 
Guicciardini , il quale gli dà , e con ragione , un gran fafìidio , e comincia 
così : Quantunque per levare ogni for^a a sì fatte riflejfioni ufeite dal 
genio fingulare del Guicciardini fojje baftante il riguardare alla-j 
grande affettazione , onde egli me n die at amente cerca più volte d'in- 
follarle per vere neW animo di chi legge , nientedimeno io ftimo ben 
fatto dì mojìrare l'infu/fijìen^a anche per l 'altro ver fo , da che quefto 
Scrittore è l'Achille degli Avverfarj , a' quali perchè debbanfi tenere 
per vere le cofe falfe contra la Santa Sede , bafla che fieno ftampate , e 
che il Guicciardini le dica , ti quale mangiava il fuo pane , e che tiene 
ilprincipal luogo fra gli Storici italiani a cagione della fua maniera 
insinuante , e per l'artificio , col quale fi fiudìa di rapprefentare gli 
avvenimenti , traendo nel parer fuo gli animi altrui con maravigliofa 
fagacità , ed eloquenza ; E dopo d'averli figurato nella fua fantalìa , che 
niun Scrittore diffe alcuna cofa delle tante , che il Guicciardini ne 
dice y vuol' anche fuppcrre al Mondo , che non debba confederar fi, come 
Autore contemporaneo,perche eglifi ritrovava inlfpagna quando ilGur- 
genfe era in Roma; E finalmente in quello Capitolo inferilce lo Storico 
tante altre riflcifioni inutili , e non confacevoli al cafo noftro, che farebbe 
fatica fparfa al vento ripeterle qui per confutarle , potendo il Lettore., 
riconoscerle a fuo bell'agio. 

Intanto io lo priego ad avvertir qui meco, che fé come fuppone 
l'Avverfario , Andrea Mocenigo riferifee , che i Signori Veneziani , e gli 
Svizzeri principali nella Lega lì adoperarono , perchè il Papa aveffe non 
Ertamente Parma , e Piacenza, ma anche Alìi ; li Veneziani però voleva- 
no per fé , non le loro Citrà , ma quelle , che avevano prefe a Lodovico il 
Moro , e gli Svizzeri pretendevano DomodofTola , e la Valtellina ; e che 

I eoo 



Iftor. Rom. 



- 



ìtocenìc de 
btll Carne- 
toc. lib.4. 



Ito**» 



jp V Apologia del Domìnio Imperiate 

con sì pcrniciofi Trattati meditava ognuno di loro farfi grand e , < = veftirO 
riamente colle fpoglie dello Stato di Milano ; attefta pero lo tteffo Mo- 

fatt Uif* oppofcro virilmente, né vollero mai patire, che fi ^embraffe 
So S ta o!che dovea mantener» nella fua priftina grandezza P*«4» 




(b) 
Girolamo 
Surita lfior. 
del Rè Don 
Ferdinando 
lìb. io. f<tf 
59. 



Perciocché , Mèro «Mflfy W » ° ^ lut ™^f mo ****** ? f j •' 
2SE&MA "/«■«'> » '/«**' dì decapatone per p,u ragioni 
El aTin vero una gran sfortuna pel Guicciardini defier nato, ed 

aver'Vfc^ 

?e Trefen offerv^zioni; concioffiache potendola leggere/i farebbe appro- 
fitto SlSSiil bella ,qual' è quella , di cui fi ferve X Autor Romano 
vivrebbe imparato da lui a fare l'ufficio di Storico indifferente ; e f ccomc 
IRom nScoper la fua gran modeftia ^l^^hZ 
nel brutto fcoglio di maledicenze indegne d uno Storico , cos il buon 
Scrittor Fiorentino non avrebbe proferito mere calunnie, e sfoghi di 

^a^ffinchc noi poffiarn'approfittarfi di ciò -&\**^^J£ 
potè il Guicciardini , ovviamo un poco le ragion, delle mere calunnie , 

«gli non fi attribuì il Ducato di Milana, il quale fu dato *" oS P r Z*> 
non fZtrUuì Brefcia , * Orwpw, che furono dal Cor dova occupate in 

ffiflo tmti li Collegati,attribuirfi lo Stato «I^Mg » | 
l'avelie poflo in efecuzione sì , o nò , Quel che pero ***2&£W 
di aue' tempi egli è , che folle Papa Giulio un Principe di vali iflime .dee, 
av?doSàmente di gloria , e di ampliare loSratodella $càc Apoftoli- 
S^«SSrtS«odo 8 alU fua divozione Parma,e Piacenza ^antiche 
membra del DucatodiM^^ 

tati, reftituirfi allo Sforza ; ben poterò dire gli Spagnuoli, e glWM 
b dicono IcPiflole del Morone da me riferite poco lacche vgleaSua 
Santità attribuir' afe ì premjdella vittoria, occupando quel che non 
era fuo,come oltre il Guicciardini, e il Morone conferma tal venta il 
5urita(*)in più luoghi, e particolarmente in uno , dove dice }VgW 
de fio la hi Z c , porfer aquella! Cìudades , Parma, y Piacene ia del Eft+ 
do de Milan \ y averlas occupado el Papa Julia Jm mngunUndamen Qx 
«que elDuque Maxìmilìano trabajava par cabrarla* , y los de Mi/m 
fepufienon.de tal maneraen ella, auede Z ian pubicamente ,jueft no 
% tomavanentances (e harian Canta» de Svyqos >y Andreas del Borgo, 
\dque lUmavanCabomaefiro ,que efiavanvor Ambaxadomael hm- 
peradar en Milan ,fueran à prote(ìar alVijorey ,que finoayudwa el 
Duaue à cobrarlai,fiendo el EmperadorSenorSoberano,e bolvermnala 
opinion de Francia. Dioles elVìforey enellobuena tjpnan^a ,ybi& 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacene*. ' 43 

fue el Duque embiaffe alColegio deCardenales notìficar fu jufiizia, 
y que e nt retanto tubiere forma corno j e apoderaffe della! ,y affi lo bì^o, 
y cobrofe luego Placencia. E nel!' altro, in cui Io ftertb Storico Spa- 
gnolo attorta : Entre lai otras inteligenzias 3 que tenia en efia mif 
m* fa^on el Papa , era procurar la defiruyzion del Duque de~» 
Savoy.i y y ofrezia de dar para el Eftado de Mìlan lo que quifieffe 
en lo del Piemonte , por que le dexeffen a Placencia * y Parma ,y trat- 
tolo con los Embaxadores del Rey , y lo defviaron lo mejor , que pu- 
dieron de aquella imagina^ion ; era tan grande fu cora^o'n , que no 
fé contentava de lo que fé pretendia pertenezer ala Jglefia. 

Soggiugne lo Storico Romano ; fecondo egli è falfo ,cbe Giulio fi 
ufurpafe quello , che ad altri manij ~e fiamente fi apparteneva > e que~ 
fio apparifce dalle cofe già dette , e provate. Io replico però, che 
dalle cole già dette, e provate apparifce chiaramente, che Parma e Pia- 
cenza li appartenevano allo Stato di Milano, e per conseguenza refta 
provato aicora , che Giulio le ufurpafle; fé ne querelarono altamente i 
Milanefi , e lo attcftano a chiare note il Morone nelle lettere già registrate, 
e il Zurita in quelle parole : por fer aquella! Ciudades del Efiado de 
Mìlan , y averla! occupado el Papa Julio fin ningun fondamento . 

Dice inoltre PAvverfario; terzo falfo è pure » che le ragioni Poti* 
t'ficie f off ero finte , confumate dalla vecchiezza , effendo elle regio- 
frate dal confenfo dì tutti gli Scrittori , fempre tenute vive , e nel 
loro vigore confervate dalle folenni dichiarazioni dì tutti i Succef 
Jori dì Carlo Migno fno a Federigo HI. Padre dì Momigliano Pru 
mo * con cui fi fiabìlì quella Lega a fpefe della Sede Apofiolica . Io 
digià ho moitrato,che dal confcnfò di tutti gli Storici apparifce, che 
Parma e Piacenza furono mai fempre foggetce agl'Imperadori ,e Rè. 
d'Italia , odi Lombardia , in cui fono comprefe , e non dell' Efarcato , né 
dell'Emilia donata alla Chiefa; che tutti quei, che per lungo tempo le 
pofledettero, fempre lo fecero comeVaffalli dell' Imperio, e che tutte 
quante !e folenni dichiarazioni de' Succeflori di Carlo Magno , fino a Fe- 
derigo III. nulla parlano di Parma e Piacenza , né parlar ne poflòno , per- 
chè i continuati atti di fovrano Dominio efercitati in effe Città dagli 
Cefiri Franchi, e Germani fan vedere tutto all'oppofto di quel, che 
troppo infelicemente ha tentato provare l'Autor Romano, a cui io mi 
hi lì- go d'aver farro veiere, e toccar con mano, che le ragioni Pontificie 
fono finte da lu',o confumate dalla vecchiezza >come già diffe il Gur- 
geofe,( s.un il Guicciardini, i! quale dicendolo fa pea molto bene , e più 
dcf-kroi idi iCretoCenfore quel che ei fi dicea ,e fcrivea. 

E.ia è t oi u. ia frenelìa iromachevole la quarta , colla quale ofa forte- 
nere il Saic.or Romano , cne non ferve il dire , che quelle Città fojfe» 
ro poffeaute per lunghi/fimo tempo da quelli» che avevano dominato 
in Milano com* Feudatarj dell' imperio , perchè non furono mai pof- 
fedute con titoli ziufìi , e legittimi , ne fenza cont?aiizione , perchè 
dal Concilio di Coftunza rìmafe annullata , e cajìata ogni pretefa 
ragione dedotta dal Uro pof]effo;e perchè finalmente i Vif conti non 
pojjedettero quelle Città come Feudatari adì imperio , ma fempre 
comeUjurpatori di effe , e di molte altre , che più avanti fi accenne* 
ranno. Che nacotertodikorlo un delire formale, digià l'abbiam vedu- 
to^ provato co' Diplomi ,e con le Invertita re maggiori d'ogni eccezio- 
ne, appaienuo da elle quanto giudi , e legittimi fieno i titoli per i quali 

f a poffe* 



a a V Apologia del Domìnio Imperiale 

«oflederono i Vìfcoml per più d'un fecolo Parma e Piacenza fenza la m* 
SS™ contradizione della Sede Romana, la quale mai non fogno fi di 
prendere prima di Giulio IL , che le Città di Parma e ?tam JWP» 
goeflero allaChiefa in virtù delle iplendide donazioni ; né giammai . 
Padri del General Concilio di Coftanza fi fognarono annullare , o e are 
le vive , né mai controverte ragioni de' Vi conti , i l^^^taS 
e innegabili Inveftiture degl' Imperador, per fé . tioppo a d ame e 
Ucn& il noftro Avverfario, ch'eglino non ?°f^™.V?£ Clttà 
Ime Feudatari dell' Imperio , ma tempre come Ufurpator. di etìv . 

Della fteffa farina poi è la quinta .dove fi appone tyS^jfl^ 
chzGiulioILnon tette per occuparne ma per volontara demo- 
ne al proprio antico Sovrano >m virtù de Batti W&&*t#ff* 
CfMm di Maffimigliano l. e chetai dedyone per f«f™? Q > 
ridotti , non potea effere pregiudicale alle ragioni deli Jmpew, 
Che ninna ve ne aveva in confronto a quelle della Chie fa Romana, 

pazione^ma per volontaria dedizione^ 
né iure belli , né iure pojìliminii , come di fopra provar pretele ! A v ver 
farioTma ro^po mfelicemente,e come poco fa 'ho io fatto veder eoa 
sràn cWarezzaT Siccome con evidenza anche fi è da me moftrato quanto 
pef Si dedizione de' Parmiggiani e F£^»«&^ 
?ofTe flato lecito,fugati iFrancefi «^a.cteerfun^vranoa^ 
}oro,e fottrarfi dall'antico fovrano Dominio dell Imperio, e de toro 
egittimi Padroni , avrebbono fondato un troppo pernicoio M«m 
crS ogni Principe Sovrano, ed aperto una via affa. larga agli ambwwU 
per fconvolger la quiete pubblica, e precipitar' .1 Genere umano ri per- 
£ uà guerre in mille mali;concio>riacofache nulla v. farebbe di curo, 
né di pacuWe reftaffe in balia de' Popoli fcuotere ,1 giogo amico e 
iottoporfi ad un novello Signore , il quale "« v {^^ r f^ fi ^S 
Sudditi , darebbe motivo agli altri di . icevere quelli d, &*££** 
fottrarre dal fuo Dominio ; né quelli potrebbe con ragion dolertene per l 
diritto di natura , che ci infegna , quod auifaue jurts fjWgJ 
ipfe eodemjure utatur; Egli è poi falfo, che cotefta dedizione iucce 
& in virtù de' patti della Lega , perchè eflì mai non ne P*g™™ 
parlar non ne potevano , come abbiam ^ftato^mùi Mo ancora, 
che tal dedizione accadefle in virtù della Ceftione di Maffimigliano Pri- 
mo ; perchè la dedizione de ? Piacentini avvenne molte prima , che i im- 
peratore cntraffe in Lega col Pontefice, e nell'atto che egli approdo 
Roma per mezzo del Cardinal Gurgenfe , la Confederazione atta da 
Giulio ILcol RèCattolico,e i Signori Veneziani ,noo offe tre la iQvra- 
nità >che l'Imperio avea fopra quelle Città , ma loUmente permute , che 
JaChiefa ne reftaffe al poffeffo fenza alcun p.aiudiziu delle ragioni dell 
Imperio, a cui fé fotte l'atto de' Piacentini e Parmigiani di pregiudizio 
non dee deciderlo l'Autor Romano, ma il Mondo erudito, eh. bene Io 
comprenderà, dopo che avràrkonofeiuto la lunga ferie & Diplomi, e 
delle Inveftiture dare da' Cefari di Germania a* Vi.-conti.c agli Stoma- 
chi come Sovrani di Parma e Piacenza nello fletto modo, che lo erano 
delle altre Città, de'quali fi componea il Ducato di Lombardia, e anzi 
conofeerà il Lettore , che la Cuna Romana prima di Giulio II, non pre- 
tefe aver fopra quelle due Città ragione alcuna, ne giM luppole, 
some Giulio, ch'elk foflero dell' Efarcato , o deiT Emilia donata alla 



Sopra lo Stato di Parma e Piacente* 4$ 

Chiefa ; e fé Giovanni XXH, in quel gran feifma nato fra lui , e Lodovico 
il Bavaro, ricevè come Sudditi della Chiefa i Piacentini, allorché tutta 
l'Italia era divifa in due orribili Fazioni, e molte Città eranfi ribellate 
dall' Imperio 1 già abbiam veduto quanto pefi nelle bilance della giulti- 
zia cotefto atto fediziofiflìmo , e fé pofla egli ftare a fronte de' diritti ino- 
perabili degli Augufti di Germania , i quali fempre efercitarono la fovra- 
nità loro ne' cempi quieti , e pacifichi in Parma e Piacenza fenza la mini» 
ma contradizione della Chiefa. 

Suppone l'Avverfario nella fetta , che /<* cofa lontana dal vero , 
che ne' Capìtoli della Lega , non fi f off e parlato d'altro, che di reca* 
perar Bologna . e Ferrara , mentre tutto il contrario apparifee da Ca* 
f itoli fte/fi , e dall' attefiavone di tanti Storici nominati di [opra ; 
Noi abbiam fatto vedere con la confezione del medefimo Pontefice , co* 
iuoi Brevi di legazione dati a'Cardinali de Medici , e Sedunenfe, e con gli 
Storici contemporanei citati dati* Autor Romano , che non altro preten- 
deva la Santa Sede, che di recuperar Bologna, e fottomettere il Duca di 
Ferrara, e che niun de'Ccllegaji giammai s'intefe , che Parma e Piacenza 
foriero cemprefe nel Trattato di Lega, affinchè ricuperate fi dovefTero re- 
stituir' al Papa; apparifee bensì elTere flata l'intenzione univeriale degli 
Alleati , che ad ognuno fi defl'e il toltoli da' Francefi ; e per eonfeguenza 
Parma e Piacenza a Maflìmigliano Sforza , il di cui Padre ne fu fpogliato, 
e in fatti tanto efeguì il Viceré di Napoli , morto Papa Giulio, come tolto 
lo vedremo. 

Vuole l'Autor Romano in fettimo luogo, ch'egli fia parimente 
falfo , che dalle ragioni della Chiefa non v 'apparifee alcuna autentica 
memoria , e che non fi ave(fe certa notizia , che Pavere mai poffedu^ 
ta eziandio ne' tempi antichi/fimi , la quale palpabili] firn a faifità(ci 
dice inoltre, che fifa vedere abbaftan^a dagli atti contrari già reci- 
tati »ed ef aminati da noi). 

Dagli atti efaminati da noi fi fa piuttofto con chiarezza vedere , che 
quanto vien fuppofto dal Cenfor Romano intorno al Dominio Pontificio 
di Parma e Piacenza , egli è una palpabilissima falfità ,e eh' egli non ha 
giammai prodotto, né mai produr porrà un' atto autentico, col quale fi 
provi , che la Sede Romana legittimamente , e con giufti titoli potìedeife 
per lungo tempo quelle Città; Onde ditte il vero, e non già il falfo il 
Guicciardini, allorché ci fece fa pere, che il Gurgenfe,e gli Spagnuoli 
proiettavano, che delle fuppofte ragioni della Chiefa non ne appariva 
alcuna autentica memoria, e fé quefta vi fotte ben mi perfuado,che il 
Scrittor Romano l'avrebbe prodotta con tante altre da lui pubblicate, e 
che ad altro non fervono ,che a convincerlo . 

Indi conchiude l'AvverCmo le ragioni da lui fognate per confutar 
l'autorità del Guicciardini con dire in ottavo luogo; che finalmente può 
darfi il titolo d'impofiura , e di calunnia manifefìa all' afferire , che 
delle donazioni degl' Imper adori , non fi mofìraffe altro , che una fem- 
plice carta, che poteva efer fiata finta ad arbitrio di ci afe uno , che- 
la fincerità delle donazioni , e Cofiitu^ioni fatte in vantaggio della 
Chiefa Romana refia giuftìficata dagli Scrittori di tutte le Nazioni , 
e di tutti i fecoli da Carlo Magno in giù , e che rimane confejfata 
fmo dall' Erefiarca Giovanni Calvino ; E qui fi sforza di inoltrare , che 
iiano le donazioni di Carlo Magno, e di Pippino Patti, e Convenzioni, 
anzi Leghe perpetue tra la Santa Sede, e i Rè Franchi , cofe tutte, che. 

preiea- 



. 5 V Apologia del Domìnio Imperiale 

udentemente non fanno alla noftra quiftione; fa bensì al noftro propofito 

manetta Vafferir ( non dal Guicciardini , ma del Vefcovo Gurgenfe ) che 
S donazioni degl'Imperadori non fi moftraffe alno, che una fetopl* 

C£ "Pe" giugner dunque a quella cognizione parrebbemi neceffario vede- 
re cofafi difputaffc allora fra i Miniftridel Papa, gli Spagnuoli ,e lGur- 
gen?e a nome dell'Imperadore; Da quanto fcrive il Guicciardini non h rac- 
coglie , che dagl'Imperiali fi giugneiTe ad dannare .oypjg d °J 
nalioni fatte alla Santa Sede dagl'Impervi ^'•« J gg«^S 
enunciate da'Storici, né tampoco da loro fi negava j*^*™^ 
nio utile de' Stati da lei pefleduti per i fuddetti titoli ; ma la controversa 
folo fi aggirava intorno alla fovianità di Parma e Piacenza; e perche i 
Miniftridel Papa {opponevano quelle Città comprefe in effe donazioni , 
e producevano a queftofineunaicrittura.fi opponeva perciò da Colle- 
gati, che quanto fi moftra va altro non era, che una femphee carta, che 
poteva efiere fiata finta ad arbitrio di ciafcuno.e che per confluenza 
non facea vedere, che Parma , e Piacenza foflero fiate donate agli antichi 
Pontefici . Tutto quefto dunque non è opporfi alla (incerila delle donazio- 
ni,e Coftituzioni nel modo,che refta giuftificata dagli Scrittori di tutte le 
Nazioni , e di tutti i fecoli da Carlo Magno in giù , ma il dire del Gurgen- 
ie,e de' Spagnuoli, altro non fu, fé non d'opporre alle Carte prodotte 
dalla Corte Romana , eh' elle non erano quelle riferite dagli Annalilti , e 
che non erano né originali , né autentiche , per modo che dovettero me- 
ritar fede : o che comprendendo i Stati di Parma , e Piacenza , ma lenza 
dar tante giravolte, perchè non riproduce 1'Ayveriario le Carte allora 
prodotte dalla Corte Romana, e dagl'Imperiali rigettate per far colla 
lettura delle medelìme veder' al Mondo eiTere ftate lenza ragione, e 1 enza 
verun fondamento riprovate da' MiniftriCefarei ; Egli e pur ottima- 
mente perfuafo della grandezza d'animo del noftro Augufto , e della de- 
vozion fua verfo la Santa Sede , e per confeguenza dovea anche creue. e , 
che le avrebbe fatta quella giuftizia allora non conolciuta dall Amba- 
fciadorediMaflìmiglianoL, e negata da' Spagnuoli. 

Di più fé il Cenfor del Conte Caroelli avefle nell Appendice della 
fua Storia regiftrate le copie delle donazioni di Carlo Magno , di Lodovi- 
co Pio , e degli altri tré Ottoni , e ci avene fulla fua parola affettato , che 
le aveva ricavate fedelmente da' Diplomi originali, ovvero dalle copie 
antichiflime .eautentiche, e ci avene anche accurato, che cottili Di- 
plomi fi confervavano negli Archivj di Santa Chiefa, allora si, che avreb- 
be potuto sfuggir' il nome di Vifionario, e Sofifta, acquetatoli colle molte 
fallacie, da lui infelicemente ufate per tirar Parma, e Piacenza dentro 
i confini dell' Efarcato , ed avrebbe anche potuto convincere il Guicciar- 
dini , non già per inventore d'una impofiura , e calunnia mamfefia , ma 
per maPinformarodeH'anrichità,pe-rnon aver' avuta la forte di pene- 
trar negli Archivj della Sede Apcftolica . Io poi mi farei lottolcritto alla 
fua opinione , e fatto mi farei partigiano cella fua caufa cont/a loStorico 
Fiorentino; Ma fé egli veder non ci fece gli ellratri autentici di fai Di- 
plomi , e fé par moralmente impedibile , che pofia laretli vedere , perchè 
digià ei coniefsò nel primo libro della fua Storia , che loro iti a male ; chi 
potià feufare lafuafoverchia animofità per non dir baldanza; dappoi- 
ché lo vede trattar' uno Storico di tanto credito, e così onorato, qua» fu 

il 



Sofrs Io Stato dì Farms 9 Piacente . # \ 

il Guicciardini per Impoftore,cCalunniator manifefto? echi non rorrà 
predar fede alla teilimomanza «che 'I Guicciardini ci fa d'un latto facce- 
dutoa'fuoi tempi, cioè, che nella controversa ,che allora l'aggittava 
li produffe da'Miniltri del Papa una Scrittura per provar* il Dominio 
della Chkfa in Pa» ma , e Piacenza , e perchè quella non era originale , né 
autentica dicefleroi Spagnuoli.e'lGjrgenfenon mj trarfi altro, che una 
femplice Carta , la quale poteva elTerc fiata finta ad arbitrio d'ognuno. 

E vaglia il vero, io miperfuado,che le Scritture Ipettanti a quella 
caufa,e le quali Ci produfTero allora dalla Corte Romana fi confervino 
ancor'oggi <Ji negli Archiv j del Vaticano , e mi dò a credere , che '1 nottro 
Avvertano labbia vedute aunaper una, ed efaminatele attentamente, 
affile di dar tutto il pefo poflibile alla fua famofa Storia. Or' iodico 
dove fono le donazioni di Carlo Magno, dove Ja Cottituzione di Lado- 
vico Pio ? Quelli atti certamente ei non gli ha prodotti, ne può, produrli, 
perchè iri a male ; dove fi ritrovano gli originali delle dichiarazioni degli 
Ottoni , de' primi Arrighi , e degli altri Imperadori , che a loro fono fuc- 
ceduti? Quelle non fi veggono, e ne abbiamo delle memorie appreffo 
molti Autori sì Ecclefiaftici , che Secolari , i quali ne fanno menzione , e 
perciò noi le ammettiamo; Mi dica però per grazia il Lettore .quali do- 
nazioni degl' Imperadori non fuppofte , ma ricevute per vere dal Mondo 
erudito fono quelle, che favellano di Parma e Piacenza, e ci fan com- 
prendere, che quelle due Città follerò da principio annoverate fra le Città 
donate alla Chiefa ? finora noi non ne abbiamo veduta ne pur' una , e per 
quanto fi fia affaticato il noftro Avverfario,altronon ha faputo addurre 
rh petto a Pippino , e Carlo Magno , che il fuo Achile , cioè Anaftatio ; fé 
icendiamo in giù agli altri Imperadori di Lamagna» non fi fono allegati 
altri Diplomi, che quelli degli Ottoni, e de' fuoi Succeflori . Se quelli 
faccian vedere , che quelle due Città follerò comprefe nelle fplendide do' 
»<j^io«; , me ne rimetto all'erudito Lettore, il quale fa quanta fatica_> 
abbia fattol'Awcrfario per cavar lumen de lumine t eùtaxt: la fua Emilia, 
e il fuo Elarcato, come fi fuol dire co* denti per farlo giugnere infìno a 
Pai ma, e Piacenza, ma fempre fenza profitto, perchè io gli ho fatto 
toccar con mano nel primo Libro, che le fue fono tutte vifioni, e fogni, 
e che quanti Autori fcriflero fu quelle materie , né pur' uno fé ne ritrova, 
che fi cimenti a dire , efler Parma , e Piacenza dell' Elarcato , o deli Emi- 
lia donata alla Chiefa. 

Il dottiflìmo Cointe vero Intendente dell' antichità, Religiofo di 
proferitone ,e di naicira Francefe,e per confeguenza del tutto imparziale 
dell' Imperio Germanie o,cofa ma' lafciò fcritro fu quello fatto? cofa 
fcrivelfe già l'abbiam veduto,e fappiamo, che dopo d'avei ben'tfaminata 
la Pippiniana , e la Carolila donazione , conchiude , che Parma , e Pia- 
cenza , Reggio, e Modana non debbon dirli comprefe in coteile donazio- 
ni , perche riipetto a noi fono quelle Citta pò le di qua della Scultenna ,o 
fia Panaro fiume, che divide il Bologna dai Modanefe, e la Romagna 
dalla Lombardia^ per confeguen7a gli Stati donati alla Chiefa da quelli, 
che conftituifeono il Regno d'Italia; Oi vegga un poco chiunque non è 
occupato dallo fpirito di prevenzione , qual ragione abbia avuto l'Avver- 
fario di lcatenarfi tanto contra il Guicciai dini , non per altro , fé non per- 
chè da Uomo faggio informato , e pratico degli affari de' Principi ♦ molte» 
più che '1 fuo Cenfore dilfe la verità ,che a lui non piace ; e (e puoi folle- 
latti la libertà fcaodabfa d'uno Scrittore , il quale difprezza tutti , ed ha 

tanto 



4 8 V Apologia del Domìnio Imperiale 

Jflor •Rem. tanto d'animo per proferir qui > che giàparlojffi quantobafta per le per- 

3* m7 Ze rallevali , e che ora preffo le altre l'autorità di Calvino non-, 

WvrebbeTatir eccezione . Io nientedimeno altro dir non vuo qui , folo 

modello , e giufto , quanto egli fi crede dotto , ed erudito . 

C A P. VII. 

Rinnova il Cenfor Romano nel VI Capitolo le fue invettive contro 

^Guicciardini, e l'Angeli perchè quefli pure riferifce le querele 

del Vefcovo Gurgenfe , e de' Spagnuolt. Tratta lo fiejjo 

Guicciardini per dichiarato netmeo della Santa Sede . 

Qui dunque a tante dicerie fi oppone V autorità 

de' più celebri Scrittori ,cbe meritamente 

ef alt ano la fmcerità,e la fede nello 

fcrivere del Guicciardini , 

PAr> al noftro Storico d'aver finora detto poco contra il Guicciardini, 
quindi nel Capitolo VI. rinforza l'ardita fua voce.e a tamente eicla- 
ma,che le fopraccennate querele in tutto finte , le quali non ji 
fa , che «[afferò mai dì bocca al Cardinal Gurgenfe .ne ad altri 
fuorché al Guicciardini, fanno ben vedere qual f offe la fua inclina- 
Zione alla Santa Sede non meno che al temporale Dominio di lei; 
peraltro da lui palefata ampiamente anco a parte in f'U*)«* 
dicerìa fopra l'origine dì effo Dominio; Equi lafcial Avvertano libero 
il freno alla fua merdaciflìma penna , dice, parla, e torna a (trapanar* 
del povero Guicciardini peggio che s'ei fofle non già un Settario ,o corri- 
pasno dell'Esarca Calvino, ma un vero Attera d, profeffione ; non 
tocca però a me, anzi non vuo, perchè non è della preiente infpez,one 
difendere il Trattato rampollo dallo Storico Fiorentino iopra 1 origine 
del Dominio temporale della Sede Apoftolica , e chi folle vago di vederlo 
lo cerchi nel Trattato de Monarchia del Goldafto , e ivi lo troverà. 

Quello peraltro , che non pollo ammeno d'ofiervar qui , egli e , cne 
avrebbe il moderno Critico predato maggior iervigio alla Corte Roma- 
na, allorché in vece d'infukar sì atrocemente il Guicciardini, e combat- 
tere con tanto furore la fua Storia, fi folle accinto a inamente conlutare 
la diceria da lui giudicata così empia , e facrilega ; Onde eforto ognuno 
prima di lafciariì tirar dalla forza dell' artificiole invettive d.coteiìo De. 
clangore , e condannar la S-oria del Guicciardini , prenderli 1 incomodo 
di riconofeere tutti que' più celebri Scrittori, li quali di lui fecero men. 
zione onoratiflìma , e poi giudicar fé un sì degno Iftorico meritava d efie- 
re infamato qual bugiardo, mentitore, e calunniator man licito, oltre 
agli altri più indegni titoli, che '1 fuo Cenfor gli dà, e i quah offendono 
anche gli orecchi avezzari a udire dilcorli vuoti d'ogni modeitia .i 

Gli Autori , i quali fanno il carattere del Guicciardini potrà ogni 
nJnìtn curiofo vederli apprelToTomafo Pope Blunt nella luaCenfura de più 
ITmL celebri Scrittori; il Bodino f» oltre a quanto io nferj.di fopra, laico 
^•78.79. fcritto , che res Italica! fuperioris <etatìs triginta fere Scnptores lite* 
< b > ris prodiderunt , unum tantum Guicciardinum , cujus ( omnium opimo- 

L f U J, /v, ne {perfecla fide* , ut omnibus anteferendum putem . Giulio Lìpfio (*) 
l°'Hcapt poi Uomo, che affai più dell' Autor Romano può far' un grullo giudizio 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza * 49 

degli Scrittori d'Ittoria , ci fa fa pere , che Francifcus Guicciardinus 

prudens , perititi que Script or , & qui taks Lettor e s fuos facit , lìber 

eft , & verax y ab affetti bus ìmmunis &c. denìque in ter noflros fummus 

èjì Hiflorkus . II celebre Vefcovo Spondano nella fua Storia Ecclelìaftica 

gli fa quell'elogio (<?). Guicciardinus Excellentijftmus Scriptor , & O) 

paucijftmis antiquorum Hijìoricorum , recent htm nemini gravitate ÌÈSP*^ 

jermonis , fé nienti ai um pondere , raciocìnationum cìr e umfpe Elione a dan. il\l. 

pofponendus , plerijque exìmìis anteponendo , e finalmente il moderno ». 18.' 

erudito Critico Fr. Ignazio Giacinto Amato da Gravefon dell' Ordine de* 

Predicatori Teologo celebre del Collegio Cafanatenfe di Roma, dove 

fcrive attualmente la fua Storia Eccleiìatica, ci attefta (b) , che alti Scrip- (b) 

tores Cukciardinum impensè laudani ,ajuntquè eum in contìnuanda Gravefon. 

Hiftoria , Epijiolas , Decreta , Federa , Conciones , ex ipfis fontibus $Kf?«/- 

baujìjje , & rerum , locorum , Perfonarum , atquè adeò Confìliorum , & loc/y pag. " 

f attor um tam di/igenter Jnveftigatorem fuiffe , ut omnes Italia Urles> 4 oi. 403. ' 

Manici pi a , Cafra , Pluvio s * public aque Monumenta Hiftoria fcriben* 

1 x ne ce fari a penitus ìnfpexerit . 

Se l'indubitata teftimonianza di si gravi Autori non dimentifeever- 
gognolamente lo Storico Romano , che vuol per mentitore il Guicciardi- 
fli, li dia a me una folenne mentita, che non dorromene; dovrebbe 
però dolerli la Corte Romana del fuo Avvocatoci quale pubblicò il 
Guicciardini non folamente per bugiardo, ma per nemico ancora della 
Santa Sede; quando ella non mai lo reputò tale, anzi efperimentollo 
fé m pre fedele, zelante, e partigiano delle fue ragioni , onde gli conferì i 
più iublimi impieghi ne' fuoi Eferciti , e confidogli il Governo delle Cit- 
tà più riguardevoli,ede!le più importanti Piazze dello Stato , come Io 
vedremo ben tolto; L'Angeli pure, perchè nella Iua Storia di Parma 
conte r ma quanto fcrifle il Guicciardini, vien trattato dall' Autor noftro 
con ibmiglianti titoli, e dice l'Avverfario, che l'Angeli* e quivi» e aU 
tr ove fi moftrò del genio fteffo del Guicciardini forfè non tanto per 
propria inclinazione , quanto per altri motivi , che ora tralafcio . Io 
ancora tralafcio di più oltre interloquire intorno a quello punto , fu cui 
potrei, e dovrei dir molte cofe,fe la modeftia non me'l vietarle , onde 
Jafciando che *1 Lettore parli per me udirò cofa intenda provare il noftro 
Critico nel feguente Capitolo . 



CA^VIII. 



. V Apologia del Domìnio Imperiale 

C A P. Vili. 



*L*« e del Pallavicino,* ne tronca i di corfi .perche con- 

Atanag- , J" ™" j. . d u Sffimula la Scrittura 

^rTloVmfttata a7jollh.il quale vinto dalle venta 

j acttJlvlTlre anche Parnta , purché Cefare ,nve M e 

Ottavio fuo Nipote dello Stato di Stena. 

TVce <^ ue !o Storico Remano ^^l^^; IZ^lVut- 

g£& sfai» 33 s#$g 

cenia, ed io provai co' medeiimi Autor, citati dall Avveriano.cheu.u 

?u az ne come tZ, finalmente lo dimoUrò , m^M^; 
mortoGiulio , le ricuperarono i Spagnuon ,e econfigoar n oa «a fl.m.. 

CI iefa di Santa Maria del Popolo , il Concilio di luterano , e acconto,, , 
che! Pontefice pofledefle Parma, Reggio, e Piacenza, co fece eoa, 
* p ella condizione, che per quetta toll «anza preg.udKa^ «noo ». .«j 
ildle.o le ragioni dell'Imperio; onde la pretella fatta dal Gurgenle , ed 
acccratadalPapa conferve ilici i diritti Imperiai dall' attentato coni- 
S da' Piacentini , e Parmiggiani ,e coli' omagg.o da loro prellato alla 

^^Lo'stK'mcnrodcll'attoper cui adderriGurgenfeanomedcinm. 
«rad£ al a Lega, ed al Concilio fu folcnnemenre pubblicato «.feccia 
a* tutta Roma, e al a prefenza della Corte ,e de'M mitri Stranieri;^ 
di unque v.veva in qk tempi ne poteva aver perfetta notte», come 



Sópra lo Stato dì Parma e Piacenza '. $t 

l'ebbe il Guicciardini , il quale ce ne lafciò le Capitolazioni affai chiare , e 
ben difpotte. Io mi perfuado, che coretto Stromenro non farà ito a male, 
v'andarono quelli delle donazioni di Pippino,eCarloMagno,e credo 
fermamente, che fi ritroverà negli Archivj del Vuicano ,maffime, che 
ci alììcura qui rAvverfario,che<// tutto ciò furono moftrati gliautea- 
t'tcì Str omenti in Roma nelV anno 1548. a Diego Mendo^za Ambafcia- 
dorè di Carlo V. Perchè dunque fé lì mottrò allora al Mendozza , non 
fi è moftrato in quefta occafione ? E perchè lo Storico non fi è prefa ia 
pena , in vece di cirarlo , produrne la copia , e regiftrarla nelP Appendice 
di quefta fua Storia? Colla produzione di un taPatto avrebbe pur dato 
qualche apparente colore alla fua caufa,e diminuita la fede dovuta al 
Guicciardini? Penfatelo voi, fé lo Storico noftro deftro, ed avveduto al 
pari di qualunque altro Cutial Romano volea produrre unoStromento 
fi mi le? E come avrebbe egli mai potuto dar'ad intendere al volgo, che 
alla volontaria dedizione de' Piacentini vi concorrere una Ceffione dell' 
lmperador Maftìmigliano ? Quetta fuppotta Ceflìone in vece di pregiudi- 
care , avrebbe (empre più farro rifplendere le innegabili ragioni dell' Im- 
perio , e pei co l'attuto Autor Romano la tenne afeofa , e pensò , che fotte 
un buon dilìmpegno efaltar la teftimonianza,che di lei ne fa Cefarc 
Campana, celebrandolo per Scrittor fedelijjìmo non punto fof petto ,e 
a maraviglia informato degl'intere^ politici. 

Chi ha letto le Opere di quetto Storico, e fa che egli fu unfemplice 
Cittadino d'Acquila , luogo potto in un'Angolo del Regno di Napoli» 
faprà ancora quanto pelino le fue Opere, qua! concetto faccian di lui gli 
Eruditi , e fé potette quetto Soggetto eftere a maraviglia informato degl* 
intereflì politici. Felice il Sig. Campana , poiché la fua buona fortuna 
gli fe'capitarfralemani la Scrittura pubblicata allora in Roma dall' 
Atanagi , e mandata ad Onorio S avelli , mentre coli' aver lafciata nella 
Vica di Filippo II. una sì pellegrina notizia fi è guadagnato gli applaufi , 
e gli encomj del Cenfor Romano . 

Io bramerei però fapere il perchè Cefare Campana , e con etto lui il 
noftro Awerfario non dice qui , che la Scrittura pubblicata in Roma dall' 
Atanagi fu data per ordine del Papa a Martino AlonfoMiniftri di Cefare 
in rif polla d'altra Scrittura confegnata da Carlo V.al Vefcovodi Fano in 
Brulelles iopra l'affare di Piacenza ; e defiderarei anche intender la ragio- 
ne, perchè il noftro Awerfario non riferì per lo meno la foftanza di que- 
lla Scrirtura Imperiaie , ma fenza che vi Ila chi ce Iodica , la ragione la 
lappiamo, ed è chiariflìma; perchè quel che finora fi è provato da me 
cor.tra i pretefi diritti della Chiefa > fi oppofe allora in etta Scrittura Im- 
periale, nèfi feppe rifpondere altro per parte del Pontefice, fé non ripe- 
tere il già dedotto, e aggiugnervi querele, e lamenrazioni. 

La Scrittura , che Sua Maeflà diede al Vefcovo di Fano ella parla 
così (a) : Vifto , & ej aminato quello , che è pajfato in Roma intra i Mi' f» 

nilìri di Sua Santità, e l'Ambafciador Don Diego de Mendo^a, circa Lettere & 
il negozio di Piacenza infieme con le copie delle Scritture , che ivi gli fi tom^pag 
dierono , non fi vede , che fi fia dato , ne moftrato cofa autentica , che $9.' ' 
poj]a fondare la pretenfione di Sua Santità alla reftitu^ione , tanto 
meno volendo fi aver riguardo a titoli» & alle ragioni dell' Imperio , che 
fi jonomo/irate prontamente con la notizia , e chiarella del fucceffo , 
il quale in Roma è (iato mofìrato per Scrittura a' Miniftri di Sua San- 
tità t e detto qui al Reverendo Nunzio di Fano , & al Sig. Giulio Orfi* 

g 2 no; 



lflor. Rem 



„ V Apologia del Dominio Imperiai* 

dine del Papa a Martino Aionio ,. cu '» ^^^ , e ragioni ddla 

non replicacene '1 ■^^^ffffiSK» fi faceife vedere al Me- 
dicela citata Scrittura dell Atanagj>cne allora » >£*» a tf er HcO 

lellaChiefa per tutte quelle ragtont , che Putti**. e t#*W t-»«- 
'^xl'at iladimeno lo Srorlco a quella Scrittura . , :djce, che fi j*£ 
». UMkl W* 4«« *■ Principi .dove pero , "± r ™XjÈ r . 

Z a né di tanta epìfita ricerca di Scntture «*f*W**™S*** 
Cofiantino Magno , e di altri particolari, che ^X^ÓSTan pa- 
tra l'intenzione del Pontefice ;dopo, che ha regnato «£»£■"$» 

4>- Adriani , il quale ciecamente correndo dietro *££*>»*<< &«£ 
ciardinije lui Storie egli continua non meno che a» elle d, Vene <, et 
to Varchi fcritte appena nel parlare del r rat tato , che allo) a jaceap, 
perchè CaoV.relìhuifle Piacenza allaCbiefapronunaa con ,ron,«, 
%ZfX la quale de! pari il convince di **"2^£*£g 
onoranza inquefte materie , che in Roma fecero diligente ruenad, 
TuZ quelle ratini Je quali poterono trovare moderne ; ed ani, che 

ys&*sg*ìmp2fts&£, 

tempi lacLeffione.cb* ne aveva fatta -Maffim^liano Sforma Dina 
di Milano a Giulio Secondo. Celare 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza* %$ 

Celare Campana dee riputarfi da tutti per fincerijjimo Scrittore, 
«Giamb.ittifta Adriani merita d'efler biaiìmatoda ognuno qual' Autor 
pi. no d'i naf animo , e di non foca ignoranza in qtiefìe materie, e tutto 
ciò perchè? lol perchè il Campana par che ìufinghi j! genio delCenlor. 
Romano «e l'Adriani fembra,che affermi, e comprovi quanto lafciò 
i'eritro il Guicciariini,dieiro alle di cui pedate vuol che e(To Adriani corra 
ciecamente; vede dunque il Lettore , che egli è pur troppo vero quel, 
clie tante volte io offervai in quefte mie fatiche , cioè che bafta a qualun- 
que Autore , meorche infigoe , e di molto merito per tirarfi addoffo mille 
invettive, e maldicenze, eh* ej abbia lafciato fcritto qualche còfa,Ia 
quale ora polla guadar' il difegno dell' Avverfario, edifmentir le dicerie 
da lui con artefofiftica colorite per meglio mascherare l'alto fupremo 
Dc-nv modella Cbiefa Romana nel Ducato di Parma , e Piacenza . 

Ma quel , che più di tutto m'empie la mentedi ftrana maraviglia, 
egli è, che l'Autor Romano abbia tanto di cuore per infultar l'Adriani 
Scritror celebre al pari di quanti ne vidde l'età lua^epoi sì poca d'oneftà 
per dimezzarne il racconto , tacendone con abbominevol'aftuzia le ante* 
cedenti , e fuffeguenti parole , non ad altro fine, che per poterlo ingiufta* 
meri fé (pace tare per uomo capace d'ironica derifione , la quale del pari 
il convince di mal' animo contra la SantaSede t e di non poca ignoranza 
in<quefie materie ; Onde lìccome non fi debbon tollerare tante ingiurie 
alia verità < e alle Perfone onorate , e nobili -, le quali come l'Adriani fida- 
rono tanto, e tanto vegliarono per lafciar'alla pofteritàqueRe utiliflìme 
cognizioni , che fot fi acquiftano collo ftudio della Storia, così non itdegni 
il Lettore, che io qui efponga fedelmente tutto il ragionamento dell* 
Adriani, affinchè egli pofTa comprendere fequeflo oltraggiato Parizio 
Fiorentino abbia fcritto con ironica denfione,con mal' animo, e con quel- 
la ignoranza , che gli arrribuifee il fuo D trattore maligno ? e mendace; 
L'Adriani dunque dice così : Nel me de fimo tempo al Pontefice neìlr co fé 
di Piacenza erano date buone fperanz? , maffimamente , che il Papa , 
lanciando l"alterezz a 'fi rimetteva umilmente nella buona volontà ,e 
Con] elenca di Celare , r accomandandogli Madama fu a figliuola ,& il 
Duca Ottavio & i figliuoli fuoi Nipoti , & aveva mandati i legati 
con la facoltà delle Difpenfe; Onde Hmperadore in ultimo gli aveva 
r-ato intensione di rendergli Piacenza ogni volta , che f offe chiaro la 
Cbiefa avervi migliori ragioni , che l'Imperio per conto del Ducato di 
Milano , promettendolo molto largamente al Papa, e con fegni di amore, 
onde fu mandato dalla Corte delf Jmperadore Giulio Orfini , // quale 
poco innanzi vi aveva mandato per fuoi affiori . e della Moglie il Duca 
Ottavio con commljfione , che il Papa doveffe moflrare all' Jmperadore , 
& al fuo Con figlio le ragioni della ( hi e fa j opra lapoffefifione dì Parma, 
e Piacenza Onde a Roma fecino diligente ricerca di tutte le ragioni, 
le quali poterono trovare ; Equi profiegue l'Adriani ildifccrfonelmodo 
cominciato, e artifriofamentedeferirro da! Cenfor Romano,}! quale om- 
mette non tormente Ja confeenazionedi Parma , e Piacenza fatta da_» 
Maflìmigliano Sforza a Leone X. nel modo, che ben torto vedremo, ma 
molte altre drcoftanze , e lafcia anche nella fua erudita pctlna quanto lo 
fteffo Adriani (a) proficue a narrare ,& è ,che mandarono una Cedola te) 

di ventimila feudi a G^anuela > e ferma pronte fra di un Capello , per far J™J, r mì 
Cardinale qualunque volt fife de' figliuoli , e parimente a Don Francefico tem ' pì ubv 
C.t Tuie do gran promejje , nel cui, ajuto molto confidavano in cafo , che 't pag. *6$. 

Papa 



$4 L'Apologia del Dominio Imperiale 

Papa ottenere ilfuo defiderio . Ulmperadore ricevette le ragioni della 
Chiefa,le mandò a Milano , acciocché da Savj di quel Senato Mero 
vedute, e confutiate, contro le quali coloro mofirarono le ragioni della 
Chìefa edere men buone di quelle dell' Imperio , non potendo i Duchi di 
Milano alienare , ne contrattare il Dominio , e la politone di quello , 
e che le altre ragioni non erano né di autorità , ne di valore. 

Quello è il linceremo difcorfo dell' Adriani autenticato dalla Scrit- 
tura dell' Imperadore latciara in mancai Pontefice, ond 
ticheròdipiùper comprovarlo, e !afcerò,che gli Eruditi giudichino a 
chi più Aia meglio il carattere d'ironico derifore , d uomo di mal animo , 
di mala fede , e di non poca ignoranza inquefte materie; le allo Storico 
Fiorentino , oppure a certuni , che fi conflituifcono da le Cenion umver- 
fali della Repubblica Letteraria. • r 

Manco male però, che '1 nolìro Avverfario con quella tua pretela 
iftoria confuta, e nello fletto tempo fa l'Apologia all'Adriani ,e auten- 
tica col fattoquanto ora qui impugnai riprova colle parole; Eie ciò, 
che iodico vuol vederlo il Lettore, eccomi pronto a inoltrarglielo. Ue- 
fcrive dunque l'Adriani con molta individualità , e chiarezza i documen- 
ri, e le Scritture prodotte allora da' Miniftri del Sommo Pontefice^ 
Paolo III., e la ricerca molto diligente, che eglino fecero di tutte le ra- 
gion i moderne , e autentiche , per le quali fi potette provare, che il Domi- 
nio diretto di quelle due Città fotte di giuttizia dovuto alla Cniela . 

E ora cofa fa in quella fua Storia l'Autor Romano ? quello appunto, 
che dice l'Adriani , che alior fi fece dalla Curia Pontificia , mentre quetta 
procurò allora , e l'Avversario fi è sforzato a' nollri dì d'accozzar le ragio- 
ni , le quali ha potuto trovare moderne , e antiche , e fi è poi gloriato con 
vanità di concetti magnifici di poter colle medefime provare ,che giutta- 
mente il Dominio diretto di quelle due Città fotte della Chiefa ; E le egli 
ebbe vergogna di produrre la donazione antichifllma,che li dice eller 
{tata fatta da Costantino Imperadore , la ragione è perchè ora più che 
allora fiam convinti di cotefta impofiura; Egli ha fatto pero pompa-, 
grande di quel la , che dal fuo Anaftafio fi dice conceda da Pippino , e con- 
fermata da Carlo Magno , e dagli Elettori dell' Imperiò , e non contento 
di produrre un' altra fatta da un Imperadore meno antico della Roma- 
gna, e dì una parte della Lombardia. Si è prefo la pena d. unirne^, 
quante ne fi cero gli Ottonagli Arrighi ,i Corradi, li Federighi, e i Ro- 
dolfi , e che fo io . Non fi è prefo però l'incomodo di farci vedere la Cei- 
fione di Mattimigliano I. , perchè quello non gli piace gran cofa . 

Se dunque a'giorni nollri , perchè il filtema delle cofe d'Europa ha 
rifvegliato un' altra volta quella controversa, fi è fatta dall' Avvertano 
una sì diligente ricerca di quelle ragioni, le quali ha potuto trovare, come 
non dobbiam credere, che la fletta anzi maggiore diligenza li farà fatta 
allora in occafione di tanta premura del Papa, mentre fi trattava non 
men delle fuppofte ragioni di Santa Chiefa,che dell'interette,e della gran- 
dezza della fua polterità ; e fé tutte quante le prove , e le ragioni allegate 
finora dal moderno Critico reflano da me confutate per modo, che eh iun- 
que leggerà le fue, e le mie fa fiche rimarrà femprepiù perfuafo del l'in- 
negabil fovranità dell' Imperio, e delle infulTìttenti pretenfioni della Cu- 
ria Romana ; E chi vorrà poi negare , che quanto fi è fin qui inoltrato da 
me , non fi farà fattocon maggior'evidenza vedere ne' tempi di Carlo V, 
«lai Senato di Milano venerato , ma non mai quanto batta da tutte le Na- 
zioni 



Sopra lo Stato di Far ma e Piacenza . 55 

zioni anche più barbare , le quali fpefle fiate confutarono gli oracoli 
tempre laggi , e Tempre giufti d'un sì ecceifo Maetfrato , echi non confef- 
ferà, che, vinti i Sapienti di Roma, ed i Miniftri di Paolo III. dalla for- 
za delle ragioni propone da una ragunanza d'Uomini tanto infigni per 
iapienza,ed integrità nulla replicaffero nella rifpofra pubblicata dall' 
Atanagi , fuorché lamentazioni, querele, e preghiere polle in bocca del 
Papa, il quale meglio di tutti dovette conofeere quella verità per quanto 
li può raccogliere dalla Storia del Concilio di Trento, fcrirta in grazia 
della Santa Sede dal Pallavicino {a) , il quale racconta , come veggendofi , 0) 

e he Carlo aveva fermato dì ritener Piacenza » e afplrava a Parma f ar i i a' p ^'i 
eoa le parole , e co' fatti fu penfato a nuova maniera di provedere coiteti di 
alla foddisf azione , e al profitto d'amendue le parti % con lafciar' all' Trent.lib.it. 
Jmperadore quelle due Città , la cui aggiunta fortificava mirabilmen- cap. 3.$ y. 
te il Ducato di Milano ; ed in cambio ricever per la Sede Apojìolica, 
e per Ottavio , e fuoi Difendenti Siena .. 

CAP. I X. 

Jnfultatì un' altra volta V Adriani , l'Angeli , e'I Conte Camelli 
dall' Autor Romano fi difendono colla Storia del Pallavicino , 
e con la tefiimonianza diquefli fi confermano via pia 
le ragioni addotte da Carlo V. in favor dell' Impe- 
rio *e in confutazione de' pretefi diritti 
della Cbieja, fondati anche in quefli 
più moderni titoli di Leghe , 
e di Ceffioni . 

MA cofa importa, che il faggio Pontefice Paolo III. conofcefTe, 
come abbiam tede veduto l'innegabili ragioni dell' Imperio, fé 
tanto, e tanto non vuol confefiarle l'ollinàro Stòrica Romano? 
Già egli fi è diterminato impugnarla; onde non dobbiam macavigliarfi 
ie torna ad infultar l'Angeli, e lo rimprovera perchè a quefle rare no» 
tizie aderì di buon grado quantunque tutte f off ero lontane dal vero J Jj™'* ™' 
per quanto ne rifulta dalla Scrittura mandata al Savelli da Dio- 
nìggi Atanagi ,ove con pubblica tefìimonianza ci afferma non efferfi 
cercata ragione antica , o moderna , fuorché il Capitolo della Lega 
dell'anno 1511., la -Ceffione di Majfimigliano Primo ,e una Capitola- 
Ztone fatta tanno lyii.cón la Per fon a fìeffa di Carlo V. 

Già diifi , che non fi fa nella Scrittura delFAranagi efprefla narrativa 
delle circoftanze , e condizioni della fuppofla Ceflion di Malfimigliano I., 
e'i Lettore può foddisfarfi con leggerla , e quando mai coteila Cefilon folTe 
in rerum natura tal,qual fé h finge l'Awerfario, gli farebbe coflato 
poca fatica produrla 1 e lkcome ii e orcio fincomodo di regi/lrar nel!' Ap- 
pendice deJla fua Storia tant' altri atri , i quali nulla fanno al cafo noftro , 
così poteva inferirvi ancor quello , perchè non poco fervirebbe all' inten- 
zion della Curia Romana , quando però non contenelTe la già mentovata 
riierva; ma la buona fortuna dell'Imperio ha voluto, che una claufula 
tanto falutare vi i\ efprimeffe dall' accorro Gurgenfe a chiare potè, onde 
il noftro erudito Cenfore fi compiacque bsnsì magnificare !aCe0ìoneme- 
defima,come enunciata daii' Aranagi , ma giudicò dipoi (ano Coniglio 
lafciarlafeppoJtaoegU Archivj del Vaticano. Dunque io ho più giullo 

motivo 



pag. i 4 a. 



* V Apologia del Dominio Imperiate 

mo tivoch'eglinonhadiefagerare,che corre frequentemente non già 
T r la Santa Sede, m^tt l'Imperio quejìa difgra Z *a,che le Per fané 
ffeordino delle r^Wde'fuoiCefari,facendoh poco fcrupolo fovert.r 

hvc %i c l«M fa rv c ^, e rr 

rircì in auefto luogo , che il Cardinal Pallavicino attefta, che della Ceflìo. 
« diMSgliaSoI.fi" «noftrato l'autentico originale al tfendotza 
Perchè ouefto degno Porporato tanto parziale della Santa Sede , non diflc 
mai che co efta Ceflìone fòffe libera ,e che non contenere le riferve riferi- 
te da quan Storici favellano di quello fatto. Sicché l'Autor Romano 
Vto, *a* non haragioned'efclamare,che n //' affettato racconto del Adriani* 
* M*. }Zf t0 dair Angeli è del tutto favolofo , e per tale evidentemente 
convinto dalCampana ; Concioffiache del tutto affettaci fono i di lui 
rifrffi l affatto favolose per tali evidentemente convinti dalla venta 

t ddaS^oS 

r> n ( *l il oLle mirabilmente bene autentica quanto fenffe l'Adriani, e da un 
Vfayic. il ^" a ;; f " 11 ,, ra2Ìoni da me addotte fin qui , mentre vinto dalle innega- 

Stt£S lui °«&K 

?0 ** "' che*/iU* procurava di fiar lontano dal foddisfarCefare,zht altro 

">* non chkdea.cheunacofagiuftiffima.qual'era quella d. ȣr Jornm* 

rumente quali ragioni aveffe la Chiefa in quella Citta & e. ben in- 

tendendo ! che i giudizi fopra la proprietà de Dommj fono fempre 

torTdhelonghife però difavvanta^giofia W&^*k}*^ 

faggiar Aeffione in buon linguaggio vuol dire, che ,1 Pontefice diffidava 

affolutamente delle fue ragioni, e ammetteva per mfuffiftenn . d.ntti 

dSaChTefa fondati ora dall'Autor noftro folle fplend.de donazioni; e 

cheficcome vedea Paolo III. di non poter provar' alcun titolo d. cerco 

Dom nb,rif P ettoaParmaePiacenz a ,così ftud.avad.ftar attaccato 

conTe foggiugne il medefimo Cardinale .alla nuda pontone di fatto e 

?h? non voleva privarfi di quel beneficio , che hanno introdotto le 

^Stt^^ooeftlul™ domandacelo obbligato 
efibire le fue ragioni nel merito, con proteiche cip valejje adinfor^ 
Tarlammo dell Jmperadore , e non cadeffe poi fiotto le cavillazoni 
"sMniftrii Pertanto gli fé vedere un Capitolo contenuto ne la 
LeL col Giulio Jl l'anno 1511.,/tfr cui fera convenuto , che ciafcu- 
no g de'coUgati acquile per fé quello, che di ragione gli apporre, 
nevi Ed ecco cofa dicevano le Capito azioni tanto magnifica e della 
Lega, e non già che ricuperandofi quelle Città, fi reftitu.ffero al Papa, 
come fi ftipulò di Bologna perchè veramente toltale da Francese fé 
fogeiugne effo Cardinale immediatamente dopo;** efecu V one di che 
lo Sforza, e V Jmperadore avevano ricuperato Milano , e l Pontefice 
vedenti, e confentienti loro Parma e Piacenza; Non afferma pertan- 
to che l'acquilo , che '1 Papa ne fece fotte in efecuzione del Trattato, ma 
s ingegna con fagacità cooneftarlo con quelle premeditate parole;^- 
lenti,* confentienti /oro, il e he non è veroniche fi fono già provati 
da noi i riclami, e le querele, che I'Imperadore , e lo Sforza ne fecero. 
Siccome non è vero , che Parma e Piacenza fi ricuperando da Giulio II. , 
perch'egli vi s'intrufe chiamatovi da' Parmigiani e Piacentini dopo la 
fuga de' Francefile vi s'intrufe in pregiudizio de ver. Padroni, che fon- 
pre furono Ctfare, e i fuoi Feudatari, a' quali ogni ragion volea , che fi 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza . 57 

rcftifuiffcro ; e in farti cosi lì efeguì poi per opera de' Spagnuoli , e quefti , 
morto Giulio le confinarono a Maflìmigliano Sforza , benché qui tenti 
il Pallavicini inorpellarne il fatto condire, che avendovi il Duca per 
occafione della Sedia vacante mejj'o il piede , la reftituì hen tofto ai 
novello Pontefice ; fenza additar' il modo, la cagione, né le condizioni 
colle quali fu/ono confinate le medeiìme Città a Leone X. , perchè in 
additandole avrebbe fatto vedere, che rutto ciò feguì per ragion di pe- 
gno , e lenza pregiudi/io della fovranità dell' Imperio , a cui neppur potè 
nuocere quanto immediatamente vi aggiugne elfo Cardinale, cioè, e 
•Itre a ciò una efprefja Ceffone fatta di quella Città al Papa da 
Majftmi aliano Avolo Paterno di Carlo V. , perchè non fi prende la pena 
di inalbare 1 patti rfpreiìì in quella Ceflìonc >e i quali furono* fai ve Tem- 
pre le ragioni del medelìmo imperio. 

Non può con rutto ciò a meno il Pallavicino di non confeflare li 
diritti innegabili dell' Imperio, e di non approvar quanto lafciò fcritto 
l'Adriani . conciotfìacofache nel Sterzo dello itelTo Capitolo citato dall" 
A vver.'ario alferifce di buona fede , che dopo tutto ciò , ritornato Giulie 
Orftpo in Germ mia, ricevette in rifpofia a nome diCefare dalCan- 
celliere Granuela , dal Cardinal Medruccio , e da Frate Pietro Sotto- 
confefjore , che veduto , & ej aminato ciò , che 7 Pontefice in Roma 
aveva moflrato a' Miniflri di Sua Maeftà t'era trovato che laChie* 
ja , e gì' Inveititi da effa non avevano alcun diritto ne in Piacenza , 
ne in Parma , nondimeno che l'imoeradore avrebbe mandato al Pon- 
tefice un fuoG-ntiluomo ch'amato Martino Alonfo del Rio con propo- 
fia di convenevol temperamento. Né tardò quefti a venire , portavi» 
do una Scrittura dt tal concetto , che non s'era veduta ragione auten- 
tica a favore della Cbìefa [opra quelle due Città : E molto più chiari 
trovar fi per amendue ì diritti dell' Imperio. I fondamenti di ciò non 
erano efprejji nella Scrittura , ma per quanto fi raccoglie altronde , e 
che può baftare come un cenno in racconti d'altre materie , confifte- 
vano per effetto nel presupporre , che quelle Città innanzi a Marmi- 
gli ano fodero membra del Ducato Milanefe; in niun modo apparte- 
nessero allo Stato Ecclefiaftico , non producendefi autentiche le dona- 
zioni de' più antichi Impera dori ,le quali dalla Sede Apojìolica erano 
allegate , che non avefje potuto Maffmìijìano nuocere a' Sue e e fiorì > 
e che il Contratto dì Carlo con Leone fojje conceputo con parole , le 
quali permftteffero bensì al Papa la conquifta ,e'l pojfefjo di tali Cit- 
tà le quali allora erano tenute da' Fr ance fi ,ma non gli aggìugnejfer 
nuovo titolo [opra il Dominio. E quelle ragioni affé ma i! Pallavicini 
nella m-irgine d'elio §. terzo, che s'accennano nel Libro dell' Adriani , e 
p.ù ampiamente in una lettera del Cardinal Farnefe al Bertano Tanno 
1549. fra le Scritture de' Signori Borghefi . 

Quindi apparifee , eh: l'Autor della Scrittura di Milano non ha cer- 
cato un debol foccorfo ricorrendo al filen%io dell' Adriani , come qui 
fi tegoa il uo indiscreto Cenfore , e fé fa irte il Conte Caroelli, che quefti 
non parla delle Capitolazioni del 15 ir. ne della Ceffone di Maff mi- 
gliano Primo non dilTe bugia, ma cofa veriffima, e ognuno puoi vederla . 
lo non farò poi qui 1 Inveftigatore , come fa lo Storico, della mente 
dell' Adriani, né cercherò il perchè ei non parlarle delle Capitolazioni del ifi tr r^ 
1-511., né della Cefììone di Maflìmigliano I. né dirò, fé elle fofferoftipo- p<*g. m*' 
late s),o nò realmente ; fofterrò bensì fenza timore d'elTere convinto,che fé 

h furono 



#*r few, 



-| V Apologia del Domìnio Imperiale 

ihrono realmente {tipolate, noi furono certamente nel modo, che finge 
^XAvTerfario!il q ualefevolea,che d. fi «^^^icje 
*rii autentici, e far vedere colle prove alla mano, che il Guicciardini, 
PaK gH altri Autori contemporanei aveano lafc.ata kmta una 
E nXiomìmpegnodi far vedere , che non già eflo Adriani. 
ma il fuó Detrattore , <» w $ f* ««*. » w/.fo.w» * f*M 
hmo\ ma in molti della fua Storia , pubblicare una (erte o da lui , o da 
SS K£ <« r«W W> « ' dtcordtnù dal fatto, quantunque 
allora notorio, come lo è anche a' coltri di. /-; . 

Al* incón ro , perchè fono amante ,e parriale della ve,-)ta.,conver>. 
E ocol noftro Avve (arto ,e con effo W dico .che tantogrande t ti mal , 
fhcpuorecarf, alla verità d? pubblici affari da la palone vendita 
di aueili Storici , i quali traviando dal profeto dovere non hanno 
VupTalcZdifeglire in materia ,, grave ,t importante U al'rm 
VoliacenZ , apponendo , che fen^a diffi.oltà fi debba t», dar fede 
722 fallaci racconti , perchè godono Hjrcpo mMM 
Molici de- Principi. Un tanto male poi chi lo faccia a notìndi nelle 
fon overfie prefenti lo diranno non folamente gli Eruditi , ma quel , eh 
CnTun plcc o o lumedi buon fenfo , e chi che f,a conofeerà fé da tutto 
«X cheàLgo f, è dovuto {piegare in di e a , e propugnatone 
fetiiftz'etoltraggiata.edel'vero.ficonfermi per tutt, .verfi la 
Vicupfavon,, oppure l'ufurpazione dì Parma e *«'*■'&"*' 
CiX//.. e fé coretto acquittofuccedelfe»»» W* W «^<» virtù delle 
sìrici ragioni della Chiefa, e delle Capitolavon, della Lega .ma 
Zcra pnCeffione di Momigliano Primo, laonde a auelg ene rofo 
Ponufiiefe fiano dovuti stoltamente gli elogi, che qui gli Mg«M 
Romano, a me non Ha il dirlo, e ficcome 10 , qual figliuol &**£?» 
devoto dalla Chiefa Romana venero , e fempre veneraro con um Ita Cn- 
ft Ina chiunque farà da Dio prefcielto per reggerla , e governarla come 
fuo VkS fucceflor legittimo del Principe egh *£«*£*« 
guardi il Cielo , che tomi opponga giammai ali : laudi ,che ad elli » veg 
fon date da'Scrittoridi qualunque condizion ch'eglino .fieno, onde chi 

«di noutoAvverfario, legga le Storie del Cardinal Bem bo.de 1 Moce 
nigo , del Guicciardini , e degli altri contemporanei , e cos. potrà agevoi 
mente appagare la fua curiolità. 



CAP.X. 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza, 59 

C A P. X. 




dunque fi rintuzzano le fue maldicenze , e fi fa vedere 
colla autorità della Storia , che iSpagnuoli riuni- 
rono effe Città allo Stato di Milano , perchè 
gli appartenevano di giuftizia . E di più 
fi moftra colla chiarezza non toc- 
fata finora dagli Scrittori 
con qual titolo furono 
indi concedute. 

LAfcia il Moderno Critico il Guicciardini, e l'Adriani, e nel Capito- 
lo Vili, di quefto terzo Libro fé la prende con Maflìmigliano Sfor- 
za , e dice } che quello Duca già rimejfo nello Stato per opera del 
Pontefice Giulio , immemore disi gran beneficio , appena udita la morte 
di ejfo , la qualfeguì a'n.di Febbraio 1 5 r j. , occupò Parma , e Pìac$n$ s 
Xa pel mezzo delle Truppe Spagnuolejenche dopofeguita l'efaltazionf^ 
di Leone X. furono da lui reftìtuite alla Sede Apoftolica fenza forza 
alcuna , e nonfolo di confenfo , ma per ordine ejprejfo dell' Imperadqre 
Ma/fimigliano , e del Rè Cattolico , ficcome il Cardinal Farnefe nel 
1W). ne fcriffe aCarloV. t e alVeJcovo di Fano . 

La foltanza di quefto racconto è in parte vera, ma il modo, col duale 
loporgeilnoftro Avverfarioèpienodi fallacie, e di vani fuppofti,vizjo 
proprio di chi feri ve a genio della Corte , e non al fine , che dee aver* ogni 
Storico d'eternare il nome fuo . Quefto fatto perà takjuale ei ftà , diftrug- 
ge da' fondamenti tutto quanto ha finora fabbricato fui falfo l'Autor Ro- 
mano^l quale volle negli antecedenti Capitoli fofténere,che Parma e Pia- 
cenza furono aggiudicare alla Chiefa prima patìionibus , fecondo jurc^ 
belli , e terzo jure pofiliminii , ed ora viene a confettar' apertamente , che 
nonconquefti titoli elle pervennero alla Sede Apoftolica, ma per la fola 
avidità, che avea Giulio II. di ampliare il di lei Dominio temporale an- 
che contro la volontà de* fuoi Alleati, e cogli Statiche a loro erano 
dovuti. 

Ed in fatri,che la cofa Ila così non può l'Avverfario occultarlo, avve- 
gnaché metta qui in comparfa tutta la fua eloquenza per mafeherarne la 
verità; e quando tutto ciò ei mi negafle,fono perluafo d'aver tanto in 
mano per convincerlo; Non fu in primo luogo Giulio II ,che rimetterle 
nello Stato del Padre il Duca Sforza, ma fu Maflìmigliano Primo, che 
n'era il lolo , e legittimo Sovrano ; fu il valore de'Svizzeri , e furono tutti 
jCollegiti,come lo atteftano col Guicciardini quanti fenflero in quei 
tempi; né dee dirfi lo Sforza immemore de' beneficj ricevuti» le procurò 
riacquiftare Parma, e Piacenza occupata ingiuftamente da Giulio II. , ma 
piutrofto merita il titolo di faggio Principe , oltrediche non egli, ma bensì 
gli Spagnuoli, morto il Pontefice, fecero entrare le loro Truppe in effe 
Città per riunirle allo Stato di Milano, e lo fecero per le vive inftanze 
degli Ambafciadori diCefare ,ede' Milanefi , mentre proteftavano i pri- 
mi .che altrimente il di loro Sovrano li farebbe gettato al partito del Rè 
di Francia, e minacciavano i fecondi di farfi Cantone de' Svizzeri ; e tanto 

h z i Spa- 



Guicciardini 
iib.w ad 

ann i ji $• 
pag. 5*5. 
retri . 

(a) 
Mocen. de 
beli Carne* 
raclib $.in 
princìp. 
Gravili* 
tom ? 

Lodov-c Ca- 
viteli Cre- 
mona annoi, 
col. 1499 
Monavent. 
Angellftor. 
di Parma 
pag 477 & 
Jeqa.liby 



Aq V Apologia del Dominio Imperiale 

iSnasmuoli , quanto gl'Imperiali , e i Milanefi erano uniti in quefto fenti- 
SJ3 fapeano molto bene , che Giulio II. volle appropriare afe 
kTe^rche giammai non furono della Chiefa, ma dell'Imperio ,e & 
M fece, li unife allo Stato di Milano . Né io fingo da me : quefto djkorfo , 
ma BBS il Surita teft imonio di veduta , come hollo moftrato di 
fon a per maggior confermazion della verità farà cofa utile r, ferirne 
cui un'afa volta le parìe: Marmette tue con la munte del Papa 

entonces el Vii or et de Napoles con el Exercito al Piacentino >y 1 arme 

pò Jejorfe podrìa foftener . Demasdejwlo hiy P^f^EL^l 
ìrmnJtnES DEL EST ADO DE MJLAN ,T AVERLA* 
OCCUPADO ELPAPA JULJO SIN NJNGVN ANDA- 
MENTO : Equefti fono i bei titoli di sì gloriofoacquiOo tanto magn.fi. 
fati da lo Storico Romano # qui- el Duque Maximihantrabajavajor 
Xarlas l los de Milan (e pufieron de talmanera en <}}*«« £$** 
publkameite , que fi nof £ tomavan entonces fé hanan C*»"»*' 5 "* 
% m % Andreas del Borgo , y el que llamavan Cabomaefìro , qutefi* 
ÉaJLporEmbaxadoreaelEmperadorenMdanfuerona 

*%y , que fi no ayudava el Duque à cobrarlas , fendo &&*» 
WenoAoberano.fe boluerian ala opinion de trancia. Dwley >» //*- 
reyenellobuena efperan^a.y bi Z o,que el Duque lf^4$&* 
Jfeardenale* notificar fu juftiva , y que entretanto tuviejje forma 
Z^apoderaffedeluLy.aJfilohiv^ luego Placen V a con 

eìWfor del Viforey, ,yfueffe a poner en ella &c. 

^Guicciardini poi afte ri fee lo fteflo , benché non efpiima .1 fatto con 
qutlla chiarezza , e diftinzione , con cui lo fa il Surita, dicendo blamente, 
&tlworÌo il Pontefice, il Viceré dì Napoli andato co Soldati Spa- 
LoUverfo Piacenza, coftrinfe quellaCitta* %V[ orna / e ^f ^ t ° n ] 
leva .foto l'Imperio de' Duchi di Milano-, Ltfempso de '<<<»'»'. 
feiutarono per lo medefimo terrore i Parmigiani >s co medefimi te . 
mini raccontano quefto fatto il Mocenigo (a) , Luigi Cavitclli, e 1 Angeli, 
Ma più di tutti conferma il mio affunto un reliimomo d. veduta par- 
tecipedeglUrcani,edi tutti li Configli, e per con i eguenzad ogn .ecce- 
zion maggiore . Quefti egli è il Morone ,ii qual'avvifatodall Arcivefco- 
vo d^f fri , e da Marino Carraccioli Ambaiciador i di M .lano appreso 
Papa Giù ò, della di lui morte , ferine loro li 11. delle Calendc di Marzo 
del i<i una lettera molto lunga , e feria ; in ella altamente (i duole d una 
pe ditalche farebbe riufeita luttuofiffima a tutta l'Italia, perche non 
?'era iuogoafperar ,che fi eleggelTe un'altro Pontefice tanto nioluto, 
quanto era Giulio , né così determinato, quant' egli era ift jM£ 
?ani i Francefi ,ed qpRor.fi a' lorodifegni , . quali glabramente appara 
S£fl d'invadereun'altra volta lo Stato dj Milano. Parte c-pa d Morone 
agli Ambafchdori il difegno de' Miniftri di Cefarc.de Spagnuol»,de 
Milanefi , e degli Svizzeri di voler cogliere Toccafione , che Wevol gli 
Offeriva la morte del Papa , di riunire come prima Parma , e Piacenza oc 
amate da Giulio II. all'antico fuo corpo . D.ce , che g.uthffima è la deli. 
be azione, ma che egli non vi è concorfo in congiuntura tanto ^» C °J^ 
e difficile per le cofe del Duca , il quale più che mai avea M^M£ 
ftenza , e degli ajuti della Corte Romana , quale per que io fatto, ancor, 
che accompagnato dalla.giu.ttizia,e dalla ragione, farebbe : Golt emodo 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza. fi 

fdegnata . E finalmente conclude il Morone da uom faggio , ingenuo , e 

pieno di verità , e prudenza così : ego vero , qui aliena hacfequi confìtta, 
potila , quam probare compellor , eaciem quoque licet nocitura fiat , 
juvare conflitto, quoniamfi acuir atius adejfieòlum perducantur, m'mus 
utique obfutura exifìimo , dahoqtte etiam operar» , ne conatus poftquam 
fufcepti fuerint irriti fiant > neve ad jacluram, ignominia quoque rei 
mala gè jì a accedat . ìmprimis itaque opera pretium duxi vos ambos de 
bujufcemodi Senatus Confulto reddere certiores, utfingulos Cardinales, 
toiumque Collegi um durante Interregno , ad confentìendum , aut fai- 
ttm connivendum adducatis,ut JUSTISS1MA RECUPERATIO 
FIAT , cum nonfint ignari , quam A MBIT JOSE , ET INJU STE , 
ET E 1S ET I AM fummurmurantibus , fpoliatio fati * fuerit . 
Quod fi optinere idnon liceat , & Cardinales , reliquique Curiales ( uti 
Cjje folent Laycis infefti ) agreferant , & infìatius in vos facce nfeant , 
poj/tris [alte in adverfus querulas eorum voces propugnaci a [intere , & 
ad lenìendam futuri Pontifici* iracundiam rationes plurima! , qua la* 
ti/Jime patent , & ipfiusjujiitia arma parare , quoniam illude fi explora-^ 
tijjìmum licere Principi per Julinm fpoliatoChitates has in Imperiali 
Status erezione comprehenfas per Pradeceffores fuos longiffimo tem- 
pore pcfjejjas nunc tandem recuperare, quo tempore defungo SPOLIA* 
TORE potentìjfimo , fatisvirium advim propulfandam habet , fatifi 
que baberi pio incontinenti faclo,quod moxdata poteflate fiat .. Et 
nifi Btatijjtmus ìlle Pater quiCque eleSfus fuerit , & Cardinales , àqut* 
bus omnis manare deberet Religio , & pietas iniquitatìs Miniftri effe vo~ 
luerint,non agreferent^quodbacCIVITATUM ALIEN ARUM 
PRIVA i IONE , quas cum VITIO retenturi erant ,confcientiisfuis, 
ac Romana Eccltjfia decori , ipfis etiam invitis , conjultum fuerit , »<?- 
que ccmmittent , ut ìnjuriam, qua mehercle nulla eft ^tanquam illatam 
Jibiperjuadeant , aut fingant , ut ab arcendis boftibns , & à protegenda 
Italia libertate abftinere ratione videantur ,plurimum autem prof ut u- 
rum cenfeo , fi Cafaris , & Ferdinandi Legati facinus , utpotejujium, 
Ù Principum fuorum voluntate patratum teftati fuerint \ de mumque 
nibil erit ,quod magis Prasbiteralem illam pertinaciam comprimat , 
quam fi demo nfi r ave) iti s (quod certo certiùs efl)Statum lnfubrum-> 
vcnn fi integrum adverfus Barbaros fub filiere poffe ; e o autem pejj'un- 
dato, totam ltaliam^ atque ipfam etiam Romanam Sedem fervire 
oportere . Vos autem rogo , ne fcribendo parci fitis , ut quid in bac re 
Qontingat , & quid de novo Pontifice fperetis Óre. 

Da quello faccetto dunque li raccoglie manifeftameme ,nonetter 
giammai Hata intenzion de' Collegati, che il Papa, (cacciati d'Italia i 
Franceù.ii facette Signor di Parma e Piacenza; ed etter'una illusone 
manifeltitfìraa il fupporre che Giulio le occupale in virtù delle Capitola- 
zioni della L<ega , e che i Parmiggiani , e Piacentini fi fottomettettero al 
Dominio de la Chiefa Romana in efecuzione della Ceffone di Maflìmi- 
glianol., poiché fé tutto ciò fotte vero né iSpagnuoliavrebbonofubito 
morto il Pontefice, fatto entrare le Truppe loro in etta Città , non l'avreb- 
bero conugnate di poi al Duca Sforza , né quelli fi farebbe pollo nella pre* 
tenlìone di averle in un tempo, in cui dovea più che mai procurar di te- 
nerli benevola ( come ottervava il Morone ) la Curia Romana Siccome 
gliAmbafciadori diCefare non avrebbono minacciato il Viceré, che 'l 
tuo Sovrano farebbeù un'altra volta collegato col Rè di Francia, ne 
avrebbono protesto i Milanefi di farfi Cantoni de' Svizzeri fé non fi. ., 

fòttero 



te V Apologia) del Domìnio Imperiti* 

foflero quelle Città riunite al loro Ducato ; e finalmente ilZurita Autor' 
affai cauto , pefato , e lodato da tutti per fommamente fincero non avreb- 
be detto, che Papa Giulio le aveva occupate fenza fondamento veruno , 
la qual verità con fondatiflìme ragioni la dimottra il Morone nella-, 
riferita Lettera . ■'_ r e . re i 

Sicché poco importa, che il Cardinal Farnefe fenveffe nel 1549/ 
Carlo V.,e al Vefcovo di Fano , che dette Città furono refìituite dal 
Duca Sfona alla Sede Apofìolica per ordine efpreffo di Malfimigliano 
Primo, e del Rè Cattolico, perchè non furono reftituite,ma date in pegno 
fenza pregiudizio dell* Imperio,e falva fempre la fua fovranità ; come to to 
lo vedremo, allorché giugneremo all' anno, in cui fi ftipulò una novella 
Alleanza fra Leone X- . Cefare , gli Svizzeri , ed altri Potentati d'Italia . 
Né aggiunferoallaChiefa maggiori ragioni di quelle, che concede 
k furono,! giuramenti di fedeltà a lei predati da' Parmiggiam , e Pia- 
centini, non le Inyeftiture, e Privilegi conceduti dal Pontefice in que 
Contadi, né tampoco il diritto, da lui arrogatoli di far cumar Monete, 
e di eleggere iGovernadori ,nè altri fomiglianti atti portati come in 
trionfo dallo Storico Romano ;quafi che non fi fapefle, che tutti quelli 
atti provano bensì la pofleflìone , ma non già un' aflbluto Dominio, ne 
una fovranità indipendente , maffime quando appariice che il titolo di tal 
pofleflo procede da' Patti, e Concezioni , le di cui leggi come che preferir- 
tefi dalle parti debbono religiofamente oflervarfi , e non alterarli parti- 
colarmente dagli Ecclefiaftici obbligati più di tutti all' oflervanza della 
data fede.edelle giurate promette, onde non mi eftendodi vantaggio 
in quefto Capitolo, né perderò tempo in confutare minutamente certe 
cofe fcritte dall' Avverfario per genio d i comparir' erudito , quando me- 
glio flato farebbe, che fi fofle moltrato più verace, e fincero. 

C A P. XI. 

Pretende lo Storico Romano , e con effo lui l'Autor Piacentino , 
Parma e Piacenza di nuovo confirmate alla Chiefa per Capito-^ 
lagoni fatte da Leone X. con Majjtmigliano Primo , e dipot 
occupate da Francefco Primo, negando e l'uno , e l'altro , che 
non foffero dal Pontefice cedute al Rè di Francia in virtù della 
Confederazione con effo lui ftipolata. Qui dunque fi mojlra,cbe 
per la Lega rinnovata tra il Papa, Cefare» Mafftmigiano Sforma, 
ed altri Principi reftò più che mai prefervato illefo l'alto Domtnto 
dell' Imperio in effe Città , e che Sua Santià nulla ojjervò di 
quanto promife con un' atto pubblico allo fiejjo Sforza , ed a'CoU 
legati , e fi fa anche vedere con qual titolo ebbe Leone X. la pri- 
ma volta le mede/ime Città , e la ragione per cui veniva da' Colle» 
gati efortato a reftituirle ; e fempre promettea di farle infino 
che fi confederò col Rè Francefco , a cui le cede come antiche 



membra dello Stato dì Milano 



v 



"Orrebbe lo Storico Romano poterci far credere, che alle pretefe 

ragioni della Chiefa Copra Parma e Piacenza, vi fi aggiugnefle 

un' altro titolo di fovranità più (labile per le Capitolazioni fatte 

Ifior. Rom. coli' Imperadore ; Onde rralafcia il racconto di molte cofe affai effenziali, 

fag. 149. e parta a narrar la Lega ftipolata tra Bernardo Cardinal Bibiena in nome 

del Pontefice Leone X., e tra Alberto Pio Conte di Carpi in nome di 

Maffimi- 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza ♦ 6j 

Maflìmigliano Auguro» di cui egli era Arnbafciadore inRoma»e cosi 
pure tra Ferdinando il Cattolico , Maflìmigl iano Sforza Duca di Milano , 
Ottavio Fregolo Doge diGenova ,e gli Svizzeri ;eci atticura falla parola 
fua , clic in qxefia Confederazione ad effetto di levare in avvenir* 
ogni attacco , ed occajione di litigio, fi convenne con tutte le formar 
Ut à \ olite praticar fi in tali occorrenze >che le Città di Parma e Pia* 
cen^a allor poffe ditte da Leone X. s'intendejfero totalmente proprie 
e di lui, e ai chi egli volere , dichiarando^ il Papa , che per qualun- 
que atto egli non intendea mai di recare alcun pregiudizio alle ra> 
gioni della Cèiefa; Ci fa inolttefapere , che le Capitolazioni di quefta 
Lega furono date a Giulio Or/mi quando fu fpedito da Paolo III. in 
Lamagna,e che ne parlano Gonz^lvo Islefcas Spagnuolo , Pietro Giti» 
fi intano , e Paclo Parata Veneziani con Paolo Giovio da Como &c,,e 
che Marino Carracciolo Procuratore deputato dallo Sforma con folenne 
Str omento, rinunciò ,e in ampli/Jìma forma cedette a Leone K. qua* 
lunque diritto , che mai gli fojje potuto competere in quelle Città &c. 

lo Ipfrerei che il Lettore dovette convenir meco, e dire, che per 
quelle sì belle ,e individuali ne tizie, che ci dà l'Avversario, dee ferma- 
mente rederti,che egli abbia, fenza verun dubbio , non folo veduto, e 
ben' elaminato le Capitol rt zioni di quefta Lega , ma di più confideraro lo 
folemie Stromento, con cui Mattimigliano Sforza cedette a Leone X.qua- 
Ju 1 quediiittogli fotte mai potuto competere in quelle Città. MaSanto 
Dio ! le la cola è così come non può ettere altrimente da che l'Awerfario 
nuitroladilcorre con tanta confidenza, come ha poi voluto obblgarci 
a far* un'atto di fede , e credere alla aflkurauza , ch'ei ce ne dà ? e perchè 
non liberarci da ogni ombra di fofpetto col produne coteiri atti, come ha 
fatto nella fua copiolitfìma Appendice di tanti altri , i quali a rulla lervo- 
no? li farebbe pur veduto, le in quella Confederazione ad effetto di 
levare neW avvenire ogni attacco , ed occafwne di litigio, fi conven- 
ne con tutte le formalità Jolite praticare in tali occorrente , che le 
Città di Parma e Piacenza sintendeffero totalmente proprie della 
Santa Sede . 

Ella è cofa cctiflìma, che tutto ciò fi farebbe veduto dalle magnifi- 
cate Capitolazioni fé iì foflero prodotte dal noftro Aurore ; egli però non 
volle darci quella foddisfazione, ma pretefe,che doveflìmo ricevere come 
Canone d'htoria indubitata quanto fi degnava efporci con sì belle , e ma* 
gnificne parole . Gli ballò farci fapere , che quelle Città erano allora pof- 
fedute da Leone X-, perchè dipoi noi dobbiam'ettere obbligati raffegnarfi 
a tutto quanto il fuo ornat ifiìmo diicorio . Ci avelfe pir lo meno fatto fa- 
pere con qual titolo pottedette allora Leone Parma » e Piacenza , maj 
nemmeno in ciò fi degnò foddisfar la nollra curiofità; egli però merita 
companmento ; perchè volendodire la verità dir dovea, che il Papa le 
polìedea non in lovranità , ma in ragion di pegno , e che un tal contratto 
non iu celebrato con Mafiimigliano Augufio , ma con Malfimigliano 
Slorza , il quale minacciato dall' Arme del Rè Luigi XII. , fenza poter da 
le lolo difendere le cofe fue, cercò appretto tutti foccorfo,ed ajuto. Il 
Viceré di Napoli fi apparecchiava a pattar coli' Efercito Spagnolo alla 
cuitodia di quel Reame, né voleva difgultare il Rè di Francia, con cui 
Ferdinando il Cattolico avea fatto triegua per poco tempo. I Svizzeri fi 
inoltravano pronti afoccorrerlocolle lorofpade,e col propio fangue, 
ma chiedeano denari per ragunar le Tiuppe , e calar' in difefa del Ducato 

di 



g^ V Apologia dei Dominio Imperiale 

di Milano. E Leone X. frefcamenee aflunto al Papato era dubbiofo,e 
molto celato ne' Tuoi difegni . Non voleva lafciar' in abbandono l'Italia , 
e per confeguenza i Stati della Chiefa , e di Maflìmigliano Storza elpoib 
come dianzi ad elTer preda miferabile de' Franceri; la brama peiò arden- 
tiflìma,ch'egli aveadi riacquiftar'il pofleflò di Parma, e Piacenza, ia- 
cea , che lì moitrafle alieno dall' immifehiarfi nel principio del fuo Ponti- 
ficato in una guerra pericolofa colla Francia per obbligar lo Storza a iod- 
disfar le fue voglie. Inviò dunque il Duca Maflìmigiiano a Roma Giro- 
lamo Morone Miniftro d'ingegno , d'eloqu fnza , di prontezza , e di dpe- 
rienza fopra quanti lì ritrovafl'ero allora in Milano , acciocché procurane 
vincere l'animo di Leone , e gli facefle conofeere l'imminente pericolo , e 
laruina.chefovraftava all'Italia tutta. Giunto il Morone a Roma , ed 
informato dagli Ambafciadori di Celare , e del Rè Cattolico dell' inclina- 
zioni del Papa , fi porrò alla di lui udienza , fu , come egli fteflo lentie a 
Maffìmigliano il dì primo di Maggio del 151?., benignamente accolte* 
_^ da Leone, il quale magna (edulitate rerum Statum per contatiti eli. 

ElTUT' E perchè quella lettera mette in chiaro con quali condizioni, e con qual 
Towsp«g titolo perveniffero Parma,e Piacenza un'altra volta alla Chiela,cola trat- 
47.»*W* tara molto ofeuramente da tutti i Scrittori di quei tempi , così ne riferirò 
qui tutte le parole per fempre più confondere l'infedeltà degli Avverlarj , 
dice dunque il Morone al Duca Sforza così : Demttnftravi abfque negotio 
omnia m tufo effe , fi Sua Sanclita! aniwum , & vires attbibutrit , con- 
venir eque» & etiam oportere, quod adhibeat ; Affenfit facile ratiombu! 
late patentibu! , qua! nec effugere poter at , nec vijui tft mèi L/viiatum 
recuperationem per Excellentiam Tuam Sede vacante fatlam *quefer~ 
re>nec propterea plus te quo fuccenfuit ; (ed dixit decere ut poftquam Pon- 
tìfex t & communii Cbri'iianorum Pafior faftus efi ,nonnìJi magna ra- 
tione ad arma contra Cbridianos profittai ; Julium jtifiam caujam con- 
tra Gallo! babuiff e , quod Mi Concilium contra ipjum ,& jcbijma in 
Ecclefiaprocuraffent, quodproteèlionem Ferrari* prò Alpbonjo EJten- 
fe , & Eononite prò Bentivoliii contra eum , & Romanam bedem jufee' 
piffent &c. . _ ... . '* 

At mine nullo modo fé , & Sedem Apoftolicam a Galli! vexan &c. 
Propterea nulla alia ratione Sanflitatem Suam pojje contra Gallo! 
mitri , nec fé belli forium cum Cejare , & Ferdinando , <& Excelle nti a 
Tua adverftt! ilio! facere , nifi Civitates , qua! Julius fojjidebat ; ipje 
etiam poftdeat ; Tunc fub fpecie earundem luendarum licitum fore 
fibi una cum aliis ilio! Italia arcere &c x 

Refpondi(quod verijjìmum efl ,& late patet)alia Unge majora 
effe , prò quibui Sedi! /ìpoftolica? , & Sancitati Su* interfit ltaliam à 
Gallorum jugo liberam effe , quam duarum ALIEN ARV M ClVI- 
TATÙ NI pojfeffìo ; et ut efl audiendi facili! , multa utilttatis ,& de- 
cori! capita pr decurri , qua? mine recedere fupervacaneum puto &c. 
fxxit pedem humo , non alia! voce! eden! quamquod nonnifi redbibitis 
Civitatibu! ,volebat voluntarium ,& maximi periculi bellum fubire; 
ne contingeret , quod Galli! f rfan Vincent ibui ad estera incommoda 
ìllud quoque fihi acce d*r et <& e. , 

Advenerat enimpauloante Nnntium occupata per Gallo! Civita- 
ti! Alenfti ,<& Alexandria ytotiufque l'rovinci^Tranfpadan* titu- 
banti*» valdeque duMtantibui ( gì' Imbafciadori di Celare, e del Rè 
d'Aragona ) ne Pont ìf ex ( uù effefertur timidus ) tanti! Gallorum fuc- 

cejftbus 



Sopra lo Stato dì Parma e Pìaceni*» *5 

cejfibus adeo terreretur , quodetiam oblatìs Civitatibus y fi fero offerre- 
rentur àjocietate belli abflineret , meque propterea cogentibus » ut inge- 
nue j ecunda mandata explicarem , & exquerer , rogavi , impetravique, 
quod permiferunt ', qtioddam medium \ & quafi tempcr ameni um , in re- 
tranfigenda injicerem t quod fcilicet Pontifex Civitatum pofftjfionem 
[ibi haberet , at quoniam non alia rat ione eam velie affirmat , nifi ut ea- 
rum tuendarum neceffitas eum bellum gerentem excufet , fit coment us 
apoca Jua , quam Breve appellant te/lari , quod finito bello fi Excellen- 
ti a Tua ( uti [pero ) viòlrix èva ferir , mox Civitates reflit net , Ufi re- 
flit uer e negaverit , aut diflulerit , liceat Excellenti* Tua 1 propria illai 
auEìoritate , & adbibita vi occupare ; Jgitur ea conditione tranfaStum 
efl Civitates in reditu meo ditioni Pontificii tradendas effe , ut eas mox 
puffi s , aut fuperatis G aliis Excelienti* Tua* reflit uat. Ope à'utemù 
danda , & Pontificii viribus cum aliis affaci andis fic cantum e fi , quod 
Pontifex in prafentia tradat mihi unum , & quadragint a milita aureo- 
rum , ex quibus duodecim millium peditum Helvetiorum ftivendia per- 
folvantur , & illi mox cum aliis quatuor mìllibus , quos Exce /lentia Tua ' a) 

advocaffe retuli Hoflibus fé Duce opponantur &c. Ed ecco I ; comjizio- f*^,. lllm 



f. tnihi 



7 so. 



ni , colle quali pervennero a Leone X. le Città di Parma e Piacenza ; e h*c- Gai-aartf. 
come tutte cotelie minute circoftanze non le penetrarono i Scrittori di Ibn.pag. 
quel tempo , così lafciarono fcritto , che Maflìmigliano Sforza le diede in «**W ?&9. 
mano del Papa per ragion di pegno;così lo attefta il Bugato(«r) ; non ofcu- ^ r terg0 ' 
ramente lo conferma il Guicciardini ; e più chiaramente lo dice Luigi Ca- t tm!^ 
vitelli colle formali parole : Et per Summum Pontificem die 12. Maji. LoàoucCa- 
numeratis Sforti<e prò receptione Piacentine , & Parma? aureis quadra- vueli col. 
ginta mìllibus Piacenti* Pretore Com. F ramifico Per fico Cremonen- l i° 1 ' 
jfe&c. 

Affatiti con impareggi <bil' ardire, e con valore memorabiliiTìmo i 
Francefi nelle vicinanze di Novara dalla ferociflìma Nazion Svizzera , 
parlarono con precipitofafuga i Monti, e redo libera l'Italia dal pericolo 
dell' armi ftraniere infin'a che viffe il Rè Luigi. Intanto facevano i Col- 
legati iftanza al Pontefice di restituir Parma e Piacenza, come fi era ob- 
bligato nelle Capitolazioni fatte col Morone , ma perchè a quefta delibe- 
razione non veniva volontieri, mentre aveva già deliberato nell'animo 
fuo farne Signore Giuliano fuo fratello :Tra£ìava, come attefta il Zu- 
rita(£) yCon el Rey de Francia yparaque no cumplieffe lo capii ulado Zuriia Hb 
con los Svi^os , quanto ala paga , y que no defiflieffe de profeguir el de- io cap.x$. 
ree ho del tflado de Milan , y del Contado de tifile . T Julia» fu Er- «dan.i$i\. 
mano mas ala defeubierta procurava la ami fi ad de Francia ,y de obli- 
gar el Rey Lovis ;y todo eflo principalmente era con fin de retenerfe à 
Piacenti a , y Parma , y no reftituirlas al Duque ; Avia prometido el 
Papa de botverlas y dilatadolo con buenas palabras con gran fenti- 
miento » y queja del Duque por recibir en elio muebo daho , [tendo lo de 
aquellas Ciudades mai del terbio de la rema de fu Eftado ; lnterpufefe 
et Rey en procurarlo , y el Papa fé ef cu fava dicendo unas ve^es , que 
efperava,que el Duque efluvieffe en fu Eftado pacifico t y ot ras, que 
la fai , que fusffe menelìer para las Tierras dei Eftado, le dìefje de fus 
Salina* ,yveniendo el Duque en elio } [iempre interponia otras caufas 
de dilacion; Entre las otras » que fé dejcubrieron porque el Papa lo 
deferia , fue porque de ff e ava cafar una Sobrina fuya con el Duque Ma- 
ximiliano ,y querialo tener por torcedor baftaque fé concluyeffe , y con 



$$ V 'Apologia dei Dominio Imperiale 

^-Sffit^ -«rmato t «Z' k S* t 
Morene ferifte™ quei tempi a molti Perforai, e Minili» pubbli e, . Io 

Burnito- MiodelPapa a' Svizzeri dice così: ,, Hsecmi Verulaoe.noo ao» re iu- 

•«*•*• g „ quor.tametfi enim ad extera, qu* verbis fa» wfi£& 

Pontificempromptum effe non dub.tem, audio tarato in Civita- 

" tura reftituuonedeceptosnos irijquodeas in Julianumfratrem 

" tomdominandi libidine transferre conaituat,& plura font .nd^ 

" ,U . , qua: me facile ad crudulitatem eiusmach.nation.a .oducunt. 
In uny afcri.tadiOttobredellofteffoannoa Mat.noCarraccioloAmba. 

*Sfes^ws«afa«» 

" auqua aree mine e velit . O rem deteftandam ac perraciofara , 

citare la reftituzione di Panw Piacenza, e per trattar una novella Lega 
col Papa e egli Svizzeri , Giunto inFerrara fi ammala,e da cola fenve del 
mefVdiDecembrea!Carracciolo,che: „ Ex A!phunioDuce,dumrrie 

„ lotius muc «e r< . TO£cr i f ,vereorquefiitafereshabent,quod 
;; rlT SSemiaraque 2*i, non reddet, fed maiora 

Rifrnt!^r'u;artedaFerrara,tfe g uitanfaovia gg i.verf 

Roma ed I ivi giunto, dopo d'efferfi informato dello flato delle cofe.nt 

dCntezza al Cardinal Sedonenfe, fi querela diaver ritrovato „ ma*,- 

mam inPontificcm voluntatis variationem,op,n.onifque d.ffi- 

mflitudinem , feu potius inconftantiam nefc.o , fa. dixerim pero. 
", mara Indi pavido ai «egolìo foggiugne I ; Addrfit dehinc Petr, 
MaTni Domeflici tui teftimonium , neque aliarr, umquam Civita- 
tum noftrarum reftitutionis condit.onem appoluit , quam Hclve- 
" ^M.mft-dus-adrcitpoflea falis fui emendi neceffitatem. De- 
" i:« nov S ì burbera juffu tuo convolaffet.ut eam, 
" P^Titomtntem eliiceret ,qus firma , ftabiis , .nconcuffaque 
:;^m S nuK™fo f ct J ^it nS Principi,quemprimòcoovemr,deh,nc 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza 



H 



„ tibi attulit , non tantum verborum fide , fed etiam Pontificis Do- 
,, cumento,manuobfignato,eam effe irrevocabi!emeius,enixam- 
,, que voIuntatem;quod fi Helvetii faedus fecumpercuterent,ac 
„ Pr inceps emendi falis neceflìtatem (Ibi imponeret , mox Civitates 
„ rdlitueret,fa;dufquecum Principe non quidem palam.fedinab- 
„ dito percuteret, feio etiam aliquid de confanguinitate traclatum , 
„ fed ea res uri libera , fpontaneaque effe debet , ita extra conditio- 
,, nem , & obligationem feparatim ?.cìa fuit . Hac Fidei Religione 
„ fretusRomam veni, cum per valetudine™ licuit,ad omnia pa- 
„ ratus,qu2eperPrincipemimplenda erunt&c. 
Lo fteffo deiìderiomoftravano pure gli Svizzeri,! quali più volte 
anco con folenni Ambafciarie avevano efortato Leone a reftituir'efle 
Città al fuo vero Padrone , e il Pontefice , per non eflervi obbligato dalla 
forza , dappoiché non fi era voluto lafciar vincere dalle preghiere , cerca- 
va tener' in continue agitazioni , e travagli il Duca Maflìmigliano , attra- 
verfandogli anche la recuperazione di Crema , ed altre conquide , a* 
quali era intento coll'ajuto de' medefimi Svizzeri , come lo narra il Gio- 
vio {a) laudato dal noftro Iflorico colle formali parole: Erant qui exti- 
marent Pontidcem barum rerum effe authorem, qui haud dijfimulan- 
ter difì'meri , attenuarique eo bello Maximilianum volebat . Ne fi 
Crem<e bello vacuiti in eodem vifìorice curfu Placentiam , Parmam- 
que reciperet ; Cui uni cura* Hehetios quoque animum intendere , 
nec per occafionem quin armis eas Urbe! repeterent , poftquam lega* 
tionibus id frufira tentaverant , ullam moram faèluro! apparebat . 
La teilimonianza che di cotcfti artifici ce ne fa il Giovio , viene conferma- 
ta da una lettera fcritta dal Morone alCarracciolodove gli dice : prete- 
rea fovet Pontifex Veneto! , qui & fuapte natura ,& propter belli fo- 
cietate t quam cum Gallis habent nobis inimici funt , ut in Cìvitate 
Piacentine quam indigne nobis occupat palam , <ùf per compita legio- 
ne! Veneùs auxiliare! confcribi conniventibia ecidi! permittat , inde- 
que ad eofdem Crema* obfeffos commeatus abunde afferri non-* 
ptohibeat . 

Quelle erano dunque le ragioni per le quali fi poffedevano dalla Sede 
Apoftolica Parma e Piacenza. Quello era l'alto fupremo Dominio, che 
lecompetiva in virtù dette fplendide donazioni di Pippino, e Carlo Ma- 
gno; A quelli termini fi riducono l'Emilia, e l'Efarcato , le Confedera- 
zioni , le Leghe, e le Ceflìoni finte dagli Avverfari. Tutti li Collegati 
vogliono, che quelle Città fi riunìfeano al loro Corpo , che fi reftituifeano 
al fuo antico Signore ; noi vorrebbe Leone X. , ma perchè fé fi folTe odi- 
nato di non volerlo col motivo , che fi apparteneffero alla fovranità della 
Chiefa , come membra dell' Efarcato , e pertinenze dell' Emilia , avrebbe 
incontrate le rifpofle date al fuo Antecelfore, egli facea perciò ricorfoad 
altri temperamenti, e ufava di quelle arti, che fono sì famigliari agli 
Uomini di Stato; Prometteva , e differiva finche il tempo gli fommini- 
flrafle nuovi efpedienti per ifchermirfi dall' oflervanza delle promeffe, 
come in fatti gli riufeì a meraviglia il difegno : Concioflìacofache , morto 
Luigi kll. ,efucceduto a lui Francefco Primo non men nel Regno, che 
nella brama inefabile di ricuperare Io Stato di Milano, pofe in apprenfione 
tutti quanti i Principi intereflati nella ficurezza d'Italia, e avvegnaché 
quefto invitto Rè adoprafle ogni indullria per tirar' al fuo partito il 
Sommo Pontefice ; quelli però, che era vago di ritener Parma ePiacen- 

i 2 za a 



(a) 

Vanii Jovii 
HiJi.lib.io. 
pag. mihì 
169. edit. 

Florent.a». 

IJJO. 



Liter.MSS. 
Meronpag. 
57- 







V Apologia del Dominio Imperiate 



Jtvius lih. 
1 5 .pag.mibi 

2J3. 



(a) 

Andreas 
ÌAocenicut 
de bello Ca- 
nnerete, lib.d. 



za, e 



Appcndn-n 

MfJ p<enes 
CornitemCa- 
idutn Biero- 
nymum Ruf- 
cam Nepo- 
tem ex filici 
£f succeffo- 
rum Statori! 
Majoris Ca- 
roli Hierony 
mi Qnìo:hi 



,. molto ben fapea,che tutt' altro avrebbegli Francefco conceduto, 
fuo'rche lo fmcmbramenro dello Stato di Milano, come ce lo aflìcura il 
Giovio a chiare note ; riveltò Leone il penliero a' Confederati co' Nemici 
di Francefco , perchè da loro come timorofi delle forze de* Francefi , otte- 
ner fpcrava maggiori vantaggia paiticolarm-r^laperminlone, final- 
lora negatagli di ritener quelle Città, onde tanto fu lontano dal predar 
orecchi alle lufmghedel Redi Francia , che paulò po/H come oflerva il 
Mocenigof») inter Pontificem, Regemque Germani* ,& Hifpani* , 
Ducem Mediolani, & Genu<e, Fiorentino* , & Helvetios contraGallos , 
& Venetos clandeftinum f*dus initum fit , quo tenerentur Helvetu 
adduodecim milita homìnum in Burgundiam hrumpere dummododa- 
rentur in menfe quolibet triginta milita nttmuum , & alia tot idem 
fi eorum aliis duodecim miUibus in Italia opus effet ; E quefta è la Lega 
tanto magnificata, e nello ftefTo tempo tenuta occulta dall Avvedano, di 
cui perav ventura fi maraviglerà il Lettore , veggendolo celar con tanto 
artificio lo Stromento delle Capitolazioni di quefta Lega , le quali ci affi- 
cura,che già una volta furono date a Giulio Odino, quando fu ipedito 
da Paolo in Lamagna ; Io però, dappoiché ho feoperco l'arcano di quello 
celamento , non folamente non mi fono fatto flUpore del di lui contegno, 
ma ho dovuto piuttofto compatirlo, e con ingenuità corcare, eh' ebbe 
ragione per far cesi, imperciocché fé ciaveiTe recato l'atto autentica di 
quella Lega , non potea egli dipoi farci credere, che con tali Capitola- 
zioni volejfero gli Alleati , che le Città di Parma , e Piacenza s'inten. 
deaero totalmente proprie della Santa Sede , perchè colla di loro lettura 
faremmo rimali pienamente informati , che la ritenzione d'effe due Città 
permetta a Leone X. fempre più convalidava l'alto fupremo Dominio 
dell' Imperio, e che ledi lui innegabili ragioni rimaneano vie più con- 
fervatevive,edillefe. Dquefta verità ne h ampia teftimonianza un' 
antico Manofcrirto di Confederazioni , e Leghe fatte in varj tempi dagli 
Svizzeri con divedi Principi d'Europa eftràtto dagli Archivj di quella 
Nazione , e confignate al Sargente Maggiore Carlo Girolamo Gnocchi , 
il quale fu fuo Inviato nell'anno 1667. alla Corte di Madrid , e queir atto 
intitolato Lega tra Papa Leone Decimo ,Vlmperadore Maftmigliano 
Primo , // Duca Maffìmigliano di Milano , la Signoria di Genova , e li 
Svizzeri contro il Turco per difefa di tutta la Criflianità , favella così : 
E perchè dalSig. Raimondo di Cardona Capitano Generale fino al pre- 
Jente d'ordine del Rè di Napoli fono fiate menate ne II" Italia grandi 
Truppe di Soldati per la difefa d'effa con grandiffìme fpefe ,eper folle- 
varfiper t'avvenire daftmili fpefe le Città di Parma, e Piacenza, quali 
di prefente fono in potere del Papa , le remeranno da qui innanti lìbera- 
mente , fenza che né Vlmperado^e , Duca [opra effe pojjano mai pre- 
tendere alcunamente/alvo le ragioni del Sacro Imperio Romano, e San- 
taChiefa , obbligandofi Vlmperadore , fecóndo il laudabile coftumc di 
dar al Papa ,o PojJ'elfori laconUrmaz'ione ,t 'faranno tenuti Vlmpera- 
dore ,eRè di dar al Duca delle Città di Parma , e Piacenza all'in- 
contro dì effe due Città le fé gu enti Signorie , e Città di Bergamo, e 
Crema ora acquiftate da elfi Confederati , infieme anche il Contado 
d'Afri >e non potendo fi Ventrata di quelle di Bergamo , e Crema equi- 
valer' a quelle di Parma .e Piacenza ,e Vlmperadore farà il fuppk- 
mentodakrove a foddìsf azione d'effo Duca . 

La 



Sopra Io Stato dì Parma e Piacenza • 69 

La verità di quelle Capitolazioni viene comprovata mirabilmente 
b*ne da tre lettere a tre differenti Perfonaggl fcrirte da Girolamo Mora- 
no ,1! quale intervenne come Pièni potenziar io del Duca Maffimigliano 
nello Trattato, che fé ne fece in Roma, e perchè effe lettere danno un 
gianlume a cote (to fatto, così ho voluto regiflravle fedelmente, e di pa- 
iola in parola . La prima dunque è latterà ,ch'abbiam citaredi fopra, 
lcritta al Cardinal Sedunenfe, e favella così ,, Hac Fidei Religione fretus 
„ Romam veni,cum per valitudinem Jicuic,ad omnia paratus, 
„ qua; per Principem implenda erant ,nam ,& ad falis obligatio- 
„ nem , ad fecreti faederis vinculum ,facultatem attuii , hocamplius 
„ etfàm de confanguinitate honeftis conditionibus cèlebranria po- 
„ teftas non deeft . Habeo infuper grandia munera , quibus , & 
„ Fautores alacriores & Adverfarios minus infenfos reddatur; inter 
„ caeteraCiviratemTefthonas Magnifico Juliano in feudum datu- 
,, rus eram cumduodecim milliumaurerorumproventu 9 nihilquc 
„ praiter miferam , quod à Principe , ve! a me defiderari poffet , nec 
„ verebar quin expedatus,& gratùs advenirem,& longè aliter 
„ quam putaram,& ratio fuadebat,evenit; mirandum eft quo- 
„ nammodo mutata omnia , converfaqùe iìnt , prò deflderio Helvé- 
„ tici faederis tarditas,procontemptu univerfalis foli icitudo, prò 
„ cupiditate lucri falis negligentia,p*o gloria confanguinitatis def- 
„ pectus , prò liberalitate in Civitatibùs reffituendis avaritia , domi- 
„ nandiquelibiJofuborta eft. Hoc autem perniciofa , peffimaque 
„ confilia uno artifìcio velantur ,quod dicat non polle IralicanL* 
„ Rempublicam falvam effe nifi Veneta fuperbia terreftri ditione 
„ exuatur . Pofìquam oblatas Pacis conditiones , qus honeftas 
„ erant, palam recufarunt , diélitantes velie ufque ad mortem * 
„ Gallis adhaerere , oportereque igitur alterum exercitium in_» 
„ illos, alterum inGallos parari, quod non fine magna impenfa 
„ fieri poteft,nec convenire eum,cui portionon mediocris oné- 
„ rum procul dubio incumbit , nullum vr&oria; fruclum fentire . 
„ Cupere itaque ut Status* aliquis Juliano Germano fuo quseratur , 
„ nec quid piam aliud magis idoneum,aut congruens effe, quam 
„ Mutinam, Regium, Parmam,& Placentiam , qua? Apennino 
„ adjacent ,& rebus fuisFlorentinis finitima? funt,ut omni tem- 
„ pore,& in omni fortuna, tutarique poffint. Aft velie Ducum 
„ Mediolani , & Ferraris jadturam penfare Ferrarienfi Paduam 
„ cumPolefinodeRuigo,MediolanenfivecòBergomum,Cremam 
„ tradendo, Brixiam quoque additurum, fi id ab Imperatore obti- 
„ neri pofììt; hsec eftnovaquaedam,UÉ mihi videtur fomniatio, 
„ aut ydea ,feu potius differendi ars. Ego quantum potui ratio- 
„ nìbus dehinc etiam contentione egi , ut peffimum propofitum 
„ divéltcfcm,demonftraremque nec Principi meo oportere res, 
„ qu» alias fuaefint,ctìmaliis fuis commutare, nam&Brixia ,& 
„ B*rgomum,Cremaquedkionis font Mediolanenfis, &in Duca- 
„ rus erezione tum majoribus Vicecomitibus , tum Lodovico 
„ Sfortiae perCaefares faótS nominatim comprehenduntur; nec e 
„ re fua efleCivitates nomini fuo infénfas , Venetis propeniiffimas 
„ cum jaclura antiquàrum, & dm poffeffarum Civitatum aqui- 
„ rere , quoniam impenfa cuifodiae , & defenlionis nullo modo cum 
„ redditu penfari poffet , nec in hujufmodi permutatione aequalita- 

te'm 



Appetì. ».2j. 

In fafeicuh 
Scriptura- 
rum exiHen- 
tìum in Ar- 
chrvo hrcir 
Porta Jovìt 
ìiediol. fpe- 
Santium ad 
Statuii ? ar- 
ma, &P ta- 
centi* . 



7 q V Apologia dei Domìnio Imperiale 

tem fore , five locorum amplitudinem , five redditus quantitatem 
" infpicias&c. hac fola ratione video rem noftram in turo efle , re- 
'* ftitutionem Civitatum faedus particulare,dehinc generale fieri - 
La feconda fu fcritta dal Morone ad Alberto Pio di Carpi Ambafcia. 
dorediCefare in Roma , dopo , che partito da colà giunfe in Milano, e 
le fue parole fono le feguenti . ,, Qus ad Pr.nc« P em,& Senatum ex Urbe 
attuli deLeonis Pontificis optima voluntate , fi Placenta , Par- 
" maequecedamus,&de emendo faleconveniamus,tametfi dura 
" adrnodum cenfeantur, nihilominus ipsà fuadente , cogenteque 
neceflitate.&me accriter contendente , recepta facile fuerunt, 
nlurimumque movìt omnium fententias,qui intellexerunt Ce- 
" farem non modoavTentiri,fed Cremam quoque Oppidum nobis 
" continuum, & infenfum , Bergomumque commodiffimum per- 
" mutationis iure nobis dimifliirum. Ineamrem mmdatafacul- 
tatisampIimmaeinMarinumCarraciolum Duci sOratorem fatta 
" per fuum tabellarium ad Urbem mitti curavi, ne à nobis ulla 
" rebusexpediendisdilatio ingeratur &c 

E la terza mandolla a Marino Caracciolo refidente pure in Roma 
in qualità d'Inviato del Duca Sforza .dandogli notizia d'aver' il lErio. 
cine e'1 Senato ratificato le fteffe Capitolazioni rimettendogli anche 1 ap- 
provazione del Trattato fatto da lui con Leone X. per la permutatone di 
Ka e Piacenza, e gli dice così. Obtinui cogente fic necejfitate ,ut 
Prhcept, & Senatm in Pontifici; voluntat e m vene rint , de permu- 
tanditjlacent'ù^armaque^fale emendo bts legtbus ,quas penes 

Dall'atto poi di ratificazione di cotal permuta mandato dal Morone 

al Carracciolo citato, e non prodotto -dall' Avverfario, perche ditrugge 

tutte le fue cabel le .non blamente tettano porte .n .(tato d» perfetta evi- 

denza le fuddette Capitolazioni, ma fi feorge manifeftamente ,che nmn 

diritto né ragione alcuna acquiftòlaSede Apoftol.ca ,n v,gorde(Tefopra 

quelleCittà .perchè il Papa nulla ofTervò ,ne attefe di quanto lolenn ■ 

mente promife a Mafllmigliano Sforza ; l'atto dunque di P"™" .^P* 1 £ 

to in Roma favella così, e lo daremo tutto per intiero nel la noi ra ,j g à 

che non ha "oluto lo Storico moderno darfi la pena * rcgiftrarlo nella 

fua Apn^dice , benché efageri con baldanza «nfopportabile, che Manno 

Cicciolo Procuratore deputato dallo Sforza con folenne ifirmento 

rinunciò , e in amplila forma cedette a Leone X. qualunque dtntto, 

che mai zìi Me potuto competere tn quelle ttta. ,, In nomine Domini 

Soffri Tefu Chrifti amen ; Cum hoc firrit , & Ut quod alias fé. re. 

" f u liusPapaII.fuo,&S.Rom.Ecclefiae nomine, & prò ea cor- 

Z poralem , realem , & acìualem poflefóonem Parma; & Piacenti* 

' Civitatum, eorumque,&urriufque ipfarumComitatuum ,nec 

'! non oppidorum &c. adeptus fuerit , feu adi pifei fecerit , illamque 

' vira fibiComite tenuerit,&ad pratfensSancìiflìmus inChritto 

Il Parer Dominus nofter D. Leo Divina Providentia PP. X- fuo , & 

** à\Bx Rom. Ecclcfise nomine Civitates.Comitatus, Dominia &c. 

" teneat,&po(fideat; Ed ecco come confetta Io fieno Leone X. , 

che tanto egli quanto il fuo AnteceiTore nulla ebbero di più nello Scaro di 

Parma e Piacenza , che un mero, e nudo poffefio , fenza titolo -alcuno di 

Dominio , e come nello Stromcnto non fi dice , né tampoco fi la menzio- 

ne che la Santa Sede le pretendente in piena proprietà, come lpettanti 

air'Efarcato.e all' Emilia. Ma andiam' avanti. „ Cumqus Dominus 

Max»- 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. 71 

„ Maximilianus Sforila Dux Mediolani &c. Jus feu acìiones in 
„ & fuper Civitatibus, Comitatibus , DHtricìibus &c. prajJi&is 
„ habere praetcndat , hinc eft , quod anno à Nativitare' ejufdem Do- 
n mini 151 5. Indizione tertia die vero 9. meniìs Augutti Pontifica- 
„ tus e jufdem S. D. N. Leonis PP. X. anno tertio in mei Notarii , & 
„ teftium infraferipeorum &c. przefentia , perfonaliter conititutus 
„ D. MarinusGarraciolo &c. ipfius Mediolani Ducis ad eumdem 
„ D.Leonem PapamOrator&c. ,& nomine &c.d»&i Maxiaailìa- 
„ ni &c.prout de (uss procurationis mandato conftaredixit perlite- 
„ ras patentes &c kcirco non vi dolo &c.fed fponte &c.dedic 
„ concert > tranftulit,& mandavit ReverendKfimo inChrittoPa- 
„ tri, &D. D JuliòS. Maria: in Dominica Diacono Cardinali de 
„ Medicis, qui ut aflerit ejufdem S.D.N. Leonis Papa; ad infra- 
„ (cripta peragenda Procurator exiftir,nomineSua?Sanditatis pra> 
„ fenti , & legitime ftipulanti &c. prò eodem S. D. N &c. omnia , 
„ & lingula jura, omnefque acìiones reales,& perfonales &c , 
„ qua; & quas prasfatus Maximilianus &c. habet , feu quovis modo 
„ habere poteft &c. in Parmenfi& Piacentina Ci vitatibus earunv 
„ queComitatibus&c. acquo ad hoc in locum dicìi D. Maximilia- 
„ ni Ducis pofu ir,& transfert, &ponit&c.nec non ornai juri,& 
„ aclioni eidem D.Maximiliano Duci in & fuper CivicatibosCo- 
„ mitatibus&c.quomodolibet competentibus&c.eidem JdioCar- 
„ dinafi prò prastato S. D. N. Leone Papa &c. ceflìc , & concef- 
„ fit , & exprefle renunriavit . Nec non idem D. Marinus ditto no- 
„ mine promifit quod praefacus Maximilianus Dux certam quanti- 
„ tatemfalis prò certo pretto, ac aimcerrtspa&is&c.-.ut iocertis 
„ Capitulis cum przfatojulio Cardinali ejufdem Leonis Papa; no- 
„ mine initis &c.continetur , fmgulis annìs ab eodem Leone Papa » 
„ & Sede Apoftolica perpetuo recipiet. Prsfarus vero Julius Caf- 
;, dinalrsdido Procuratorio nemine promifit eidem D. Marino no- 
„ mine quo fupra legitime ftipulanti &c. prò dido Maxirniliano 
„ Duce ejufque Succeflòribus, quod ipfe D.Leo Papa eidem Maxi- 
„ miliano Duci dabit,& aflìgnabit, feu dari,& affignari faciec 
„ pofleflìonem,& iufficientem Inveftituram Sacratitfìmi Maximi- 
„ liani in Imperatorem eledi Civitatum Bergomi , & Mi , ac Ter- 
„ ras Crema; cum fuisComitatibus&c. fine aliquadìlatione,& fine 
„ ipfius Ducis aliqua folutione,ac etiam aliorum Caftrorum,& 
„ Locorum in Comiratu Brixia; , Cremona, & Bergamo vicino- 
„ rum,quaeidemImperatorpofiTidet feu tunc poffidebit "iquead 
„ integrum complemenrum veri valoris reddituum Parma; &PJa- 
„ cernia; Civitatum ejufmodi , eo modo quo erant tempore qu. 
„ Ducis Lodovici Genitoris ejufdem Maximiliani Ducis, & quo- 
„ niam ditta Terra Crema; eft in manibus Venetorum , idem Julius 
„ Cardinalis ditto nomine promifit quod donecillamexpugnec ,ÒC 
„ eidem Maxirniliano Duci attìgner , idem Leo Papa fummam de- 
„ cem millium ducatorum auri de Camera eidem Maxirniliano 
„ Duci fingulisannis perfolvet,quodque interim donecipieMaxi- 
m milianus Dux Terram ipfam Crema; aflequatur ,pro illius aile- 
„ quutrone, ac prò cuftodiendis Civitatibus, Cauris , Villis,cC 
„ Locis ad ipfumMaximilianumDucempertinentibus,ac eidem 
„ Terr* circunquaque vicinis,ad hoc utCives,^ Jncolae direp. 



«j V Apologia del Domimo Imperiale 

„ tionesi&incurfionesnonp'atiantur.fedabillis tuti fint,ac fru- 
„ menta, & caeteros commeatus coiligere, & ad eorum Domos 
„ deferre poflìnt , ipfe Leo Papa una cumaliisConfasderacis omnia 
„ ad expugnationem Crema:,& ad Civium,& Incolarum eorundem 
„ defezione neceflaria propriis impenfìs facict \ ipfeque Maximiiia- 
„ nusDux prodidis impenfìs per LeonemPapam ,&Confxdera- 
„ tos faciendis ufque ad didam fummam decem mille ducato- 
„ rum , quos ipfe Leo Papa ratione dicìa; Terra; Crema; eidem 
„ Maximiliano Duci, donec irta fibi affignetur , perfolverc debet , 
„ perfolvere , ac expcnere , & contribuere dumtaxat teneatur; 
„ Promittit,& idem Julius Cardinale dido nomine quod dictus 
„ Leo Papa, & e jusSuccelTores Romani Pontifices donec fupradi- 
„ cìam recompenfam eidem Maximiliano Duci realiter , & io efie- 
„ da non dederit , & artìgnaverit , & alia promifia non adimpleve- 
„ rit ultra didam fummam decem mille Ducatorum ratione dida: 
„ Terras Crema? eidem Duci, ut praeferturdandamaliam fummam 
„ vigiliti mille Ducatorum iìmilium eidem Maximiliano Duci fin- 
ii gulis annis , prò una videlicet in D. N. Jefu Chrilti, & alia medio 
„ tatibus triginta millium Ducatorum bujuimodi in Beati Jo. Bap- 
„ tiftae Nativitatum feftivitatibus libera, & fine ulla exceptione 
„ periblver &c.„ E come potrà più ampiamente vederfi dallo (teflo 
atto regiurato nell' Appendice , e che fu rogato in Roma nel Caftel Sant' 
Angelo a Latino de Benaffai Chierico Romano, e Notajo Apoitolico alla 
prelenza d'Alberto Carpi ,e di Gerolamo de Vich Ambafciadori di Cefa- 
re , e del Rè Cattolico teftibus vocatis , habìtis , & rogatis .- 

Si vede dunque chiaramente , e dalle Capitolazioni , e da queir atto 
tanto fo!enne,e dall' Avverfario enunciato, ma non prodotto benché 
l'abbia veduto , che la Sede Apoftolica niuna ragione, né diritto alcuno , e 
molto meno l'alto fupremo Dominio acquiftar potè in Parma e Piacenza, 
sì perchè ne* Capitoli della Lega recarono prefervate le ragioni del Sa- 
cro Imperio Romano , e che devefle a tal' effetto Vimperadore jecondo il 
laudevol coftume dar' al Papa , o Poffeffori la confidatone , che 
altro dir non volle, che le Inveftirure come di Feudi , e Città Imperiali 
attaccate fempre al fupremato dell' Imperio ; sì perchè Leone X. nulla di 
quanto fi obbligò nel Contratto ftipolato in Roma a nome fuo dal Cardi- 
nal Giuliano de Medici ofiervò, né mantenne aMaflìmiglianoSforza,a 
cui ne fece confignare le Città di Bergamo, Arti , e Crema con gli altri 
luoghi, e con le Cartella nel Brefciano, come erafi folennemente obbli- 
gato , ne tampoco pagò gli annui feudi trenta mila patuiti , e premerti al 
Duca nV a che forte pollo all'attuai porteffo delle Terre di fop:a efprefle ; 
anzi in vece di adempiere le giurate promette, col leg©ffi -Sua Santità ben 
torto col Rè di Francia , e gli cedette come pertinenze dello Stato di Mi- 
lano le Città di Parma e Piacenza, che con tante arti aveva procurato 
trattenere, e fpogliarne il Sforza, benché fr forte obbligato innanzi il 
Trattato del 15x5. redimirle celiati li moti d'ltalia;e dopo il Trattato 
darne il compenfo allo fterto Duca. 

Dappoiché fcritre ha lo Storico famofo tante fallirà fopra li Trattati 
da lui veduti, ed occultati , pafla con uno de' fuoi foliti artiricioliliimi 
laconifmi da quelli all'altro, che Leone X.conchiule con Francefco Pri- 
mo, e dimezzandone il Tello, dice, che entrato jen^a indugio in Ita- 
lia il Rè Francefco Primo con grande Ejercìto , e ufeito vittoriofo 

dalla 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza* 



7Ì 



dalla giornata di Marìgnano mìfe in tal [pavento Leone ,cbe lo ri- 
duce a collegar fi con lui per un Str omento fatto in Viterbo il dì i J. 
di Ottobre 1515. ,nel quale il Pontefice fu afiretto a rilafciare Par- 
ma e Piacenza con quefle parole: Ex nunc eidem Chrifiianijfimo Regi 
Parmam & Placentiam relaxamus , & dimittimus . 

Prima però, che noi ci facciamo ad efaminare quefto novello Trat- 
tato faccia il Lettore un'altra piccola offervazione fopra il conteso della 
Lega conclufa tra Leene X. ,e MaflìmiglianoPrimo,e così pure tra il 
Duca Sforza , la Repubblica di Genova, e gli Svizzeri , e poi dica con 
ingenuità fé l'Autor Romano potea aderire con tanta confidenza, che 
in quefiaConfe derazione fi levò nell'avvenire ogni attacco , ed occa- 
fione di litigio ,per modo che Parma e Piacenza dir fi doveffero irre* 
voc abilmente trasferite nel pieno Dominio >ed in affoluta fovranità 
della Cbiefa 

Rifletta inoltre ii Lettore , che in quella Lega fu {biennemente 
ftipolato,che l'uno non pot effe far la Pace ,oTriegua fenza faputa, 
e volontà degli altri , né trattar* Accordo ,0 Lega con altri Principi « 
Stati yo Signori in contrario ,0 pregiudizio della prefente; E oflervi 
poi , che , appena ratificata cotefta Lega , Leone X. abbandonò contra la 
giurata prometta i fuoi primi Confederati , e fi collegò col Rè di Francia, 
come loiteflo Avverfario confetta in quefto !uo£>. 

Anzi dove nelle Capitolazioni della prima Alleanza volle il Papa, 
che gli lì lafciaflero liberamente le Città di Parma e Piacenza , fai ve però 
fempre le ragioni del Sacro Romano Imperio , nella feconda poi ftipolata 
con Francefco Primo, rinunciò a quefto diritto, éf ex nunc eodemCbrU 
fìianìjfimo Regi Parmam & Placentiam Civitates relaxamus , ac di~ 
mittimus . Polle dunque tutte quefte verità di farro permanente decida 
pure chiunque fi fia liberamente, e dica, che io me ne accontento, fé un 
Principe rolla giuftamente , e con oneftà non folo fondar la fua intenzio- 
ne in un Trattato non tantofto da lui fottofcritto,cbe rotto, ma inoltre 
pretendere, che quanto in virtù del Trattato medeiìmo gli fu conceduto 
non pofla più ricupeiarfi da que' Collegati , contra de' quali immediata- 
mente fiunì con il foro nemico, e liberamente a lui cede tutto ciò, che 
da' primi Confederati gli fu graziofamente accordato ; A me pare t che'I 
penfiere in confiderare una pretenfion tanto moftruofa , e contraria a 
tutte le leggi debba inorridirli ; Lo Storico Romano però non folamente 
non s'inorridifee , ma fa gran fetta , e fi vanta , che Maffimigliano in rati- 
ficando le dette Capitolazioni venne a dichiarare , che Parma e Pia* 
cen^a appartenevano alla Chic fa Romana ; Non così però applaudif- 
cono a umili ftrani divifamenti gli oracoli infallibili , e fempre venerabili 
del Vaticano, non ìSaCii Canoni, né tampoco gl'incliti Profeflòri delle 
fante Leggi di Natuta , e della ragion delle Genti ; imperciocché fé fi leg- 
gerà il diritto Canonico fi vederà, che Bonifacio Vili, nel Libro VI. delle 
Decretali apertamente diffe , che fruflra fibi fidem quii poftulat ab 
fo fervari , qui fidem à fé pneflitam fervare recufat . E Gregorio IIL 
Sommo Pontefice faggiamente riipole nel Capitolo pervenit 3. de jure 
furando , non fo le aCarloMarrelfo.che allora fi ufurpava in Francia 
tutta l'autorità Reale, oppure a Teodorico Quarto, il quale godeva in 
que' tempi il folo nome di Rè, nec tu ei etiam fi promìffum tuum ìura» 
mento , vel fidei obligatione interpofita conditione firmaffes aliqua* 
tcnus tennis , fi confiat eum condizioni minime parvìffe . Quindi il 

k farnofo 



ìfiorìa Row. 
pag. 149. 



Cap fru/lra 
de Regut.jupt 

inferno . 



Cap. perve- 
nit 3. dejttre 
jurand. 



TnctóMb.i. 



ffugo Grot. 
de far. belli, 
gr pac. Ub z. 

Idernhb. %. 



Vufendorf. 
de jure #a* 
turaj&gen- 
tinm Ub. 5. 
t*P-li-§9< 



• 



(0 

Guiccitrd 
Hbii.pag- 
II*- tergo. 



m» V Apologia del Dominio Imperiale 

femofoGiureconfulto Francefc Cujaccio nel medefimo Canone fcritto 
M^col Verba vìderi fotim jm* Natura . quamCivths , nermnem 
pZnTfl* Infrlngere n.pi *M^M%^^~ 
P OodcTuccididc ancorché Gentile feppe col ***»»&;** *?J 
far fapere a chi fi fonda nelle Convenzioni da lui j^^W»«K 

re nonpr«ftant , e più chiaramente a noftro propofitc > , fi W«M 
ex dm pari alterutratranferederetur. rupta fore patta. 1 erno 

&uditiinnUgoGrozio(*),^ 

f^rinUomodi fomma penetrazione francamente a ieri, che;» pais una 

tS^SSSSSS^ altera à federe decedere , *«>»§*£* 
23T £// condithnis vim habent . E in un* altro luogo afienlce 

elfuaoartcwpkre enebatur , nam im\m > e w\demque Contrari» . 
ex \ua parie wpwTc 1 vìdentur per modum Condii tona , 

^O? medefimi fermenti la difeorre ne! cafo noGro il $&££ 
fin ri Velebre P ofeffore della ragion delle Genti affermando , che frti*. 

incontratole .dalla di cu. ^^^fp'^r^ Primo ;„Vr*//*, 

iiililfSIl 

SRSSSàSSìaBsaesssBa 



Sopra Io Stato di Parma e Piacenza, 75 

, facile il procedere piti oltre, fé la difefa del Ducato di Milano fucce* 
de fé infelicemente . Sembra a me , che l'operare in cotefta guifa non <ia 
da Uomo preoccu paro da infano fpavento, ma doraro di fagacii à, e di una 
fina politica , la quale fa imito bene additar' il modo di (lar ( come fi fuo! 
dire) a cavallo al foffo;a quelle arri, Ce creder vogliamo alGiovio,(ì f fA 
appigliò il Papa Leone, ìmpi llentibta maxime familiaribus, qui Gallica l5 paz.mikì 
fatìionii erant ,Cynthium 'Tiburtinum ad traci andam Pacem cum 239. 
mandatis ad Francifcum tranfmiferat . 

Né quello Cinzio vi andò già dono la battaglia .di Marignano, ma 
allor quando il Viceré dimorava fui fiume Po , (e merita fede il Guic- 
ciardini (a), il quale così favella '.fu prefo dafuoi Soldati (cioè del Viceré) (^ 
Cincia mandato dal Pontefice al Rè di Francia > appreso al quale GuiKiar4. 
e (fende trovati li Brievi ,e le Lettere credenziali , con tutto che per tìb.i%.p a g. 
riverenza di chi lo mandava , lo lafc'taffe fubito paffare , cominciò **** 
non mediocremente a dubitare , che la fperan^a , che gli era data t 
che l'Efercito Ecclefiafìico unito fé co paffarebbe il fiume Po , non fojfe 
vana, tanto piti che ne y me de fimi giorni fi era presentito , che Lorenzo 
de Medici aveva mandato occultamente uno de'fuoi ai mede fimo Rè » 
la qual cofa non era aliena dalla verità , perchè Lorenzo } o per con' 
figlio proprio , e per comandamento del Pontefice aveva mandato a 
fcufarfi , fé contro lui conduceva l'Efercito ,afir etto dalla necejfitàv 
che aveva d'obbedire al Papa. 

Quelli occulti maneggi del Pontefice, e la na'u ale inclinazione di 
Lorenzo de Medici alla parte de' Francefi po(ero in molta apprenfione il 
Viceré, il quale procedendo lentamente, non ardiva paffare il fiume per G . ,, 
unirli a' Svizzeri , e portarli coli' Eferciro Ecclefiaftico a foccorrere lo Sta- i^ xl ^ g , 
todi Milano; Quanto io dico, oltre lo Srorico Fiorentino, lo conferma wà terzo, 
ji Giovio, afTkurandod, che Cardoniuf quoque eadem de Laurentio ]°* iu * &■ ; 
fu [pie ari ,6" maxime ab omnibus perfidiam timeri quod audiret ab x lP a Z mlhì 
eo Muncium clam ad Regem in Cafìra tranfmiffum , & Legatum Ponti- * 4 ** 
fica LudovicumCanofiumTricarienlem Epifcopum ,qui Regiis inCa- 
ftrii remai r t!l et , de ronpofttione a%ere , conftanti{Jìmèque pollicerì 
Pontificia! copias nihil intera Galli! nocituras , & forte ( quod e)us 
rei (ujpicionem adauxit ) paulò ante Hìfpani Equità Cynthium Tìbur- 
tem eKegi'uCaflrì! redeuntem interceperant ,quem ad componendas 
res à Pontifice tranfmiffum docuimu! . 

Ecco dunque qual foffe l'improvifo fpavento limolato nell'animo 
di Leone X. dall' Awerfario per far credere , che egli vinto da quella paf- 
fione , e non inolio da inrerelìe particolare , abbandonaffe gli antichi fuoi 
Collegati , e li confederale col Rè Francefco Primo ufeito vittoriofb dal- 
la giornata di Marignano ; Né quello panico timore vien finto dal no- ■. 
tiro Storico a cafo , ma per dueccculri fini , l'uno per dire poi.che'l Ponte- 
fice non rellaffe cfcluio da' vantaggi accordatigli dall' Imperadore , e 
dagli altri Principi nelle Capitolazioni della prima Lega , perchè quefta 
non fu da lui rotta di proprio movimento, ma per timore di non reftar* 
oppreffoda'Francefi ,e l'alrro per foftenere ,che in virtù dello Trattato 
conclulo poco dopo col Rè di Francia , cedeffe lo (tetto Leone non volon- 
tariamente , ma per forza la polfelìione di Parma e Piacenza lafciatagli 
per connivenza de' Collegati ; ancorché intendeffe Francefco eh' effe due 
Città gli folfero dovute , come membra antichiflime dello Stato di Mila- " 
nodaluipretefoper le ragioni a tutti note. 

k z A quelli 



^ V Apologe dei Dominio Imperiak 

A quefti due fantaftici fuppofti penfa lo Storia inoltro PW^^ 
PO colì'ideato fpavento di Leone X. , fingendolo^*"** mconflantem 
^.ilquale vogliono iLeggirti ,che inqualunque *^ 
Kun'videntelullità; Dovrebbe *«<*^™*^™£ 
' l'eccezione fondata nel timore è un ritrovammo della k&*?f*™J 
che M ha luogo fra Privati , e non tra Principi, i di cui contratti li rego- 
ffno colla ragion delle Genti : Quefta dunque c'infegna, che ,n una guerra 
pubblka /feschi diffidandodelle proprie forz* , ovvero foccombcndo per 

lesecene vuol* imporgli il Vincitore, non può dipo, colo ipecioio pte 

Giornata campale fottrarfrdall'oflervanza della prometta fatta, ne ncu 

peS 

«liailvero fefiammctteflfero fra Principi sì ridicole eccenom fondate 

avrebbero fine le guerre, mentre una accederebbe ali altra, Pvfcfìe la 
Parte vima in tofto procurerebbe riftorar le fefzc.acquiftar am.ee 

fiziori del Sonila Romano fé ne ridono tute, gli *&^£™*$£$ 
fan le b-ffe i ProfeiToridel diritto pubblico , concioiDache le non voleri il 
ÌSSSSSS& Leone efporfi allo J^^^t^ISt^^ 
rirore nell'animo dd Vinto, dovcalafciardi far la guerra al K.e WF> 

ad un tal timore , e dovette perciò incolpar fé medefimo . ««^ 
.i(T, m „r,rozior^:^?«r caufamdedit cur vira pati.aut mctuco^t 

«P, /*. &„ ìmrodutlum cft ,«t UlU omn.o fummo, P»>f*''>"J%°''%n. 
i.mo.ij.. ■'',„„„,,. „,/)„ & indilla prò pi ih habeantur ,quoad tffccM exier 

mmmmM 

». S-|SS;Ì=IÌÌÌ?S5 

*^^ ^^ftn^ririro^otervónoapienivoti tutti Ifig 
V».«.. , . . ," 'Molarmente it celebre Pufendorifio(A : Aggiungo") d.pm , 



Sopra lo Statv-dì Parma e Piacenza* 



?t 



nelP animo di Leone, e fi agitafle la caufa nelforo contenziofo fra Primati» 
e non tra Principi , potrebbe quella eccezion proveniente da timore aver 
luogo rifpetto al Trattato del Papa conclufocon Francefco I. ,da cui fup- 
pone l'Avvocato Romano, che forte (lato gagliardamente fpaventato il 
Pontefice, ma non pertanto potrebbe far si, che reftafferoin fuo vigore 
le Capitolazioni della prima Lega non oflervateda Leone , eda lui rotte 
per la feconda (tipe lata col Rèdi Francia , e che non fofle rimafo obbliga-» 
to adempire le promette fatte a Maflìmigliano Sferra nello Srromento 
celebrato in Roma fra il Cardinal de Medici in nome 1i Sua Santità , e il 
Carracciolo Ambaleladore di Maflìmigliano , le quali promiffioni noru 
avendole il Papa compite in una benché menoma parte, decade da tutte 
quante le ragioni , che mai avefle potuto acquifta re in virtù della Lega . 

Tornando dunque a noi, già fi comprende , che fecondo le raaffrV 
me più ficure della ragion delle Genti , e dalle convenzioni di Pace 
maneggiate prima , e condufe dopo della battaglia di Marignano con 
Francefco Primo , il Sommo Pontefice non fu afiretto a rilanciare Par- 
ma , e Piacenza , come vorrebbe darci ad intendere lo Storico Romano^ 
e fé il Lettere fi degnerà leggere lo Srromento di quello accordo divulga* 
U ne' trattati di Pace , conofeerà , che Parma , e Piacenza furono confi- 
gnate al Rè di Francia come pertinenze dello Stato di Milano, la qual 
verità volendo occultar l'Awerfario, intercide fimilTefto, e dappoi fi 
vanta, che in margine fi leggono tali carole; Quello Trattato fu con* 
ciuf o in una {ola conferenza .tanto il Papa fu {paventato , dappoiché 
Francefco Primo guadagna la battaglia di Marignano . 

Io non lo fé neirEdizioned'Afterdamo dell'anno 1700. , di cui fi 
ferve TAvverfario , vi fi leggano cotefte parole , perchè ella non è mai 
capitata alle mie mani. Iofobene,che nella prima Edizione di Parigi 
del 169J, la bella annotazione accennata dall'Autor Romano non vi fi 
feorgerfi feorge bensì dal confetto dello Strornento, a cui dobbiam noi 
atte dere, e non alle altrui capricciofe riflen*ìoni,chenon fi può dar' una 
prova né più chiara, né più autentica per moQrare,cheParma,e Pia- 
cenza s'appartenevano al Ducato di Milano , imperciocché , dopo d'aver 
Papa Leo <e in mezzo al fuo gran fpavento Zipolato molti vantaggi con* 
fiderabiliffimi per la Santa Sede , per fé (leffo ,e p^r la Famiglia de Medi* 
ci , favella così: No; vero verfa vice eidem FrancifcoCbrìftianiJJtmo 
Regi infide ,6* vt rbo veri Romani Pontificis promittìmus , & per pra?- 
fentes fibi teneri volumus adtuendum ,& defende ndum fthì Òucatum 
Mediai ani* ne e non Terras .& Potentatm ,quos ipfeCbriflianiJJtmui 
Rex in dillo Ducatu de pra>fenti tenet , & pojfidet , ac tenebit, & pojfi» 
debit infuturum ; nec non ex nunc eidem Cbriflianijjìmo Regi Parmam, 
tf Placentìam Civitates relaxamus , ac dimittimus . 

Decida ora il Lettore medefimo fé refta feoperta la malizia di Ar- 
noldo Ferronio , il quale nella continuazione delle Ifiorie di Paolo Emi- 
li» in quella maniera ,ma non alteratamente .come vaneggia l'Avver- 
faxK> ne par la (a) Parmam, & Placentìam Regi Pont if ex reddidit , 
velut vetus Mfdi&lanenfium Patrimonium. Potrà anch' elfo Lettore 
aLchiaro lume di quella Capitolazio'ie vedere fé l'Autor Romano , dopo 
d'avere ilrappazzato il Ferronio, potsa con giuftizia dire, che il Guic- 
ciardini ancor' egli preoccupato dalle fue prevenzioni , che quelle due 
Città non appartenefl'ero allaCbiefa t ma al Ducato di Milano , ri fé- 
njce ejjerji in quella Lega accordato >cbe il Papa foffe tenuto a refli* 

taire 



IJtortoUvm. 



Referti, de- 
flrattez de 
Paint tom. ». 
e di t oh Pa- 
ri! an 169$. 
pag. mèi 
ij8. 



Ifìorìa Sto* 
pag. i 5 : 
Ift. 

(a) 
Arnold Per- 
fori, de rebus 
Q ilhr.pag. 
91. 

Ifioria Rom. 
loco laudato. 
Guicciard. 
lib il. pag. 
$6?. à tergo, 



Angeli ìflor. 
di Parma 
jih 5 .pag. 
481. 

teoria Rotn. 
pag. 131. 

Ifloria Ro>». 
pag. Mi. 
Leand. il' 
ben deferte- 
a<taha fol 
3?i. e4ìz.i. 
dell' anno 
15JO. 

Cantei. Me- 
tro pel it. Ur- 
bi* n Bijlot. 
pag. 24». 



Venuta ìflor. 
di Venezia 
iib 3. pag. 
140. 

Ifloria Kom. 
pag. i$i. 

Panvinius 
in Leone X 

r^r. Co/o». 
leu. 






Jftoria Rom. 
pag. 1 jt. 






71 V Apologia dei Domìnio Imperiale 

tube al Re dì Francia le Città dì Parma , e Piacenza ; E fé gli era le- 
Ciro infultar'anche l'Angeli (<*),perchè il medefimo afTerma,pred,candoìo 
non avvezzo a far' altroché a copiare le parole, e afegutr ciecamente le 
paffioni del Guicciardini. ' , 

• Se il fiuto moftra , che indegni fono di compatimento 1 trai pò rti.co 
quali l'Autor Romano infulra la fama del Petronio .dclGtticc.ardin. ,e 
dell' Angeli , chi farà mai quello, il quale vorrà fcufarl,, dappoiché giunti 
fono a ferir l'onore dell' Ammirato, tenuto dall audace Critico inakri 
luoghi della fua Storia in conto di Scrittor (incero, e fedele; R.ierrfce 
l'Ammirato la Capitolazione di quefta Lega . ,qual fu ^nceputa ; e I io- 
ftro univerfal Canfore lo rimprovera , perche diede nel me defimo fcoglio, 
la {dove a lui , e agli altri era facile il^ardarfene, confutando il Tejto 
delle Capitolazioni a tutti notile; Neppur egli e contento de nm 
proveri ,che fa a ranti S'orici di fede degn , ma vuol anche e enfurar 
Leandro Alberti .e Pier GiufeppeCanrelio, dicendo, che egUoo travia- 
rono parimente dal vero, fcrivendo il primo .che Parma e Piacenza 
furono da Leone X. reHituite a Francesco Primo , e il fecondo ajjeren- 
'dodi Pirma.che eam tamen Francisco Regi Leo » W*£l ram 
Chi pòi bramane fapere conquali artiii faccia queftovalorofo Cam. 
pione della moderna Critica la guerra a tanti Autor, , e per qua . ragioni 
ei pretenda torcer la chiara lettera delle riferiteCapitolazion, a modo 
fuo , non ha che a leggere la pagina Hf . fSg&SESZ " ITJpt 
che ofa favellar con Tanta confidenza fol perchedifle ri Parura che il Pon- 
tefice fi ri f ohe analmente di dover dare foddtsf a V one al Re con ntf 

"caufa propria arretro BertanoV e f:ovo di Fano , che nMM 
furono da Leone V. pituite a' Francefile , mach "fonate pr 
non poter fi far' altro &c e perchè il Panv.no reg.ftrato Mao -.Piace» 
tia !& Parma , quas Julius 11. Ecck fi* adjecerat , a Francis, Pontefice 
repugnare non aufo , occupata. • „;„.:„„ 

Quinci pieno di fé medefimo, e cabrandoli da fé (tetto de vinti ne- 
mici , uno fplendidimmo trionfo , conchiude così : Noleggiavo , cbeje 
ne' racconti di certi Scrittori non fi ripefea la verità dietro alla f corta 
del guardingo , e (ano Criterio , è cofiafacìle d effere gabvatn^^ 
voglia gabbare il Pubblico in qu-Aa difputa ,10 non vuo , ne debbo J r Io 
lo dirà iIL f ttoreda P poiche avrà brn'efàminato le ragion, , e gli Au o » 
allegati d'ambe le parti ,e avrà curvato, che il ^£^!W*h ' 
l'Anali , l'Ammirato, Leandro Alberti .e'ICantelio fcnfTero fola mente 
in off quio della verità , e acanti che nafcefTe la Controverda preterite ,1 a 
quale certamente non previdero; e che il noftro Avvertano -pteic la p n- 
nain mano in grazia deMa Corte, a cui ferve Con tanto luoapplaufo; 
Non pófio però io qui lafciar di efortarlo a non voler con tanta arditezza 
porre que^i, Squali difefero i diritti del Sacro Romano Impano fra la 
Turba de* Semidotti , e mal inclinati, 1 quali fi fanno gloria diguajia- 
re le cofe vere , e dì andar' a Caccia delle f alfe , perche porre bbono per- 
avventura fa* a lui un tal rimprovero, e ita molto più male in bocca d un 
EccKiaftico il dire, che importa loro attaccarfi con cieca pajjwne a tutto - 
quello\che vedono fcritto purché abbia apparenza di fecondare le 
loro coìtile intenzioni contro la Santa Sede .concofliacofache rida- 
rebbe a Icro cofa agevol' affai rinfacciargli , che non a lui , ma bensì a loro 
è riufeito "d'incontrare puntualmente quello carattere in tutti quel 1,1 



Sopra lo Statò d'i Parma e Piacenza , j$ 

quali fin qui hanno ftudiatoco'loro ferirci di far dannoàl Sacro Romano 
Imperio , e ciò rifulra con piena evidenza , non folo da quefta , ma dalle 
altre loro difefe già pubblicate. 

C A P. X 1 h 

■ . 

Pretende nel Gap. X. F Autor Romano Parma e Piacenza ricono feiutf 

ci) r apcne della Chiefa da Carlo V.>e ricuperate per Capitola* 

Z'ioni con lui fatte da Leone X- » e che qtiefle convincono 

la fàlfità del Dottor Milane fé . Si esaminano dunque 

le ftrfj'e Capitolazioni* egli Scrittori* che ne parlano* 

e con e/Ji fi fa vedere , eh' ebbe il Conte Caroelli 

molta ragione per dire y che il Trattato 

fi fece , ri/petto a Parma e Piacenza , 

fen^a pregiudizio della fovra- 

nita dell' Imperio . 

NOi abbinili veduto , che due fono i Trattati , fu quali innalzò Io Sto* 
rico Romano la gran machina del Dominio temporale della Sede 
Apaftoiica fopra il Ducato di Parma, e Piacenza , l'uno delfa^s 
Lega del 1 511. fatta da Giulio II. col Rè d'Aragona, e co' Signori Vene- 
ziani , l'alerò della Confederazione inabilita fra Leone X. , e Mafììmiglia- 
co Primo con divertì Potentati d'Italia l'anno 1515. , ora ei vi aggiugne 
la terza Capitolazione Zipolata fra lo fieno Pontefice, e Carlo V. , e queft* 
ultima gli fembra di tanta efficacia, e così pofTente afoifenere il fuomal 
fondato impegno, che non fi contenta di accennarla , come fa degli altri 
Trattati , mozzata però , e tronca , per non perder le buone ufanze , ma 
di più promette di farci vedere lo Stromento intiero nel fine di qualche ^ .^ Ro ^ 
notaillu/ìrato; ed avendoci egli in quello otTervato fedelmente la paro- p a g. 15$. 
la , fi fa poi da fé medefimo , lenza allettarlo dagli altri , il feguente ma- 
g n i fi :o Elogio. Io in tutta queft' Opera , ad effetto di confolidar mag- Ubi fupra 
giormente le cofe ,che narro ,e in modo tale* che chiudafi il varco a f a Z**iS» 
qualunque malìzfofa cavillatone , mi fono prefiffo di feguire la feorta 
degli atti pubblici fempr e accoppiata alle concordi teftific anioni degli 
Scrittori di varie Nazioni, e spezialmente Vaffalli di quei Principi 
fi e/fi t de' quali fi tratta , mentre in talguifa il racconto di tali Scrittori 
ferve d'autentica giuftific azione »e di ficuro. commento alla verità de' 
me de fimi atti. 

Innanzi p>erò,che ci facciam ad efaminare le Capitolazioni di quefta 
gran Lega, io giudico molro necelTario oflervar più cofe, e particolar- 
mente far' un poco di rifleflioneful fattoio modo di favellare del noftro 
Avversario, per vedere fé i fatti veramente corrifpondonoalla maeftà ,e 
gonfiezza delle parole , da luì così ben' acconcie , per attrappar nella rete 
de'fuoi fofifmi la femplice Brigata . Io priego dunque il Lettore a meco 
ofTervare , che dalla Lega di Giulio 1 1., a quella tlipolara da Leone X. con 
Maffimigliano Primo non vi fi interpolerò, che foli rre anni, perchè, 
lunafuconclufadel 1512., e l'altra del 1515., e che dalla prima all'ulti- 
ma , di cui or favelliamo , non vi corfe altro divario di tempo , che d'anni 
dieci, ccntindofene tanti dall' annoi $11. all'anno i52i.,pofta ora quefta 
verità, io la difeorro così. Certamente, che in sì brievefpazio di tempo 
non faranno te prime Capitolazioni ite a male , come ite vi fono le fplen* 

dide 



Jo VApohgU del Dominio ImpeMe 

dide donazioni di Pippioo, e Carlo Magno, e tanto più io mi confermo 

in auSop°nLe , quanto che U noftro Autore ci alficura in q.elio mede- 

„ ■ * "Z\*o?r™thCapitola K hm origli di effa Lega furono mirate 

** ZfeZeaedadue Uomini fegnaiati.e Miniftri Fotofit) , 'ff- 

furoZ Uopo Spoleto, e Giammatteo Giberto. e Jottofcntte d, prò- 
frFJZS LeoneX.. e *«VM£**%f%» *?$&%* 
mitilo ed elfo Mendo^a tanto di quelle .come di quelle della L.ega 
àel^V.edelt altra del 15.V, avutane copia fottofcrttta da due 

fmi r/u/^»»^^^^^^^ TV 

fono iti .male, perchè furono moftrati al Mendozza.e inviar, a Carlo V. 
lCnòiuT, perchè non fi fono dal noflro Avverfario moftrat, anche m 
«X occauone , e perchè non f. fono dati inrieri negli anteceder.» 
El come intiero fi dà qui da lui Io Stromento della Confederazione fra 
LeoneX e Carlo V. con qualche nota illuftrato? Colla produzione d 
fi^h'aTti e fenia impiegar tante parole, e tanti fchiamazz, contra ,1 
totà^inl.lStó; e <»«a«nrtatól&ri«o r i celebri per fama e 
d«ni dYfede avrebbe pur' egli potuto farli mentir rum ,e mofirare , che 

^oìateda Maffimigliano Primo con Giulio II. , e Leone X. . folamenre fi 
^Sfalla Santa&de il poffeffodi *'™><*^m%Z À 
razioni del Sacro Romano Imperio. E che nella Lega «abilita tra elio 
Lfóne.eFrancefcoPrimonon fi convenne , eh' effe Cirtà fi reftirudfero 
S Francia, come amiche pertinenze delloStatod Milane .Vede 

bilmenteneceffario, fé voleva dipoi con ragion vantarfi , che in utta la 
fùaTeirOpera,*rf#rrr<. di cogoli dar maggiormente lecofe.cb enarra, 
lì imodofa e.cbe chiuda/, il varco a qualunque mahl>ofa cavillavo- 
neTeratreàodi feguir la [corta degli Mi pubbhc; S'accorge egh 
TuJe che ? „on produclndo.ma accennando folamenre quelli art. pub- 
bfici air un"co fine di fargli dire ciò , che giammai non diflero , non potea 
™i con giufta ragione far credere al Mondo , che fempre vengono da lu. 
oh at^medefimi accodati alle concordi teftificavomdeg, Scrittori di 
tTeNaliori.efpecialmente VaQaUidi quei Prinap, fteffi.de quah 

\ " Ma parrebbe a me ch'egli , e qui , e altrove abbia fatto all' oppolto di 
quel, chefi pregia aver fempre farro, e di voler fare .imperciocché gì. 
Scrit oriVaffaììì della Santa Sede, e fervidor. d, LeoneX ,e della Cala 
Medici ,come fono il Guicciardini , l'Adriano , l'Ammirato , I Angelo , ,1 
Petronio , e cento altri concordemente teftificano , che non fi concede da 
Se al Papache'l nudo poffeffodi Parma e Piacenza, falve le ragion, 
dell' Imperio, e che Leone X. redimì a Francefco Primo quelle Citta , 
percSmbradelloSratodiMilanojondenoneffendofiimedefim.att! 

da lui recati inrieri, refta dalla fua confelfione apertamente convinto, e 
d e fóppÒre il fuo gran giudiziosa reftificazione di rutti gli Autor, poco 
fa citaf^g acche egli conchiude nel Panegirico , che fi fa da fé mede.imo 
cosi, che ^ìì racconto di tali Scrittori ferve di autentica g,ufiifica V o. 
ni e di fumo commento alla verità de medejimi atti. 

' MoCofi dunque da noi pel difeorfo medelimo dell' Avverfano , 



TBaria #>». 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza " ^ 

ch'egli colle parole fi èprefiflbdi feguire , ma che poi infatti ha cercato 
quanto più ha potuto di allontanarli dalla ficura (corta degli atti pub- 
blici , e vedutoli , che non folo quella fcorta degli atti pubblici non l'ha 
giammai accopiata , come (ì vanta, alle concordi teltificazioni degli Scrit- 
tori di varie Nazioni , ma che piurtofto C\ è fempre ingegnato opporli al 
fedele racconto di tali Scrittori , che ferve d'autentica giufìific anione , e 
di ficuro commento alla verità de' mede(imì atti . 

Reda altresì provato coli' indubitata teltimonianza de* ftefli Scrit- 
tori contemporanei , che per le Capitolazioni delle due prime Leghe 
fatte da Giulio II. , e Leone X. con Maflimiglianc Primo non li trasferì 
la fovranità di Parma, e Piacenza nella Santa Sede, ma ch'ella fu rifer- 
vata fempre all' Imperio. Ora dunque altro non ci rimane, che andar' 
oflervando cofa voglia lo Scorico noftro darci ad intendercene Cucce- 
defledopo la morte dell' Imperadore Matfimigliano , e l'elezione di Gir- 
lo V.; Egli dunque ci a(Tìcura,che quelli nell' anno 1^21 trattò con 
Leone X. dì cacciar d'Italia t Fr ance fi con patto e fpr elfo di reftìtuire 
alla Chic fa Parma , e Piacenza , e che fra i Capitoli di quefìa Confede* 
ragione vi fupoftoil jeguente. ltem cum Serenifjìmus C^efar confiìtu» ^É* 1 * 5, 
tum habeat reintegrare Sanfìam Romanam Ecclefiam , & Sedei» Apo» 
ftoheam adeas res omnes , quàe adeam jure fpeFìant , ut optimi Pro te» 
£ìoris e'jtti , & Advocati nomen , officiumque adimpleat , ex nane prò» 
mitit Serenità! Sua quamprìmum Galli e Medìolanenfi Stata fue» 
rint expulfi t etiamft Arce* nundum recuperata fuerint ,reftituendas 
fé curaturum p armar» atque Placentiam Sanclìjfimo Domino noftro» 
& Sedi Apofìolica , prout à f elicti recordationif Julio lì. , & à Sancii- 
tate Suapoffe(f<e , atque obtenta fuerunt . Equi Tenia regiftra re tutto 
per intiero il §.» perchè quel che fiegue non fi accomoda al fuodifegno, 
come ben torto lo vedremo . Alza il coraggiofo Scrittore la voce faftofa , 
e grida , che quefìe parole originali della Lega convincono la falfìtà del 
Dottor Milane j e , ove dice e(fervi exprefsè conventum , che non 
s'intendere pregiudicato alle ragioni dell' Imperio ,e cita il Guic- 
ci ardi ni nel libro XI ,ove parla di Giulio li. , e non di Leone X. né 
fi può dubitare , che i Pontefici Gulio II. , e Leone X. non poffedeffero 
quelle I ittà come proprie , e pieno jure , fé fi vuol' avere in confiderà» 
Zione quanto fin' ora ft è efpofto . E dopo tutto ciò fa mille altre efagera- 
zioni , e fi dice , che Leone X.. feomunicò Odeto di Foif ,e'l Signor dello 
Scudo , fuo Luogotenente , come Detentori di P arma, e Piacenza, che 
a 4. di Settembre divulgò un Monitorio contro il Rè Francefco Primo , 
intimando la f comunica a luì, e a % fuoi Miniftri occupai ori di effe_> 
Città , quando in termine di quindici giorni non le aveffero puntual- 
mente reftituite,infeeme col pagamento del fale tolto alla Camera-* 
Apofiolica, e finalmente efagera al folicofuo , che delle fopraccennate 
Capito! 'azioni , come di cofa notoria ne fanno menzione gli Storici Prin- 
cipali di varie Nazioni , Spagnuoli , Fr ance fi , Fiamminghi, Tede]cbi> 
e Italiani, e fi prende l'incomododi temerne un lungo catalogo , quafi 
che dalli Difenfori delle ragioni dell'Imperio fi metteflero in contro- 
verfia . 

Maficcomequei,che difendono i diritti Imperiali non fono come 
certi uni,cheiiaHomigliano al Cenfor Romano, a* quali poco importa 
farli conofeere per arditi Impugnatoti della verità conofeiuta, quando 
da lei fi chiude il varco a qualunque malizjofa cavìllazion loro , così qui J ^ eHa nom 
fi dà per vera , e certa la Confederazione tra Leone X. , e Giovanni Em« p a g. 1 j;. 

1 manuele a 



(a> 

Tufendcrf. 
dejur nat «5f 
gentlib.y 

circa me- 
dium. 



(b) 
t)eclam.iz. 

(ci 

C<efar. de 
beli. Gali. 

<d\ 
Hugo Grot. 
dejur. beli. 
& vac Uh 1. 

tap.i-4- lx ' 

e> 
Wiquefort 
r^mbójfad. 
lìb % jeBiotu 
tx.inprinc. 






fa V Apologia del Domìnio Imperiai? 

mannele Ambafciadore di Carlo V. , e fi ammettono le Capitolazioni ci- 
*«edaìr Av"Xio,conla riferva però di meglio confrontar e e fola, 
mentf offcr'anodue cofe molto importanti intorno a cote(ta Capito- 
TIZI rifer ita con infopportabil fafto dall' A vverfario . La prima e .che 
f z,oner ^"Xitto, che dall' Emmaouelc in nome di Carlo V. 10 
, ? , "rÌrJ3,chefi fuppone confinato al Papa, e che 

SS c^nX > eh' ella debba rarificai da Carlo nel termine di 
pronamente convenuto , t ratificazione del tutto neceffana , per- 

SSlSri?!^» 5 ««SSo già fi fa , che quello non fi prefume :,k non 
IT, r^nfta o non fi produce , e fi dee produrre, accocche polla conofcerti , 

IL, rrartàndofi non fra Privar! , ma rra Principi ; imperciocché come 
mente trattando» non tra r , . ( ^ - _ 

cnjewrm>> "«,.,, -<j Wf „ r n preUm ciau ulti» ,utt fri- 
Z££$$££**h& imlendilaut p.ul.fper immuUndi , 

ilSìiPiÉl 

* fek.j t nk/MHf Levatusà pr<eceptononrecedat . fcuiuiiov.eia* 

SS 'palndod Siila dflu'fafciaroflcomandoden'Elerciro.da cu 
' dovea 'partire fcritro lanciò . che pfcrifri J»*-*-* - J* «<""* ?}TL 

Znu TJierè \dfr<e{crip\um , «»«• SW ad fummam rerum confuere 
Mrt, co f fte(Ti fent menti favellano il Grazio (d), e .1 J T <hn(e) 
nel fuó «lebre Trattato dell" Ambafciadore, dove dice:C« f pa, a 
tAmbaffadur a rwformtr , Sìle Prince , qui hy command. de fer un 
tfJìtttieutMher L Succefteur a U execution , il n'a f » « fvwre fi 

Quanra ho moftrato fin qui riguarda la neceffi.à d, produrre ,1 man- 
J m ÌMn, „i feoreere fé il Plenipotenziario abbia ecceduto, oppure 
fi còmenutoen°ro g Liri della fua plenipotenza ,la quale quando noi, 
QrflS7tecofed.lulftlpol.te in noawdcl&oSovtaoo.t^o». 



So* a lo Stato dì Parma e Piacenza. t$ 

tirtìmo , che quelli non farebbe obbligato ad otervar'e , ne efeguirle,ft 
non nel cafo , ch'egli l'averte rarificare dopo; onde anche per quefta ra- 
gione dovea lo Storico regittrare nella Tua copiofittìma Appendice la rati- 
tihcazione di Carlo V. , come fi raccoglie dallo fretto Wiqueforr (a) , il <*) 

qua le aflerifce , che neant moins bien que la ratification ne foit pas una Wf&efort 
farne effent ielle du traine il femble pour tant , qu' elle foit devenùe fi' 4 f ba f' 
une dependance ne ce^ aire & /"»» > & de Vautre , puf que c'efì par elle ; Tèt'^ a 
que le trame recoitla derniere perfeclion , & que fans elle on ne peut iTaZlJnf: 
pas i allevi er qu il fera execute , onde fosgiugne Io fletto Autore poco * § h tra*. 
dopo , che lei Efiat s de l'Empire fierent infìanre en viron ce tempi là a tè ' 
ce y que la Suede Ucentiaftfes Troupes incontinent apres la ugnature du 
ir ditte , mais te Suedois difojent que le traine n'avoit fa perfeSìion qtt 
apres la ratìfication. 

^ E la produzione e del mandato , e della ratificazione tanto più era, 
ed e indifpenfabile nel cafo noftro, quanto che l'Avverfario prerende, 
che Carlo V. con la citara Capitolazione dell' Emmanuele tranferiflc nel* 
la Sede Apoltolica l'alro fupremo Dominio di Parma e Piacenza, e ne 
private l'Imperio; onde acciocché fi potefTe conofcere,fe ciò fuccedefle 
legittimamente era, ed è uopo vedere, fé nel mandato, e nella ratifica- 
zione v'intervenite il confentimento del Corpo Germanico , lenza ài cui 
non era , né tampoco è lecito all' Imperadore , Principe elettivo, alienare 
la iovranirà de' Srati dell' Imperio medeiìmo. 

Sì fatta verità appoggiata alle leggi fondamentali del Sacro Ro- 
mano-Germanico Imperio promulgate nelle Diete tenute in varj tempi , 
e fotto diverfi Imperadori,particolarmente ne* tempi di Maflìmigliano I., 
e Carlo V. non folamente vien dif<fa,e foftemita con folidiffimi argomen- 
ti , e vive ragioni da' Giureconfulti Teutonici, ma retta altresì confirmata 
da tutti i Scrittori di varie Nazioni , i quali fcritero del diritto pubblico, 
come lo moftrano i Dottori , eh' io ho citati in non pochi Capitoli di 
quello , e dell' antecedente Libro , i quali non fiarò qui a ripetere , e parti- 
colarmente il Grozio (b) , il quale nel cafo nottro dice : Quod fi Populus (b> 
Regemfeat non pieno jure , fedadditìs legibus , poter unt per eas le^es Grot.de jur. 
contrae t aftus irriti fieri , aut omnino , aut ex parte , quia hatlenus Po- b , el1 **"*' 
pulus ju>fibifervavit ; de Vis autem atlibus Return , qui pieno iure re- f **,LÌ 
gnant , [ed Regnumnon , ut proprìum poffident , quibus Return , aut V£p Zi 
Re^nt pars, aut resfijcales alienante ■, egìmus fupra, & oftendimus , hos *M-i cip. 
attus ipjo natura jure nuìlos effe , utfaclos de re aliena '. E in un' altro 2 ° $ * "*' 
Juo^o : Imperium , aut omne , aut ejus partem Reges , quales nunc funt & $ 6 ' 
phrique . Kegnun, habentes non in Patrimonio , fedtanquam in fruclu, 
pacijcendc alienare non valent . Imo antequam Reonum accipiant, quo 
tempore Populus adhuc ipfis (uperior efi Jege publica tahs aèlus in fu- 
turum piane irriti reddì poffunt , ita ut nec ad id , quod int erefi obli- 
gationem pariant , atque id Popi/los vohifje credibile e fi , ne alioqui 
fi ad id, quod int ere fi , falva e (Jet aclh contrahenti , Subditorum bona 
prò debito Regìs caperentur ,ac fi de non alienando Imperio vana effet 
cautto &c,qui vero Reges in Patrimonio Regnum non hahent , bis vix 
e fi , ut jns , Regni bona alienandi , conce ffum videatur , nifi dijj'ertè id 
appareat exprimitiva lege , aut more , cui contraddi' um nunquam fit - 
E più individualmente Francesco Zanetti , non Tedefco , ma BoloI 
gnelepernaicimentonel iuoT.auato de Romano Imperio al num.150. 
per moiri altri , e particolarmu/e dei num. 16 3. & feqq. prova con fiatiti 

» * fime 



L'Apologia del Domìnio Imperite 



M f a g ,oni,e ^ffif„«£S^S 

w , rr i »t >//* WffJ^fZUutìum valere!. Sane Imperator dmOus 
GentwmjureidfaceretiauttaCtumvaKr bonorum eju (dem 

centra mamfeflam illiut legti » t " , f„dorum « «*(fr 

*«■«/«* <fo*»W« »""« ' Se . C f ■*'(„, invalidai rette judko &c. 
Eredita n. 3} . laureai f^ZÌ^l"!ZcLlo V. Principe cosi 

^*'taS«toK maodaro°,nèv P enire ad una ranficazio- 
non avrà giammai voluto imi ,, c api[u i azo ne,di cui ora fa- 

né , qua! fé la finge btoMtogftWjJJJg * „ >e fi da pe f le- 

velliamo.elaquale lenza P ce e' ud ' zl0 <* ft vc „ nell'Appendice diqu-ft 
gictima ,e valida . nel ■****^gS ! MI $*«* <»* m/ '' 
convincono la fallita , non del Don» ^a«te , 
«nafllmamenteivi ^"*ce.*fi^A**^.^ £ • 

Conciolliacofacbe , fé li BW« av 'Z"Ld{hrt ,che la verità fempte 
JJ J ,/j*. , lì dovrà anche «g^^SoS** appropriò la pof- 
fu ,e Tempre mai farà , che fé Giulio 11. u ' P r '^ b P fciad J r i di aueiìeC.t- 
fettone di Parma , e P«™^^^™ $ (ia uolontà 
tà.ciò fece Tenia che viavelTed.m.o veruno ,« erano imaj 

de' Collegati , I quali fapeaoo ,che ^ m e a ' e „ za ìnnegab ìle dello Stato 

di Milano ; dovrà inoltre dnfi, che le rt» fo poffeflo , ciò fu feri- 

alla Lega , tollerò che'l RttfaC «^gf^ imperio .appetto il 

za che s'intendeffe P^S'^' 03 ' j'/^f™ fi ccom e non potrà negarli , 

quale fempre rima e l'a to ^^^ Maffimigliano Sforza . 

che , fé morto Giulio li. *■*?**£ l" a dovuto di ragione , e che 

ciò i\ fece ^ 1V ; cered V Na ?l' , J a Leon" X. affine di eflere da lui toc 
fé quel Principe le nconfigno o.po «Leo* X a diedc a Sua 

corfo, e di Truppe.e d. denari Jf» 1 ^^ Imporlo , e diedele fola- 
,i,à col fupremato.che non era fuo.ma W P ^^ 

mente in pegno, con Pa«o, che ceto to.lt imo ^ ^ 

ritornar"». Duca.il quale con r, ,n ; p C " n " at e p, acen za, perchè a lui 
potè giammai alienar la <?7""' io d ' P ;™Ji al Imperar Malfimi- 
non fi apparteneva, ma ali imperio.' epe ' "; hc fi, nm pera- 
nno Primo; e finalmente ognuno ^dovra ^'ZÙ^on^n 

do-edel « 5 . 5 . • 1 vcnne S n p^f P tow- allora in potere del Papa, 
efia fu concordato , che Parma , e 1 laccu/.* <. r g) . 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. 85 

gli reftaffero liberamente , ciò fi (labili falvo le ragioni del Sacto Roma- 
no Imperio &c. obbligandoli l'Jmperadore fecondo il laudabile coftu- MtS.dclk 
me y di dar' al Papa , e Pojfejfori la confidatone , come fi legge nelle jjgjj^j 
Capitolazioni MSS. da me poco fa citate , ed ommeffe dallo Storico Ro- f p ra . 
mano , perchè non fi concordano colle di lui vifioni , e C\ convenne ancora 
in Roma tra il Papa , e lo Sforza , che {offe tenuta Sua Santità fargli dare 
l'equivalente in altre Città , e Terre , e che frattanto , che cotal prometta 
flava ad effettuarli , forte Leone X. obbligato pagar'al Duca trenta mila 
feudi d'oro all' anno, delle quali cofe nulla mai fece il Pontefice, ma in 
vece di attendere la parola, e la fede data in un'atto pubblico, fi collegò 
col Rè di Francia , a cui reftituì quelle Città . 

Se dunque né Papa Gulio II. , né Leone X. pottederono come pro- 
prie , e independentemente dall' Imperio , e molto meno pieno iure, 
Parma, e Piacenza, ma fempre falva la fovranirà dell'Imperio; e per 
contratti , che non furono olfervati dal Papa ; già vede ognuno , e i] avvi, 
fa, che le parole del §. tanto ingrandite dall' Avverfario, e fu quali fa 
tanto fchiamazzo, provano contro lui, e fempre più confermano il fu- 
premato dell'Imperio, impercciocche Carlo V. non promife già.fcac- 
Ciati i Francefi d'Italia, reftituendas fé curaturum Parmam , & Piaceri- 
tiam S an ti ijfimo Domino- noftra,&*edi Apoftolkee ,pleno jure ,e in 
aflo'uta fovranità , malamente prout à felich recordationis Jullo ll. y 
& SanSìitate Sua poffejfa* , ac obtenta* fuerant. Sicché avendo noi 
mcftrato ce' documenti maggiori d'ogni eccezione, e coll'autorità de' 
più celeb i Scrittori contemporanei, che quelle Città sì dall'uno > che 
dall'altro Pontefice po(J'eJfa* : .&obtentd» fuerant , fai ve le ragioni, e fèn«- 
za il menomo pregiudiziodell'alrofupremo Dominio del Sacro Romano 
Imperio , cesi ne fiegue in manifeftiiTma confeguenza , che la reflazione 
prometta da Carlo V., ad altro non fi eftendea che al fob,e nudopof- 
(etto,ed al kmplice utile Dominio, e fenza che quello recar potette pre- 
giudizio alcuno a quella Imperiale fovranità , che fu fempre rifervata in 
tutti li Trattati, e la quale non s'intende mai transfèrita in chi che fia 
fenz' una efpielTa, chiara, e individuai, menzione fatta in un'atto munito 
di tutte quelle folennità necettarie , per far, che fia valida in certi ca fi 
però.enonin tutti, la traslazione dell* alto, e fupremo Dominio degli 
Stati Imperiali. 

Quella verità irrefragabile riman vìa più convalidata dalle feguentt 
parole dello fletto §. abbella polla ommeffe dal nolTro Autore, e colle 
quali fi obbligava Cefare di dar le In veflirure delle medefime Città alla 
Chiefa Romana, dicendo, acque- eir(c\oè di Parma, e Piacenza ) eun- 
dem Santlijjìmum Dominum noftrum , & Sedcm Apofìolicam Inveftitu- 
rum. Non importando altro l'Inveftitura , che la transazione dell' 
utile Dominio, ed al più al più la concettìone delle regalie col mero, e 
millo Imperio, ma non mai la fovranità indipender temente dall' Inve- 
itemeli quale non può f f >ogliarfene,maffime quando non è Monarca 
attoluto, ma Principe elettivo, come lo fono gli Augufti di Germania. 

La prometta poi fatta da Carlo d'operare , ut Francifcus Sfortia 
cafdem c<edat eidem Apojìolicte Sedi ; omneque jus , quod tanquam 
Dux Mediolani in eas habet in Apoftolicam Sedem transferat , con- 
ferma tempre più il mio affunto , diflrugge le fuppolle ragioni della Chie- 
fa Romana, e fa vedere, che quella Lega inetta non trasferì, né trasferir 
potea maggior diritto, di quello ch'ella in prima aveffe in Parma, e 
Piacenza . Che 



•86 V Apologia del Domìnio Imperiale 

Che coterta prometta vie più confermi il mio affuoco non può rivo- 
carfi in dubbio. Imperciocché lo Sforza altro jus non ayea in quelle 
Città, che di Vattallo,e così non altro Dominio, che lutile, pere he il 
diretto, e fupremo era dell* Imperio, onde promettendo 1 Emmanuele, 
cheCatlo avrebbe fatto sì, che Francefco II. rinunciate omne jUf quod 
tanquam Dux Mediolani ineas babebtt , dito™ yomu fedito 
pretefe Leone X. fé non il femplice poueflb.cl ^««Ic Dominio, ed 
ecco anche come quett' articolo della Capitolazione d.ftrugge le fuppofte 

ragioni della Sede Apoftolica , e V^^^ii^r ' m^Sn^ 
erano, né giammai furono àéì^tCB^èi^^^tm^^ 
dello Stato di Milano. Mentre per tali le confettai (Papa, e chiede , che 
Francis Sfortia eafdem cedat eidem Apojìohc* Sedi omne qu jus 
quodtamquam Dux Mediolani ineas habet «.^^gfft 
transfer at Né fi dice qui , che lo Sforza debba cedere jus quod habere 
'Plndt'Zus qJ in eas habet M per fermo, e ; coftante, 
che ce l'avette Lmquam Dux Mediolani. Come infetti in con e ìabih 
ce Io aveva in virtù d'un continuato pofleflo di quali due fecol, ed ,„ V1 > 
gore di replicate Inveftiture concedute dagl* Imperadon a Vifconti , ed a 
Lodovico Moro fuo Padre. jiìaa'J ùL*J. 

E fé i diritti , e le ragioni dello Sforza , e del Ducato di Milano fopra 
Parma, e Piacenza , erano come anche oggidì fono innegabili, perche 
non potrò io con tutta giuftizia foftenere , che la Capitolazione ftipolata 
dall' Ambafcia Jor Cefareo con Leone X. , non potè rifpetto ad efle Città 
trasferir nella Seóe Apoftolica maggior' jus di quello, che ella e. avei- 
fe innanzi ; e perchè non mi farà lecito francamente attente , che la ftefla 
Capitolazione non recò alcun pregiudizio né allo Sforza , ne al Ducato di 
Milano. E dove fi ritrova il mandato fatto da Francefco II. nellbma- 
nuele a rinunciare , omne jus quod tamquam Dux Medio am ineas 
habebat- e come potea lo fletto Emanuele promettere, che A Imperatore 
avrebbe procurato, che lo Sforza rinunciatte; Anzi quando noni Ema- 
nuele , ma Carlo avette ciò prometto , qual forza avrebbe mai avuto 
quella prometta , e come avrebbe Cefare Signor diretto potuto len- 
za il confentimento del Duca trasferir l'utile Dominio di Parma, e Pia- 
cenza, nella Chiefa , e privarne il medefimo Duca , a cui era dovuto per 
l'Inventore , dalle quali egli era chiamato al feudo. In tutto il diritto 
feudale non fi ritroverà certamente ch'abbia il Signor fupremo, lai va la 
giuftizia , tanta autorità , né vi è legge alcuna , che conceda ali Imperato- 
re torre lo Stato ad un Vaflallo innocente , per darlo ad un altro ; Non 
aveva Francefco 6nal!ora demeritato la grazia di Cefare,anz. dal $.6.della 
fletta Capitolazione evidentemente fi raccoglie , che Sua C*J area Maje- 
ftas intentionem firmam avea reponere in Statum Mediolanenjem di- 
Bum Francifcum Sfori iam ,prout Frater,& Pater ejusfuerunt,& 
ìllum creare Ducem Mediolani ftcttt à ciarde memori* Maximiliano 
Avo fuo Pater dilli Francaci creatus futi . 

Tutti quanti gli Autori di que' tempi ci affettano, che Francefco 
fempre travagliò per giugnere al paterno Regno , e poflederlo nel modo , 
e con quell' ampiezza di Dominio, che \o pottedettero i fuoi Maggiori ; 
e fappiamo altresì , che dopo molti contralti, e variate vicende della fortu- 
na vi arrivò felicemente , e vi arrivò in Bologna alla prefenza ,e co pieno 
confentimento, anzi per opera efprelTa del Sommo Pontefice Clemen- 
te VII. «dopo ch'egli ebbe coronato Carlo V., il quale concedette allo 
r Sforza 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . tj 

Sforza rinveftiture di tutto loStato , e di tutte quelle Città , che già furo» 
no pofledute dal Fratello, e dal Padre Tuo, come tofto il vedremo, né 
fono io che '1 dica a capriccio, come a capriccio fìnge lo Storico Romano M 

tanti falfi fuppoiti,ma l'attefta ilGiovio(rf) teftimonio di vedutacolle )W'"< ,1 1* 
feguenri parole . Ctffar Bononì<e in confpeHu Summi Pontificii omnium 
Principum , & Legatorum totius Cbriftiani Orbìs Regum , Francifcum 
Sfortiam Mediolanì Ducem appellavit ,& tabulis Augufialibus rite 
conf etiti totum paternum Regnum ad]udìcavit , e ognuno fa .che-,» 
in toto Paterno Regno vi fi annoveravano le Città di Parma , e Piacen- 
za^ che quelle furono pofledute dal Moro fino al dì che fu da Lodovi- 
co XII. difcacciato da' fuoi Stati ; ed ecco quanto pefino nelle giufte bilan- 
cie d'un fano, e retto Criterio le Capitolazioni dell' Emanuele , fu quali fa 
tanco fchiamazzo l'Autor Romano, fondandovi con ardimento infoppor- 
tabile l'alto fupremo Dominio della Sede Apoftolica. 

C A P. XIII. 

Contra il Guicciardini, il quale dice,che nelle Capitolazioni della Legai 

tra Leone X. , e Carlo V. fu ftipolato , che Parma , e Piacenza 

fi poffedeffero dal Papa con quelle ragioni , con le quali 

le ave a tenute innanzi rinnova le fue maledicesse l'Avvo- 

tato Piacentino , narra lo (caliamento de* Fr ance fi » 

le Inveftiture date daCarloV.a Francejco Sforza» 

e pretende > che quefla claufola fta uno de x [oliti 

commenti del Guicciardini . j£>u) dunque fi me- 

firano gli anacronìfmi del buon' Avvocato , 

le falfttÀ afferite , e i Tefli intere/fi 

da lui , e fi difende il difeorfo , 

e la fama del Guicciardini* 

MI pare ormai tempo di far ritorno alla Differtazione Iftonco-poli- 
tica per udire un poco cofa l'Avvocato Piacentino dice di più del 
fuo Precurfore fopra la forza immenfa d'efTa Lega contro le 
pretenfioni dell'Imperio , alle quali , ei fi vanta d'avere fatto a fuo 
luogo il dovuto contrapunto . 

Egli dunque ci fa fapere,che colla vittoria riportata dall' armi Dìfertazb*. 
confederate , il Rf Francefco fu fpogliato in un baleno dello Stato di Piacentina 
Milano , e ritornarono fimilmente in un baleno Piacenza , e Parma P a g-7Ì* 
fotto il Dominio del Papa Vanno is*i«; Ricevette lo Sforma nel 1523. 
da Carlo l'jnvefiitura del Ducato di Milano >ef ciuf ane Piacenza , e 
Parma, e fen^a ne me n far menzione delle pretefe ragioni dì quello 
Stato fopra di loro , e della pretefa dipendenza di quefie da quello 
Stato . Ed ancorché fi concedeffe all' Autor di Milano per vero ciò , 
che non è , e non fi prova , che Carlo dopo aver' efpulfi dallo Stato di 
Milano li Fr ance fi , proteftaffe , che intendeva f off ero falve all' Im- 
perio le fue ragioni fopra Piacenza » e Parma non rilevarebbe quell* 
afferita protefla , perchè farebbe fiata fatta fuor di tempo , ed un 
poco troppo tardiva , mentre bifognava inferirla negli Articoli della 
Lfga , che fece col Papa &c» 

lo non faprei come mai indovinar* il carattere di quefto infigne 
Avvocateli quale vuol farla da Statifta a e da Storico, e dipoi non fa 

fpo» 



Guicciardini 
lib. 1 4. pag. 
miei 416. 



Guicciardini 
loco laudato 



(ai 

CapeHa 
lib.5. 

Guicciardi) 
I1b.16.pag. 
47 j. tergo. 



SS V Apologia dei Domìnio Imperiale 

fpogliarfi di que' pregiudizi, che fi contragono nel foro, e che nulla fi 
accopianocollafchiet?ezza,efincericà che dee ufarii ne jaccontiStorici, 
e nelle controverfie ,che fi dibattono .fra Pnncpi.e nelle quali f ad m e- 
{Vieri ftar lontano da' falfi fuppottl.edaognierrorede ^ m P^ p d ' cr ?^' 
logh • Egli dice qui , che il Rè Francefco fu fpogll.ato in un baleno dello 
Statodi Milano, e noi leggiamoin tutti gli Storici di que ™JP«.£cin 
queft' anno 1521. . e molto dopo fi ponedevano in nome del Redi Fra* 
la Cremona, Genova, Alexandria, Lodi ,1} CafìeUi M£*>%* 

Fortezza di Novara, di Trezzo . **&£»» [> P°™ d ± l /j f"°; 

na,e tutto il Lago Maggiore ; Sappiamo inoltre che ^«fie^S^ 

fi confervava ancora Cfóftfei > * P* ^ofi teneva ilCaJtello ^U 
e nondimeno il buon' Avvocato Piacemmo vuol [farci credeie, che il Re 
Francefco fu fpogliato in un l aleno dello Statodi Milano. 

Maquellchepiù fa no a è,ch»eg!i ì ofa fcOaere,cfe ncevette lo 
Sforza nel 1513. da Carlo l'Inveftitura del Ducato di Milano; anzi viene 
a fchifo l'udire, che egli fenza aver giammai vedute le Investiture :,nè 
faper ciò , che contengano afferifee francamente , che i icevette lo Sfa 
Za Vlnvefììture , efcfufane Piacenza e Parma , e fenza nemmeno far 
menzione delle prete fé ragioni di quello Stato jopra dt loro , e della pre- 
tefa dipendenza di quefìe da quello . 

Che non abbia l'Awerfario giammai veduto tali Invertire ella e 
cofa molto manifefta , imperciocché fé gli foifero capitate focro 1 occh.o . 
non avrebbe certamente attento , che le ricevette lo Sforza nel 1 «?., per- 
che dalli medefimi originali , i quali fi^onferyano nel Regio Archivio di 
Milano , ed io ho l'onore di cuftodirli , apparite chiaramente , che le me- 
defime Inveftiture furono concedute al Duca Francefco II. fo amenti 
Tanno 1*530. addì due di Gennajo , allorché llmpcrador Carlo V. iogg.or- 

""^SSfe negarcene non già ^M^J^S^ 

mente l'Awerfario ) ma nel 1524. il dì penultimo di Ottobre u .feifle .bel a 
diftefa dalla Cancelleria dell' Imperio 1 Inveft, ; ur 5^ eft . ,n ^ a n all ^S: 
e che Cirenei feguentc anno 1525- dopo molte dilazioni ,ne mandate 
in mano del Viceré il Privilegio, come affermano il Capella \{«) , e il Guic- 
ciardini, il quale aggiugne,che lo fi e fio Viceré offerendola al Duca, 
. Zva addimandafopìr rìfloro delle fpefe fatte da Cef are per tacqui- 
" ZZ per la dfefa dì quello Stato , fi pagalo in certi tempi un mi Ilio- 
\e\e ducentomillia)* di Ducati pefo tanto eccedo che d Duca fu 
"cavetto ricorrere aCefare, perchè fi riducete a quantità toler abile . 
ma queft e difficoltà facevano dubitare ,che le dimande si eforbitantt 
fofferointerpofte per differire, e in effetto , giunto il Cardinale de Sal- 
dati Levato dd Papa nel medefimo anno 1525. * Madrid (dove dice 
dettoGuicciardini) ricevuto da Ce fare con gran dijftmo onore tratta- 
va le fue commeffioni, le quali principalmente contenevano la ratifi- 
cazione desìi Articoli promeffi dal Viceré , confortando ancora, che 
al Duca di Milano foffe conceduta la lnvefiitura per la Jtcurtd 

'^Ta'cagione poi delle difficoltà interpofte dal Viceré in confinare 
allo Sforza l'Inveftitura , fi legge nel Privilegio , che del 15*0. gì» conce 
dette Carlo V. in Bologna, e viene anche riferita dal Guicciardini , e dagli 
altri Storici contemporanei, da' quali fiamo informati , che laicato» 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacela 



h 



FrancefcoSfotza fcdurredachiera arbitro delia fua volontà anche negli 
affari più imporranti, cominciò a machinarecontra l'Imperadore, tentan- 
do colla inrciligenza,e participazione di Clemente VII. ,e degli altri 
Potentati d'Italia, la fede del Marchefedi Pefcara, a cui rutti uniti pro- 
mettevano il Regno di Napoli , Te cooperato con eflb loro aveffe alla dif- 
periìone dell' Etercito Imperiale, come Jo affettano il Guicciardini, e il 
Giovio (a) nella Vita del Pefcara . 

Qyefta congiurazione fu feoperta , e diflìpata da Cefare colla rovina 
di chi la promoffe, perchè fi vide in un baleno Io Sforza privare dello 
Stato, e della prima Inveftitura, come Io dichiarò lo fteffo Imperadore 
nell'ultima del 1530. con le formali parole , gu* Inveftitura , ut pr*- 
mittitur , conceda , & ipfiufmet Ducis Oratori , qui tunc apud noi 
agebat fub certi! Conventionibui cum eo firmati! , & deinde per eun- 
dem Ducem approbatis ,tr adita ,nundum ad ipfum Ducem pervene* 
rat ,cum ecce allatum nobis eft ,eundem Ducem nofir* in eùm bene- 
volenti* oblitum certa Confilia de Legionibus noftrii delendis , & ab 
Italia proftigandh audiviffe \noftrofque Duces , qui in Italia cum Im- 
perio erant explorata { ut ajebant ) confpirat ione [aiuti confulerent 
tnaxìmam ejus Dominiipartem noftro nomine pretendi (fé, ac Ducem in 
Arce Medio/ani fé intrufiffe &c. deinde cum ipfemet Dux ad noi ac- 
ceder et crimina in eum objecla antequam in Arce Medioìani re elu- 
derete , facile ( ut afferebat ) purgaturui , noftraque benigniate alle- 
cltts , maluerit , fé totum clementi* noftr* committere , quam nobif- 
cum in Judit ium ingredi , ejui noi animo cominui per f peti , ipjum 
amanter excepimut , omniaque UH liberaliter con don avi-mia , neque 
bit etiam contenti volente! , ut qui abjentibui nobii vira , & potentiam 
noftram fenferint ,clementiam quoque experiantur &c. rnotu proprio , 
& certa nofira feientia &c. accedentem adnoirpfum III. Ducem Fran- 
cifeum Sfortiam Con/ angui neum noftrum carijfimum &c. , & de predi- 
llo Dominio, Statu , & Ducatu Medioìani , & cum eorumpertinentiii, 
juribui , atque Regalili juxta formar» Invefiiturarum per noi , ac Pro" 
decejjorei noftroi eidem Duci , fuifque Jylayoribui conceffarum , & cum 
claufuìii , conditionibui , prorogativi! ,& gratili in ipfii Inveftiturii 
exprefis ,qu* omnia hic prò repetitii haberi volumin ,ac fi de verbo 
ad verhum inferta forent prò fé , fuifque H*redibui , ac Succefforibut 
mafculh &c. invejìivimui , & in feudum de novo concejfimui . 

Dall'ampiezza delle quali claofule , e generalità di favellare-, tanto 
è falfo quel che ne dice qui l'Avvocato Piaceri ti no, cioè, che ricevette 
Io Sforma nel 152$. da Carlo l f Inveftitura di Milano ,efclufene Par- 
ma ,e Piacenza , quanto è veriflìmo, che le flette Città in effa fi compren- 
dono colla medefima efpreiTione ,con la quale abbiamo di foprtt provato, 
che elle fi contenevano nelle antiche Inveftirùre, mentre vuole l'Impe. 
radore , che quefte in lei fi abbino per ripetute, ac fi de verbo ad ver- 
bum inferta forent, come in fatti vi fi legge inferita quella del 1524. in 
cui fra le altre claofule vi fi feorgeno ancora quefte : fané cum felici! me- 
mori* Dìvuì Maximilìanut Avuì nofter paternm ,dum Sacri Romani 
Imperii moderar etur habenai 111 Principi Lodovico Sforti*Vkecomi- 
tii Patri tuo, prò fé , fuifque Filiii mafculit ,é fuo amplrjfimo Privi- 
legio in feudum conceffexit Ducalum Medioìani, & Comitatùf Papi*, 
atque Angleri* cum eorum Civitatibui , ac Terrarum Dìfiritlu,& 
cum claujiilii , pr*em'mentiii , ac prorogativi! latini enarrati! in Pru 

m vlkgiQ 



Giùvio ut Ila 
Vita del 
Marcbefe 
di Pefcara . 
Guicciard. 
dic7olil>.i6. 
pag.i 7 6.& 
Jeqq. 
Append. 
n 26. 

Regift. M 5 f. 
exijientent 
in Arcbivo 
Arcis Porta 
]ovis Mg' 
diolani ann. 
il\ofub lit. 
KK pag.lt. 
Ofeqq. 






Vìjfertazl»- 
ne Piacenti- 
nafol. 73. 



Eiffcrtazion 
Vìacentina 
ubi fupra . 



V Apologia dei Dominio Imperiale 

., . r tR't,,** iéJità Divi Maximìliani , cu'jut tenorem hic prò 
£K ^^fJrJfidè^rh ad verbum illius inferito fa* * 
T/^d^^u^prìo . badie in nomine Dominale 
%%Z<'tJa Tmafculos&c.fecundum ordìnem genitura* In ditta Tn- 
*^m^XU-W«ì,* Duces, Comitem, & Comites 
veftitura paterna 'fing? .& decernimus* & quatenus expe- 

" / t£te avendo noi di fopra moflrato.che » A ^f K *™\Zt 
MaffiSano Primo a Lodo ' ico il Moro , fi veggono efprelfe le Inveli,. 
^eXwincislao™ «cedute a Giovanni Galeazzo Vfcunti, e che ,n 

f„ v Ai cui ora favelliamo, vi renano indubitatamente compreie enc 
Ctaà'e che effendovicomprefenonera uopo far menz.one delle rag.o- 
„ dello Irato di Milano fopra di loro.e tól.«(rfj,i«»J"»™ 

g Pofiodunque queflofatto aureolato dal automa degli .pub 
blici.ed immancabili, mi fervirò appunto della fra e^UutorP» 
ceneino ufa in quello luogo, e fi diro , che prego ,1 Lettore ti eterne 
£-,,%,, ;„j;ff>rr»te e decìdere, (e dopo tanti anacromfmi, e abba. 

pò, ed un pò troppo tardiva, mentre hfognava .«ferirla negli Art,- 
" l> S££g&£SSS& 'o/e^o cottele Lettre udir cofa 

Sa nelle Capitolazioni citate da Monfigoor Forjtan.n. , eh egli qu , 
e in S altri luoghi loda, ed ingrandite; dice dunque cosi Trovo 
leZ.Ybeil Guicciardini nel riferire gli Artico* di pAZtfg 

v'inferì una claofula ,cbe trt W^f^S^ Jt 
uno de' foliti fuoi commenti a pregiudizio della Santa Seat , ** *» 
verità di Autori Imperiaci l'afferrarono , e fé ne valfero per caviU 

Z%Lchire U^hJ^M^ ^ZÌZTtal 
dell'Imperio, alle quali feci a fio luogo il dovuto contraponto . Cam* 
Zinanf di buon concerte l'Angeli , e l'Adriani co Guicciardini per. 
che tutti imbrattati della mede/ima pece , come fa y**™****+ 
ramente Monfignor Fontanini. Dice dunque il G ^f ia "f2.Ìll 
delle fue Storie avere Leone ^ Caro M^'^Sfifi Ihtle 
Chiefa Parma , * Piacenza {ecco la mano del Compilatore) che le 
tenere con quelle ragioni , con le quali avea tenute mnany . 

Ma Che ootfo ìwmì dir qui di quella incornpofta libertà d. favellare ; 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . 



n 



d;rò dunque ecco i! Privilegio degli Avvocati della Reverenda Camera , 
a quali , come quelli eh' hanno la fortuna di diferivere de' fuppofti diritti 
temporali della Sede A poflolica , pare permeilo impunemente parlare, 
e mal parlare d'ogni Autore , e tpacciarlo per nemico dichiarato della 
Cincia Romana, fol perchè non accopiando i fuoi co'fentimenri loro, 
Jalciò fcritre le cofe come le vide cogli occhi fuoi» 

La verità però è , che il Guicciardini non fece commenti , ma inge- 
nuamente riferì gli Articoli della Lega , di cui ora fi favella fenza inferirvi 
ne pur' una claolula, la quale porta attribuirli ad uno de 1 fuoi filiti com- 
menti. Né gli Autori Imperiali fti l'afferrarono ,nè fé ne vai fero per 
cavillare, e infiacchire la forza immenfa d'ejfa Lega , come vaneggia 
arditamente l'Avvocato Piacentino , ma eglino fi appigliarono alla chia- 
ra, e nuda lettera dell' Articolo XI. dello Stromento di confederazione 
prodotrodagli Avverfarj,e il quale corrifponde in tutto, e per rutto a 
quanto ne lafciarono fcrirto il Guicciatdini, l'Angeli, e l'Adriani non 
imbrattati della medeftma pece , ma rapiti dall' amore di qut!!&_. 
verità, che non potè ofeurare Io Storico Romano realmente imbrattato 
della medefima pece dell' Autor Piacentino, il quale potea far di ma f ico 
di confrontare quefto pajfo colle Storie di molti , e molti Autori , e 
vantarftycbe li trova fra di loro concordi nelV ommettere la ciao fa 
la, che di/fi dal Guicciardini aggiunta del fuo alla Le%a , impercioc- 
ché per far vedere al Mondo , che tal claofula fu dallo Storico Fiorentino 
aggiunta dà fuo alla Lega , non ballava confrontar quefto pano colle 
Storie di molti, e molti Autori, ma piuttofto colle Capitolazioni della 
Lega medeiìma , le quali fono uniformi con quanto fcriffe elfo Guicciar- 
dini^ fé gli Autori allegati mai' appropolito dall' Avverfario fono tutti 
concordi in ommettere fa claofula medeiìma , non pertanto lono concor- 
di in confutarla, né vi è fra loro chi ofi aderire, che '1 Guicciardini ve 
l'inlerifTe del fuo, come va fantafticanJo il fuoCenfore,e fé eglino fola- 
mente dicoro eiTerfi convenuto negli Articoli di detta Lega , che ficac- 
ciati i Frane e fi d'Italia , Parma , e Piacenza dove JJ ero reftituirfi alla 
Cbieja y non vi è però fra lor neppur'uno,che ardifea negare la verità 
allenta dal Guicciardini, cioè, che fi accordale nelle citate Capitolazio- 
ni, che acquiftandofi le fiejje Città ,il Papa le tenefle con quelle ra- 
gioni , colle quali le aveva tenute innanzi. 

Né la claolula riferita dal Guicciardini porea impugnarfi dagli altri 
Scrittori, perchè ella fembra molto naturale fé fi riflette, che la reftiru- 
zione altro non importa, che repofitio in priftinumftatum, dicendo perciò 
ilGiureconfulroVulpiano,r*_/?/7*tf/o autem ita facienda eft ,ut unuf 
quijque integrum jus fuum recipiat , e Bartolo nel fommario di quefto 
Tetto ci aflìcura, che per reftitutionem omnia reponuntur in priftinum 
fiatum . Quinci ne avviene , che fé in f enfio di Jacopo Nardi , di Lodo- 
vico Dolce, e di quanti fi citano dall' Avverfario , fecero il Papa, e 
rimperadore Lega infteme con patto , che fi dovejfero (cacciare i 
Fr ance fi a y Italia a jpefe comuni , e Parma , e Piacenza fojfero refti- 
tutte allatbieja. La Chiefa con tal patto altra ragione non acquifiò in 
Parma, e Piacenza ,che repofitionem in priftinum fiat um , onde fé per 
avanti ella aveva in elle Città un pieno, e adoluto Dominio independen- 
temente dall' Imperio , cammina molto bene in di lei favore l'argomento , 
ma fé le potfedta fenza pregiudizio de' diritti Imperiali , oppure in luogo' 
di pegno, e colle condizioni già vedute , e non ofler vate da Leone X., dh 



Dijfcrtoztea. 
"Piacentina 



Leg. quodft 
minor ^.iff. 
de minori' 
bus. 

Jacopo Nar- 
di lìb 6. 
Lodovico 
Voice nella 
Vita di Car- 
lo V. 



91 L'Apologia del Domìnio Jmpmaìe 

pasasMKSSsssssassnss; 

nutoin effi Articoli, come rofto fi i vedrà. ..j 




auì le parole d, var) r - ■-■ - j: ■ 

Lettore decerne ^^g&L poteffe doler» , «llorche 
Io non crederei, che ilPiac entmoLn ti o P" meritevole, 

« Letto» lo qualificane con quel »*itìS*S però 
dappoiché u da lui mug» SffllOTE Guicciardini tu, 
di proferir la fentenza egli rifletta al giuuii u, ( „. u U im . 

roano ali Autori da me citati negli antecedenti Wpwu, ai 
Si , che i Sommi Pontefici conferirono a queft g*J**» ££» , 

che la Santa Sede ricevette Ja lui nel cor od, ^W» « P 
mente nelladifefad, Parma ,d^ 
fa) tutte le fue crcoflanze Era I Gu e „ rfmUJ u lmeme , 

euUciardml città, onde morto Leone X., crede riero 11 r tanto fnaven- 

*XT ef P USnare ,. ; LaCÌnfer °- d rhfsolda che la guar" vfnó.che gliuni .e 
$'. 4,, • toiCirtaJini.e anco ipochi Soldat'.cne ag^ vio _ 

glialtriunitivoevanoconfig^ Parma a N.mj , g ^ effic 

lenza, e minacce, IGuiccia «lini rende » J ^ ìof 

ragioni confortando, Sodar ,eO ttad.ni _a timore .che o 

mia , ma prevalendo dell ad mo d tutti pm , nde veggendo 

(limolo della gloria , via più *™*«g£ffi £» ' f fe r | olu[a . 
egli ,che più non v era eh, *»»* >" e "*^ fc „ l ^j r ^i„. 

mente WrtlCV.poi^^^'» WJW» », w ^; ori 

»*/»e»r* , f queft, pender, , «*»<«£**£ *W . ; , fa , M/ ,^ 

fnrv;»» *« ^^/'"^iTTiemniftro di quella, che ve. 
■vano di fare allaSed.a Afojìol.ca ,&* ] ''"Z eva J / ,., ;/ - <J . 

w ;„ A/TW «*•«>.' manCant \:Jl a {eM°Lche pochi dì innanzi 

avevano nella Chiefa madore V^^M^Zrte manifeliiffima da 
Sedia Apoftol<ca\e che quando ben veaey 




Lmpo de Nemici, o perai TomafoPorcac 

P*r^*P«<l»fiytobfrZW* l %^"$ amo a quello luogo 
chi nelle Annotazioni , che ^f.^^ZoCovernatondi Parma, 

dice così: B^jS^gSKKSj,. /> *» - «ri«Mrt 
*W«f>(j n»ell*C'tta dalla P"* « duomovaleper tutto,,,,- 

il detto di E l r 'f d 't 4 °ì a l:Z nel difcorfo.col quale s'introduce 
Afe*'. RI medefimo Porcaccb i.nel ddc o ^ s ' crittotc ; non ha 

a far le fue Annotazioni ali lft ° r '*. demente, che /f idee della me- 
dubbio di foftenere , e provare concludentemente , cne ^ 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. 95 

de finta dehbon dir fi tante , quante fono quelle , che Socrate ha collocati 
nel bene , cioè bellezza » mìfura , e verità ; e provandole turte con invitti 
argoment i, e nobjliffime ragioni, giunto alla verità di eflraIftoria*favellk 
così: Ho trovato molti* che in queftoCapo della verità hanno voluti. 
afiomigliatlo a Giufeppe Ebreo Idorico Giudeo per Religione , ti quale 
fece nondimeno grave , e lodevol tejìimonio del Salvator noftro Gissi 
Cri/io. L'afi migliano anco a cofiui per le eccellenti virtù, che in effo 
furono \Jomma erudizione , grandijfima integrità , e {ingoiar pratica 
delle cofe , alle quali aggiungono la fimilitudine de* Carichi ; Che Giù* 
feppefu Prefetto di Galilea , e il Guicciardino della Romagna , di Mo- 
dana ,e Reggio , di Bologna , e Luogo Tenente del Papa; Quello fu 
tanto caro a Tito Vefptfiano Imperatore ,che nella ruìna di ^erufa- 
temme gli fece graziarti ei falvaffe ciò , che volejfe &c. Quefii fu 
così grato ( per tacergli altri Principi ) a Papa Leone X. , che da lui , 
ejjendo fiato propofìo a Governi detti , vi fu poi ancora confermato nel 
tempo di Adriano VL> e di Clemente VII Sommi Pontefici, e poco dopo 
afferma detto Porcacchi,che quefta Iftoria è ben del refto tanto più 
verace delle altre di quei tempi , che a quefta fola vie» attribuita^ 
la palma della verità, e filo al Guicciardino è conferito il titolo di 
verace lftorico moderno . 

il moderno Avvocato Piacentino però unito allo Storico Romano, 
vuol , che ognuno debba andar cauto nel prefiar fede a queft'Uomo 
fempre fedele nell'odio, e nella malignità verfo la Chiefa,e ver fi t 
Sommi , e Sagro fanti Vicarj di GesuCrifio . 

Se chi difefe alla Chiefa una Città adontade'Cittadint,ede Solda- 
ti, che la cuftodivano,efponendofi anche a morte manifeftifllma meriti 
chiamarli fempre fedele nell'odio » e nella malignità vetfola Chjefa ,e fé 
furono foliti i Sommi Sagrofan ri Pontefici conferir carichi , e impieghi ai 
tantagelofia.edi sì grave importanza a chi fuverfodi loto fempre fé' 
dele nell' odia , e nella malignità ; lo confetto ,. che il Guicciardini e de- 
gno d effer difono, aro da quello coraggiofo Critico con titoli tanto obbro- 
briolì , e infami , ma ù poi non vi farà Pcrfona tanto prevenuta , e mali- 
gna, che ardifca dar' attributi così abbominevoli ad uno Storico , cne — » 
(crifle le cofe da lui maneggiate come Miniftro de' Sommi Pontefici, e che 
voglia trattarlo così male, folo perchè non lefcrifle fecondo il moderno 
genio , né giufta la prr fente bifogna della Corte Romana ; lo mi fo a cre- 
dere, che qua'u. qae faggio, il quale leggerà la Dìflertazione di catello 
maligno > e mendace Cenfore fi accenderà di giufto fdegno contra di lui » 
e andrà cauto nel prefiar fede a queft' Uomo fempre fedele a fi mede fa 
mo nell' odio , e nella malignità verfo il Sa*ro Romano Imperio , e verta 
gli Augulìiflìmi Cefari di Germania, e fra fé dirà , che la fua trabocchevol 
palTione tanto lo acciecò , che non fa pendo come fare per ìfchermirtidall 
autorirà d'uno Storico applaudito da tutte le Nazioni di Europa per veri- 
dico^ lincerò, e colmato dalla Sede Apoftolica di tante dignità* ed impie- 
ghi rag£uardev liffimu tentò infamarlo cerne nemica della Lhieja,e de 
Sagrojanti Pontefici; ed io aggiugnereieffer'attuzia troppo danncvole 
degli Avverlarj il voler fare caufa di Religione una controversa mera- 
mente civile apolitica per ingerir fcrupoli nelle menti degli uomini de- 
voti, ma ignoranti, per tirar feguaci al proprio partito, e per mettere 
frt no agli altri, acciocché non fi cimentino a torre la mafcheradi volta 
alla loro abbondevole ippocrifia , e fargli vedere , che fi può efler pio , 

Catto 



9 4 L'Apologia del Domìnio Imperiale 

Cattolico, rWerentiflimo alla Santa Sede, e a' Sommi Pontefici, e fotte- 
nere nello fteuo tempo la verità, e'1 precetto datoci dalla venta medeuma 
in quelle parole , redatte qua funt Ceefarit Cafari , & qua Junt Dei 

60 E quello badi per ora; Intanto afcolriamo ildipiù.chequetto cele- 
bre Avvocato vuol dirci (opra il difeorfo del Guicciardini Egli dunque 
OpruuùM. . f f che cbì wttffé intraprendere la dtfefa detto Guicctar- 

Z'T* din) porrebbe appigliarfi attediare di detta Legale Monfignor 
P ™' Fontana deferivi neh- it. della fua erudita Scrittura, che fi vede 

fegnato in Roma addì 8. Maggio lyi.&c^eche leggefi suaccen- 
nato esemplare refìituendas (e (.cioè Carlo V.) curaturum Parmam , 
^fflj5«*o Domino noflro,&Sedi Apoftolic* ,prout 
Alias recordationis lidio II..& à Santi a Sede pojfeff* ,atque oh 
tenta fuerunt , e potrebbe fondarfi [opra la particola prout , ma re- 
plicherete fi vivamente >cbe ti Guicciardini di fuo capo commen- 
tato avrebbe la particola prout dilatando le filatene, e par afraj an- 
dò con farle direbbe laCbiefa le tenejje con quelle ragioni, con le 
quali aveva tenute innanzi. Vide fi mai più Jìorta interpretatone, 
l relegazione? Riceve diverfe intelligence la particola prout appre}- 
fot UslW > alcuni l'intendono fimilitu din arie , & demonftrative , altri 
relatÒ,e limitative, altri caufatife ed altri forfè in altre manie- 
re , ma che preci f amente nel luogo [addetto debba intender J% con far 
Maggio dalpojfejjo al titolo, ed alla caufadi poffedere ,come fece 
lUicciardinii echi raffembrollo nella pafione dell animo ,muno 
può aderirlo contotale f rancherà, e [pacciarlo come fatto tfonco> 
ed autentico , e farà [empre vero il dire quel .che ho detto , cioè ejjere 
a uè fi a una gioia , un commento, la mano del Compilatore . 

Sarà piuttofto [empre vero Udire quello che ho detto da che mi 

fono propotto confutare la DilTertazione Piacentina , cioè, eh .ella altro 

iìonè,cheun'impaftodifofifmi,d'impofture,edi fallita, e che il di lei 

autore altro far non fa , che impugnare , alterare , e immutare perfino -le 

parole, e la foftanza degli atti pubblici, per accomodarli alle lue fior e 

Spiegazioni , o intrpr et azioni, come egli appunto fa qui intorno ali 

ejemplare di detta Lega , che Monfignor fontanintde[cnvenel§.Xt. 

della Jua erudita Scrittura , che fi vede fegnato in Roma addt %.M*& 

gioivi. Ionon fo pervadermi, che Moni.gnorFontan.nl uà 1 Autore 

Sella Storia Romana, perchè non po(To credere, che un Prelato voglia 

(ottenere i diritti delia Sede Apoftolica non con altro, che con maledice». 

ze,e vinoni, delle quali è tutti quanta fparfa un Opera, che non ha 

della Storia, che 'I puro nome;mentre l'invettiva, e 1 invenzione non 

s'accopiano gran cola colla modeftia , e colla verità, che ftanno bene., 

in bocca di tutti , ma molto più delle Perfone Ecclefiaftiche . Pure quan- 

do lo Storico Romano, e Monfignor Fontanini non fonerò più a uno, 

come allo fcrivere del Sofifta Piacentino par , che fia cosi , e la e cola cer- 

tiflima, perchè di fatto permanente, che Vefemplare della Lega , che 

Monfignor Fontanini deferive nel §. X II della [uà erudita Scrittura , 

convince lo fieno Sofifta per un Mutilator de' Teft. , e degli atri pubblici ; 

imperciocché nel citato §. XI. delle Capitolazioni pubblicate dal! Autor 

Romano leggefi cosi: „ ReftituenJas fé curaturum Parmam .atquc-. 

„ Placentiam Sancìiflìmo Domino noftro , & Sedi Apofioi.cs, 



prout 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza . 95 

^%, proutàfeiicisrecordationisJuIioir.,&àSANCTITATE SUA 

„ poiVciix- , atque obcenrze fuerunt . E'J buon' Avvocato Piacentino 
crmbia le parole , e con le paiole il fenfo , e la fofhnza del citato §. , e in 
vece d i lo i vr cre a Sanfìitate Sua , che vuol dire da Leone X. poffeffee , & 
oht(nt<€ fuerunt , v i caccia à San fi a Sede , mutando , dirò così , con ma- 
Jiziofo rranslato il continente pel contenuto, e il nome della Sedia 1 la 
quale è perpetua , e che Tempre fu da che Piero la flfsò in Roma , col no- 
me dt 1 Pontefice , che vi fede per poco tempo , come feguì di Leone X. , 
il quale pofledette Parma ,e Piacenza in ragion di pegno pel denaro dà 
lui ibmminilkato a Mauìmigliano Sforza nelmodo,ch'abbiam veduto 
poco fa. 

Con quelli gentili cambiamenti di parole , e col fuggerirci ,che rice- 
ve diverfe intelligenze la particola prout apprefjo i Leggifti , vorrebbe 
poi quelìo famofo Critico far comparire il Guicciardini per Commentator 
capricciofo deffa particola , dilatando le filaterie , e par afraf andò con 
rarle dire , che" la Cbiefa le teneffe con quelle ragioni, con le quali aveva 
tenute innanzi . 

Per conofeere però qual fia più ftorta interpretazione,© fpiegazione, 
fé quella del Guicciardini,© del fuoCenfore, parrebbe a me, che non fi 
dovette andar' inveltigando le diverfe intelligenze , che la particola prout 
riceve appreffo i Leggifti , ma bensì porre al confronto le parole dd Guic- 
ciardini con quelle del riferito #. XI della Lega , e poi riflettere fé le une 
corriipendano ,e fi accordino con le altre, lafciando da parte i fofifmi ,e 
le cavillazoni de' Legulei >folamente appropofito per i cicalamenti del 
Foro. 

Gioverà pertanto ripetere un'altra volta le parole ftefTe della Lega , 
dipoi quelle del Guicciardini per veder' indi fé gli abbia di fuo capo com- 
mentato la particola prout . La Capitolazione dunque dice così : Ex mine 
promittit Serenità! Sua quamprimum Galli à Mediolanenfi Statu fue* 
rint expuìfi etìamfi Arces nondum recuperata fuerìnt , reflit uendas fé 
curaturum Parmam , atque Placentiam Sanèlijjìmo Domino noflro , & 
Sedt Apoftoiic<e , prout àfelicis recordationisjulio Jì. t &J Sanclitate 
Sua poijefftf , atque obtent ce fuerunt . Il Guicciardini poi lafciò fcritto 
le feguemi parate '.Confederazione a difffa comune , eziandio della-* 
Cafa de Medici ,e di fiorentini , con aggiunta di rompere la guerra jjJIJJJJ*' 
nello Stato di Milano , in que* tempi , e modi, che infieme convennero , 400 . 
il quale acquiftandoft , refi affé alla Chiefa Parma , e Piacenza , che 
le teneffe con quelle ragioni , con le quali aveva tenute innanzi. 
Edovelono le glofe,dove il commento? e dove mai lì ritrova la mano 
del Compilatore? e che altro in foflanza vuol dire quel prout à f eli cis 
recordationis Julio II.,& à Sanclitate Sua poffeffee , atque obtent* 
fuerunt , fé nò, che Papa Leone X. dovette tener quelle Città nel modo, 
e con quelle ragioni, con le quali le avea innanzi tenute, e prima di lui 
le tenne il Sommo Pontefice Giulio II. ? e che altro ditte il Guicciardini fé 
non quefto? perchè dunque l'Avvocato Piacentino tanto infulta la me- 
moria dun'uomo così benemerito della Storia,, e della Santa Sede, a cui 
mantenne in ubbidienza la Città di Parma, e di cui fu Mmiftro integer- 
rimo , ed utilifTimo ? E perchè lo vilipende perfino col tkok>d\femprefe' 
de le a fé me de fimo neW odio , e nella malignità verfo la Chiefa , e 
verfo ì Sommi ,e S 'agrofanti Vicarj di GesòCrifto? E chi mai potrà 
patire una tacita licenza, e una sì fatta audacia? Sarà peravventura 

feufa- 



Guìuiardini 



X>ijfevtaxìon. 
"Piacentini 



Vìjfertdziott 
Piacentina 
P a l-7Ì- 



V Apologia del Dominio Imperiale 

fcufabile cotesto Critico ,fol perchè feppc dire , che la claofula prout v ie- 
ne intefa da' Legifli ora fimilitudinariè , & demonfìrative , ed ora rela- 
tive limitative , e causative , ma che precif amente nel luogo Juddetto 
debba intendevi con far paff aggio dal poffeff\ al *%& > e f, *"*f*W 
del poffedere ,come fece il Guicciardini, e cht rajjembrollo nella pal- 
don dell' animo , niuno può afferirlo con tale francherà , e [pacchiar o 
come fatto ftorico » ed autentico t e farà jempre vero il dire quel cbt 
ho detto , cioè ejjere quefta una glofa , un commento , la mano del 

° mP lox\ytttxò dunque, che farà piuttofto fempre vero il dire > che 
VAvverfario è vn" Interprete infedele , e del difeorfo del Guicciardini, e 
del Tetto della Lega ; Non fece a capriccio il Guicciardini pattaggto dal 
pofleflb at titolo , ed alla caufa di poffedere , né tampoco commentò , né 
stofsò le Capitolazioni, come indebitamente lo rimprovera il fu0 Ceri- 
fere , ma ritenendo il vero fenfo , anzi tutta la foftanza delle parole delio 
fletto §. allegato dagli Avverfarj , traduffe (blamente il Tetto dalla Latina 
nella Tofcana favella ; Egli è poi falfiflìmo ,che il detto f. parli [ol tanto 
del poffeffo , perchè difeorre del titolo ancora , e fi riferifee ali uno , e ali 
altro, né quetta verità può ofeurarfi dall'Avvocato noftro, perche elio 
§. non dice folo >prout à felici* recordationis Julio Jh , & aSantìitate 
Sua poflejfa? fuerunt , ma efprime inoltre , atque obtentà? fuerunt ; fic- 
che fé la prima parte di quefta Orazione fi riferifee al poffeffo , dee per ne- 
cettità indifpenfabile la feconda riferirfi al titolo , non potendoli giammai 
intender' akrimente la parola o^»/^,conciofTiache,ottenendofi una 
cofa, non fi ottiene, che per mezzo di un titolo, fia di donazione , ha d» 
compra ,di permutazione , di pace, di guerra , e che fo io ; onde tara tem- 
pre una fpofizione vera , e uniforme al trattato di Lega , ciò che lenite il 
Guicciardini, cioè che reftaiTe alla Chiefa Parma, e Piacenza, che le te- 
nette con quelle ragioni, con le quali aveva tenute innanzi. 

Dopo d'aver l'Avvocato Piacentino mutate le parole delle CapitoU- 
Zioni per interpretarle, anzi tirarle al fuodifegno, conclude il <uo d.i- 
corfo così : Tutti gli Storici da me tra(critti t ed altri molti, contenendoli 
ne' limiti , che preferive la legge della Storia pofero gli articoli della 
Lega nuda , e fchiett amente. A quefìi , che formano una \quadra e 
non al Guicciardini , ed all' Angeli coli' Adriani deeft prejìar fede , 
mafftme per le altre ragioni, che ho detto . A quelle milanterie pero tolto 
fi rlfponde con dire, che quando tutti gliStorici trafcritridall Avverta- 
rio formatterò non una, ma dieci fquadrenonabbatterebbono,ne li op- 
porrebbero al Guicciardini , all' Angeli,ed all' Adriani , a' quali deed pre- 
dar fede , voglia , o non voglia l'Avvocato Piacentino , perche altro egli- 
no non fcrittero , che la foftanza efpretta nel §. i i. della medefima Lega , 
mafiìmamente per le altre ragioni, che ho detto in principio di quello 
Capitolo, cioè che gli Autori da lui citati" non alferifeono, altro le non 
che fecero il Papa, e TlmperadoreLega infieme,con patto, che fi do- 
vettero fcacciar* i Francefi d'Italia , e Parma , e Piacenza foffero remtuite 
alla Chiefa ,e'l Ducaco di Milano a Francefco Sforza . Né vi è fia loro 
chi efcluda il modo, e le convenzioni, colle quali doveano ette Città re- 
tfituitifi al Papa, e le quali noi leggiamo nel riferito S.corrifpondenti a 
quanto ne fcritte il Guicciardini. 

None contento l'Avverfario del belP onore fattofi nel confutar il 
commento del Guicciardini, ma vuol farfene anche un maggiore col far 

tuo 



Soprd lo Stato di Parma e Piacela 



31 



elfo pure In Chidifa alle Capitolazioni della Lega, di cui fi favella . Quinci 
dice così : Quando fi abbiano a fare dell? parafrafi,e de' commenti , 
dirò anch' io , e fia Giudice il Lettore , fé mal m'appongo , la particola 
prout vuol dire nella detta iporefi (qual peraltro non s'ammette) che 
mentre Papa Giulio poffedette Parma , e Piacenza , ragion voleva» che 
anche Papa Leone le pofedejje , e che il poJJe(Jo dell' Anteceffore ve- 
ni}]? a considerar fi come caufa movente >ed impellente dell' ammodi 
Carlo ,e far sì t che Leone anch' effo divenire poffeffore t ed a qveft§ 
fine miravano le parole , reftituendas fé curaturum . 

O che bella parafrafl,o. che nobit commento? Una tal chiofa ca- 
drebbe peravventura in acconcio fé ilTeftonon fofle falfificato,e ftaffe 
come l'attuto Avvocato lo efpofe poco fa , e l'efpone di bèi nuovo qui , fa- 
cendoli dire , prout à felicis recordatìonis Julio IL>& a" SANCTA 
SEDE pofsefsa 3 , atque obtenta> funt . Ma l'efemplare di detta Lega , 
che Monfjgnor Fonranini deferive nel §. XI. della fua erudita Scrit- 
tura; Non è cosi, ma fta tutto all'oppofto, perchè dice prout a" felicis 
recordatìonis Julia IL»& à Sanclitate Sua , e non già ( & ecco la mano 
del Compilatore ) à SANCTA SEDE pofsefsa , atqne obtent* 
funt . Sicché fé giufta la chiara , ed efprefla lettera del T.-fto , Leone pof- 
fedette come Giulio II. Parma e Piacenza , che neceffità vi è d'interpre- 
tare , di far parafraù , e commenti fopra lo fletto Tetto per indurne , che 
mencre Papa Giulio poffedette Piacenza , e Parma , ragion volea.che an- 
che Papa Leone le porte J .(Te, e che il pofTeflb dell' Anteceflbre veniffe a 
conlìderariicome caufa movente, ed impellente dell'animo di Carlo a 
far sì, che Leone anch'effodiveniffe Poffeffore? E non fi vede dal tante 
volte ripetuto $. ,che quelle Città furono egualmente à felic.recordat. 
Julio I/.,&à Sanclitate Sua, , cioè da Leone poffejsa* , atque obtenta* , 
e fé furono da e(fo Leone pof\'eff<e atque optent<e ,qual neceifità vi è di far 
paragrafi, e commenti? Sia Giudice il Lettore fé mal m'appongo. 

Di coretto Ipiritofo commento non è però tuttavia pago l'ingegno 
fecondiamo del noftro Avvocato, ne fa perciò un' altro , e fi dice : Avreb- 
be potuto ancora intenderfi la particola prout limitative , fen^a però 
tifare dalpoffeffo , prendendofela in quefto fenfo , cioè , che ìnfieme colle 
Città di Piacenza , e Parma foffe reftituito il Territorio di cadauna i 
gin fi a quella efienfione » colla quale Papa Giulio le poffedette , e non più 
largamente , e così prout à fel. record. Julio IL , éf à Sanila Sede ( ed 
ecco un'altra volta la mano del Compilatore ) pcfsefste , atque obtenta* 
fuerunt . Lafciamoflare i commenti, e torniamo a ripigliare il filo della 
Dijsert anione . 

Vide già il difereto Lettore come per far sì bei commenti dovette 
l'Av verfario mut ilare, ed alterar' un altra volta il Tetto della Lega . Egli 
oflervi ora , che coretto Sofifta impudente , in falfifìcar con tanta , e sì pu- 
ribil'audacia il §. XI. della citata Capitolazione altro non ebbe in animo 
che di far pattare primamente l'occupazione di Parma, e Piacenza fatta 
da Giuli > II. con ingiuttizia mar.ifefla,e contro le convenzioni della_* 
Lega .e la mente de' Collegati dall' eflere di mera ufurpazione all'ettere 
di iov ranità legittima , ed in fecondo luogo il poffefTo d'effe Città , conce- 
duto da Maffimigliano Sforza a Leone X.ad tempu?,ed in ragion di pe- 
gno dall' elfere di poffefTo condizionato , e temporaneo all'effere di Domi- 
nio fu premo , e perpetuo in totale fovertimento di quel fupremato, 
che fu fempre , e fempre farà del -Sacro Romano Imperio . Quefti • 

n fono 



Diflertazfr, 
Piacentina 



Dìfertazton. 
Piacentina 



gg JSApohgU del Domìnio Imperiti? 

fono i veri commenti , parafrafi » difcorfi , e confeguenie proprie, non già 
<ji un* Avvocato della Reverenda Camera , ma d'uno di quei , che in Ro- 
ma diconfi Mozzorecchie , Vuole ora l'Avvocato Piacentino , che lafcia- 
mo darei commenti, e che torniamo a ripigliar' il filo delia Diuertazio- 
ne. Sia come gli piace, e mentre il buon'Avvocato torna a pigliare il 
4lo della fuaDi(Tertazione,io mi rivolgo alla Storia Romana, che già 
mi afpetta, e farò ritorno ad elfa DilTertazionc , quando il filo della mia 
.Apologia me '1 permetterà , 

C A P. XIV, 

W Capitoli XI ,eXII, efalta V Autor Romano la ricuperazione 

di Parma , e Piacenza , vantandofi , che tanto Leone X\ , quanto 

Adriano VI le possederono pacificamente; Onde qui 

fi rijponde.che ne la ricuperazione , ne il poffeffo 

privarono l'Imperio dell alto fupremo Do. 

minio , né accrebbero maggiori diritti 

alla Cbìefa di quelli , che 

vi aveva prima . 

CRederei di non effere gran cofa obbligato fermarmi nella confuta- 
zione de* Capitoli XI. , e XII. della Storia Romana , perchè eglino 
non fi aggirano intorno ad altro , che alla ricuperazione <dt Parma , 
e Piacenza; né l'Autor noltro altro fa dire, fé non che il fatto di que- 
lla ricuperazione fu efpreffo in una Medaglia battuta in onor di Leone 
con la Quadriga trionfante ; che le fpefe impiegate dalla Santa Sede in 
quella Lega afeeferoad un milione d'oro; che il Vefcovo di Fano ranv 
memorando a* Miniftri di Carlo V. la lettera da lui fcritta al Sacro Colle- 
gio de* Cardinali, in cui Cefare rammenta i benefìci fatti alla Sede A pollo- 
Iica,e fi pregia d'averle ricuperate Parma, e Piacenza, ebbe adire con 
fincerità,e libertà veramente facerdotale quelle proprie parole : Co«_» 
quella ragione , che Sua Maeftà pojjiede lo Stato di Milano , con la ftefi 
fa t e migliore la Chi" fa pofte de quelle due Città , che il Continuatore 
ìfiùtUt *m. j e )i e Cronache di Matteo , o Mattia Palmerio dice, che Caf ariani Mi- 
W ■ »• Utes opera Leonis X. Medìolanenfium tum Arcem, tum Civitatem , pul- 
fu Gallis , recipiunt . 

Ben comprende il Lettore , che tutti quelli racconti , e tante efage- 
razioni niente hanno a che fare colla noftra quiftione , e che fé provano la 
ricuperazione di Parma, e Piacenza, non pertanto aggiungono alJa_j 
Chiefa maggior diritto di quello , che ella vi avea innanzi , iìccome niuna 
ragione vi accrefee Pefclamare dello Storico, che non foto al tempo di 
Carlo V. fu ricuperato , e poi mantenuto lo Stato di Milano all' imperio 
a fpefa della Sede Apofìolica , ma che anco in tempo dell' imperador 
Majjìmiglian9 Primo torno quel Ducato all' Imperio a fpefe pure della^ 
Sede Apofìolica per opera del Pontefice Giulio //., imperciocché fé fi 
vorrà con diligenza, e al chiaro lurrtè della Storia efaminar' i veri fini, e 
le cagioni più intrinfeche della liberalità tanto efaltara dall' Avvedano, 
ci fi pentirà d'averla rinfacciata inquefto luogo all'Imperio, perchè farà 
obbligato confettare , che non fu amore , né zelo di beneficare iCcfaridi 
Germania quel che morte Giulio IL, e Leone X. ad unirfi con elio loro 
per difeacciat' i Franccfi d'Italia , e quando non vi folfc altro , batlarcbbe 

per 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza • 99 

r^r infirmar la verità, che io dico, la fentenza di Polibio, che ci avvifa: 

Cum Reges intellìgerent , neminem natura amicum , vel inimicum bà* 

bere; (ed ex eomm commodo , amicitias yinimicitiafque metiri . E fé 

non baftafle l'oracolo d'uno Storico tanto faggio, e antico , baerebbe 

leggere nel nortro precifo cafo il Guicciardini , il Bembo, il Giuftiniani, 

il Mocenigo ,e gli altri Annalifli contemporanei pw ifeoprir' i motivi , e 

le ragioni ch'ebbero quei Sommi Pontefici di profondere li tefori con 

troppo fatto magnifica ri dall' Avverfario , il quale benché mi provochi a 

pubblicarle in qu ite oflervazioni, nondimeno a me Io vieta quella mode- 

razione , che avrebbe dovuto ritener lui dall' ingiuriofamente proferire , 

che l'Imperio in quei tempi fi conofeeva debitore alla Sede Apoftolica 

del Ducato di Milano , laddove in ogz) , mutato linguaggio dalle penne Woria Itew, 

fed^tofe , e poco veridiche fi va fpargendo tutto il contrario , cioè , che *** l€l ' 

la Sede Apofiolica abbia usurpate le Città , le quali appartenevano allo 

Stato di Milano . 

Non fi è iti verun tempo giammai fognato l'Imperio di conofcerG 
debitore alla Sede Apostolica del Ducato di Mi la no, come la fte fla Sedia 
Apostolica ficonofee debitrice al rmdefimo Imperio di rutti gli Stati , che 
ellapofliede oggidì, e ne fanno fede ben degna le fplendide donazioni 
amplificate in tutta la fua Opera dallo Storico Romano, il quale non 
dovrebbe certamente dar' all' altrui penne, quegli attribuiti, che con 
maggior g.uitizia potrebbon darfi alla fua , veggendofi da quanto ù è mo- 
itrohnquìcon molta evidenza, quai fiano le penne fediziofe, e poco ve- 
ridiche , mentre con altrettanta chiarezza , fi è moftrato,cheIeCittàdi 
Parma, e Piacenza veramente fi apparreneano al Ducato di Milano, e 
che primi che tonerò fiate unite da Wincislao, e dagli altri fuoi Succef- 
ion a quetfo Stato , erano membra deJ Regno d'Italia, e Città della Lom- 
bardile dell Impe.io RomanoGermanico, come lo fono oggidì; Onde 
efiendo la cola cosi , fi lafcia al giudizio di chi leggerà le fu e , e le mie fati- 
che il decidere con qual termine debba efprimerfi l'acqui fto , che di qoefc 
e ne fece Giulio IL, e fé pofla favellando propriamente dirfi,che nel di 
]u. Pon:.ric,to .a Sede Apofiolica abb?a ricunerare, oppure ufurpate 
le Citta, le quali appartenevano al Ducato di Milano . 

Lafcia qui per un .poco io Storico Romano le fue foiite invettive , e 
proferendo .Mao difeso , dice , che Carlo V. cinque anni appreso llì<tfìa Rom 
alla ricuperarne di Parma, e Piacenza fatta da Leone X. nella pTnfo 
fua lunga lettera al Pontefice Clemente VÌI. ■ da luì feriti a in Gra- 
nata il di 17. di Settembre , e allora Vampata in forma di manìfe- 
Jto y rammemora la (uddetta Lega da lui ftipolata con Leone X fpìe- 
gandofene con quefte parole. Hoc itaque federe fretì , cum ipfius 
Divi i.eonis copm noftris adjunclis , & ut ante a retulimus , fub Ve- 
Jtr* Sanclitatis Prefettura ,& Ltgatione per nos attum executum- 
que extittt ut Parma ,& Flacentia Ecclefie reftitutis t ipfoque lite* 
firiFrancilco Sfori ia in paterno Solio fi abilito Galli etiam non fine 
magna illorum fira%e , Ducum noftrorum vìrtute&c. ab Italia omnino 
exputjt fuerwt; Et hec funt qu<e Leonis tempore VeftraSanclitas 
prò nobis egli ,que non ita pajfim irremunerata fuerunt , cu m & ipfa 
Romana Ecckfia juum ex bis auxit patrimonium , non fclum Parme . 
& Piacenti* recuperatane t fed etiam novi cenfui onere Rezno noliro 
Neapalitano injuncìo. 

E dopo d'aver narrate quelle parole della lettera di Cefare foggili- 
n z gne 



ICO VApohgìa delDominh Imperiale 

,.,„„.„,. ,he s'ali è vero, chi non fu del tutto irremu- 
g ne *»&EE^jf££ Giulio de Medici fecero «ella 
nnato "o, eh' Leone- %& V "„X quella ricuperane »•«/»?<- 
m \!Zu*ÙL* Carl\ perchè ella feguì a fpefe della Sede 

ta Sede, e la Famiglia ae »«"^ , (bienne , e ftrep cofo , ficco- 

Rinfaccia **£W£S1^*WS« v'erto Ita* 
me mi e noto ancora il Duon g ."ineegni di okurare il 

merito , cd ' m P lc ,? 10 ^'^ q f " a T c 'i ella fu . e farà fempre fra torte molto 
Cafa d'Augna alla Ch.ef , di creila* e P ^^ a y„ B 

zelante , e devota . Io mi « U P' 1C0 "" », - c r/o ^. M to 

«fori. »«. cuore per affermare inqueOoluogo .che oltre a «»£<r > d .J.^ 

tolico tuo Avoh XZlZ(otnnZ:t auVdJo aliaChkfa Re 
V o« f d, l"f*l°f/£Z2{ c be quelle Citta ritorsero con atto 

pendoli poco dopo d'averi, concilili co ™ L ^»»^ e ' Ec d , d 

Primo.cadè anche da ^ e ' ^L^Io^.S^toeelsS/.eN'. 
Maffimigliano »S«M«J^%gS*SSrtrS di ricuperar 
pored'amenduefuddert Monarcn ,n,o s concederle il 

Parma , e «"^SgSftia le poffedeano prima 
poffeffo nel modo, .e col e ftefle agio ^^^ m „ n per- 

e di cui f W ll ? r n "° 1 .P°*!? t -i to , c heloStorico Romano riaifumale 

4«r *£*» ÌSr li %ttodimantencrc>* falvarc i beni temporali 
«ente. A '*^e*n^ affi che di più vi aggiugna.che «/.oro 



Sopra lo Stato *di Parma e Ptacenz** 101 

imperìzia delie materie , delle quali ragionano , perchè io non mi fono 
accintole impegnato in altro, che in far l'Apologia alla Scritturi di 
M ilano,per quello foIamente,che riguarda la fovranirà dell'Imperio (òpra 
le Città di Parma , e Piacenza , né fono così ardito , né tanto feordato del- 
la fomma venerazione, e dell' umiliamo rifpetto dovuto da ognun Cat- 
tolico a' legittimi Succertbri del Principe degli A portoli, che voglia en- 
trar' a decorrere delle loro azioni , e fé abbiano operato bene , amale , fa- 
cendo Leghe , e fulminando anatemi per mantenere , e fai vare i beni rem* 
porali della Chiefa Romana . Io venero in loro con la condizione di 
Principe , quel Primato ch'eglino ottengono nella Chiefa del Signore, 
rè vuo ,nè debbo cercar di più , onde portò fperare ,ch'ei non favelli per 
me , quando dice > che quefte co] e dispiacciono a quelle fole anime &**£*• 
pie , le quali non fi contentano di fckernire , come doni di pompa » '*** * 
ma che deridono come falfe le oblazioni dì Signorie temporali fatte 
alla Chiefa Romana ,e che danno loro il nome dì invalide , e fen^a 
effetto , pacando eziandio a diffamare i Patrimonj della Santa Sede » 
come acquiftati per via di feomuniche , guerre , e Leghe in tempo , 
che per lei correa buon vento , e che gli spacciano per fottopofti alt* 
alto Dominio imperiale di Arnaldo da Brefcia , ficcome il furono in 
tempo di Augufto ; e tanto più io mi confolo , che non debba così difeor- 
rere di me , perchè qui fi dichiara, chi Ciano quelli* che tanto ofano 
l'abbiamo detto nelle nofire difefe per la Santa Sede. Mi pare però, 
che a quelle difefe vi fia rtato rifpofto per le rime , onde da cotefte rif porte 
fi vedrà fé veramente fia , come fi vanta l'Autor Romana , cioè , che quel- 
li, contro de'quali tanto fi fcarena qui, fanno ugualmente in ciò compa* 
tire il proprio mal' animo , f U Jupind imperizia delle materie , delle 
quali ragionano ; Siccome mi pare,che l'alto Dominio Imperiale ne' Pa- 
trimoni della Santa Sede non fiafi da Iorodifefoeo' falfi , edeteftabilirtìmi 
principi del perfido, e fceleratiflìmoErefiarca Arnaldo da Brefcia, fatto 
bruciar vivo da Federigo Primo, ma colPautorità della Storia , e degli atti 
pubblici • tanto fo ancor* io , che pur mi vanto efiere vero , e deyotirtìmo 
figliuolodella Chiefa Romana, al pari di quei.che vorrebbon'eflerne cre- 
duti zelantirtìmi, Per far fi però creder tali non bafta declamare , e con 
poco rifpetto inveire conrra eh» , fcrivendo in materie meramente tempo- 
rali, foftiene le ragioni del fuo Signor naturale ,fenza framifehiarfi in qui- 
rtioni teologiche, nelle quali Roma faprà fé l'Autor di quefiaStoria fia 
Cesi verfato , che porta farne un fano giudizio , e dar dell' Arnaldirta per 
la tefta a chi più gli piace, come fa qui m'immagino per piacer' alla Corte, 
acquittar merito, ed uccellar penfioni,e benefici. Non dovrebbe però 
effer quefta la via per giugnere all' acquifto del favor di Palazzo , pure io 
me ne rimetto , né ftarò a cercar* altro» ma ritornerò al punto , e feguiterò 
il filodel ragionamento del noftro Awerfario. 

Dice egli dunque ,che dopo la refxituzjone dì Parma, e Piacen* ^ wìa Rom 
Za y fufpedito al Governo della prima il Guicciardini , mentre fé ne pag.i6$. 
fava in Milano col Cardinal de Medici ( equefto è quel gran nemico 
della Chiela Romana, e de' Sommi Pontefici), e che Antonio Pucù 
andò a prender 1 il poffeffo di Piacenza , / di cui Ambafciadori venuti 
a Roma predarono il giuramento dì fedeltà ad Adriano VI. t eh e di- 
verfi Feudatar) di quelle contrade mandarono a preftar l'omaggio al 
Pontefice, che gli furono pagate le gabelle, e che fenza controversa 
alcuna a vifia di tutti fioreggiò entrambe quelle Città; e recando 

alcune 



xoì L'Apologia del Domìnio Imperiale 

alcune fue monete d'argento . fi crede provare , con quelli atti , e fucceflì , 
che Moreggiafle Adriano Parma , e Piacenza qual Sovrano Principe, 

C P °l"o ff noV revoco per ora indubbio quanto dice qui I'Avverfario,nè 
metto in controversa gli altri atti , né tutto ero , che in Parma , e Piacen- 
xa fece Adriano VI. dopo la morte di Leone X. 

Dico bensì, che tutti quefti atti , e d.fpoftzioni date dal Sommo Pon- 
tefice intorno al Governo, e Reggimento di quelle Città per replicate 
ncontrovertibili , e indubitate eh' elle fi lieno , non accrelcono , ne danno 
nTggioridirittiallaSede Apoftolica di quelli, ch'eHa p £W!£ n f* 
e che fono efletti della tolleranza , che perm.fe Carlo V. a Leone X., 
ficche non avendo quella tolleranza pregiudicato , ne potendo pregiudi- 
care a quella fovranità ,chc vi aveva l'Imperio , e che fempreiu conferva- 
S in tutti quanti li trattati , che finquì abbiamo J/«}«mente 
esaminati, così ne meno quanto in virtù, e in esecuzione d elfo portello 
f ^Adriano, produne alla Sede Aportolica quell'alto fuprem, .Domi- 
nto ,che mai non v'ebbe ; e quella è la noftra quiftione ,c la ragione .che 
fi adduce a favor dell' Imperio; ed ella è cantoev.dente,chenoniiabbat- 

* ■ ° In 8 còXmàz^one^che , avanti di chiudere quello Capitolo debbo 
dire, che tutti coretti atti di fuppollo Dominio furono fatti f a Parma, e 
Giacenza da' Sommi Pontefici, pria che iFrancefi occupalo un altra 
volta lo Stato di Milano. Ilchefeguì l'anno 152*. e che Clemente VII. 
fi confederalfe con elfo loro per fpogliarne l'Imperadore ,a cui tolto nula 
«aedi anni IS24. , e 1525. ricuperar' il perduto con la prigionia di tran- 
cefcòl Perequali felicità di Carlo più fi (Irinfe Clemente n fegreti 
Trattati, e poi in aperta Lega co' nemici di Cefare, violo non follmente 
la Capitolazione del 1521., che teftè efaminammo.ma 1 Trattati anche 
fljpolati con Carloda Papa Adriano, e dipoi da lui. Quindi e, che per la 
violata fede delle Convenzioni giurate decade da ogni benefico ,da tutti 
que' vantaggi ,dianzi acquiftari.e da quel poiTelTo,che per tolleranza 
egli potea avere in Parma , e Piacenza, come a fuo luogo fi vedrà più 
chiaramente. 

C A P. XV. 

VuoV il Cenfor Romano , che Carlo V. riconofeeffe con fue lettere 
Parma e Piacene per Città della Chie\ a \e qui Ji mojtra, 
che le allegate lettere provano il mio ajjunto , e che 
il poffeffo conceduto da Cefare a Leone X. 
fu "Somigliante a quello conceduto 
da Majf migliano A a Giulio U> 
e fi difende anche il Corin- 
tio , riprefo dall'Autor 
Romano* 

S'Accorge lo Storico ùgacc t che Ór\Y importanza di quefti aff ari , e 
della connefione delle coje , delle quali ragionafi ,non ha finora po- 
tuto raccorre tanto che batti per ben colorire l'alto fupremo Domi- 
nio della Chiefa fopra Parma e P.acenza. Laonde fi va induiìr.ando 
pr veder d'efrane non la verità , come vaneggia fui principio del 



Soprd lo Stai* di Parma e Piacenza. 



io* 



Ca pò X f 1 1. , ma qualche fallacia a Tuo favore dall' altrui bocche . Si fin. 
gè perciò , che gli terna alla memoria qualmente nell' anno fteffo i$%6. 
sUì 17. di Settembre Carlo V. nella lunga lettera ygià di [opra accen» 
nata a Papa Clemente dichiarò > e riconobbe , e he Parma , e Piacenza 
erano Signorie dellaChiefa , confeffando ,che Ver ano Hate reftituite 
■per la Lega con Leone X> Vero è però , che chi ftefe la lettera , volle far 
credere , che ciò foffe fiato un' effetto della generofità di Carlo verfo 
la Sede Apofìolica , mentre al fuo dire potendole unire all' Imperio , a 
lei ne fece re flit unione ; ma Carlo volle far quel che dovea 9 e non quel 
che potea. 

Se il dire come difse Carlo V. in duefuoi manifefti refponfivi a due 
Brevi feritagli da Clemente VII. , eh* egli avea reftituito alla Sede Ano- 
flolLa Parma, e Piacenza, quando potea unirle all' Imperio, di cui erano, 
e fono pertinenze antìchilìlme ,fia un riconofcerle per Città della Chiefa» 
e fia ricavare a di lei favore la verità dall'altrui bocche , lo dirà il Let- 
tore, dappoiché ava udito quanto vuol farci credere !'Avverfano,chc 
fi contenga in que II' altra lettera , che Carlo fcrifse al Sacro Collegio il 
. dì 6. di Ottobre nell'anno, e nel luogo ftefse; E dappoiché reitera infor- 
mato da me di tutto il fatto, della cagione, per cui fi pubblicarono efiì 
manifefti, e del la ragione, per la quale molte circostanze efprefse nelle 
accennate lettere , fi celino dal moderno Critico . 

Ci atTtcura dunque quefto grand' Autore , che nella feconda lettera , 
fcritta al Sacro Collegio, come Carlo V. mvamente annoverando quanta 
avea operato per la Santa Sede , tornò a rammentare la re fttt unione dì 
Parma , e Piacenza, dicendo , eh' eficndo elle difgìunte da' Feudi dell* 
Imperio fen^a e fiere sforzato da ragione alcuna t generofamente le avea 
reftituite atta Chiefa : Parmam,& Placentiam à Romani Imperli Feu- 
do disjuntlas Sedi Romana nullo jure coacli poljìdendas refiituinwf . 
Equi facendo il commento , e la chiofa al Tello, conclude : S'erano Città 
difgìunte dall' effere Feudo dell' Imperio , e s'eì ne fece re flit unione alla 
Santa Sede ; motivi , e ragioni fondate dovettero fpingerlo a far' un 
tal pafj'o. Ciò fu la giufii^ia. Ammirabile interpretazione ! SottiliiTi- 
ma confeguenza '. Ma per meglio intenderla , e feoprirne il fuo valore » 
diamle un poco di lume col fatto. 

Già fi è eliminato di fonra qua! fia, e come debba intenderfi , ris- 
petto a Parma , e Piacenza la Capitolazione della Lega , fatta da Carlo V. 
con Leone X. , il quale eflèndo panato a miglior vira quafi nel tempo 
Àefio, che gli fu recara la novella dell'acquifto d'effe Città , ebbe per 
Succeflbre Adriano VI., quefti rinnovellò conCefare la confederazione 
medefima,come atrefta il Guicciardini, e'1 Cardinal Pallavicino f» da 
cu» io ir.t ndo cavare tutto il mio ragionamento per fempre più. convin- 
cere i fofifmi dello Storico noftro. 

Morto Adriano affai prettamente ,cioè addì n. di Settembre deli* 
anno 152.?. fu affamo al Pontificato il Cardinal de Medici col nome di 
Clemente VII. , il quale confermò il dì primo Aprile del 1515, l'Alleanza, 
fatta da' fuoi AnreceiTori con Carlo ; e la fomma de' Capitoli più impor- 
tanti , riferita dallo ftefioGuicciardini .ella era ,che tra il Papa, e Ce- 
fare foffe perpetua amicizia, e confederazione , per la quale l'uno, e 
l'altro di loro foffe obbligato a difendere da ciafeuno con certo nu- 
mero di gente il Ducato di Milano ,poffeduto allora fotto l'ombra di 






. 



(a) 

Quiccntrd. 
ltb.\$.pa£. 

Pallavte. 
Ifior dt IC on- 
di di Treaf 
tomilib.%. 



Cefare da Francefco Sforma j E'l Cardinal Pallavicino (b) dice , che Clc- 

mente 



VallavitlO. 

Ub.ièap.xi. 



104 



V Apologia del Domìnio Imperiale * 



fa) 

"Ballaviclib. 



Gtticciara. 

lìb it per 

tot.practpuè 

pa^.mìhì 7. 

2. 9 &faq. 

VallaviC. 

di8.cap.il. 



(0 

Gukciard. 
lib.ij.pa£. 
36. 






mente fi lafcw rapire finalmente dagl'inviti , e dalla prefent e fortu- 
na de' Frane e fi a collegar fi occultamente con ejfi appunto negli ulti- 
mi giorni della loro prof per ita; e che avvenuta iimpenjata vittoria 
degl'Imperiali a Pavia, e la prigionia del Rè Francesco i'ivdujje a 
far col Viceré, e con Bartolomeo Cattinara&c. fornito d'ampio man- 
dato dall' ìmperadore , un altra Lega , la quale in Italia fojje contro 

qualunque nemico di loro . «,,/•. ^ r 

Non perchè Papa Clemente averte giufto motivo di dolerli di Celare, 
né perchè forte fopravenuta cagione baftevole a rimoverlo dalla perpetua 
Confederazione , poco innanzi ftipolata {biennemente con erto lui . Ma 
le vittorie di quefto Principe gloriofo , la prigionia del Rè Francelco , e le 
Capitolazioni accordate in Madrid dal Vinto al Vincitore , furono quelle, 
che (come ingenuamente confetta il Cardinal Pallavicino {a)) empierò- 
rono,e di fofpetti, e di mal fondato fpavento l'animo del Pontefice; 
Onde feordatofi ben torto dell'amicizia eterna promefla a Carlo, volge 
l'animo fuo a far* argine alle di lui felicità perfino col tentar la fede del 
Marchefe di Pefcara , e indurlo a commettere un'orribil tradimento. 
Laonde fi ftrinfe in più forte Alleanza con li Nemici di lui per ifcacciarlo 
interamente d'Italia, e conclufe col Rè di Francia, e la Repubblica di 
Venezia una Lega contra Carlo V. \\ decimofettimo dì di Maggio dell' 
anno i«?i6. 

Li negoziati di cotefto Sommo Pontefice per giugnere al fine pre- 
fìrtbfi , veggonfi ampiamente regirtrati dal medefimo Cardinal Pallavici- 
no, e da quel grande, e perpetuo nemico della Santa Sede Giovanni 
Guicciardini (b), il quale nondimeno fu da lei dichiarato p*T Luogotenen- 
te fuo Generale nell' Efercito ; & in tutto lo Stato della Cbiefa con pìe- 
mifima , e quafi affoluta podefià ejfendo allora Prefidente della^* 
Romagna . 

Quanto quefta sì ingiufta, e irragionevole mutazione commoverte, 
ed irritane l'animo di Carlo, il quale tanto avea beneficatoli Papa, la 
Cafa de Medici, e la Sede Apoflolica , può ben' immaginarlo chiunque 
ha fenfo d'equità , e di gratitudine ; lo dimoftrarono dipoi i lutuolì avve- 
nimenti , le orribili rivoluzioni , e le feiagure , accadute all' Italia ,aRo 
ma , ed al medefimo Pontefice, come atterta il Guicciardini , che ci 
narra tutta la dolorofa illiade (e) non era entrato nella guerra con 
la cofìanza dell' animo conveniente , aveva fcritto infino il 26. di 
Giugno un Breve a Ce fare acerbo , e pieno dì querele ,/cufandofi d'ef- 
fere fiato necelfitato da lui alla guerra ; ma parendogli poiché^ l'ebbe 
fped'ito , che f offe troppo acerbo , ne fcrìffe fubito un' altro più man- 
fueto , commettendo a Baldajfare da Cafiiglione juo Nunzio , che rite- 
nere il primo , il quale già arrivato , era fiato prefentato; Fu poi 
prefentato l'altro ; e Cefare feparat amente , benché in una fpc dizione 
medefimarifpofe e all'uno , e all' altro , fecondo le propofie , all' acerbo 
acerbamente , al dolce dolcemente. Anche il Cardinal Pallavicino de- 
scrive ampiamente quello fatto, e riferifee la fortanza d'erti Brevi, e le 
rifpofte di Cefare, dalle quali ben (Ì comprende, quanto fortero fondate 
Je lamentazioni, ed i rimproveri , che facea quello Principe alla Corte 
Romana per eflere ftato da lei mal corrifpofto , e peggio trattato . 

Da quefta fuccinta, ma veritiera narrazione dei fatto puoi' agevol- 
mente comprendere ogni uom faggio, come cantaflcro queltckttere , per 

le 1 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza* io«J 

le quali pretende i'Avverfario , che Carlo V. dichiarò >c riconobbe, chi 
Parma , e Piacenza erano Signorie della Chiefa. 

Per tirare però una sì dorrà , ed illegittima confeguenza , lafciò il 
Roman Sofi'ta di far* quei, che ho fatto io , e di premettere quanro 
potea dar lume all' importanza di quefii affari , e alla connejjionc^» Vària Vm, 
dt Ile cofe , delle quali ragionafi , e in vece di far ciò intercife le parole , fa' "** 
ed il fenfo delle lettere di Carle V. per farvi poi la chiofa ,e darle una 
interpretazione a modo fuo ; concludendo indi anche più falfamente,che 
s'erano Città di/giunte dall'edere Feudo dell' Imperio > e s'ei ne fece 
reftitu^wne alla Santa Sede ; motivi , e ragioni fondate dovettero 
spingerlo a far un tal paffo ; ciò fu la giufii^ia. 

Maconfideratelovoi le'l difinvolto Critico volea prenderli la briga 
di far tanta fatica non peraltro , che per diffìpare lefue vifioni; Imper- 
ciocché recando egli il fatto, i Brevi, e le rifpofte , avrebbe anco non 
volendo informato in un medefimo tempo il Mondo della debolezza de* 
prerefti , addotti dal Papa per poter' impunemente violar la pubblica 
fede, e la forza delle ragioni, colle quali l'Imperador lo rimproverava 
per averlo abbandonato , allegandoli co'iuoi Nemici ; E di più ognuno 
li farebbe accorto , che Carlo V in quefta occafione fu tanto lontano dal 
riconofeere Parma , e Piacenza per Signorie della Chiefa,che anzi efpref- 
famente lì dichiarò con Clemente VII. ch'elle erano membra dello Stato 
di Milano, e Feudo Imperiale, da cui fé quefto Cefare le feparò per tolle- 
ranza, e temporaneamente cella Lega del I52i,nel modo,ch'abbiam 
veduto , a ciò fare non vel fpinfe obbligo alcuno, ma l'animo fuo benefico 
verlo la Santa Sede ; alla quale non s'intefe però di concederle con quella 
fovranità ,che giammai non v'ebbe, e che anche volendo non potea alie- 
nare in pregiudizio deli' Imperio; ma affinchè Leone le tenerle , comi- le 
avea tenute innanzi , e come l'ebbe Giulio II. di fatto , e non di ragione . 
E quello è il vero, e genuino fenfo delle du^ lettere citate dall' A werfa- , . 

rio , ed ecconc le parole da lui aftut finente ommefle (a) . Non poffunmt Apologct. 
tamen non mirari , quod hic Vefira Sanclitas fé promijfif , & fide Ciroli v. 
data , juvare vellit 3 quibus antea contradìcit ,& qu<e etiam per nos irn^ref^ Ma- 
ratificata ( cioè h Lega fatta da'fuoi Capitani con elfo Clemente ) Vefira &** """' 
Sanclitas refpuit , atque reicit , nofìram ratificationem impugnane , aiiì^n- 
fuamque , ut pr<edix\mtis , denegans , indeque ad ftedus omnino con- nii iebofer 
trarium tranfitum faciens ( ed ecco la Confederazione fatta da Clemen- P*g *9- é 
te col Rè di Francia , e con altri Principi contra Cefare ) in quern^ 7 0- 
cafum non tamen exacerbandum videtur , fi nofiros Duces , & 
Mdites , qui fina virtuie , ac viribui Parmam , & Placentiam Ecclefia 
redigere , ac al hofiium finibus evulfere , totiefque tutati funt , ut in 
illis v'itlum qutfrerent *ac de bis prout de reliquis ab hoftibus recu- 
perata dijpoftendum cenferent ; Potijfimum cum ba?Civitates effent 
ex federe Leoni* confinata , tenendo duntaxat eo jure , quo ante 
per ipfum Leonem tantde fuerant . Quod jus tamen nullum erat . 
Quandoquidem adFeudum pertinerem imperii , effent que pars Du- 
e ai us Medio/ani , & in illis nullum Ecclefice Romana* titulum vali- 
dum , nec ab imperio , nec ab eo , qui dare poffet , obtinuit . 

Quefto §. du tque dovea fpiegarci l'Autor Romano , e con la perfpi- 
cacità del luo fottiliffimo ingegno commentarlo, e farvi la glofla fenza 
ilorcer'in troppo finiltro fenfo quelle altre parole di efloManifefto,Ie 
quali parlano così : Parmam » & Placentiam , à Romani Jmperii Feudo 

o disjun* 



io6 V Apologia del Dominio Imperiate 

dtsjunclas , Sedi Roman* , nullo )ure cogente pojjìdendas refìituhnus ; 
Non potendoti udire la più (torta interpretazione di quella , che qui le dà 
il Romano Interprete , mentre vuol farle dire, che Parma , e Piacenza 
erano Città difgiunte dall' e fiere Feudo dell' Imperio* Quando elle 
non esprimono ciò , ma (blamente dicono , che quelle Città disgiunte dal 
Feudo del Sacro Romano Imperio : à Romani lmperii Feudo disjunclas, 
le diede Carlo , fenza che alcuna ragione ve l'ebbligafle in pofleflìon della 
Chiefa ; nullo jure cogente pojjìdendas refìituimus . Né tal portello tolfe 
la feudalità, ne privò l'Imperio del fuo alto fupremo Dominio; perchè 
in illis nullum Ecdefi* Roman* titulum validum t nec ab Imperio* 
ne e ab eo , qui dare poffet , ohtinuit . 

Da tu^to ciò dunque refta prosato concludentemente , che la refti- 
W™* *° m - tuzione di Parma , t Piacenza fu un' effetto della generosità di Carla 
t"g- 1 ™- ver f Q j a $ e( i e ^poflolìca ; E che lo Storico noftro s'abbagliò , ovvero ab. 
bagliar volle il Lettore , allorché dalle fue (torte interpretazioni ne tirò 
una più (torta conferenza concludendo: E s'ei ne fece refìit unione 
alla Santa Sede ; Motivi ,e ragioni fondate dovettero fpinger lo a far 
cotal paffo; Ciò fu lagiuftifia; Conciofliacofache non ru iagiuthzia, 
perchè apertamente fi protetìò Carlo : nullo jure cogente ; né altri motivi 
ebbe , né maggiori ragioni , che quelle della 'uà beneficenza , la quale non 
privò, né privar note l'Imperio della fua fovranirà. 
JRtrla Row, E quefto è quel , che di fse , e provò il Luterano Coringio , al di cui 

pag. 166 ' intero difeorfo rifponder* adequatamele dovea l'implacabile Dentatore 
«67. di quanti difendono le ragioni del Sacro Romano Imperio; e non chiu- 

dere Il Capo XIII. della fua Storia , con dire , che // Luterano Coringio , 
dopo recitate le fuddette parole , vi mette quefia coda del fuo : id quan- 
do , & quemadmodum ftt fatlum haitd con fiat , nifi quoa jujpicer , quo 
tempore Carolila primùm C*far dicìus e fi , induclum illum ad hcec do- 
nanda\ Indi efpofte per vere le querele finte dal Guicciardini contro 
Giulio IL , ripiglia a dire : an noviter eie fio itaque C*fare Carolo non- 
dum fatis jurium lmperii perito ,per malas artes aliquid extortum e fi . 
Più modf (tamente non potea parlar' il Coringio, da che non avea 
fottogli occhj gli Stromenti delle Leghe di Giulio II. dell' anno 1512. di 
Leone X. degli anni 15 15., e 1521-, e dello ftefsj Clemente; egli è vero 
però, che quefto Autore più forti ragioni adduce in prova del iuo ragio» 
namentocon fommo artifìcio intercido dal fuo indifereto Cenfòre ; il qua* 
W le perciò non volle prenderli la pena di farci fapere , che '1 Coringio (a) , 

dtfSFtop g' unto co ' fuo difeorfo a' tempi di Paolo III., dà l'ultima ftretra al fuo 
hbìcàp.yo argomento così : Utcumque vero h*c [e habeant , id certum e fi C*fa> 
circa finem . rem Carolum diti poft utramque Urbtm &c. illam,fummè licèi indignai 
te Paulo ìli. Farne fio y qui illaj F ìlio fuo Petro Aloyfio Romana? Eccle* 
fi* nomine dederat , tanquam C*farei juris Urbes ,& partes Medio/a- 
nenfis Ducatus vindicaffet . Imo Placentiam à C*jare occupatati! , 
fero demtim poft gravijfimum bellum Farnefiis redditam . Quam rem 
cum aliis tum in primis preclare profecutus e(ì hifìoricorum *vi nofiri 
Princeps Jacobut Augufius Thuanus libris quarto, fexto y & celavo. 
Non difputabo bic ,utrum Urbes ili* ad Ravennatem Exarchatum , 
an ad Ducatum Mediolanenfem jure pertineant , quamvis alias non 
fuerit probatu difficile , faltem Mas non fuiffe ante hac Pontificii 
juris. Ex bis tamen t qu* modo attulimus , id patet , *grè Cafarem 
Carolum tandem Mas Urbes Pontifici conce jfiffe . Nec idquidem fa* 

cium 



Sopra Io Stato di Parma e Placenta . '107 

cium previo ordinum Imperli Confitto y quod fieri par erat , fi rotore 
aliquo valere debebat Ctfaris ce/fio . Papam certe Paulum III propriis 
junbus dijfifum y & Carolum agnoviffe non competere fibi alienandi ar- 
bitri um argumento efl ■> quod donationem fitto fuo fabiani Papa à Co 3 ' 
fare ratam haberì petierit ; Calar autem id recufavit eo pratextu , (i 
UU CIV1T.ATES AD JMPERìVM PERT IN E RE NT > 
NON tOSSE SE IN DITlONiS , AC D1GN1TAT1S IM- 
PERIALA PRAZJUDIT1UM EAS ALIENARE. Qua' cum 
narret Tbuanus lib. 4. non aquidem dubito . Ita tandem concejfiffe ìllas 
Vrbes Carolum y ut juribus Imperii fati( caverit . Et vero indubiè non in 
aliud jus tranfierunt illaUrbes >quamquo tenentur à Pontificibus re- 
liqua omnia. Hoc e fi , fa Iva fumma auèloritate Imperii >quam falu- •■ 
tarem claufulam omni donatione Cafarum tacite fubejfe fapius )am 
tum monuimus . 

Torno dunque a ripetere , che dovea l'Autor Romano rifpond ;re a 
quello difcorfo , e non dire , che in quefìe affezioni quanto poco il Corta- 
gio fi mofiri informato della verità , a ciafcunofarà facile il trarlo da 
quanto fi è detto nel giuftificare i titoli ,<? l'origine di tale ricuperazio- 
ne . Perchè fé '1 Coringio vivere , con più ragione potrebbe rinfacciar* a 
lui , e dirgli, che quanto poco fi mostri, o voglia moftrarfi informato della 
verità» a ci afe uno farà facile il trarlo dall'evidenza, colla quale fi è 
provaco qui, e altrove la debolezza degli argomenti, da lui addotti per 
giultificar< i fognari titoli, e la finta origine di tal ricuperazione. E dap- 
poiché lì è fatto cedere manifeftamente,che Parma, e Piacenza furono, 
mai fempre Città del Regno d'Italia , e poi unite pel corfo di due fecoli al 
Ducato di Milano, fenza che mai vi averterò i Sommi Pontefici efercitato 
alcuna giurifdizione fino a Giulio II. , il quale vi s'intrufe nel modo , che 
digià abbiam veduto. 

C A P. XVI. 

Dice lo Storico nel Cap. X IV. , che Parma , e Piacenza , date 
in o/ìaggio daClementeVJI. d 'Capii ani Cefarei , furono inclufe 
nella Capitolazione di Barcellona , e nel giuramento prefiato 
da Carlo nella (uà Coronazione. Onde qui gli fi fa 
vedere , che ne l'una , né l'altro giammai fi efl efero , 
né fi potè ano efiendere al fupremo Dominio, 
che ha l'Imperio in effe Città , come lo af- 
fermano il Giovio , e 7 Varchi , che 
qui fi difendono dalle maledì- 
cen^f dell' Avverfario . 

RAmmemora lo Storico Romano, e con ragione efagera inquefto 
luogo ilfuneftifjìmofaccheggiamento di Roma ,con tutte le altre 
deplorabili confeguenze,che con feco recò un fatto fucceduto, 
fa Dio per colpa di chi, non però di Carlo V , il quale lo detelrò.e ne fentì 
nel tuo religioiiffi.no animo fpiacimento,ed amarezza grandifllmaje 
tanto più fé ne dolea , quanto che confiderava la fua puntualità in olTer- 
vare le Confederazioni da lui Zipolate colla Sede Apoftolica , e le conti- 
nue diligenze da lui ufate per evirare tanti mali. Nulla però valfe a ri- v 
movere il Pontefice da quei perniciofiflimi trattati, eh* egli andava prò U 

o 2 movendo 






joS L* Apologia dei Dominio Imperlale 

movendo contro l'Imperio in Italia. Si ftrinfe fempre più in Alleanza 
co' Nemici di Cefare , benché quelli fi moftrafle pronto in dargli ogni fod- 
disfazione , e fol lecito in torre quel panico timore, che la Santità Sua con- 
ceduto avea non per altra ragione > che per la profperità dell' arme di Ce- 
fare ; quanto io aflerifeo fi può raccorre dal Guicciardini , dallo tieffò Car- 
dinal Pallavicino, e da quanti fcriflerole cofe accadute in quei lagrime- 
voli tempi; e Copra tutto dagli ftefli Brevi Scritti da Clemente V IL a 
Carlo V. , e dalle rifpofte apologetiche , fatte da quelli a' medefimi Brevi . 
Le quali Scritture vorrei , che il Lettore leggefle attentamente, acciocché 
chiarirli fi potette della verità. 

Intanto io feguiterò ad ofiervare quel, che di più la dire 1 Autor Rr> 

Iftorìa Rem. mano di quella funefta tragedia. Dice egli dunque, che fucceduto in- 

&%• l6 7' tanto ilfacrilego &c faccheggtamento di Roma , e ch'tujo il Pontefice 

in Caftel Sant' Angelo , tra le altre Capitolazioni , le quali non fen^a 



orrore fono efprejfe da Benedetto Varchi &c fi convenne il dì 5 di Giu- 
gno 1 527. tra lui ( cioè il Pontefice ) e i Capitani Cefarei , che quefti par- 
tijjero , e che il Papa deft'e loro per oftaggi Oftia > Civitavecchia , 
Modana , Parma , e Piacenza &c foggiugnendo immediatamente, 
the però Udì 29. di Giugno 1519- nell'accordo feguito in Barcellona tra 
Clemente , e Carlo, mentre allora Clemente pò jf e deva Parma ,e Pia* 
tenza » fa conclufo , e promeffo per parte dell' tmperadore , che quefti 
come Avvocato , e Difenfore della Chiefa , P avrebbe foftenuta , e difefa 
nel Sovrano Dominio di tutte le Città ,T erre y e Signorie , che allora 
tene a con pojfejfo naturale , e civile ; e che il Papa avrebbe ajutato 
lui a difendere il Reame della Sicilia di qua del Faro , 

Ed eccoci di bel nuovo alla canzone di prima; Pretende l'Avverfa- 
rio, che Carlo V. fi obbligale poi Trattato di Barcellona difendere il Papa 
nel fovrano Dominio di tutte le Città ,Terre , e Signorie , che allora 
tene a con pojfejfo naturale , e civile ; E dipoi i Capitoti di quefto accordo 
li lafcia nella penna, e non fola non li regiilra nella fua Appendice, ma 
neppure ci fa la cortetia di addurne le parole, o per lo meno di citare un' 
Autore, che c'inviti a credere, che in effe tanto celebri Capitolazioni vi 
foffero mentoate le Città di Parma , e Piacenza, e eh" efpreila vi fi leggefle 
quella magnifica circostanza di fovrano Dominio . 

Se tali, e limili pregnanti efprdììoni , delle quali tanto abbonda il 
fecondiamo ingegno di quello Scrittore , baftaflero a provare gli allumi , 
e le conclusioni, che s'imprendono afollenere;efeiìave(fe che fare co' 
foli idioti ,io prima d'ora mi farei dato per vinto, confettandomi in_, 
ifporgerelecofe con arte, e con rettoriche declamazioni, del tutto infe- 
riori alui;mafapendo io, che le Scritture, che fi pubblicano in fomi- 
glianti controverlìe , feno fol fatte per la Repubblica Letteraria , la quale 
dee ufar poca, fatica per ben Jifiinguere ciò, che è ragione, da ciò , che è 
mero icampo declamatorio, faprà lenza dubbio farli render ragione di 
GuìcctarJ * ante ftiracchiature palpabili, adoperate da lui, e particolarmente dell' 
|St ? P*£' invenzione iolcnniffima, con cui ei vorrebbe far dire all' accordo di Bar- 
9*. & 9 j. cellona tante.e tali (tramezze , fenza però addudo, e pure era cofa molto 

i b ? nccelfai ia il riferirlo , fé fi voleva fopra effo Ichinmmazzar tanto . 

\f l ?& on Ma fé non piacque al Romano Critico il riferii lo, non perciò ne 

cllWirent. fiam privi ;lo narrano il Guicciardini (a), il Giovio.il Panvinio nella 
libica? 16. Vita di Clemente VII., il Tarcagnota, il Bugato,il Bellai,e con am- 
$ $•#/**?. piezz* lodefcrive il Cardinal Pallavicino (J>) , Se un iolo di quelli inlign? 

librici 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. %p% 

Wòricì aifcriife quanto coti tanto coraggio, e confidenza afferma quii 
J'A\/ vedano , io abbaflarei fubito l'ali . Si leggano in cortefia tutti quanti 
#li Autori, che favellano di cotefte Capitolazioni, e fi vedrà, che tra le 
altre una ve ne fu , come dice il Guicciardini da me fopra citato , e lo con- 
ferma il Pallavicino , per cui fi obbligava Cefaredi curare , che pie prefto 
che fi potrà , o con l'arme , o in altro modo più conveniente , che il Ponte' 
/ice ha reintegrato nella foffejjtone dì Cervia , di Ravenna, di Modana, 
di Reggio ,e diR ubìeraffen^a pregiudizio delle ragioni dell' Imperio , e 
della Sede Apolìolìca y ma in efle non vi fi feorgerà giammai , che facciati 
menzione di Parma, e Piacenza ; e molto meno, che foffe conclufo *e 
promejjo per parte dell' Jmperadore , che quefli come Avvocato * e Di» 
fenjore della Cbiefa l'avrebbe foflenuta , e difefa nel fovrano Dominio 
di tutte le Città , Terre , e Signorie , che allora tene a con pojfejfo, natu- 
rale ,e civile . Imperciocché tutti quelli fono fogni di chi vaneggia an- 
che vegliando , perchè fé Cefare fi obbligò far reftituire alla Sede Aposto- 
lica Ravenna, Cervia , Rubiera, e gli altri Paefi,. riferiti da' fuddetti 
Autori, fenza pregiudizio delle ragioni dell' Imperio, molto più volle 
illefa , e prelervara la fovranità , ch'avea in Parma e Piacenza , membri 
antichiflìmi del Ducato di Milano, a cui per tutte le ragioni doveano in- 
corporarli; E tanto più doveanvifi incorporare da che violando Cle- 
mente VII. tutte le Confederazioni fatte sì da Iui,cheda'fuoiAutecef- 
iori con Carlo , e collegandofi co' fuoi Nemici ,e-Ribelli , era per confo» 
guenza decaduto dal pofieflò delle fuddette Città , e da qualunque altro 
beneficio, che in virtù delle medefime Leghe erafi acquietato alla Santa 
Se de: tanto io provai ne'Capi antecedenti coli 8 autorità di quanti fcrif- 
fero dd diritto di Naturale della ragion delle Genti , e così fé ne protetto 
io (le Ifo Augello col medefimo Clemente VII. nella fua lettera apologe- 
tica , poco fa riferita in quelle parole : Non poffumus non mirati ,quod 
loie Veflra San eli taf fé promiffis , & fide data juvare ve Hit » quibus art- 
ica contradicit , Ù qu<e etiam per nos ratificata , Vefìra Santlitas refi- 
puh yatque rejecit ,noftram ratificationem impugnans , fuamque , ut 
perfctìxìmm , denegam \ Indeque ad ftedus omnino contrarium tranfi- 
tum faciens ; in quem cafum non tantum exacerbandum videtur , fi no~ 
Jiri Duce 5 ,& Milttes ,qui fua vtrtute , ac viribus PAR MANI ?, & 
PLsitENT 1AM &c..totiefque fatati funt , ut in illis vièlum queere- 
rent, potijfimum, cum ita hoc Civìtates effent ex federe Leoni; configna* 
t<e , tenendo duntaxat eqjure , quo ante per ipfum Leonem tenta* fue- 
rant . Quod jus tamen, nullum erat \quandoquidem ad FEUDUM 
PERI iNEKENT IMPERI! , ESSENTQUE PARS DU- 
CATUS MEDJOLANI , & in illis nullum Ec defitte Romana* titu- 
ium validum , ne e ab Imperio , ne e ab eo >qui dare pojjet , obtinuit . 

Dappoiché ha io Storico lafciatodabbanda l'accordo di Barcellona > 
àke , che da età dipartitoft pofeia l'Imperadore alla volta di Genova jfl or ì a R om> 
con dijegno dì paffarfene a prender la Corona Imperiale dalle mani pag.itl. 
del Pontefice il dì penultimo d'Agofto , come narra il Varchi, [e ne 
andò a Piacenza \ ma prima , che toccajfe il Piacentino , ed entrale 
fu quel della Cbiefa , fattigli fi incontro, tre Cardinali Legati , giurò 
ti jolito ,e jolenne giuramento dì non offendere mai, an%i difendere (a) 

jempre la Santa Sede Apoftolica , e l'Ecclefiafiica. libertà . E indi re- 9 ol Ì a ^j' 
cita hi donnola di quello gran giuramento nel modo , che vien regiftrato t om\. pali 
dalGclda!tQ(rf),e ci aflìcura,che nella fojìanza è conforme a quello J0 8. 

dì 



<110 



V Apologia dei Domìnio Imperiale 



(a) 

Sìsìdan. 
commsnt. 
lib 7./. 100. 
par.z.edit. 

Pauhis ]o- 
•vius Hìftor. 
fui tempori! 
lib.17.pag. 
Si. edit. 
Florent. 



di Carlo Ma^no , dì Ottone L,di Arrigo 11. il Santo , e degli altri 
Imper adori già mentovati. Cofa poi abbia che fare quefto gran giura- 
mento con Parma, e Piacenza , noi dice il nottro Avvertano : ma folamen- 
te fé la prende con Giovanni Sleidano (*) con Paolo Giovio, il quale da 
lui vien chiamato Iftorico ftipendiato da Carlo V. col Varchi , e con l'An- 
geli , perchè tutti quelli Storici con molti altri dicono,che interea Ca?far 
à GenuaPlacentiam contendaci adventantì tres Pontificii Legati 
pr<ejìofuerunt , ut eum Pontifici* ditionìs fines intrantem facr amento 
" erent ,quo de more jur are cogehantur t nunquam Pontificia. ; liber- 



<W 

PallaviC. 
Iftor del 
Condì, iìb ». 
<?«/>.*. §.7. 

(e) 

AngetffioT. 
di Parm. 
lib.i.pag. 
169. 



Jjìoria Ront. 
pagl- 



iati vim alaturum. Ea autem jusjurandi formula , verbis ritè con- 
teptìs ex facris Ceremoniarum librìs petebatur; jed C<efar Jui Impe- 
ratovi juris appofitè memor ita juravit , ut [e de jure , fuo nihìl de* 
ceffurum teflaretur . Placentiam (ìquidem-, & Parmam Urbes tanquam 
Mediolanenfi Imperio antiquitus attributas : quonìam id Ca?Jarum 
Imper atorum beneficiarum femper fuiffet , non obfcuro , nec iutermiffo 
jure repetere videbatur. 

Qiiefte fono le parole , non del Sleidano , a cui fa l'Autor Romano 
troppo ingiuftamente la guerra , ma del Giovio Ecclefiaftico , e Vefcovo , 
il quale non fu mai Storico falariato da Carlo V. , come egli malamente 
gli appone , ma bensì Annalista della Santa Sede : come in occafione di fa- 
vellar dell'elezione di Adriano VI. Io attefta il Cardinal Pallavicino in 
quelli precifi termini (b) ; Con tutto ciò più credenza , che il Guicciar- 
dini , allora Governatore di Parma , merita il Giovio , eh' era prefente 
in quel tempo in Roma , e avea carico dJftorico Pontificio ,commef- 
fogli fin da Leone. 

Egli è verismo , che il Varchi lafciò fcritto nella fua Storia di Fio- 
renza , quanto affettano il Giovio , e'1 Sleidano ; e l'Angeli (e) fa vedere , 
ch'ella fu una vera , e folenne protetta quella , che fece Carlo V. in quefta 
cccaiìone, rinnovando quella, che già fece nel fuo folenne Manifeito tre 
anni avanti , e della quale non potea eflerfi dimenticato. Laonde ben fi 
vede , quanto fi ritrovi ftrerto a quello patto il noftro Av vedano , mentre 
altro non fa opporre all' autorità di tanti Scrittori , quali tutti contempo- 
ranei ,fe non , che fi vede , che quefti Autori fi fono andati copian- 
do l'un l'altro ;e che forfè tal voce allora fi fparf e da poco ben affetti 

della Santa Sede . la/-. 

Per tirarfi agevolmente fuori d'impaccio non potea 1 Avvedano 
-penfar frappata più turiofa di quella . Anche da' più increduli fi reputano 
per veri quei fatti» nel racconto de' quali fi accordano molti Scrittori. 
La protetta di Carlo V. vien narrata da tutti gli Autori contemporanei 
in nn medefimo modo . E il Critico Romano tofto dalla difficoltà fi lpio 
eia, e vuol far mentir la fama pubblica con trattar'in prima da giume n* 
lo, e da nemico della Sede Apottolica , chi l'attefla. Econ un forfè pie- 
nodi malignità , perche originaroda un giudicio troppo temerario, ofa 
fovvertir'in un colpo tutta la fede umana . E cofa puoi 'edere mai l'atte- 
rire,che tino va copiando l'altro ,fe non un voler direinfottanza,che 
ttnus fequitur alium more pecudum. Siccome il figurarli , che forfè 
tal voce fi fparf e da poco ben affetti alla Santa Sede : altro efler non 
può, che farla da indovino, ma da indovino ardirò, e maligno. E come 
non farà un grand' ardire , e una più grande malignità, il fupporre con 
un forfè > lontano da ogni buon fenfo, che le verità approvatedafedelif- 
fimi Storici fieno voci fparf e da' Nemici di Santa Chiefa. 

Dice 



Sopra lo Stato di Patema e Piacenza, m 

Dice poi molto male lo Storico Romano, che tal protetta fu aerea 
th*Zd alcun atto certo , ed efpre(fo t e fondata fopra una ciarla con» 
ghiet turale dell* intensione interna , ed occulta di Carlo V. ,s) perchè 
la mente di Cefare non puoldirfi occupa , dappoiché fu fatta palefe al 
Mondo tutto col riferito Manifefto del 1516.; perchè gli Storici di fama, 
e faggi , come fono quei, che tette abbiam citati, non foglionofcriverc 
cole di tanto momento (opra ciarle del volgo, e conghietturevanetma 
piuttotto appoggiano i loro difeorfi a prove ben fondate, e a* fatti, da 
loro veduti, e confettati da tutti gli Uomini di fennoper veri, e indubi- 
tati, affine di non fopporre Scredito loro a certe reconvenzioni, ed efporlì 
alla taccia d'infedeli, e mentitori, pubblicando per vera una cofa,che 
giammai non fu . A cotai rimproveri non fi cimentano i Letterati > i quali 
bramano eternare il nome loro , e renderlo celebre alla Pofterirà ; fapendo 
molto bene, che un tal fine non fi ottiene, che collo feri vere la verità; 
di cui all'incontro poco fi curano quei Scrittori,} quali impiegano le 
penne loro per piacer' alla Corte, e Iufingar'il genio de* Regnanti , da' 
quali fperano ottener' onori, e grazie. 

Ma qui (i fot trae l'Autor Romano dalla difficoltà, e per farlo con 
difmvoltura finge di voler darci de' buoni precetti .quando la fua vera in- 
tenzione è di rrafcherare la verità , dice dunque con unode'foliti fuoi 
equivoci , che tal riferva potrebbe giudicarli del tutto anche vana u 
e affatto inutile : perchè fé fomiglianti riferve interne , e tacite , e 
poi bifognofe dell' arbitrario commento del volgo , ne accompagnate dal 
fegno efttriote , che fuof effere indizio dell' animo deliberato , ave f- 
jero for^a ,ft farebbe generalmente affai male . La verità però è , che 
gli Autori impugnati dall' Avverfario giammai non fi fognarono d'atte- 
rire.che la riferva fatta da Carlo V. delle fue ragioni, e di quelle dell* 
Imperio, fofle interna, e tacita ,o mentale, come da lui aftutamenteiì 
finge : ma ella fu reale ,chìara , ed efpreffa ,e fatta nell'atto fletto , in cui 
pretto il tolito giuramento a mani de' Legati del Sommo Pontefice: per- 
chè Co" far fui Imptrìi juris appo f te memor( mentre i'avea già dianzi 
pubblicato al Mondo ) ita juravit ,ut fé de fuo jure nihil deceffurum 
tefiaretur. Così fetifle ilGiovio:e'l Sleidano dice, che giuròCarlo in 
tal maniera , e con tal condizione : ut oftenderet fé nihil velie fui juris 
immìnuere : e'I Varchi afferma lo fletto . 

Sicché una tal riferva affine di prefervar' intatte, ed illefe le ragioni 
dell'Imperio, non folamente fopra Parma , e Piacenza , ma fopra tutti 
quanti gli Stati fi poffedrano dalla Sede Apoftolica ,non era bifognofa 
dell' arbitrario commento del volgo. Anche quando fotte (tara fatta da 
Carlo in genere , e non Ci fotte da lui riftretta alle fole Città orot a mento- 
vate : perchè ella veniva affittita da tutte le regole della ragion civile , la 
quale difpor.e(rf) ,che refervatio eft adeo praefervativa jurìum refer- ( a ) 

vantis , quod quamvis nihil de novo tribuat , tamen reddit atium Gratta», 
condit'tonakm ^operando quod quatenus inferatur pra>juditium refer- c*P-**7 »• 
vanti, per inde habeatur aefi afìui non fuijfet geftuf, . Sicché quando an- JJ^jj *H 
che non avefleCeiare fatto menzione delle Città medefime : tanquam Me' j uf H. n% ~ 
diolanenfi Imperio antiquitus attributas; non pertanto col riferito giura- <9itqq. 
menro avrebbe , rilpetto ad effe , pregiudicato in modo alcuno le ragioni 
dell' Imperio . 

Vuole poi qui infegnarci PAvverfario, che la riferva, di cui fi fa- 
vella , fia fomigliante a quelle non accompagnate dal fegno efieriore % 

che 



Ifterla Re». 



112f & Apologia del Domìnio Imperiale 

che fml' etere indizio dell'animo deliberato; ma il Lettore ben cora- 
prende l'artificio dell'attuto Sofifta,il quale penfa poterci ingannare , 
applicando fcioccamente al noftrocafo quelle riferve, cheli fanno dalle 
parti in un' angolo, e clandeftinamente avanti, o dopo latto ft.polato 
liberamente , e fenza veruna protrazione ( ed ecco a quali riicrvtj 
avrebbe peravventura potuto addattare le lue feniliche iifleflioni , ed 
efclamare , che fé fomiglianti riferve interne , e tacite avejj ero forza , 
fi Jìarebbe generalmente affai male) ma non già a quelle, che fi fanno 
nell'atto medefimo, pubblicamente , e alla prefenza della Par te, come 
fece Carlo V. , il quale in faccia de' Legati Pontifici ita juravit , ut je de 
fuo iure nihil deceffurum teftaretur . 

Onde quando in fenfo anche dello Storico Romano avelie detto lo 
Sleìdano ,-'che Carlo V. fece cotefto giuramento in maniera ;ut ojìen- 
deret fé nihil velie fui juris imminuere Parmam, & Place ntiam tacite 
defiinanr. ci Varchi averte lafciaro fcritto , che lo ftefTo Imperadore fece 
tal riferva , intendendofi tacitamente delle predette Otta ; non perciò 
ma t al riferva potrebbe giudicar/i del tutto anche vana, e affatto mu- 
tile : ma iempre avrebbe operato il fuo eretto , e farebbe fiata «fficacifli- 
ma, e valevole aprefervar le ragioni dell' Imperio non folamente lopra 
Je fuddette due Città , ma fopra tutte quante le Terre pofledute dal Papa, 
e fossette all' Imperiai fovranità. min tal cafo la Santa Sede avrebbt 
potuto ancor* ella con le Divine parole, di Salomone rammemorar^ 
a Carlo V. lefue paffate promeffe , e patti : Fili mi ,fi quid Ipopondijti » 
defixifc extremo volas tuas . lllaqueatus es verbu oristur.captuses 
enunciationibus tuis ; Perchè io non ritrovo nel Cap.V.de Proverbj d, Sa- 
lomone quelle parole, ma folamente nelCap. VI. vi leggo: Fili mi fi 
fpoponderìs prò Amico tuo t defixifti apudexternum manummam; illa> 
Leatm esverbis oris tui,&captus es propriis Jermonibur,E quando 
qualche altra lezione dicefle quanto viene in quello luogo regimato dall. 
Avverfario , non fo vedere , come la Santa Sede avelie mai potuto far a 
Carlo V. un tal rimprovero, e rammemorarle le lue panate promene, e 
patti : perchè avrebbe Cefare potuto replicar' a lei , eh eg 1 fu rel.g.oliffi. 
ino, e fommamente puntuale in adempiere e i patti, e le prom.nioni, 
ma che da lui non s'incontrò in tutti la dovuta cornlpondenza , ne traJa- 
fciò Clemente VII. di rammentar ne' fuoi Brevi,fcritti a Carlo V. quanto 
gli leppe fuggerir la peripicacia del fuo elevatilfimo ingegno per giuitih. 
caffi in tanta mutazione, eh' ei fece, rompendo i patti, e la Lega latta 
eco elio Iui,percoI!egar(ì co' fuoi Nemici . Egli e vero pero, che nel! 
Apologia , teftè da me rammentata , non folamente potè Celare agevol- 
mente mefìrare la candidezza della lua fede , ma rovesciar in chi 1 accu- 
lava al torto tutti i mancamenti , che a lui s'alcrivevanoingiuftamente; 
ed affinchè vegga il Lettore , eh' io non m'inganno , fi accontenti , eh io 
un' altra volta Io prieghi a leggere ed i Brevi , e le ril polle Apoflcliche di 
Carlo , e a giudicar dappoi, fé la Santa Sede potea rammemorar al noftra 
Au«utto le fue panate promeffe, e i patti immaginati dal noftroVifio 



nano 



E quanto ho io provato finora fi fa via più manifefto dalla fpontanea 
confezione , che qui fa lo Storico Romano .dicendo così : Né certamente 
la Santa Sede allora ergeva da lui un giuramento nuovo ^njoltto t e 
particolare intorno a Parma , e Piacenza* né contra le ragioni dell Jm- 
feria. Imperciocché, fc non fi efigeva da lui un gioramento infoino, e 



Sopri io Stato dì Pdf ma e Piacene** nj 

particolare , era fuperfluo, che (opra dì eflb facefle l'Autor Romano tanto 
tracazzo » e voleflc,che in virtù dì quefto fi foflero rinunciate da Cefare le 
ragioni innegabili , che avea > ed ha l'Imperio in effe Citta ; E tanto più 
li fa manifefta quella verità ; quanto che ripete rAvverfario,che tal giu- 
ramento fi efige va genialmente > come regi/irato nell' ordine Romano , 
e praticato per tutti $ [ecoli fin da' tempi ai Carlo Magno , [opra tutte 
le giuri} dizioni dellaChieJ a . Sepoi>comc egli foggiugne immediata- 
mente , fodero quefte già indubitate libere da ogni controversa , e indi- 
pendenti dair Imperio , quali , oltre Parma , e Piacenza , erano quelle 
di tutto lo Stato Ecclefiaftico . Non ha lo Storico Romano tanto d'auto- 
rità per deciderlo, e lo dee giudicar* il Mondo erudito, che digià refta àn 
noi pienamente informatole! primo» e fecondo libro di quefte oflerva- 
zioni, quali foflero le Terre donate da* Cefari d'Occidente alIaChiefa, 
come , e con qual giurifdizione a lei le donaflero : e come in effe non furo- 
no giammai comprefe le Città di Parma , e Piacenza . 

La catena de'falfi fuppofti , co* quali va l'Autor Romano intreccian- 
do la fua Storia fempre crefee; anche qui vorrebbe darci ad intendere, 
che l'Avolo di Carlo V., cioè MaJJtmìgliano I. nella Lega dell' anno ìfi*** R<m. 
1515.,? poi egli fleffo in quella del 1511. aveano in forma autentica P a & t6 9-e 
prot eflato ,epromejjo di rinunciare a qualunque pretefa ragione , che ' 7 °' 
vi*veJJeromai potuto avere f opra quelle Città, In virtù di che effo 
Carlo farebbe flato allora coram Deo , & bomìnibus fpergiuro , quando 
avrjje dichiarato , intefo efprej] amente » tacitamente il contrario , 
bicorne non ferina oltraggio fai/amente afj'erifce il Sleidano . 

Non è fclo il Sleidano , che afserifea 'a riferva fatta da Carlo , ma il 
Siovio , il Varchi , l'Angeli , e quanti feriflero di quei tempi, e non quefti 
Autori, ma l'Avverfario ajferifce falfamente ,che Maflìmiglianjl.,e 
Carlo V. aveano in forma autentica prot % fl ato ,e promeffo di rinuncia- 
t a qualunque pretefa ragione » che aveffero mai potuto avere f opra 
futile Città; perchè digià fi è provaro ad evidenza, che Maflimigliano 
iella Lega del 1515. non folo non rinunciò, ma efpreflamente fi rifervò 
e ragioni medelime , e v'inferì a fuo favore altri patti , a' quali fubito il 
Papa mancò, e che l'Ambafciadore di Carlo V. nel Trattato del 15x1. 
iltrononpromife,fenonche'l fuo Sovrano avrebbe fatto reftituire allo 
leffo Pontefice Leone Parma , e Piacenza , per poflederle con quelle me- 
ntirne ragioni iprout à felicis recordathnis Julio II. ,& à Sanclitate 
Suapofjeff* , atque obtent<efuerunt , le quali ragioni erano nulle , infuf- 
fiftenti ,edu(urpate,comciocon piena evidenza il provai, e avanti di 
ine dichiarollo Carlo al Mondo tutto colla fua lettera apologetica, data 
alla luce dianzi che facefle la Pace con Clemente VII. , che firmafle il 
Concordato di Barcellona , e preftafle in mano de' Legati a Latere il fud- 
detto giuramento : e le parole di Carlo non poflbno effere né più chiare > 
uè più manifefte. Potijftmum cum ita h<eCivitatcs effent ex fodere 
Leonis conf%gnat£ tenendo DUNTAXAT EO )URE> quo ante 
ter ipfum Leonem tenttfuerant , quodJUS tamen NULLUM trat. 
Quandoquìdem ad feudum pertinerent Imperìi . 

Che poi il jus della Sede Apoftolica rifpetro a Parma, e Piacenza 
fofle ntdlum % e che quefte Città ad feudum pertinerent Imperi* fi è da 
me con molta evidenza moftrato , e con maggior ragione potè Carlo fo- 
[tenerlo anche in virtù della Lega del 1 $zi. t imperciocché nel §■ VI. delle 
Capitolazioni egli era efpreflamente obbligato reponere diffum Fran» 

p fifeum 



, H L'Apologia del Dominio Imperiale 

oleum Sfortiam in StatumMediolanenfem prout Frate* h%RfgZ 
eìus fuJunt Ùc & Ulum creare Duc.em Medwlam >ficut a darà 
ZmorUMaximilìano Avo fuo Pater >JM \ Franaci creatus futi . 
Donde ne avviene* che decorile Lodovico ilMoro ebbe per llnveft.ture 
di Maflìmigliano Lia Signoria i e l'attuai portello di Parma, e Piacenza 
unitamente a quella di tuttolo Stato di Milano , di cui erano membri an- 
t"cmffimi,così in efeuzione dello nello*. VI. .delta Lega era-dovuta a 
FrancefcoSforza col poffeffo la Signoria di effe Città, come lavea fuo 
Padre, e l'ebbe anche fuo Fratello* , , 

Né quello $. VI. così chiaro, ed appoggiato alla giultizia.e ali 
equità fu limitato, o riftrettódaltf. XI. ftipolato a favor della Chieia. 
Perchè in virtù d'eflo altra obbligazione non avea Celarcene, quella di 
reintegrare Santi am Romanam Ecclefiam ,6= Seder» Apoftpltcam ad 
eairefomnes ,qu<e adeamdem)ure[petlant . MaelTendoevidentilTimo 
per le cofe già provate , che alla Chiefa Romana nullo legamo jure po- 
tea appartenerli il Ducato di Parma, e Piacenza, egli è anche certidimo, 
che dal §. XI non rellò né alterato, né corretto il §. VI. , altrettanto chia- 
ro , quanto giufl o, perchè fondato fopra tutte quante le leggi dell' equità . 
Né importa , che nello tteffo$. XI. prometteffe Serenità! Sua reptuen- 
dai (e caraturum Parmam , atque Placentiam SanWjfimo Domino 
nofiro &c> perchè quella claufula vi fu inferita fui falfo fuppofto , che la 
Santa Sede avene in quelle Città qualche jus , quando niuna ce ne aveva , 
efempredeeriferirfi,edaver relazione all' antecedente, con cui fu con- 
venuto reintegrare Sanòlam Romanam Ecclefiam adeas res cmnes, qu<e, 
adeam )ure [petlant . Il che fi conferma dalle feguenti immediate pa- 
role anche più refhittive delle prime, cioè prout à felici! recordationis- 
Julio JJ.,&à Sanèlitate Suapoj[ej[*> , atque oltenta fuerunt ; non pò- 
rendoli giammai chiamar ppffeffo giufto , legittimo , e perciò degno d'ef- 
fere reintegrato , o reftituito l'occupazione , che di Parma , e Piacenza , 
fece Papa Giulio , ficcome di ragione non meritava d'effere reintegrato , e 
reftituito quello di Leone X. , perchè fondato in una femplice tolleranza , 
e procedente da pegno fatto per tempo limitato da Maflìmigliano Sforza, 
il quale non aveva facoltà legittima d'obbligare l'utile Dominio in pre-; 
giudizio del SuccelToreal feudo , e molto meno la fovranità.inodio del Si- 
gnore diretto , eh" era l'imperio . Aggiungafi poi a tutto tiò ,che fu ne!, 
medefimo §. XI. convenuto efpreflamente ,che Francefco Sforza de verte, 
rinunciare alle fue ragioni , quali non rinunciò mai , e per conleguenza in, 
pregiudizio fuo , e degli altri, che a lui fucceffero nello Stato di Milano 
potè pregiudicar cotefta Capitolazione, e molto meno all'Imperio , il 
quale non intervenne in erta, né tampoco ratificolla nelle Diete, alle quali 
Solamente concedono le Coflituzioni fondamentali il poter' alienare il 
iùpremato de* Feudi Imperiali. ■ 

Quindi è , che troppo arditamente, e non [en^a oltraggio della 
Màeità Imperiale afferifee qui lo Storico, che Carlo farebbe flato allora^ 
coram Deo,é homìnibus [pergiuro quando aveffe dichiarato , o intejo 
t [prettamente* o tacitamente il contrario . Perchè non folamente allora, 
ma molto prima egli intefe,ed efpreffamente dichiarò il contrario; e 
ben potea con ragion dichiararlo, perchè né da lui, né da fuo Avolo giam- 
mai fi rinunciò,ointefefidi rinunciare .anzi né dall' uno, né dall' altro 
rinunciar fi potea a' diritti del Sacro Romano Imperio; Rinunciò bensì 
Clemente VII. a qualunque fua pretefa ragione , e a tutte quante le Con- 
venzioni, 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza ', 115 

versioni , e Leghe fatte da lui , e da' fuor AnrecelTbri con Cefare, allorché 
collegandotì co' Nemici di lui, ruppe i patti, e 'e promette, e violò la 
ledede' publici Trattati . Quanto io dico già Io provai di (opra con qual- 
che chiarezza, ma perchè quello punto d'Iftoria , come uno de* più im- 
portanti fconvolge tutto il fiftema degli Avverfarj, e toglie di mezzo la 
Lega del i«$n., colla quale il Romano Sofitta fabbricò tanti Caltelli in 
aria, perciò mi par molto necelfa rio andar* efaminando cofa Leone X. 
prometterle in efla a Carlo V., e fé quanto egli premife in nome della 
Sede Apoitolica fi orTervafle dipoi , e s'addempifTe da Clemente VII. fuo 
fuccefioco piuttotto operafle quello Pontefice tutto all' oppolto del 
capitolato, perrnodochedecadefTe da ogni beneficio, e vantaggio, che 
fu in eiTo accordato alla Chiefa Romana . 

Nel primo §. adunque della Lega tanto magnificata dal Romano 
Critico fi dichiara , che Sanclijfimus Papa Leo X. y & Serenìljìmus Cafar 
Carolus &c. faciunt Ligam , atque amkitiam , junguntque [e feeder» 
•perpetuo , & indiffolubili , itaut eofdem babeant Amicos , eofdem Ho(ìes 
fine exceptione, ut una , atque eademfit fortuna , idem velie, & nolle ad 
offenfionem quorumeumque , & defenfionem à quibufeumque opuifuerìt , 
alter femper cum alterofemper copulati, atque conjuncli , obligantes fé 
in vkem uterque alterna Statimi , dignìtatem , re s omnes , tampublicè» 
quàm privatim po(fe([as nunc ,&impofterum vigore prafentii f aderii 
pojftdendas tueri >confervare , defendere , ut qui alterutrum laferit % 
aut ledere attentaverit alterius continuo f%t Hoftis . 

Si ratificarono nel fecondo #JantecedenriConfederazioni, eh* ave» 
la Santa Sede con Cefare , e di più fi convenne, che nec vero alter , fine 
altero duorum dlEìorum Princ'-pum Pacem y fivè inducias , aut conven- 
tionem aliquam i um aliis , quìbufeumque facere debeat. . 

Fu nel fello §. (tipolato , che develiero dalle at mi della L^ga ricupe- 
rarfi lo Stato di M ilano , e Genova , pet crearfi di quello Duca Francesco 
Sforza, e di quella Duce Antoniotto Adorno, da' q Mali però tanquam 
obedientìjfimis Sua Majeftatis fervitoribus SereniJJìn us Calar prò vero, 
& fupremo Domino cum omni revcrentia recognefeatur. Degno però 
d'olle, vaziore fra rucci e^I èli tf.XVJI. che. dice cesi : Promittit Cafar fé 
non accepturum in protellionem quemquam SanSìa Ecclefa fubjeclum 
mediate, feu immediate &d Item promittit Sanflijfimus Dominus nofìer 
Sereni/fimo Catari quoties opus ftt in dei enfionem Regni Ne apolit ani 
àCaJ are poffejfi con tra quofeumque omnia auxilia fua tam terreftria, 
quàm mar it ima , quantum Sua , & hujui San£ìa ^edis vires fé exten- 
dent , armaque omnia tam temporali a , quam fpiritualia&c. 

Quefti,ed aie, i Capitoli furono accordati dalia Santa Sede a Car- 
lo V.,ora chieggo io allo Srorico moderno, il quale fa tacito capitate 
fui $.Xl.fe mai dir mi faprebbe ,come {offerì Itati quelli on*ervati,e 
adempiuti da Clemente V lì. >acciocche dir fi potelfe ,che a lui pure olfer- 
varfi devefle eia Cefare il fuddero §. XI. Io non dubito punto ch'egli 
avrà un piena conofeimento di quanto operò Clemente fino da' primi 
giorni del fuo Pontificato; Mentre tanto ha faputo efagerare contro il 
funelto faccheggiamento di Roma, e la luppotta prigionia di Clemente 
in Caltel Sant' Angelo ; e fé la cola è così, perchè non fi è prefo l'incomoda 
di na rare la cagione di un fuccelfo tanto Ib aro, ed i motivi giuftiffimi 
ch'ebbe Carlo V, per difenderli dalle continue infidie,chefi tramavano 
dalla Curia Romana a'fuoi Stati d'Italia nel liuuofo Pontificato di elio 

p z Clc* 



n6 



V Apologia dei Domìnio Imperiale 



(a) 

Guìcciard. 
IJtoria eap. 



Quirciard. 
Ifior d'Hai. 
lib.15. 



(0 

Guieciard 

A*. 16.0 17 



Clemente: Egli è troppo neceffario eh' io faccia ciò che Paffuto Avverfa- 
rio far non volle , dirò dunque , che morto Leone X. colla contentezza di 
ricevere al letto della morte la felice novella d'eflere ftare tolte a' Francefi 
le Città di Parma , e Piacenza , ebbe per iucceHore Adriano VI. , il quale 
in quel breviflìmo fpazio di tempo (a), che fopravifle alla fua datazione, 
non mancò di confirmare la Lega fatta dal fuo Anteceflore conCefare; 
Pafsòdi li a poco Adriano a miglior vita, e fu l'anno 1513. li 19. Novem- 
bre fublimato al Pontificio Trono Clemente VII., il quale ,quafiche co* 
fuoi Predecenori morta fofTe la Sede ApofTolica , non volle giammai ben- 
ché follecitato da' MiniftriCefarei ratificar la Confederazione del 15x1. 

Drà peravventura il Critico noftro, che fé Clemente non ratificò, 
neppur* operò conrra le Capitolazioni della Lega; fé mai ciò dicefle, 
direbbe una fallita infigne, perchè il buon Papa alno in tutto il fuo Po n- 
tificato non fece , che machinar contra Celare, fino a che non fu obbligato 
dalla giuftizia dell'armi a mutar conlìglio,e a procurar lafalutefua,e 
dello Stato Ecclefiaftico col Trattato di Barcellona. 

Col primo §. della Lega Santtìtftmus Papa Leo X. , & Serenifunui 
Ctffar Carolus faciunt Ligam , & Amicitiam junguntque fé federe 
perpetuo , & indifolubili ; e promettono difender»* Tuo l'altro , per 
modo che l'inimico dell'uno debba reputarfi nemico dell'altro , e Cle- 
mente come oflervò quello Capitolo ? come ofTervollo ce'l dice il Guicciar- 
dini^); In vece d'unire l'arme delia Chirfa con quelle di Carlo V. per 
difefa di»' Stati d'Italia, fé la intende occultamente con Francefco I. , e 
gli offerifee fegreta aflìftenza , e poi fi Stringe con efTo lui apertamen- 
te in Lega, promettendogli di non impedirgli la conquida del Regno 
di Napoli, e dello Sraro di Milano . Dà Clemente ajuto, e libero paflaggio 
per gli Stati della Chiefa al Duca d'Albania , il quale fi portava a invade- 
re il Regno di Napoli , colFarmi Francefi , e fa con Vettovaglie , e Moni- 
zioni da guerra foccorrere da Giovanni de Medici per gli Terrirorjdel 
Parmiggiano, e Piacentino PEfercito del Rè di Francia attediarne Pavia . 
.Quanto icrilte il Guicciardini noi niegano gli altri Storici , e il Platina 
nella Vita d'eflò Pontefice aflerifee, che [paventato il Papa alla nuova 
diquefta rotta richiamò il Duca d'Albania , che per fuo configlio era 
con una buona parte dell' Esercito del Rè pajjato fin prejjo l'Acquila 
per ajfaltare il Regno di Napoli &c, ed ecco qua! foffe la religione di 
Clemente in oflervare il primo , il fecondo , e'1 decimofettìm j Capitolo , 
in cui Santllffimus Dominus nofier Sereniamo C<efari promittit , quo~ 
ties opus fit , in defenfionem Regni Neapolitani &c contra quojcunque 
omnia auxilia fua tam terreftia quam maritima &c 

Le fortune di Carlo obbligano Clemente a far' una novella conven- 
zione colla Maeflà Sua , ma fubbito,che Sua Santità fi vede libero da quel 
panico timore , che lo foprefe per le profperità di Carlo , rompe i parti , e 
fi unifee con il fuo Nemico; forma contro di lui una potenriifima Lega 
co' maggiori Principi della Criftianità , fomenta il Duca Francefco Sfòrza 
a fcuottere il Vaffallaggio di Cefare, e a difperdere il fuo Efercito , benché 
nel $. VI. della Capitolazione del 1511.fi dica eiprefTamente, che dallo 
Sforza SereniJJimus Ca[ar prò vero , & legitimo Domino rectgnofcatur , 
ed anche nel §. XIX. della medefima Lega foffe contenuto, che la Santa 
Sede deve fle ajutar Cefare contro la Repubblica di Venezia : quotiejcum- 
que ille bellum contra Veneto! fit fufcepturm (e) ; Papa Clemenre all' in 
contro follecita i Signori Veneziani contra Carlo , ed i fuoi Collegati li 

fa 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza, 



"t 



(d Tuoi nemici. Cotefte non fono già calunnie del Guicciardini, né Cuoi 
ritrovamenti , ma fono verità confirmate da tutti gli Storici di que' tem- 
pi^ delli perniciofi negoziati d'efio Pontefice contro limperadore , fé 
re ritrovarono le lettere, ed i Brevi nella Cancellarla del Rè Francefco 
allor quando fu fatto prigione fotto l'afledio di Pavia . 

Ei'cito vittorioio Carlo V. dalla giornata di Pavia, non fi rifente con- 
tro il Pontefice , ma diflìmulando tutto il pattato , fa ogni opera , ed ufa 
lepiùefquifite diligenze per ridurlo col mezzo de' fuoi Capitan j a* più 
fani contìglj . Fece il Papa con l'Imperadore la già mentovata Capitola- 
zione» ma liberato appena il RèFrancefco dalla prigionia di Madrid, 
gli manda Sua Santità una folenne Ambafcieria col prefetto di congratu- 
larfi con eftb lui della ricuperata libertà ;ma col vero fine di concludere 
una foi midabil Lega , come già dirli contra Cefare, ed ottenne agevol- 
mente il fuo intento ; e facendofi Capo delia congiura di Francefco Sfor- 
za , tenta la fede delMarchefe di Pefcara ,il quale finfe di dar* afcolto 
alle ptomefTegrandiofe,. che gli venivano fatte per difeoprire gli occulti 
perniciofi Trattati , che fi ordivano contra il fuo Sovrano ; il che gli riufrì 
felicemente; né tantofto vide Clemente feoperte le fue celate machine, 
che venne feopertamente aliarmi per difeacejar gl'imperiali d'Italia, 
e farfi arbitroanzi PadronedelRegnodi Napoli, per darlo a chi più gli 
piacefle , né lafeiò prima di apertamente dichiararci contra Cefare, di affol- 
vere Francefco I. d-A giuramento , per cui s'obbligò verfo Carlo nel Trat- 
tato conclufo in Madrid ; come re lo rimproverò Cefare al riferir dello 
Sleidano in quelli termini . Non & Galli a- Rex profìtetur palam , quod 
ah te follie itatus. antequam ex Bifpanìa Domum rediret t .novum far- 
dus injerit ? & indicio cognovi y te folviffeillum àjurisjurandi vinculo , 
quo mihi tenetur ; deinde bellum intulifti priàs , quàm Ut erte , quihus 
illud denuncia* , mihi effent redditi , & eo fpeclafti quemadmodum 
non folum , ut Italia tota me depelleres, , veruni etiam ab lmperii di- 
gnitate deiceres * 

Non furono però fecondate dalla fortuna né li maneggi, né gli Efer- 
citi di Clemente , ma profperate mai fempre l'armi di Cefare , oppreflero 
in ogni incontro , e in tutte le battaglie i loro Nemici , onde abbandona- 
to di forze, e di configlioil Papa ,vide Roma data miferamenre in preda 
de' Vincitori , e fé rinchiufo inCaftelSaot' Angelo , da dove fu liberato 
per le Capitolazioni fatte in Roma co' Capitan j Imperiali ; non pertanro 
cefsò la guerra , che i Collegati facevano a Cefare nel Regno di Napoli, 
e nel Ducato di Milano, fenza. che mai la Santa Sede dalle la menoma 
afliftenza , o foccorfo alcuno. agl'Imperiali. Tutte quelle verità fono 
autenticate dagli Scrittori di' tutte le Nazioni citati qui alla margine, e 
dal Guicciardini, il quale allora non era nemico della Santa Sede, ma 
come egli fteffo di fé attefta , Luogotenente fuo Generale dell' E\ 'eretto , 
& in tutto lo Stato della Cbiefa con pienifjìma , e quafi affoluta pò- 
deftà>e anche Pre fidente della Romagna,. 

Frattanto fempre più crefeendo ovunque s'amminiftrava la guerra , 
le vittorie , i tr ionfi , ed il pc fere di Carlo , volle Clemente , già fianco da 
tante perdite abbandonarfi in braccio alla magnanimità di Cefare , ficuro 
d'ottenere per la Santa Sede ,per fé, e per la. famiglia fua dalla mano 
fempre benefica del noftro Auguro que' vantaggi , che in vano fi lufingò 
d'acqui (tare con le Confederazioni d'altri Principia colla forza dell'armi, 
per lo più fatali a chi iogiuftamence le muove. Quindi fiipolò con eflo 

lui 



Guicciardini 
lìb i ;. 
Platina ia 
Vtta e lem. 
Vii. 
Sle>d*n.Ub. 

Bellatus 
lìb in. 
Beicarius 
lìb 18. 
Cbtifteus 
lib. ii. 
Haraus ad 
1516 fono le 
Capitolazio- 
ni dì quefta 
Lega ap- 
preso Keif- 
nero lìb.4. 
Recueil tom. 
z.pag.iz^. 



n8 V Apologia del Domìnio Imperiale 

lui addì 2^. di Giugno del 1529. la tanto celebtePace di Barcellona , la 
quale fu conce puta colle condizioni , che abbiam veduto di {opra, cioè, 
che Carlo debba non folo dare ad Aleflandro Medici figlio di Lorenzo 
Margherita fua figliuola narura'e in Ifpofa.c Firenze in Principato, ma 
GukcìarA. procurar* ancora con l'armi, in altro modo più conveniente , che il 
^• I9 * Pontefice fia reintegrato della pojfejffione di Cervia , e di Ravenna* 

di Modanaydi Reggio ,e di Rubiera fen^a pregiudizio delle ragioni 
dell' Imperio , e della Sede Apoftolka ; che il Papa ali* incontro abbia a 
concedere a Carlo le Investiture de! R- gno Napolitano col folo annuo 
tributo d'una Chinea bianca, e la nominazione di ventiquattro Chiele 
Cattedrali , e che debbano il Pontefice , e Cefare quando patterà in Italia 
abboccarfi infieme per trattare la quiete d'Italia , e la pace della Criltia- 
t)ità,econ molte altre condizioni , e Capitoli diramente regittratidal 
Guicciardini, dall' Eutero, dal Tuano, dal Belcai, dal Giovio,e dal 
Tarcagnotta. 

Ben comprende il Lettore, che la neceflìtà mi fpìnfe a far cotelto 
lungo racconto delle cofe fuccedure fra il Papa,el'Impcradort per vie 
più diflìpare le vifioni del Critico Romano , e convincerlodi falfità mani- 
fefla , facendo vedere in primo luogo, che ficcome Leone X. per non aver* 
offervate le Capitolazioni della Lega del 1515-cadè da qualunque benefi- 
cio , e per confeguenza dal pofleffo di Parma, e Piacenza in ella Lega ac- 
cordatogli da MafTìmigliano Primo , come provammo negli antecedenti 
Capitoli con molti invincibili ragioni , e coli' autorità de' più Infigni 
Scrittori del jus pubblico , così , che reflò nella ftefla maniera privato Cle- 
mente d'ogni vantaggio, e del poffefTo d'effe Città ftipolato a favor della 
Chiefa nella Confederazione del 1521. Perchè Sua Santità ruppe i patti, 
e mancò alla fede data a Cefare , collegandofi co' fuoi Nemici , facendogli 
la guerra, e procurando fpogliarlo di que'Stati , alla difefa de'quali era 
obbligata la Santa Sede con tante, e sì folenni promeffe. 

Secondo , che potè con tutta ragione , e con gran giuftizia dire Car- 
io V. nel Manifeftoda lui al Mondo pubblicato , allorché il Papa fi collegò 
col Rè di Francia, cum ita h<e Civit atei (cioè Parma , e Piacenza ) 
tffent ex federe Leonis confinai <e tenendo dumtaxat eo jure , quo 
ante per ipfum Leonem tent<e fuerant . Quod jus tamen nullum erat . 
Quandoquidem ad feudum pertinerent imperii , efjent pars Ducatus 
Mediolani »& in illis nullum Ecclefi* Roman* titulumvalidum 3 nec 
ab Imperio , ne e ab eo , qui dare pojjet , obtinuit . 

Terzo, efTere una manifeitiflìma vilìone, e d'una delle folite fallacie 
del R ornano Sofitta, ciò ch'egli fcriffe nel Capitolo XIV. di quelìo terzo 
ìftorìa Rem. Libro, cioè, che nelP accordo fedito in Barcellona tra Clemente , e 
pag. 167. Carlo y mentre allora Clemente pojjedea Parma , e Piacenza , fu con- 
clujo , e promejfo per parte dell' Jmperadore , che quejìi l avrebbe fo- 
flenuta , e difefa nel fovrano Domìnio di tutte le Città , Terre , e 
Signorie , che allora tenea con pojfeffo naturale , e civile. 

Imperciocché in ef)o accordo riferito intieramente dal Guicciardini , 
e dagli altri Autori da me tette citati , non fi favellò mai né di Parma , né 
di Piacenza , né di fovrano Dominio di tutte le Città ,7 erre , e Signo- 
rie ; ma folamente fi convenne, che avrebbe Celare procurato con l'arme, 
e in altro modo più conveniente , che il Pontefice fojj'e reintegrato 
nella pofjrjjìone di Cervia, di Ravennani Modana , di Reggio ,e di 
Rubiera ,e tutto ciò jen7^a pregiudizio delle ragioni dell'imperio. 

Se 






Sopra Io Siato dì Parma e Piacenza 119 

Se dunque volle Cefare gelofiflìmo (opra ogni altro Augufto della 
fovranità,e de' fuprcmi diritti del Sacro Romano Imperio, che a quelli 
jiconfervaiTero.iliefe le ragioni ibpra Cervia, Ravenna , e Rubiera, Cit- 
tà della Romagna , come avrà voluto poi rinunciare l'aitò fupremo Do» 
minio di Parma , e Piacenza ,de'quali neppur fi . fé la menoma menzione 
nel Trattato di Barcellona? e con qual rionte ha mai potuto fcriverelo 
Storico moderno, che fu conclufo ,e promejfo per parte dell'Impera» 
dorè, che quejìi come Avvocato, e Dfenfore della Chiefa V avrebbe 
(ofienuta, e difej'a nel fovrano Dominio di tutte le Città , Terre , e 
Signorie , che allora tene a cvn pojjejjo naturale , e civile ? e come da un 
Tuo sì ialfofuppolto , e ritrovamento folenniflìmo, ebbe tanto d'ardi- 
mento dedurne, una più falfa confeguenza ,e tirar Panna, e Piacenza 
non mentovate giammai nell'accordo di Barcellona fotto quel fovrano 
Dominio di tutte le Città , Terre, e Signorie &c. da lui inventato 
di pianta? 

Quarto, che cotefto nemico implacabil di quanti fcriuero la verità 
da lui impugnata ftravolfe in troppo finifìrofenfo il (olito giuramento, 
che Carlo V. innanzi d 'e (Te re coronato in Bologna fece di non offendere,, 
anzi difendere fempre la Santa Sede Apoftolica, il fuo Dominio , e l'Ecde- litoti* Rem. 
lialtica libertà, volendovi anche comprendere Parma , e Piacenza, ben-.; P a g> 1 **- 
che Giovanni Sleidano ,il Varchi, e il Giovio Scrittori viventi di quéi' 
tempo ci attedino, come fi è di fopra veduto, che Co? far fui Imperli 
appo fitte memor , ita juravit-, ut fé de fuoj-ure nihil .decejjurum te» 
jìaretur Placentiam fiquidem % & ParmamUrbes tanquam Medìola» 
nenfi imperio antiquitus attribuì as, quoniam tdC<efarum Jmperatorum 
beneficiariumjemper fuì(jent , non obj curo* net intermìffo jure repetere 
videbaiur. Siccome niun puo>.fenza commpverfi di giuitofdegno, udire, 
che l'audace Critico voglia qui torre la fede, a sì degni Storici , non coti 
altra ragione , Ce non con un fi. vede , che. quefti Scrittori, fi fono anaati 
copiando l'un l'altro, e che il. Giovio fu il primo , che ciò racconta)- 
fé , ed anche con un forfè tal voce allora fi fpaffe da poco affetti alla 
Santa Sede . 

Quinto finalmente eflere falfiflìmo » che Majjtmtgttano /. netla-j ^^ Rom 
Lega dell' anno 1515. , e poi Carlo V. in quella del 1521. avtano in pa ^ ,$ 9 . 
forma autentica protefìato , e promejfo di rinunciare a qualunque 179. 
prete fa ragione , che vi ave ff ero mai potuta avere f opra quelle Città. 
Concioflìacofache tanto Maflìmigliano I. nella fua Lega del 1515^ quanto 
Carlo V. in quella del isn.aveano in forma autentica proteftato , che 
permettevano il poflefio di Parma , e Piacenza al Papa fenza pregiudizio, 
e fempre Calve le ragioni del Sacro Romano Imperio , il quale privar non 
poteano della fovranità di quel Ducato fenza Pefpreffo confentimento del 
Corpo Germanico , e delle Diete , e quella verità retta pienamente auten- 
ticata dagli Stromenti delle medefime Confederazioni regiftrate negli 
antecedenti Capitoli, ne'quaU fi è moftrato tutto ciò, che ora con pie- 
nezza di prove fi fa vedere in quefto, cioè, che non può la Sede Apofto- 
lica fondare la fua intenzione né in una, né tampoco nell'altra Lega, e 
che amendue furono nulle , e di niun momento , perchè Leone X. mancò 
a quella del 1515., e Clemente VI I. non otfervò le Capitolazioni dell' al- 
tra del 15 ir., e che amenduni cotefti Sommi Pontefici ruppero i patti, e 
violarono la fede data a Maflìmigliano I., ed a Carlo V. 

Men- 



iti V Apologia del Domìnio Imperiale 

Mentifcc pertanto qui Io Storico, dicendo, eh % effo CfQfy'l?' 

jjt.rìa fi, W . fiato allora coram Deo , & hominibus [pergiuro , quando avt£e d,cbi+ 

U «7* rato, o intefo , o tfprejjamente i o tacitamente il contratto ne ma 

farà loSleiJano Astore per varj capi » fa.ee» ^^SASk 

o Storico Romano , che con fommo oltraggio de la Maeftà Imperiale 

%£& '*mwJ che Carlo farebbe flato allora coram Deo , & 

legittima [opra quelle Città, come fi è dtffuf amente mofirato, quella 
fZ riferva tacita, e mentale non potea gtà farghela ^,rnentre 
ioti , che ho diramente moltrato , che la Santa Sede è quella , che non 
ara né ha ninna razione legittima in Parma, e Piacenza , Città del Re- 
™ dtaKc S?S Più fecoli aIDueatodiMilano;feudo dell'Ira* 
^ioVdacuinonpoterogiammai fmembrarfi fenta »£«"tt£> 
razione del Corpo Germanico , né l'autorità de' Cefar. RttUteni 
potè mai conerà le leggi fondamentali flabilite dagli Eletwn, approvare 
K£SSSoecllGiSoIL.cd il poffeno ^«WSffiSES 
cedenti da cotefta infetta radice, maffime in pregiudizio della fovranità 
del medeumolmperio.contra le di cui invincibili ragion, poco .pefano 
tihrt* m* tìcI | c bilancie d'una retta giuftizia , le cinque monete dt Clemente VII. , 
** tV ' perchè elle fono un mero indizio di poflelTo di fatto ,e non come l Avvcr- 
farlo vaneggia, esprimono lafovranità non folamente f opra Parma ,r 
P^enzafma ancora fopraModana;c ben fi vede, quanto fia quello 
Autore verfato nella ragion feudale ; mentre vuole, che I diritto di batter 
monete importi un'indipendente fovranifà. Se la cofa folle così , come 
ci fé la dipinge in dette monete, tutti i Potentati d. Germania, e non 
pochi d'Italia, i quali godono col me/o.e miftoimpero la ragion d, far 
Juniar monete, farebbono affatto indipendenti dall lm J™>" é w£l 
avrebbe ne'loro Stati gl'alto fupremo Dominio, eh eglino vi nco- 
nofeooofenza contrailo* 



CAP.XVII. 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza • tit 

C A P. XVII. 

Fa lo Storico Romano nel CapitoloW.una digrejjìone ,e paffa dalla 
controversa di Parma , e Piacenza» a Modana y Reggio ,e Co- 
macchio , deferite il ccmpromefjb fatto da Clemente VII. , e dal 
Duca di Ferrara in Carlo V.»efa^gera contro il Laudo fatto da 
Celare , e contro il Mufeo , perchè lo difende , e jojìiene le ragio- 
ni cieli Imperio fopra dette tre Città. Ma ficcome tali quejìiorìi 
jono eiìranee dalla nofìra > così non fé ne fa in quefto luogo 
alcun e lame , e fi pajja a fare le dovute ojjerva^ioni al Capì» 
toh [X VI. , in cui dice lìftorico , che Paolo 111. poffedè Par* 
tna,e Piacenza y e ne infeudò Pier Luigi Farnefe : e fimoflra* 
che tal poljc'llo , e fimil' infeudatone non recarono pregiudizio 
alcuno alla fovrar.it à dell' imperio , perchè non fu approvata* 
ina impugnata apertamente da Carlo V. , il quale ricercato negò 
pr e farvi il fuo confenfo. 

DA queflo Sommario comprenderà il Lettore la ragione , per cui io 
non mi fono voluto framettere nelP efame del Capo XV. della 
Storia Romana; onde fenza ripeterla un'altra volta, feguiterò il 
filo del noftro difeorfo , e vedrò cofa dica nel Capo XVI. il noftro Autore : 
egli dunque comincia così : P affato di quefia vita il Pontefice Cle- 
mente VII gli fu for rogato il Cardinal Ale f) f andrò Farnefe col nome 
di Paolo 111. il dì 12. di Ottobre 1534.,// quale poffe dette pacifica- 
mente Parma ,e Piacenza; e per autenticar tal poiìdfo, fa un lungo 
racconto de' Governatori , che vi fpedì, de' Cardinali Legati , che «j efer- 
citarono atti di giuriidizionein nome fuo; e dipoi profiegue a dire, che 
venne intanto lanno ì^.nel quale Paolo 111. rivolf e l animo a dar 
quelle Città in feudo alla fua Schiatta per varj motivi »rif eriti dal 
Campana ne II a Vita di Filippo 11. >il quale Scrittore è l'unico a ra- 
gionarne accuratamente , e con animo alieno da quelle cieche pajfio- 
ni > dalle quali gli altri fi fono lafc iati trafport are in parlarne , come- 
Paolo Giovio , Giuliano Goflini, Giambattifla Adriani , e Bonaventu- 
ra Angeli , tutti da noi convinti di varie faìfità , e dal medefmo 
Campana y il quale ancor' io voglio citar volontieri , non tanto per la 
f-ua fedeltà » e accuratezza ■ quanto per effer egli Suddito Aufìriaco « 
Tutti gli ptti di pofleffo fatti in Parma , e Piacenza da Paolo III. 
dopo la fua efalrazione al Pontificato non poterò dargli quella fovranità ' % 
che in efle giammai non ebbono i fuoi AntecerTori,i quali folsmenteli 
tramandarono quella nuda ,e ingiufta detenzione, che dovette così vio- 
lentato dalla n?ceffirà,edalle circostanze de' tempi , tollerare Franceico 
Sforza, dappoiché nell'anno 1530. fu da Carlo rinveftito di tutti gli Stati 
Patemi ,.e confeguentemente di Parma, e Piacenza, come fi è dirTufa- 
mente provato da me . Né potè mai quefto infortunato Principe far vale- 
re le fue ragioni , che fempre confervò illefe fenza giammai rinunciarvi .. 
Mentre finche vide fu fempre involto in mille domeftici travaglj,e iti 
guerre pericolofifììme fomentategli contro ora da' Suddita contumaci , ed 
ora da Potenze ftraniere ; Sicché fé da Clemente VII. pafsò la detenzione 
di Parma, e Piacenza in Paolo III. , non vi paisò con altro titolo, che di 
tolleranza, e permiflìone fondata nelle tante volte mentovate Capitola- 
zjoni del 1 5 1 5., e dtj 1 52 1. già rifolute per aver Leone X. immediatamen- 

q te 



,#* 



yji V Apoìogta del Domìnio Imperiale 

te rotta la prima , collègandofi fubito con Francefco I. , e Clemente VIL 
mancato alla feconda fenza oflervare neppur' uno di que' patti Zipolati a 
favor di Cefare, contro di cui fi collegò con molti Principi, e procurò 
fpogliarlo di que' Stati, che in virtù della Lega del 1511. obbligato era 
difendere coli' armi fpirituali , e temporali di Santa Chieia . 

Onde per ora altro non opporrò, al racconto dell' A vverfario , fé non 
ch'egli fa un gran torto al fuo chiaro difeei nimento , magnificando tanto 
Cefare Cam pana, perchè ognun fa , che potrebbe quello Scrittore com- 
pararfi a que' pochi * e infimi imbrattatori di carta* i quali, come ei 
medefimo ci aletta nel Capo antecedente, furono detti dal Giovio t e 
dichiarati incapaci a poter giugnere da pertutto a ofeurare ,e a con- 
taminare la verità in tanta luce , che rifplendea. Anzi troppo pre- 
giudica lo fteffo Autore al gran concetto, che egli prefume godere^» 
appretto gli Eruditi , pretendendo in quefto luogo perfuadere al Mondo , 
che Io fteflb Campana fia flato l'unico a ragionare accuratamente % e 
con animo alieno da quelle cieche pajjioni , dalle quali gli altri fi 
fonolafciati trasportare in parlarne. Anzi fchierandoegli fra quejìi 
ytorìa Rotn-. Paolo Giovio , Giuliano Gofelini , Giambattifta Adriani , e Bonaven- 
t*&' l 7*> f Ura Angeli ; ev antandofi dipoi d'averli tutti convinti di varie fai/uà* 
fi moftra tinto di quella tteffa pece , colla quale vorrebbe annerire la candi- 
dezza de' Storici tanto accreditati , e fi fa conofeere coli' animo oflufeato 
da quelle cieche pajfionì , dalle quali con troppa facilità efclama qui» 
che gli altri fi fono lafciatt trasportare in parlarne . 

E tanto più iì dà a divedere occupato dallo fpirito di prevenzione , 
guanto che pacando dalle contumelie contra il Giovio , l'Adriani » il Go- 
felini, e l'Angeli, alle Inveftituredi Parma, e Piacenza, date da Paolo III. 
a Pier Luigi Farnefe fuo figliuolo , pinge a capriccio , e con colori preiì ia 
impreftito dalla fua adulazione, e non già da alcun' accreditato Scritto- 
re ,queft* atto di troppa tenerezza , e foverchio amore del Pontefice verfo 
la fua pofter irà; dice, che venne la Santità Sua a quefta infeudazione, 
Motto Rem P erc ^^ vedeva, che la dignità del fuo gradone le ragioni della Sede Apo~ 
pag. 178. flolica nel fuo lungo Pontificato gli ave ano date molte occafioni dì rifen» 
a 79. timento contra Perfone >e Famiglie potenti Je quali avendo appoggi 

prejfo i Mini/tri principali delC Imperadore , e del Rè Crifìianijjimo , 
non ofiante la netterà della fua cofeien^a , l'aggravavano di molte 
accufe y che lafciavano efpojti i Nipoti allo sfogo degli odj : sì perchè 
le querele , che i Popoli delle due Città di Parma , e Piacenza face* 
vano allora contra la prepotenza de' Feudatarj , gli diedero motivo 
dì ponderare la Jpefa , e la moleflia continua della Sede Apofìclica 
in confervarle , non f oh come dìvife dal corpo dello Stato Ecclefta- 
fiico &c. , ma come fituate nelle Frontiere del Ducato di Milano» già 
da molti anni pofio in difput a dagli Ef eretti f or afììerì . Ed indi, fatto 
quefto capricciofiflimo preambolo , foggiugne , che Paolo 111. pensò invc- 
fiirne la fua Famiglia col cambio di un cenfo annuo dì nove mila 
ducati d'oro* e con la rejìit unione allaChiefa di Camerino , e Nepi, 
Città poffedute con titolo dì Ducato da Ottavio figliuolo di Pier Luigi 
Farnefe Duca di Cafiro. E finalmente pafla a terminare il racconto di 
«juefta memorabile alienazione colla detenzione di molte folennità, e 
d'altre circostanze , che nulla fanno al cafo noltro , e che a me non impor- 
ta confutarle ;ficcome poco mi premerebbe far la critica all'acconcio, e 
ftudiato efordio, ch'ei premette per giuftiricar un tal'atto, s'egli non 

folle 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza . n; 

foiTe l'unico a ragionarne con tanta adulazione , e non fi moftraffe dipoi 
altrettanto coraggiofo in vantarfi col Campana d'animo alieno da quelle 
jieche pai/toni , datile quali gli altri fi fono ìafciatì trasportare in 
■parlarne , come Paolo Ciovio , Giuliano Cofelini , Giambattifia Adria- 
ni , e Bonaventura Angeli . 

Io crederei j che il Cardinal Pallavicino non doveife dall' A vverfario 
annoverarli fra quelli,! quali vengono da lui sì maltrattati , perchè non 
lì uniformano allefuefalfe illufioni: ma che meritante il titolo di molto 
parziale della Corte Romana , in grazia di cui fcrilTe la fua Storia . Odafi 
pertanto ciò ch'egli ne fcrive di quefto fatto, e dipoi fi lafci al difc'rcto 
diicernimento del Lettore il decidere, qual fede meritar debba l'Iftoria 
del Cenfcr del Conte Camelli ; Ecco le parole del Pallavicino (a). Fra ' (*h 

quefie pubbliche cure del ' Criftianefimo mefcolò Paolo un'intereffe pri- cZjih % 
varo della fua Cafa : il quale io non voglio difendere da'biafmt TrèntMb.%. 
del Soave \ così per non offendere la verità ,come per non derrogar cap.i^.i^. 
.alla fede dell'altre lodi date da me a quel glorhfb Pontefice * nuli a 
credendofi a* chi nulla riprova. Rivolfe egli l'animo ad innalzare 
il fuo lignaggio col Principato di dite nobili Città s f eparate dal re fio 
del Dominio Ecclefiafiico , le quali furono Parma ., e Piacenza-? , 
ACQUISTATE MODERNAMENTE DA GIULIO 11 , E 
RIACQUISTATE POI DA LEONE , come davvantì raccon- 
tammo . Studiò il Pontefice dar' onefla femhianza a quefio pen fiero 
nelConciftoro. E dopo d'aver narrati i pretefti,che fi adducevano per 
parte del medefimo,e le ragioni de* Cardinali, che vi fi opponevano, 
conchiude così: Non può negar fi , che Paolo non rimane]] e fopr afatto 
in quefi' azione dalla tenerezza del f angue weggendo ciafeuno ,cbe'l 
valore de' Principati non fi mi fura col valor delle rendite , come 
quello de' Campi; ma Dio feppe cavar dalla debolezza del Pontefice 
un gran bene al Pontificato , effendo avvenuto , che quell' ingrandi- 
■mento , il quale rifultò in. prò- d'un Figliuolo di Ottavio, natogli ap- 
punto fu que' giorni , dico .d'Aleffandro , face fé firada a quefio per 
conjeguir' in giovinezza il. ]upr e mo- governo dell' armi Cattoliche ne' 
Paefi Baffi , colla prosperità delle quali conferva egli tanto al Domi- 
nio Spirituale del Papai&tfii'Che- a rimpetto di ciò feomparifee quafi 
nulla quella jatura temporale - e d'alt ì;o canto la Proviàenza Divina 
volle y eh e quefìo affetto {fver chiamante .umano del fuo Vicario fi ve- 
de ff e punito con acerbi ir magi} in quel genere- fteffo , in cui cercò 
egli ]moderate coafolazionJ- J a 

Così la difeorrre un Cardinale di Santa Chiefa fopra le Inveftiture 
xii Parma , e Piacenza , ónte da Paolo III. a Pier Luigi Farnefe , e l'Autor 
Romano o(a non fologiutriikar , e render plaufibiie tal'.azione , ma in- 
giuriar' anche chi ne favellò con maggior moderazione di quella , con cui 
he fcrifle il Pallavicino. E feJa cofa fia realmente così, Io vedremo ne* 
feguenti Capitoli , dove rincareremo , che corefta infeudazione non recò 
pregiudizio veruno all'Impanio per molte ragioni, e particolarmente, 
perchè non' fa approvata , ma impugnata apertamente daCarloV.,i! 
quale ricercato predarvi il fuoconlenib;, e darne l'Inveftitura , non volle 
tai lo , né dar giammai il titolo dì Duca a Pier Luigi » 

q z CAP. XVIII, 



Moria (M. 



j*4 V Apologia del Dominio Imperiate 

C A P. XVIII. 

S'ingegna PAvverfario ne' Capi XVII. , e XVIIh 4; giuncare 

qìefta infeudarne , ma perchè V Adriani U l'Angeli guaftano 

■Ùi lui divif amenti, fé la pende contro feffi. Qmdunque 

ft difende fa buona fede dell' uno , e l'altro Autore , 

t fi fan vedere gli equivoci » a' qualt 

fi appiglia VAvverfario . 

QUafichc aveffe l'Autor Rodano provate le invenzioni della fua 
preoccupata fantalia con Caponi d\ipprovatiffime Storie, p,eno di 
^ -ìemedefimofi fada capo a din: Ma Gì ambat ti fi a Adriani de- 
ytin. „» flramentf s'ingegna di alterare cèn varie malìzie finzioni la l/fona 
?** » 8* s di quefti affari : onde anco la fua autorità ,come quella del Guicciardi- 
ni vien pofta innanzi con molto giubilo dagli Avverfarj dt Roma, e far- 
Scalarmente dall Ordei ,e poi dall'Autor della Scrittura Mda»eJ e, 
fedelifimo Compilatore de' ridicoli zibaldoni del mede fimo Padre . 

Che arditezza » e libertà di favellare ? Piuttofto quello moderno fa- 
(tofo Critico ,che l'Adriani , deliramente s'ingegna dì alterare con va- 
rie maliziofe finzioni la Iftoria di quefti affari ; e ben tofto farolp io ve- 
dere al chiaro lume dell' Iftoria medefima con la confezione degli Autori 
non Avverfarj diRoma>xméA lei tutti parziali, perche beneficiatile 
ingranditi dalla fua Corte ; e per farlo compiutamente fpguitero la traccia 
del fuodifeorfo, il quale continua così : Dice l'Adriani m fumo luogo % 
Adolfi*, che il Papa avea pofta la mira a Parma , e Piacenza >m afonamente 
dè'fuoi tempi the quefie Città non erano di Patrimonio antico dellatbieja , ma ve- 
l*y P*g> ' nute ultimamente al Dominio di quella da' Duchi di Milano per mezzo 
'**• di Papa Giulio IL, e poi confermatone ilpoffeff fa rnedefiminell anno 

j<i<. a Papa Leone X. Il Caufidìco Milane fé dopo d aver lietamente 
recitate quefie parole dell' Adriani , le quali contengono più coje aliene 
dal vero, come rifultada' fatti già detti , e provati , così fogpugnex 
Sunt verba defumpta ex ore Pontificis , ubi pomt orationem Cardinal» 
Ardinghelli» , ... » 

Le caufe di quefla natura non fi difendono con le maldicenze, ne 
colle invettive : onde io non ftarò qui a ribatterle nell Avvedano , come 
far potrei con più di ragione , eh' egli non fa contra 1 Adriani, il ladre 
Ordei, e'1 Reggente Caroelii, e per fua maggfpr confufione m. batterà 
foftenere quanto fcriflero tutti e tre coli' autorità de più parziali della 
Corte Romana, e con ja teftimonianza di molti altri contemporanei ; e 
piuttofto portati a favorir le parti della Sede Apoftohca, che dell Impe- 
rio. Dice dunque l'Adriani ,che *1 Papa avea pofta la mira a Parma, 
e Piacenza , majfimamente , che quefie Città non erano di Patrimonio 
antico della Chiefa, ma venute ultimamente al Dominio di quella da % 
Duchi di Milano per mezzo di Papa Giulio IL , e poi confermatone il 
poffejfoda' medefimi nell' anno 1515. a Papa Leone X. E perche 
l'Adriani afferifee una verità a tutto il Mondo afta! nota, e manifefta, 
ardifee il fuo Pettratore proferire , che Io fteftb Adriani s'ingegna alte- 
rare con varie maliziofe finzioni la Iftoria di quefti affari. Ognuno 
però fa, che un' elogio limile meglio fi addattarebbe al coraggiolo Ro^ 
mano Critico, il quale potrebbe dir del Cardinal Pallavicino, quanto 
difte dell' Adriani medefimo , perchè quello Porporato conferma tutto il 

difeorfo 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacela , 



"5 



difcorfo di lui con quefte prccife parole (a): Rivolfe egli( Paolo III.) 
l'animo ad innalzar* il fuo lignaggio col Principato di due nobili Città * 
( eparate dal re fio del Dominio Ecclefiaftico , le quali furono Parma, 
e Piacenza, acquiate MODERNAMENTE DA GIULIO II. , 
E RIACQUISTATE POI DA LEON E, come davanti racco», 
tammo . 

Prima del Cardinal Pallavicino autenticò il difcorfo dell* Adriani 
l'infigne Storico Paruta Patrizio Veneto, e non parziale dell' Imperio» 
dicendo (b) : Il Pontefice poiché vedeva effergli riufciti vani gli altri 
juoi dilegni per la grandezza della fuaCafa , feparaxe dal Dominio 
della Cbiefa le Città di Parma , e Piacenza ,che DA GIULIO IL 
VER ANO STATE CONGIUNTE , diede quelle in feudo a Pier 
Luigi fuo figliuolo . 

E Bernardo Segni celebre Storico Fiorentino , il quale fcriflfe la Sro- 
ria della fua Patria appunto in que* medefimi tempi, e Solamente ora 
darà alla luce colie ftampcattefta la verità del raccooto dell' Adriani, fé 
non colle ftefle parole , almeno co* fentimenti medefimi (e) : Papa Paolo 
allor de fiderò fo oltremodo d'aggrandire i fuoi ,prefe l'off afione di dar 
loro uno Stato nuovo , e di privarne la Cbiefa &c. perciocché nel Con fi- 
glio de' Cardinali avendo propofto le condizioni di quei tempi, e mo- 
ftrando , che lo Stato di Milano dovea toflo effere dato in podefìà df 
Frane e fi , metteva in Confulta , che fi doveffe far di Parma , e di Pia- 
cenza , discorreva nel ritenerle il pericolo d'attaccar fi co* Frante fi una 
nuova guerra ,i quali avendo già poffedut e quelle dueTerre COME 
SUDDITE DI QUEL DUCATO , non fojfer per fopport are dì re- 
fi ar ne privi . 

E quando tutti quelli Scrittori più propenfi a Roma, che al la Ger- 
mania non fi uniformaflero a quanto feriffe l'Adriani, e non provaffero, 
che Pajmaj e Piacenza erano, e fono antiche pertinenze dello Stato di 
Milano : e che , come confefla H Pallavicino , furono acquiftate moderna- 
mente da Giulio IL Io lo aveadigià ad evidenza moft rato , e con mag- 
gior* evidenza fatto vedere la baldanza dello Storico Romano ; il quale , 
perchè fa colorire i fuoi artificiofiflìmi ritrovamenti con ragiri , decla- 
mazioni , e maldicenze , s'immagina poterli infinuar per veri nelle-» 
menti degli uomini : ficcome penfa poter far perdere il credito a qualun- 
que onorato , e finceriffìmo Autore , fol perchè gli batta l'animo favellar- 
ne con fommodifprezzo,e colmarlo fenza rimorfodi mille atroci in- 
giurie . Quel , che però riefee più di tutto infopportahrfe , egli è la sfron- 
tatezza , colla quale impugna la verità manifefta,come fa appunto in 
quello fteflb luogo , dove fenza arroflìre ofa di negare il difcorfo del Pon- 
tefice al Conciitiro,0.1e aringhe fatte in sì illuftre Ragunanza da' Cardi- 
nali di Trano, e Ardinghelli fopra la tanto famofa infeudazione delle 
fuddette Città ; edi più ardifee oltraggiar' il Reggente Caroelli con dire : 
// Caufidico MUanefe dopo d'aver, lietamente recitate quefle parole 
dell' Adriani , le quali contengono più cofe aliene dal vero, come rifulta 
da fatti già detti , e provati : così foggiugne : Sunt verba dejumpta e* 
ore Pontificii , ubi ponit orationem Cardinalis Ardinghelli . Ma, fareb- 
be fiato benfatto , che quefio Scrittore prima di dare per cofa vera una 
falfità manifefia t avefli cercato d'ajficurarfi un poco meglio , fé quelle 
parole f off ero deW Ardinghelli , e nonpiuttofto dell Adriani, già tutto, 

preoc- 



Pallavlc. 
iib.$.Mp.tf, 

$14. 



Parut.lftor. 
di Venezia 
pari. prim. 
lib.xi.pag. 
mibiiZi. 



Bernardo 
Segni ìtfoT. 
Fitrent hb. 
w.pag.VA, 
lièi. 



ii6 L* Apologia del Domìnio Imperiate ' 

preoccupato contra le ragioni Mia Sede Apoftolica, il quale ivi dìf corre 
in per fon a propria , e non d'altri . 

Sarebbe (iato piuttotto ben fatto , che '1 Cenfor Romano fi foffe atte- 
nuto dal comporre quefta fua ,ch' io più volonrieri direi , continua fatira, 
che vera Moria : e fé pur volea tefferla per acquifìarfi una qualche abbon- 
dante pendone , dovea ufar maggior modeftia , e molto più farebbe jìato 
ben fatto , che prima di dar per cofa vera una falfità manifejia avefje 
j~ cercato d'afficurarfi un poco meglio della verità, per non impugnarla con 

tanta licenza , come appunto fa qui , opponendoli con ingiurie , ed invet- 
tive al difcorfo dell' Adriani, per altro fondatifijmo.ed approvato da' 
Scrittori contemporanei , e dal medefimo Pallavicino. Ed acciocché 
comprenda il Lettore , ch'io mal non m'appongo , ma che ho tutta la ra- 
gione d'incolpar l'Avverfariodi troppo coraggiofo,e poco amante dei 
vero,ediroverfciar'in lui gli feonci attributi , eh' egli troppo (offrente 
agli altri dà ; parmi ben fatto regiitrar-in primo luogo il ragionamento 
dell' Adriani, giacche il tace il fuo Dettatore, e dipoi quanto narrano 
gli altri Autori , parendo a me quefto; il vero modo di conofeere , fé 
veramente fotte lo fteflb Adriani tutto preoccupato contra le ragioni deh 
la Sede Apoftolica . 

DifTe eglidunquenel luogodifopra citato, ma troncatamente dall' 
. ,.. fà Avversario ,che (a) avea in animo il Papa , poiché non gli era venuto 

Ubi $. fatto d'infignorirfi di Siena , eziandio con offerire molti denari di prò» 

cacciare di quello della Chiefa fteff a uno Stato grande al Figliuolo , pa- 
rendogli poco il Ducato di Camerino , e Nepi , che già alli fuoi avea 
donato , & avea pofo la mira a Parma , e Piacenza per crearne utl* 
Duca potente in Italia imaffimamente che quelle Città non erano del 
Patrimonio antico della Chiefa &c. 

Abbiam' ancora veduto poco fa, che quanto qui fcriffe l'Adriani 
viene confirmato dall' autorità del Paruta , del Segni , e del Cardinal Pal- 
lavicino; dunque fin qui egli non diede per cofa vera una fallita mani- 
fé fta , né può giufta mente dirfi preoccupato contra le ragioni della Sede 
Apoftolica , ma andiamo avanti . 
(b) Soggiugne poco dopo l'Adriani (b) , che '1 Sommo Pontefice mandò 

Adrian. a Ha Corte Cefarea il Cardinal Farnefe con molte commeifioni : E per oc* 

* ib - 5 ' che Paolo III. col governo delle cofe pubbliche congiungeva fempre il 

bene ,el 'onore di C afa fua , diede anche al Cardinale commejjìone di 
proporre , che con buonagrazia di quella Maeftà avea in animo rt'inve- 
ftire Pier Luigi fuo figliuolo dello Stato di Piacenza ,e di Parma, Cina 
fiate già dello Stato di Milano » e venute nel Dominio della Ch';e\ r a , 
'riftorandola del Ducato di Camerino y e di Nepi t e dì cenjo convenien- 
te ; ftimando , che Ce fare ,t ornando ciò in onorf.del Duca Ottavio , e 
dì Madama fua figliuola , la quale era gravida , doveffe acconjen- 
tire&c. La dimanda di Piacenza » e di Parma non la negò l'Impera* 
dorè , e non la confentì , effendone il Dominio prefente nella Chiefa , 
non volendo per allora impedire l'onore ,& il bene della Ftligliuola ,e 
de' Nipoti futuri > m affi marne nt e che la Chiefa ne indeboliva; la qual 
cofa pareva > che foffe fecondo l'inten^ion dell' Imperadore t Jen^a che 
agevolmente , e con minor carico» quando ne veniffe l'occafione } fi poteva 
ricuperarle allo Stato di Milano , togliendole a Pier Luigi , o alli fuoi » 
che alla Chiefa non fi farebbe fatto* 

Se 



Sopra lo Stato di Parma e Piacente* %Vf 

Se in quello difcorfo vi fia falfità , o preoccupazione , anzi fé paja 
giutrofta faggio ben t'ondato, e vetìito di tuttala probabilità, e verofimi- 
iiru fincjo deciderà il Lettore; Intanto vergiamo un poco cofa dica 
l'Adriani dei Conciltoro > in cui il Papa propofe quefto grand'affare, 
dappoiché fattone parlar* a Carlo V. dal Cardinal Farnefe,fi pensò, che 
i'infeudazione d'effe Città non farebbe fpiacciuta a Cefare , il quale feppe 
molto bene in quella occafione, non negando ,nè acconfentendo aperta* 
mente, lutìngar' il genio del Sommo Pontefice, e confervar nel tempo 
medefimo illefe le ragioni dell'Imperio. Ci afficura dunque l'Adriani, 
che propoftoiì da Paolo III. quefto fuo difegno in un Conciftoro pubblico, 
vi fi oppofe con petto forte il Cardinal di Trani, il quale adducendo con- 
tra quella alienazione ragioni vai idi (Ti me, recò fra le altre le feguenti, 
che fan molro bene al cafo noftro : e poiché il Signor Dio mife nell" animo 
a Papa Giulio II , e diedegli occafione , e potere di far Signore lo Sta» 
to della Chiefa con tanta fua riputazione di quelle due Città ,e gli 
altri Pontefici in/in qui di mantenerle , io fiimo bene per lei difen» 
derle, e non le alienare da quejio corpo , da fé , fen^a effe debile \e 
infermo ; fé alcuno diceffe , che fendo Vlmperadore , e la Chiefa infte* 
me , non è da temere per la potenza di Cefare , e per l'autorità di cofa 
alcuna. Ognuno di noi conefee benijjìmo quali fieno le amicizie dell* 
Imperio con la Chiefa , quanto pericolo! e : e che quindi , e non altrove fi 
dtbbe majfim amente ,e tanto più , che Vlmperadore fteffo , & i fuoì 
Eredi fono Duchi di Milano ,i quali f opra quelle Città pretendo»* 
ragione , e fempre più agevole lor fia, e con men rifpetto lo potrà» 
fare da Pier Luigi da t arnefe , che dal Corpo della Chiefa f eparare . < 
Coara Ibi azione del Cardinal di Trani foggiugne l'Adriani , che fi 
fece a favellarci Cardinal' Ardinghelli uomo beneficato dal Pontefice , 
e parziale diCafa Famefe , foftenendo , che la permutazione propoftà 
da Sua Santità dovea abbracciarfi , ritorcendo le ragioni addotte dal Tra- 
ni centra il Trani «ledelìmo, diceva in favore della proporzione del 
Papa, che Camerino, e Nepi ,e'l cenfo,che Pier Luigi avrebbe pagato 
ogni anno , farebbono (lati alla Chiefa di più frutto , e più ficuro , che 
ritenerfi Parma , e Piacenza , oltreché la pofj'ejfione di effe , ficcome 
non è propria della Chiefa , è anco divi fa' da effa : e dipiù effendo fiata 
rimejja Modana , e Reggio per (entenza delV Imperadore al Duca di 
Ferrara , rimanevano quefte Terre lontane , e difficili a guardarfi 
alla Chiefa, con pericolo continuo dì non e ff ere da altrui occupate y 
maffimamente , come fi fa, e come fi è detto , pretendendovi fopra ra* 
gione Nmperadore , il quale di quefta alienazione venendo in commodo, 
àf in onore della Figliuola , e del Genero , è convenevole , che con li fuoì 
fé ne accontenti. 

Quefte fono le concioni proferite in Conciftoro da' Cardinali di Tra* 
ni, e di Ardinghelli, regiftrate dall' Adriani, contra cui fé la prende Io 
Storico Romano, e chiamandole dicerie , e concioni molto affettate» Tftorìa Rotti 
finte , e pofte a capriccio da quefi* Autore in bocca a fuddetti Porpo- ?*£• '**• 
rati , fi fa anche pompa di proverbiar' il Conte Caroelli, e dire, che per 
quefte parole tutto faftofo l'Autor Milane fé ccnchiude con lafolita ani» 
moiità : Unde patet ( notifi bene ) unde patet , quod optimè cognitum 
fuerit , quod mera vanitas erat cogitare de antiquis affertis titulis , & 
totum fundamentum collocabant à cejfionibus habìtis à Ducibus Medio* 
Uni. E dopo d'aver' efcJamato;? quefte fono le parole , onde s'ìmpu* 

gnanv 



-ii8 



V Apologia del Domìnio Imperiale 



ìflcria "Rotti. 
pag.itfr 



(a) 

Pal'avic. 
Morìa del 
Condì, di 
Trentlib. 5. 
cap.i+§.n. 

•1. 

| 



gnano le ragioni della Santa Sede ? ripiglia la fatira digià intaulata con- 
erà l'Adriani , e dettando precetti idonei ci fa fapere , che a più mediocri 
Principianti , non che agi' Intendenti , digià è noto , chefimili concioni 
flirette fono finte dagli Storici per oflentar' eloquenza , il ' qual riguardo 
tnojje grav/jfìmi Autori a bìafmarle , e ad escluderle affatto dall' Jfto^ 
ria 3 e finalmente chiude il difeorfo coli' atterire, che fé il Caufidico Mi- 
lane fé non avea altri fondamenti da opporre alla Chiefa ,potea rima- 
iter/idi addurre anche quefto della Concione dell' Ardinghe Ili t perchè 
fi viftadì tutti apparifce&c- fanciullefco , e leggero. 

Se il fondamento , che fa l'Antor Milanefc nella Concione dell' Ar- 
idinghelli , oppure il difeorfo dello Storico Romano 7^ fanciullefco , e 
jeggero , lo dirà il Lettore, il quale intanto viene da me fupplicato a ri- 
flettere , fé fia probabile , che una proporzione di tanto dilawantaggio 
alla Sede Apoftolica , quanto era quella fatta al Conciìtoro , di permnra- 
fe con un Camerino due Sale , dovette incontrar degli olracoli o sì , o nò , 
ed impugnarti non da uno , ma da tutti i Cardinali più zelanti del decoro 
e della confervazione del Dominio temporale della Chiefa Romana; e 
fé all' incontro fra tanti Porporati uno almeno ve ne farebbe flato, che fi 
fotte pofto dalla parte del Papa per fecondar' il fuo genio , e favorire il de- 
fiderio,ch'egli avea d'innalzare a maggior grandezza, e dignità i (boi 
Poderi. Io per me crederei, che nulla di più naturale potette darti di que- 
sto , come in fatti fi diede , fé merita fede il Cardinal Pallavicino , le di cui 
parole andremo^juì registrando fra poco; e molto più naturale a me par- 
rebbe il dover confettare ,che chiunque ti farà accìnto a favellare in favo- 
re , oppure contra una fimil proporzione , avrà anche addotro tutti que* 
fnotivi, e recato quelle ragioni da lui giudicate più atte, ed efficaci per 
piovere gli animi, e per tirar feguaci al partito del Sommo Pontefice. 
Or chi non vede, che uno de' motivi più forti, ed una delle ragioni più 
efficaci per difporre gli animi acondefeendere a tal permutazione parea 
quella , che la poffeffione di Parma , e Piacenza non era propria della 
Chiefa , majftm amente , come fi fa &c. pretendendovi fopra ragioni 
l'Imperadore t con quel di più, che profiegue a riferirne l'Adriani, le di cui 
parole, fé non fono le (tette proferite dall' Ardinghelli in Conciìtoro, il 
lume naturale però ci addita, che la foftanza farà fiata la medefima:e 
vero fempre farà (tato l'atter ire , che quel Cardinale avrà fu quefto fonda- 
mento innalzato la parte più forte della fua Concione . 
; Quanto io qui foftengo:in difefa dell' Adriani, e per convincere-» 
l'animofità del noitro Àwerfario , viene autenticato da molti altri Scrit- 
tori contemporanei. , e dallo (tetto Cardinal Pallavicini (<z),il di cui difeorfo 
non dovrebbe certamente impugnarli dalla Corte Romana. Dice dun- 
que quefto Aurore , tanto da tutti celebrato, che fra le pubbliche cure 
del Criftiane fimo , mefcolò Paolo un' intereffe privato della fua Caja , il 
quale io non voglio difendere da' biafmi del Soave &c. Rivolfe egli l'ani- 
mo ad innalzar' il. fuo Lignaggio col Principato di due Città j eparate 
dal re/io del Dominio Ecclcfiaftìco , le quali furono Parma , e L'incen- 
da , acquiftate modernamente ( notili quel modernamente) da Giulio II. 
e ri acquisiate, poi da Leone . Studiò il Pontefice dì dar' onefia fembian- 
Za a quello penfiero nel Concifioro con ponderar l'utilità della ricom- 
pera , che la Chiefa riceverebbe , ed i pericoli , end' era aggravato quel 
che darebbe ;.eregi(trandoadunaper una le utilità, e fitnilmetìto i peri- 
coli ad uno per uno ; finalmente diede a confiderai / pericoli > le incorno- 

dita t 



- 



Sopra Io Stato di Parma e Piacenza . 12* 

dita, le fpefe perpetue, le quali cagionar ondila Sede Apoftolica, la con. 
fervale di quella NUOVA LITIGIOSA difgiunt a ,e fempr e in- 
fidi at a Signoria y nella quale fi attribuiva diritto chiunque fé l'attri- 
buiva nel Ducato di Milano . 

: Può egli parlar più chiaramente il Pallavicino in comprovazione 
ikldilcorio regimato dall' Adriani, e del fondamento dell' Autor Mila- 
neie,chiamatodalloStorico^w/W/^^ leggero? Avrà pure quefto 
Cardinale, che ferveva una Storia dell'ultima importanza per la Sede 
Apoltolica avuto fotto gli occhj tutti li regittri dell' Archivio Vaticano, 
come in più luoghi ce l'afficura ; Si confervano pure in Roma con dili- 
genza cfart;flima le Scritture, ed i voti , che i Cardinali proferirono in 
Ccnciftoro. Le diligenze ufate dal Pallavicino, non fi veggon fatte dall' 
A avertano, il quale troncatamente adduce que' documenti, co' quali 
penta di poter dare qualche imbrattamento di verofimiiitudine alle fue 
fallica, per le quali vengon le fue fatiche tenute iti viliffimo conto dai 
Mordo erudito , come ben fi fa . 

Non fi ferma però qui il Pallavicino, ma patta più oltre in favor 
dell Adriani, poiché nel chiudere la riduzione, che fi prefe in Concf- 
floro , ciartefta , che tra le fuddette ragioni } e per la tema riverenziale , 
che ritiene quafi tutti gli uomini dal contraddire al parere , e molto 
filial volere del^ (upremo &c. la maggior parte de' Cardinali gli con de- 
f cele > non pero si prontamente, che alla prima propofla non chiede ffer 
tempo di considerare ,e che alla feconda dopo tutte le commemorate^, 
prove alcuni apertamente non fi opponejfero&c. Io ho ritrovato nelle 
vie mone di quei tempi , che gli ripugnarono coft antemente il Cardinale 
de Cupis Decano , e quel ai Burgos Spagnuolo , quel di Bologna Fran- 
ce fé contradijje col non dire ; mentre chiefe in grafia ilfilen^io . 1 Car. 
din ali Pi} ani, di Carpi , e Sadoleto parlarono contra ; ma rimettendoft 
finalmente alla favie^a del Papa. Trittico , Caraffa ,& Armignac 
penfarono di confirvarfi innocenti con afienerfi quella mattina dal 
Conciftoro . 

Or vegga un poco il Lettore, fé dobbiam credere allo Storico Ro- 
mano, il quale vuol darci ad inrendere, che non fi fanno ne'Conciflorì tforia Rom. 
limili dichierie % e eh' ella fu interamente fìnta dall'Adriani in rif P a &- ***• 
p o,l a ad un'altra , che ivi precede , da lui pur meffa in bocca al Cardi- 
nal de Trani . 

Non dice però quefto il Tuano (a) Autor celebre di quei tempi , ma 
conferma le Concioni fatte e dal Trani,eda!rArdinghe!li,efa vedere nel T { *Kn 
tempo medef.mo, che Parma, e Piacenza erano membra delIoStatodi ITT 
Milano , e acquiate , come fu obbligato confettare lo fletto Pallavicino : 
modernamente da Giulio II ,e le parole dello Scrittor Francefe fono le' 
i cguenti : Paulus III. , cui nil fuorum caritate proximius triennio ante 
Parmam , & Placentiam a Gallis olim confervatas , demum Ecclefia- 
aaemptas,Petro Aloyfw attribuerat &c. Id non fine cont emione in Con. 
ajiono aclum , )o. Dominico Tranio Cardinali magna* aufìoritatis 
viro reclamante &c. cantra fuadente Nic. Ardinghello , qui pauloante 
mCardinaliumColle%ium alletìm^ac tam recenti beneficio obnoxius 
Pontificì,acjuorum libidini ancillabatur . Remgraviffimè tulit Co 3 far, 
quippe qui has Civitates ad MEDIOLANENSE 1MPER1UM 
pirtinere contenderà. 

Ed abbiam finalmente veduto, che Bernardo Segni, Scrittore egli 



1 



pure 



1*0 



L'Apologia del Domìnio Imperiale 



Bernard. 
Sefni ìflor. 
Fiorent.Hb. 



Adrlanlftor. 
de fuoi tem- 
pi lib. 5. 



Jjìoria Uom. 
pag.1%1 



.puredi que* tempi attefta , quanto lafciò fcritto l'Adriani, e'1 Pallavicino, 
cioè, che lo fieno Pontefice Paolo III. parlando in Conciftoro della per- 
mutazione , che volea fare , per coonestarla , adduceva fra le altre ragioni 
\\ pericolo d'attaccarfi co* Francefi una nuova guerra Squali avendo 
già pojfedute quelle due Terre , C*m Suddite di quel Ducato , non foj- 
fer per foPpor tare di- refi ar né fpogliati. 

Poflo io dunque , accurato , ed affittito dall' autorità de' Scrittori 
tanto celebri, ritorcere tutto faflofo ,e rinfacciatali' Autor Romano il 
rimprovero, eh' egli, fa troppo ingiuftamente, e fenza roflbre al Conte 
Caroelli,e dirgli , che fé non ave a altri fondamenti da opporre all' 
Adriani , potea rimaner ft di addurre anche que fio , cioè , che già fa. 
noto , che fimili Concioni dirette fono fìnte dagli Storici per oftentar' 
eloquenza » perchè avifladi tutti apparifee tanto fanciulle fico , e leg- 
gero , che il Pallavicino avvedo peraltro a feguire , non dirò ciecamen- 
te , come qui dice VA vverfario dell' Angeli , ma molto volontieri tutte le 
opinioni favorevoli alla Corte Romana , concorre co'feufi dell' Adriani, 
e conferma ,che fimilì Concioni furono veramente fatte nel Conciftoro , 
mentre foftiene,che alcuni apertamente fi oppofero alla proporzione 
del Papa , e ci attefta d'aver* anche ritrovato nelle memorie di que' tem- 
pi» che gli repugnarono cojì antemente il Cardinale de Cupis Decano, 
e quel di Burgos Spagnuolo . 

Ma non fono le fole Concioni del Trani,e dell' Ardinghelli,che diano 
faftidioal noftro Avverfario; lo mette in un maggior' impaccio l'Adriani , 
prchè ei ft duole quache quefto Aurore torna a narrarci aver' il Papa ordi- 
nato al Cardinal Farnefe Legato a Carlo V.,che a lui partecipale, qual- 
mente con buonagrazia difua Mac fì à ave a in animo d'invejiir Pier Lui» 
gi fuo figliuolo dello Stato di Piacenza , e di Parma , Città già fiate del 
Ducato dì Milano , e venute al Domìnio della Chicfa>ftimandoy che Ce- 
fare , tornando ciò in onor del Duca Ottavio , e di Madama fua figliuo- 
la, la quale era gr avida , lo doveffe acconfentire ; e poco apprejjo joggiu- 
gne : non negò la domanda , ne t'acconfentì ; Il me de fimo dice l'Angeli , 
il quale non fa altro , che copiar l'Adriani. Per lo contrario il Titano 
ha fatto credere a Ermano Conrìngio ,e anche al Mufeo , che Carlo V. 
non volejfe ratificar quella infeudazione per effere di Città dello Stato 
di Milano. E pure tutto quefto è falfififìmoymentre non vera alcuna 
necejjìtà dì far tali rìchiefìe all' Jmperadore . 

Quella è la chiofa, che fa l'Autor Romano al racconto dell' Adriani , 
e vuol, che tutto quanto fu fcrirro da lui , e dal Tuano, fia falfiflìmo , non 
per altro, folamente perchè quefto modo di favellare non fa molto al pro- 
pofito fuo, e perchè fecondo il Campana in un parere di Pier Luigi al 
Papa , compofto dall' Ardìnghellì , come altri vogliono , da Claudio 
Tolomei , fi riputò convenevole tutto il contrario . E farà potàbile , che 
la paflìone abbia tanta forza nell'animo degli uomini , che obblighi uno 
Storico, il quale fi vanta fcrivere fu la traccia degli Autori contempora- 
nei , della ragion delle Genti, e degli atti pubblici, a lafciarlì elar dalla 
penna feiocchezze tanto ftomachevoli? 

E chi non vede,che quanto avvenne dopo la morte di Pier Luigi mo- 
fìra chiaramente, che pur troppo vi era necejjìtà di far tali richiejie all' 
Jmperadore benché fecondo il 'Signor Cefare Campana in un parer dello 
JìejjoPier Luigi al Papa fi riputò convenevole tutto il contrario} La veri- 
tà però e ,che le l'Imperadore averle confentito alla permutazione di Par- 
ma, 



Sopra io Stato dì Parma e Piacenza. 131 

ma, e Piacenza /e datane al Farnefe rinvem'tura,mortoquefti,non fi fareb- 
be ritrovato il Pontefice nelttmpaccio,donde non potò giammai districarli 
per la perdita di Piacenza; Non l'avrebbono gl'Imperiali occupatale 
Celare avrebbe potuto onestamente negarne la reftiruzione, e pretender, 
che dovefle rettar' unita , come avanti , allo Stato di Milano , le di cui ra- 
gioni erano fempre vive, e Tempre promovendo»* , teneano in continua 
gelofia la Corte Romana. E digià abbiam veduto, che uno de' più ga- 
gliardi motivi , che addufle il Pontefice in pubblico Conciftoro per indur- 
lo a condifeendere alle fue voglie , fu quello delle pretenfioni di Carlo fo- 
pra quelle Città. Onde pare a me, che vi fofle neceffttà di far tali ri* 
chiefìe , per bene aflìcurare la Cafa Farnefe nel novello Dominio . 

Somiglianti rifleffioni fullebilanciedichipefa le cofe fchiettamen- 
te basterebbero a dar' intera credenza al racconto dell' Adriani, e dell' 
Angeli , e a far vedere, che tutto quanto gli oppone il fuo Cenfore , è faU 
Mimo : nondimanco io credo, che farà cofa affai ben fatta autenticai* 
quanto ci narrò l'Adriani colia teflimonianza di altri Autori contempo- 
ranei, e da tutti applauditi per veritieri; Il primo farà il Paruta Vene- 
ziano , ed in quei tempi uno de* Patrizj più celebri , che aveffe quella infi- 
gne , e maeftofa Repubblica ; Ei dunque dice così : Poiché vedeva ( Pao- 
lo III. ) effergli riufeiti vani gli altri fuoidifegnì per la grandezza-* 
della fu a Cafa , fep arate dal Dominio della Chiefa le Città di Parma, 
e Piacenza y che da GIULIO VI ERANO STATE CONGIUN- 
TE , diede quelle in feudo a Pier Luigi fuo figliuolo &c. Quefìa cofa 
era tanto fpiacciuta a Ce fare, che niuna forte d'uficj era fiat a bafiante 
a placarlo in modo ,cbe voleffe prefìarvi l y aff enfio ,e concedere L'IN» 
VESTITURA RICERCATA a lui dal Pontefice , come a Signore 
dello Stato di Milano , del quale folevano effere MEMBRA quelle 
due Città. 

Bernardo Segni , Scrittor di molta fama nella fua Patria , conferma 
Io fteffo con quefte parole : così Pier Luigi da F ar ne fé figliuolo naturale 
dì Papa Paolo fu fatto Duca , & andò di fubbito a pigliar lapoffejfione 
dì quelle Terre , alla quale Signoria l'Jmperadore , ancorché RI- 
CHIESTONE dal Papa con grande infianza t non volle mai dare il 
confenfo t per non fi perdere quelle ragioni , eh* et vi aveffe avuto 
per cagione dello Stato di Milano ; anzi di più non mai usò > fcrivendo 
a Pier Luigi de mettergli nella fopraferitta il nome di Duca . 

Non è dunque l'Angeli folo , che dice il medefimo , ma lodicono 
anche Autori chiarirmi per fama, e per virtù ,a'qua!i certamente non 
può l'Avverfario opporre , che non abbiano fatto altro , che copiar 
l Adriani. 

E fé il Tuano ha fa tto credere a Ermano Conringio, e anche al Mu- 
feo y che Carlo V. non voleffe ratificar quella infeudazhne per effere del l ^ tia Rom - 
Ducato di Milano , gli ha fatto credere la verità , confettata da tutti gli fjf* lUe 
Storici di que' tempi, e provata da me Con evidenza ne* Capitoli antece- 
denti; Onde vi vuol' altro per abbattere l'autorità del Tuano, Scrittore 
tanto reputato dagli Eruditi, che l'ardite, col quale efclama l'Awerfa- 
rio„ che tutto quefto è falfiffimo. Se quello i che afferma il Tuano (a) 

fia falliamo, fi degni il Lettore di riconofcerlodal racconto'diligentiffimo fa) 

a\ •.!•:..£ — 1 — : /•__ j- I-. j 1-1 — 1- ■> Tuanus Ub. 

4. inprinc. 
<kf pag. mihì 
l*S.4rfeqq. 

Lega- 




m 



V Apologia del Dominio Imperiale 



ìjlorìa Rotn. 



Bonavent. 
Angel.ìjtot. 
dì Parma 
lib-S-pag. 
5*9- 



C» 

Tom. Ut. 
Geanologl' 
Car. label!. 
Aufior.hn- 
dre* Renin 
ges pag. 

1073. 



Legatum apud Pontifìcem agebat , atyom non mterfiuit &c. Enim 
vero Peni ■ Aloyfii fidesC^fari fufpecla effe .caperai ,quod Flifcan* 
conwrationh particeps fuiffe crederete , atque tpfius Pontifici* , quem 
Senenfium Imperio inhìarehaud dubiis indie ns confi abati negot io con- 
feclo Pontifex Vènetiau Florentiam, & pofiremo Mediolanum ad 
Vaflium mittitxcumqueurgeret,ut id ratumhaberetCtfar ,ille pru- 
mo excufare,® tergiverfari ad extremum dicere , fuarum non effe 
partitimi Siquidem fi ilU Civitates Ecclefiaftic* Dittami effent, 
de bis ftatueretifi vero adlmperium perttnerent ,non poffe fé in Di- 
tionis ■ , ac dignitatis Imperiali! pr<ejuditium e as alienare ; Qua ex 
denegatone. offen fio autta animum Pontificii adeo exulceravit , ut 
quamvis adtempus injuriam diffimularet , fummis ad bellum Germa- 
nici™ tam flórentibus cop'ùs ,.mox tamen revocato Ottavio , omnia 
confilia in idìntenderit, ut Cd-fi*™ potentiam quantum pojjet, m Italia 

1 TA*Lvlz rifpondere al Tuano efclama PA vverfario , che appena et 
Ciamo sbrigati dall' Adriani , che ci fi affaccia con altri racconti 
Bonaventura Angeli . Narra egli, che Carlo V. avrebbe più caro avuto, 
farebbe con manco [degno re fiato fequefto onore , e Stato , al Duca 
Ottavio, e a Madama fitta Moglie datofifoffe,che a Pier Luigi , le 
di cui anioni ,come di quelli ,che fempre ave a fieguita la parte Guelfa, 
difendendo da Cafa Or (ma , e in tutte le cofe , che occorre ano fempre 
favoreggiata yfofpet te Jet continuo fiate gli erano . Ma l'accorto Scnt. 
'tore Ce fare Campana Gentiluomo della Citta dell Acquila , e perciò 
come Vaglio di Cafa d'Attfìria , degno ancor dì maggior fede fac- 
cia giuftamente in quello racconto V Angeli di falfita , e potea tac. 
dar' anche Girolamo Fateti , perchè la- Madre di Paolo III. fu Gio- 
vannella della Famiglia Gaetana, e non dell Or fina &c. onde cade 
tutto quel chimerico appoggio del pretefo fidegno di Cefiare , il quale 
fu finto dagli. Scrittori di quell'età. 

Fu finto .quanto di Pier Luigi Farnefe icriflero gli Autori di queir 
età , preteriti a' fatti , che raccontano , ma non può elfere né finto , né ral- 
fo, quanto ci dice ora qui l'Autor Romance dee per fuo avvilo da tutti 
riputarli per verismo quello, che molti, e molti anni dopo il luccelfodi 
Piacenza andò immaginandoli l'accorto Scrittore Cefiare Campana . 
A quelle jatanze >che non poflòno udirfi fenza naufea, non debbo rifpon- 
dere , né dovrei- tampoco prendermi l'incomodo di giuftificare il difeorfo 
dell' Angeli, perchè, quando anche potette quefto Storico' giuftamente 
tacciare di falsità, non pertanto potrebbonodirfi pregiudicate le ragioni 
dell' Imperio; pure dirò qualche cofa in difefa dell' onor di lui. In primo 
luogodunque dee avverrirfirCpe l'Angeli non afferifee, che Ja Madre di 
Paolo III. forte di Cafa Orfina,ma folameotc afferma, che Pier Luipi 
difeendea da quefta illuftre Profapia; Laonde non mi pare, die polla 
l'Angeli elfere tacciato di fai fità, perchè Ja Madre d'elfo Sommo Ponte- 
fice non era di CafaOrfi na , ma della Famiglia Gaetana * mentre pror reb- 
be elfere vero, che Pier Luigi foffe difeefoper via di femmine dalla gè- 
TierofaProfapia.Orfinajnè farebbe fiatala prima volra»cheimaqudche 
femmina della Famiglia Orfina ita folfe a marito in Cafa Farnefe , fapen- 
ilofi.che Jella figliuola di Nicolò Orlino fu, moglie di Angelo Farnefe; 
Siccome non farebbe flato Pier Luigi il primordi Cafa Farnefe , che avelfe 
feguita la parte Guelfa «perchè al riferire dell'Autore {a) citato alla 



mar- 



Sopra lo Stato di Parma è Piacenza 



HI 



margine , la feguirono Pietro Seniore l'anno 1080. Pietro II. Tanno 1099.* 
e quali tutti gli altri Difcendenti da quefti * leggendoli ivi, che fra gli 
altri : Petrm IV. Generala Equìtum Magìfter obfedit Arezzum in 
commodum Florentinorum ,& deftruxitTerramnovam t cum Henricut 
Jmperator veniret in Italiani > coronar et urque Medio/ani , defensor 
Orvieti contraJmperatorem creatus efl\cum veròOrvietum ingredt- 
retar, & di f cor de s Gibellinos , Guelfofque invenir et , viclir Gibellinh , 
Prcetor conflit ut ns e fi y ut Philippe J Vi , qui erant Gibellini vigorem % 
& potentiam fuam recipere non potuerint circa A.C* 1310. vel 1313. 
Che poi Cefare fotte fdegnato contra Pier Luigi , e che fempre avuto 
l'averle in fofpetto, e per nemico dell' Imperio» Io provano tutti gli Autori 
di quell'età, e ne adducono le ragioni, particolarmente ilTuano(<*),H 
quale in un luogo dice : Enim vero jam P<Aloy(ìi fides Cxfari fufpecla 
effe e te per at »quod Flifcana?conjurationisfarticeps fuiffe crederetur* 
àtque ipfiui Pontificia ,quem Senenftum Imperio inhiare haud duhjh 
inditiìs conftabat &c, e in un' altro, narrando i fini , per i quali il 
Duca Ottavio dopo la morte del Padre inviò Giulio Orlino a Carlo V. 
aflerifee , che benigne acceptum Legatum C<efar eximiis fu<e benevo» 
lenti* promiffis onerat , quo ad Placentiam negotium attinebat y ad 
Gravellanum remittit , qui longe alio vultu cum Julia egit , objeclis 
Petti Aloyfti mortui criminibus , & infigni perfidia &c. , e qui profi> 
guendo il Tuano a raccontare tutti li carichi ; che faceva il Granitela a 
Pier Luigi , ed i quali meglio è il tacerli , molto ben giuftifica , e l'Angeli , 
e lo fdegno di Cefare . II Tarcagnota (b) , o ffa Mambrino Rofeo confer- 
ma Io fteifo con le feguenti parole: Effendo flato invefiito dal Papa 
Pier Luigi Farnefe , Duca dlCaftro , Signor di Parma , e Piacenza ' y 
fi era fatto molto ODIOSO all' Jmperadore , & a y fuoi Miniftri fin 
dal tempo, che diede a Pietro Strozzi ì**el manifefto favore nel fuo 
pai} aggio in Piemonte \ma vi fi aggìunfe poi il fofpetto , che avevano 
di lui prefo, che ave ffe dato ajuto y e confi^lio a Giovanni Luigi Flifco 
di uccìdere il Principe Doria , impadronirp della j uà Armata , & 
infirnorirft di Genova. 

He il Tarcagnota prende quei ordinar) anacronifmì , che, come 
fuppone lo Storico Romano ^coprono le menzogne degli Scrittori ven* 
duti,t i quali egli attribuifee qui al Giovio ; Imperciocché elfo Tarca- 
gnota non aflerilceiche il fatto dello Strozzi accadeffedopo l'Inveftfoura 
di Parma, e Piacenza ; ma chiaf amente ciaflìcura , che Pier Luigi fi era 
fatto molto ODIOSO all' Jmperadore >& ai fuoi Miniftri fino dal tem* 
pò, che diede a Pietro Strofi quel manifefto favore nel juo paff aggio 
in Piemonte ; e non folo Mambrin Rofeo falva il Giovio dall' anacronif- 
mo.oppoftogli dallo Storico Romano, ma Lodovico Dolce ancora, il 
quale dice nella Vita di Carlo V., che il Mar che fé delVafto >ufcito da 
Milano , fi poje alli ftretti della Stradeìla per vietare il paffo allo 
Strozza , che non poteffe andar a congiùgner fi col Campo de 1 Fr ance fi; 
ma egli , eh' era flato fovenuto di vettovaglie , e di altro dal Signor 
PierLuiggi Farnefe , che fi ritrovava in Piacenza a nome del Papa , 
né fi tenendo il Farnefe molto foddìsf atto dell' Jmperadore per le ra- 
gioni dette di f opra , ed ecco, che il Farnefe era in Piacenza a nome 
del Papa , come dice il Giovio , benché non fotte ancora Dùca . 

Ma la continuazione delle Vite de' Pontefici, fcritte dal Platina, 
conferma nella Vita di Paolo III. quanto di Pier Luigi dittero gli Autori , 

tede 



fa) 

Tuanus lib. 
^inprincip. 



D1&. lib. 4 . 
pag. mihi 

325 *tfw> 



(b) 
Partili, lib. 
J. ali 'anno 
1547- /"?« 






■ 



Ifitfìa Rem. 



134 V Apologia del Dominio Imperiale 

teftè da me citati colle feguenti parole : ma quello , che l'affligeva più che 
altro , e lo innafpriva era la perdita di Piacenza con la morte di 
Pier Luigi il Figliuolo , il quale ejfendofi dall' Imperadore ifcoftato , 
cmofìrandofegli intuitele cofe contrario , e partegianijfimo de Fran- 
cefi , fi diceva effe re ancora flato effo Autore ,e compagno del Conte 
Fiefco nella tela ordita di voler ammalare il Principe Doria>& 
occupar Genova ; per la qual cofa ritrovando/i molto ODIOSO , E 
SOSPETTO a Carlo . i 

Da quanto fi è detto finora io crederei perfuafo il Lettore della venta 
di quefta In veftitura, chieda a Carlo V.,e da lui negata a Pier Laigi per 
cflergli molto fofpetto > ed anche per le altre ragioni, recate dal l'Adria- 
ni, dal Tuano, dal Paruta, da Mambrin R.ofeo,e dagli altri Storici di 
que* tempi, tutti acremente riprefi dall' Avverfario con quello argucifó. 
mo epifonema . Ma quefli fono gli ordinar) anacronifmt , che j coprono 
le menzogne degli Scrittori venduti : e poco dopo : così gli Storici in- 
tere [fati avendo fifa la mira a tutt' altro , che al vero , vanno temen- 
do i racconti [opra fuppofti ideali per fecondare le inclinazioni 
degli altri. 

Chiunque leggerà quelli fentimenti , e non vorrà qualificarli per 
troppo pieni d'amor proprio , ammirerà l'Autor Romano per un proto- 
tipo della moderna critica, e della più diligente cronologia , mentre fa 
cosi benMfcoprire gli altrui anacronifmi: e di più lo crederà mollo a fcri- 
vere,non dal defiderio di benefici, ma dall' amore della verità , poiché 
tanto gli fpicciano le menfogne degli Scrittori venduti. 

Io per me invidio la parzialità , con cui la natura ha voluto farlo 
diflìmile da tutti gli Storici ìntereffati , che hanno fijfa la mira a 
tutt' altro , che al vero , e non pofTo baftantemente commendare la fince- 
rità, colla quale egli fi gloria d'andar teffendo i racconti non imai fopra 
fuppofti ideali , ma {oprai più [odi fondamenti della ragione » e dell 1 
equità , lontano affatto dal fecondare le inclinazioni^ degli altri. 
Dio volefle , che a sì rare doti egli unito avelie ancor la virtù , aliai prege- 
vole della modellia ; perchè farebbe flato più circonfpetto in lodar le fue , 
^ . R e difpreggiar' le altrui fatiche, né ofarebbe dir qui, che dalle cofe narrate 
pai. 1 Ì6. m fi vegga ora , fé il Mufeo ha ragione d'opporne l'autorità del Giovio ; 
come di Storico Pontificii partibus nimis addilli *quaftche non fi fa- 
pejfe,e non lo atte fi afferò le fue lettere ftampate , eh' egli era /tip in- 
diato da Carlo V. Perchè quella bella virtù della modeftia gli avrebbe 
fatto rifpettar'il Giovio, come Vefcovo, come uom dabbene, e come 
Cronilta della Sede Apoftolica , e confelTar' ancora , ch'ebbe il Mufeo mol- 
ta ragione per oppore l 'autorità di lui , come di Storico , Pontificii parti- 
bus nimis addilli ; Siccome la iìefTa modeftia non gli avrebbe permeilo 
di proferire con voci di difprezzo, che per le addotte ragioni precipita, 
Ctmpend. j/ racconto d'Alfonfo Lofchi , cioè che Pier Luigi fi f degna ff e con_> 
J ^ r JfJ* Carlo V. quando addimandata più volte, mai non potè impetrare da 
44 .e 4. Cefare la conferma^ion del Feudo di Parma, e Piacenza, col quale 
atto voleva ftabilire maggiormente l'Inveftitura poco dianzi ottenuta 
dal Padre , e che precipita parimente ciò, che afferma il Mufeo , f eri- 
gendo , che iftam collationem nullus juris effeUus confequi valuerit , 
quod ne que Pont if ex , ne que Ecclefia Romana Parma ,& Piacenti* 
Dominium , eafdemque alienando facultatem obtinuiffent ; in talguifa 

le 



Sopra lo Statò dì Parma e Piacenza l ij5 

le favole affai facilmente s'infilzano ,e ancor con pari agevolezza fi 
jpac ciano a chi ciecamente lefiima . 

Ma quella moderazione , che non ha voluto ufar'il noftro Storico , 
vuol' il dovere , che fi oflervi da me ; onde altro non dirò in difefa dd Lof- 
chi , e del Mufeo , fé non che il Lettore conofcerà da chi le favole affai 
facilmente s'infilzano , e ancora con pari agevolezza fi fpaccino dap- 
poiché avrà conlìdcraro , che tutto ciò , che qui fi dice da quetti Autori fu 
molto prima autenticato da quanti Storici fcriffero in que* tempi M**ia Rom, 
appunto , che quefi* Invefiitura fu chiefta a Carlo V. , e da lui negata $*&- l8 ** 
a Pier Luigi ; e fé l'Autor Milanefe con quefta ripulfa di.Cefare fi fa forte 
per foftenere il fuo aflunto , troppo ingiuOamente lo deride il fuo Cenfo- 
re, dicendo, ch'egli per far guerra alle ragioni inconcuffe della Sede 
Apoftolica yft è compiacciuto di fabbricare /opra di effa molte CafìeU 
la »le quali tutte però rovinano con la vanità della bafe\zd io fono 
ben certo, che fé ancor vivefle l'Autore Milanefe faprebbe far vedere al 
Mondo , che tante fono le Caftella fabbricate in aria dal fuo Avverfario , 
quanti fono gli argomenti , e le prove, ch'egli adduce per moftrate là 
fovranhà del, a Chiefa (opra il Ducato di Parma , e Piacenza , ed io fpere- 
rei d'aver dato tanto lume, che bafti per vedere, che tutte rovinano con 
la vanità della bafe , fu cui egli fi è ingegnato pófarle. 

C A P. X I X. 

Dejcrive lo Storico Romano la, morte di Pier Luigi Farnefe » 

e la ricuperazione di Piacenza fatta da Ferrante Gonzaga , 

infunando queflo Principe , e l'Autor Milanefe 

co' termini quanto più atroci, tanto più comuni 

al fuo genio maledico , che non fi può 

ammeno di rintuzz ar tanto 

ardimento colla forza 

della verità ifiorica .. 

Comincia PAvverfario il XIX Capitolo di quefto Libro dalla deferì 
zione della Congiura di Giovanni Luigi Fiefchi contra la fua 
Patria, e il Principe Andrea Doria, che lereftituì la libertà; dagli 
Autori, citati nell'antecedente Capitolo, chiaramente fi raccoglie, che 
il Farnefe di tal machinazione fu partecipe, ed anche compagno dei 
Fielchi ; nientedimeno il noftro Storico lo vuole innocente , e calonniato 
dal Doria , e da Ferrante Gonzaga, i quali, fi finge, che come malevoli 
del Ponrefice,e di Caia Farnefe, fodero tra loro d'accordo in corre l'op- 
portunità di render' odiofo, e fofpetto lo fleflo Pier Luigi aCefare per 
modo , che reftò Carlo V. per fua fo contro di e fio de' pericoli » che fo- l $ w ' ta »?** 
praftavano allo Stato di Milano per opera dì lui , come di aderente pag ' * ' 
alla Francia , fecondo che lo ave a dipinto effo Gonzaga per lo canale 
di Nicolò Perennoto Signore diGranuela\z dopo d'aver* a capriccio, 
anzi sfacciatamente dipinto il Gonzaga, e il Doria con molti altri neri 
colori , foggiugne per coprire l'audace fua fatira cosi . lo narro quel tan- 
to , che trovo regiftrato dal confenfo pubblico di tutti gli Scrittori 
ài quell'età , e non di uno ,o dì due , e lo narro , perchè dalla qua* 
Ita del misfatto , che fervi per occupare la Città di Piacenza, mag* 
giormente fi vegga l'ingiufiizfa dell' occupazione , mentre ci tocca jen- 

tire, 



fté 



& Apologià del Domìnio Imperlale 



(a) 

ttlpament. 

Eiftor. Urbis 
Medici de- 
cad.^Jib.io. 

(b) 
Talìavic lib. 
io. Cap.y§, 



lire t che V Autor Milane fé con fupprimere 3 e alterare le cìrecftanze 
dell* accaduto , è giunto a fondare [opra di ejja la forza delle [ite 
ragioni contro alla Chie fa Romana . 

Tutti gli Scrittori più accreditati di que' tempi .cogli elogj , che fan- 
no al Gonzaga, e al Doria fmentifcono il loro Dettratore, ed a/ìicurarono 
Ja pofterità ,che non furono quelli Principi, ma li mali portamenti di 
Pier Luigi verfol'Imperio,che lo referofofperro ; e odiofoa Cefare,come 
lo abbiam veduto di fopra : e tutti gli Autori , comprefi anche i citati dal 
Sofìfla Romano , malfimamente ilSigonio ,e'l Gozelini ci fan concepire 
•d'arnendue quelli Eroi un'idea ben diverfa da quella, che vorrebbe di 
Joro imprimere l'Avvedano nell'animo de' Leggitori , mentre fi fa di 
certo, che furono uomini pieni d'onore, di gloria, e di magnanimità, 
.nati folamente a imprefe grandi, e generofe; incapaci perciò d'azioni 
.vili , e indegne del fangue loro; Egli è poi falliamo, che l'AutorMila- 
nefe fi ferviffe del fatto de' Congiurati Piacentini per fondare la forza del- 
le fue ragioni contro la Chiefa Romana ,o che dall'occupazione di Pia- 
cenza deduceiTe i diritti dell' Imperio :difTe bensì, e ditte bene :Cum^ 
autem Piacentini non ferrent gravem modum imperandì Petri Alcyfii 
JFarnefti , & oh alias graves caufas , quas refert Comes Lcfcbi ubifupra, 
trucidato eadem Famefto proclamarunt ad Jmperium&c. 

Non fupprime tampoco l'Autor Milanefe, né altera le circollanze 
del fatto 3 ma di buona kàe afferifee , che vi fu allora chi credette ii Gon- 
zaga partecipe della Congiura , ordita contra il Farnefe, non già , perche 
quelli fi dimoflraffefempre contrario all' Imperadore, ma bensì per pri- 
vare cagioni, e nemicizie perforali; La qual participazione però non 
potè mai provarfi , anzi effendo il Gonzaga accufato dappoi all' Impera- 
dore , e fra gli altri carichi, che gli venivano fatti, aggiugnerdovifi anche 
la morte di Pier Luigi , iCommefTarj , delegati da Celare a formar'i Pro- 
celli contro il Gonzaga, Io dichiatarono rifpetto a quello fatto innocen- 
te, come Io attelta il Ripamonti (a), e lo Hello Cardinal Pallavicino (/;) 
confetta nella fua Storia del Concilio di Trento , che mentre Ita va il Nun- 
cio del Papa in gravi penfieri per un sì funeflo accidente '.venne a l::ì il 
Vefccvo di Arras figliuolo del Granitela , e moftrandogli , che tutto fofje 
accaduto fenza notizia di Carlo , gli fé jentire una lettera del Gonza- 
ga , il quale fcriveva , che nel ciò antecedentemente del fatto , era fiato 
pofeia invitato da' Congiurati , e da Cittadini a prendere quella Città 
in nome ai Ce far e con alcuni patti; Jl che aveva egli accettato , fe't\ 
che non feguiffe , come fopr aliava maggior turbatone dell' Italia , e 
che però fupplicava a Sua Maefià di non condannare Vagone [uà , 
ve prender deliberazione prima d'udire un fuo Gentiluomo , che egli 
era in apparecchio di mandare per quefio affare alla Corte ; aderendo 
indi Io fletto Autore , che poco tardò ad arrivare il Minifiro del Gonza- 
ga ,e'l Granitela ftgnifìcò in fo fianca al Legato , che le gi ufi i fratoni 
del fatto erano tali , non efjere fiato il Gonzaga confi apevole della Con- 
giura , fé non dopo ìefecuzione , aver poi accettata l'offerta de* Piacen- 
t ini , perchè rifiutandola , eglino non fi defiero a Francefì , ejfere conve- 
nuto ne' Capitoli prometter loro di non collocar pia quellaCittà né in 
Dominio de* Farne fi , ne della Chiefa . 

E per verità il Cardinal Pallavicino introducendofi a narrare fa Sto- 
ria della morte di Pier Luigi, non ofa dire, che quello fuccedette ptr 
opera, né tampoco colla partecipazione di Ferrante Gonzaga, ma iuo 

cinta' 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. 



*37 



flato delle cofe era tale , s'interpofe 
Scompiglio la quiete d'Italia il giorno 



cintamcnte dice , che mentre lo 

un accidente , che mife in grave jcompiguo la quiete a Italia il giorno 
decimo di Settembre alcuni Nobili Piacentini uccifero il Duca Pier 
Luigi Farnefe , occuparono HCaftello , e gridarono libertà &c. , e che 
indi a due giorni fopravenne informazione , che Ferrante Gonzaga 
Zio del Duca di Mantova , e Governatore di Milano , avverso per 
molti privati rifatti alla C afa Farnefe era entrato in Piacenza con 
jue Milizie . 

Le cagioni poi della Congiura, e dell' uccifione del Duca, vengono 
riferire da molti Scrittoti di que'tempi,e particolarmente da Mambrin 
Roieo,e dal Tarcagnota , da Lodovico Dolce, da Oberto Foglietta, e 
dal Sigonio : niuno però di quelli Scrittori attribuifee alPImperadore 
un fatto limile, ma bensì a'divini giudici, alle male foddisfazioni de' 
Sudditi, ed alla condotta di quel' infelice Principe, il quale, dice il Re- 
fe o (a) , che entrato in Piacenza , avendo rimoffo i Magìftrati , e fatte 
alcune Uggì, fi^ era^ fatto molejìo non già al Popolo , ma a molti No* 
bili della Città , a quali fenza riguardo alcuno comandava fevera- 
mente ,& aveva fra gli altri fatto un" Editto , che fiotto grandijjìma 
pena ciaficuno, che fi anzi ava fuori nelle Caftella dovefje ir ad abi- 
tar dentro, ciò facendo o per nobilitar la Città ,o perchè con lamoU 
tiplica^ione delle Genti più veniffero a fruttar le Gabelle ; e perciocché 
erano molti Nobili ,Conti , Signorile Gentiluomini in quella Città, 
■che avevan fiempre goduto/i quefìa libertà dello fi ar fuor a , e fendo 
per ^ quefìo Editto fermati , e dif amandolo per non aver più nella Città 
que 'primi luoghi, che avevano, non avendo quivi Principe , ma folo 
il Papa in Rema , aggiuntovi gli altri odj , fecero molti Nobili una 
Congiura contra di lui , fra i quali il Conte Agofiino Landi , Giovan- 
ni Angui fi doli, Luigi Gonfalonieri, & alcuni alt ri, che avevano fé- 
cret amente trattato di ricorrere aCefare ,o fuoi Mini/ir i , dopo che 
ave fiero uccifo il Duca, il quale , dicono , che aveva già presentito 
un non fo che di quefìa Congiura , ma o fojje per poco Jìimare , oppur 
per fuggir la fipefia&c. il dìio.del mefediDecejnbre^deli^.fu da' 
Congiurati a j] alito juWora del difinare , i quali con pochi \ coperti &c. 
entrarono dentro la Camera , e trovatolo con due foli l'uccifero; & 
avendo gì' Jnterfettori con ì feguacì gridato al Popolo IMPERIO, 
e libertà Ùc. Sentì nel cuor fuo il Papa infinito dolore della mortv 
del Figliuolo , ma come prudente lo dijfìmulò , dando a lui la colpa 
d'edere flato poco accorto in guardar/i; ma molto If figgeva la con- 
fufxone d aver a veder fi innanzi a que* Cardinali , che lo ave ano dif- 
luajo a non voler' alienare i beni della Chit fa ,che oltre lo fcandalo, 
& il peccato, avrebbe Dìo permefifio \ che il Duca aveffie goduto poco 
ruel Ducato, e dicono, che oltre il Cardinal di Napoli oggi Papa, 
Ridolfo Pio Cardinal di Carpi uomo integro , e gelofo dell' onor di 
Dio , e l'util'di Santa Chieja , gli diffe particolarmente , che Dio 
avejje,ch'eglì foffe fiato mal indovino in pronofiicare ,che quelle due 
Città , di che ne iuvefiiva il Figliuolo , ficcome fi toglievano alla 
Chieja , non l'avrebbe godute né la Chieja, né il Duca. 

Lodovico Dolce (b) conferma parimente lo fteflò con più brevi pa- 
role , dicendo , che in quefl' anno avvenne la morte del Signor Pier 
Luigi in Piacenza , perciocché alcuni Nobili della Città per vederfi 
tntepofiì negli onori i Parziali di Francia, e. per altre cagioni, fe~ 

f cero 



(a) 

Mambrin. 
Rofeo lflor. 
di Napol. 
lib. ^.all'ann. 
154%-pag. 
mìbi 14J. 



/^eS^trss^&r 



Ltdovic. 
Dolce lflor- 
di Carlo V. 
pag.miht i$. 



t5 $ V Apologia det Dominio Imperiale 

tero infame cesura contro zìi lui; onde aftalito in full' ora del de- 
filar* YetLatdo nella Camera con un Paggio > & un Prete Solamen- 
te l'uÙfo&c., e gridando libertà ,c IMPERIO , e tojlo 'venne m 
pÙeniaDon Ferrante ,cVera a quel tempo inCremona Ramato 

* *&* intendo con l'autorità di quefti Storici, e di que' moki , che 

potrei addurre. giuftificrc i «Mtfta ¥?^&SSwS 
I ui2i: né vuo cercar fé Ferrante Gonzaga forte, o non folle cooiapevoie 
di quefta Congiura . Io Iafcio la verità a fuo luogo *£^X**£* 
mo andar permutando la cagione per cui permife Dio • ^« il fawefc^ 
riffe duna morte così lugubre,e fpaventevole, il cunofo Lettore potrà teg. 
«re il Varchi , l'Adriani , ed altri Autori : e vedrà ,cofa ne d.cano fola- 
mente mi farò a rifpondere al noftro Avvertano, il quale »nfulta,un 
iflorlaRom. Xa vdra il Conte Camelli , dicendo, che da ciò umane convinto d 
PÌ «J«- fMà l'Autor Milanefe , dove pronuncia ,chet f><««*»>> ^ 
7 fpento il hr Duca. gridarono Berta, Imperio . Sefoff '™°™>™ 
qui efaggeral'Avverfario colla folita fua infopportab.l «nfolcnz , non 
Solamente l'Autor Milanefe, ma tutti S^ Storici d.quetemp.nmareb. 
bond convinti di fallica , perchè tutti concordano in quefto fatto , . I ^Dol 
ce (*), come abbiamteftè o(Tervato,ci afficura.che : i P»*cen tin %x da 
rono libertà, Imperio- lo fieno conferma i Conte Lofchi, .1 Cardinal 
Pallavicino (b) fcrive,che alcuni ^^^^^^^Lf^Vi 
Pier Luigi Farnefe, occuparono il Caflello, e gridarono «JJ«-* 
medefimo conferma l'Adriani (e) , il Signor Cefare impana (^ tanto 
commendato dal noftro Autore , confetta , ^SSSfr TRFRTa"' 
guijlola, e fuoi Compagni, che gridando IMPERIO, e LIBERTA , 
ìafeiaronò già nelle fojfe cadere il morto Cadavere del Duca. 

J E Naraì Conti t»aflerifce, che fu da' Congiurati gridato LIBER- 
TA'^ IMPE RIO: ed Andrea Morofini lafciòfcritto,chemoitrando 
idngiurati il Cadavere di Pier-Luigi alla Plebe (f) ,unwerfaCwitate 
commot a, objetto. -nomine liberi atti incender ant. ; 

Dalla chiara teftimonianza dunque di sì degni Scrittori "mane con- 
vìnto di falfttà, non l'Autor Milanefe ,ma il f™*ff m ffi £Z' 
Acrome e J gl/,e non giàGi.W^^^^ 



fa) 

LodoviC 
Voice Vit di 
Carlo V. 
(b) 
Tal la vici», 
lllor. del 
Conci! lib.io 
cap. 4 . §. y 

(C) 
Adrian. ìjlor. 
de {noi tem- 
pi lib.é.pag. 
tnibi^ié. 

(d) 

Vita diWi- 

iip.U-part z. 

decad. 3. lib. 

i.pag. li. 

.e) 

TSlatal.Cont. 
Iflor de' fuoi 
tempi lib 1. 
ediz di Ve- 
nez. dal 
15P9. pag. 

"• (0 

Andreas 
Mruroce». 
Hiftor.lib.t. 
pa% 7.4.8. 

I/fori a Ro- 
mana pag. 
191. ì e 19*. 

cg) I 
Natal Conti 
lib. ì fo!n. 
pag ì. 



««MWUtt ^Scrìvere g^g-g»? ^j^^^Z 
foni 



di t errar a m aejcrwere queji«w&'*»« »""''" r. ' c' rnn c> 

di quefti errori fono comuni al Gìovio ,e all'Angeli,™ tutu furono 
volontariamente prefi dal Critico iodi.fcreto.maflimamente : allorch 1 ei 
di(Te,che i Magi/irati della Città di Piacenza in corpo fubitot mora 
e me^a dopo il fatto per un Corriere ne diedero parte al Pontefice 
come a loro Sovrano , prot e ft andò nella lettera , che fi darà in fine, 
di voler perfeverare nell'ubbidienza alla Santa Sede , benché potiti 
obbligata a cedere, e a mutar parere. 

Non fono io,chedica effer lo Storico Romano caduto .volontaria- 
mente in quefti errori , ma lo provano per me gli Autori di quell età: 
mcrceche tutti concordemente riferirono l'odio implacabile , che mori- 
vano i Piacentini contro i!Farnefe,e la rifotozione , in cui erano dinoti 
fopporfi un'altra volta al Dominio della Chieia , dappoiché ti determi- 
narono sbrigarti di quel Principe, affine di reftituirfi al Domimodell Im- 
perio: Natol Conti (g) ,ci a Aleuta ♦ che l'incauto Duca, quando tu dal 
Pontefice della Signoria di Piacenza inveftito Jevò via l'ani icH/fima 
autorità del Senato ,impofe nuovi tributi , e molte coje dijdtcevolt, 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza 



*39 



pei Ha fa dalli appetito, commife , qua fi a befìie , o Schiavi, non ad 
qomini libert comandale &c. A quefto s'aggiugneva ancora , che'l 
Qìtca fece tax& una Fortezza , la quale dominava la Città con gran- 
ajjfuno dìfptacere de' Piacentini , e gli onori ,e Magifirati , tolti da* 
Cittadini > aveva diftribuiti ad Uomini Francefi. Da quefle tante 
vignine dunque molfi , esacerbati , ed infiammati i Piacentini, non 

( rr.tYiP siltv'l i-re Hot* <*t. n \ CJ ~~ .- -+* *. ILI •/■»-» r~ rf Ut ' 




the u Jì dagli ftefli Congiurati , e vide per i loro ferirti , che la cagion di 
dare la morte a Pier Luigi , fu per vendicar molte pubbliche , e private 
ingiurie, ricevutele precorrere a molte altre , che ne appettavano ,& 
fi vedevano in via ,& fé ,& la Patria oppreffa dal giogo di mijera 
fieri itù , rivoca re al fuo primo fiato . 

L'Adriani (b) poi dopo d'aver' allegate le ftefTe cagioni , e narrato un 
sì funeito accidente, non dice già, che la mente di que' Popoli fofle di 
perseverar nell'ubbidienza della Santa Sede, ma che chiamarono dipoi 
a configlio i Cittadini di Piacenza , a' quali alcuni de' Congiurati prò- 
pofero , che non fi potendo reggere da loro mede fimi , ne volendo tor- 
nare jotto il Dominio della Chie fa ,nè apparendo altri , che li potejje 
difendere, era bene , che fi deffero all' Imperadore per vivere con le 
condizioni , che vivevano già fatto i Duchi di Milano , o miglior: , 
benché alcuni vi ebbe , che propofero , che fi dovfffe mandare Amba- 
feiadore al Papa, e tornare fotto il Dominio Ecclefiaftico , ma quefìo 
parere non fu accettato ,che già gliUccifori ,che tutti erano di par- 
te Ghibellina avevano mejfa la Cittadella in mano degV Imperiali ; 
e lo lteflò Celare Campana (e), tanto lodato dall' Avverfario, ratifica 
quella verità, dicendo: Refìat e dunque le cofe della Citt à »nè moven- 
dofi più alcuno per riconofeere con violenza il particolare di quell' 
azione , poterono affembrarfi quelli, che erano al Governo delle cofe 
pubbliche,e configliarfi di quanto a far' avevano , che per e fonazione 
de' Congiurati , e perchè già effi apparecchiati fi erano a farlo con 
la forza , quando altrimente non fi poteffe , fu conclufo di darfit all' 
Imperadore . 

Porta l'autorità di quefti Scrittori non parziali dell' Imperio, né 
avverfi alla Sede Apoftolica , ha un gran torto il noftro Storico a prender- 
cela con tanto impeto contro ilConringio, perchè lafciò fcritto efiere 
facile a dimoftrarfi , che almeno una di effe Città non fuiffe ante hac 
Pontificii juris ; mentre digià fi è moftrato da me , che non Colo una , ma 
tutte due non fuiffe Pontificii juris innanzi Giulio II. , il quale non ne 
fu Sovrano, ma Usurpatore. E fé lo fletto Conringodifle, che Carlo V. 
ie diede amendue al Papa agre, neepraevio Ordinum Gonfidio, non ditte 
tanto male , né farebbefi ingannato , quando anche detto avefle quel che 
vorrebbe per derifione fargli dire l' Avverfario ,cioè che Carlo foffe fiato* 
il primo a darle per atto di cortefia alla Santa Sede ; poiché io, che non 
fono così verfato nell' erudizione »c nel diritto pubblico , come il Conrin- 
gio , ho fatto vedere con le ftefie lettere fcritte da Carlo V. a Clemen- 
te VII.,che veramente egli fu il primo dopo Maflìmigliano fuò Avolo,che 
fé non per at todi cortefia , certamente per atto di generofità, e per ma- 
nifeflare la fua figliai riverenza alla Santa Sede , tollerò , fenzache obbli- 
go veruno ve] fpingefle , che amendue quelle Città fi pofledeflero da Leo- 

i ne X. 



fa) 

Vita di Fer- 
rara. Gonza- 
ga lib.x.pag. 
44- 



Adrìan.ìftof. 
de fuoi tem- 
pi pag.mìhi 
417 



(e) 
Vita di Fi- 
tip. IL pan. 
2 dee ad. 3. 

lib.i.pig.it. 



Jfloria Ro- 
mana pag. 
19 j. 



ifi V Apologia dei Domìnio Imperiale 

neX. non in piena' fovranità,ma (blamente con quelle ragioni, colle 
quali' furono potute in prima da Giulio II. , e dappoi da lui ; Peraltro 
ilConringiomainon s'intefe feri vere quanto qui gli nmprowrail fùo 
Cenfore, cioè che & ordini del? Imperio Alemanico fojfero i dispotici 
delle cofe della Cbiefa Romana rafferma bensì, * mn ™}g **?%%,' 
Ch'eglino foli, e tutti uniti nelle Diete general, fono idifpoti ci delle 
cofe dell' Imperio , le di cui leggi vogliono , che fenza 1 eCpreffo , e iclen- 
rie conferimento di loro, non frn lecito alienare la fovranita de Stati 
imperiali, e concederla ad altri indipendentemente : dal Corpo Germa- 
nico , come fi pretende dagli Avverfar j , che Cuccedeffe d» Parma , e Pia- 
cenza : Né quefte Città erano cofe della Cbiefa Romana , ma innegabil- 
mente dell'Imperio , e dello Stato di Milano Feud^Imper.ale , da che 
comprenderà il Lettore con quanta mala fede l'Avverfano nfemea Je pa- 
role degli Autori, che vuol* efaminare per confutarli. Anzi ognuno co- 
nofeerà ancoYa quanto irragionevolmente egli garr.fca qui ^^jfrZ 
$**** ringio , vtrchèpaff'a di più adajferire , che Paolo IH conofeendo d non 
fiM* poter' alienare Parma ,e Piacenza a Pier Luigi ,ne che fé Urrttfic* 
'"' zione a Carlo V. , e che gliela negò ; Una tal venta già m ^°\f ll jf' 

dietro*™ dal Cenfor Romano,ma da me . Ne .1 Connng.o W/ e refi ar 
ingannato dalTuano , chiamato dal moderno Cnt.cc * Scrittore avvero 
/Pontefici . e cieco feguace del? Adriani, e del Gofehni ; ma voile 
piuttorto foftenere la verità, provata non folamente dal Tuaoo.dall 
Adriani , e dal Gofelini , Scrittori peraltro molto reputati , e finceri , ma 
dal Paruta ,<da Bernardo Segni , e da quanti Autor. # fenderò di quei rem- 
pi, affiorandoci tutti, che il Papa conofeendo di non poter alienare 
Parma , e Piacenza a Pier Luigi , ne chiefe la ratificatone a Carlo V., 
e che gliela negò. # 

Non fi ferma però qui colle invettive il Cenfor Romano , ma pafla 
piùoltre,eriaflumendo i Coliti-oltraggi contra ilConteCaroeIl.,a cui 
però fi converton* in elogj, perchè efeiti da una bocca maledica > grida 
quanto più può, che l'Autor Milane fé s'inoltra ad affermare j e ny 
punto arroflìrUne ,come io per parte fua ne arrojfifco m ripeterlo, che 
in virtù dell' occupazione di Piacenza ; fattavi dal Gonzaga-, 
per via di ribellione , e di Congiura , quella Citta* redtit m plenampof 
feflìonemCtefarh unita réliquoCorpori Status Medidani , come Je da 
un' atto così fpaventofo, e nefando* a cui poffóno foggi ac ere tutti i Prin- 
cipi ,ftfo(fe potuto acquili are tra Criftianì alcuna ragione ali Imperio, 
eron titolo giudo pregiùdicarfi a' diritti della Cbiefa Romana. 

Avrebbe piuttòsto dovuto àrroffire il noftro Avvedano , come io 
per parte fua ne arroflifeo in ripeterlo , allorché osò (ottenere in molti 
Capi del fecondo Libro di quefta fua Storia ,-che produceflero alla Santa 
Sede diritto di fovranità in Parma , e Piacenza gli atti ,che vi fecero Gre- 
gorto Tt. , Innocenzo iV. , Giovanni XXII., ed altri Papi ne' tempi, che 
<fa loro fi pretendèà varante il Soglio Imperiale^ in quei tempi, ne quali 
era l'Imperio inferamente lacerato dalle arrabbiate Fazioni de Gue Ih ,e 
GibeTHni, per li fatali feifmi nudriti tra il Regno, e il Sacerdozio, li di 
cui Legati fi vedean feorrère per tutte le Città d'Italia , affine di tirarle al 
partito de' Guelfi, e fiaccarle dall'ubbidienza degl' Imperadon , e dell 
Imperio. . _. ', ''.'.' . _._ ,. 

Dovea àrroffire , allorché difle alla pàgina 82. ,che Gregorio IX. di- 
chiarò, e fece pubblicamente conofcercche^/ArCtf/* non apparte- 
nevano. 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza* 



141 



nevate ad altri , che alla Sede Apostolica, ancorché lo fletto Gregorio 
;u v;ìc pubblicamente dichiararo, e con un fuo ibienne manifefto fatto 
conou\ re , eh' egli non avea giammai pretefo Dominio alcuno fopra Pia- 
cen7a; farebbe flato meglio, che avefle arroflìto, quando nel medelìmo 
luogo osò proferire, che Biondo Flavio aflerifee nelle fue Storie , che il 
Legato Pontifìcio Gregorio di Montelungo negli anni 1241. ,> 1242. con* 
-e 'nne nell'ubbidienza di detto Gregorio IX. tutte le Città , e CaftelU 
hell' Emilia , e tra le altre Mutinam , Regium , Parmam , & Pia» 
cektìaUt ; perchè come feci vedere nel Capitolo XII. del Libro II. di 
quei!' Apologia, non ebbe giammai in mente eflbBiondodi affermare 
una tal propofizione, e folamente ditte, che dopo d'aver Papa Gregorio 
icomunicato Federigo II. mandò Gregorio di Montelungo Legato irt 
Lombardia per confermare nella fua amicizia le Città tutre di quelle 
Contrade , e far che perfeverattèro nella contumacia , e ribellione contra 
l'imperio , e le parole del Biondo fono le féguenti : Erat in Lombardia 
Gregorius Monttlungus Pontifici! Legatus , qui à Faventia Mediola- 
num ufque quidquidUrbium , Oppidorùmquc vite impofitum eft Emilia 
in Pontifici! Gregorii ,é* Sociorum belli partibus continebat; Elame- 
defima verità l'attefta il Sigonio in quefli termini : Gregorius autem Fon- 
tifex , ut vidit Fridericum , fpreto anathemate , in contumacia perma- 
nere , atque afperè de fé loqui , &fcribére t Veneto! > ac Genuenfa pacifi- 
car uf.cum utrifque > & Lombardi! adverfus eumf<edus percuffit y ac bella 
in Apulìam . Lombardiamque decreto , Legatum Montelungum pr<efé- 
cit, qui Populo! adbellum quacumque opepofjet adminiflrandum accen- 
dere/ . Hi e Bononiam primo , deinde Medi'olanum accejft V , atque utro* 
bitjue varia de inferendo bello confitta habuit ;E nello fletto Libro II. 
ne' Capi AI. , XII. , e Xlll. io moftrai, cofa del Legato Gregorio di Mon- 
telungo ne giudicaflero Matteo Parifio,ed altri Autori contemporanei . 
Laonde non mi fermerò qui per ripeterlo di bel nuovo, replicherò bensì 
un' altra volta , che il noflro Avverfario , ferina punto arroffìrfene , pre- 
refe né' riferiti luoghi, che la Santa Sede acquiftafle con l'opera de' fuoi 
Legati, e colla dedizione de' Piacentini l'alto fupremo Dominio fopra 
Parma , e Piacenza in tempi , che l'Italia , Voltate le fpalle all' Imperado- 
re,fi ritrovava immerfa in una fpaventofa univerfal* Anarchia per lo 
lcif ma nato fra Io Sacerdozio e l'Imperio , per la vacanza del medefimo , 
e per le arrabbiate Fazioni de'Guelfi, e Gibèllini ; E che pòi egli ha tanto 
d'animo per fcatenarfi qui centra l'Autor Milanefe, fol perchè cjuefli 
fcrifle , che morto Pier Luigi Farnefe, Piacenza reddiìt inplenam pòjjef- 
fionem C<e fari s , unita rtliquo cor pori Status Mediolani . 

Non è poi vero , che l'Autor Milanefe nella morte di etto Principe , 
chiamata dallo Storico Romano iin' atto fpaventofo , e nefando , abbia 
pretefo , che fi foffe potuto acquìftare traCriftiani alcuna ragione all' 
Imperio , e con titolo giufìo pregiudicarfi a diritti della Chiefa Roma- 
na; Equefta è una delle folite calunnie, che l'Avverfario va teflendo 
nella fua Storia contro un sì degno Miniflro, il quale meglio del fuo Ca- 
lunniatore fapea , eh' egli è troppo chiaro, che da fomiglianti atti non fi 
acquiflano ragioni, né lì perdono diritti da chi gli ha; Egli ditte bensì, 
ed io l'ho confermato eòi*' autorità degli Antori contemporanei, che cum 
autem Piacentini non ferrent gravèm modum imperandi Petri Aloyfii 
Farnefù , & ob alias grava caujas , qtias refert Comes Lojcbi ubifupra, 

tritci- 



BIond.Flav. 
Decadz lib. 
Jpag. mihi 
191. 



Ifloria Ri- 
mana pag. 
194. 



Iftoria R«- 



yu V Apologià del Domìnio Imperiate 

trucidato eodem Farnefio ,proclamarunt adlmperium . E dopo d'aver' 
efaminatoje nella morte fuddetta vi averte parte, o no Ferrante Con- 
zaza , iafeiata la verità a fuo luogo , conchiude ,che hoc certum eft, quod 
Pontificii poft mortem Petri Aloyjii credente! > quod Piacentini ob aver, 
fionem peculi arem , quam haberent adverfus Domum Farne ftam , tUm 
imperium fatti grave detreclarent t curarunt Civitatem dlam adjun- 
nere Pontifico Dominatiti , [ed experti funi , quod Piacentini Farne- 
fiumjugum excufferant , ut adC<efarem eorum verum Principem reddt- 
rent\ & quidem eo naturali jure , quo res femper clamai ad Dominum , 
ita Comes Lofchi uhi fupra, fcribens , l^uta^de Petri Akyfu ci* 
mafie Piacentina LIBERTA , IMPERIO >& fé fu b msffijje 'Caro. 
lo V. , quod idem refert Leander Alberti ,& Adrianm r , ubi quod provo- 
fttio Je fubjiciendi Pontifici nullum habuit plaujum,jed tatui Populus 
cum maxima Utitia recepii C^fareai coortei. Mortuo tgttur Petto 
Aloyfio reddiit Placentia in plenam pojfefwnem Coarti ,umta reli> 
quo e or pori Statui Me diol ani. r 

Ecco dunque, che l'Autor Milanefe da un atto coù fpaventojo ^ 
e nefando , a cui , come efaggera il fuo Cenfore , pojjono Soggiacere tutu 
manapag. ; Principi , giammai non pretefe , che fi fojje potutole quiflar e tra 
,4 * Criftiani alcuna ragione all' Imperio , e con titolo gwfto pregiudicar fi 

a % diritti della Chie fa Romana-, ma (blamente difle, e con > ragione ildii- 
fé, che morto Pier Luigi, e feoflo il giogo di CafaFarnefe .gridando i 
Piacentini libertà , Imperio; ritornarono fotto il Erminio di Celare, 
loro vero naturai Signore: e vi ritornarono con quella ragione, che res 
clamat ad Dominum. ... 

Quindi è,che ben non fcrìffe in quefto propofito il Duca Ranuccio JI. 
all' Imperadore Leopoldo : certe acla tempore fpoliifpohato non nocent, 
cum ipfejura fu a defendere non pofit; e molto mal' appropofito favello 
il noftro Avversario in quefto luogo, dicendo, eh' egli e troppo chiaro , 
che da quell'atto di ribellione fpogliat ivo , e proditorio nonrima\e Otta- 
vio fpogliato del fuopojfeff «W* e molto meno la S f de A P°J t0 J JC " del1 
«Ito Dominio Specialmente effendo cofa notoria , che tanto e fio Duca , 
quanto il Sommo Pontefice Paolo llhper via di Nuny , ed Ambaj eia- 
dori fecero inftan Z e , e richiami preffo V Imperadore per la re flit unione 
di Piacenza , prot eft andò , e moftrando , cb % era della Sede Apoftolica , 
e che in cofeenza egli non poi e a ritenerla. 

Jo dirti, che mal fcrifle chi fcriffe per parte del Duca Ranuccio, e 
più mal favellò l'Autor Romano , non pertantocon dir ciò preteli impu, 
gnare le conclufioni giuridiche, recate sì dall' uno, che dall altro ; mentre 
fo,ch'elie in attratto fono vere, ed abbracciate concordemente da' Pro- 
felibri anche del gius pubblico ; ma folamente m/intetì di non approvare , 
nèammettere l'applicazione al cafo noftro; conciortiache i Piacentini, 
gridando libertà t e Imperio , ed introducendo nella Città loro gl'Impe- 
riali , non fpogliaron" alcun legittimo e giufto portertore , né fecero verun' 
atto di ribellione , ne proditori* , ma reftituirono la lor Patria al vero Pa- 
drone, eh' era l'Imperadore, e l'unirono un' altra volta al Corpo dello Sta- 
to di Milano , di cui era membro antichirtìmo . 

Allora sì , che fecero i Piacentini un'atto di ribellione , e fpogliati vo> 
quando fottraendofi di propria aurorità dall'antico Dominio dell'im- 
perio Segregandoli dal corpo dello Stato di Milano, a cui furono legit- 

• rima- 



Sopra fa Stato di Póma e Piacenza* 



145 



timamentc uniti, mandarono a fettoporfi volontariamente a Giulio IL 
Né importa , che a quelli permettete Malfimigliano I. , e a Leone X. con- 
cedete Carlo V. il poteder Piacenza , e Parma , perchè tutto ciò fi fece da 
loro colle riferve , e cautele , eh' abbiam provate; non fmembrarono egli- 
no quelle Città dallo Stato di Milano, e dall' Imperio , con un' atto 
lìabil' è folenne , e molto meno cedettero , né ceder poterò l'alto fupremo 
Dominio Imperiale alla Sede Apollo! ica. Ma piuttofto sì dall' uno, che 
dall'altro Celare fi riferbarono efpreflamente intatte le ragioni dell'Im- 
perio. Quindi è, che avendo la Chiefa Romana per mera tolleranza il 
iolo , e nudo potelTo di Parma » e Piacenza , ed etendone rimafa la fovra- 
nirà agli Augufli di Germania, non fu per confeguenza lecito a Paolo III. 
farla da afloluto Padtone , e da Sovrano erigerle ipdipendentemente_> 
dall' Imperadore in Ducato; e molto meno gli era di ragion permelfd 
crearne contro la volonrà di Carlo V. Duca Pier Luigi , Principe a lui 
iofpetto , e nemico . Cotelia importantiffima circoftanza fi è inoltrata da 
me colla concorde tellimonianza di tutti gli Autori di quell'età; e per 
confermarla femprepiù vi aggiungo l'autorità di NatalConti(*),edel 
Cardinal Pallavicino (b) , il quale colla prova d'una lettera del Cardinal 
del Monte fcritta al Cervino il di 8. di Giugno del 1549. autentica quanto 
io qui foflengo colle feguenti parole. Niuna ragione v avrebbe laCaf a 
Farnefe ytion riputando peravventura t che'/ Pontefice l'avejfe rice- 
vute dati' Imperadore in forma , che gli fojje poi fiato lecito dif- 
porne fen^a il fuo beneplacito ; e quefti concetti parvero confermati 
aa Martino Alonfo . Sicché fé Cefare giudicò di non dover tollerar più 
olrre tal pregiudizio, cagionato alla fua Corona con una fimil'infeuda- 
zione,evolle con ogni prudenza riunire Piacenza , e Parma alloStato 
di Milano, pollo in grave pericolo da un vicino a lui così awerfo , e che 
fempremachinava novità perniciofilTìme ,non può per quello dirfi, che 
fpogliajfe la Sede Apoftolica dell' alto Dominio ,che mai non ebbe in 
elle Città, ma ricuperò quel eh' era fuo, e il Papa cade per colpa, e fatto 
propriodaquel tal qual poterlo , che Carlo V. gli lafciava fenza,che_> 
abbufandolene lo pallate in unfuo nemico con tanto pregiudizio di fé, 
edeilecofefue. E le tanto il Duca Ottavio , quanto il Sommo Ponte- 
fice Paolo IH. per via di Nun%j >c dì Ambaf ci adori fecero inftanie>c 
richiami preflo l imperadore per la restituitone di Piacenza, prote- 
flando,e mojirando y eh* era della Sede Apoftolica , e che in cofeien^a 
egli non potea ritenerle : Anche Carlo V. fece inllanze, e richiami per 
via diNunzj,e di Ambafciadori prete Paolo III., e'1 Duca Ottavio per 
la reflituzione di Parma, protellando,e inoltrando, eh' era del Sagro 
Romano Imperio, e che in cofeienza Sua Santità non potea ritenerla. 
R il pondendo Cefare sì al Papa , che al Genero , che amendue quelle Cit- 
tà erano Imperiali , e pertinenze dello Stato di Milano , e che le ragioni di 
quello apparivano evidentilfime , e che quelle, allegate da loro, non 
aveano fondamento veruno ; A tutte l'altre cantilene poi , che per compi- 
mento del Capo XIX. adduce Io Storico , fi è rifpofto adequatamente al* 
trovc , e colla Iteffa evidenza vi fi rifponderà ben tolta . 



<*) 

Natal. Coni 
pan i.lib.f. 

P«g- lì- 
(b) 

Ifìw del Con- 
dì. Ai Trent. 
lib.nxap.6. 

S. 1. 



CAP. XX. 



144 



L % Apologia dei Domìnio Imperiale 
C A P. XX. 



■ 



(a) 

Andreas 

Mamocen. 
HiJior.Venet. 
lìb. 6. ad 
ann. i J47. 

infine . 

(W 

Parut.ljtor. 
di Venex- lib. 
11.pag.798., 

e 804. 



Nel Capo XX. narra lo Storico Ramano i maneggi della Santa Sede 
con Carlo V. per la reftituzione di Piacenza ; ma perchè lo fa 
a modo fuo , e ommette quelle circoftanze , che provano 
Paltò Dominio dell Imperio [opra quel Ducato, 
come fi mofìra dalla Scrittura di Milano . 
giù pertanto fi difende il di lei conte- 
nuto , e fi ribattono le finiftre inter- 
pretazioni dell' Avversario . 

CI deferive lo Storico Romano nel Capo XX. lo ftordimento del 
Pontefice Paolo , e de fuoi Minifirì per l'atroce ajjaffinio di 
Pier Luigi , e pofeia per l'occupazione della Città di Piacenza , 
^curandoci , che fu tale , e tanto , che non permife di jpe dirvi fubito 
le neceffarie efpo fifoni alla Corte Cefi are a\ Ma lenza ch'egli s'affati- 
caffè molto per farlo credere, ognuno retta perfuafo da fé, che grande 
farà flato il dolore di Sua Santità per la morte tanto infelice d'un Principe 
a lui sì caro, ed anche per l'occupazione di Piacenza. 

Egli è vero però , che fé lo flordimento di Paolo III. non gli permife 
di fpedirvi fubito le neceffarie efpofizioni alla Corte Cefarea , non gli 
vietò di far fubito le più efquifite diligenze per unire centra Celare le 
maggiori Potenze d'Europa , e particolarmente il Rè di Francia , e la Re- 
pubblica di Venezia ; Anzi fé creder fi dee più, che all' Autor Romano 
ad Andrea Morofino , a Paolo Paruta, e a Giambattifta Adriani , per acci- 
dente così fiero non mancò d'animo il Pontefice, ma fi diede con tutto il 
penfiero a provedere quello , che più potea agevolare i di lui fini , i quali 
erano tutti indirizzati a turbare le cofe dell' Imperadore ,e a concitar 
li nemici, dicendo il Morofini {a) , che inter has vel belli ,vel infidia- 
rum fujpiciones Pontifex tantarum rerum indignaticne commotus , 
ira fuper dtatem.fervidus , injuriarum impatiens , denteo ad fadus 
Senatum invitabat:, Cafa illius apt/d Rempublicam Nuntium Patrum 
animum incenditi Lo fìeiTo conferma il Paruta (b) > il quale dice, che 
/lan do le. cofe in quefto fiato, il Pontefice ,& il Rè di Francia^ 
non ceffavano di tentar l'animo de' Veneziani , e gì invitavano a 
non voler tardar pia a dichiarar/i &c. Ma il Senato non era faciU 
mente per mover fi a prendere l'arme contro un Principe loro vicino, 
e potentijfimo , cofiituito allora nel colmo delle fitte grandezza > e prof pe- 
rita 8 foggiugnendo il medefimo Paruta poco dopo , che Paolo Hi. non 
celava at folle citar e i Veneziani y invitto dogli quando con promefje', 
quando. col mettere loro innanzi lo (pavento dell' armi di Cejare a 
prender ìnfieme.con lui la difefa della libertà d'Italia. 

■ Nulla poi ha che fare colla nottraqueftione,che il Cardinal Gian- 
Framefeo Sfondrati Legato Apoftolico prefj'o Carlo , uditane la novel- 
la, fenza riceverne avifo efprejjo a nome del Papa, flette non poco agita- 
to per non fapere in qual forma egli doveJJ'e regolare con ficurezza gli 
ttficj , che fare gli conveniva con l' Imperadore ÓV. E fé nientedimeno , 
effe ndo egli armato di gran virtù non rimafe perduto fui Campo . Fu 
degno quello Cardinale di molta laude , ma gli encooij , dovuti alla virtù 
di lui , non accrcfcono ragione alcuna alle prerenfioni della Corte Roma- 
na , a cui tampoco non I'accrefce il difcorfo,che l'Avvcrfario mette in 

bocca 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza 



I4S 



bocca a coterto Cardinale , allorché Io fa parlare col Vefc'óvo d'Arras >U 
quale procurava di renderlo perjuafo , che il tutto foffe accaduto ferina 
notizia di Cefare , e di più fenza precedente faput a del Gonzaga ;E fé 
fa l'Autor Romano dire, che quantunque lo Sfondrati foffe Vaffallo 
di Carlo , non ebbe riguardo veruno di rammentargli con petto facer do- 
tale , che l'avvenimento di Piacenza era ti più offervabile di tutti 
quelli, ne* quali aveffe mai egli doluto dichiarare il fuo. animo ali 
Vniverfo : Io poffo anche replicare, che Carlo feppe rifpondergli,c 
pcravventura con più efficaci, e fode ragioni di quelle, che riferifce il 
Cardinal Pallavicino (a) , da cui giacche l'Avverfario prefe in preftito li 
difcorlì , farti dal Nunzio Sfondrati prima al Vefcovo di Arras , e poi all' 
Imperadore,dovea anche fedelmente narrare le rifpofte , recate dallo 
itetì'o Pallavicino, e non confondere i tempi, e i fatti, come, fecondo il 
fuo coftume h anche qui. Laonde avanti di far proromper' erto Sfon- 
drati nelle iattanze, che orora udiremo, dovea riferir fedelmente tutto il 
fatto , come lo figurò il Pallavicino nella Tua Storia , dove dice : Giunto 
Sforma Pallavicino Inviato del Duca Ottavio a Ce fare , ebbero amen» 
due udienza dalla Maefìà Sua , e che prima entrò il Legato , & efpofe , 
che quantunque non aveffe lettere del Papa dopo il cdfo di Piacenza , 
nondimeno ricordava a Sua Maefìà , che quello era il più rifguardevole 
avvenimento , in cui ella dove (fé dichiarare il fuo animo al Mondo , e 
qutùce comparire l'ingiuria fatta dal Governatore di Milano , / meriti 
dei Duca Ottavio , e il fentimento , che n'avrebbe il Pontefice ; né altre 
parole , fecondo racconta quefto Storico, proferì Io Sfondrati , perchè 
i ubiro l'Jmperadore fcufando il Gonzaga, diffe, che amava come figlino- 
lo il Duca , e che l'avrebbe moflrato in ciòcche toc e affé al Duca folo , 
ma che non gli pareva doverne tener maggior fi ima di quella , che ne te- 
ne (le il Papa ^accennando ,che il procedere di queflo non invitava sé 
a beneficar il Duca. Dopoquefta rifpofta di Cefare ,e non già in conti- 
nuazione del difeorfo , come finge l'Avverfario:^ fi aperte il Legato 
a dire , che Sua Maefìà più volte ave a dato fimilì cenni (b) : onde egli 
non poteva in sì grave occcafione lafcìar di recarle al pen fiero , che non 
folo il Papa aveva rifiutate innumerabili opportunità di danneggiar 
gravemente la Maefìà Sua , ma che fatti bene i conti aveva fpefo in fuo 
fervigio la maggior parte delle rendite del fuo Pontificato ;e che a tali 
ajut't fpecialmente doveva Sua Maefìà quelf affoluto Imperio , che ulti* 
mamente aveva acquifìato in Alemagna , fenzache quanto ella poffe- 
deva in Italia , tutto era fiato per opera della Sede Apoftolica , a cui 
Sua Maefìà era più obbligata , che verun fuo Anteceffore . 

Chiunque ha qualche efperienza degli affari pubblici crederà benif- 
fimo,che coretto difeorfo dello Sfondrati fia una di quelle jattanze,che 
fogliono gli Ambafciadori inferire ne* loro difpacci, allorché vogliono 
informare il proprioSovrano di qualche parlata fatta da loro in affari affai 
gravi a quel Principe, appo cui rifiedono ; efaggerano eglino perciò vo- 
ìontieri , e moftrano di aver detto ciò , che mai non differo per acquietare 
credito di Miniftri di petto forte. Quefto miopenfiere vien confermato 
non folo da quanto io offervarò ben tofto nel ragionamento, che iecz 
allo fteffo fmperadore il Vefcovo di Fano del 1549. , ma ancoda quello, 
che qui riferifce il Cardinal Pallavicino, cioè, che il Legato profeguì , 
e così continuò il fuo difeorfo, intrecciandovi gl'intereftì del Concilio già 
aperto in Trento, mentre confeffa quefto Storico, che Carlo rifpofe rif- 

t petto 



Ifl&ria Ri- 
ntana pag, 
J96. 



fa) 

Pallavicitt. 
lib.xi.cap.%. 
S-9- 



Iflorla Ro- 
mana pag. 
197. 

(b) 
Pallavicìn. 
ìib locap.f. 









$|g V Apologia del Dominio Impvrìaìe 

fcetfo al Concilio quanto conveniva , e in riguardo di Piacenza , che tut- 
ìà¥ià.4élibefarondr»avea.e chedarebbe tofto una giulta, ed opportuna 
ùrovidenza i Apparite dunque chiaramente, che Cefare riipole adequa- 
tamente a tutto , quantunque non interrompere per atto di iua gran de- 
menza il difeorfò de! Legato. Fu iarifpofta breve, ma propria di si fag- 
SoTOhcipe. E s'ei più dilungato fi forte , oltrepaflato avrebbe le mete 
di quel decoro infeparabiledalladignità Imperiale; e ben fapea Carlo, 
che la maeftà del Regnante troppo* efpone , volendo in macerie r impor- 
tatiti rifpondere improvifameme a 1 ragionamenti premeditati da Mini- 
ìtri ftranìeri ; ficcome ognuno fa ,Che i Principi accorti fono accoft .umati i , 
kvantì rifponder, rifletter feriamente a quanto li vien rapprdentato , e far 
tìoi pel canWaVMiniftri intendere le fue intenzioni all'Ambafc.adore,che 
Sii parlò . Ct8! appunto al f Iferlrdél Pallavicino opero Carlo V.,c le paro- 
le dell'Autore foftoquéfte : tàmmerf intefo quello,cheha dettoti Lega- 
to a Sua Maeftà ,epoi il Signor Sforma Pallavicino ini omo alla i morte 
MSiì.DucaPierLuigi,ealfMceffo-diPìaenv 
fonde di nuovo efTergli difpiaùtluto tocctffo.per nfpetto di. &* ***'!*«> 
e fpecialmente del Cardinal Farnefe ,de1 Duca Ottavio , e di Matta- 
tnafua figliuola-, nondimeno Che il far provi/ione in tal cajo , oltra ti 
confederare le ragioni ,J» quali hanno MojJoD. Ferrante a procedere 
come ha fatto , e dall' altra handai rifpetn de: 'jopranominati >e ti pa- 
rentado conviene a Sua Mae^à d'aver ^.riguardo ali autorità jua 
Imperiale , edalla quiete d'Italia. E dappoiché [opra queftt punti J ara 
pienamente informata , fi contenterà , che fi comunichi a Sua òantn a , 
e frattanto or dinar à a Don Ferrante , che non proceda pm oltre , pur. 
che dall' altra parte fi faccia il mede fimo , fpecialmente avendo intejo , 
che in Italia , e fuori fi tentino pratiche in contrario &c 

Rifletta ora il Lettore, fé Carlo avrebbe lafciatodi far rifpondere 
per le rime alle milanterie del Legato , ogni qua unque volta queth 
avvanzato fi foffe a proferirle in fua prefenza ; quando dar gli lece ade- 
quata rifpolla a tutte l'altre circoftanze de'difcorii d e(To Legato , e di 
Sforza Pallavicino, facendo intender' e all' uno, e ali altro, che per ri- 
vivere di Piacenza conveniva aver ben riguardo ali autorità jua im- 
periale , la quale fopportar non poteva fomiglianti jattanze , maflime , 
che benfipotea confonderei rintuzzar tanta an.mofita cogli avveni- 
menti affai frefehi di Napoli , e di Genova, poiché teft.momanza aliai 
chiara ci fanno gli Storici di quei tempi della gran parte, che vi ebbe 
Paolo I II., rei fan n' anche capire fé fofTe Sua Santità innamorata della 
srandezzadiCarloV.per modo, che volefTe fpendere ria magg.or parte 
delle rendite del fuo Pontificato per acquargli lafloluto Imperio di 
tutta la Germania. 

Natal Conti narra didimamente i tumulti di Napoli , e la congiura 
dìGenova,edefcrivendo il fine, eh' ebbero gli uni, e l'altra conferma 
il mio attinto, e foverre tutto il fantastico difeorfo dell' Avvedano. Et 
dunque de' tumulti di Napoli dice le feguertti parole: Così dunque con 
jvaiai umm maravivlhfa delirerà furono acchettati i tumulti , ad inftanza , e be- 
ittor part. i. fZfcfo Ù Francia > affentendovi anche il Pontefice > Rilevati ; concio}- 
M.\pag ;S £ ache i f e u c ì f ucce fr t dell' Imperadore in Alemagna grandemente afflig- 
gevano gli animi dì amendue quefìi Principi yficcome portano le ragioni 
^de' Stati , e perciò il Papa , e il Rè giudicarono , che f Imperadore con 
fa riputazione acquifiata della vittoria Germanica ,e contante for- 



Natal Conti 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . 147 

Ze di groffiffime Città , e Popoli da lui foggiogatì doveffero poco dappoi 
a tutta la Francia, e l % It ali a-, formidabile divenire ; onde pensarono con 
i me v'unenti d'Italia impedire i felici fuoi progrejjì &c. E della congiura 
del Fiefco conchiude così (a) : le quali cofe effendo ottimamente da Pier (e) 

Luigi Far ne fé Duca di Parma , e Piacenza conof cinte , che configliato ?f m diS - 
dal Papa fuo Padre , nafeofamente le Partì Fr ance fi favoriva , fpinfe ' * * a& *' 
con occulte pratiche Giovan Luigi da Fiefco ad ammazzare il Principe 
Doria, occupare le Galee di Genova , follevare i tumulti nella Città , 
& aprire le Porte al Rè di Francia . Ne ci era dubbio per le caufefopra 
narrate , che in quefti tentativi non CI INTERVENISSE LA 
PERSONA DEL PAPA, talché fé ben gli antichi od) ,e le inter- 
ne difeordie de* Cittadini movevano ilFiefchì ad un cot al tradimento, 
nondimeno molto più lo infiammavano le grandi offerte , & onoratijfime 
prcmefj'e sfattegli dal Papa , e dal Rè di Francia , fé il trattato il de- 
filato fine confeguiffe &c. & Pier Luigi Farne fé dunque fomentando le 
P art i , e le F azioni di Francia , acciò la co fa fi maneggìaffe con ogni 
fojfibìle fegretezz* procurò , che le Galee del Papa f off ero vendute al 
Fiefco per andare (ficcome fi fpargeva la fama ) in corfo . Et conciof- 
fiache fi ritrovava allora ti Pontefice feì Galee pria , ma da' Francefi 
ali' Angui) ciola y poi dall' Angui fciola al Papa per dar colore alle cofe 
vendute. Equafico' medefimi fentimentiriferifee il Sigonio nella vita 
del Principe Doria la congiura del Fiefchi . 

Giambatrifta Adriani poi ci affìcura ,che iVmperadore aveva prefò AdrianMw. 
f degno ^che il Papa nel mezZ della guerra di Germania, e quando de' fuoi te m'- 
più l'ajttto gli bifognava,ne aveffe chiamate le Genti ,e benché i fei P' 1 lùt.pag. 
me fi , che durava la Lega fra loro , f off ero pajjati , avrebbe voluto , ? ? 9, ® fal- 
che di nuovo il Papa fi fojje obbligato a mantenere la guerra contra 
il Duca di Saffonia ,a Langravio Capì di tutti lì nemici comuni, e 
della Chiefa; La qual cofa il Papa non aveva voluto udire &c. ficco- 
me gli aveva anche negato la facoltà di vendere de' Vaffallaggì 
delle Chiefe di Spagna per la fomma di $oo.m. feudi con obbligazione 
dindennjzarle , affine di poter terminare la guerra contra i Nemici 
della Chiefa, come gli aveva promeffo il Cardinal Far ne fé dì manie- 
ra , che per quefto , e perchè l'Imperadore teneva per certo , che nel 
trattato del Conte del Fiefco Pier Luigi Duca di Piacenza aveffe te- 
nuto mano ? come per molti fegnalì fi conofeeva ,ne fojfe fiato Auto- 
re y fi era feco fieramente adirato y & aveva apertamente detto al fuo 
Nunzio , che non aveva maggior nemico al Mondo , che V Papa . Onde 
efto vedendolo così grande , & avventurofo in quefta guerra di Ale- 
magna , n'era fortemente ìnfofpettito , e ne temeva > e cominciava a 
tv attener fi con Francia , e faceva prova di tirare ì Veneziani , e quel 
Rè , & altri Potenti a dover fare una Lega per difender fi dalla po- 
tenza dell' Imperadore , la quale egli molto magnificava , dicendo, 
che ciafeunoyche aveva Stati , ne doveva temere . 

Quanto fofle l'animo del Pontefice propenfo a favorire la gran* 
dezzadiCe(are,ce lo atteftano due inugni Storici Veneziani, peraltro 
non molto parziali delle ragioni dell' Imperio, e fono il Paruta (b) , e'1 Parma ìftw. 
Morofini , che pofiono da ognuno riconofeerfi : il primo francamente ci hb. 1 1. fot. ' 
anerta , cb<t le gelofie nate fra il Regno di Francia , e quello d'Inghil- 796. pan. 1. 
terra dispiacevano molto. a chi temeva la potenza dì Cefare , e che > 
[opra gli altri ne fentt grave moleftia il PONTEFICE , come quello , 

t z che 



(a) 



H % V Apologia del Domìnio Imperiai* 

che non pur per lacaufa comune, ma per privati interejfi , ancora 
Regnava ci l'armi Francefi di porre freno alla grjnf^à^ 
Care- però deliberò dimandare in Francia ti Cardinal di San Giorgio 

Bolozva veni foro ì Prelati Francefi* ma m effetto per altri atverjt 

fiSm ^citare il Rè a volger' i uoi penfieri ^opp^fiaU^ 

%Z£%& diCefare ferendogli W^TéSS^M^oÈt 

(a) E il Morofini (a) dopo d'aver barralo ><he >1 Card ™M P^™ * bue 

tom Arnbafciadore del Rè di Francia non potendo con *utta efficacia de a 

ftj ,# * flSSSBStt trarre quella Repubblica ^^XfÉ^^Sé 

i9 ' (iettò Rè e a collegaffHnfieme con.tra. l'Imperadore ,. ioggiugne , cne 

iSèSS^aS^^ Romam CarAinahscontendit, Pontificemque 

vertens , ne Regi s cauff<e ulta in parte deeffe videretur P™»f e 

ZfZadfJ, ineuìdumPatres ¥^«zM$È7hcZ 

Jcantem Florentinum exulem Venetias mifit,ut de Pontjc t tnGal 

lo, animo Patres doceret , atque.rurfus de federe negotio mJUtuto > 

à proposta abdttcere fententìa mteretur •. h*tdìnaì Pallavicino 

F Dopod'aver lo Storico Romano collajuro del Cardinal ^Uav'cm 

fatto favellar' a modo fuo il Cardinal Sfondati , grande che Io te ce, 

iJloriaRo. come alle occorrenze fan fare i degni Ecdefiaftic^ «gM^j* 

Zna pa g . nan<t agU occhi Dio folo , e la pura venta, e non ir '&*»«"*« > > 

»s£ '97- S'introduce a narrar' i maneggi , che per 'a reftituz.one d Maccnza lece il 

Pana con Carlo V. Equi deferivendo le Ambascerie del Duca Ottavio, 

del CarfkiafFarnefc ,e di Paolo III. mandate alla Corte Imperiale , ci fa 

hlxrlXe ne Breve aCarloV.gli.Ucàfori di Pier Lmgifono chia- 

ta^MalPa^ 

T^^t^^SicU , e a'Traditoridel proprio Principe ; ecfae 

krloaìle lapprefentanj fattegli fi efprefft t.cFera fa*»%°M 
candire piuttofto ,che di pogliare. laChiefa,e l V"™°"« V J°>"' 
Ztttendofi intanto al fuo Cancelliere Nicolò Perenotto Signore di G, a- 
mela, già prevenuto dall'opera del Gonzaga. Pontefice 

Cinqui non v'è gran male: ed è *^^*&* gK^ffi 
nonpotea.nèdovea far' altro elogio ag iUccifon del Figho, ,fc non q U d 
che qui riferifcerAvverfario;egli però non prova, che Pier Lu gì tot e 
Prindpe legittimo de' Congiurati Piacentini .potendo ^erTere quelli /«W. 
T&^enon traditori del. proprio Principe, Non dovea poi dalla 
pietà,edallaclemenzadiCarlo afpettarf, alle <*$d»W«*^ 
altra efpreiT.one , che quella ,di che era fuo animo d'ingrandire piuttoflo 
che dì fpoglìare la Chiefa , e'I Duca Ottavio ; Fece creilo Ce are vera- 
mente Auguflo fempre così; ei in ogni occaf.one benefico non folo la Sede 
ApoftolicaUa la Cafa FarneTe , nella quale era entrata come Moglie 
d'Ottavio Madama Margherita fua figliuola, anzi colmo fempre di gra- 
zie ogni fuo buon Va(Tallo,efervidore in tutto quanto gli erapromeflo 
dalla giùfriziaye dalla prudenza, falva pero la dignità dell Imperio, e 
fenza pregiudizio de' di lui diritti , de* quali egli era tenaciffimo . 

. E quantunque ritenere Piacenza non ifpogl.o ne la Chieia ,ne ,1 
Duca Ottavio, perchè rirenne una Città, che non era d altri , che dell 
Imperio: e il Padre del Duca Ottavio non la poffedea legittimamente* 
ma vi era flato intrufo contro la volontà di Cefare , come già retta. 
provato. Tutt0 



Sopra, lo Stato d'i Parma e Piacenza . 



149 



Turto il male Ita nel racconto, che lo Storico Romano fa, dopo 
dVcr LKkricte le fuÌLktte Ambafcierie ,e recitate le parole del Breve di 
Sua Santità , e particolarmente ivi , dove dice , che finalmente il Ponte- 
fice riebbe in rìfpofìa , che l'Imperatore avrebbe ricompensata lcù> 
Chic] a di Stati equivalenti a Piacenza , rimettendo in arbitrio di 
Sua Santità il nominare quello , che le foffe in gradò ,fen^a che ella 
dovejje rimanetene dai pubblicare le [uè ragioni [opra quelle Città 
per dilucidazione del vero , nel qual cafo egli ne avrebbe fatta uri 
intiera , e pronta reftit unione . 

Quello racconto fé rmn è dall' A vverfario inventato tutto di pianta , 
per lo meno egli affatto s'oppone agli Autori da lui citati, e particolar- 
mente al Paruta,e al Cardinal Pallavicino, come lo provai nel Capi- 
tolo Vili, di quello Libro, e mi veggo obbligato ripetere qui un'altra 
volta il già detto per ifcoprirefempre più le fallacie déll'Àwerfariome- 
delìmo . 11 Parura (a) dunque altro non jiferifce : fé non che Cefare no- 
triva con incerte jperanze varj penfieri pelT animo del Pontefice ,- e 
del Duca Ottavio in modo y che gli teneva irrefohtti .e fofpefi?quan-; 
do proponeva partiti d accordo con ricompera di Stati in altrè-par- 
ti, quando diceva voler , che fi ve de (fé di ragione , fé la Chiefa ■ i q 
1 Imperio ave fi ero jopra quelle Città pia legittima pr et enfione , e talora" 
moftrandofi molto alterato , in luogo di refìituìre Piacenza > diman- 
dava , che gli foffe reftituita Parma con gravi >e fevere protefìe \ma 
in jomma da chi penetrava più adentro de' fuci penfieri , compren- 
de^ , eh 'e egli voleffe cori q uè fa incertezza di cofe tenere involto in 
perpetui dubbj il Pontefice 'giA effendo rìfolufo in fé flèffodi non ce- 
dere in ver un modo la Città di Piacenza , come molto opportuna allo 
Stato di Milano. 

. j- Il Cardinal Pallavicino (b) poi racconta , che ritornato Giulio Orfi- 
no m Germania ricevette in rifpofìa a nome dì Cefare dal Carie ellter, 
Granitela , dal Cardinal MadruCcio , e da Frate Pietro Soto Confeffo- 
re 3 che veduto ,6* ej aminato ciò >che il Pontefice in Roma ave a mo- 
K a !°- a A ¥>**$'* & Sua Mae fi à , fi era ritrovato , che la Chiefa , e\ 
gì Inve fitti da ejfa , non avevano alcun diritto ne in Piacenza t né 
tn Parma , nondimeno t che l'imperadore avrebbe mandato al Pont e- 
fice un juo Gentiluomo , chiamato Martino Alonfo del'Rìo con propofie 
di convenir' il temperamento : che non fi era veduta ragione auten- 
tica a favore della Chiefa fopr a quelle due Città , e molto più chiari 
ritrovar/i per amendue i diritti dell' Imperio , i fondamenti di ciò 
non erano efprefji nella Scrittura , ma per quanto fi raccoglie altron- 
de »e che può baflar come un cenno in racconti d'altra materia , con- 
fifievano per effetto nel pref apporr e , che quelle Città innanzi MaJfimU 
gliano f off ero membra del Ducato Milane fé y e in ritun modo apparte* 
nejjero allo^ Stato Ecclefiafììco , non producendofi autentiche le dona- 
zioni de'pìu antichi Imperatori : le quali dalla Se de Apofiolica erano 
allegate * eh e non avefie potuto M animigli ano nuocere a Sue ce ff ori t e 
che il contratto di Carlo, con Leone foffe conceputo con parole , le quali- 
per mette fiero al Papa bensì, la conquifia , fi poffeffo di tali Città , le 
quali allora erano tenete da] Francefi. , ma non gli aggiugnejfero 
nuovo titolo jopra il Dominio. Éfibiva indi la Scrittura a nome di. 
Cefare , che riferbandofi. illefe le ragioni della Sede Apofiolica , e dell' 
, fopr a le quali fi s vedeffe dipoi nella forma conveniente , affe- 

gnarehbe 



JJtoria R$- 
matta pag. 
198. 



Venuta lib. 
li.pag.$o$. 



(b) 
Vallavic.lib. 
11 cap.i. 






1*0 V Apologia del Domìnio Imperlale 

marette ad Ottavio per modo di gratificatone > e dove confignajje 
anche Parma in fua mano quaranta mila feudi d entrata m Regno 
di Napoli : al che non era mai giunto il frutto di Piacenza , e di 

P ^alla^imonìan2a dunque di quelli Storici , non parziali dell' Im- 
perio .vede il faggio Leggitore . che l'Imperale non ebbe mai .r .animo 
di ricompenfare laChiefa di Stati equivalenti a P'™n*>™* r * 
mettere* come va i de andò V Avveri arto ,m arbitrio d *S«*S*«™** 
nominare quello, che le f offe in grado, ma folamcnw ^# #g nare al 
Duca Or/Iwo( Marito di fua Figliuola)** via di &«&*"">' 
dove confegnafTe anche Varma in fua mano , quaranta mila Jcuds 
d'entrata nel Éegno di Napoli. vjJbJ*** *<* 

Seguita lo sforico Romano ad alterare il fatto, e tip tfeando -e», 
che difle ne' Capi antecedenti per ifchermirfi dall' automa dell Adnam , 
lft*W ripete -, che tornato a Roma VOrfini , e raccojtifi ^ mi fondamenti 
TX ** più frefehi de' diritti della Chiefa, i quali doveam > Wf"P< "J'"' 
'**' tifi azione delle fue ragioni , e per movere ^^J^^Tdta 

YrefììtuirequellaCittàifu comunicato &™* d *^* r £?£ À 
gli quella rifpofta , che pubblicò pò eia Girolamo Rufcelh /opra una 
tritura partita al Papa in marne di Carlo V. da ^Zit£tì 
feniche ne meno per ombra vi fi faceffe la ricerca de *«*»}*£«* 
dall'Adriani , ani) dichiarando , e profetando ti Pontefice tn ejja 
Scrittura di non voler' entrare per vìa di giudici*- c , 

Nell'ottavo Capitolo di quefto Libro , come .0 diffi Pocofa^li ribar- 
tono ad evidenza tutti quefti artificio» impatti . Onde qui fo amente re- 
plicherò un' altra volta , che pur troppo fi fece ricerca de_ titoli , eli pre- 
ferirono per parte della Corte ^JJ^»tf23ffivS 
verità però è, che come ingenuamente lo confetta il Cardinal 1 ^aNavici- 
no nonfi pr^duffero autentiche le donazioni de' pi* etichi Impera, 
dori, le quali dalla Sede Apoflolica erano allegato eh e nonave&e 
potuto MaJTmigliano nuocere a'SuccejJori>e che il "«"«"'f,™™ 
con Leon fofe conceputo con parole , le quali P^rnetteferoal Papa 
bensì la conuifta , e'I pojfeffo * tali Città, le l«f t ^<™£ 
tenute da' Francefi , ma non gli aggiugnejfer nuouo titolo j opra il 

^Queftodifcorfo, e quelle eccezioni, che allora fi fecero alle preten- 
di deìla Camera Apoflolica , le ho autenticate, e «J^^^g^ 
f a) dentemente negli antecedenti Capito i; Peraltro lo fleto S-gno Celare 

CafLc*» Campana (a) , tanto magnificato dall' Avversario , confetta egli pure, 
pa.vitadtFi- cht Sua Beatitudine con quefìe condizioni fé mettere injteme alcuni 
/p n 47.3. c p} che p)u piffero fervire all' intenzione propofta , molti altri 
l::;*' 1 ' afàandodlparte'efuLo prima ^A^*^^*^fi 
Pg J ({migliano Avo paterno dell' Imperadore allaChieja Unno i 5 u. nel 

tempo del Pontificato di Paolo //.(vuol dire Giulio II.) colconjenjo 
del Re Cattolico Avolo materno d'effo Carlo >e che ciò era fiato con* 
fermato nelle Capitolazioni , fatte l'anno i^i. con j uà propria Maeflai 
di ciò fu moflrata ogni autentica Scrittura all' Ambajctadore dt Ce- 
lare per foddisfare alle richiefie di luì , che fi conofeevano nondime- 
no effete prolungamenti >e cautelofo procedere per far naf cere nuove 
difficoltà : E coù pochi giorni appreso fu conofeiuto ciò epre veri}- 
fimo perchè fece rifpondere al Vefcovo dt Fano , & a Giulio Orfino , e 



Sopra lo Stato dì Fttrvia e Piacenza . 



151 



mandò a 'Roma per Martirio Atonfo i the non gli era moflrata cofa 
Mittenti fri yucche miglior non fodero le ragioni dell' Imperio [opra 
rfQt ; che poi la verità Ila tale , bollo io fatto vedere con indubitate 
prove , e documenti maggiori d'ogni eccezione. 

A /uè non reca maraviglia , che l'Imperadore per torli d'impaccio 
top la Cene Romana ,e molto più per aderire alle calde preghiere della 
Figliuoli >ciìeri(Te al Duca Ottavio' un' equivalente, e maggior* entrata 
ne'luoi Regni; anzi quello io l'accordo : quel però, che fopramodomi 
iorprende li è, che il Romano Sofifta in autenticazione di tutto ciò abbia 
tanto animo,e tanto di cuore d'addurre il Foglietta,il di cui racconto met- 
te tutto in iicompiglio il fuo iiftema , per tirarne dipoi una falfnTima con- 
feguenza;s'io non dico il vero,afpramerrte mi corregga il Leggitore : 
prima però di condanarnii, oda egli l'Avverfario,e poi tutta la narra- 
zione del Foglietta , il quale , come Scrittore poco ben' affetto a Carlo V., 
e tutto confidente della Corte Romana , e tefìimonio,dirò così, di vedu- 
ta, merita in quefto cafo. tutta la fede. L'Autor Romano dunque dice 
cosi : Egli però ( cioè Cariti V. ) che avrebbe voluto ritener fi Piacenza , 
óltre volti? fi avvoAzò a dire > che Parma emendo Inutile alla Chie- 
\c t, fen^a e (fa avrebbe desiderato d'aver* anche 'quella : e in tal cafo 
cfftriva in uno , più Reami altrettante Signorie iti ricompenja ,le 
ciurli non follmente rendeff ero quanto gli Stati di Parma ,e Piacen- 
A codici mila doppie di più \ il Foglietta lo riferifee con quefte 
parole: Chef arem TOT DJTJONJBVS fivè in uno s five in phtribus 
ex Regnis juii malìnt , rem cempènfaturum , quamm vecligalia non 
n;cdo fa , qii<c ex Placentia , & Parma percipiuntur , <equent , [ed 
dv.odcàm miìlibus attreornm nummum fnpérent \ quefte replicate offer- 
te di eguale , e maggior ricompenfa ci fanno comprendere un chiaro 
concjnmento di non poterfi tenere quelle Città a titolo di apparte- 
nere all' Imperio . 

Ha veduto il Leggitor da quelle quattro parole del Foglietta , qua 1 
taHiicciolaconfeguenza n'abbia Caputo tirar lo Storico noftro; egli oda 
ora rutto il difeorfo del Foglietta (a) , perchè panni molto a proposto 
per intendere , quali foriero i negoziati , che allora fi fecero per Parma , e 
Piacenza : cofa proponefle , e provarle la Corte Romana : e cofa rifpon- 
detfe , e niofìraffe Carlo V. per abbattere le contrarie ragioni . II Foglietta 
dunque dopo d'aver narrato il modo , con cui Piacenza ritornò al Domì- 
n"unio dell' Imperio, e confermando quanto già fcriffero tutti li fuddetti 
Autori contemporanei ,e l'efficacia dell'arti , ufareda Paolo III. per unir 
l'Europa a' danni di Cefare, dice, che J „ Hac fpe deftitutusPauIus,ad 
„ illud Confilium ,quod reliquumerat «Csefaremfibi placandi ,ne- 
„ cefario convertitur. Csetcrurn commodius vifumeft ,per Nepo- 
„ tes rem tentare . Mittitur igitur Margarita*, &Nepotum nomi- 
„ ne ad Casfarem Julius Urfinus . Quicum in ejusconfpeótum ve- 
J5 nifiet, deplorata primum miferabili Petri Ludovici cade, fé à 
,, Margarita, & FratribusFarnefiis miiTum dieit,oratum,utFar- 
,, netìos,quos in fidem acceperat,quinetiam affinitate fibi junxe- 
„ rat,miferos,& orbatos , tuendos fufcipiat,ac Placentiam illis 
., imperet redimi. Comiter& blande accipit Urfinum Csefar ,be- 
., n?gneque refpondet : bono animo fint Famedi ; fé fé enim illos 
:> Filiorum loco femper habiturum , ncque ope fua unquamdefer- 
„ turum. Quod ad Placentiam attinebat, ad Granuelanum homi- 
nem 



Ifloria 2?o- 
tnanapag. 
199. 



fa) 
Foìietta de 
cade Petri 
Ludovici 
Famef. pag, 
9 3+ »&/*?• 



jjì V Apologia del Domìnio Imperiate 

„ nem rejicit. Granuelanus abUrfino aditus longe alia orationc 
„ hominem accipit. Perfidiarci enimPETRI LUDOVICI gravi- 
a> ter incufat,à quo occulta Confilia cumGallisCaslaris in Italia 
„ evertendi agitata funt,ea omnia emanaffe acCaefari piane effe 
„ comperta. Nequeverò injuffuPontificistantasmoliri aufurum 
„ res , quas fine illins opibus ne exequi quidem potuiffet : quin 
3 , immo cui non apparere,Pontificem ejufmodi confilia jamdiu 
„ animo volventem, ideò Csefarem ad bellum in Germania fufci- 
„ piendum hortatum effe , ne Caefar tanta negotiorum mole impli« 
„ citus , res Italicas refpicere poffet , ac proinde iter fibi ad cogitata 
„ perficienda expediret? Urfinus,non fé adPetrumLudovicum 
„ purgandum miffum , dicere , neque ea fé à Farnefiis mandata ha- 
„ bere , fed ad ipfos Caefari commendandos,qui, qualifcumque 
„ tandem Petrus Ludovicus fuerit, egregiam ipfi & finceram fidem 
„ erga Casfarem femper coluerint : proinde quum ipfi extra omnem 
„ noxa" fint non debere Petri Ludovici confilia, qualiacumq;fuerinr> 
„ ipfis fraudi effe . Mare proinde,ut Placenria illis reftituatur . Hic 
„ Granuelanus dicere : PLATENCIAM ET PARMAM NO- 
„ T^E DITIONIS MEDIOLANENSIS SEMPER FUISSE, 
„ QUy£ DITIO SIT JURIS ROMANI IMPERII : neque 
„ fidem CtEfaris aut juftitiam ferrc,ut is JURA IMPERII IM- 
„ MINUAT, quas contra amplificare debeat. PLACENT1AM 
3 , igitur nullo modo reftituturum ; quin contra poltulare , ut PAR- 
„ MAM quoque CASARI TRADANT. Io 1 fi facefe in animum 
„ inducant,CsefaremtotDitionibus five in uno,five in pluribus 
„ ex Regnis fuis malint , rem compenfaturum , quarum vecìigalia 
„ non modo ea ,quae ex Placentia, & Parma percipiuntur, asquent, 
t> fed DUODECIM millibusaureorumnummum fuperent. Ur- 
„ finusadCaefarem reverfus negat ,Pontificem Parmam unquam 
3 , traditurum , aut compenfationem accepturum ,quum priefer- 
„ timillud conftet , PLACENTIAM ET PARMAM IN JUS 
„ PONTIFICIUM MULTIS ABH1NC ANNIS CESSIS- 
„ SE . Negare id Caefar , feque paratum dicere , ut res per Judiceni 
a, cognofcatur , aequorumque Judicum fententiae Iibentiffime fe_» 
„ ftaturum , confirmare. Urfinus refpondere : jus effe, ut eiecìi 
3 , prius in poffeffionem reftituantur ; deinde res in judicium vernar. . 
„ Nihil opus effe, refpondere Caefar, tot ambagibus: nam C\ FA R- 
„ NESII ETIAM SINE JUDICIO DOCEANT PLACEN- 
„ TIAM ET PARMAM IN PONTIFICEM TRANSLA- 
„ TAS , fé fé Placentiam illieo reftituturum ; ejus rei fé fidem 
„ dare. Cum hoc refponfo,quod de fcripto datum fecum tuiir, 
„ dimittitur Urfinus. Cui etiam Caefar dedic ad ipfum Pontificem, 
„ humaniffimè,&peramanterfcriptas:quae res illis initium fuic 
3t literas inter fé dandi, quo officio pofteasdem Petri Ludovici uter- 
3 , que abftinuerat ,Legationerenuntiata JiterifqueCaefaris Ponti- 
„ fici redditis,iterumrevertitur Urfinus, dato mandato, ut inftec 
„ de PJacentiae reftitutione, quae haud dubio cum Parma, podquam 
„ oppignorata fuitex novofaedere translata fit in Romanam Eccle- 
„ fiam:TABULAS fé interea fxderis , & TRANSLATIONIS 
„ perquifituros , exemplumque iIli,quodQefari oftendat, rranf- 
„ miffuros. PauIoqucpofttabulisinvcntis,adUrfinumexempluiu 

mieti* 



Sopra loStato di Parma e Piacenza \ 152 

», mittitur. h illud Carfari oftendit,ac promiffi fiderò implorar. 
„ Caefer L^TARI SE IN PRIMIS , dicit,FACULTATEM 
» SIBI EX EO FEDERE DARI , QUA , SINE INVIDIA 
„ RERUM IMPERII ALIENATARUM , FARNESIIS, 
„ QUI FILIORUM CARITATEM APUD SCORTI- 
li NEANT , GRATIFICETUR : quamquam fé fé ejus faederis 
„ haudquaquam memoreni effe : ncque id mirum : nam tum , 
„ quum fancitum dicatur , le in media adolefcentia, juvenilibus 
„ cogitationibus,aclu(ìbus animo diftento,neque rebus gerendis 
„ vacante, omnibus, quaecumque ad fé Scriba; ,& Miniitri defer- 
„ rent,fubfcribere folitum , plerumque ignarum,quae in fcripto 
„ continerentur . Mendozae igitur, Legato fuo apud Pontificem , 
„ quitumeratfenis,perliteras mandat , UT TABULAS FvE- 
„ DERIS INSPICIAT, AC SI IN ILLIS PLACENTIA, 
„ ET PARMA ECCLESIA ROMANIE CESSUM SCRIP- 
„ TUM SIT , PLACENTIA E VESTIGIO FARNESIIS 
„ RESTITUATUR; URS1NUS cum iismandatishetusrever- 
„ titur > rem confeclam putans : atque in itinere literis Caefaris 
„ Mendozae feni redditis,illoComite Romani pervenir. Romas 
,, faedus Mendozae oftenditur non inTABULIS IPSIS ARCHE- 
„ TYPIS, in quibus Caefaris Chirographum e(Tet,fedCodex,qui 
„ in mole Adriani adfervabarur ,in quem jura Ecclefiae Romanas 
„ delcribi folent. In hunc teftibus praefentibus ,& complurium 
„ ScribarumChirographo,defcriptaeerant faederis rabulae; A rche- 
„ rypi inventi non funt fama cu (ma non dice da quaV Autore) 
„ Clemente Pontifice motivo 1 dove a almeno dire il Foglietta, 
„ che ciò avvenne nel facco di Roma)Scr\bam illius quemdam 
„ ( E chi mai crederai che autentici [ornigli anti a queftofi lafcino 
„ in balia d'un Notajo}) Neapolieastabu!as 5 quae erant apud fé 
„ (che inverofimilitudine ) Carfari occulto tradidiffe. Cujus gra- 
„ tiameofa&o capransMendoza,re infpecta ac JurifperitisCon- 
„ fultis,de eorum fententia refpondet : fidem nullam habendam 
„ Codici, aut Tabulis, Gufare non monito , ncque ejus Legato 
„ adhibito , defcriptis , nihil igitur fé facere poffe , nifi Csefare Con- 
„ fulto. Tertio igitur ad Caefarem mittitur Urfinus, qui nihil im- 
„ petrare potuit , Caefare femper excufante. FIDEM SUAM 
„ NON FERRE , UT RES IMPERII ALIENET. 
Se volea dunque il Romano Critico ftar'attaccato al difcorfodel Fo- 
glietta, ed al fentimento di quanti fcrifTero allora cotefti fatti, dovea 
con ingenuità , e candidezza d'animo , piurtofto dire, che quefte generofe 
offerte ci fanno comprendere l'animo di Cefare, inchinato a beneficar' il 
Duca Ottavio , e a torre al Papa ogni pretefto d'inquietar' il fuo Imperio , 
e d i turbare le cofe fue in Italia , come fé ne dimoftrava Paolo oltremodo 
vogliofo per il panico timore,da lui conceputo a cagione delle profperità, 
e della grandezza di Carlo , ma molto più per la brama , che avea di ven- 
dicare della morte di Pier Luigi : al qua! fine atteftano il Parura , il Moro- 
fini, l'Adriani, Natal Conti, e quanti fcriffero i fucceflì di que' tempi, 
che follecitava il Rè di Francia , e la Repubblica di Venezia a collegati 
con efTo lui per fargli un'afpra guerra , e fcacciarlo d'Italia ; Inoltre con- 
ferir dovea il noftro Avverfario,che l'Imperadore facea anche quefte 
offerte per guadagnarci tempo dal tempore meglio ftabilire la quiete 

u d'Italia, 



1 54 V Apologia del Domìnio Imperiai? 

d'Italia , come riferirono i medefimi Scrittori , e non mica per il conofci- 
mento , in cui egli foffe di non poter ji tenere quelle Città a titolo d'ap- 
partenere all' Imperio ; perchè egli veramente era in pieno conolcimen- 
to , eh' effe lappartene (fero all' Imperio , e non alla Santa Sede : e di ciò 
più epifc^olte fé n'efpreffe non fohmcnre con Paob III. nella Scrittura , 
fattagli prefentare da Martino Alonfo del Rio fuo Gentiluomo , ma con 
Leone X., e con Clemente VII., come fi è fatto concludemente vedere 
dame negli antecedenti Capitoli. 

Sono pertanto tutte vifioni dello Storico Romano i difeorfi , che-» 
fuppone fatti dal Vefcovo di Fano a Carlo V., come di fopra moftrai, 
che fu chimerico il ragionamento del Cardinal Sfondrati , e troppo auda- 
ce farebbe flato quefto Prelato fé fi foffe avvanzato udirgli intrepida- 
iftoriaRom. mente , ch'egli moftrava d'autenticare Yaff affinamento di Pier Luigi 
pag. i w . p a dre di fuo Genero Ottavio , e che veggendo in tal guifa apprezzate 
le ragioni della Sede Apoftolica , egli citava lui , e'I Granitela fuo Mi- 
niftro a comparire trafei mefi innanzi alTrìbunale dì Dio , ove ancor* 
egli bramava d'effervt per montare al cofpetto del fupremo Giudice il 
torto, che SuaMaeftà avea*di tenere occupata Piacenza Patrimo- 
nio della Cbiefa . 

II Cardinal Pallavicino , che a genio della Corte Romana racconta 
molte minute particolarità, e che riferifee il difeorfo del Cardinal Sfon- 
drati , neppur fa un folo cenno di quefta , non intrepida , come lo chiama 
Io Storico moderno , ma piuttofto arrogantiflìma declamazione, indegna 
d'un'Ecclefiaftico , ed ingiuriofa ad un Cefare Romano , il quale non ne- 
gava di far ragione alla Chiefa, quando l'averte; che fi offeriva dare al 
Duca Ottavio ciò, che non era obbligato dargli, e che fi proteftava di 
non volere pregiudicati i diritti della Sede Apoftolica, né dell'Imperio; 
d'un Cefare , il quale folamente bramava foddisfare la fua cofeienza con 
l'occulare infpezione delle ragioni, e de' documenti, in cui fondava la 
Sede Apoftolica il fuofuppofto antico fupremo Dominio nelle Città di 
Parma , e Piacenza ; e cotefta prova con molta giuftizia la chiedea Carlo, 
perchè ciò, che infino allora fi era moftrato, nulla concludeva a favore 
della Chiefa , ma fempre più confermava l'antica innegabile fovranità 
del medefimo Imperio in effe Città ;ficcome nulla concludono tutte le 
prove, e quanti ritrovamenti hafaputo l'Avverfario accozzare fin qui , 
per dar corpo alle fue ombre : e mi lufingo,che nulla di più fi farà pro- 
dotto allora di quello, che fiafi allegato ora per abbattere il fupremato 
Imperiale in quelle Contrade ; e quando mai il Vefcovo di Fano difeorfo 
aveffe a Carlo V. con quel coraggio, ufato dal Scrittor Romano in tutto 
il progreffo della fua Storia , non meritarebbe ne applaufo , né laude, per- 
chè in vece di declamare allaprefenza d'un sì gran Principe con forme 
tanto improprie , meglio farebbe flato, eh' egli con la forza delle ragioni , 
e con l'evidenza degli atti pubblici , gli aveffe fatto conofetre la giuftizia 
delle pretenfioni del Papa : in cotefto modo avrebbe fatto impreflìone 
nell'animo d'un Monarca giufto,e magnanimo, e non già citandolo a 
comparire tra fei mefi al Tribunale di Dio , il quale certamente non avea 
conceduto al Vefcovo di Fano l'autorità, né la giurifdizioned'affegnare 
a Carlo un termine tanto perentorio ; anzi prolongando S. D. M. per più 
e più anni a Carlo la vira, eh* egli poi fini in un fantiflìmo ritiro con efem- 
piodi rara pietà, fenz' aver però reftituita Piacenza , fa vedere, che la 
citazione del Vefcovo di Fano, fé vera » fu uno trafporto di cieca paftìonc 

e non 



Sopra io Stato dì Parma e Piacenza» 155 

e non un vero zelo di giultizia ,edi religione; e ben fi comprende efler 
veriffimo , che fomiglianti efaggerazioni fervono mirabilmente bene 
per intimorire le Perfone l'empiici , e fuperftiziofe , ma non chi intende , 
e chi la d'aver ragione, e di operare giustamente ,non temendo mai di 
comparire innanzi al Tribunale dell' Altiflìmo chi mifura le fue opera- 
zioni colla regola del retto, e chi le guida colla feorta della medefima 
giultizia ; e ogni uomo Cattolico , e di Cenno , fa > che fenza eflervi citato, 
ci dee o tardi,o tolto comparire avanti un Tribunale sì fpaventevole , 
per dar conto delie azioni fue, e fa ancora , che quel giultiffimo Giudice 
già lì p roteilo , che Ego jujlitias judicabo . 

Alle altre dicerie, contenute in quefto Capo, non occorre rifponde* 
re , perchè nulla concludono , né provano quel , che conviene provare , e 
che non lì proverà giammai dal Romano Sofìfta ; ficcome non accade 
rifpondere all' argomento, ch'egli reca qui colle monete,che fuppone rap- U*iè Ri- 
preientare il Dominio di Paolo III. fopra Parma , e Piacenza , avendo io **• io 7- 
a tutto ciò adequatamele rifpolto altre volte : folamente dirò , che que- 
fto Pontefice conofeendo la poca ragione, che laChiefa avea fopra le 
tante volte replicate Città, fi rifolvette per fine di Iafciarle a Carlo V. pro- 
curando, che quefti delle in ricompenfa lo Stato di Siena al Duca Otta- 
vio fuo Nipote . Né , quanto io dico , è mia invenzione , ma lo attefta il 
Cardinal Pallavicino , il quale aflerifee , che Carlo (a) aveva fermato di ( a ) 

ritenere Piacenza, e che afpìrava a Parma con parole , e co" fatti, g/tV * 
fu penfato alla nuova maniera di provedere alla foddisf azione , ed 
al profitto d'amendue le parti , con lafcìare ali" Jmperadore quelle 
due Città , ed in cambio ricevere per la Sedia Apoftolka , e per Otta- 
vio ,e ftioi Defcendenti Siena. Fu dunque impofto al Nunzio Berta- 
no , che ne pttaffe motto , .come da fé in quel modo , eh' è folito da* 
Minifiri per dimoftrare , e negar* ad un* ora, che la voce è infpirata 
alle bocche loro da una mente fuperiore : così rendendo le propofte 
tanto autorevoli, ed ajjieme tanto caute ', quanto bafti per appiccarvi 
negozio , e per non avventurar^ a rifiuto , ma la prefìa morte del 
Papa , od altro oracolo foffogò il feme di quefto trattato , il quale fu 
promofTo dal Papa , e non dall' Imperadore . 

• 



' 



u % 



CAP.XXI. 



Jflorla Rom. 
pag.zoi. 



(a) 

Andreas 

Mauroc. lib. 

■j.pag.zsy 

Adrìn.lib.']. 

Natal Conti 
lib.^.all'ann. 

9O./0/. 2. 



Mambrin. 
Pofeo IftorJi 
Napol. lib. 
Iib.pag.i6s- 



Vallatile lib. 
II. cap.6. 



jt(, V Apologia dei Domìnio Imperiale 

C A P. XXI. 

Mei Capo XX. dice lo Storico , che Paolo III. veggendo prolungata 
la refiituzione di Piacenza , fece cuftodire Parma : e che da 
Carlo V.fu rimeffo l'affare al Senato di Milano ; e nel Capo XXL 
prosegue a censurare con derilioni il parere dato a Celare da 
un sì eccelfo Tribunale : e commendando con meritate laudi ì 
Leggifii Romani , conchiude il difeorfo colla morte di Paolo » e 
con l'efalt azione di Giulio III a cui ,fuppone, che Carlo chie- 
dere l'Invefiitura di Parma , e Piacenza . Qui dunque , fen^a 
entrare in parità odiofe , fi difende colla dignità d'un tanto 
Tribunale , la di lui f ente n^a , e l'onore del Reggente Caroelli : 
e fi fa vedere , quante fieno vane le dicerie dell' Avverfario , e 
dell' Avvocato Piacentino , // quale con non minore arditela 
parla del medefimo Senato . 

E Gli è veriffìmo, che Paolo III. come qui dice Io Storico Romano, 
bramofo di ajftcurare Parma , volle , che la Città fojfe data in 
cufìodia a Camillo Orfiuo valorofo , e le al Capitano ; e che poi 
Ottavio , impaziente d'afpettare più lungamente l'evento de' negoziati , 
che fi maneggiavano fra i Miniftri del Pontefice , e di Cefare , trafportato 
dal defiderio del dominare, e dalla gioventù poco accorta , lenza licenza 
del Papa , fi partì da Roma , e per k pofte fi portò alla volta di Parma , al 
riferir dell'Adriani, di Mambrino Rofeo,di Andrea Morofino (a) del 
Pallavicino, e di Natal Conti,il quale afferrfee ,che il Cardinal Far nefe 
defiderofo di foddisfare fu qualche modo l'ardenti voglie del Fratel- 
lo , fece fcrivere alcune lettele , contrafacendo mar avigliof amente la 
mano del Segretario Apofiolico , e l-a mano eziandio del Papa nella 
fottofe ripone . Nelle quali fi conteneva , che Camillo Orfino doveffe 
jwexwi-anente confignare quella Città allo fieffo Duca Ottavio. Le 
quali lettere il medefimo Onci afferma , che furono recate dal Pa- 
triarcadiCerufakmme , e full' imbrunire della fera all' Orfino prefen- 
tate . Ma importunando il Patriarca l'Orfinio, eh' ei dove jf e in quella 
JìeJJà notte confignare la Città : quella con tanta fretta , ed anfieta 
mije fojpetto all' Orfino di qualche inganno nafeofto , e di qualche 
trama concertata. Onde egli da prudente volle in negozio tanto 
grave afpettare un fecondo ordine , il quale non comparendo né in 
quella notte , ne meno nel giorno feguent e , l'Or fino già certo della 
f rande fc acciò da fé con minaccie il Patriarca > talché né permìje ad 
Ottavio y che nella Città entraffe . 

Fueglicoftrerto pieno di fdegno, d'odio, e di rabbia ne' luoghi vicini 
ritirarli. Il fatto dell' Orlino, come di uom faggio, fu molto commen- 
dato dal Sommo Pontefice , iì quale veggendo al pericolo , che (oprata va 
al Nipote aggiugnerlì anche il vilipendio della dignità Pontifìcia, prefe la 
cofa molto a petto, e fi diede in preda alla collera, effetto veemente e po- 
tentiflìmo nell'animo degli uomini, e de' vecchi fopra modo mortale; 
Per il che gravemente infermò, e in tre giorni refe lo Ipirito al Creatore 
carico d'anni , e di gloria , avendo lafciaro fama di Principe giudo , beni- 
gno, e prudente; e fé con l'affetto foverchio verfo la fua Profapia mo- 
ftroffi uomo , per tutto il retto meritò nella Chiefa il nome di Eroe . 
, DaMa chiara tdlimonianza di tanti Autori fi fa manifdto, quanto 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza . 



157 



fi cnlunniofa,e audace, la propofizione , che 1'Avverfario pianta qui, 
dicendo : Ma poi Ottavio temendo , che il Papa , quando fi ritrovale 
in pericolo di morte non la riunire agli Stati dellaCbiefa con danno 
fuo , a fuggeftione del Mendoza , uomo di più f accie , dipartitofi impro» 
vif amente di Roma , fé ne andò a quella volta per impadranvrfene , 
e per ridurre il Pontefice ad accordarfi con Carlo V. Sé un Signore di 
canto riguardo, qual'era il Mendoza , il quale come Ambafciadorera ri- 
preientava la Perfona del maggior Principe della Terra meriti d'eflere 
trattato qui da un {"oggetto, qual' è l'Autor Romano , per uomo dì più 
face ic , lo dirà il Leggitore, formandone il concetto, ch'egli merita: 
Intanto io Io priego a riconofeere tutti gli Autori, che feri vonoquefto 
fatto , e vedrà fé Ottavio a fuggeftione del Mendoza , uomo dì più f accie, 
ù partilTedi Roma alla volta di Parma per impadronirfene , e fé voleflfe 
impadronirfeneper ridurre il Pontefice ad accordarfi con Carlo V. Egli 
facendo ciò, refterà chiarito, che quefte fono invenzioni , e inganni ma- 
niictlillimi ; perchè Ottavio, come dice il Cardinal Pallavicino (a) , intol- 
lerante di vederfi fpogliato non folo dal S acero , ma dall' Avolo , e 
fiimando , che quelli non potejfe di ragione ritorgli ciò , e b' era fuo 
per l'Jnveftitvra , la quale è un contratto fcamhievole , fi partì da 
Roma d'improvifo , e tentò in prima di farfi ammettere dall' Or/ino 
nella Città , come Padrone , almeno come Gonfaloniere della Cbiefa : 
dal che l'altro l'efclufe . 

IlSig.Cefare Campana , tanto commendato dallo Storico Roma- 
no, non favellando ne del Mendoza, ne di verun' altro Miniftro dicefa- 
le, afferma (b), che il Duca Ottavio non tanto te me a del trattato » 
che pur nodt ivano nell'opinione de' Fr ance fi di metter' il Due a Ora- 
zio in Parma , ed ajfegnar' ad effo il Ducato di Cafro , quanto della 
vicina morte del Pontefice »cbe dall'età indebolito , e dal grave tra- 
vaglio conquajfato , non poteva dar fegno di lunga vita ; perlocbe con 
particolare , e r'tfoluto con figlio fece risoluzione di ritornare in Par" 
ma , donde fi era per obbedir' all' Avolo lafciato cavare ; e profiegue 
queir.' Autore a narrare tutte le circostanze del viaggio , dell' arti ufate dal 
Faniefe per imp^dronirfi della Città , e la follecitudine , e vigilanza dell' 
Orlino per impedirgli il difegno : tanto ne dicono Andrea Morofini , 
l>iacal Conti , e l'Adriani . 

Egli è vero, che Ottavio pieno di odio, e di fpirito di vendetta 
centra l'Orfino , meditava renderfi per tutte le vie anche più rifchievoli , 
e precipitofe Padrone dì Parma; anzi riferifee ii Pallavicino (e) , che il 
Papa comandoli e per Ietterete conia voce del Cardinal del Monte , 
mandatoli a quefto fine da Bologna, che ritornale a Roma. Al ebe 
non volle ubbidire ,an%i fojpinto dalla difper astone fé chiedere ajuti 
al Gonzaga per effer ripofioin Parma ;foggiugn?ndoefib Autore, che 
la (ìejjo Gonzaga gli die r/fpofla , ebe effendo Miniftro della Maeflà 
Cejarea ,non potè a operare, fé non in vantaggio di. lei \che pertanto 
l'avrebbe a'yutato , quando ,0 Parma dovere tornare all' lmperadore , 
ricevendone Ottavio qualche onefta ricempenfa , almeno egli in nome 
dell' lmperadore la tenere . E che non accettò il Duca la condizio- 
ne >m a fcrijf e al Cardinal fuo fratello , che l'avrebbe accettatale il 
Papa non gli rilafciava la fuaCittà; E Andrea Morofino afferma, 
che il Ponrcike,intefo l'attentato di Ottavio ,ìndignabundm Tabella- 
rio , quàm celerrimt ad Otlavium contendere jujjb Romam reverti 

impe- 



IJforia Rom. 
pag. »02. 



fa) 

Pallavic. hb. 
n.cap.6.§.t 



Vita di Fi- 
lippi decad. 
\part,z.lìb. 
zpagl*). 



(e) 

Vallavic.lìb. 
nxap.6§ 3 



158 V Apologia del Domìnio Imperiale 

imperat; Urfino»ne iUiUrbem tradat »pra?cipit »Oclavio reclaman- 
te » atque acerbe admodum conquerente ; Cardinali* Montii Bone- 
nìenfis Legati opera ad illius animum fleclendum Paulus fruftra uti- 
tur cam is injuriarum omnium oblitus ad C<efaris partes inclinare » 
ac 'de Parma occupanda cum Ferdinando Gonzaga agere capìffet , 
ad Akxandrum Farne fiuta Cardinalem fratrem datis literis » quibus 
ni Ponti fexUrbem UH reftituat »Gonzagh<e acceffurum »illìufque vi- 
riha » quantumvis duris conditionibus Parmam [e recepturum mi- 

nabatur. . " . . ,. ... 

( a j Né il Paruta (*), unicamente citato dall Avvertano, dice, che il 

Tanta lib. Mendoza fotte uomo di più faccie , riè che a di lui fuggeftione fi dipartite 
11.p0g.So9. Ottavio improvifamente di Roma , e fé ne andafle alla volta di Parma 
per impadronirfene,e per ridurre il Pontefice ad accordarfi con Carlo V., 
ma piuttosto conferma il riferito dagli altri Autori , dicendo , che mentre 
con diverfe pratiche andavafi protraendo il tempo , Ottavio impa- 
ciente d'appettare più lungamente l'evento del negozio per la ricupe- 
razione di Parma poiché ebbe tentato in vano di ridurla in juo libero 
potere » effendogli da Camillo Or/ino » eh' era alla cuflodia della Città » 
flato vietato entrarne nella Cittadella » con fubito , e precipitoso con- 
figlio deliberò di gettarfi in podeftà de' mede fimi Spagnuoli »da quali 
aveva ricevuto così grande » e così recente ingiuria » per metterfi» 
come ne lo aveva con molt' arte il Mendoza Ambafciadore in Roma 
perfuafo col favore dell' armi al poffeffo di quella Città . ; 

Ed ecco , che in fentenza del Paruta , il Farnefe non fi die aquejta 
precipitofa risoluzione a fuggeftione del Mendoza , ma perchè impa- 
ciente d'appettare più lungamente l'evento del negozio \ e che folo 
allora, eh' egli fu dall' Orfino vietato intrare nella Cittadella , con fubito» 
e precipitofa con figlio deliberò di gettarfi in podeftà de' mede fimi Spa- 
gnuoli &cper metterfi al poffeffo dì quellaCittà. E fé dice il Paruta, 
che con molte arti lo avea il Mendoza perfuafo , non dice pertanto , che 
fotte uomo di più faccie, né ittigatore perverfo , come qui lo fa l'Autor 
Romano; ed anche quando aveffe configliato il Duca Ottavio ad aggia- 
ftarfi col Socero , e a r icevere da lui , e con il favor delle fue arme la Città 
dì Parma, non folamente avrebbe operato da faggio, e laudevol Mini- 
(Irò , ma dato avrebbe ad Ottavio un buono , e fano configlio , e a lui mol- 
to profittevole ; Quefta verità refta autenticata da quanto avvenne dopo 
alcuni anni . Concioflìache non mai potè lo fteflb Ottavio eflere Signore 
pacifico di Parma, né acquiftar Piacenza, fé non allorché fi umiliò a Fi- 
JippoII. ,e che da lui ne prefe l'Inveftitura . 

L.qfcia l'Avverfario il Mendoza, e'i Duca Ottavio, e ritorna all' 
Adriani , e a! Leggifta Milanefe , e Sorridendo , dice , che l'Adriani ci fa 
Moria Rom. fapere , e he l'imperadore » avendo ricevute le ragioni della Chiefa , le 
pa&toz. mando a Milano , acciocché da' Savj di quel Senato foffon vedute » e 
confutate '.contro alle quali coloro moftrarono le ragioni della Chiefa 
e(]ere men buone di quelle dell' Imperio » non potendo i Duchi di Mi* 
Uno alienare , né contrattare il Dominio» e la^ poffejfione di quello : 
e che le altre ragioni non erano ne di autorità » né di valore . 

Lafcia Monfignore anche qui, ma dimezzato il racconto dell' Adria- 
ni , perchè il di più troppo gli fpiace, e ripiglia lo ftilofuo pungentiflìmo, 
eferive così : Per quefta decifione de' Leggilìì Milane fi »come appunto 
fojfe un'atto conciliare fa grandijfima fefta il Padre Or dei » e confe- 

guente- 



Sopra lo Stato di Parma e Placenta 159 

j^uent emente anco il nuovo Leggila Milane fé , grande Ammiratore del 
me de 'fimo Padre . An^i queflo Leggifta per noflr a dif avventura ave»» 
do trovato preffa il Cardinal Pallavicino , che il Pontefice Giulio III. 
fece rif pender e all' Imperadore ,cbe fé i Leggifti di Milano attribuì» 
v ano rnantfefiament e ragione aCefare in quella Città* , l'attribuivano 
ai Pontefice i Leggifti di Roma ; Per tal rifpoftadel Papa ,e così mo- 
de fi a , egli dà nelle furie , come perfuafo , che la parità non cammini 
per non potere , fecondo lui , a, patta veruno uguagìiarfi il fentìmento 
de' Leggifti di Rema al voto di que' di Milano \ e queftafua preven- 
zione ^ingegna egli ben forte di foftenere a lungo con diverfe ragio- 
ni , le quali tutte poi ritornano nel f olito vilipendio dì Roma-, e a 
noi nel pefodi effe non import a molto d'entrarci » perchè la cofa parla 
troppo da fé. 

Noi sì, che potiam con gran giustizia dolerli, che quante ragioni 
ha faputo accozzare Io Storico Romano tutte poi ritornano nel f olito 
vilipendio dell'Imperio, del Senato di Milano, del Padre Ordei,e del 
Conte Reggente CaroeIIi;e a noi nel pefo di effe non importa molto 
d'entrarci , perchè la cofa parla troppo da fé . Parla da fé Iofprezzo, col 
quale cambia il nome de* Savj del Senato di Milano in quello di Leggifti 
Milanefi : parla troppo da fé la derifione , con cui egli frequentemente in- 
fima la memoria del Padre Abate Ordei,e del Conte Caroellhe parla trop- 
po da fé l'ingiuria, chea queftiei fa, attribuendogli , che dia nelle furie 
per la diporta , che il Pontefice Giulio III. fece dare all' Imperadore . 

Ed acciocché vegga il Lettore, che le furie attribuite al Reggente 
Caroelii fono inventate con infame calunnia dal Cenfor fatirico , fi degni 
permettermi, eh' io regiftri qui le parole dell' Autor di Milano, e non 
citate dal fuo Dettatore per ingiuriarlo a fuo piacimento . 

y, Inter cacteros autem ,quos juftitiaplenusconfuluitprudeutiffi- 
>» mus Casfar , fuit gravifiìmusSenatusMedio!ani,ut tradit Pater 
» Abbas Ordeus , dicens,quòd Sanatus ijle fummae auftoritatis 
» refpondit,quod juraCsefaris erant validiora ,quod refert edam 
» Cardinalis Pallavicini, qui Confultaponi Mediolanenfis Sena- 
» tus in magna parte attribuir firmitarem AulaeCsefareae in non 
>» attendendo petitae per Paulum III. djmifiìoni Piacenti^ , & prius 
»» narraverat Adrianus . Et licet dicat Cardinalis Pallavicinus,quod 
» Pontifex inter alia refponderetCsfad : Se i Leggifti di Milano 
» attribuìfeono manifefta ragione a Cefare in quelle Citta (ideft 
>» Parma & Placentia ) non meno attribuirla al Pontefice i Leggifti 
•> di Roma . Tamen non par erat ratio deferendi fenfui Legiftarum 
» Romae,ac voto Sacri MedolanenfisSenatus , non folum ex eo, 
» quod tradit peritiflìmus rerum Romana? Aula; Paulus (a) Ru- M 

»> beus,quodfcilicetnimisfaciIiterCurialium illorumoculi in re- J^rJ 
» bus iftis excgecantur,quod clarius etiam de determinationibus ca p^6.a 9 .' 
» CoaciftoriiCardinalium dicebat Cardinalis Ardinghellus,expe- 
» rientiadudus,ut refert Adrianus, fed fortius ex eo,quod reli- 
„ giofiffìmus Impcrator, ut folent juftiflìmi Principes Auftriacae 
>» Domus,nonexcitavit in re ifta graviflìma unum,aut alterum 
», Legiftam ,fed exquirere voluit votum integri Senatus graviftì- 
» mi , qui vota edidit prò ventate, & quidem previa matura cogni- 
a, tione. Etideononeftcomparanda aflertioalicujusLegiftascum 
», voto fupremiTribunalis, cu jus magna eftauctoritas,praefertim 

cede- 



i6o V Apologia deì Domìnio Imperiale 

„ celeberrimi Senatus Mediolani , qui femperfuit maximae aucìo- 
„ ritatis etiam apudExteros. Et nctumeftillum confuevifle con- 
„ fulere Priocipes exteros in graviflìmis negotiis: fed fortius non 
„ eft admittenda comparano fenfus aliquorum forte Legiftarum 
„ Romaein re iftacum judicio Senatus Mediolani, quia illi fupre- 
„ ino Csfarco Tribunali fpe&abat , & fpeólat talis cognitio,non 
„ vero Legiftis , vel etiam Tribunalibus Romae , praefcindendo 
„ etiamadedudisper Arnifaeum ,qui forte nimis,quàm par eft, 
„ amplifìcat diverfitatem jurifdidionis faecularis ab Ecclefiaftica , 
„ cum agaturde negotioFifcali; CaefareusFifcus,five reus,five 
„ etiam Aclor non cognofcit aliud Tribunal, quàm illudCsefaris. 
„ Idautem fortius procedit in hoc cafu,in quo Papa totum ejus 
3 , juscollocabat in titulishabitis ab Imperio, de quibus non nifi co- 
„ ramCsfaris Tribunalibus agendum eft, etiam cum Ecclefia ,& 
„ & Ecclefiafticis ; Et in celebri caufa Ripariae Horta; Se- 
„ natus Mediolani Judex eft : Imo cum de eo tempore Caefar poflì- 
„ deret Placentiam cum majori parte Agri Parmenfis , & pluf- 
„ quam probabiliter negaret,quod illa pertineret ad Ecclelìam , 
„ etiamfi res acìa fuiflet in re penitus indifferenti ,&inter privaros 
„ jurifdicìio fpecìaffet abfque minimo dubio ad Judicem fecula- 
„ rem. Non eft ergo comparanda affertio Legiftarum Rcmas, de 
», qua tamen non apparet, quibus cognitio ifta non fpe&abat, cura 
„ Senatufconfulto Mediolani, cui Caefar commi fi t de laudabili con- 
„ fuerudine cognitionem , quae unicè ad ipfum fpe&abat . 
Decida ora il faggio Leggitor , fé quello modo di favellare , autenti- 
cato dall'autorità d'infigniGiureconfuIti,che fi leggono alla margine 
della Scrittura impugnata dall' Awerfario , fia un dare nelle furie ; e fé 
non folo il Reggente Caroelli , ma ognuno, che fia mezzanamente ver- 
Idotìa Rom. f ato ne J diritto pubblico , debba reftar perfuafo > che la parità non cam- 
pag.zcz.e^ m 'ini > per non potere fecondo lui a patto veruno uguagliar/i il feri- 
mento de' Leggifti di Roma al voto di quei di Milano. 

Dica inoltre lo fteffo Lettore , fé poffa l'Autor Romano con giuftizia 
declamare, che'l Reggente Caroelli s'ingegna quefìa fua prevenzione di 
ben forte foftenere a lungo con diverfe ragionile con la fua grande in- 
genuità diffinifca , fé le ragioni medefime ritornino nel Jolito vilipendio 
di Roma , oppure àt\ Cenfor Romano , il quale non fapendo , o non po- 
tendo loro rifpondere coli' autorità di claflìci Scrittori , le deride , e le dif- 
pregia , penfando gentilmente difintricarlì dalla difficoltà , e fot r rara 
dall' impegno di confutarle, perchè facon manierofadihnvolrura ,dire, 
che a noi nel pefo di effe non import a molto l'entrar ci , per che la cofa 
parla troppo da fé . 

So ancor' io , che la cofa parla troppo da fé , e appunto , perchè ella 
parla troppo da fé , e perchè i motivi , e le conclufioni , allegate dal Con- 
te Caroelli , fono inoperabili , importa molto al fuoCenfore di non en- 
tra rei, ma tirarli fuori d'impaccio con bizzarria, dicendo, che i Leggifti 
ìlioria Rom. di Rom/i potrebbono a un bifogno opporre in contrario , che non folo 
pag. 103. in tempo di Carlo V. , ma ne* noftri , e in tutti gli altri , è git/Jto ,e 
appropriati/fimo il concetto , che l famofo Raterio Vefcovo di Verona 
nel fé colo decimo formò de' Savj diRoma(tra i quali pojjono entra- 
re arrco i Leggifti , da che gli fa entrare l'Adriani ) in riguardo a 
quelli degli altri Paefi. 

Se 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza . i5r 

Se nel cafo controverfo fi approprj a' Leggifti di Roma l'elogio , che 
ììRaterio fa a rutto il completò della Curia Romana, e a' Tribunali 
della Santa Sede , non fono io da tanto , che debba , ò voglia deciderlo , lo 
eonofcerà chiunque leggerà le parole citate dallo fterto Avverfario, le 
quali dicono così : Ignorantìa quo melius exui , quo aptius pojfum , quàm 
Rom<e doceri ? Quìdenim de Eccleftafticis dogmatibus alìcubì fcitur , 
quod Rom<e ignoretur ? Illic fummi tilt totius Orb'ts Dolores : illic 
pneflantiora enìtuerunt univerfalis Eccleft<t Principe! : illic decreta* 
Ha ■'PoniifìCttm univerforum , examinatio Canonum , approbatio recU 
piendorum reprobatiofpemendorttm . Poflremo nufquam ratum , quod 
illic irritum , nufquam irritum quod illic ratum fuerit vifttm . Per ra- 
gione , e per giuftizia è dovuta quefta laude alla Curia Romana nelle con- 
troverse di dogma , negli affari Ecclefiaftici , e nelle materie Canoniche , 
e beneficiarie, e a tutto ciò è indirizzato quefto magnifico Elogio; per 
quello poi riguarda al diritto Pubblico , al Jus civile , e feudale il Raterio 
non ne parla, e fi dee lafciare ai Savj delle altre Nazioni il giudicare fé i 
Leggifti Romani rimili al Cenfor del Conte Caroelli , meritino la prefe- 
renza, che quefti vuol' attribuirgli fopra gli altri . Madato anche, che. 
una sì gran laude tutta fi dovette a' foli Leggifti di Roma , io vorrei un 
poco fapere ,cofa importi al propolìto noftro , e fé tolga né pur un filo di 
quelle ragioni, che adduce il Reggente Caroelli per moftrare, che '1 Voto, 
e la Confulta, fatta dal Senato di Milano a Carlo V. debba nella contro- 
verlìa di Parma , e Piacenza prevalere al parere , ed all'opinione de' Leg- 
giftidiRoma; Pretefe peravventura fuddettoMiniftrod'ofcurar'il me- 
rito, e negò giammai il pregio dovuto per tutti i titoli a'GiureconfuIci 
Romani? Ditte egli forfè, ch'aver non fi debba di loro quell'afro con- 
cetto , di cui li fanno degni tutte le Nazioni del Mondo Cattolico ? certa- 
mente, che ciò non ditte , né dir potea un Miniftro sì modefto , e sì faggio : 
Altrodunque ei afterir non volle, fé non, che avendo il Cardinal Palla- 
cino , fenza però darne una benché menoma prova, lafciato fci itto, come 
il Papa fece rifpondere a Carlo, che te i Leggifti di Milano attribuivan 
manifefta ragione a Cefare in quelle Città, non meno attribuirla al Pon- 
tefice i Leggifti diRoma>non potea paragonarfi il parere de' Leggici 
particolari di Roma al voto d'un Tribunale pubblico, d'un Tribunale 
tanto illuminato, e così venerabile , come era , ed è oggidì quel di M ilano, 
eccitato dall' Imperadore, Giudice privativo di quella controverfia , ad 
informarlo della verità , e del pefodelle ragioni ,che affiftevano alla Sede 
Apoftolica.e all'Imperio. Volle egli inoltre far vedere, che fé qualche 
Leggifta Romano, come farebbero ora lo Storico noftro, e l'Avvocato 
Piacentino, adulando il genio della Corte, averte lufingato Paolo III. , 
che prevalevano in effe Città i pretefi diritti della Sede Apoftolica aque* 
dell' Imperio >giammai non dovea un fentimento tale porfi al paragone 
del voto, dato in giuftizia da un' intero Senato. Equel che più importa 
da un Senato, il quale fempre fu, ed è folito anche al dì d'oggi proferir 
con petto forte, e fenza connivenza alcuna, i fuoi fenfi, mattimi in ma- 
terie gravi , e delicate , e molto più in controverfie di Dominio , odi giu- 
rifdizione.che s'aggitano colla Corte Romana; anzi la cotidiana efpe- 
rienza c'infegna,che a quefti venerabili Padri fta più a cuore poter rendere 
al Mondo tutto buon conto delle loro fentenze, e confervar quell'alto con- 
cetto d'equità, e di giultizia.dalla fua primiera origine acquiftatoiì, e man- 
tenurofi poi fempre fino a'noitridì,dàunMaeftrato sì ragguardevole, 

x che 



j Si V Apologia del •Dominio Imperlale 

the feconda le inclinazioni,egnntereffi de! Principe, li quali affittiti non 
fieno dàlia ragione , né dalla giuftizia, E che non fi leggon peravventu- 
ra. ateentana ja le confulte ed antiche , e moderne , colle quali ei non du- 
bitò di repiicar' agli ordini del Sovrano , ed alle rifoluzioni prete da lui ,o 
per mancamento di certe più minute notizie di fatto , o per iiniltre inior- 
{nazioni, e fatte rapprefentazioni delle parti interelTate ? e che? non ti 
veggon forfè anche più numerofi li voti, e le fentenze, proferite dallo 
fteflb Senato contra il Regio Fifco , e contra que Tribunali , inftityiti .per 
difendere, ed amminiftrare l'entrate pubbliche del Principato ? Oltre di 
che , nonintefe il Reggente Caroelli preferir 1 opinione del Senato a quel- 
1» o della Sacra Rota , o d'una piena Congregazione de Cardinali , e t re- 
lati, uniti per ordine del Papa, affine di confultar lo della verità , e della 
giuftizia duna controverfia meramente temporale, eh egli i abbia cori 
un' altro Principe , ma de' femplici Leggici d« Roma , riferiti dal Cardi- 
nal Pallavicino. Sicché io crederei, che il Reggente Caroell, non avelie 
fatto un gran torto, né tampoco una graive ingiuria a Giuri p< rritr K. o. 
mani: e mi perfuado ancora, eh' eglino non fé ne chiameranno tanto 
offefi , come vuol , che Io fieno il Cenfor Romano ; anzi io ho tanto con- 
ceccodella faggezza ,edellamodeftiade'Legg.ft.d. Romaiche vuo lu- 
fmga*mi , che da loro voloncieri fi vorrà nel confultar caufe di iomig han- 
re natura cedere il luogo al Senato di Milano per grande , e pellegrina , 
che fiala dottrina, e l'erudizion loro. 

Quando poi abbia l'Autor Romano da opporre al parere del fenato 
di Milano unaConfulta o della Sacra Rota, o d'altra Congregazione de 
Cardinali, e Prelatizi faccia la cortefia di produrla , mentre allora 11 
efaminerà dal Mondo erudito il pefo delle ragioni, addotte dall uno, e 
dall' altro Tribunale , e fi conofeerà chi abbia con maggior dinnrerelle ,e 
minor patitone confultato la verità . Egli è vero però , che fempre dovreb- 
be dirfi più legittimo , e fulfiftente in quello precifo cafo il voto del Sena- 
to , che quello di qualunque altro Tribunale , perche trattandoli di 1 erre 
Imperiali , pofledute allora da Cefare , e pretefe dalla Sede Apollo!. ca per 
concezione degl'Imperadori, ed in virtù di Contratti di Lega , tatti eoa 
e(To loro , fuori di Cefare , e de' fuoi Tribunali , niuno potea edere Giudice 
legittimo, e competente di quella controverfia; una Teli tanto certa la 
foftengono innumerabili Dottori d'ogni Nazione , la prova la Scrittura di 
Milano : e benché io poterti aggiugnervene molti altri , tralaiciero di tar- 
lo, per efTerefuperfluo, dappoiché ho per me l'autorità d un accemmo 
Difenfore delle preeminenze della Sede Apoflolica, e quelli egli e ilCar- 
(a) di na I Sfondrati (*),il quale dice così : CumfiiipremusPnncepnon tantum 

vegal. <* tfftis , (ed etiam JUDEX effe poftt etìam in SUA CAUòA &c, 
cetd.hb.i. & ■ r exper ' }ent ia t & praxis ettam in Gallis recepta convinciteli 
§ 5 "' 9> litem chea Regiam dignitatem , & jura Corona ortam, nullus altus 
prster REGEM aut Regis M1NISTKOS JUDEX admittttur , 
Centtntìafertur.&beUumjamindicitur. 

Non è contento l'Avverfario di quanto ha declamato hnquì contra 

l'Autor di Milano . Onde vuol fpigner più oltre le fue invettive ; elclama 

Moria Rem dunque così : Ma poiché fi dice dal noftro imper io fo Avvertano t et e 

%Zol i Principi efteri hanno cercato il configlio d? Leggfi del Senato di 

e *o 4 . Milano in graviffimis negotih , forfi non l'hanno e/fi cenato da quei 

di Romaì , , ^ - ..'.„. »,. 

Io fo, che Roma già conobbe una volta il Conte Caroelli, e^che 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza . 163 

conofce anche oggidì il fuoCenfore; ella praticò il fuo naturale, e ora- 
nca tutto di quello dello Storico noitro : a chi di quelli due Autori ftia più 
gene addotti >l titolo , e l'attributo d'imperiofo , Roma il dica , mentre a 
lei me ne rapporto Dirò intanto, che fé i Principi efteri hanno anche 
cercato il conl.gl,o de* Leggifti di Roma rqucfto per le già dette ragioni 
non fa, che debba nel cafonoftro anteporfi il giudlcioìoro a quello del 
Senato di Milano ; reputato da tutte le Nazioni per faggio, e giuìto . E fia 

K W VU °' e " ""'J ? akf ? >f b * ^ ra la A f'We fatta/* 
• dtque Personaggi 1 quali fono j e ehi da' Sommi Pontefici a render 
altrus ragione avifia di tutto il Mondo ne' Magi/irati della Santa 
S Ji e \ r H ce ™"ffimo quanto Paolo Giovio da Como feri (fé nell'elogio 
di Cristofaro Longino cioè y che in Roma ci è quel gran Senno ,quod 
fruirà alibi >q H am fub Romano Cctlo queerìtur . Mentre non lafcerà 
delier anche manifcfto a tutti , che il Senno meritamente commendato 
dal Giovio ne Miniftn della Cuna Romana, attribuir non fi dee anco a* 
Legg.iti , che in ella militano; ficcome non vi farà chi voglia preferirli ad 
un Senato tanto celebre, qual'è quello di Milano; né il parere di quello 
^ien dal Conte Caroelii efaltato fopra quello d'alcuno de'Tribunali della 
Santa Sede , ma de particolari Leggifti di Roma , dove fé Corifee ,come 
cicc 1 Avvertano , m grado sì eminente un tal requifito ,e per confe- 
guenza a lui non pare , che poffa mancarvi ciò, che il Reggente Ca- 
toeUi fuppone abbondare folamente fra fuoi . Pare però a me, e Io par- 
ri a tutti quanti fono vertati in quelle materie, che mancava a'Leggifti 
di Rema quella giurildizione , e quella legittima autorità , che non man- 
cava , ne mancar può in unatalcaufa al Senato'di Milano, poiché a lui, 
come a Giudice legittimamente delegato , e non a' Leggifti di Roma s'ap- 
partenea conlultar Cefare , e conofeere delle ragioni , e de' diritti dell' Im- 
perio^ di un Feudo Imperiale, allora poiTeduto da Carlo V., e che fi 
rretendea da lui conceduto alia Chiefa . 

Qui però più che altrove bifognarebbe etfere munito di gran virtù 
per iuppnmere il dolore dell' animo, e non rifentir fi , udendoli a dire , che 
ali Amor di Milano , fempre pieno di molto difpre^o verfo le cofe Mari* Rem. 
Romane ,/ ara bene l opporre anco la (portane a confezione dì un Leg- />*<?■ *o 4 . 
gijia aluifteflo ben noto , e del Senato fuo di Milano- quelli è il Rei 

Ì7l tf^ì W l J Ua l C i m l 1 ^ altra f ua Scrittura t ftampatì 
nel 1708. m favore del Marcheje delos Balbajes contra la Principerà 
Bcrghefe ,uice con tutta verità effergli fiato ordinato miti ere nottua* 
Arbenas lanciando , ut fcribamus in caufa , qu*Rom<e aiitur , ubi 
jurij prudenti* mata eft ,adoievit t & habetSedem. Ouefii due Auto- 
ri , 1 quali ( al fentire ) non fono piti d'uno , ora tra lori fi accordino , 
mentre in tanto io fio perfuafo , che la riguardevole na^ion Milane fé , 
la quale preflo la Santa Sede è fiata fempre in non ordinaria con fu 
frazione, Ita rimafia fior prefa da gran maraviglia in vedere , come 
calci la ujata Perinatale, che jen^a alcun fondamento di ragio- 
ne, e J e n Z a enervare mifura alcuna abbia potuto inoltrar/i a fcrivere 
con tanto ardm ? ,e irriverenza contratutto ciò t eh e riguarda Roma , 
e la Sede Apoftolica. 

Volete Dio , che Io Storico Romano fofTe foltanto pieno di difprez- 
zoverto le cole Imperiali, quanto ne fu pieno l'Autor Milanefe verfo le 
cofe Romane; mentre ficcome la Curia Pontificia non f, diede giammai 
rcroihiadulmodefto,e riverente fcriveredi quello, e fempre Io tenne 



in 



i64 V Apologia del Domìnìo\lmpfrìaìc 

in comodi nomo non meri dotto , che moderato : così né pur la Corte >C* 

co! quale quefti compofe tanti libelli contra la dignità dell Imperio , 

imprefero a difendere le fue ragioni. Io credo beniflìmo, ,che. IRcggcn- 
™Caroel!i nella fcrittura , citata dal fu» Dettatore >abb,a fave l.t .de 
LeggiftidiRoma con ructoquel vantaggio, ch'egli qui e, JP^'g 
iodfpiùviaggiungo.che non potè lodarli « nw « c ^ a ™^^. 
non fla la laude, eh' eglino meritano, ma quefto, che fa / 1,an .°" ra n ^ e " 
££* Se?ve bensì pe'r confondere l'Aviario , ^/^^^ 
che 'I Conte Caroelli non è queir impenofo , che viene caluMiolamcme 
predicato dal fuo Cenfore ; moftra la dima , e la venerazione, eh ebbe i 
Caroelli per Roma , e per i fuoi Curiali , e .che non fu mai pieno di molto 
dìfprezlo verfo le cofe Romane ; moftra di più , c^f****™ » f f£ 
li(alfentire)non fono pia d'uno, tra loro fi accordano ben* m o,e che 
piuttotb l' Avversario accordarfi non fa con la modeftia,e che ole fé h in- 
tende, anzi ha fatto lega perpetua colla malediceva. t»'*"' ' ** 
perfuafo più diluì, che non folo la riguardevole ■ Kajion f'fjf > ™ 
fatta quanta h C^te Rimana ^ rsn^ frr^a^£anm^^ 
glia in vedere , come in una Città , dove ci e quel gran frnm £ 1™J**À 
ftra alibi, qukm fub Romano ^^^ ftr - fi r nC ~X»l^S 
tale , che fen Z a alcun fondamento di ragione , efen Z a ofrv^mtJu f a 
alcuna,abbia potuto inoltrar/, aferivere con tanto ~^"»™fi* 
^ tnwtr*tJtn*»>€l* riguarda il Sagro Romano Imperio '.*«**■ 
Miniftri,eDifenfori. Anzi io fto più che perfuafo, che non ^ohneh- 
moria Eom. ta nazion Milanefe , degnamente confiderà» dalla Santa t Sede : , percne 
W»°* di lei molto devota, e benemerita, ma rotte le Nazioni d^W^ 
ranforprefein udire, che fi dia un'Autor coslaudace É che ^.Icadopo 
un favellar tanto improprio foggiugnere fubito: ma 1«!»'°t°'t°£ e o 
vana, e compagnevole la ricantata opinione de **fj^*£% 
nel propofitonoflro il fanno comprendere ^'Mfr 
anali coerentemente 'alla falfa P****%^W ^*Sg* 
\a , ella fondojjl per attefla Z ione dell' Andnanifieffo ,che affama 
aveSefr J appoggiate le loro deci/toni ^^^mi^JetU^l 
che i Duchi dì Milano non poteano alienare Parma , t Ptace ^ a : *3 
fecondo , p,r*W fr r^lMi della Chiefa non erano fitmatf autorevoli m 

^ V^niffi bensì , e com paffione voi' è la ricantata opinione , che ha 
ài fé l'Autor Romano, e degna d'eterno rimprovero la di lui audacia) 
mentre egli ha tanto coraggio di motteggiar co fuoi libelli un Senato si 
venerabile per quell'Areopago^ pubblicar, che un tanto Tribunale, 
fofTe capace di fondare la fua opinione fopra fuppoftì .coerenti <*//* t*')* 
politica* non alla veragiurifpruden Z a ; (appia però I ardito declamato, 
re , che non per derifionc , ma per giuftizia lì debbe al Senato di Milano il 
Titolo d'Areopago , sì perchè vien reputato tale dal comun contentimeli- 
to di tutte le Nazioni , sì perchè lo è d'una Metropoli , che fino da più an. 
tichi tempi fu per le feienze ,cheinlei fiorivano, nomata leconda Ate- 
ne , ovvero Atene d'Italia . Sappia poi di più , che fé l Adriani , non ritt- 
rifee tutti li fondamenti, per li quali quell' Areopago confulto Celare» 
che le ragioni della Chiefa erano men buone di quelle deli Imperio,™* 
mancarono perciò d'efler folidi , ed inoperabili , perchè non appanice, 



Sopra io Stato di Parma e Piacenza 165 

the di quel tempo la Curia Romana rifpondefleadecquatamcnte, ne prò- 
curafle abbatterli ,com'elIa f.nto avrebbe, fé averte avuto ragioni per far- 
lo , e lo Srorico Romano ,e l'Avvocato Piacentino avrebbono con pom- 
pa grande riferire nelle fcritture lorocotefte rifpofte di Roma, giacche 
eglino accozzarono quanto venne loro per le mani, epotè fuggerirli la 
lor pattfone . Veggiam bensì dal difeorfo dello fletto Adriani , (a) come A ^ ri l„ Ht o 
chiedendo i Miniftri del Papa continuamente d'effere rìfoluti dalla do- ìibm ^ ' p ^ 
manda di Piacenza ; per la parte dell' Imperio fi rifpofe loro , che h 4$ 7. e 468. 
ragioni non avevano forza alcuna &c. Maffimamente che le condizio- 
ni , colle quali erano fiate contrattate quelle Città , non erano fiate 
da' Pontefici Romani adempiute \ed altre ragioni agv tigne vano t per 
le quali non folamente Piacenza , ma Parma ancora fi doveva all' Im* 
perioicon tutto ciò quando il Papa di buona voglia fi contentale di 
RENDER PARMA all'Imperio , come co fa fua , ft pen far ebbe a 
rifiorare il Duca Ottavio , e Madama di qualche flato altrove più 
tranquillo , e di buona rendita . Dicendo in oltre l'Adriani , che quefta 
propofta fu molto nuova a' Miniflri del Papa , né avevano che rìfpon- 
dere , non p affando la lor commeffione pia oltre , che domandar Piace»- 
Za , non efjendo l'animo del Papa dì contendere di ragioni , e chiedeva 
di nuovo ì'/mperadore ,che moflr afferò y fé alcun altra ragione vi ave- 
vano , volendo in ciò fgravarne , come diceva , la cofeienza ; ma a que- 
Jìo i Miniftri Papali tacevano , ed or a con Granitela ,ed ora con altre 
Perfine ,che avevano in mano le facende ,con promeffe maggiori,? 
con speranze infinite , S'ingegnavano d'indurle a compiacere al Papa , 
ed a con figliare a ciò Vlmperadore , promettendo ogni comodo , che Ce- 
Jare volejje impetrare , ed ogni ficurtà dal Pontefice , da Cafa Far- 
ne fé . Ma quefto modo prefi anche loro non giovava . Da coretto fince- 
rillìmo racconto dell' Adriani confermato anche dagli alrri Scrittori con- 
temporanei bensì raccoglie, quanto fòrti, e valide fofTero le ragioni, e 
inoperabili i fondamenti , che fi adducevano da' Miniflri Cefarei per fo- 
ftenere i dumi dell' Imperio , e del Ducatodì Milano in Parma, e Piacen- 
za^ quanto fi rirrovaffero imbrogliati, e confufi i Miniftri del Papa, i 
quali fi (dilavano di rifpondere,benche non mancaflerodi tentar' altre vie 
più agevoli per giungere al fine loro; allertando i Cortigiani di Cefare con 
promede, e speranze magnifiche. Tanti lumi certamente, e tante no- 
tizie non da altri vennero fuggerite alla Corte Imperiale fe'non dal Sena- 
todiMiiano ben' informato de' diritti dello Stato , e de' faccetti d'Italia 
depo etterne (cacciati i Francefi . 

Ncn è però il racconto dell' Adriani quello folo , il quale mottri , che 
i motivi addotti dal Senato di Milano ,chiuJe(Tero la bocca a* Miniftri 
del Papa , per modo che non fapendo più cofa replicare , pofero tutto lo 
ttudio loro in guadagnarfi l'animo , e '1 favore de' Miniftri di Cefare , per 
far , sì , che lo moveftero a confolar Sua Santità colla reftituzione di Pia- 
ce nza . Ma una prova più manifefta , e convincente , fé ne raccoglie dalla 
fa ittura, che Carlo V. fece conugnar da Alonfodel Rio a Paolo III. > e 
dalla rifpofta, che pur* in ifcritto a quella fece il medefimo Pontefice , e 
non ottante che fianfi eruna,el'altra riferite nel Capitolo IX. di quefta 
ultimo Libro, eche fi vengan regiftrate nelle lettere de' Principi nondi- 
manco gioverà molto ripeterne qui il contenuto. La fcrittura dì Cefa- 
re dunque favella così : Vifto, ed efaminato quello > eh e e pacato in 
Roma intra i Miniftri di Sua Santità ,eV Ambafciator Don Diego di 

Mendoz- 



166 V Apologia del Domìnio Imperiale 

Mendozz^ circa il negozio dì Piacenza ìnfieme con le copie delle fcrit- 
ture» che ivi gli fi dìerono , non fi vede , che fiafi D ATO , ne MOS- 
TRATO coi a antica , che pojj ]a fondare la pretenfione dì Sua Santi- 
tà alla refituz'tone , tanto meno volendofi aver riguardo ai titoli , e 
alle ragioni dell' Imperio , che fi fono moftrati prontamente con la no- 
tizia» e chiarezza del fucceffo , il quale in Roma è flato moftrato per 
ìfcrittura a ì Miniftri di Sua Santità , e detto qui al Reverendo Nun- 
zio Fano , ed al Sig. Giulio Or fino . Per il che ftando lacofa in quefti 
termini, ed e (fendo proceduto pienamente dalla parte di Sua Maeftà, 
e tenuto per bene , che Vinile dì Sua Santità fi facejfe con tutto il van- 
taggio , e comodità pojfibile , coment andofi , che fi moftrajjero al detto 
Amhafcìatore , i titoli , e le ragioni della Chiefa , acciocché pienamen- 
te , e con molta facilità Sua Santità poteffe giuftificare la fua-> 
pretensone . 

La rifpoftapoi del Papa, che da tutti puoi veierfi, perchè, come 
già ditti, ella è regiftrata nel terzo tomo delle lettere de' Principi, non 
folononrifol ve le ragioni dell' Imperio, che fi inoltrarono prontamente 
in Roma per Scrittura a' Miniftri del Pontefice in conformità de' fenti- 
menti dell' Areopago di Milano, e molto meno fa vedere i titoli, e le ra- 
gioni della Chiefa , come lo defiderava Cefare , acciocché con molta faci- 
lità Sua Santità poteffe giuftificare la fua pretenfwne;ma tutta con- 
fitte in lamentazioni , preghiere , e fcongiuri , reftringendofi finalmente in 
dire ,che per non far danno ne alla Sede Apofìolica , ne aa altri , /'«- 
fiftendo in quello, che ttiam per quefta Scrittura ,la quale è quella, 
che Alonfo diede al Papa, conferma d'aver promeffo dì reflituire Pia- 
cenza ogni volta fia dellaChiefa 3 la prega , cioè Sua Maeftà con quel- 
la efficacia , che fi può maggiore , che configliandofi dì nuovo con Dio , 
e con la coscienza fua , voglia riconofcere , che quella Città deve alla 
Sede Apofìolica , e che Sua Maeftà non la puoi tenere giujìamente 
per molti rifpetti; ne quanto a Parma accade rifpondere altro, fé non 
ch'ella è fimilment e della Chiefa per tutte quelle ragioni, che è Pia- 
cenza , e per altri particolari di più . 

Può ora agevolmente giudicare il Lettore, fé l'opinione de' Leggi- 
Ai di Milano foffe vana ,o compajfionevole , come , fenza provarlo, e 
"con ftiie dccretorio ofa aflerirlo l'Autor Romano, opiuttorto fondata, 
ed inoperabile, per modo che, come afferma l'Adriani, i Miniftri del 
Papa non avevano , che rifpondere all' Imperadore , il quale chiedeva 
di nuovo, che moftr afferò , fé alcun' altra ragione vi avevano ,volen- 
do in ciò [gravare la fua cofcienza , ma effi TACEVANO , & ora 
con Granitela , & ora con altre Perfone ÓY. s'ingegnavano indurle a 
compiacere al Papa . 

Ma fe allora per non faper cofa rifpondere tacquero i Miniftri del 
Sommo Pontefice, non vuol tacer'a'noftri di Moniìgnore , ma fempre 
JJtoria Rem. più gnrrifce , che r Autor di Milano >il quale non produce fé non anti- 
pag. 20J. i^g ìC • e continua falfità , fi avanza a pronunciare , che il Papa in 
qiwft' affare di Piacenza totum jus collocabat in titulis habitis ab 
imperio ; e poi alquanto più avanti dice , che declinahat recognitio- 
nem titulorum , agnofeens eorum vanìtatem ; Somiglianti afferzoni , 
le quali fi diftr •ungono da fé ftejfe per le cofe dette , e da dirfi , qui 
non meritano particolare confutazione , baftandoci ricordare Monft- 
gnor Giovanni della Cafa Arcivefcovo dì Benevento , il quale nella fua 

famoja 



Sopra lo Staio di Parma e Piacenza . 167 

jamofa Orazione a Cario V. per, la < refiituzione di Piacenza , alluden* 
a\ agi'. Iniqui confai) , a lui dati da 1 Ribelli della Sede ÀpoJiolica,e 
dxi loro Fattori , purché non la rejìitu'fffe , giunfe a dire con piena 
veracità , eie gli Autori di ejjì confivi) vole ano nascondere [otto il 
nome della ragione V opera della fraude., e della violenta» che l'im? 
preja cominciata con la forza, voleano terminare co' piati, e con le 
Viti Ji quali turbava, e confondono l'ordine delle cofe , e. della natii» 
ra.,e che eglino , effendi* Piacenza venuta in man j uà con la forza » 
ricorrendo alle little a giti die) ,faceano. la giuftiya ,della violenta 
tema, e fe&tacè •. 

Se k anerzionMeJÌS Scritturai Milano , citate dall' Avverlario , fi 
dtfìruggonodafefiefle per le cofe da lui dette, e da dirli , me ne rapporto 
al foggio Lettore, il quale fi degnerà avvertire, che il noftro Storico, 
allorché non.facofarii"pondere,s'appjgliafempre a qualche capricciofo 
dilìmpegno ,o fa ricorfo al fcaropo declamatorio , avvivandolo collo fpi» 
rito di maldicenze , come appuotofa qui, ove dice, che fuddette affer- 
zioni 00* meritano particolare confutazione , bacandoci ricordare 
Mooftgnor dellaCafa&c,e la I uà fa^ofa. Òr azione a Carlo V. Chi 
leggerà però tutta per intero quella Orazione , come ho fatto io , feorgerà 
manifefti(Timamente,chepur troppo egJi è vero rutto ciò, che qui affe- 
riice i 1 Conte Caroellj , perchè MonfignorcjeHa Cafa qual' eccellente Ora- 
tore tocca tutti que' luoghi topici, che poflòno muovere l'animo d'un, 
gran Principe a ufar compatimento, generofità, e beneficenza, ma non. 
(jit'cende giammai al merito della caufa, né adduce una fola ragionerò 
reca un (al' atto, col quale ei pretenda provare , che Celare forte per giu- 
Hizia obbligato reftituir Piacenza alla Chiefa , perchè, a lei dagl' Impera- 
dori o donata ,0 ceduta maffime in fovrar^, e molto meno fi arrifehia a 
inoltrare, che il Papa con uno di quelli titoli l'avefle po(Tedutapoco,o 
molto tempo ; ma fé la palfa in efaggerazioni , e rettoriche declamazioni , 
non però frizzanti, e fatiriche, come fono appunto quelle regiitrate in 
quello luogo dallo Storico Romano; Peltro non ritornò quella Città 
all' antico Dominio dell' Imperio con la fqrza , ma per la volontaria rico- 
gnizione de' Cittadini,! quali, uccifo Pier Luigi ,gridorono libertà, e 
Imperio , e chiamarono le Truppe di Carlo V. acciocché andaffero a pren* 
derne Ja polfeflìone ; e feMonfignor della Cafa ,efaggerando,dilfe , che 
Piacenza venne in man di Carlo V. con la forza , perchè i Piacentini v'in- 
troduflcro l'arme Imperiali; noi all' incontro diciamo con maggior pro- 
prietà de termini rifultanti dalla verità dej fatto, che l'armi di Celare 
chiamate da que* Cittadini vi accorfero per difenderli, e confervarli in 
pace fotto l'autorità del loro Principe legittimo , pofiìam bensì con più di 
ragione foftenere , che con vera forza ella venne in mano di Giulio IL , il 
quale ,fenza che vi avelie la Sede Apoftolica alcun diritto > ricevette Par- 
ma , e Piacenza , e vi fece entrare le fue Truppe , fol perchè i Piacentini > 
e Parmigiani , (cacciati d'Italia i Francefi , con attentato fcandalofo , fi 
fottomiiero volontariamente al Dpminio della Chiefa, benché follerò 
fempre mai (lati Sudditi dell' Imperio, e che le loroCittà ftaflero unite 
quali per due fecoli al Ducato di Milano in virtù delle Imperiali Inveiti- 
ture , date prima a' Viìconti , e indi a' Sforzefchi . 

Non è poi vero, che defiderando Carlo V., che il Papa rnoflr alfe i 
titoli ,e le ragioni , per le quali fi pretendea Piacenza dovuta alla Chiefa, 
fi faceiTe la giuftìzia , della violenta ferva , e feguace ; né tampoco vo. 

lea 



:SS 



L'Apologia del Dominio Imperiale 



(a) 

Pallavicln. 

lib.w.cnp.i. 

§.z. 



Difcerfo Iflo- 
ricade veri- 
tiero intorno 
al dominio di 
Piacenza 
pag.tf .e 49. 



le a C^are , che fi faceflero piatì , e liti, ma folo bramava , come attefta il 
Cardinal Pallavicino, che fenza ftrepito,o figura di giudizio fi efami, 
naftero amichevol , e fomrnariamente le ragioni e della Sede Apoftolica , 
e dell' Imperio , per quietare la fua cofeienza , e per giuftificarfi col Pub- 
blico; non potendo egli pel giuramento predato nell'atto della Tua coro- 
nazione , abbandonare , né fovvertir' i diritti dell' Imperio medefimo , né 
privarlo del Covrano Dominio d'una Città di tanto momento alle cofe 
d'Italia . Laonde conofeendo la Curia Romana l'oneftà della domanda di 
Cefare,e l'obbligazione, che a lei correa di foddisfarla,11 fece, ma di 
mala voglia, perchè prevedeva, come lo confetta il medefimo Pallavi- 
cino (a) , che * giudici (opra la proprietà de' Dominj fono fempre tor- 
bidi , e lunghi , e perciò di f avvantaggio fi a chi non poffede , ed io vi 
aggiugno , a chi non ha verun titolo chiaro , o indubitato , col quale mo- 
llar pofla la giuftizia della reintegrazione, da lui pretefa. Produfiero 
dunque i Miniftri del Papa , al riferire d'elfo Cardinale , e come fi racco- 
glie anche dal documento, registrato nel terzo volume delle lettere de' 
Principi, un capitolo, contenuto nella Lega con Giulio IL l'anno 1511. 
per cui s'era convenuto, che ciafeuno de' Collegati acquifiajje per fé 
quello , che di ragione gli apparteneva , e che di fatto fi pojjedeva^ 
da' Francefile oltre a ciò una efpreJJ'a ceffone ,f atta dì quella Città 
al Papa da Maffmiglìano immediato Anteceffore ,ed Avolo paterno 
di Carlo V. con Vintervenimento del Rè Cattolico Avolo materno del 
medefimo Carlo ; e finalmente i Capitoli , flipolati da Carlo fiejfo con 
Leone X. l'anno 1511. Quello dice il Cardinal Pallavicino ;e'l Padre Or- 
dei nel iuo difeorfo aflerifee il medefimo , moftrando , che foffono final' 
mente efibite le Scritture in nome del Papa a Don Diego di Mendo- 
^a , le quali furono , per quanto fi legge nel terzo volume delle lettere 
de' Principi, un capitolo della Lega, fatta al tempo della fel. mem. 
di Papa Giulio IL l'anno 1511. la ceffone , che l'Imperadore Maff miglia- 
no fece alla Chiefa della Città dì Piacenza col confenfo del fti Catto* 
lieo l'anno medefimo , e la Capìtulazfone delitti» fatta con Sua Mae m 
fià propria . E vicendevolmente dall' Ambafciator Cefareo furono efi^ 
lite le fcrìtture dell' lmperadore , acciò ( come diffe detto Don Diego ) 
conforme alla mente di Sua Maefià f off ero vedute per via dì comuni- 
cazione , e foffe rifoluto il negozio , come duoi parenti , edamici foglio- 
nò rifolvere le cofe della loro Cafa ; così fi farebbe veduto ,fe quejìa ne- 
go7Ja^ione doveffe parere a refiituzione , a compenfa , gratifica- 
7Jone . Equefte parole formali , come le aveva dette a Sua Santità , 
Jcrijjel Ambafciatot e a Sua Maefià . Ma per le lettere del medefimo 
Don Diego Scritte all' lmperadore ,fiha> che le fcrìtture , eftbite dal 
Papa furono una carta della prima donazione : la Lega tra Papa Giu- 
lio , M affimi gli ano, e Rè Cattolico : la dedizione, che ì Piacentini fece- 
ro di fé fieffi una volta , & una Inveftitura , che un Papa fece <ad un 
Cardinale della Villa dì Borgo di Val di Taro ; le quali ragioni quan- 
to vagliano ,fi conofee dalle cofe fopradette ; ed io vi aggigno , che que- 
lle medefime prove , ed atti, fono in parte recati per intero dall' Avver- 
sario in quella fua Storia , parte enunciati , e non prodotti , perchè eftbiti 
atterrcrebbonolafua gran machina ; e ficcome rutte vengono da lui ma- 
gnificate con rettor iche efagerazioni , così fono Hate da me confutate con 
manifefia evidenza ne^li antecedenti Capitoli . Laonde qui francamente 
io dirò , che non già l'Autor Milanefe , ma il Romano , non produce fé 

non 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . 169 

r«n antilogie , e continue falfità ; e fé '1 primo fi avvan^a a pronun- 
ciare , che il Papa in quefto affare di Piacenza totum jus collocabat in 
firmlis babith ab Imperio ; e poco più avanti dice , che declinabat reco' 
gnitionem titslorum , agnofeens eorum vanìtatem ; Non per tanto pro- 
duce antilogie, né dice fallica, ma produce quello, che produflero iMi- 
niftri del Papa , né dice fallirà , perchè dice quello , che confeifa il Cardi- 
nal Pallavicino , e fi vede regiftrato in tutte le fcritture di que' tempi , e in 
altre maggiori d'ogni eccezione. Onde lafcerò per un poco l'Autor Ro- 
mano , e andrò elaminando ,cofa abbia faputo dire l'Avvocato Piacenti- 
no fopra il parere dato dal Senato di Milano a Carlo V. 

Dà principio dunque quefto fottiliflìmo Giureconfulto al fuo difeor- 
focosì: „ Dichino pur dunque quanto lor piace iSoftenitori delle pre« Dijfsrtazfon. 
„ rogative degli Stati Imperiali j che Maflìmilianol., e Carlo V. *M- potori 
9> non poteano fmembrare Piacenza , e Parma dal Feudo di Mila- '**•&*• 
,, no, e dal fupremodirittodell'lmperio^èper via di confedera- 
„ zioni ftipulate coi Sommi Pontefici, né per via di alcun patto, 
„ mancando lapodeftàdi farlo , fé non vi concorre l'autorità degli 
„ Stati, e Diete Imperiali, nell'atto mede(ìmo,od ex intervallo 
„ per via di folenne, e legittima ratificazione: lo che tutti accor- 
„ dano, che non fi fece. Fuqueftoappunto l'unico, od almeno il 
,, principale fondamento , fui qua-le appoggiò il Senato di Milano il 
„ fuo parere, che diede a Carlo V., che ricercato I'avea, quando 
„ fotto Paolo III. trattavafi della reftituzione di Piacenza . Suppo- 
,, fé qiiell' Ordine infignede' Togati, che Piacenza fotte membro 
„ del Feudo di Milano , prima che feguiffero detee confederazioni , 
„ e guerre contro li Rè Francefile ritenuto quefto falfo fuppofto, 
„ sbrigoftì con poche parole dal fuo voto, conchiudendo, che Pia- 
,, cenza non fufeparata,odifmembrata legittimamente da detto 
„ Feudo Imperiale, e che nondovea reftituirfi alla Santa Sede. 
„ Ma non è ella una compaflìone, che un Senato di tanto credito 
„ fondafTeH fuo parere fopra un fuppofto arbitrario, non difeuffo, 
„ ne provato in alcuna maniera? Moftrerò nel progreflb della mia 
,, Di(Tertazione,che Piacenza j e Parma furono della Santa Sede 
,, pria che Milanocolle Città in oggi a lui foggette ricevette forma 
„ di Feudo Imperiale, e fofle conceduto ad alcun Uomo dei Mon- 
„ do per Inveftitura,eprima che la Famiglia Vifconta,follevata 
s , dallo ftato di Cavaliere privato, colla mera forza, e prepotenza fé 
,, ne rendeffe padrona ,o vogliam dire poflenore tirannico ,cercan- 
„ dod'acquiftarlo afe, e non all' Impero ,al quale averebbefi volu- 
,, tolevarlo. „ Così il Sofifta Piacentino, e cofa dovrò dir' io? 
lo dirò dunque, eh' ella, e non già unacompaftìone ,ma un'auda- 
cia intollerabile , che un femplice Avvocato non folo ardifea falfamente 
attribuir' a un Senato tanto venerabile, qual fempre fu quel di Milano, 
eh' et fondale il fuo parere fopra un fuppofto arbitrario , non difeuffo , 
tre provato in alcuna maniera', ma di più che prefuma tanto di fé, ed 
abbia in un sì vii conto il Mondo erudito, che penfi potergli imporre delle 
illufioni , perchè fa dire : mofìrerò nelprogrejfo della mia Differiamone , 
che Piacenza , e V arma furono della Santa Sede , pria che Milano colle 
Città in og?J a lui foggette rie ève jf e forma di feudo Imperiale , e fojfe 
conceduto ad alcun uomo del Mondo per Inveftiture , e pria che la Fa* 
mi ili a Vifconta Sollevata dallo flato di Cavaliere prìvato t colla mera 

y forza > 



i 7 o V Apologia del Domato Imperiate 

forza , e prepotenza fé ne rendeffe Padrona , © vogliam dire Vojfeflore 

tirannico. L ' 

E fé immediatamente, ma fuor di propofito, ci oppone 1 ardito 
Dottore , che dove a il Senato entrare in una piena difeuffione de i tito- 
li, e del merito della caufa : noi poffiam con più di giuftizia rimproverar 
lui , e a lui rinfacciar , che avanti di premettere tante falfe ipotefi , e ap- 
porre tanti chimerici principi , dovea mollare ,c non vantarfi eh* avreb- 
be moftrato nel progreflò della fua Differtazione , che Parma , e Piacen- 
za furono della Santa Sede , priache Milano colle Città , in oggi a lui log- 
«ette ricevere forma di Feudo Imperiale; ma lo Icaltro Sortita, affane 
di poter' impunemente imporre agi 4 innocenti , fatti men veri, e fottrarfi 
dall'obbligazione di provarli , inventò un novello metodo di comporre 
DifTertazioni lltorico-politiche , e legali, e prevertendo tutto l'ordine 
della Cronologia , e dell' Maria , volle cominciar la fua con ordine retro- 
grado, per poter'afuo piacimento fpacciar le menzogne, ed i ritrova- 
menti, per ver ita, col promettere di provar dappoi quel che dovea, ma 
non potea moli rar prima : come appunto io prima d'ora gli ho fatto ve- 
dere , che Parma , e Piacenza non furono giammai della Santa Side» ma 
bensì dell' Imperio, e del Regno d'Italia: che da Carlo Magno fino a 
Maffimigliano I. tutti gli Augufti Franchie Germanici efercitarono una 
piena fovranità, che glitìeflì Sommi Pontefici, e particolarmente Grego- 
rio IX. confefsò effe-re quelle Città Imperiali : che la Chiefa Romananon 
pretefe giammai di avervi quell' alto iupremo Dominio, che neppur'ella 
a vea in R orna, né tampoco nelle altre Citrà, e Terre concedutele in Prin- 
cipato dalla pietà, e munificenza de' Cefari: e che quanti legittimamen- 
te deminarono in Parma , e Piacenza , Io fecero o come Vicar j , o come 
VaiTalli dello lìelTo Imperio ; falfo pertanto , e fallì (lìmo è quello, che elTo 
t»(fert«zio». Avverfario fuppone qui , ma noi prova ,cioè , che mettendo fuddetto 
P a è-15- Senato [otto il fuo efame i titoli della Cafa Vifconta , trovato aver ebbe > 

che deffa riconobbe Piacenza e Parma con diritto di Vicario perpetuo 
della Santa Sede ,e ne pagòlunga pezza UCanone ogni anno ,benche 
tralafcialj'epoi di pagarlo con quella prepotenza , colla quale da Gio- 
vanni , e Luchino fino a Giovanni Galeazzo ricusò di rtconojcere ti Sa- 
cro Imperio . , . 

Enon è forfi vero, che allorquando cimentofiì il Piacentino Scrit- 
tore a quefta prova, io lo convinti* di manifefta fallita ? feci pur vedere gH 
anacronifmi,pe' quali fondamente egli era caduto, e moltrai ,che 'I 
V icariato , conceduto da Benedetto XII. ad elfi Vifconti , maggiormente 
confermava in Parma e Piacenza la fovranità de' Cefari; perchè un tal 
Vicar iatQ noi concedette quel Sommo Pontefice alla Cafa Vifconta.come 
Sovrano di quelle due Citrà , ma come pretefo Amminiitratore dell' Im- 
perio. Fu IWorità arrogatati da Giovanni XXIL colla pubblicazione 
delle famofe Clementine , e fu la fuppofta vacanza dell* Imperiai Trono , 
da cui fi volea decaduto l'infelice Lodovico Bavaro , che fece far sì belle 
cofe a Benedetto XH. Quella gran verità non la feci peravventura toc- 
car con mano , e non l'autenticai cogli Iteffi Strumenti, regilìrati dal Rai- 
r.aldo? e forfè che da tutti gli Scrittori contemporanei non fi raccoglie, 
che 'l Papa co' fulmini delle cenfure, non folamente obbligò i Vifconti a 
ricevere da lui il Vicariato Imperiale di Milano, e di quante Terre effi 
allora pofledeano ,maimpofe la ftelfa legge anco a' Scaligeri , e a tutti 
quelli,»' quali lignorcggiavano in Italia le Città foggette all' alto Domi- 









Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza . lyi 

rio degli Àugufti di Lamagna ? Tutto ciò fi è provato da me con eviden- 
za mirabile nel fecondo Libro, onde non occorre più favellarne. 

Egli e poi molto più falfo quello, che l'ardito Avvocato aflerifcein 
quello luogo , cioè , che la Cafa Vifconta da Giovanni , e Luchino fino a 
Giovanni Galeazzo ricusò di riconotcere il Sacro Imperio : mentre fi 
la da chiunque è mezzanamente verfato nella Storia, ed io hollo inoltra- 
(o , che tempre i Vifconti riconobbero la fovranità Imperiale , e poflede- 
rc no Milano, come Vicar j , Sudditi , e Vaflalli dell* Imperio : anzi perchè 
erano io quello Paefe i Capi della fazione Gibellina , e difendevano gene- 
ratamente conerà tutti l'autorità ,e i diritti de'Cefari , perciò ebbero tan- 
te contele colla Curia di Roma, e di Avvignone,e furono tante volte 
tcomumcati , e combattuti , ma non mai opprelfi da' loro Nemici \ 

FeraltroilSenatodiMilano, allorché fu eccitato da Carlo V. a dire 
il tuo parere fopra le Scritture >prefentate da'Miniftri di Paolo III. per 
g.umncare le pretefe ragioni della Sede Apoftolica , entrò benilfimo nella 
piena difcuffione de titoli, e del merito della cauta; conciofTiache_, 
pendoli, come poco fa li è provato da me colla confeffione del Cardinal 
Pallavicino, proaotti da' Miniftri del Papa un capitolo, contenuto nella Pallici*. 
Lega i con Giulio II. 1 anno 1511. un' altro Trattato di Maffimiglianol., to.utmfip 
ed i Capitoli, «molati da Carlo V. con Leone X. l'anno 1511. ìlmedefi- $•*• 
mo Senato nel f uo parere , dato a Cefare , fece comprendere l'in fu (fi (len- 
za , e 1 invalidità d. tutti quelli fuppofti titoli : e mofrrò , che non ferivano 
p-jnto la lovramrà dell' Imperio, Tempre" confermata illefa.edefprefla* 
mente nierbatafi e da Mafómigliarto I. , e da Carlo V. in tutti quanti i 
trattiti , fatti da foro colla Sede Apoftolica ; e vuo fperare , che ogni uom 
di ienno.e libero da prevenzioni, reitera pienamente perfuafo, che un 
sì eccello, e fapientiffimo Tribunale avrà faputo fondare il fuo Voto in 
una materia tanto grave fu principi fo!idi,e irrefragabili ; giacche poflb 
anch io ragionevolmente ludngarmi , che tutto ciò fi è fatto eziamdio da 
me , benché 10 fi a un nulla in paragone d'un folo di que' faggi, che com- 
ponevano allora, e coftituifeono oggidì il noltro Senato. 

Si degnili cortefe Lettore feorrere un'altra volta così alla sfuggita gli 
antecedenti Capitoli di quello terzo Libro, ei vegga , fé fi fono dagli 
Avver.arj allegati sì,onò i medefimi titoli, egli fteffi atti , de' quali fi 
favella prefentemente, e decida, fé fi a fi da me rifpofto loro per lerime 
nel modo che fi fece allora da' LeggifliMilanefi, Squali però non fi 
nipote dalla Curia Romana , fol perchè non poteafi loro adequaramente 
rilpondere. Del contenuto di quello voto del Senato, oltre l'Adriani , ne 
da un cenno il Pallavicino, e dice, che vien più ampiamente riferito dal 
Cardinal Farnefe in una fua lettera .fcritra al Bertano l'anno 1549., che 
11 ritrova fra le Scritture de'Signori Borghefi , e detto Autore parla così : p „ . , 
/ fondamenti di ciò non erano efpreffi nella Scrittura , ma per quanto JifTpm 
<i raccoglie altronde , e che può bali are come un cenno in racconti $.$. 
d altra materia , conjijìevano per effetto nel Prefupporre ,che quelle 
Citta innanzi a Marmigli ano FOSSERO MEMBRA DEL DU~ 
CATO MILANESE , E IN N1UN MODO APPARTENES- 
SEIKO ALLO STATO ECCLESIASTICO : non producendoti 
autentiche le donazioni de' più antichi Imperadori , le quali dalla 
Sede Apoftolica erano allegate : che non avejfe Marmigli ano potuto 
nuocere d Succefforiie che il contratto di Carlo con Leone foffe con- 
ceputo con parole , le quali pflrmeftejferó al Papa bensì la conquida* 

7 2 e"l 



- 



vp V Apologia dei Domìnio Imperiale 

e"l poMo di tali Città , le quali allora erano tenute da* Frante fu 
ma noi ifi aggiugneffer nuovo titolo. Ed io vi aggiungo per quel, che 
riguardava ^contratti di Maflimigliano .ch'ei non folamente non potè, 
ma non volle tampoco nuocere a' fuoi Succeflòri , perche , co me ho P^ 
vato di fopra , dichiarò , e protetto in tutte le Capitolazioni , da IuiM tipo- 
late conGiulioII.,e «8 l*me&#**&U g-gg ^^^£ 
delle flette Città [alvo femper jure Super» , del di cui alto Dominio mai 
non fi parlò, né fi trattò fra i contraenti. «imJ- 

lobo voluto fenza ripetere l'oflervazioni fatte fopra luna, e 1 altra 
Legatamente ripigliar'.in compendio quefto poco del molto, che Uè 
provato da me negli antecedenti Capitoli , per far comprendere al Leggi- 
tote ,che i fondamenti, attribuiti qui dall' Avvocato Piacentino al vo 
dei Senato di Milano , non furonomai. penfati da que fapientiiiimi radri 
dallora, ma fognati da lui; ficcarne eglifi finge a modo fuo le altre ragio- 
ni addotte da queir eccelfo Tribunale per teflerepoi a capriccio ìu de 
ialfi principi più fallaci i fuoidifcorfi,epoter fenza grande fuo tortore 
clclamare : Dichino pur dunque quanto loro pace i Sofie nitori tiene 
Prerogative degli Stati Imperiali , che Maffimigliano Ilario v ' "?" 
potè ano fmembrare Piacenza , e Parma dal Feudo di Milano ,e a ai 
fupremo diritto dell' Imperio, né per via di Confederalo™ ,jtipolate 
co" Sommi Pontefici , ne per via di alcun patto , fé non vi concorre 
l'autorità degli Stati , e Diete Imperiali ; e che que fio fu appunto 
tunico , od almeno il principale fondamento ,Jul quale appoggw il 
Senato di Milano il fuo parere. . , 

Non fono i Softenirori delle prerogative degli Stati Imperiali , che 
dicano quanto lor piace, ma egli è piuttofto l'Avvocato Piacentino, che 
dice non folo quanto a lui piace, ma quel che mai non fu, ne giammai 
farà. Ditte il Senato di Milano, e lo dico ancor' io , anzi hollo provato 
cogli atti, e con la ragione alla mano, che Maflimigliano I.» e Carlo V. 
non folamente non poteano , ma non vollero fmembrare Piacenza , e . l'ar- 
ma dal Feudo di Milano, e dal fupremo diritto dell' Imperio: e che e 
n'efpreffero chiara, ed apertamente in tutte quante le Capitolazioni ,da 
loro fatte colla Corte Romana ; e fé pretendono gli Avverfar j , che in die 
fi parlatte d'alto Dominio, e di fovranità,produchino gli Strumenti, e 
ce li faccian vedere , che allora li rifponderemo col fatto alla mano , anzi 
col fatto alla mano abbiam già moftrato,che tanto Leone X. quanto 
Clemente VII. violarono, appena fatte, le Capitolazioni dell una, e 
l'altra Lega, e che perciò caderono da qualunque ragione, che in virtù 
d'ette ne fotte alla Chiefa rifultata fopra Parma , e Piacenza . 

Ma lo fcalto Leggifta Piacentino , ben fapendo , che '1 fatto è tutto 
contrario «illefuevifioni, non vuol parlarne; Laonde fi appiglia ad un 
altro partito , e fi dice : Differirò qualche momento ad ifviluppare 
quei fatti , che non cadono fotto l'efame de' due fecoli,de' quali ora 
folamente fi tratta , e mi reftrignerò alla rifpofta convincentìffima, 
colla quale moftro l'infujfifìenza del parere del Senato, che ho per le 
mani . Dico dunque altra cofa effere una difmembr anione vera , e 
rìgoroja , la quale voglia/i indurre fopra uno Stato , che realmente , e 
propriamente foffe incorporato all' Imperio , facendone vera , e for»^ 
male J propri ayon e ; ed altra cofa effere , che uno , o più lrnper adori 
abbiano riconojciuto al lume folla cofeienza , e della ragione , che 
uno Stato di verità non foffe parte, o pertinenza dell' Imperio ; nel 

primo 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza. ijf 

primo cafo , prefcindendo dalla derelizione dell' Imperio mede fimo , \t 
dalla preterizione co.fttoìreqaifni concedo , che l'ìmperadore , ti quale 
t'impegnò con giuramento all' offervan^a della Capitolazione , accor- 
dai a cogli Stati dell' Imperio , non pùodifmembrare una Città , od un 
Territorio dal Corpo Romano-G ematico; ed in quefii termini cam- 
minerebbe bene il parlare del Senato, e s'addattano le autorità de* 
Dottor/. T e ut onk'u magnificati dai Mùfeo» e dallo Scrittore di Milano . 
Non foJamente ih quelli termini ,msa ne* ptk forti , addotti , e provati da 
me , ed ommefli artificiofamente dagli Avverfarj , cammina il parere del 
S !?* t ?J C s>ackiatrano le autorità de' Dottori Teutonici,de'quaIi, peraltro 
vede il Lettore, eh' io non mi fervogran cofa, benché giuftamente ma- 
gnificati dalMufeo,e dallo Scrittore di Milano; e fé diverfamente dee 
dirli nell'altro cafo,come qui con manifefta fallacia fuppone lo fteflò 
Avvocato Piacentino, noi non fiamo io quell'altro fuo fognato cafo, 
perchè non folo non fognaronfi MafEmigliano I, , e Carlo V. di riconofee- 
re , che Parma , e Piacenza non fòfferaparte , o pertinenza dell' Imperio, 
ma efpreflamente dinero, e fempre foftennero ch'erano tali ,eche alcun 
legittimo diritto non ci avea la Sede. ApaftoJica , né quefta giammai potè 
provar d avercelo ► 

Il punto però fiacche noi non (ìamo né in uno, ne tampoco nell' 
altro cafo , mentre finge l'aftuto Sofifta quel che giammai non fu , né mai 
fuccedette; Perchè dà per fuppofto , che Maflìmigliano I.,e Carlo V. 
dilmembraflero dall'Imperio , e dallo Srato di Mi/ano, Parma , e Piacen- 
za colle Capitolazioni, da loro Zipolate co' Sommi Pontefici Giulio II. , 
e Leone X., quando queftofuppofto è faifi^mo; (perchè fi è fatto vedere 
dame,epriachedamefi fé' vedere dal Senato di Milano, che né l'uno, 
né l'altro Cefare volle giammai fpogliaTtt dell'alto Dominio di quelle 
Città, occupate ingiuftamente la prima volta da Papa Giulio; e quan- 
tunque dopo cotefta ingiufta occupazione permetteffero alla Chiefa il 
pofiederle , ciò fecero falve fempre le ragioni dell'Imperio , da cui né vol- 
lero i medefimi Augufti , né poterò difmembrarle , dappoiché vi furono 
unite col Regno d'Italia fot to Carlo Magno, e più propriamente fotto 
Ottone il Grande, e dappoiché iSucceffofi di quelli da Sovrani vi domi- 
narono fenza efferfi giammai fpogliati de' loro diritti, né ad altri cedu- 
tili. Onde vede il faggio Leggitore , che quefto Autor retrogrado va 
tempre aggroppando nella fua cabaliftica Diffrazione fuppofli a fuppo- 
fìi, mentre finge qui, ma noi prova, che diverfamente dee dirfi nell' M^tazm, 
altro cafo , dove il Corpo Germanico non perde il diritto dell'utile , o P a &1 $ - 
del diretto , e fupremo Dominio , che s'allega bensì , ma fi fuppone non 
e (fervi , o non ejfere fiato giuftificato con cognizione legittima di caufa . 

Egli è veniTimo,che il Corpo Germanico non perde il diritto del 
diretto, e fupremo Dominio, perchè Maflimigliano, e Carlo noi conce- 
dettero alla Chiefa , nemmeno l'utile , come già dirti . Egli è bensì falfiflì- 
mo,che fi alleghi, ma fi fupponga non e(TervÌ,o non efiere flato giufti- 
ficato con cognizione legittima di caufa; mentre fu non folamente alle- 
gato ,ma giuftificato dal Senato, ed io hollo moftraro ad evidenza in 
quelle mie offervazioni , e nella Giudice il Lettore : il quale potrà anche 
conofeere , s'abbian mai gli Avverfarj provato , non dirò , che la Chiefa 
fette Sovrana d'effe Città, perchè quefto è un' ente chimerico, ma che ci 
aveffe acquisito un vero , e giufto diritto , non apparendo altro titolo in 
favor di lei , che l'acquifto illegittimo , che ne fece Giulio II. mediante la 

dedi- 



i 7 4 V Apologia del Domìnio Imperiale 

dedizione de* Parmigiani, e Piacentini ; quanto poi quefta pefi nelle 
bilance d'un fano Criterio , l'abbiam digià veduto . .^ 

Laonde poffo ben' io con molta ragione torcere contra I Avvertano 
Wfertazte. q uel ch'ei afferifce qui contro di noi,e non folo {ottenetene in tal acquilto 
^•7 6 ' fatto dal Pontefice intervenne violenza ingiufla , ma dirgli altresì : mu 

tiamei di grava dal cammino df equità ,e Miriamo co^v e r 
princip) dinoniftiracchiatagiurifprudenza. E come? non eforfi egli 
vero, che troppo ftiracchiata ella fia nel cafo noftrolagrur.lp udenza 
dell' Avvocato Piacentino? egli femore applica gli affiorai^ làunm 
pubblico a'fatti, e non già i fatti agli affiorili, come far fog hono gli 
amanti della verità , e difenfori delle caufe giufte . E. torna un altra volta 
a fupporre qui , che Maffimigliano I. , e Carlo V. ftacchaffero per li Trat- 
ti Jatti da loro co' Sommi Pontefici Parma , e Piacenza dalla fovran.ta 
dell' Imperio, e le fmembraflero dallo Stato di Milano con una vera, e 
perfetta ^trattabile alienazione ; e che tutto co lo faceflcro a vantaggio 
del medefimo Imperio, e pel bene del a Pace. Prefuppofto poi qucfto 
fatto del tutto falfo , con attuto raziocinio ammette , che fia / gradare 
Tuttore, ed Ammiratore dell' Imperio Romano-Germanico , non 
Padrone ajfoluto : e che altrettanto può , e dee dirfi di ^alunque 
Principe non ereditario ,ma elettivo. Niuno di quefìi ha podejta d, 
dopare , o di fpropriare l'Imperio , od il Regno , e fé il faccia con «« 
aito volontario , il Succejfore rivochera l alienatone e dichiarerà 
nullo il contratto dell' Ante ce ff ore , come degenerante dal debito, ed 

■tifi? io proprio . r .. , a 

Dopo queflo ftudiato difeorfo ei volta la pagina , e fi dice , che vette 
TImper adore ,e qualunque altro Principe fucceffivojure J angui ms la 
Per fona, e l'ufiz'io di Tuttore , ed infieme di Padre , che poJJono,e 
fpeffo debbono ne' ca fi dubbj,e pericolo/i prendere partito profittevole 
ÀlPupillo,ed al Figlio, ed obbligare colle loro Confederatovi i Sue- 
ceffori , che non riconofeono il Principato dal fuo Antecejjore, con- 
traente. Profiegue indi a dire, che ragion nonvuole , che meno d auto- 
rità fi conceda in cafi ftmìli ad un tal Principe , che chiamafi Padre 
della Patria, e tiene i Sudditi in conto di Figliuoli di quella, che 
negli affari de' privati concedefi alTutore al Padre ;e che con argo- 
menta^ con altri fortijfimì fondamenti , ed efempj vecchj ,e recenti 
prova Alberico Gentile : Principi autem tribuere minus non quidem 
fottumus {che al Padre) qui Pater Patri* eft ,& Subditos habet tan- 
qiiam liberos;dke di più : Nam prò utiliter gettis tempore tyranm- 
dis tenetur Dominus verune non bafta il prete fio di danno, e pre- 
giudizio, che rechi il Trattato dell' Ante ce ff ore \ dee egli e fere no- 
tabile , ed evidente , ajfine di togliere qualunque occ afone d'intorbi- 
dare la Pace : nifi evidens magna inutilità! appareat , ut nec i(ìa re- 
Inquatur anfa Succejjoribus difeedendì à Pace; vi aggiungo Damele 
Otton,che prova fecondo le Coftit trioni dell' imperio : non jolum e [e 
licitum , [ed interdum maxime neceffarìum , che l'imperactore abbia 
la facoltà dì fi abìlir e Confederazioni co 1 Principi fir ameri , nono fan- 
te le Capitolazioni giurate , introdotte da Carlo V. in qua ; e final mente 
conchiude il fuo Sofiima con efaggerare , che chiunque voglia far giufti- 
Zia alla verità , e purità , confiderata dal jus naturale , e delle Genti, 
(ara sforzato con] e fare , che le rifpofle del Mujeo fopra quejìo arti* 

colo 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza, 175 

colo fono dì ntun pefo , e che di riflejfo rinvigoriscono lirtvincibil ragio* 
ne , rtiultante da. detta Lega . 

Chiunque voglia far giuftizia alla verità , e purità , confiderata 
dal jus naruralc , e delle Genti , farà sforzato confeflare, che non_» 
le nlpoite del Muieo fopra quello articolo , ma le fallacie dell' Avvocato 
Piacentino fono di niun pefo : e che sì beile concisioni da lui allegate ,e 
ìtiracchiare a modo fuo , non fono in conto alcuno applicabili al caio no- 
stro , e che tutte ad una per una fi rivolgono contro lui, ritenuti i fatti ne' 
termini della verità fondata ne* pubblici documenti . Digià diffi , e di bel 
Buovodtbbo replicarlo qui, che né Maffimigliano I.,nèCarlo V.per le 
Confederazioni fatte da loro con Giulio li., e con Leone X. cedettero alla 
Chiefa Parma , e Piacenza in fovranità , ma permisero (blamente, ch'ella 
le pofiedeflc/k/w jure Imperii , come a fazietà li è provato . Laonde cef- 
fano qui tutti li iuppoftj , rìè vi può aver luogo la limitazione della rego- 
la generale , addotta dall' Avvedano: ancorché una tal limitazione pa* 
tifea molte.difficolrà,ed eccezioni sì ih fatto, che in jure, come polfo 
moftrarlo con un lungo Catalogo de Scrittori del gius pubblico ; vogliono 
primamente , che debban concorrervi molte circoftanze , affinchè polfa il 
Principe elettivo alienare gli Stati , e le Città , che fono proprie del Prin- 
cipato , e trasferirle in altro Principe in piena fovranità , la quale è per fé 
inalienabile, ed attaccata indiflolubilmente all' offa della Corona. Gli 
Autori poi allegati dall' Avverfario favellano d'un' alienazione , che fi fa 
in un Nemico egualmente Sovrano, e porentiffimo in arme, e che fi fa 
con un folenne trattato per evitar' i maggiori pericoli della guerra. Di- 
cono eglino dunque , che le per ottenere la pace, fenza di cui non fi può 
confervar lo Stato, o evitare un' imminente gran ruina fia neceflario ce- 
dere la fovranità d'un Paefe,o già occupato da elfo Nemico, oppure in 
proffima difpofizionedi pérderfi , pofla in uo fomigliabte cafo il Principe 
per non efporre , dirò così > il rimanente del Regno allo sbaraglio , venire 
acotefta alienazione, a fomiglianZa del Tutore, e del Padre , mentre e 
l'uno, e l'altro ceder poflbno» e alienare una parte delle foftanze del Pu- 
pillo , e del Figliuolo , per falvare il reftante de'beni, che fi veggono efpo- 
lti all' incertiffimo evento d'una lite, che fi fa dubbiofa per le portenti ra- 
gioni, che affiltono alla parte contraria. Ma tutto ciò come puol'efiere 
applicabile al cafonoftro;e cofa puoi mai aver che fare con una Lega 
fatta tra l'Imperador ,e il Papa per liberar l'Italia dall' invafione dell' 
arme Francefi , le quali avendo già forprefo tutto lo Stato di Milano , ed 
occupata Bologna con altre Terre della Chiefa , già minacciavano fotto- 
porla tutta al loro impero ? Eravi forfè guerra tra il Pontefice , e Cefare ? 
E quelli rirrovavafi peravventura fortemente ftretto da quello , permodo- 
che la necelfità loiìrigneffe cedergli la fovranità di Parma ,e Piacenza , 
affine di non perdere tutta quanta la Lombardia? Forfè innanzi, che 
Giulio II. , e Leone X. fi confederaflero con Maffimigliano I. , e Carlo V- 
eravi qualche dubbio fé quelle Città fi annoverando nella Lombardia , e 
foflero unite allo Stato di Milano? Si cedette peravventura un palmo di 
terra per ottener la Pace dai Rè di Francia , il quale pretendea , e già mi- 
nacciava il tutto? Quefti fono i cafi,a* quali fono applicabili le belle 
conclufioni allegate dall' Avvocato Piacentino . Io lafcio dunque al chia- 
ro difeernimento del Lettore il riflettere quanto pefi la fentenza del Mu- 
feo ,e del Coringio ,nè come tante volte mi fono proteftato , ho prefa la 
penna in mtao per fare l'Apologia alle di loro Opere; Egli è vero però , 

che 



V]è 



V Apologia del Dominio Imperiate 



Differtazìon. 
P a S-77- 



(a) 9 

Conr ingius 
de finii. Im- 
per. lib. 7. 
cap.iO. 



DiJJertazfon. 
P«i-71> 



Xìiffertazton. 
pa^.-jS. 



che lo fteflb Conringio giammai non ebbe in animo di foftenere.che 
l'inefperienza di Orlo V. , e ignoranza delle cofe fue J'efponejje agi' 
inganni, ed alle circonvenzioni di Papa Leone , e de' juot Mtniftrt , 
inducendolo a fofcrivere detta Lega. Come un'altra volta fi fìnge qui 
l'Avvocato Piacentino , per poter dipoi guidar' il difcorfo a fuo piacimen- 
to , ed aggiuftarto come più gli piace , e quando il Conringio averte detto 
ciò, non l'avrebbe inventato da fé, come da fé inventò il fuoCeniore^ 
tanti ftraniflìmi fuppoftijma detto avrebbe quel, che già ferine il Fo- 
glietta,eflere ufciro dalla bocca dello fteflb Carlo V.; fottiene bensì il 
Conringio ,che'l nottro Cefare con una tal Lega giammai non fi /P">P r "> 
della fovranità di Parma , e Piacenza , anzi recando le parole del Manitc 
Ilo, pubblicato dal medefimo Augufto , allorché Clemente VII. fi confe- 
derò col Rè di Francia, rompendo per fola gelofia della potenza di Carlo 
il folenne Trattato di Lega, fatto con eflb lui,foftiene,che le riferite 
Città furono confignate alla Chiefa {a) : Tenendo duntaxat eojure , quo 
ante a per ipfum Leonem tenta- fuerant , quod tamen jus nullum erat : 
quandoquidem ad Feudum pertinerent Imperli ,ejfentque pars Duca- 
tus Medìolani , & in illis nullum Ecclefi* Roman* tttulum valtdum , 
ne e ab Imperio , ne e ah eo , qui dare pojfet , ohtinuit . 

Quelle fono parole del Manifefto , pubblicato al Mondo poco dopo , 
che fu ilipulata la riferita Lega : né avrebbe. Cefare allegato, che Par- 
ma , e Piacenza effent ex federe Leonh confinata? , tenendo* duntaxat 
eojure , quo antea per ipfum Leonem tenta fuerant , fé la cofa non forte 
fiata così , come in realtà provai ,che lo fu, e feci nel mededmo tempo ve- 
dere ,che l'Avvocato Piacentino per isbrigarfi dalle difficoltà ,che incon- 
trava nell' interpretar' a fuo capriccio le Capitolazioni della fteua Lega, 
ne mutilò il teflo,emutò il fentimento,e le parole : poiché in vece di 
fcrivere : prout à felle, record. Julio IL, & à Sanclltate Sua (cioè da 
Leone )poffeffa , atque ohtent*> fuerunt , come efprime il tetto , riferito 
dall'Autor Romano nell' Appendice della fua Storia , vi pofe : cor 'punibi- 
le fallita prout a felic. record. Julio JJ. , & à SAHCTA SEDE poff ef- 
fe , atque ohtentae fuerunt . 

E colla fteflafranchezza>coIla quale ebbe quefto moderno Avvocato 
l'ardimento di alterare il tefto delle fuddette Capitolazioni , s'invento ui 
pianta il feguenre difcorfo , affine di poter continuare fempre più a man 
franca la teflìtura delle fue fallacie , proferendo d'un Cefare , qual fu Car- 
lo V. con ironia deteftabiliflìma ciò , che mai non fu , né tampoco regima- 
to fi vede dagli Scrittori più parziali della Sede Aportolica ,cioè , che mo* 
ftrofi bensì Carlo quafi uomo nuovo , quando nelle negoziazioni^ ma- 
neggi, che fece conejjo lui Paolo JJl dopo l' aff affinamento del Due a-> 
Pier Luigi richiefe , che per informazione della fua cofeien^a timoroja, 
e fuor di modo gelofadinon aggravar fi , ritirando/i dall'occupazione 
di Piacenza , fé gli faceffe vedere alcun titolo, che aveffe la Santa 
Sede fopra quella Città , ed in udire mentovarci la Lega di Papa Leo. 
ne , parve , che fi rifvegliaffe da prof ondo letargo, e fojj'e btamojo di 
vederla, montando dimenticanza. In vedendo poi il tranfunto con- 
frontato con l'autentico del Papa da due Segretarj del Mendoza, 
Rcfide?ite per lui in Roma ,mife fuori d'ejfo un'altra copia dell' jjlejja 
Leva , nella quale fi trovò infetta certa claofula , che non era nell' 
originale di Roma jo che non accade ora difeutere . Anzi ora più che 
nini accade difeutere la claofula di detta Lega > che non era nel preref» 

erigi- 



Sopra lo Sfato di Parma e Piacenza . 177 

originale di Roma , per conofcere , fé fia , come ofa affermar qui l'Avver- 
fario : fievoliffuna la replica degli accennati Autori , fondata (opra la 
pretefa claojula di detta Lega, cioè che Papa Leone dovere tenere 
Piacenza , e Parma con quel diritto , che deffo , e Papa Giulio II. le 
aveano tenute ; Mi maraviglio perciò , e molto mi maraviglio di lui, che 
abbia poi tanta audacia per ripetere un'altra volta qui , che capriccio/a- 
mente a quella pretefa ciao futa (fé pur vi fojfe fiata , come poco fa mo* 
firai , che non vi fu , almeno conceduta in quei termini ) voi fi dare un 
ft-n(o t ed una intelligenza condizionata, non altrimenti che je fojfe 
fiato pattuito , che Piacenza e Parma fojfero ritenute dalla Chiefa , fé 
cofiaffe , che vaveffe fopra qualche diritto . 

'L'Avvocato Piacentino egli fu , che non folo capricciofamente volle 
dare a quella claofula unfen(o,ed una intelligenza ttortiflìma,e tutta 
contraria alla chiara lettera del contratto, e alla mente de' Contraenti, 
ma di più per poter far ciò impunemente, con fallita orribiliflìma corrup- 
pe il tetto d'efla Lega, mutandone perfino le parole, non già recate dal 
Mufeo,dalConringio,o da noi, ma da MonfignorFontanini fuoPre- 
curfore , come io poco fa moftrai, e potrà meglio chiarirfene il Leggitore, 
confrontando il Tetto regiftrato nell'Appendice della Storia Romana 
con quello, che alla pagina 74., e 75. viene allegato dall' Avverfario,il 
quale nega la chiarezza al Sole, negando, che il capitolo di detta Lega 
non efprimefle ,che ?apa Leone doveffe tenere Piacenza ,e Parma con 
quel diritto , che dejfo , e Papa Giulio le avevano tenute ; Imperocché 
quetto appunto dice il Tetto, regiftrato daMonfignor Fontanini con le 
formali parole : refiituendas fé curaturum ( Carlo V. ) Parmam , atque 
Placentiam Sancii/fimo Domino nofìro^é Sedi ApoHolicde ,prout à 
felicis recordationis Julio li. , & à SANCT1TATE SUA poffeffee , Dìffertazion. 
atque obtent<e fuerunt ; E l'Avvocato Piacentino fcrifle non una, ma P*g-74>75. 
due volte \prout à felic. record. Julio II. ,& à Sanila Sede pojfe(f<e , 
atque obtentd" fuerunt . 

Scritte egli quetta infigne fallita conaftuzia fìnitfjma.e coldifegno 
d'inger ir nell'altrui menti una gran difficoltà , e fargli dubitare , fé ritenu- 
toquettofenfodella Capitolazione del 152,1. potette veramente dirfi, che 
Giulio II. , e Leone X. fottero (lati i primi a potteder Parma , e Piacenza . 
Imperciocché leggendofi in efsa Capitolazione prout à Sanila Sede pof 
fejf* , atque oh ent<e fuerunt . Eravi luogo a credere di nò, ed a penfare, 
che innanzi di loro ne avefse la Chiefa avuto il pofletto. E quetto pof- 
fettb avrebbe anche potuto fupporfi tanto antico, quanto fi fotte voluto 
col farlo cziamdio nafceredel pari coli' Imperio di Carlo Magno , anzi 
diCottantino il Grande, mentre da tutti fi fa, che la Sede Apostolica è 
del l'uno, e dell' altro molto più antica, ed ecco come fi può da cotette 
abbominevoli alterazioni de' tetti dare un'antichiflìma origine, ed una 
durata di fecoli , e fecoli ad un pofletto in realtà nuovo, e di poca durata , 
come in fatti nuovo,e di poca dutata fu il primo pofletto di Giulio,ed oltre 
che durò poco , fu molto viziofo , perchè procedente da una mera ufurpa- 
zione . Durò poi meno il pofletto > che a Leone concedette Maflìmigliano 
Sforza , come (i è veduto negli antecedenti Capitoli . 

Sicché fé non voleva l'Avvocato Piacentino ftar' attaccato al falfo , 
ma bensì al vero tenore del Tetto, e al di lui legittimo fenfo , come far dee 
ogni Scrittor probo, e fedele, dovea ingenuamente confettare , che in 
virrùdelcitcito^. XI. altro pofletto non fu permetto, né altro titolo con- 

z ceduto 



i 7 g V Apologia del Domìnio Imperiale 

ceduto a Leone, fé non quello, che egli, e innanzi di lui Giulio Il.avea 
in quelle Città. E ficcome il pofleflò di Giulio fu ufurpato, e quello di 
Leone procedeva da pegno fatto non già da Cefare , ma da Maflìmigliano 
Sforza Vaflallo, il quale perciò non avea autorità legittima per impe- 
gnare , e molto meno per alienare la fovranità del Feudo , così il iuddetto 
patto , che fi riferifce a corefti due invalidami pofleflì trasferir non potè 
nella Santa Sede alcun pofsefso legittimo, e molto meno l'alto iupremo 
Dominiodi Parma, e Piacenza, fé da lui non fi provava d altronde un 
più vero , e legittimo titolo ; ed ecco con quanta ingiustizia , e mala lede 
Difirtaz. afserifce l'Awerfario ejfere fievolijftma la replica degli accennati Auto- 
Vincent. rì fidata [opra la pretefa claofula di detta Lega , cioè , che Papa-, 
**'**• Leone dovere tenere Piacenza , e Varma con quel diritto , che dejjo, e 

Papa Giulio II. le aveano tenute ; e con quanto maggior' eccefso d mie- 
deità foftener voglia , che caprìccio! amente a quella claofula norr lolo da 
Jui audacemente negata , ma criminofamente falfificata , vuolfi dare un 
fenfo.eduna intelligenza condizionata , non altrimenti , che fé 'Me 
flato pattuito, che Piacenza e Parma foffero ritenute dallaCbieJa, 
fé cofiafje, che v'avejfe [opra qualche diritto. ci Vi • 

Sì quefto appunto ( come evidentemente ho io inoltrato ) e il legit- 
timo fenfo , e la vera intelligenza , che dar fi dee alla decantata Capitola- 
zione , dalia quale fé ne inferifce fondatamente , e non a mero capriccio, 
come con lafolitafua arditezza brontola qui il Sofifta , f &<? mancando 
la Santa Sede d'ogni diritto , veniva altresì quel patto a reftar fenza 
vigore . E quefìi t forma di ragionare ognun vede , eh' ella non e Jtorta , 
e fofiftica ,come con maggior' ardimento torna ad efagerar l'Awerfa- 
rio , mentre fé fuppone chi ragiona in tal maniera , che la Santa Sede 
non aveffe alcun diritto fopra quelle Città , e che anzi foffero pertinen- 
ze dell'Imperio , e parte dello Stato di Milano , fuppone il vero . 

Né importa , che baldanzofamenre ci opponga l'Avvocato Piacen- 
tino , che quefto è quel fuppofto , che fi dovrebbe provare da Promotori 
delle ragioni dell' Imperio , e non già dalla Santa Sede , che le pojjede- 
va , perchè fono io più che certo d'averlo fervito con molta chiarezza , e 
con tanta evidenza , che non pofsa defiderarfi di più da chiunque leggera 
con occhio libero da ogni prevenzione la mia Apologia , e le Scritture 
degli Avvocati Romani . è , ,, ,, 

Peraltro la difeorre l'Autor Piacentino, contro tutti 1 principi W 
jus pubblico , e della ragion Civile , quando dice, che non era la_i 
Santa Sede obbligata provare i diritti di fovranità, da lei pretefi fopra 
quelle Città, fol perchè le pofsedea ; concioflìacofache ella non pofsedea 
Piacenza , riè pofseda una gran parte del Parmiggiano, allorché il Senato 
di Milano fu eccitato da Carlo V. a dire il fuo parere . E fé Paolo III. pre- 
rendea efsere reintegrato del fuo pretefo pofsefso , e lo pretendea in virtù 
delle Capitolazioni della Lega : facendofi a lui vedere, che le Capitola- 
zioni medefimè concedeano a Papa Leone le ftefse Città, acciocché le 
dovefse tenere con quel diritto, col quale sì egli, che Giulio II. l'aveano 
pofsedute,cd ottenute \prottt à Sanclitate Sua »& à felic. recordai. 
Julio ILpojfejfd? t atque obtent* fuerunt; E chi non vede, che a Papa 
Paolo toccava provare quefti pretefi diritti , e che non ballava {blamente 
l'allegare il puro , e nudo pofTeno,ed un pofleno limitato, e condizionato, 
anzi "intrusivo , ed illegittimo , trattandofi principalmente di fovranità di 
Stati , e di Stati dipendenti dall'Imperio , e riconofeiurj per più e più fe- 

coli 



Sopra io Stato di Parma e Piacenza 179 

coli per Imperiali . Potrebbe perawentura giovare al Poffeffore fpoglia- 
*o, fecondo le regole del gius Civile , l'allegare il poffeffo, non condizio- 
nato, ma libero, ed affoìuto d'una co fa indifferente per ottenere la mo- 
mentanea reintegrazione dello fpoglio, non dovendo egli inquefìo cafo 
obbligarli a provare la giuttizia del titolo ; ma fé fi tratta di Provincie , e 
diCittà,o diGiurifdizione,e Regalie, o di cofe fomiglianti a quelle, 
« f iPofle(Io fi adduce contra chiapparifce eflerne il Sovrano; allora non 
ce pofleflo,che poffa giovare, ma dee indifpenfabilmente moltrarfi il 
titolo , il quale fia capace a trasferire un vero , e legittimo diritto : e quefte 
fono concluhoni affai volgari, note a' Legulei , e ricevute comunemente 
in tutti 1 Tribunali, e particolarmente nella Sacra Rota Romana. Per 
quello poi riguarda la legge di Natura , e Ja ragion delle Genti , non bafla, 
che uno pofiegga uno Stato , perchè fé ne debba dire il Sovrano , pernio- 
doche non da lecito al Signor legittimo il riaequiflarlo ; concioflìache non 
reità egli privato del Dominio, benché una qualche volta gli fia fiata 
ufurpata la pofleflìone ; Ciò può ben fuccedere,dice il Grozio {a), fecondo fa) 

Ja Giunfprudenza Romana nelle fiere, le quali fimul atque libertatem *"*• Grot - 
recipiunt ,nofiras effe definere ajunt Romani Jurifconfulti . Atque in £ J £ b ,Ì L 
rebus omnibus alus à pofjefione , quod incipit Dominium, non ideo amif Tapi §? 
ja pojseffione amittttur , immo jus dat etiam ad repetendam pofsetjìo. 
ttem. E molto più male diffe PAvverfario, allorché afferì poffedere la 
Chicfa Piacenza per mezzo della Serenijfima Cafa Farnefe ; Impercioc- 
ché l'Imperio, e'1 Duca di Milano poflìede pel mezzo della Serenifóma 
Cafa Farnefe la fuddetta Città, perchè le fu conceduta da Filippo II. come 
Duca di Milano , e le fu conceduta come a Cafa vaffalla , dandole le Inve- 
ffiture , che li produrranno a fuo tempo , e luogo . 

Cammina fempre queflo Autor retrogrado per la via de' fofifmi , e di 
falfi luppolii i . Soggiugne dunque un'altra volta ,che il fatto ci dà a 
conoscere >cbe non fu quell'articolo condizionato , ma affoìuto ;im Per- 
ciocché in vigore di promeffa condizionale defecazione refta differita , 
e jojpefa ,fin'a che la condizione s'adempia , e fin' a che il fatto , pofto 
jotto condizione faccia paff aggio dallo fato condizionale all' affoìuto . 
Per qual caufa dunque fu dato il poffeffo alla Santa Sede , prima che 
per parte della Santa Sede re ft afferò giuflificati i diritti x e i titoli, 
in virtù de' quali dove a poffederle? 

QyeH' articolo fé non fu condizionato, qual Io fìnge qui l'Avvocato 
Piacentino, per potervi fabbricar fopra tante fallaci riflelfioni , non per- 
tanto fu affoìuto , come fé Io dipinge , e'1 teflo della Capitolazione è chia- 
riffnno; mentre l'Emanuele promife,che Carlo V. avrebbe procurato, 
che follerò reftituite Parma , e Piacenza alla Chiefa , da poffederfi : prout 
à felic. record. JuIioJI.,& à Sancii tate Sua poffeffo? , atque obtentar 
fuerunt; Sicché ognun vede, che l'Ambafciadore di Cefare non volle 
trasferire nella Sede Apoflolica , e'1 Papa non pretefe acquifìar' altro che 'I 
poflcffotale e quale l'avea dianzi ,equeflo è ciò, che diffe il Senato, che 
dice il Mufeo , e'I Conringio, e che diceva ancor' io ; Ed avendo io inoltre 
provato , che 'I precedente poffeffo di Giulio II., e di Leone X. non recò 
pregiudizio alcuno alla fovranità , che innanzi ci avea l'Imperio , ne fuc- 
cede in manifeftifììma conseguenza ,che neppure il recaffe quello , che in 
virtù di quello articolo accordò Cefare allo fteffo Pontefice. Quindi vede 
i! Lettore , che qui nulla ha che fare la regola , figurata dall' Avverfario , 
cioè , che in vigore di promeffa condizionale l' e f edizione re fi a differita 

z z finche 



xto 



tipologìa del Domìnio Imperiale 



Tufendorf. 
de jur nat. 
tfgentlib.i. 
cap.S.n.i. 



DtjfertaziM* 
Piacentina, 



finche la condizione s'adempia, e finche il fatto pofìo 'fatto condizione 
faccia piaggio dallo fiato condizionale all' ajjoluto. Oltrediche io 
non leggo appo S 1 ' Autori, che trattano del diritto pubblico, qucfto 
aflloma , conccputo ne' termini , da lui propoili qui con fommo artificio , 
come lì può rieonofcere dal Puffendorfio (a) , il quale dice , non v'ha dub- 
bio, che di una prometta condizionale fufpenditur t>/"/,ma non afte- 
rifcegià,che fi fofpenda Tefecuzione , la quale è un mero fatto >*™\h 
può venire non ottante, che retti in fofpefo la validità , e l'efficacia deli 
atto,effendo molto diverfa l'efecuzione d'un' atto, o d'una prometta, 
dalla forza , e dall' effetto della medefima ; Imperciocché la prima è puro 
fatto, ed una cofa tìfica, e l'ultima ella è un'ente morale ; Potea perciò 
ammeno il Sofifta Piacentino di chiedere , per qual caufa fu datoti pof 
fejfo alla Santa Sede , prima , che per parte della Santa Sede r ?M<j r ° 
purificati i diritti ,ed i titoli , in virtù decitali dove a pojjederle. 
mentre io gli rifpondo , non colla rifpofta , eh' egli fi fogna data dal Con- 
ringio , dal Mufeo , e dagli altri Imperialifti , ma con quella , che fi racco- 
glie dal contefto delle medefime Capitolazioni, cioè, perchè nelle Capi- 
tolazioni non fu convenuto, che Leone X. innanzi d'ottenere fuddetto' 
poffeffodoveffe provare i diritti, in virtù de' quali dovea poffedere Par- 
ma , e Piacenza , ma folamente fi fpecificò , che Cefare avrebbe pron- 
to, che gli foffero refiituite le fuddette Città, acciocché le poffedette, 
come furon poffedute, ed ottenute da Giulio II., e da lui. Laonde ben 
potea Carlo V. confignare alla Chiefa effe Città , fenza che rettatiero pre- 
giudicate le fue ragioni rifpetto alla fovranità, che vi avea l'Imperio, e 
fenza venire all' efame de' titoli , e de' diritti , che riguardano il Dominio, 
di cui nulla fi parlò nella fteffa Capitolazione : ed i quali diritti poteano 
fempre efaminarfi,e r iconofeer fi , come lo confeffa loiteffo Avversario, 
dicendo, che ciò far fi poteri, benché da lui con manifesta cavitazione 
fi cerca, fé l'abbino f atto , e fé vi fia neW accennata Lega V afferri a 
condizione , od almeno riferva in favore dell' Imperadore , e deli Im- 
perio , che la Romana Sede fia tenuta fare detta giuftific azione ,dopo 
che Piacenza, e Parma faranno fiate tolte a Francefi &c.,e dopo, 
che faranno confegnate al Papa. Sequefìo è quel che fi e ere a, eque- 
fio , e quello , che dee provar fi per foftenere il parere , dato a Carlo V. 
dal Senato di Milano , io mi lufingo d'averlo provato con evidenza ; ma 
non dee già provarfi quel che impertinentemente fi cerca dall' Avvocato 
Piacentino , perchè quel che fi cerca da lui , è una manifefta fallacia , non 
dovendo noi provare né riferve, né fuppofte condizioni ,m? folamente 
far vedere , che quefio tanto decantato Capitolo non diede alla Sede Apo- 
stolica fopra Parma , e Piacenza maggior ragione di quella , che vi aveffe 
prima. Onde con troppo d'animofità afferifee quefio Sofitta , che le no- 
irrc fieno interpretazioni forcate , e ftiracchiate dal capriccio ,e dalla 
pajfwne dì chi vuol far dire a Patti , ed alle Scritture ciò , che non 
dicono ; perchè noi pofiìam con più giufta ragione afferire , eh' egli fia 
quello , che vuol far dire a' Patti ,ed alle Scritture ciò , che non dicono , e 
che lo fa con tanta paffione, che non ha nemmen' orrore di mutare le pa- 
role, ed alterare la fofianza delle Scritture medefime, come ha fatto in 
quella Lega, in cui vi ha pofto a* Sanila Sede poffefftf atque obtent<e 
fuevunt , quando nell'originale, e nella copia pubblicata da Moniignor 
Fontanini , fi legge non à Santla Sede , ma bensì à Sanlìitate Sua . 
Ma replica l'Avvsrfario , efaggerando così : Dobbiamo noi forfè 

mina- 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. 1S1 

immaginar fi , che Papa Leone [offe un [ciocco , il quale volere conve* Dijfertazh/t. 
nire co!' lmperadore Carlo nel fenfo , che gli Avverfarj pretendono ^-79- 
dare alle parole della Lega ? Ma io rifpondo , che non c'è alcuno, che fia 
così pazzo, il quale voglia immaginarti , che Papa Leone fofle un [ciocco ; 
ognuno la, che fu Principe accorto,e faggio : e tutto il Mondo è anche per- 
fuafo.che neppur Carlo V. foffe uno [ciocco ; onde fervendomi io dell'efcla- 
maz ione dell'Avvocato Piacentino, dirò , come egli difTe di Leone : e non 
farebbe egli fiato Carlo il più feiocco uomo del Mondo a convenire col 
P^pa nel jenjo , che gli Avverfarj pretendono dare alle parole della Le* 
ga ; sì che <arr bbe flato uno feiocco, perchè non folamente privato avreb- 
be dei Dominio utile il Duca Francefco Sforza , a cui in virtù d'efla Lega 
dovea redimirti* tutto lo Stato pofieduto dal Padre; ma anche l'Imperio 
del fupremarodi due Città delle più iniìgni di Lombardia, e del Ducato 
di Milano : e di più farebbe flato feiocco, perchè l'avrebbe fmembratocon 
tanto fuo danno, e pericolo di una parte delle più principali, per darla alla 
Scdt Apoftolica , a prefetto d'un pofTcno in prima ufurpato da Giulio IL, 
e dipoi acquietato da Leene X. in virtù di un contratto di pegno tempora- 
neo , e fatto da un Vaflallo . Non fu pertanto efio Leone X. il più feiocco 
uomo del Mondo, ma Principe molto deftro, e di grand' antivedimento 
in metterfi in Lega con l' lmperadore contro il potentìftmo Rè Fran- 
cefco ; e dato , ma non concertò , ch'ei fi cimentale a fott omettere l'Era- 
rio Pontificio a fpefe immenfe , e gli Stati della Chiefa al pericolo 
delle guerre ;non fece però, come vaneggia l'Avverfario, tutto quefte , 
affine folo d'aver poi Piacenza , e Parma da lui rilafciate poco innanzi 
al Rè di Francia, come pertinenze dello Srato di Milano; ma lo fece per 
ruttique'motivi,eper quelle potentiflìme cagioni riferite dal Guicciar- 
dini nel Libro decimoquarto della fua Storia, e le quali racconteremo qui 
fucatamente, per far vedere al Critico Piacentino i fini, eh' ebbe que- 
fio generofoPapa per fottomettere l'Erario Pontifìcio alle fpefe, da lui 
fuppofte immenfe, e gli Stati della Chiefa al pericolo della guerra. 

Dice dunque lo Storico Fiorentino, che coftituito Leone in "flato di 
fomma proi perita, riputandoti a grave infamia la perdita di Parma, e 
Piacenza , bramava puma di morire far qualche cofa di grande , meditan- 
do recuperar Ferrara , e fcacciar Cefare ,e'J Rè di Francia d'Italia . Onde 
per dar cominciamento a queftefue vaftiflìme idee voltò tutti i pentieri 
alla guerra , e ad unirti con uno di quefti due Principi, affinchè collegato 
con uno,porefTe dipoi mover l'armi centra l'altro. Cominciò in primo 
luogo a trattare col Rèdi Francia, e a proporgli dafTaltare il Regno di 
Napoli, e di viderfelo per metà; Al trattato fuccedette ben rofto l'accor- 
do , e fé ne flipulò la Capitolazione in Roma, della quale avendone Leone 
ricercata la ratificazione al Rè, e non potendola pttenere, dubitò, che 
quefti non ifeoprifle la machina all' Imperadore, e con eflo lui fi accordale 
a'fuoidanni. Laonde e(fendo per altra parte concitato dal desiderio ar- 
dente, eh' avea di ricuperar Parma* e Piacenza, e di fare qualche cofa 
memorabile; Sdegnato oltre quefto dall' infolenza di Lautrech,e del 
Vefcovo di Tarba , i quali non ammettendo in Milano le provifioni Eccle- 
fiaft iche , piuttofto le difpregiavan con fuperbiffime , ed infoienti parole , 
deliberò di congiugnerli contra il Rè di Francia con Cefare . Firmò dun- 
que con i'Ambafciador di Carlo la Confederazione,di cui ora favelIiamo,a 
ditela comune,e come attefta il Guicciardini, eziandio della Cafa de Medi- 
ci, e de'FicrentinUon aggiunta di rompere la guerra nello Stato di Mila- 
no» 



iti V. Apologia del Domìnio Imperiale 

no, il quale acquidandofi, reftaffe alla Chìefa Parma, e Piacenza, chele 
teneffe con quelle ragioni , con le quali Uvea tenute innanzi ; che 
Francesco Sforma fofje pofìo al pofleffo del Ducato di Milano , f I quale 
non confuma ffe altri [ali , che quelli di Cervia; che CejarefofJ e obbh. 
qato ajutar'il Papa contro i Sudditi ,e Feudatarj dellaChieja con- 
fumaci , e precidente all' acquifìo di Ferrara : Fu accrejciuto il 
cenfo del Reame di Napoli > promeffa al Cardinal de Medici una pen- 
done di diecimila ducati, e uno Stato nel Reame di Napoli d entrata 
di dieci mila Ducati per Aleff andrò de Medici. E quando d. quella 
verità non ne forte teftimonio il Guicciardini , lo farebbe I Autor Roma- 
no, il quale ci ha dato nelP Appendice della fua Stona lo Strumento 
d'efla Lega. ; , . , 

Ecco dunque , come non fu Leone X. ti più [ciocco uomo del Mondo 
Biffmazìott. a me tterfi in Lega coli' Imperadore contro il potentiffimo Re Fran- 
P*S-79> cefco,e che non fottomife l'Erario Pontificio a fpefe immenfe ,e gli 

Stati della Chiefa al pericolo delle guerre , affine folo d'aver Piacen- 
za ,e Parma prò interim, ne per ajutare l'Imperio a ricuperare lm~ 
(igne Feudo di Milano da un fuppofto invasore . 

Ed eccoquanto maliziofa fia l'altra rifleflìone , che immediatamente 
nwfrrMrfo» fa quefto maligno Autore, dicendo : Nuova giurifprudenza , che per 
ubi rupia falvare i prete fi diritti dell' Imperio \vuol' interpretare una Lega^ 
fagrofanta nel fenfo,che uno de' Contraenti s'acquiftt con tutta giù- 
fìizia titolo di pazzo» non che di manchevole di prudenza :e l'altro 
firinga una Società ,cbe i Legali chiamano Leonina . Non foiamente 
nuova, ma. fcandalofa è la giurifprudenza dell'Avvocato Piacentino, 
il quale per interpretar' una Lega fagrofanta a modo fuo,ardiice mu- 
tarne il fenfo , e le parole : anzi non contento di quefto, vuol' anche iup- 
porre , che la Lega non contenefle a favore del Papa altro , fé non d'aver 
Parma, e Piacenza prò interim, tacendo tutte le condizioni favorevo- 
lifllme,e li vantaggi confiderabiliflìmi, Zipolati da Leone a prò della 
Sede Apoftolica, e de' fuoi Parenti, per poter poi non folo dir con fran- 
chezza , che il Senato di Milano interpretafle quefto capitolo della mede- 
fima Lega nel fenfo, che '1 Pontefice averte dovuto acquiftarfi con tutta 
giufiizia il titolo di pazzo : ma infultar' anche la gloriofa ,ed immortai 
memoria di Carlo V. , imputando a uno de' più religiofi , e magnifici Ge- 
fari d'Occidente , eh' averte avuto penfiere di ftringere colla Sede Apollo- 
lica una Società , che i Legali chiamano Leonina . 

Coteft' enfatico modo di favellare, altro in foftanza dir non vuole 
fé non , che Carlo tirò nella rete Leone , e lo circondurte per modo , che 
l'obbligò a concepire le Capitolazioni tutte vantaggiofe a fé . Mancomale 
però, che da' Capitoli, fommariamente riferiti dal Guicciardini, anzi 
dallo Strumento , per intero recato da Monfignor Fontanini nella fua Sto- 
ria ,rifulra, che tutte le Capitolazioni furono concepute in vantaggio 
del Pa pa, della Chiefa, e di Cafa de Medici: e che fé fi convenne di riac- 
quiftar Io Stato di Milano , ciò non fu , perchè averte a reftare ali' Impera- 
tore , ma reftituirrt a Francefco II. Sforza , come gli fu reftituito, e 
datagliene l'Inveftitura in efecuzione del Capitolo VI. della Lega-» 
medefima . 

Sono ormai nnnojàto di tener dietro a queft' Autor retrogrado , che 
cammina fempre per vie (torte, ed ingannevoli, le quali in vece di con- 
durre il Leggitore allo feoprimento della verità , lo fa inoltrare in una 



Sopra toStato dì Parma e Piacenza , 



ih 



fclfa di fallì fofìfmi ,c di rifleflìoni piene d'inganni, e di menfogne . 
Tempo e dunque di lafciarlo correre a fuo capriccio per corba luogo 
proprio, ein maggiori fallacie. Intanto ragion vuole, che feguitiam la 
traccia dello Storico Romano , il quale palla dal Pontificato di Paolo IH. 
a quello di Giulio III. di quefto nome, e pretende, che cotefto Papa fi di- 
poi taife da Sovrano in Parma , e Piacenza . 

C A P. XXII. 

Pretende lo Storico , che Giulio III fofje riconofeiuto da Carlo V. 

carne Sovrano di Parma , e Piacenza per averli 

cbiefto l'Inveftitura d'effe Città. E qui 

fi moftra l'equivoco manifefto 

di tal pretefa domanda . 

COme ben fi dan la mano gli Avvocati della Reverenda Camera, e 
con che beli' armonia fé l'intendono infieme per navigar di confer- 
va nel confufo Pelago degli equivoci . Dice dunque in quefto luogo 
l'Autor Romano, che alfunto Giulio III. al Pontificato, il Duca Otta- 
vio, da lui confermato Duca di Parma ,e Piacenza y ricevette dall' 
Orftno la condegna di Parma per ordine Pontificio ,ed il Conf aionie, 
rato di Santa Cbieja con due mila ducati al mefe per mantenere le 
guardie della Città . Egli è verismo , che Giulio III. in efecuzione del- 
ia prometta , fatta da lui in Conclave al Cardinal Farnefe , per la cui opera 
afeeie a sì eccello luogo , ordinò all' Orfino di confegnare al Duca Ottavio 
Parma ; e che creò quefti Confaloniere di Santa Chiefa : e tanto ne dicono 
il Cardinal Pallavicino {a), e l'Adriani. Ma non è poi vero, che lo con- 
fermate Duca di Parma, e Piacenza; anzi attefta lo fletto Pallavicino, 
che'l Papa deftderofo d'amiftà coli' Imperadore , gli mando larghe prò- 
pò/trioni per comporre la controversa di Piacenza , e fra le altre dì 
convenire un' altra tolleranza fcambievole , e fen^a pregiudìzio 
d'ambe le partii onde Cej are tene fé Piacenza, e Ottavio come ìnve* 
(ììto dal Pontefice Parma . 

Dal che li comprende ancora non effere tampoco vero quel , che qui 
foggiugne i'Avverfario, cioè, che mentre ilMendozza,e il Gonzaga 
(Indiavano rovinare la Cafa Farnefe ÓV. fi rivoltò il Pontefice ad ìn- 
ftftere per mezzo de' (uoi Nunzj, affinchè V Imperadore ve ni ff e final- 
mente alla refììtuzione di Piacenza . 

Io diflì , che coretto difeorfo non è vero ,e difli bene , perchè fé man- 
dò ilPapaNunzj all' Imperadore, quelli non l'inviò, affine d'indurCe- 
fare alla reftituzionedi Piacenza, ma per moverlo ad abbracciar' il pro- 
getto .fattogli di ritenerla per fé , accontentandofi , che reftafle Parma al 
Duca Ottavio, ed anche per trattarci modo di reftituir'il Concilio a 
Trento . Quella verità vien confettata di buona kdc dal medefimo Palla- 
vicino(£)in due luoghi, in uno dice, che fé nella Corre Imperiale vi fu 
della facilità in aderire alle condizioni propofte per reftituire il Concilio 
a Tremo, non egual difpofizione trovò il Nunzio intorno agli affari 
di Parma; Nella Corte Imperiale s'erano imprejjt due pareri, l'uno 
del Senato dì Milano, che quella Città infieme con Piacenza appar- 
tenere™ chiaramente all' Imperadore , l'altro del Gonzaga , che fem- 
pre rimane fé in gran rìfchio lo Stato Milanefe , finche ave fé per un 

lato 



Ifloria U»m. 
pag. zo$. 



(a) 

ValUvicin. 
Ifior. del 
Cotic.lib.li. 
Cap.-j. §. i. 
Adriani 
Ifior. defuoi 
tempi lib.%. 
Pallavicin. 
ubi fupra 



(b) 
Pallavicì». 
lib.n cap.S 
9- $•* 



184 



V Apologia dei Domìnio Imperiale 



Adrian, lib 8. 
ad ann. 

Ve- 



lato il Piemonte .occupato allora da 'Francefile. ,e per l'altro Var- 
ma , pojfeduta da Farne fi , che reputandofì oltraggiati^ , efpogliati, do- 
ve ano efsere reputati nemici . Però fu rifpofto al Nunzio , e he l'Impera' 
dorè desiderava conoscer fi quella caufa di ragione . 
Pallavìcia. Nell'altro luogo poi il Pallavicino medefimoattefta , che al Cardi- 

Hb.it. cap. n al Farnefe mandava il Pontefice a dar minuta contesa di ciò, che-, 
IO ' $* 2, avveniva in queftì Trattati , affidandolo , che non avrebbe lafciato mai 

di proteggere Parma, e lafua Famigliale d'altro lato non cefsava 
d'adoperare uficj caldiljìmi per l'accordo con l'Imperadore . Onde 
alla narrata rifpofta di Carlo fe % dire in oppofito dal Pighino , che dopo 
la Creatone del Mondo appena fi troverebbe ef empio dì lite fra due 
Supremi » e non foggetti ad un comun Superiore , la quale fia fi decifa in 
altro Tribunale , che della guerra. Se i Leggifii di Milano attribui- 
vano manifefla ragione aCefare in quella Città (cioè in Parma )non 
meno attribuirla al Pontefice i Leggifii di Roma . Non poter/i dunque 
trovare miglior temperamento , che la propofta TOLLERANZA. 
Quefia ejjere piuttofio vantaggio/a all' Imperador e quando ella verreb- 
be a purgare in alcun modo il vizio dello fpoglio > e a colorare più onefta- 
mente il fino poffejfo . 

Quanto afserifee il Pallavicino Io conferma l'Adriani con dire, che 
conofeendo pure il Pontefice il pericolo , che fi correva del travaglio 
d'Italia , quando Parma venifse in mano de'' Francefi , e fiotto loro prò» 
tezione , mandò il Vefcovo di Fano alla Corte dell' Imperadore t cer- 
cando via da levar fi da noja , e da fpefa a proporre alcuni^ partiti^ , che 
Ottavio rimanesse in Parma , coftringendolo a dar ogni ficurtà , che 
volefie l'Imperadore , /limando , che levandolo di prefente dalla prote-^ 
unione di Francia non dovefse poi col tempo mancar modo di trarlo di 
Parma >eficurarfene meglio . Non fu dunque il Papa , che ìnfifiefse per 
mezzo de' fuoiNunzJ > come fuppone PAvverfario , <2$W^* l'Impera- 
dore venifse alla reftituzione di Piacenza ; ma folamente fu il Cardi, 
nal Farnefe , che di quefta grazia ne fupplicò Cefare , perchè , al riferir 
dell' Adriani , erafi nel Conclave tenuto fermo con la Parte Imperiale , a 
non concorrere in alcuno de' Cardinali fofpetti all' Imperatore , e fatto 
in ciò migliore , e pia leal fervigio a che i Miniftri proprj di Cefare , e 
perciò ave a fperato di averne a ricevere qualche premio ; e però aveva 
mandato Giuliano Ardinghelli a domandargli Piacenza per Ottavio 
fuo fratello operando , che almeno gli dovefse efser confermata Parma, 
e il fuo Territorio ; ed a queflo lor defiderio faceva anche favore il 
Papa , il quale commife al Pighino , mandato Nunzio alla torte per 
conto del Concilio , che a fuo nome ne ricercafse l'Imperadore &c.,e 
tanto più che il Papa avrebbe voluto , ficuratofi Ottavio di Parma , e 
riconciliato all' Imperadore , levar fi dalla fpefa , la quale per guardia 
dì quella Cittafofteneva ; Ma Cefare a configlio di Don Ferrando Gon- 
zaga & 'e, il quale diceva , che non gli baftava l'animo di difendere lo 
Stato di Milano , avendo Parma nemica , ave a fatto rifpondere al Car- 
dinale , che di lui fi maravigliava, dovendofi al Ducato di Milano, 
cioè all'Imperio, ron fol amente Piacenza, ma Parma ancora , con 
tutto quello , che i Far ne fi vi tenevano . 

Ma non contento lo Storico Romano d'aver finto a capriccio , che 
iftoria Kom. Giulio III. inliftetfe per la reftituzione di Piacenza ; vuol' anche darci ad 
pag. 206. ' intendere , che '1 Mendozzaebbe ordine dì efporre al Papa , che l'Impe- 
radore 



Adriani ubi 
[apra pag. 
505- 



Sopra lo Stato dì Parma e Placenta 



1*5 



radore ave a trovato il riparo a tutto, offerendo fi egli di efferc Feuda- 
tario della Cbiefa per ragione dello Stato di Piacenza, ed anco di quel' 
lo di Vanna , con pagarle il cenfo dovuto , e con ricompenfare in altra 
guifa il Duca Ottavio, e dare allaCafa del Monte del Sangue del 
Papa Signorie riguar devoli nello Stato di Siena : le quali offerte [poti- 
tanee dinotano anche qui una chiara confeifione , e conofcimento delle 
ragioni della Cbiefa Romana . 

II R ibiera , e l'Adriani citati qui dall' Avverfario per autenticar que- 
llo Tuo iuppofto , non parlano di tal negoziazione , e molto meno afTerif- 
cono , ehe'l Mendozza averle ordine dall' Imperadore di metterla in 
campo : e da ciò , che fi è veduto di fopra ben può comprenderli quanto 
fia lontana da ogni verofimile quella propofizione . 

Egli è vero, che Andrea Morofini f»,e'J Cardinal Pallavicino fan 
menzione di un tal progetto propoftodal Mendozza , ma non dicono già, 
che quello dinoti una chiara confezione , e conofcimento delle ragioni di 
effa Chieja Romana , come afferifee l'Avverfario , affermando ilMorofi- 
ni (b) , non allegato da lui , fol perchè fi oppone alle fue vifioni , che Giu- 
lio llldefarem monet t ut ex Italia glifcentis belli f uf pinone s amo* 
veat , neve tranquillitatem ,&pacem public am turbare ve Ut , Milita 
ex Parmenfi >& Piacentina Regione fubducat ,ea le%e , ut unicuique 
ih , qua poffideat ytuto fruì liceat . de far Parma inhians haudqua- 
quam pofìulatis aJJ'enfum ,per Didacum Mendozz'i'-m Legatum Ponti- 
fici fignificat : Parma, & Piacenti* Urbes feptem aureorum millium 
infingukf annoi penfione ab Ecclefia beneficiario jure recepturum . ln- 
fubrum mentione preterita , lmperii jure , fi quid ei in iisCivitatibus 
e (fet, fervalo. Sicché il temperamento Suggerito dal Mendozza at 
Pontefice in fenfo del Morofmi, fu, che Sua Santità relliruilfe Parma a 
Celare, e chequeftipagafse alla Sede Apoftolica un'annua pendone di 
fette mila feudi d'oro. Siccome quella offerta non importa riconofei- 
mento di fovranità , né di foggezione in chi la fa per ricuperare ciò , ch'è 
fuo jcosì non dà a chi ella vien fatta maggior giurifdizione , né diritto di 
quello, che avea prima. La Storia EcclefiaUica è piena di efempj di 
molti Rè , e Principi , i quali per oftentazione di pietà , e riverenza verfo 
•la Chiefa Romana s'obbligarono pagarle groflìflìmi Canoni ; ma non per- 
tanto può dirli, che i di loro Stati fpettafTero in fovranità alla Santa 
Sede . E tutto ciò è così vero, che lo ftelso Mendozza in far cotelta offerta 
fi efprefse , che accettandofi dcvt(sc nell'atto d'accettazione inferirfi la 
claofula lmperii jure fi quidei in ìis Civitatibus effet fervato . Vedefi 
dunque chiaramente , che quello fu uno di quei temperamenti , che negli 
affari di Stato propongonfi tuttodì per evitare o un' imminente-» 
guerra, o concludere una pace, che fi defidera con ardore; Ma non per- 
tanto quelle offerte , fatte maflìmamente con tali riferve , accrefeono 
maggiori ragioni, o danno a chi veogen fatte, quel Dominio, eh' egli 
non ha , come lo confefsa in quello medefimo luogo l'Avverfario, il quale 
d ice , che ricordò il Pontefice per fin di face altre propofizioni al mede fi- 
mo Nunzio, delle quali fa menzione il Cardinal Pallavicino, e ci avver- 
tii"" , che le fuggerì il Pontefice al fuo Miniftro non per cedere alla pro- 
pria fovranità , mafolamente come TEMPERAMENTI, E MEZ- 
Z / TER MIN 1 temporanei per le urgente di allora , finche Dio avef- 
f e aperta la via di poter chiarire le pretenfioni per mezzo della ragio- 
ne . Se ìe proporzioni ricordate dal Pontefice , e taciute dallo Storico no- 

a a Uro, 



. 



fa) 

Mauroce». 
H-Jl Vemt. 
l'b r p a g. 
257. 

(b) 

Mauroce>t, 
ubifupra . 



Jfloria R 0m , 
P"&> 2 o/. 



!f 6 L'Apologia del Domìnio Imperiate 

fitti» perchè non fi accordano con quel ,ch' ei vorrebbe.far credere al .voi- 
go,come orora lo vedremo, furono fuggente al fuoMiniitro,ponper 
cedere alla propria fovranità , ma follmente come temperamenti, e mez- 
Stermini temporanei per le urgenze di allora; perchè poi vuole il Ro- 
mano Critico, che la propofizione efpoftanon dall' Imperatore , ma dal 
Mendozza al Papa , dinoti una chiara confezione , e cono} amento delti 
Iflétìa Rem. rag i on ' t fai Papa, replicando poi un' altra volta, che contali trattati e 
P*g- **7- CQ j a chìara f che £ veme a riconoscere , e a confi e ff are , eh' era proprio 
della Sede Apojìolk a il fovrano >e diretto Dominio di quelle c f ta .\ 
mentre V'infeudatone de" Princìpi non fi ricevono da altri ,cbc da cm 
ne ha l'affoluto , e alto Dominio. t ■ 

Datuttociòbenfiavviferà il Lettore .quanto fia cieca la pailione 
del noftro Storico, il quale pretende, che le propofizioni del Papa non 
^* fienoda lui fuggerite al fuoMinittro per cedere alla fua fovranità, ma to- 
lamente come temperamenti; e che quelle poi fatte non da Celare, ma 
dal fuo Miniftro , fia una chiara confezione , e uno riconofei mento deli 
alto fupremo Dominio della Sede Apoftolica . Ma veggiam un poco 
cofa dica il Pallavicino delle offerte del Mejidozza , e delle proporzioni 
del Pontefice , quali fofsero , e che giudizio debba formarcene . - 
ra ) Riferite il Pallavicino (a), che i Farnefi viveano inquietiflìmi per 

Vnlàvicì». le ragioni ,che fi attribuiva Cefare .. Onde il Duca Ottavio avea carcera- 
hb.u.cap. toilConteSanfeveriniperfofpettodi fegreti intendimenti; il che tanto 
lz - $•*• più inafpriva i Cefarei : e che'l Sommo Pontefice per eftinguere quetta fa- 

villa, che potea involgere la Cristianità inaltjflìmo incendio, mando il 
Bertano perNuncio [pedale a Carlo , commettendoli , che faceffe ve- 
dere a Sua Mae fi à quanto convenire a lei d y acconci are una tal diffe- 
renza , e quando dij convenire al Pontefice 'quello , che preponeva il 
Mendozza , ciò era , eh' egli invefliffe dell' una ,e dell' altra Città^ 
Vlmperadore , il quale ne pagaie il fitto alla Chiefa &c. E dopo d'aver 
il Pallavicino narrato le ragioni, che non permettevano a Sua Santità 
dar' afcolto alle propofizioni del Mendozza ; efpone quelle , che il Berta- 
nò dovea fare a Cefare in nome del Papa, ii quale proponeva tre cornJenfi % 
o lafcambievole tolleranza , già riferita , operando le difficolta , che 
V t fi feorgeffero , e togliendofi con l'autorità di Cefare ogni rancore tra 
ì Farnefi, e iGonzaghi»o che Ottavio riconofeeffe amendue le Citta 
da amendue i Principi , e di pari ad amendue giurafse fede Ita; eccet- 
to in avvenimento , che l'uno fi movefse all' offefa dell'altro» che l'Impe- 
radore ritenne la Fortezza ** 'la cuftodU di Piacenza tanto che gli 
piacefse ; che il Governatore dovere proveder fi confidente di Sua Mae- 
fià , che il Duca Ottavio non potè f e abitare in Piacenza , o che con le 
condizioni mentovate dianzi il Duca ficonofcefse per Sovrano in Par- 
ma folo il Pontefice , e in Piacenza, foto l'imperadore per quel tempo , 
e lenza pregiudizio delle Parti. 

Or dica il Lettore , fé le offerte del Mendozza, afserite, ma non pro- 
vare dal Pallavicino, ovvero quefti cómpenfi, propoli i dal Sommo Pon- 
tefice , dinotino una chiara confeflìone , e conofeimento delle ragioni del 
Sacro Romano Imperio? e fé fia cofa chiariflìma, che con tali tempera- 
menti , e mezzi termini fi venne a riconofeere > e confessare , che al mede- 
fimo Imperio apparteneva il fovrano, e diretto Dominio di qu^ 
mentre le infeu dazioni de' Principi non fi ricevono da altri , che da chi 
ne ha l'affollilo, ed alto Dominio; benché quefia propofizione non da 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza. 1S7 

astutamente vera, e faccia conofeere, che l'Autor Romano fia più ad- 
dottrinato nella Storia , che nelle materie feudali ; imperciocché puoi be- 
niilimo darfi,che un Principe, il quale abbia il mero, e mifto impero 
rum jttre gladii ;& Regalium ,pofsa infeudare di uno Stato, o di una 
Contea , o fia Marchefato , un* altro Principe , benché non ne abbia l'alto 
fu premo Dominio, e che quefto fia apprefso un'altro, come fi efperi- 
ìnenra tuffo dì ne' Principi, che riconofeono la fovranità dell' Imperio, 
i quali concedono Feudi, e danno Investiture di Stati, e di Città; e in 
fatti Filippo II. come Duca di Milanodiede al Farnefe l'Inveftitura di 
Piacenza : e danno i Duchi di quefto Stato , ed altri Principi d'Italia , e di 
Germania , Investiture de Feudi , ancorché riconofehino l'Imperio, e 
l'Imperadore per Sovrano Signore. Laonde debbo io,enon l'Avverfa- 
rio chiudere quefto Capitolo , e dire , che recar dee maraviglia grandif ifioria Rom. 
fima , come a giorni noftrì fia fi da lui moftrata un' oblivione così univer* />*?• 207. 
(ale di tutte quefìe cofe , e di tante altre , benché di effe ì libri fitti pieni* e 2oS - 
e come fia riufeito ftrano y e nuovo , che l'Auguftiflìmo,e gloriofiflìmo 
Carlo V.fiafi efpreflò , che 'I Dominio di quelle Città appartenga , non 
alla Cbiefa Romana » ma al Sacro Romano Imperio , quando confefò , 
non Carlo V., il quale non volle giammai chiederne l'infeudatone per 
(e alla Sede Apoftolica , e per Filippo II. Rè di Spagna , ma Giulio III. 
chiedendo a Cefare, che ne infeudale il Farnefe . 

C A P. XXIII. 

Dice l'Autor Romano , che Ottavio Farnefe ricevette in Parma 

Prcfidio F r ance fé , e perciò Giulio ìli. ad iftan?a de' Ce fari ani 

lo dichiarò ribelle , e privò del Feudo ; e dà tutto ciò 

ne deduce la fovranità della Chiefa . Onde fi fa vedere, 

che gli avvenimenti di quefla guerra non diedero 

al Papa maggiori ragioni in Parma 

di quella 3 eh' ei ci aveva innanzi . 

Acconcia lo Storico Romano a modofuo il racconto della guerra , 
che fece Giulio III. Sommo Pontefice colle forze di Carlo V. ai ifioria Rm. 
Duca Ottavio Farnefe, per eflerfi quefto Principe contro 1 ■ amino fog- 208. 
nizioni di Sua Santirà pofto in protezione d'Arrigo II. Rè di Francia , ed 2D 9- 
aver ricevuto in Parma Prefidj Francefi. Ma ficcome a me non preme 
molto l'inveftigare,f'e i veri motivi, che induftero il Farnefe a far Lega 
col RèCri(lianifTimo,e'lPapa ad unirfi con Cefare, fieno gli fteflì.che 
qui adduce TAvverfario, così io non mi prenderò la pena di moftrare 
,mche in ciò la pafiìone del Cenfor del Conte Caroelli ; E fé i! Leggitore 
lode curiofodi reftarne informato , potrà feorrere le Srorie dell' Adriani , 
vi i Natale Conti , di Andrea Morofini , e del Cardinal Pallavicino ; mentre 
da quefti Autori potrà eflere informato della verità. Quello però che a 
nudàungranfofoetto,fi è, che volendoci il noftro Storico far fa pere , 
che il Pontefice Giulio creò il Gonzaga Capitan Generale per ricupe- 
rare il me de fimo Feìi do , e diede ancora impiego militare al Mendoz- 
?a,à ti ferve della teftimonianza dell' accurato Iftorico Andrea Moro- 
Imi , ma recandone dipo! poche parole , fubito fi ferma , e fenza profeguit* 
<i racconto di quefto accurato Iftorico, patta ad un'altro fatto, deferir- 
oda Giovanni Sleidano. Anche fotto quefto ftudìato modo di narrar le 

a a 2 cqfe 



m 



V Apologia dei Dominio Imperiale 



Andr. Matr- 
focen. Hiftot. 
Venet. lib. 7 
pag. 259. 



Paildvicin. 
ììbw. cap. 
16. $.7. 



oofcvi farà nafcofto il fuo miftero; onde veggiam* in primo luogo, cofa 
dica l'Avverfario , e pofcia efaminiamo quel che lafciarono fcntto il Mo- 
rofini , e lo Sleidano . L'Autor Romano dice , che l'accurato Monco An- 
drea Morofini ef prime la deputatone del Gonzaga confuejti termini : 
Cafar Ferdìnandum Gon^agam Parmensi expedttiontt Pontificii ne- 
mine adminifiranda Ducer» renunàat; e poco dopoiac ne aliam ob 
caufam , qua* Ecclefi* commodo , ac Italia tranquilhtate ad eam 
Vrbem invadendam impulfusvìderetur fyngrapha fé obftrmgtt t nullo 
mquam tempore à Pontefice Parmam repetiturum;E qui fa punto, 
fosgiugnendo immediatamente , che Giovanni Sleidanojcrive , ctic 
Mora dalla Corte Cesarea ufcì una Scrittura y Mamfeftocontra il 
Duca Ottavio ingiuncatone della V terr a, mojf agli dot Pontefice > 
e cheneufcì la rìfpofla dalla Corte di Francia: e di amendue egli por. 
ta l'eftratto , e nella prima vi fono più falfità circa lauccifione di Pier 
Luigi t edalla feconda fi bacche UGon^aga cercajfe di far ammaz- 
zare anco il Duca Ottavio. Concordano però in q uè fio amendue le 
Sritture, che il Ducato di Parma appartenga al fupremo Dominio 
della Santa Sede : La qual cofa nelle prefentì narrazioni importa di 
far conoscere al Pubblico . 

Quefto è il ragionamento dell' A werfar'.o , offerviam ora le concor- 
dino amendue i Scrittori, e le Scritture in quello, cioè, che il Ducato di 
Parma appartenga al fupremo Dominio della Santa Sede : la qual 
cofa io pure accordo, che nelle prefenti narrazioni importa di far co- 
nofcere al Pubblico . 

Il Morofini favella in queftì fentì : Cafar Ferdìnandum Goniagam 
Parmenfis expedìtìonis Pontificii nomine adminiftranda , Ducem re- 
nunàat &c. ac ne aliam ob caufam , quàm Eeclefue commodo , & Italia 
tranq militate ad eam Urhem invadendam impulfus videretur , lyngra- 
pba fé obftrìngìt , nullo unquam tempore à Vontifìce Parmam repetit u- 
rum >qu<ecumque inParmenfi Agro Caftra t atque Oppida poftdeat » 
JURJBUS TANTUMODO IMPERIANE SUCCESSORJBUS 
OFFJC1AT , SERVAT1S , conce ffurum. Quali foffero 1 motivi, 
che moffero l'animo di Celare a promettere con un tal Chirografo 
eh* avrebbe confervato Parma per la Chiefa , lo dice elfo Morofini , e me 
gliodi lui il Pallavicino; Narra quello Scrittore, tutto conlacrato alla 
CorteRomana , lediligenze efquifitiflìme,ufatedal Pontefice per eftin- 
guere il nafeente fuoco di Parma, che potea involgere laCriftianità in 
aitiamo incendio : ed afferifee , che lo (teffo Pontefice vedea , che l'unico 
modo , per foffocarlo nel fuo primo nafeimenro , farebbe flato l'alfieura re 
ilDucaOttavio,foddisfare infieme a* Francefile torre al Rè Arrigo la 
fufpizione, che Cefare volefle awanzarfi in Italia. Laonde pofe iru 
negoziato l'affare, inviando Nunzj in Francia, alla Corte Imperiale, e 
a Parma ,per venire a concordia» e per condurvi Ottavio con buona 
pace del Rè dì Francia , dalla di cui autorità* il vedea dependere , e dal 
di cui animo era d'uopo fgombrar le gelofie intorno a meditati avvan- 
Zamenti dell' Jmperadore . Per venire dunque a capo di ciò fi perfuafe 
la Santità Sua , che l'unico mezzo foffe tirar Cefare ad una dichiara- 
zione» che conchiudendofi il trattato , s'obbligava cónfervare la Città 
di Parma per la Sedia Apoftoìica. Fece pertanto farne la proporzione 
a Carlo V., il quale volontieri vi aderì pel bene della Pace, e mandò il 
riferito Chirografo a Giulio nel modo, da luì bramato , ma con l'efpreffa 

rifava 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza . 1J9 

riferva, allegata dal Morofini, e confettata dal Cardinal Pallavicino in 
quelle formali parole : [alvi quali ei f afferò i diritti dell' Imperio . 

Abbiam veduto cofa lafciattero fcritto il Morofini ,e'I Pallavicino, 
per far conofeere al Pubblico , che il Ducato di Parma non appartenga 
a l J upremo Dominio della Chieja ; veggiam' ora ,fe amendue le Scrittu- 
re , de* quali il Sleidano ne porta le ft ratto , concordino in quefio , come 
fi vanra l'Autor Romano. L'eftraro dunque del Mani fedo , ufeito dalla . 

Corte Cefarea , dice così (a) : Perrum Aloyfium , ubi Parmam adeptus si ei }anus 
fuit» atque Placentiam , crudeliter adminiflraffet Rempublicam ,& Comment. 
ner onice , ac non in f sminai tantum , [ed in mares etiam exercuiffet tib. 22. in 
nefarias libidine! prò fua confuetudine , Domi ergo confoffum ,& tru- * n * 
cidatum a Civibia effe , qui tantam immanitatem diutius ferre non 
poffent . Oppidanos deinde , quo d pr<efens periculum fibi paratum effe 
viderent , fiquidem fi in Pontifici! , & Ecclefi<e ditionem redirent , unì* 
cum hoc hahui(fe perfugium [aiuti s , ut Ceefarì fé fé darent ' , prtefertìm 
cum olim ETIAM IMPERI! FUISSENT MUNICIPES ; Ita- 
que follicitafse Gon^agam , & orafse , ut in Cee\aris fidem reciperen- 
tur ,non alioquin futurum 3 ut aliunde fibi pra 'fid'tum ac patrocìnìum 
pararent . 

Facciam'ora punto fermo qui. V accurato Iflorico Morofini atte- 
ra, che la Scrittura mandata al Papa dall' Imperadore, per torre ogni 
precetto a' Fiancefi , contiene l'efpreÀTa dichiarazione di voler Iafciar Par- 
ma alla Chiefa : Juribui Imperiiyne Succefioribus officiat , fervati! ; 
Lo fteflb confetta il Cardinal Pallavicino , Di più afferma il Sleidano , che 
il Manifefto della Corte Cefarea efpreftamente dichiarava , che i Piacen- 
tini : Olim etiam Imperii fuifient mumeipes . E all' incontro l'Autor 
Romano tronca, ed intercide il retto dell' accurato Ittorico Morofini, 
dittìmula la confeflione , fatta dal Pallavicini , e tace le circostanze , recate 
dallo Sleidano; e vuole poi imporre al Mondo, che concordano però in 
quefio amendue le Scritture , che il Ducato di Parma appartenga al 
fupremo Dominio della Santa Sede ; ed ha tanto d'animo per foggiugne- 
re t diequefta cofa nelle prefentì narrazioni importa di far conofeere 
al Pubblico. Egli è veriflimo, che importa, e importa molto di far co- 
nofeere al Pubblico , quanto fieno alterate le prefenti narrazioni di quello 
moderno Ittorico, affinchè non vi fiachi fi lafci rapire dalle fallacie > che 
in fé racchiudono. 

Dappoiché PAwerfarìo ha fatto favellala fuo modo il Morofini, 
e'1 Sleidano , introduce ne' fuoi artificiofi racconti Natal Conti , e perchè 
quello Autor dice, che il Papa altro non appettava per dar comincia' ìftorìa Rom. 
mento alla guerra dì Parma , che la rifpofta del Rè di Francia , ammo- P*t- i'o» 
nìto da lui a non dar ajutial Duca Ottavio^ e che Henricut refponfum 
kumanitatts plenum dedit y fé putafle illam defenfionem in beneficium 
Pontifici! redundaturam ; quia fi L/rh illa f uiff et occupata ,vìdeban» 
tur uno tempore >& Pontifici! ,& Oclavii jura perire ; Subito per far 
intendere a chi noi fa alza la voce, che coiì ragiona il Conti in confor- 
mità del linguaggio, v fato da tutti gli Scrittori dì quella età t f opra 
le notorie ragioni Pontificie nel Ducato dì Parma . 

Se la rifpofta del Rè Arrigo» riferita dal Conti fia un ragionar* in con- 
formità del linguaggio, ufato da tutti gli Autori di quella età , fopra le 
notorie ragioni Pontificie nel Ducato di Parma , Io deciderà il Leggìtor , ìftorìa Rom. 
il quale giudicherà ancora r fe dalla Storia del Morofini abbiamo » eh e in pag.zio. 

tal 



scp V Apologia del Dominio Imperlale 

tal eogtunttira fempre fi riconobbe in tutti i trattati sì della pari? 
di Francia , che dell' Imperio indubitata , e certijjlma la fovranità 
Pontificia nel Ducato di Parma , come colla (olita fua confidenza efcla- 
ma l'Autor Romano. Io per me credo, che chiunque leggerà non folo il 
medefimo Autore, ma tutti quanti fcriflero gli avvenimenti d'Italia del 
fecolo dccitnofcfto,refterà perfuafo, che Carlo Y. tenne vive, né giani- 
mia abbandonò le ragioni dell' Imperio nel fuddetto Ducato , che Tempre 
lo pretefe fottopofto alla fovranità de'Cefari Romani ; e che volle mante, 
nervi i diritti Imperiali, non folo quando fi trattava la concordia col Rè 
di Francia, e con il Dura Ottavio, ma dappoiché (vanita ogni fperanza 
di Pace, fi venne all'armi. E fé ordinò Cefare al Gonzaga, che congiun- 
gefle le fue all' armi della Chiefa per efpugnar Parma , e la Mirandola , e 
difeacciarne i Francefi ; non pertanto fece un trattato , per cui rinunciala 
alla Sede Apoftolica quelPaltofupremo Dominio , che da' fecoli , e fecoli 
avea l'Imperio in quella Città : e una tal Lega non diede maggiori ragioni 
al Papa di quelle , che vi avea innanzi di far la guerra al Farnefe ; ficcome 
neppur s'accrebbero quefte ragioni per la bolla.nè per i monitorj,fpediti da 
Sua Santità al Duca Ottavio , comandandogli di portarfi a Roma,e di non 
ammettere PrefidioFrancefe in Parma ,fotto la pena d'edere privatode' 
Feudi,e delle dignità,che egli,e il Padre ricevuto aveano dallaChiefa . Tut- 
ti quefti atti in foftanza fan' appena vedere , che la Cafa Farnefe ebbe Par» 
ma dal Sommo Pontefice : che la Sede Apoftolica poffedette quella Città, 
ficcome pofledè anche Piacenza ; ma non perciò diftruggono le prove re- 
cate da me , e notorie a tutto il Mondo ; cioè , che il fovrano Dominio di 
tutte e due effe Città fu mai fempre dell' Imperio fino a Giulio II., che 
quefti pretefe arrogacene il pofleflb, perchè discacciati i Francefi d'Italia, 
i Parmiggiani,e Piacentini gli mandarono Ambafciadori per fopporfi 
alla Chiefa, che a cotefto attentato fi oppofero tutti i Collegati, e parti- 
colarmente Cefare; e che quefti finalmente pel bene della pace, e per la 
quiete d'Italia ne permife la nuda detenzione ,e'l femplice portello alia 
Santa Sede fenza pregiudizio dell' Imperio, e della fua fovranità , la quale 
fempre fi mantenne illefaper le dichiarazioni , e riferve ,digià inoltrate 
negli antecedenti Capitoli. E fé Paolo III. ne diede poi l'Inveftitura a 
Pier Luigi fuo figliuolo, vi fi oppofe Carlo V. da cui non ottenne mai la 
confermazione tanto fofpirata ,e con tante arti , e induftrie procurata dal 
Padre , e dal Figliuolo ; anzi fu quefto Cefare fempre fiflo , e fermo in non 
voler'abbandonar' i diritti dell' Imperio , né la di lui fovranità in Piacetw 
za, e Parma, e moftròAugufto quella eroica coftanza anche in un tem- 
po, in cui dovea aver tuttala premura di tenerfi benevolo Giulio III. , e 
di non difguftarlo , acciocché non fi ftaccafle da lui , e fi aggiuftafie col Rè 
di Francia ,e con Ottavio Farnefe in pregiudizio delle cofe fue d'Italia 
allora polle in fommo periglio ; quanto io dico manifeftamente appanice 
da' molti maneggi, che fi fecero per venire ad una concordia j prima che 
all'arme; imperciocché non fi potea giammai in quefti ridur Carlo a 
lafciar Piacenza , e rinunciar' alle pretenfioni , che avea fopra Parma , di- 
fa) cendo a tal propofiro il Cardinal Pallavicino (a) che piuttofto cercava/i 
Iftoria dei & ridurre alla pratica alcune delle propofte quivi fatte dal Rè ( cioè 
Rotteti, dì y^ rr jg ) ma tutte ficcome erano dì viftofa apparenza , così riufe ivano 
c*pfx6Ì \ I" di malagevole efie cupone . La refiit unione di Piacenza era/i renduta 
dif per abile da tante contrarie dichiarazioni di Carlo V. la conferà. 
Zìone fi proponeva con due condizioni , la prima delle quali il Rè , la 

jeconda 



Sopra lo Statateti Parma e Piacenza. 191 

feconda il Duca femprt avrebbono detto >cbe non s'adempieva ; Imper* 
ciocche ne poteva il Pontefice guer n'irla sì fortemente , che 7 Rè doveffe 
chiamarla ficura contva flmperador? , ne offerirne tal ricompenfa , che 
dal Duca fofse approvata per fu/ficienfe. E fé Carlo per torre li pre- 
tesi ad Arrigo, e per accordarti alla volontà del Papa ,avvido romena- 
mente della Pace ,e d'eftinguere il nafeente incendio di guerra , fece il ri- 
ferito Chirografodiconfervar Parma allaChiefa , redimendola il Farne- 
fc , confeffa il Pallavicino <Ji buona fede , che '1 medefimo Chirografo con- 
tenea la claofula (J alvi , quali lei fofsero i diritti dell' Imperio) e il 
Morofini attefta quel che digià abbiam veduto, cioè juribus tantumodo 
Imperiti ne Succefsoribus officiai , fervatis . 

Dica ora il Lettore , fé può un galantuomo leggere fenza ftomacarfi 
l'inverecondo modo di fcrivere del Cenfor Romano , il quale pretende 
farci credere , folamente , perchè fa dirlo con (tifo enfatico , che gli altri 
negoziati ■ in quefto proposto fono deferitti dal medefimo Iftorico Moro- l fl° rìa *■*»• 
fini , da cui abbiamo , che in tal congiuntura fempre fi riconobbe in tut- *"&' zto ' 
ti i trattati sì dalla parte di Francia , che dell' Imperio , indubitata , 
e certijfima lafovranità Pontificia nel Ducato di Parma : alqual fine 
riguarda tutta l'eftenfione della prefenfe Opera per far comprendere 
al Pubblico , non ejfere gìufio ; che quanto allora fu approvato , e rico- 
n-of cìnto per certo da tutto il Mondo ,e. fpecialmente dalla Francia ,e 
dall' Imperio, oggi non folofi metta in dubbio, ma fi fofìenga tutto 
l'oppofto : piena hifìoriarum fide, richiamando in contrario. 

Egli è non folamente giufto,ma.gJufti(fimo, far comprendere a! 
Pubblico gi'infulTilteriti racconti, e leingiufte efaggerazioni dell' Avver- 
tano ; e quanto fia fa Jfo , che allora fofler iconofeiura dall' Imperio indù» 
bitata la fovranità Pontificia nel Ducato di Parma ; e che con tutta ragio- 
ne oggi non folp fi rnetta in dubbio , ma fi foftenga , anzi fi provi tutto all' 
oppolto piena hifloriarum fide , di quel che vorrebbe imporre al Mondo 
quello moderno Critico, (il quale conchiude il Capo XXII. della fua Sto- 
ria colla fpfpenfione d'armi , e colla Pace ,che fece dipoi Giulio III. con il 
Rè di Francia .,e'l Duca Ottavio , le di cui Capitolazioni non le reca qui , 
perchè non v'p dove attaccarti : riferifee J?ensl alcuni verti del Poeta incer- 
to , che deferive quella guerra , e ci aflìc'ura , che il fece iflorìcamente con 
f empite e , ma • veridico fiUefm un Poema ^intitolato la guerra di Parma, 
divifo in canti VII. , e rìflampato in Partna per Ser Viotto nel 1551. in- 
forma ottava , e ci da' tutte quefté (Minzioni affai minute d'un sì celebre 
Poe t a, perchè fé ppe l'Autore cantar cofeconfacevcli al genio fuo, facen- 
doci av vifati , die di Don Diego Mendo^a fcrive così nel principio del 
canto 1. ft. 4. 

Poiché Don Diego federato , e quanto 

Oggi fi trovi alcun vertuto, e doppio 

Infrafcato ebbe il capo al Paftor Santo . 
( on quel , che fiegue ,dove gli aeeopia Ferrante Gonzaga. Profiegue 
indi a. narrare con piena fua foddisfazione le altre invettive, e maldicen- 
ze , che ti fecero , e fi feri fiero dal fuddetto Poeta , e da Domenico Molino 
contra il Mendozza, perchè quefte fono le fue ragioni, e le armi, colle 
quali fa veramente far la guerra alla Maeftà dell' Imperio Romano-Ger- 
manico . 

• 

CAP.XXIV. 



t$2 • V Apologia del domìnio Imperiale 

C A P. XXI V. 

Suppone l'Avverfario nel Capo XX 111. , che Piacenza in virtù 

del Te fi amento di Carlo V. fia fiata refìituita alla Chiefa 

nella Verfona del Duca Ottavio . Onde qui fi fa 

vedere la falfità de' fuppofti :eche Filippo IL 

la diede al Duca Ottavio in Feudo» 

e fenza il minor pregiudizio 

della fovranìtà dell' 

Imperio . 

MOrto Giulio III. nel 1555. dice in quello luogo l'Autor Romano, 
che gli fuccedette nel Pontificato Marcello II. , il quale vuol , che 
fi dichiarafle in propofito delle garre tra gl'Imperiali , e Francefi , 
che mai non avrebbe tenuto altro cammino , che quello della neutralità 
per tutto il corfo della fua vita > e che da tal cammino ei non farebbe fi 
mai difcoftato, fuorché in un fot cafo > cioè nell'affare della Citta di 
Piacenza , per cui farebbe morto col rammarico di non aver potuto ter- 
minare yofe ne farebbe fatta fare la dovuta ragione per non vederne 
fpoglìata la Chiefa . . 

Io non mi prenderò la pena di cercare, fé veramente quello santo 
Pontefice, il quale pochi giorni governò la Chiefa del Signore, fi dichia- 
rate ne' termini di fopra efpreflì ; pure quando ciò fofle vero , non fi accre- 
fcerebbe per tal dichiarazione alla Sede Apoftolica maggior diritto di 
quel, eh* ella avea prima s) in Parma, che in Piacenza , di cui non fu la 
Chiefa fpoglìata, ma fu bensì Giulio II. che ne.fpogliò l'Imperio. 

Con buona pace dello Storico noflro non è poi vero ciò , eh* egli afle- 
rifee qui , che appunto l'anno innanzi * n conformità di sì giufìa preten- 
sone di Marcello ne avea Carlo V. nel fuo Te ft amento ordinata la re- 
jìituzione , e che quella fu mandata ad effetto Vanno feguente , cioè nel 
1 556. conforme appreso dimoftreremo , dandofuori la dìfpofizjone ftejfa 
dell' Imperadore ; sì ìa darà Paftuto Critico cotefta difpofiziore, ma tron- 
ca , e mutilata , io però la darò intiera , e come ftà , e con effe , feoprirò al 
Mondo lì di lui inganni. 

Intanto non mi preme gran cofa dar per buono il di Fui difcorfo.e con- 
cedergli, che al Pontefice Marcello , effendo fucceduto Paolo IV. ,tl 
Ificria Rom, Duca Ottavio ne 1 1 5 56. fottraendofi dall' amicizia di Francia &c. col 
P"Z'* *4- maneggio del Cardinal Giovanni Moronefi ricoverò fotto la protezione 
del Rè Cattolico s per agevolarci la refiìtuzione della Città di Piacen- 
za , ficcarne poi gli accade con felice riufeita ; ma non poiTo poi in conto 
alcuno ammettergli, che ciò fuccedeffe i'nefecuz'ione delTeftamenta ài 
Carlo V. ; e ben fi vede , che quefto Autore non fi accinfe a compone la 
fua Storia, che per impugnare la verità, da lui molto ben conosciuta, 
mentre fi dà per notiziofo in quefto luogo , che la/ingoiar capacitai e de- 
firezz a ài Girolamo da Coreggio , Prelato della Corte- Romana , e Fa- 
migliare del Cardinal' Aleff andrò Farne fé ne conchiufe il trattato il 
dì 1 5. dì Settembre nella Città di Gante ; e dipoi non fi arrotófce di ade- 
rire , che fi venne a reftituire ad Ottavio» come a Va fi allo , e Miniftro 
/n tal fatto della Sede Apofiolica , la parte occupata del Parmiggiano> 
e Piacenza fteff a per mano delCardinal Madrttcci Governator di Mi- 
lano t r ifer bando al Rè la Fortezza* 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza, 



m 



Sì che doveva I'Awerf'ario arroflìre , fcrivendo appoftatamente una 
mattifefta fallirà , perchè dal trattato da lui allegato, e veduto, e fatto da! 
Correggio, come Procuratore del Duca Ottavio, apparifee con ogni 
maggioi' evidenza , che Filippo II. diede il Parmiggiano , che da 
lui li po(Fedea,e la Città di Piacenza in Feudo alFarnefe,e a'fuoi Fi- 
gliuoli , e Defcendenti mafchj; e gli diede e l'uno, e l'altra come Terre 
dipendenti dallo Stato di Milano, nella forma, che fra poco far vedere 
con le parole degli atti , e Strumenti autentici ,che fi confervano ne'Regj 
Archivj di Milano, e che arditamente fi pongono in dubbio dall' Autor 
Romano, e dall'Avvocato Piacentino, perchè eglino non fanno come 
fare a diltricarii dalla indiffolubile difficoltà, che incontrano fu quefto 
punto, il quale è il più importante di tutta la prefente queftione. 

E tanto è fallo ciò , che replica qui un'altra volta il Cenfor Romano, 
cioè, che la Maetfà del Rè Filippo II. concedette aFarnefi il Parmig* 
giano » e la Città di Piacenza col fuo Ducato come a Va) 'salii , e Mini- 
firi in tal fatto della Santa Sede , quanto è verismo, che Paolo IV. , 
il quale regnava in quel medefimo tempo,era per le cagioni note al Mondo 
tutto, e che fi riferifeono dagli Autori di quell'età con poco vantaggio del 
Papa, e del Cardinal Caraffa fuo nipote, era, difiì, Paolo IV. aperto nemi- 
co di Cafa d'Auttria , collegato col Rè Arrigo di Francia , e in attuai guer- 
ra con Filippo II. , il quale non era Principe sì poco faggio, che voleflfein 
quella congiuntura concedere Piacenza al Duca Ottavio, come aVafTal- 
Jo , e Minitho della Sedt Apoftolica . Convengono bensì tutti gli Storici , 
che '1 Rè Cattolico ù moftrafle benefico verfo Cafa Farnefe , per iftaccarla 
dalla Francia , e tirarla alla fua devozione , e farlafi Vaffalla , affine di fer- 
vicene poi contro le machinazioni del Papa, da cui fi era digià molto 
alienato il Cardinal Farnefe , come attefta il Pallavicino (a) , le di cui pa- 
role io recherò qui, acciocché vegga il Leggitore, che in tutta quanta 
Ja Storia dell' Autor Romano non vi è un fol periodo, i! quale fi accordi 
colla verità de' fatti , e eh' egli non adduce altre prove , fé non quelle fon- 
date falla falfità de'fuppofti. Dice dunque il Cardinal Pallavicino, nar- 
rando le afflizioni di Paolo IV. per i mali faccetti, ch'egli incontrava nella 
£uerra,che faceva al Rè Filippo II.,che : „ La più nociva percofia,benche 
„ più lontana,fu la riconciliazione del Duca di Parma con gli Spa- 
„ gnuoli . Secondo le cofe da noi recate di fopra,non arriverà contra- 
„ rioallefpettazionedc'noftriLettorijCh'era ognidì maggiormente 
„ feemata in Paolo la tenerezza dei beneficio , e la riverenza di crea- 
„ tura inoltrata da lui al Cardinal Farnefe ne' primi giorni , avendo 
„ imparato ciò, che s apprende con breve fcuola a trattarlo non più 
„ come Capo, ma come Suddito. Ma fopra quefto lo pongeva il 
„ fafto de' Nipoti Caraffi, che già ufavano con ognuno comePa- 
,, droni; né almeno l'utilità de' buoni frutti ricompenfava la caduta 
„ delle Splendide foglie, non veggendo egli ciò, che fimilmente__> 
„ accennammo deftinato al Duca Ottavio nella Lega, o carico di 
„ gran decoro, o condizione di gran profitto &c. , il che rendevalo 
„ infieme feontento de'Francefi. Vivendo egli dunque così fvo- 
„ gliato e de'Francefi, e de'Papali,ed efTendo fpirati di molto i 
„ due anni, per cui era pattuita la dipendenza d'Ottavio dal Rè 
„ Arrigo &c. cominciarono i Farnefi a confiderare, che sì Piacenza, 
„ shle rendite loro Ecclefiaftiche , e temporali ne' Regni di Napoli, 
b b , e di 



Ijforìa R 
pag.il 5. 



fa) 

Vallavìcìn. 
ljlorìa del 
Cojicìl di 
Trent. lib. 
1 $. cap. 29. 
$.10. 



1^4 V Apologia dei Domìnio Imperiate 

„ e di Sicilia, non poteano ad elfi reftiruirfi fé non da chi le teneva. 
„ DalF altro lato , ficcome avviene , che nelle controyerfie de' Prin- 
,> cipi fommi trovano vantaggiofo partito i mediocri, mentre ciaf- 
„ cuno de* primi reputa di gran momento a prevalere nel contrape- 
„ fo delle forze qualunque aggiunta lor favorevole de' fecondi . Gli 
„ Spagnuoli fi mollarono e volontierofi al trattare, e larghi nel 
„ patteggiare. Al trattamento aveva dato principio il Cardinal 
„ MoroneòCc. Ma la conclusone ebbe a nominazion de' Farnefi , 
„ e con foddisfazione del Duca d'Alba per mediator Girolamo da 
„ Correggio Vaflallo di Cefare, e Miniftro d'Ottavio &c. Si prati- 
„ careno, e fi formarono quelli Articoli, che ponendofi il Duca 
„ Ottavio in devozione del Rè Filippo , e mantenendo per allevarfi 
„ alla Corte di lui AlefTandrofuo primogenito, ricuperafTeroi Far. 
„ nefinonfolociò,chediEcclefia(tico,edi laicale poflfedevano già 
„ negli Srari del Rè; ma infieme Piacenza, rimanendone agliSpa- 
„ gnuoli ilCaftello&c. Così l'inopinabile varietà de* cafuali ri voi- 
„ gimenti Schernendo l'arroganza de' politici difcorfi , operò , che 
„ lo Strumento efficace a' Farnefi per ricoverare la protezione di 
„ Cafad'Auftria, ed infieme Piacenza, non fotte, o l'amore diCe- 
„ fare alla figliuola , o i fervigj, a lui predati dal Genero , o gli uficj 
„ a prodellaChiefa.edelNipore impiegativi ardentiflìmamente 
„ da un Papa di rant' autorità, qual' era Paolo III. Ma il crearli dal 
„ Cardinal Farnefe un Pontefice NEMICO AGLI AUSTRIACI, 
„ che li ponefTe in anguftie , e pofcia il difunirfi egli dallo fletto Pon- 
„ tefice , ed offerir l'aderenza della fua Caia a quelli , mentre n'era- 
„ no così bifognofi „. Quello è il genuino difcorfo del Cardinal 
Pallavicino (a), il quale afTerifce ancora, che il Duca Ottavio fommint- 
M pò agli Spagnuoli quanto potè di configlio , e di ajuto in fegreto modo: 
P h fnl' ed anche ave a lor' offerto di venire a pubblica dichiaratone con efporfi 
6 ,* adorni rifehio &c. , e che in ultimo Ùc.fi feoperfe lor partigiano guer- 

reggiando egli come tale il Duca di Ferrara , confederato de' Francejt, 
e del Papa. 

Polle quelle circoftanze di fatto, recate da un' Autor Ecclefialtico, 
dia fede, fé può, il Lettore al moderno Storico, il quale pretende fargli 
credere , che Piacenza fi refì ituiffe da Filippo II. al Duca Ottavio , come 
ìfiorìa Rom. a Vaff allo , e Miniftro in tal fatto della Sede Apojìolica ; e che indi in 
P*g ì 1 5- C apo a 2X. anni la piena , e totale re ftit untone anco della Fortezza, fa 

efegtiìta ncll' anno 1 ^4. in perfona del mede fimo Ottavio , come prima- 
rio Vaff allo della Santa Sede» mentre Alef) a n dr fuo figliuolo notu 
volle mai acconfent ire , come attefta il Campana, che fojje data a lift 
fleffo a titolo de' meriti per] 'anali , che avea preffo Filippo li. , ma con 
magnanima rifoluTjone , e degna di vero , r fé del Vaff allo della Chjefa 
Romana , fempre infitteti e , affinchè non diramente , che a titolo di re- 
flit unione dovuta fojje confegnata ad Ottavio fuo Padre &c. E ciò fé- 
guì in totale adempimento della volontà di Carlo V. y eia piena purga- 
zione dello fpoglio della Città . 

Se non fòÌTero in mia cuftodia tutte le Scritture originali, concer- 
nenri il Feudo di Piacen7a,enon poterti farle pubbliche al Mondo, non 
ofarei replicar con franchezza alnoftro A werfario, che tutto quello fuo 
difcorfo è pieno d'inganni, di fallacie, e di fallita, né po(fo ; per mia fé 
alle volte contenermi da qualche fcappata di penna, ben meritata da 

quello 



Sopra lo Stato dì Panna e Piacenza . 195 

tjuefto Critico alla moda, dacché egli fcrive al Pubblico, e sì francamente 
feri ve fomigliann propofizioni >fenza curarli molto di riflettere, fé pofla 
etferc convinto di poco fedele ne' racconti , per non dir di peggio . Non fu 
dunque la Cittadella di Piacenza confegnata al Duca Ottavio l'anno 
1584. come qui afferifee lo Storico, ma fui finire del ^s.come orora Io 
vedremo ; ed è falfiflìmo , che gli fi confegnaffe , come a primario Vaffallo 
della Santa Sede , ma bensì come a VafTallo di Filippo II. , il quale gliela 
diede in feudo nello fletto modo, che gli diede in feudo la Città medeììma . 
Equefto lo farò tofìo vedere con le parole dell'In vefìitura , e del giu- 
ramento di fedeltà, predato dallo fteflò Ottavio al fuddetto Monarca ; 
Ne il Campana, unico Achile dell' Avverfariolafciò fcritto ,che Ale ff an- 
drò fuo figlinolo non volle mai acconsentire , che f offe data a luì fi e (Jo 
a titolo de' meriti perfon ali, ma con magnanima rifoluz'tone ,e degna 
di vero , e fedele Vaffallo della Chiefa Romana ,fempre infiftette , 
affinchè non alt rimente , che a tìtolo dì re flit unione dovuta fojje confe- 
gnata a Ottavio [no Padre-. Imperciocché altro non fi legge nel Cam- 
pana (a) , fé non che Pomponio Torello Conte di Monte Chiaritolo con (a) 
l'ambaQieria de' fuoi Principi Duca » e Principe dì Parma , il primo S^JS, 
chiedendo a Sua Mae fi à la re Hit unione del Camello dì Piacenza tanto Jfl u tom. 
ne ce ff aria non folo alla conferv azione de' fuoi Stati , ma fino della prò- ?. decadi 6. ' 
pria vita, pigliando animo dal Prefidio Spagnuolo le perfone fazjofe lib l 9- a -^ 
della Città di Piacenza , di machinar contra il Duca &c. il Principe ann J 5 8; * 
poi follecitava gli apparecchj per Vimprefa d'Anverfa , ed inkava 
anco per lo negozio del Padre , benché ficuf affé di ricevere quelCafìeU 
lo, come fua mercede per non lifcìar ,che ftconfermaffe l'opinione di 
POCA CONFIDENZA DELLA CORÓNA DJ SPAGNA 
COL DUCA SUO PADRE, al quale ,e non a lui .voleva, che ti 
rende ff e il Caflello . 

Vede dunque il Lettóre, che in fehfc anche del Sig. Cefare Campana 
Aleflarkfro Farnefe , non come fedelVaffallo della Cbìefa Romana s ma 
come gè lofo dell' onore , e della gloria del Padre ,in(ì flette ,che il Cartello 
fi confegnaffe a quefìi,enon a lui, per non lafciar, che fi conferma ffc^ 
l'opinione di poca confidenza-della Corona di Spagna , attribuita al Duca 
Ottavio fuo Padre. Ed ella è una delle folire vifioni del Cenfcr Romano 
la franchezza, con cui egli fofiiene ,cbe<:/ò feguì in tot al' adempiménto 
della volontà dì Carlo V. , e in piena purgazione dello fpoglio della 
Città, mentre, come, proverò aderto per ftar lontano più , che fia pofTì- 
bilc dalle replicazioni , tutt'altro motivo ebbe il Rè Filippo per moffrarfi 
benefico a Cafa Farnefe , che l'adempimento della volontà di Carlo V. al 
luo folito intercifa,e mal'applicata dall' Avverfario, come Io vedremo 
a^luo tempo, e luogo proprio : è la fogrfara purgazione dello fpoglio 
della Città . 

Di qui refta fvelato l'inganno , non mica dell' Autor Milanefe , e iqoria ^ om 
del Mufeo ma dello Storico Romano, ii quale fpaccia di fua propria Lgzi* 
autorità , come fa fpeffo , che Filippo IL reftituì Piacenza ad Ottavio 
come a Vaffallo , e Miniftro in tal fatto della Sede Apoflolica . E fé // 
primo, cioè l'Autor Milanefe, fcrifle, che Filippo IL reftituì Piacenza 
ad Ottavio contemplai ione Margherita fu<e Sororis ; eH fecondo , che 
fu rilafciata la Fortezza per li gran meriti di Ale ff andrò figliuolo di 
Ottavio ; immortalibm Ahxandrì meritis : né da l'uno, né da l'altro fi 
icriffero ( come fa l'Avverfar-io) co fé alienarne dalla verità , e infurio- 
: bb 2 fi 



ttf V Apologia del Domìnio Imperiale 

fé alla riputazione ài Caflo V, » il quale , non è vero , come qui audace- 
mente aflerifee il Cenfor Romano,chc moj] oda foli gagliardijfimiftimoli 
della coscienza nel fuo Te/lamento ordinò tutto l'oppofto » come diremo . 
Diremo certamente » e ben predo , che il Teftamento di Carlo V. fa vede- 
re manifeftamente , che Parma , e Piacenza erano , e fono Feudi dell' Im- 
perio , e che non potè giammai provare la Corte Romana , che fi apparte- 
netterò alla Chiefa; dirò io bensì inquefto luogo, che avrebbe dovuto il 
Critico Romano ricoprire di rotore, allorché ferircene in esecuzione 
della volontà del Patire Filippo 11 era obbligato a far quella reflttu* 
Zione » e non per altri finì immaginar) , e modernamente fognati . Dun- 
atte ì fuddetti Strumenti» quando anche in realtà f off ero ver i »e non 
inventati dalla malizia de' F azionar') » non avrebbono mai potuto in 
alcun tempo pregiudicare alla Chiefa Romana per molti capi » e tra 
gli altri per quefti. Ed affinchè vegga il Lettore, eh' io ho tutta la ra- 
gione per dire, che dovea il volto del noftro Awerfario ricoprirfi di ver- 
gognoso roflbre , allorché fi lafciò fcappar dalla penna quel dunque , tac- 
ciando i fuddetti Strumenti per inventati dalla malizia de' Fazionarj: io 
farò nel feguente Capitolo un racconto iftorico de* medefimi Strumenti 
adducendone le parole , ed in un' altro andrò rifpondendo alle obbiezio- 
ni , che ad etti fanno lo Storico Romano , e l'Avvocato Piacentino , e col 
fatto, e colla ragione moftrerò, che gli atti ftipolati fra Filippo IL, e la 
Cala Farnefe , e i giuramenti di fedeltà , fatti da quella alla Cafa d'Auttria, 
che regnava in Spagna , e dominava io Milano, prefervarono all'Impe- 
rio Germanico illefa , e inviolata la fovranità di Parma , e Piacenza infino 
a' noftri dì . 

C A P. XXV. 

Sì prova in quefto Capìtolo cogli atti autentici » e colle replicate 

Jnvefliture , che Piacenza non fu reftituita,ma data 

in feudo al Duca Ottavio » e che come tale 

la riconobbero Aleffandro fuo figliuolo , 

e Ranuccio fuo Nipote . 

Bbiamodi fopra veduto cofa dice l'Autor Romano delle Inveftiture 
di Piacenza, date da Filippo II. al Duca Ottavio, udiam* ora come 
ne favelli l'Avvocato Piacentino , e pofeia faremo il racconto 
iftorico della genuina verità dì quelli fucceflì ; come ne parli l'Autor re- 
Dìffertazm. tr0 g rac ]o , eccolo \ Dico dunque non effere mai fiata al Mondo quella 
/"*£-54 r 5 J> prete fa lnveftitura » e fé vi foffe fiata , dico » che non avrebbe punto 
pregiudicato alla prefcriz'ione , che fi difeute ; che non fia fiata fatta , 
Io comprovano pofitìvamente più cofe rìlevantijfime . E io dico , che 
più cole rilevantiflìme convincono lui per un' ardito fowertitore della 
verità ; e mi arroflìfeo in fua vece ,che ardifea * efTendo egli in un luogo , 
in cui ha potuto vedere a fuo piacimento gli Strumenti di tante Investitu- 
re , e giuramenti di fedeltà, ofi ora aderire, che lo Scrittore moderno dì 
Milano cìr e a la refìituzione di Piacenza» ed in un fatto così patente » 
non inciampò» cerne fecero T uano »Corrìngìo »e Mufeo\ma inciampò 
egli bene in uri 1 altro ugualmente ìnfujfìftente , dal quale poi deduce 
confeguenze niente meno falfe , benché foffe fuffiftente il fatto » eh* egli 
f appone. Diffc »che la reftil unione dì Piacenza procedette da Filip- 
po IL 



A' 



Sopra loStato di Parma e Piacenza, 



W 



foli. nel itf6. 9 e diffe il vero. Non diffe mica il vero , affermando , 
che Filippo ne inveftifTe il Duca Ottavio cofuoi Difendenti mafebj 
[otto diverfi carichi di vaj] allatto >e con ritenere per fé il Cafiello 
* titolo di Padrone diretto , poc'anzi fabbricato da Pier Luigi . Indi- 
cò , od immaginò giorno , me] e , anno , luogo , e Kotajo , rogato di tal 
pretefa Invefìitura ,e di giuramenti di fedeltà » prefìat ì confecutiva- 
Diente al Rè Filippo dal Duca Ale(J andrò , e dal Duca Ranuccio 1. Se 
in quefka octafwne , nella 'cjuale fi tratta d % nn fatto >fi può dire recen- 
te, io dimanderò >cbe fi produca V autentico di a ut 'fi a pretefa Invefìi- 
tura ; mi lufmgo , che la dimanda nò* ftmèterà calunniefa , od innetta 
aglt Scrittori Teutonici . 

Pur troppo innetta, e ealunniòfa è la dimanda di quefto coraggiofo 
Avvocato .il quale affine didar qualche aria d'oneflà alterile artificiofe 
declamazioni , moftra di non aver notizia di tanti , e sì replicati atti , che 
certamente fi ritroveranno negli Arehlv j della Sei ebiflìma Cafa Farnefe , 
nccome fono in quelli di Madrid, e fi confer vano in quefio del Cartello di 
Milano , ed io hoili rutti in mia cuftodla > e tutti per intero li pubblicherò 
in fine di queira mia fatica ; intanto né dàìò alcune claofule più efenziali , 
per far vedere al Mondo , quanto trasognino gì' Impugnai òri della fovra- 
nità dell'Imperio fopra il Ducato di Parma,e Piacenza : e che non l'Autor 
Milanefe , ma il Cauiìdico Piacentino inciampò volontariamente in tanti 
lconci errori, quanti fuppotti fece nella fu* capricciofa DifTertazione , 
tirandone poi per nèceflìtà tutte quelle falfe confeguenze , che ho moftra- 
to in più luoghi di qucft L Opera; Siccome moftrerò ora , che non l'Autor 
di Milano , ma quelio moderno Critico dì Piacenza non diffe mica i!vero t 
negando, che Filippo linei i<^6. invefiiffe il Duca Ottavio co* fuot 
Difendenti mafebj fotte diverfi carichi di vaff a! faggio >econ ritenere 
ti Caftello a t itole di Padrone divelto . 

Vedemmo già cori' indubitata tHrifnónianza del Pallavicino, che 
vivendo ilGàrdinal Farnefce'i DucaOctavio ("vogliati, anzi piuttosto 
maliflimo foddisfatti dì Papa Paolo IV. , e del Rè Arrigo di Francia , in- 
cominciarono a far meglio i loro conti^confiderando,chenonpoteano 
aver Piacenza , né le rendite loro Ecclelìaftiche , e temporali ne' Regni di 
Napoli, e di Sicilia» fé rtóo da chi le teneva; Laonde approffittandofi 
dell'occalione , che molto -favorevole lòto offerivano le contenzioni , nate 
tra gliSpagnuoli,e la Corte Romana, fecero, e he il Cardinal Morone 
conhdentifhmo del Rè Cattolico , e loro amico , cominciate a promovere 
il trattato draccoitóodamento, il quale lì conchiufe dipoi inGqnte,dove 
allora fi ritrovava la Corte di Filippo , per opera di Girolamo da Correg- 
gio, Vaflallo di Cefare, e Miniftro del Duca Ottavio \ da cui fu a tal fine 
ipedito colà con ampia plenipotenza, rogata il dì iddi Luglio del 15^6. 
nel Palazzo Ducale di Parma à^ Fraficefco del qu. Facio di Monto- 
refio di Borgo S. Sepolcro pubblico Notajo; e quell'atto fi darà nel!' 
Appendice . 

Due furono i trattati , che kce col Rè Cattolico il Correggio , l'uno 
pubblico, e PaJtrofegreto', comincerò dal pubblico, e patterò indi al fé- 
greto, e registratene le claofule più importanti, andrò facendo alcune 
oflervazioni fopra a quanto oppongono gli Avverfarj al Mufeo, e all' 
Autor di Milano, e agliattì medefimij t rifolvcrò poi nel Capitolo feguen- 
te tutti gli obbietti loro» 

L'atto- pubblico dunque comincia Così : „ In nomine Domini, 

Amen . 



Appen.n.\S. 
In fafcicuh 
Scriptura- 
rum fpe~ 
Bant. ad 
Cìvìtates 
Parm.it Pia- 
cent, exiften- 
te in tirchi- 
•vo Ar 'is 
Porta ]ovìs 
Med. 



198 



V Apologia dei Domìnio Imperiale 



Append. ». 
In fafcicufo 
jam enm- 
dato. 



„ Amen. Cum MajeftasPhilippi RegisHifpaniarumllluftriflìmse 
ì, Duci Margarita; de AuftriaSorori fuaedilecWimae,ejufqueMa- 
„ rito Illuftr'iflimo Duci O&avio Farnefio fua benevolentia erga 
„ omnes jamdiu perfpecìa , & amoris fraterni apertiflìma figna 
„ obftendere decreviflet.&propterea ipfiOdavioCivitatemPla- 
„ cerniamomi uni verfoejus Agro, eamquepartemTerritorii Par- 
„ menfis,quam nuncMajeftasSua poffidet ,modis,&conditioni- 
„ bus, de quibus infra mentiofit, CONCEDEREI DON ARE 
„ voluiflet.ut ANIMI SUI LIBERALITAS,&ftabilicautione 
„ muniretur,infrafcriptaCapitula hicdefcribimandavit,ad quo 
„ rum obfervantiam tam Majeftas Sua , quàm Hieronymus de Cor- 
„ regio , ut Procurator pratfati Dugis Odavii Farnefii , ut infra con- 
„ fenferunt , & fé propria manu fubfcribendo juramento cbli- 
„ garunc &c 

„ Primum itaqueSuaMajeftas DAT,& DONAT Duci Oda- 
„ vioCivitatem Placentiam,& univerfum ejusAgrum,& iliam 
„ partem Territorii Parmenfis,quam Sua Majeftas pofTedic hucuf- 
A ,quej&:nunc poflìdet cum omnibus fuis pertinente, Oppidis, 
„ Loc-i$,Caftris,& VilIis.VarfalliSjFeudatariiSjnaemoribus &c. 
„ mero & mixto imperio , jurifdi&ione , gladiique poteftate , aliif- 
M que omnibus prsefogativis folitis,&confuetis,& eidem remit- 
„ tit,&relaxat vacuam,&liberam poflefllonem , fibi tamenCa- 
„ ftrum P!acentia;,quod sedificare caepit Illuftrisqu. Petrus Aloyfius 
„ Ocftavii Pater, ea Iege*& conditione retinuit,& refervavit ad 
„ beneplacitum fuum ,& liberam voluntatem ,ut Dux Q&avius 
„ obligatus fit fua pròpria pecunia Prefetto, &Cuftodi Arcis,& 
„ Caftri j;imdidi,&Militibus,aliifqueMiniftris,&Officialibus, 
„ ibidem nomine Sua; Majeftatis prò Caftri cuftodia&c.commo- 
„ rantibus,folita,&confueta ftipendia fine mora, vel aliqua ex- 
„ ceptione non obftante, perfolvere, & jam di&urrì Caftrum, prout 
„ fibi libuerit , propriis tamen Sua; Majeftatis cxpenfis nedum 
„ reficere , fed etiam novis ftrucìuris &c. munire fi fibi licero 
„ voluerit. 

„ Propterea eidem Ottavio reftitmtCivirarem Novariam cum 
„ univerfo ejus Agro modis,&formis in omnibus, & per omnia, 
„ quibus di&us Dux Ocl:avius antequarrfbellunj Parmenfe move- 
„ retur&c. 

E dopo di aver' i! Rè Filippo prometto di far restituire ad eflb Duca 
Ottavjo tutti li Feudi , e beni , eh' egli già altre volte poffedea negli Srati 
di Sua Maeftà, ed al Cardinal Farnefe i frutti dell' Aroivefcovado di Mon- 
reale in Sicilia , e degli altri benefici , ed entrate, che dianzi godea ne' iuoi 
Regni, e dappoiché ebbe proveduto alla iftcùrezza di quelle Famiglie , 
ch'ebbono parte nella morte data aPierL^igiiiconchiudecosì: „ Ulti- 
j, molocoteftatusefthac fua liberalitate nullum praejudicium fa- 
„ dum effe intelligi JURIBUS MAJESTATIS OESARE^E, 
„ vel IMPERII,velbabentibuscaufamabalteroeorum,quomo- 
„ do habet tam refpecìu Civiratis Placentia;,& Territorii fui , par- 
„ tifque Agri Parmenfis, ut fupra donati, & concedi, quam ipiius 
„ Civitaris Parma;, refiduique Territorii, quod Dux Odavius te- 
S) net , & poflìdet , & recepit Ducem O&avium in fuàm protedio- 
„ nem. Parte altera Hieronymus de Corrcgio Procurator utfupra 

jam 



Sopra loStato di Parma e Piacenza . 199 

m jqmdiaam DONATIONEM & CONCESSIONEM prasfens 
„ acccprat cum omnibus fupraferipris modis , & conditionibus ,& 
„ ea qua decer obfervantia tam Ubèra li Aimo Regi , quas poteft , oc 
„ deber,gratias agir ,& promirtit ruturo tempore praefatum Ducem 
„ Osflavium Pra>ft&os>& Re&oresarmorum tam in Civitate Par- 
„ mx , quàm Placenr iae el igere , & deputare , qui fint grati, & con- 
„ hdentes Suae Majeftati &C. 

E promettendo di più di perdonar* a tutti quanti nella guerra di 

Parma aveanofeguitola partediCefare,edi trattare bene i Sudditi, e 

Vaffalli , dona'i , con altre condizioni, che non fanno per la prefente con- 

trovcrtìa: così finifee lo Sgomento: „ Et falvis praemiflìs , attenta libe- 

„ ralitate immenfa Suae Majeftatts,remittit omnia, & quicquid 

„ Dux O&avius quomodoUbet pretendere poflet, & haberet in Ci- 

„ vitate Piacenti»? cum Agro Tuo , & Territorio Parmenfi DO- 

„ NATO tam ratione firu&uum , quàm aliterr; falvis ramen in 

„ reliquis juribus Sedis ApoftoJicae, fi quae competunt &c. Qua; 

„ quidem omnia, & ungula &c. quae adafuerunt inOppidoGan- 

„ davoComitatus Flandriae die decimaquinra menfis Septembris 

„ decimaequarrae IndicT?cnis anno àNativitate Domini millefimo 

„ quingentefimo quinquagefimo fexto. 

Seguita dipoi l'atto della Plenipotenza del Correggio, ed indi la 
fottofcrizJone del Rè , del Correggio rnedefimo , de' Tettimon j , e del Se- 
gretario , il quale così fi fortoferive : EgoGonfalvius Peretius Regius Se- 
cret arius Status ,& auéloritate Apofialica ,& Regìa publìcus Nota- 
rìus fupraferiptis ìnterfuì , é* hoc conventionis Jnffrumentum in hanc 
formar» redegi. 

Quefa è dunque la Capitolazione pubblicarne col Rè Cattolico 
feceGiiolamo da Correggio Min iftro, e Procuratore del Duca Ottavio; 
e di quefta appunto dovea l'Autor Piacentino , fenza far tanto fchiamaz- 
zo , oè prorompere in sì feoncie , ed ingioile invettive centra il Mufeo , il 
Conringio,e l'Autor di Milano , e comjo quanti foftengono le ragioni 
dell' Imperio, faifene fomminiftrare dagli Arehivj della SereniflìmaCafa 
Farnetcuna _ copia, e iopra di efla far le fue oflfervazioni ; mentre così 
l'avrebbe difcorfa col fatto alla mano, e per confeguenza con fondamen- 
to. Ma io locompatifco,fe non volle prenderfi tanto impaccio; come 
potea egli addurre con fuo onore le parole di quefto pubblico trattato, e 
dappoi fognarfi , che fé il Mufeo non aveffe in fuo favore UT nano , e il Dj(f . . 
Corrìngìoycbe allega, direi, che non f apendo trovar circoftan^e di pjj,"?, *** 
fatto per il fuo ajjunto , fé le finge a fuo modo , e poi ne inferi fee ciò , che 
quadra aldi lui genio, poco , nulla curando il difetto della verità de' 
fatti , che non fujjìftono . E come, dopo d'aver fatto quefto bel compi- 
mento al Mufeo , potea fenza vergognai pregar' // Lettore dì due ri- 
flefiì 11 primo , che il Mufeo , UT nano , ed ilCorringio mancarono di 
notizie effenziali intorno alle coj e di Piacenza , e particolarmente in- 
torno <t' fatti, che feguirono in occaftone della morte del Duca Pier 
Luigi ,confeguentemente di niun pefo doverfi riputare tutto ciò, che 
ejfine dif corrono fopra il diritto , che non può fi are fenza il fatto vero , 
ed accertato. V altro rifleffo fi è ,che la pretefa claofula obbiettata; 
falvis rationibus , falvotfue jure Imperii , fu un' aggiunta tutta quanta 
immaginata da detti Scrittori , imbevuti della f alfa majfima, che dejji, 
e d'ordinario gli Autori Imperiali tenacemente foftengono , cioè doverfi 

riputare 



pag.51. 



Dffertazione 



200 V Apologia del Domìnio Imperiale 

riputare , cerne pofta ef prettamente una talclaofula in qualunque att* 
d'alienazione , che dazi lmper adori, e dall' Imperio fi faccia di qualun- 
que Città , o Stato . Per quefto avendo fuppofto , benché men ver amen- 
te, che Vlmperadore Carlo V-faceffe un' alienatone , e non lareftttu- 
Zione di Piacenza , e Parma , v'aggiunfero > che fatta l'avea colla ciao- 
fu la : Calvi s rationibus , falvoque jure Imperli . _ 

Per ifcreditar dunque ilMufeo,ilTuano,elConrmgio,e far ere- 
dereal Mondo, che quelli Autori mancarono di notizie, e per poter' an- 
che con fronte aperta negar , che non vi foflc nel riferito Trattato pubbli, 
co una tal claofula,dovea neceffariamentediffimuIarlo,e itarne molto 
lontano . Non dovrebbe però rincrefcergli di udirli rinfacciar qui, quanto 
egli confommo ardimento oppone a tanti, e sì celebri Scrittori, cioè, 
che di niunpefo fi dee reputar tutto ciò, che egli difeorre in queita iua 
DifTertazione fopra il diritto , che non può /tare fendati fatto : e che 
a lui è meritamente dovuta la taccia, che dà al Mufeo di Scrittore im- 
bevuto di } 'alfe majfime ; mentre non avendo in fuo favore un lol docu- 
mento, nèfapendo trovar circoftanze di fattoper il fuo aJJunto,Je le 
finte a {uo modo , e poi ne inferifee ciò , che quadra al di lui gemo , poco 
onulla curando il difetto della verità de' fatti , da lui fempre alterati, 
come è alterato pur troppo quello, di cui ora favelliamo, volendo egli, 
che nel pubblico Trattato non vi foffe la claofula narrata dal Tuano, dal 
Conringio, e dal Mufeo, quando in elfo fi legge a chiare note, che il Re 
Filippo teftatus e fi hac fua Ber alitate nullumpra-judiciumfaètum ejje 
intelligì JURJBUS MAJBSTATIS CJESARE&VEL JMPE- 
RII, vel habentis cauCam ab altero eorum , quomodo habet tam refpe- 
tlu Civitatis Piacenti* , & Terrìtorii fui ,partijque Agri Parmenfis , 
ut fupra donati , & conce/fi , quàm ipfius Civitatis Parma , refiduique 
Terrìtorii , quod Dux OBavius tenet . 

Ma fé non volle prenderfi l'incomodo di recar fedelmente una copia 
del fuddetto pubblico trattato , che agevolmente potea ricavar dagli Ar- 
chivj diCafaFarnefe,feppe nondimanco darfi l'onore di riferire tutte 
quante le parole della Scrittura, regimata nel terzo Libro delle lettere 
de' Principi, e perchè quefta comincia con dire, che il Re di Spagna re- 
Differiamone n ìtuì f ce piacenza col Contado t ritenendofi il Capilo, (ubilo tutte »gio- 
pag ' 59 ' livo vi fi attacca , ed efclama : qui trovo parlarfi di re flit unione della 

Città , e Contado , e della ritenzione del Capilo , incaricando ti Duca 
Ottavio a pagare del Cuo il Prefidio del Rè : ci trovo infettala claofula 
fenza pregiudizio delle ragioni dell'Imperio , e dellaChiefaia i trovo 
'incaricato il Duca Ottavio il dover mandare il Sig. Aleff andrò juo 
figliuolo a Milano per qualche giorno al tempo della refìituztone , e 
con fonazione di Giacenza ; ma non ci ritrovo pur un' apice circa la pre- 
te fa Inveftitur a , ufando il Rè determini di reftituire , e di reftituzio- 
ne , pare che ognuno debba concepire nel Duca Ottavio , che riceve 
Piacenza non con altro titolo ,che con quello , ch'ebbe il Duca f^ oP fj' 
dre , rifpetto al quale Solamente fi può intendere la fignific azione delle 
parole reftituire, replicata tre volte, e refiitnzione , che vi fi legge 
una fol volta . , 

Biffe quefto attuto Avvocato avanti di riferire cotefta Scrittura, re- 
?> iftratanel terzo Libro delle lettere de' Principi, che lafci andò dunque 
filare di combattere Caftelli in aria, rìCpondo all' oppofiitione in quella 
parte % che fi fonda fui fatto reale: e per rifpondere poi all' oppoiizio 

ne, 



Diflertazionc 



Sopra lo Stato di Partite e Piacenza 201 

re, che fi fonda ne! fatto reale , lafcia da banda la fleto realtà del fatto, 
che dee ricavarfi dagli attiftipulati fra le Parti, e fi appiglia a Scritture 
date alla luce colle ftampe da Collettori di lettere per divertire la curiort- 
tk degli oziofi. Ma Dio immortale, fé quefto non è un combattere Ca- 
melli in aria , cofa mai lo farà? Sono appunto Cartelli in aria quei, che 
fìnge nella fua fiacca idea il Caufidico Piacentino , e volontieri fé li finge 
per poterli attaccare da quella parte, che più gli torna in acconcio, e 
combattendoli colle folite faftofe machine de' fuoi falfi fuppofti,e chi- 
merici ritrovamenti , par poi , che gli riefea atterrarli a fuo piacimento , 
cantando indi con molta gonfiezza di parole la vittoria contro chi im- 
prefe a difendere , e in realtà egregiamente difefe non mica erti Cartelli in 
aria, ma le inoperabili ragioni del Sacro Romano Imperio: e le difefe 
co* Strumenti indubitati, ed autentici, e non già con lettere ftampate: 
come fa qui l'Avverfario, il quale confondendo il Trattato pubblico co! 
iegreto,cheorora efamineremo,e celando eziandio con ftomachevol' 
artificio il primo, e negando con arditezza infopportabile il fecondo, 
mette in comparfa queir ideata Scrittura r che fu pubblicata non fi fa da 
chi, e s'imprefle dipoi ne' volumi d'effe lettere de' Principi: e fa tutto ciò 
perchè ? perchè in quefta non fi vede {atta menzione d'Inveftitura , e vi fi 
legge il termine reftituifee tre volte, e'I termine reftìt unione una fola ; E 
fopra quefto fondando fubito il fuo Cartello in aria, grida ad alta voce, co- 
me digià gridò il fuo Precurfore : tifando il Rè determini di reftituire, e 
di re flit unione ,par e, che ognuno debba concepire nel Duca Ottavio, che 
ricevè Piacenza non con altro titolo, che con quello , eh* ebbe il Duca 
fuo Padre , rispetto al quale piamente fi pio intendere la Jtgniftcazjfi- 
ne del termine reftituifee . 

Chiunque fi ritrova mezzanamente verfatonel jus civile, e nelle 1 
materie feudali h >chc cotc&o termine reftituire ,fu cui fan tanta fefta 
gli Avvocati della Reverenda Camera è molto equivoco, e che appreffo 
non pochi approvatiflìmi Autori fignifica de integro concedere , & quod 
■perierat de novofacere . E cosi fi dice reftituire in vita un morto, il quale 
più non vive colla prima , ma con la nuova vita datagli . Onde ancorché 
fi leggefle in qualche parte dell* Inveftiture di Filippo II. cotefto termine 
reftituire , rifultando da tutto il di loro contefto una novella conceffione , 
ed un nuovo beneficio, fatto dal Rè jure proprio. La voce reftituire ri- 
cever dee il fuo fignificato dalla foftanza dell'atto pubblico, in cui ella è 
appofta , né mutar può la natura del contratto , in cui fi vede ufata , per- 
modoche fé il contratto è di donazione , e di Feudo, come nel cafo noftro, 
debba prenderfi per rertituzione , fol perchè vi fi legge il termine reftitui- 
re . Ella però èunamenfognafolenniffimaPafi r erire,cheufau r e il Rè de' 
termini di reftituire , e di rertituzione , parlando di Piacenza ; usò quefto 
faggio Monarca con Margherita fua forella,e col Duca Ottavio degli 
atti dell' innata fua beneficenza , e liberalità , donò graziofamente , e non 
mica reftituì al Cognato erta Città col fuo Contado, e come dono della 
munificenza di Sua Maeftà la ricevette il Procuratore del Duca : la verità 
di quanto iofoftengo non puoertere più manifefta : „ Cum Majeftas Phì- 
„ lippi Regis Hifpaniarum Illurtrirtìmaj Duci Margarita! forori fuac 
„ dileclirtìma? , ejufque Marito Illuftrirtìmo Duci Ottavio Farnelìo , 
„ fuse benevolentiae &c. , & amoris fraterni apertiftjma figna often- 
, 4 dere decreviflfct > & propterea ipfi Ottavio Civitatem Placentiam 
„ cum uni verfoejus Agro &c. CONCEDERE , ET DONALE 
ce „voiuif- 



a$& V Apologia del Dominio Imperiale 

,» voluiflet , ut animi fui tiberalitas piane innotefceret &c. Primum 
^ kaque&c. DAT , DONAT Duci O&avio Civiratem Placen. 
w tiam , & univerfum ejus Agrum , & illam parrem Territorii Par» 
„ menfis,quam Sua Majeftas poflìdet&c. Parte alrera Hierony- 
„ mus deCorregio Procuraror ut fupra jam dicìus DONATIO- 
„ NEM , & CONCESSIONEM praefeos acceprat cum omni- 
„ busfuprafcriptismodis,&conditionibus,&eaquadecet obfer- 
3> vantia tam liberaliflìmo Regi , quas poteil , & debet gratias agir, 
a, & promittit futuro tempore praefatum Ducem Ocìavium Prasfc- 
M &os , & Recìores armorum tam inCivitate Parma;, quàm Pia- 
„ eentiae eligere,& deputare, qui fint grati, & confi dentes Siiae 
„ Majeftati&o 

Quefte fono le parole , che dovea regiftrare l'Avvocato Piacentino , 
e non già quelle »che ritrovò ftampate nelle lettere de* Principi , e dipoi 
far le fue fpirftofe rifleflìoni , e dire , fé l'animo gli baftava , che ufando il 
Rè de % termini reftituìre , e dì reflituxione , fare , che ognuno deb* 
ha concepire nel Duca Ottavio , che ricevè Piacenza non con altro tito- 
lo y che con quello , ch'ebbe il Ducafuo Padre . Si legga , e rilegga tutto 
loStromentodi quefta Investitura ,che mai non vi fi ritroverà il termine 
redimire ,o che Filippo concederle al Duca Ottavio Piacenza come Feu- 
do paterno , ma bensì come nuovo Feudo , e beneficio nuovo . 

Ma non fu così fdocco l'Avverfario a far ciò per darfi la zappa fu' 
piedi , e rovinar tutto il fiftema delle fue ideate prefcrizioni , e ufucapio- 
dì, fognandofi, che quefta non reftò interrotta, benché reftajje interrotto 
ilpojjejjo di Parma» e Piacenza . Non ottanti tante, e sì fondate ragioni, 
che militano a favore dell' Imperio . Fu egli bensì audace, allorché ebbe 
ftomaco d'opporre al Mufeo, che non f apendo trovar circoftasiz? di fatto 
per ilfuo ajfunto , fé le finge a fuo modo > e poi ne ìnferifce ciò , che qua» 
dra aldi luì genio , poco o nulla curando il difetto della verità de 1 fatti» 
chenonfuffìflono ; imperciocché marcai poc' aozi , che un tal elogio è per 
tutte le più minute circoftanze dovuto a lui , e non al Mufeo . 

Ciò fi andò , fi accontenti , eh* io prieghi con più di giuftizia , ch'egli 
Dìjfer latiom von e t> De per pregare il Lettore di due rifiejjt ; il primo , che non il Mw 
P a g-$*- f eo à UTuatjo y ed HCorringio mancarono , ma l'Autor Piacentino man- 

car volle mal iziofamente <# «of *?*> effenzìali intorno alle cofe di Pia- 
cenila >e particolarmente intorno a* fatti , che fegu irono in occaftone 
della morte del Duca Pier Luigi ^confeguent emente di ni uno pejodo- 
verjì riputare tutto ciò, che efio ne dif corre [opra il diritto , che non può 
ftare fen^a il fatto vero , ed accertato . L'altro rifleffofi è , che la pre- 
tefacfaofula restituire, e reftiruzione/tf un'aggiunta tutta quanta im- 
maginata da detto Scrittore , imbevuto della falfa majjtma , che deffo , 
e d'ordinario l'Autore Romano tenacemente foflengono , cioè e'ffere ma- 
Ifitrim Rom. ni f e flo , e chiaro ,cbe Piacenza fu congegnata a' Farnefi , come a Vaf- 
pag.us. ' falli ,e Minifìri in tal fatto della S anta Sede , e per atto di pura» e 
dovuta reflituzìone fecondo il Te fi amento dì Carlo V., in efecu^ione 
della cui volontà Filippo il. era obbligato a far quella reflit unione . 

Dopo poi eh' avrà fatto il cortefe Lettore cotefti rifleiTì , sì degni ao: 
che farmi quefta giuftizia » e dire fé io pofla con tutta franchezza foitener' 
cnere manìfefio,e chiaro, che Piacenza fu data al Duca Ottavio in_* 
feudo nobile , e ligio, e che gli fu donata per atto di mera, e fpontanea 
liberalità da Filippo II., ed efler'Jikresì falfifórao , che cotefto Monarca 

fotte 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . 203 

luffe obbligato 4 tfar quella re flit unione in ef edizione delTefìamento di 
C arto V. , perche quello invitto Celare nel fuo Teftamento efpreffamente 
i\ dichiaro , che avendo ricuperato Piacenza , conobbe : defpues de baver 
en elio mucbo mtrado , conf "erido , y confultado >que affi lo deviamo! 
caxer , y eramos obhgados por lo que deviamos aldicho Sacro Imperio , 
v a la fonjervac.'on de fus preeminencias , y prerogativa! , y que no 
■rodiamo! , m deviamo! {aitar la dicba Ciudad de nueftra mano por 
mutuai ra^ones. y come n dirà più diffufamente fra poco. 

Pofte tali verità autenticate dall'ateo pubblico, veggiameofa dica 
Trattatoiegreto, e ciò, che in di lui efecuzione fu offervato , e fatto per 
Ja continuata lerie di molti anni dal Duca Otttavio,dal Principe Aleffan- 
dro fuo figliuolo, e dal Duca Ranuccio fuo nipote: mentre da tanti, e sì 
moltiplicati atti lempre più comprenderà il Leggitore, quanto fia grande 
ìapàilionc. degli Avverfarj,i quali non fapendoqual'ufcita darli, s'ap- 
pigliano al difperato partito di negarli audacemente : il che altro non è , 
che il tentar di fovvertire tutta quanta Ja fede umana per foddisfar' il mal 
genio, che hanno di circonfcr i vere quanto più peffono la fovranità dell' 
Imperio in Italia. 

Veniam' ora alla Capitolazione fegreta, la quale io vuo fedelmente 
regittrare quantunque e l'Autor Romano, e l'Avvocato Piacentino ca- 
pricciofamente pretendano , che non debba farfene conto , perchè non fu 
refa pubblica .0 colle (lampe , o con le gazzette , come fé da quefte pren- 
deffero i contratti la di loro validità . La Capitolazione dunque comincia 
così: „ Tametfi hac eadem hora, & die quidam Capitula generalia à 
„ Mandate Serenifiìmi PhilippiRegisHifpaniarum,& Magnifico 
„ Hieronymo de Corregio Procuratorio nomine Illuftriffimi Ducis Appen. «.28. 
„ Odavii Farnelìi prò reftitutions Placentiae , & camera? partis Agri YI^jS** 
}y Parmenlìs;tamen quia in eis non flt certa ,& dittinola menrio J"?™"™ 9 ' 
3 , multarum conventionum , & multarum promitTionum , quas 
„ omnibus publicè notas,&manifeftas non effe, utriufque partis 
„ intereft. Ideo Sua Majeftas, & Hieronymus Procuraror vtfupra 
„ in fcquentia Capitula magis.aperta & dilucida , & certa convene- 
„ re, teltantes prima Capitula fine his nullam vim vel pondus habe- 
„ re,quinimo ommiffa eorum ferie, hsec fola executioni mitri > 
„ nulla exceptione obftante , vel impedimento, voluerunt. Sua 
„ itaque Majeftas Duci Odavio Farnelìo prò fé , & prò fuis Filiis , 
„ & Defcendentibus mafeulis legitimis , & natis de legitimo matri- 
,; monioDATACONCEDIT inFEUDUM HONORIFICUM, 
„ &LIGIUM cum omnibus fuis praeeminentiis,dignitatibus,& 
„ praeregativis Civiratem Placentiam,& univerfum Agrum Pla- 
,, centinum,Ck: eam partem Agri Parmenfis, quam nunc Sua_» 
„ Majeftas poflìdet una cum omnibus fuis pertinentiis , Caftris, 
„ Nemoribus , Vallibus , Montibus &c. mero , mixroque Imperio , 
„ gladiipoteftate,&jurifdicl:ione,aiiifque regaliis folitis , à con- 
„ fuetis in ampia forma, ira quod ipfeDuxOdavius,fuiqueDe- 
,, fcendentesutfuprateneanrur,&obligati fint, omnia ,& fingu- 
„ la predica recognofeere , & TENERE in FEUDUM fecun- 
„ dùm leges Feudorum , folitas , & approbatas confuetudines à Sua 
„ Ma)HtateHifpaniarumRege,& à fuis Defcendentibus ,& Suo- 
„ cefforibus Regibus Hifpaniae,& illis JURARE FIDELITÀ- 
„ TEM,&HOMAGIUM informafolita;&utmagisarquema- 
cc 2 gis 



104 V Apologia dei Domìnio Imperiate 

„ gishujufmodi liberalitas fuum locum habeat,& plenum fortie- 
„ tureffe&um,SuaMajeftas ex nunc eidem Odavio remittit,& 
„ relaxat liberam , & vacuarti poffeflìonem , feu quali omnium fu- 
„ prafcriptorum honorum ,& jurium , fibi tameo ab his excepit , 
„ retinet , atque refervat ad fuum beneplacitum , & liberam volun- 
„ tatem , fuorumque Succettorum , ut fupra,Caftrum feu Arcem 
„ Pia centiae , quam Illuftris quond. Dux Petrus Aloyfius Pater 
„ DucisOctavii a:dificarec3epit,& munire &c.„ Addogandoti il 
pefodi pagare gli ftipendj al Governatore , e a' Soldati d'etta Fortezza, 
infina tanto, che il Duca Ottavio fi fotte portato alla Corte della Maeftà 
Sua per concertarci modo di pagar' elfi ftipendj , riferbandofi la facoltà 
di meglio fortificarla , e munirla , fenza che potette il Farnefe farvi altra 
Fortezza » ^, 

Nello fletto Strumento dlnveflitura reftìtuì Sua Maeftà ariuddetto 
Duca Ottavio Novara, ritenendofi il Cartello : gli reftituì pure tutti i 
Feudi , che innanzi godea nel Regno di Napoli , ed al Cardinal Farnefe 
l'entrate dell' Arcivefcovado di Monreale nel Regno di Sicilia; diede il 
medefimo Duca Ottavio il perdono agli Uccifori di Pier Luigi fuoPa- 
dre ; e dopo molte altre condizioni, che non fanno per ora alcafonoftro 
efprettamenre fi dichiarò: Si autem contigerit ( quod Deus nolit) Du* 
ccm Oclavium decedere fine liberi* mafculis >& Defcendentìbus legi- 
timi* » & natis de legitimo matrimonio , & feu ejus Defcendentes , 
tunc > & ^o cafu Civita* Piacenti* cum fuprafcriptis omnibus , & fin* 
guli* pertinentììs , & e a pari Agri Parmenfts infeudata , de qua fu* 
p ra > REDEAT AD SUAM MAJESTATEM , & feu ad ejus 
Sue ceffores Reges Hifpani* . E finalmente vi fu ripetuta la ftefla claofu- 
Ja, poftanel pubblico Trattato, dicendo la Maeftà Sua : ultimo loco te* 
fiatur hac fua liber alitate nullum prfjuditìum fieri JURJBUS 
MA)ESTAT1S SERENISSIMI IMPERATORE ,vel lmperii , 
nei habentibus caufam ab altero eorum qaomodolibet tam rejpellu 
C ivitatis Piacenti* , & Territorii fui ,partifque Agri Parmenfis , ut 
fupra dati,& concejfi in feudum, quàm ipfius C1VITATIS PAR- 
MJE t refiduique ejus Territorii , quod Dux Otlavius ante tenuit , & 
pojjedit , <ùf tunc te net , & pojfidet . 

Inoltre rimette in quefta Capitolazione il Sereniflìmo di Parma tut- 
to quanto ei potta pretendere per qualunque ragione nella Città di Pia- 
cenza^ fuo Ducato, e Territorio infeudato sì rifpetto a* frutti ,che a 
qualfivoglia altra cofa: Salvis tamenreliquis juribus Sedis Apoflolkte , 
fi qu* competunt: Si fottomette Cafa Farnefe alla protezione di Sua 
Maeità , e fa con elfo lei Lega offenfiva , e difenfiva : e nelF iftetta occafione 
promette , che non depu rerà per Governatore , e Capi delle di lei Truppe 
nelle Città sr di Piacenza , che di Parma fé non perfone confidenti della 
Maeftà Sua, e che non impugnerà le grazie, e concezioni anche degli 
uficj , fatte dal Rè avanti l'infeudazione; Le quali cofe tutte provano il 
riconofcimento d'un giuftiflìmo potteffo . 

Tutto quanto fi contiene nella ftefla Inveftitura promife Girolamo 
da Correggio , che farebbe fiato efeguito , ed ottervato dal Duca Ottavio 
ììxj Principale, in di cui nome promife ancora, che farebbe pattato il 
Principe Aleffandro al fervigio di Sua Maeftà, e che frattanto farebbe 
andato a Milano, e che ivi farebbefi trattenuto appretto il Governatore 
di queHoStato:e che il Duca Ottavio nel termine di meli fei farebbe 

pattato 



Sopra Jo Stato di Parma e Piacenza . 



205 



paffete alla Corte di Sua Maefta , e che indi egli pure ibit ad ferviti* Re- 
gts quocumque loco , & tempore fé opportuna offerret occafio juxta obli- 
géttonm feudalem , & vim prafenth Capitulationìs , é f aderii . 

In eiecuzione di querta Capitolazione fece il Rè Filippo , e coftituì 
n M^r /^ ratorc ndla med efima Città di Gante GiambattiftaCa- 
«aldo Marcheie di Orfano, come ne appare dall'atto originale, fcritto 
in perpmena , che fi conferva nel Regio Archivio del Cartel di Milano , 
il quale dice così : „ Cum fit quod in executionem quorumdam Capitulo- 
„ rum gradenti, & infralcripro die mìtorum,& padorum inter 
„ Dos,&IlluftrifìimumDucemOaaviumFarnefium Fratrem no- 
„ Urum canflimum velimus, & intendamus, quod eidem Duci 
„ Ottavio tradatur corporale , & adualis pofleffio Civitatis Placen- 
» tiaì.iuarumque pertinentiarum,ó> ejus partisAgriParmenfis, 
„ quarn qos in praefentia renernus,&:poflìdemus,qu2e omnia in 
>, praedictis Capitulis a nobis in FEUDUM HONORIFICUM, 
„ & LIGIUM eidem Odavio data, & concena fuerunt. Etprop- 
» terea cum piane perfpiciamus , neceffe effe , ut ante apprehenfam 
„ pofleflioncm , & veram,& realem Inveftiruram Vaflallus, & 
„ Feudataria prasftet Domino jurarhentum fidelitatis , & homagii 
„ in manibus fuis , vel fui Procuratoris , ad hoc nominatim defigna- 
„ ti. Ideo confili de fide, &diligentia Magnifici fi delis nobis diledi 
„ JoannisBaptiftaeCaftaldi MarchionisGiflaniCathaphradorurn 
„ Capitane! noftri,eumdemabfentem tanquam prxfentem Prccu- 
„ ratorem , & Mandatarium noftrum fpecialem , & irrevocabilem 
„ ad infraferipta tantum facimus» creamus,conftituimus,&ordi- 
>, namus , ipfique mandarnus , committimus , & jubemus , ut Civi- 
» tatemParmam adeat,& H>i a prafato Duci Oda vio infraferip- 
„ rum JURAMENTUM vice,& nomine noftro, modoque s & 
„ forma, prout fcriptum eft , SOLEMNITER RECIPIAT co- 
„ ram teftibus , & Notario publito: & fuperinde publicum Inftru- 
„ mentimi juxta moremdidae Civita tis rogari faciat . Cujus qui- 
>, demjuramenti tenorfequitur,&eft talis. EgoOdaviusFarne- 
>, nus Dux Place ntiae,& Parma? promitto,& juro ex nunc prò 
„ me,& meis Defcendentibus mafeulis legitimis,& de legitimo 
„ natis matrimonio efle,&fore FIDELEM VASSALLUM,& 
" FEUDATARIUM immediatum,& ligium Sereniflìmi Regis 
„ Philippi ,ejufque Succeflòrum Hifpaniarum Regum in PERPE- 
„ TUUM , & puram ,& veram fidelitatem , & homagium praefti- 
„ turum; Quodque eorum res, jura , honores , & falutem ufque 
„ ad ultimum vita? fpiritumomni cura, &foIlicitudine,& quo ad 
„ viribus meis niti poterò , fidelirer cuflodiam , & fervabo ; & abla* 
„ ta,vel injufte amifta recuperano ^& recuperata tuebor,omne- 
,> quepericulumabeisavertam fi poterò, aut faltem fi non poterò, 
M ne id fiat , f ummopere curabo,& ne eorum Perfona? damnum 
„ in corpore vel aliqua ejus parte detrimentum patiantur &c. , & fi 
„ hofiium , & inimicorum viribus refiftere non poterò, faltem illieo 
„ DOMINIS MEIS revelabojquodaba!iistentari,&tradari in 
„ eorum bonorum, fama» , & vita? praejudicium cognovero &c. 
„ ipfcque contra eorum falutem , bona , & honorem nunquam con- 
„ fiderabo&c.nec alias ad id peragendumadjuvabo,fecretacom- 
„ mi (fa fideJiter retinebo &c.,& requifitus five belluria movere, 

vel 



Append.n.i<) 
In fafciculo 
Scrìptura- 
rumfpefian- 
tium ad Ci- 
vitates Par- 
ma, & Pia- 
centi* ubi 
fupra . 






io6 V Apologia del 'Domìnio Imperiale 

„ vel fé defendere Dominus voluerit ,omne , ficut poterò, & de- 
„ beo.auxilium prsftabo &c.,& demum omnia, & fingula fa- 
„ ciam , & obfervabo in omnibus , & per omnia , ad qua; ipfe ratio- 
„ ne przedidi Feudi juxta utramque formam antiqua; , & nova: 
„ fideiitatis teneor , ita Deus me adjuvet ,& haec Sanda Dei Evan- 
„ gelia &c 

Intanto il Caftaldo , foprafatto in Milano da una lunga , e pericolofa 
malattia, non potè andar' a Parma, per ivi ricevere a tenore del mandato, 
datogli dal Rè Filippo, il giuramento di fedeltà dal Duca Ottavio; il 
quale, affinchè non gli fi ritardate il pofleflb dell' infeudatone , volle il 
. dì 8. Ottobre del 1556. predare nella ftefla Città di Parma il fuddettogiu- 
ramento,chc fu ricevuto in nome d i Sua Maeftà dal medefimòNotajo 
Francefco Mortterelio di Borgo S. Sepólcro, e per più fermezza , e vali- 
dità di un tal' atto , e per maggior ficurezza , e foddisfazione del Rè , co- 
ftituì nello fteflo tempo, e niello Strumenro medefimo fuo fpecial Procu. 
latore Paolo Vitelli ingiungendoli di portarfi a Milano per rinnovare , e 
ratificare il giuramento in fuo nome nelle mani del Marchefe di Caflàno , 
deputato a quefto precifo fine dalla Maeftà Sua . E lo Strumento comin- 
cia così: „In Dei nomine. Amen. Notum fit univerfis , quod inCivi- 
Appsnd.n.\o „ tate Parma; die odava menfis Odobris anno à Nativitate ejuf- 

v.bifupra. jt dem millennio cfuingentefimo quinquagefimo fexto Indidione 

„ decima quarta in Palatio folita; habitationis Illuftriflìmi Ducis 
„ OdaviiFarnefiiParmae,&Placentia; Ducis, & in eius Camera, 
„ atque in mei Notarli , teftiumque infrafcriptorum praefentia, 
„ cum fit quod quaedam Capitula conventionum inita,& pada 
„ fuerint die decima quinta menfis Septembris annipraeféntis inter 
„ Serenifiìmam , & Catholicam Majeftatem Philippi Regis Hifpa- 
„ niarum,& Illuftriflìmum Ducem Odavium Farnefium praedi- 
„ cium , in quibus inter estera Sereniflìmus Rex Philippus in 
„ FEUDUM DEDIT , & CONCESSIT eidem Duci Odavio 
„ CivitatemPlacentiamcura univerfo ejus Territorio, &ea parte 
„ Agri Parmenfis,quam SuaMajeftas hucufque tenuit,& pofie- 
„ dit; Ita quod Dux Odavius , ejufque Defcendentes mafculi, 
„ & leghimi , & de Iegitimo nati matrimonio , praedida omnia , & 
„ fingula teneant,&recognofcant in Feudum ab ipfo Sereniamo 
„ Rege,ejufique PERPETUIS Succeflòribus Regibus Hifpanioe, 
„ uteonftat in prsefatis,adqua;habeatur relatio; Nihilque aliud 
„ fuperfit , quàm quod conventa exequanrur; Ideo ad effedum 
„ implendi prò fua parte, quod debetur,& fé inveftiendi,&ca« 
„ piendi corporalem pofleftionem rerum , & quorumeumque bono- 
„ rum , fibi , ut fupra in feudum concefibrum , non valens IHuftriflì- 
„ mus Dux Odavius prsedidus homagium , & juramentum prandi- 
„ dum fideiitatis prò didisFeudisinmanibusIIluftrisJo. Baptitla; 
„ Caftaldi Procuratoris , & Mandatarii fpecialiter defignati Serenif- 
,; fimi Regis Philippi praefati , ut publico conftat documento, 
,, propter ejufdem Caftaldi in Civitate Mediolanimalam valetudi- 
„ nempraeftare; Unde me Notano infraferipto inftante,&ftipu- 
„ lante prò dido Sereniamo Rege , & Illuftri Jo. Baptifta Procura- 
„ tore, & Mandatario ut fupra, licet abfentibus, ut juftum,& 
„ honeftumeft,feIlluftriffimusDuxpra;didusparatumobtulit ju- 
„ rare HOMAGIUM,&FIDELITATEM prodidisFeudis,ea 

propter 



Sopra h Statò di Parma e Piacerla . 207 

„ pfoprer ratam habens praedidam infeuda tioncm , cujus fé babere 

„ plenam icienriam reftaruse(t,meNorario pr;efenre,ac rertibu5 

„ «nfrajcnptis, ibidem conaitutusD.Odavius juravit in manibus 

„ meiNorani ad Sanda Dei Evangelia manibus propriis corpora- 

„ lirer cada , in ha* verba videjieer : Ego Odavius Farnefius Dux 

„ Piacene , & Parma? promirto , & juro ex nunc prò me , & meis 

„ Delcendentibus mafculis,& de Jegitimonatis matrimonio effe, 

w &foreHdeiemVASSALLUM,&FEUDATARIUMimmedia. 

,, rum,& ligium Sereninomi RegisPhilippi^jufqueSucceflbrum 

M Hiipaniarum Regum te PERPETUUM &c. 

Seguirà indi turco il tenore del giuramento di parola in parola, tal 

qua! fu prefcrirro dal Rè Filippo II. nel mandaro,daro al Marchefe di 

Cariano: e dopo feguira il mandar© di procura , che fa elfo Duca Occa- 

vio in Paolo Vitelli in quelli termini , 

,, Irifupereriam ut prasdida validius , & efficacius perficianrur, 
„ &admajoremcaureIam,ac prò majore fecuritate didi Sereniflì- 
„ mi Regis , & dirti HOMAGIl validirare , quarenusopus fit , con- 
„ ftiturus,& perfonalirer pratfatusllluftritfimus Dux Odavius ut 
„ fupra fponce &c. ac omni melfori modo, via , jure , & forma, qui- 
„ bus melius,& efficacius de jure poteri, &debet, fecit,conlti- 
„ tuit .creavit ,& foleronirerordinavitfuum verum,& legirimum 
„ Procuratorem irrevocabilem , ad infraferipeum adum tantum 
„ Adorem , & Fadorem , ac Nuntium fpecialem Illullrem Do- 
„ minum Pauium Vitellum praefentem ,& hujufmodisonusaccep- 
„ tantem.ad prastlandum vice, & nomine ditti DucisOdavii in 
„ Civkare Mediolaoi in manibus Illullris Jo. Baprilte Cailaldi 
„ Marchionis Cafoni , uri Procurarono , & Mandatari! fpecialis 
„ SereniiTtmi Regis Philipp, pra^idi , ad hocfpecialìrerdeiWnari, 
,, homagium,& juramenrum futetiratis prò dida Ci virare Placen- 
„ rjaj,&ejus un iverfo Territorio ut fupra dida narre Agri Parmen- 
„ ns ut fupra modis, & formis , & in omnibus , & per omnia ,& de 
„ verbo ad verbum , prour ipfemet Uluftriflìmus Dux Odavius in 
„ manibus mei Norafiipraeilirirpromifit,& juravit utfupra,dans 
„ eidem Procuratori acNunriofpeciali in prsemiflis, & circa pr«- 
,, mina omnem , & quameumque facultatem praemilTa gerendi , & 
,> adimpIendi„con quel di più, che fiegue,e che fi potrà leggere 

nell'Appendice di quell'Opera. 
In adempimento di tal mandato fi portò Paolo Vitelli a Milano, ed 
ivi nel MonMerodiS. Vittore, ove fi ritrovava infermo il Cailaldi fece 
•elle di lui mani Io fieno giuramento di fcdelrà , come Procurarore fpe- Appetì, n %\. 
cialmente a ciò dellinaro dai Duca Ottavio alla prefenza di Giuliano Ar^ ln f a ^le 
dinghelloCavaliereGerofolimirano,di Andrea Ricuperato Dorrore di fSJS!? 
Leggi, reftimonj chiamati, e rogati ^come ne appare dallo Strumento» prtl Jf " 
che pure fi darà per eftefo nei l' Appendice . 

Fatto rurro ciò , il Cardinal Madr-uei Governator di Milano , e come 
ne appare dalle lettere originali .fcrirte in Gante, addì 17. di Serrembre ' 
deli55é.fpecialmente delegaroda5uaMaellà,fi porrò in Piacenza per 
dat'ilpolTeffo al Duca Ottavio di quella- Città, delibo Territorio, e della 
parte di quel del Parmiggiano, che fi «enea dalla Maeftà Sua : e colà giun- 
to, Io fece con tuttequelle fo!ennirà,che fi veggon' efprelfe nello Srru- Appen.n j*. 
menro rogato dal Regio Docal Segretario Agallino Monri Io ftelfo anno 

1556. 



20 g V Apologia del Domìnio Imperiale 

i<<6 il dì 19. d'Ottobre, che pure fi darà per eftefo neli* Appendice .eden- 
dovi'fra gli altri il fedente Capitolo: „Hmc eft ,quod Illuftnflimus , 
&ReverendiffimusD.CardinalisLocumtenens,&m hac parte 
" Mandatane diete Regia Ma)eftatis,&ejus nomine mexecutio- 
" ne praedidorum commiflìónum,& Capitulorum , in.torum u: 
' fupra>& qu^Capitula przfatus IlluftriiTimus^Exeellentiflì. 
„ musD.Dux oaaviusapprobavit,confirmavit,&ratihcavit, 
„ & denuo , quatenus opus fit , approbac , conformar , «X ratificar, 
, proteftans fé de omnibus ,& fingulis in eis contenta plenam , Oc 
' particularem notitiam habuifle , & habere , ut ea integre , & per- 
, fede obfervare , & adimplere ex fui parte promtft , & juravit , ac 
„ promittit,& jurat in manibus mei Secretarli, & Notarli intra- 
, fcripti perfonse publicse ftipulantis,recipientis, nomine, OC vice 
„ Su2RegiaeMajeftatis,&quorumcumque aliorum, quorum ir» 
„ tererit , & fimilem promiflionem , & juramentum prcltat , prout 
„ per Agentes,& Procuratores fuos promiflum,& juratum fui 
:, in didisCapitulis,requifitioni dicìi Illuftriflìmi ,& Excel lentifiTi- 
, miD.Ducis Odavii,annuere volens praeceptt IlluitriHirnolJo. 
5> mino Garzise Marnici de Lara Gubernatori didas Ci vitans Placen- 
, nacqui intusCivitatem erat,utPontem>quem tenebat eleva- 
„ tum , ac didam Portam apertam S. Lazari ipfius Civitatis , quam 
„ habebat claufam, dimitteret, & aperiret , quibus dimiflis, Oc aper- 
„ tis&c, E qui profiegue lo Strumento a defcrivere tutta la fun- 
zione , che fi fece , affai vaga , e curiofa ; onde m'immagino , che il Leggi- 
tore rimarrà foddisfatto , allorché fi degnerà offer varne tutte le più minu- 
te circoftanze nello fteflb Strumento , che va rcgift rato nell Appendice . 

Inadempimento di cotetTe Capitolazioni andò il Principe Aleflan- 

dro prima alla Corte del Rè, e dipoi in Fiandra a militare negli Eierciti 

della Maeftà Sua , e fattone Capitan Generale , diede tante , e sì belle prc- 

ve della fua militar virtù , e fece imprefe sì gloriofe , che acquittom col ti- 

tolo d'Eroe de'fuoi tempi tutto l'amore, e l'intera confidenza di Filip- 

poli. , il quale in premio di tanti, e sì egregi ferv,g,,preftati alla Co r> 

na , voi le acconfentire alle fue iftanze, concedendo a lui , e al Duca Otta- 

viofuo Padre la Cittadella di Piacenza in Feudo , ritirandone ilPrelid.o 

Spagnuolo , eh' ei ci avea ; Gli atti , che fi fecero , e gli S™™™>™™ 

Spularono in cotefta occafione , convinconocosì bene le fallita , ipacc.ate 

dagli Avverfarj.e fmentifeon l'audacia, colla quale da loro s impugna 

l'evidenza medefima,che mi par necelTario regimarli qui con maggior 

individualità di quel, che non fiafi fatto finora. ..„'.. Atn -« 

Eleverò dunque tanto il Duca Ottavio .quanto il Principe Alclian- 

droper lor' Inviato aSuaMaeftà il Conte Pomponio Tortelli , e ognun 

di loro Io munì di fpecial mandato . Quellodel Padre fu rogato in Parma 

l'anno «84. il dì 19. d'Ottobre a Giambattista Pico qu. Nicolò Angelo 

Cittadino di Spoleti Notajo pubblico, e con Jfpecial Privilegio deflo 

Duca, ed egli parla così: „Illuftri(Timus,&Excel!ent«irimus D.Oda- 

A P pen.n.w w vìu$ Farnefius Parmx, & Placentia? Dux omni melion modo ecc. 

ut fupra . fccit >con ft ituit ,& creavit &c fuum verum , certuni 1, OC indù- 

„ bitatum ProcuratoremÓCC.IIl.Comite«i PomponiumTorrellum 

„ prafentem &c ad nomine &c. agendum, tradandum, Oc conclu- 

„ dendum cum Serenifs. Rege Hifpaniarum, fivc cum aliis periorus 

„ à Ma jeltatc Sua deputaodis. omnia, &qu*cumque negonaocc. 



Sopra loStàto di Parma e Piacenza . 209 

,, &infpecieadrenovandumCapirulatam publica iquàmfecreta 
„ jam conventa inrer SerenifTìmum Regem Hifpaniarum,& di 
" rc^™% m ? L ~ Vkìm > c ™rt^ntem prò occafione CON- 
" CES ^!^ & DATI °NIS, in Fcudum honorificuoi,& li. 
,, g.um CIVITATIS PLACENTA , & ILLIUS PARTIS 
„ AGRI PARMENSIS,quam cune Sua Majefias poflidebat cum 
„ omnibus fuis pertinente de verbo ad verbum , uti jacent & 

* Pmpr a i J T^r d Tr Ì ? M l G i UM ' & JURAMENTUM 
» HDLUTATIS prò fe.lmf^ueDefcendentibus mafeulis legitimis 
„ & de legitimo natis matrimonio,nomine ditti IlIuftrifs.D. Coniti- 
„ mentis eadem forma,ficuti juravit jam Illuftris Paulus Vitellus in 
„ man.bus Illuftris qu D. Jo.BaptifoeCaftaldi tanquam Mandatari! 
„ bua; Majeitatis in occafione conceflionis Civlratis Pi icentia; cuius 
» tenorjuramcntifequitur,&eftta!fs„. Ed èiofte(To,cheabbiam 
^Fn £° fo P ra »^°P ode ' quale fiegue a dire:„Irem d.ttus 
„ IIJultriffimusD.Conttituens dac etiam fàcultarem,&auttorita- 
„ tem ditto Corniti Pomponio prillare etiam juram?ntum fideli- 
„ tatis,& homagii prò fe,fuifque Defcendemibus mafcuUs&c. 
; , ditto Screniflimo Regi &c. prò libera concezione , & infeudatio- 
„ ne Arcis,& Cartelli dittseCiviratis Placentis,quam Sua Majc- 
„ ftas inrendit,&vu!tpro fua benigniate facere ditto Illurtrif]]- 
„ moD. Duci Ottavio, & Principi Alexandrofilio fuo,qui etiam 
„ vulr,quod dittus D. Comes Pomponius Procurator promitrat 
„ nomine luo &)&z Majeftati deputare, & eligere Prsfettum ,feu 
„ Cuftodem d.'ttaì Arcis,& Cartelli, qui fit gratus confidens Suse 
„ Majeftati, òcjuret non folum effe fidelem ditto ExcelIentiOìmo 
„ Duci Ottavio , Illuftriffimo Principi Alexandre ejus fi!io,&f u ìs 
„ Defcendentibus mafeulis &c. fed etiam Majeftati Sua2,& fuis 
„ Succefloribus Hifpaniarum Regibus, oc cafu(quod Deus aver- 
„ tat)quod Dux Ottavius deceflerit fine Defcendentibus niafcu- 
„ Iis &c. tenere , & cuftodire dittam Arcem, & Caftellum prò 
„ Majeflate Sua ,& fuis Succefloribus &c. 

Un mandato dello ftetfo tenore diede il Principe Aleflandro ai Tor- 
relli il dì 14.. di Novembre dell' anno medefimo, allorché fi ritrovava hi 
Cafirif in Oppìdo , [cu Pago Beverenfi prope Antverpìam Gandavenju 
Dict'cefts , e rogato al pubblico Notajo Cofmo qu. Giambattista de Mai- 
fu Cittadino Firentino . 

Giunto alla Corte il Conte TorreJIi con quefte plenipotenze, e co- 
municatele a'MiniftridiSuaMaeftà,Ia medefima addi 27. del mefe di 
GennaJD dell'anno 1585. con fue Reali Lettere elette , e deputò il fuo Pro- 
1 u;atore a ricevere il giuramento di kò^Uk , e l'omaggio , da predarli dal 
Torrelli, nella forma feguente:„Don Philippe &c. Por quanto movi- 
„ dodel amor,y volontad,quefìempre he tenido al Iluftrifli.no 
„ Duque Ottavio Farnes , y a la Uuftriflìma Duquefla mi muy 
„ cara, y mi muy amadaHermana,y al Iluftriffimo Principe de 
„ Parma, yPlacencia fu hijo,y miSobrino,y por confideracion 
„ de losmuchos,y agradables fervicios,que el dicho Principe al 
„ prefente mi Governador,y mi Capitan General de los misEfta- 
„ dos BaJDs me ha hecho , y efta continuando , y quierendofelo mo- 
„ tirar por obras he tornado refolucion de dar a los dichos Duque , 
„ y P,ir.cipe para fi ,y para fus Defcendientes Varones Icgkimos , 
d d 'yde 



iio VApoìogia dei Domìnio Imperiate 

„ y de legirimo matrimonio nacidos el Caftillo de PLACENTIA 
„ EN FEUDO eri la forma, y de la manera,que de mi tuve la 
„ dicha Ciudad dePlacentia,y fu Territorio , y la parte del de_, 
„ Parma,quejuntamenteledi,yconlas demas condiciones,que 
„ fé declaran en ette poder , y ha viendo venido a efta mi Corte em- 
„ biado por los dichos Duque > y Principe el Conde Pomponio To- 
„ rello con poderes baftantes de los dichos Duque , y Principe para 
„ ratificar lasCapitulaciones antiguas, y para prometer,y jurar 
„ porellas laFIDELIDAD,y HOMAGIO neceffario por razon 
„ del dichoCaftillo, y lo demas contenidoen ellas,y convenendo 
„ nombrar Perfona, que por mi refeiva los juramentos , que el 
„ dicho Conde Pomponio hiciere en los dichos nombres , confiando 
„ de vos Don Juan de Zuniga Principe de Pietraprecia Comenda- 
„ dorMayor de Caftilla&c. os nombro,creo, y ordeno por mi 
„ Procurador , y Mandatario efpecial , paraque por mi , y en dicho 
„ mi nombre podais tornar , y recevir del dicho Conde Pomponio 
„ Torello los dichos juramentosen la forma, que en cadauno de Jos 
„ poderes, que para ellas tiene, fé contienen, que fon conforme al 
>, juramento de fidelidad,que el dicho Duque, y por el corno Procu- 
„ rador fuyo preftò Pablo Vitelli enmanos de Juan Baptifta Calta!. 
„ do mi Procurador enMilanen n. de Oclubrede 1556. arìos porla 
„ Ciudad de Plazencia &c. , y que demas d'efto podais tornar del 
„ dicho Pomponio Torello el juramento de fidelidad,y homagio, 
M que en nombre de los dichos Duque, y Principe, y ius Defcen- 
„ dientesVaroneslegitimos&chadehacer ami,y a misSuccef. 
„ fores los Reyes de Efpafìa por razon de ia conceflìon , y infeuda- 
„ cion del dicho Caftillo , y de que los dichos Duque , y Principe , y 
„ Defcendientesfobredichosfiemprequehoviere de proveer eldi- 
„ cho Caftillo, eligeran,y nombraran por Cartellano, y Alcayde del 
„ Perfona , que fea confidente , y grata a mi , y a los dichos mi Sue- 
„ ceflbres , y que effe antes de tornar la poifeflìon de Cartellano 
„ haya de jurar en manos de mi Governador , y Capitan General de 
„ mi Eftado de Milan,ò de otra Perfona ,qual yo nombrare de 
„ guardar fiddìdad,y que fi ( que Dios no permita ) el dicho lllu- 
„ ftriflìmo Prìncipe ,y fus Defcendientes faltaflen fin dexar hijcs 
„ Varoneslegitimos&c.tendrà,y guardare el dichoCaftillo por 
,. mi,y por losdichos mi Succeflbres &c. , y nos loreftituirà,y harà 
„ todo lo demas, que particularmente fé contiene en los dichos pò- 
„ deres&c. 

Coftituito il giorno feguente lo fteflb Conte Pomponio alla prefenza 

àppet*»l+ del detto Procuratore,dalla MaeftàSua deputato „nomine,& ran- 

in fafciculo k| quam Procurator IlIuftrìiTimorum,&Excellentiflìmorum D> 

>utfupra. ^ minorumOclavii Farnefii,& Alexandri Farnefii Ducis Princi- 

„ pifque Parma: , & Placentiae, virrute fpetialium facultatis Inftru- 

„ mentorum,qu2e ad infraferipta habuit,&exhibuit originali^ 

„ quoddamfacultatisInftrumentumpraedidiExcellentìfórni D.Du- 

„ cis,fadumParmaeXIX.menfisOclobris anno 1584. fignatum k 

„ Joanne Baptifta Pico qu. Nicolai adCalcem Signi, erar polirà 

„ au&orirasCorrmuniratisCivitarisParmse circa fideiitatem pr;e 

„ didiNotarii,& aliud praedidi Excellentiflìmi Principis factum 

», in Exercitu Catholic» Majettatis in Oppido Beverenfe juxra 

Civi- 






Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza, ni 

„ Civitatem Antverpiam ,fignatum à Cofmo qu. }o. Baptifta? de 
„ Maflis Ciye Fiorentino Norario Apoftolico Imperiali , & Re- 
„ gio &c. , & dixit , quod quia Majertas Catholica Philippi Hifpa- 
„ niarum Regis Domini noftri annis praeteriris 155Ó. Iiberalitate 
„ fua conceflìt prelato Excellentiflìmo D.Odavio Duci Parmse 
„ Civitatem Piacenti» cum omnibus fuis terminis & Terra , & 
„ etiam eam pattern Agri Parmenfis.quam dida Catholica Maje- 
„ ftas peflìdebat ragione Feudi pradido Duci , & fuis Succefloribus 
„ mafculis , «Se ex legitimo matrimonio fufeeptis , cum certis Capi- 
,, tulationibus,ficut continetur induobuslnitrumentis,qua2 tunc 
„ eodem anno fada fune , & concerta , alterum pubiicum , & alte- 
„ rum fecretum,& cum juramentis, circa fupradidaobfervandis, 
„ icilicet praidicìas Capitulationis,&Feudi fada funt ptìsdi&o anno 
„ 1556. à praedido Excellentiflìmo Duce, & fuo Procuratore, ad 
„ quod fertur. Tenor vero prsdidorum facultatis Inftrumento- 
„ rum originalium , & didarum fummarum prsedidarum duarum 
„ frripturarum public», &fecretae,& juramemum fìdelitaris,& 
„ ineiscontentisde verboad verbum fequitur >&eft talis. 
Equi feguitano in primo luogo gli Strumenti di procura, fatta dal 
Duca Ottavio, e dal Principe Aleflandro fuo figlio in eflo Torrello : indi le 
Capitolazioni pubbliche , e fegrete , ftipolate l'anno 1556. come io già le 
regiftraidi fopra: dipoi lo Strumento di giuramento di fedeltà, prestato 
da Paolo Vitelli Procuratore del medefimo Duca Ottavio nelle mani di 
Giambatrifta Cattaldi , Procuratore da Sua Maelrà conrtituito per rice- 
verlo. Dopo regiftrati tutti li fuddetti Inltrumenti, che fono un mez- 
zo volume, feguita l'atto dello fteflo Torrelli così : „ Virtute quorum 
„ praediclorum facultatis Inftrumentorum pr»didus D. Comes 
„ PomponiusTorrellus nomine pr»didorum I)Iuftriflìmorum,& 
„ ExcelIentiflìmorumDucisOdavii,&PrincipisA!exandri, dixit, 
„ quod ratificando, & approbando ,ficut per praeièns Inftrumen- 
„ tumratificat >&approbat omnia contenta in pr»didisScripturis 
„ publica, & fecreta,& Scriptura juramentorum ,quam prsedi- 
„ dus Dux , & Procurator fuus fuo nomine fecerant Feudi , & fide- 
„ litatis prò fé, & fuis Succefloribus mafculis&c Mandati Regfs 
„ Philippi &o Infuper etiam dixit , quod quia pr»dida Catholica 
,, Majellas &c. fua Iiberalitate pr»ter alia beneficia , in illos coliata, 
„ concedit modo pr»didisDuci,& Principi Caftellum Civitatis 
„ Piacenti», fub Feudo tamen,& eodem prorfus modo, quo ille 
„ conceflìt pr»didam Civitatem Placentiam&c. , ut illud habeat, 
„ &poflideat pr»didusExce!lentiflìmusOdaviusFarne(ìusDux, 
„ &poft ejus vitam pr»didus Excellentiflìmus Alexander Farne- 
„ fius Princeps fuus Filius,& fui Pofteri mafculi&c.,&hacratio- 
„ ne nomine pr»didorum DD. Ducis , & Principis Parm» , & Pla- 
„ centi» , & virtute praedidorum facultatis Inftrumentorum accep- 
„ tat,& recipit fub Feudo praedidum Caftellum Piacenti» cum 
„ eifdemclaufulis,conditionibus,&obligationibus, cumquibus à 
„ dida Majeftate Catholica fub Feudo habent pr»didam Civita- 
„ tem Piacenti», ficut relatum eft &c. qu» dida eft quam ratione 
„ nov» infeudationis pr»did» Arcis, & Caftri Piacenti», quod Sua 
„ Majellas eifdemDuci,& Principi in Feudum donat,& conce- 
„ dir, paratura fé obtulit jurare HOMAGIUM/& FIDELITÀ- 
dd 2 TEM 



2ii V Apologia dei Domìnio Imperiale 

„ TEM prò di&isFeudis,eapropterearatas habens praedi&as irt- 
„ feudationes , quarum fé habere plenam fcienciam teftatus eft , 
„ preferite me Notarlo, & Teftibus infrafcriptis, diftus Comes 
„ Pomponius Torrelius ibidem conftitutus in manibus Excellentifs. 
„ DJoannis deZuniga MajonsCommendatarii Cartella; &c.,uc 
„ Procuratoris , & Mandatari! fpecialis Suae Catholicae Majefta- 
„ tis&c. manibus etiam propriis ad Sandìa Dei Evangelia corpo- 
„ raliter rada inhaecveiba juravit:,, E'feguita il giuramento di 
fedeltà , e d'omaggio uniformemente alle condizioni efprefle nel manda- 
to, dato da Sua Maeftà a!Zuniga,e nella fleffà forma, e maniera, che 
digià giurò efloDuca.e'l fuo Procuratore Vitelli in mano delCaftaldi 
Procurator coftituito dalla Maeftà Sua per ricevere il giuramento di fe- 
deltà della Città di Piacenza, del fuo Territorio , e della parte di quello 
di Parma : e quefto Inftrumento fu fatto in Alcalà de Enares, Diocefi della 
Città di Toledo , e rogato ad Alfonfo de Sema Notajo d'Apoftolica auto- 
rità, e Segretario dell' infigneUniverfitàCompIutenfe, Diocefi diTole- 
do; come più ampiamente fi vedrà all' Appendice di quell'Opera. _ 

Quefto Strumento di ratificazione delle Capitolazioni pubblicai 
fegreta,edi giuramento di fedeltà, fatto dal Torrelli , fu ratificato non 
Solamente dal Principe Aleflandro il fuddetto anno 1585. addì 19. di Giu- 
gno nel luogo di Beveren vicino alla Città d'Anverfa, dove ftava accam- 
pato l'Eferciro di Filippo II. , e rogato a Flamminio Gaimer Chierico 
Arrohatenfts Diwcefis Notajo , e Segretario di Sua Maeftà Cattolica , ma 
dal Duca Ottavio ancora Io fteflò anno li io. di Luglio , e rogato al detto 
Notajo Giambattifta Picco, e Segretario d'eiTo Duca; il quale avendo 
eletto per Cartellano del Cartello di Piacenza Leone Lazaro de Ailer di 
confentimento di Sua Maeftà, quefti preftò il giuramento di fedeltà in 
mano del Duca di Terranova , allora Governatore di Milano , in tutto , e 
per tutto fecondo reftava convenuto nell" Inftrumento, fatto in Alcalà 
Àppen.n.%i. de Enares , come ne appare dallo Strumento, rogato il medefimoanno 
uhfupra. i 5 8^. li 1^. di Luglio al Notajo , e Queftore Clemente d'Arfago: dopo il 
qual giuramento comandò il Duca di Terranova , che fotte confegnato il 
Cartello di Piacenza ad Ottavio; Il che fu efeguito il dì 15. dello fteftb 
mefe di Luglio : come di tutto ne apparifce dagli rogiti originali, che 
fono nel Real Archivio del Cartello di Milano , che fi daranno nell' 
Appendice . 

Morti dopo il Duca Ottavio, il Prìncipe Aleflandro, e il Cartellano 

Ailer , il Duca Ranuccio I. figliuolo del Principe Aleflandro , volendo 

eleggere un' altro Cartel lano,propofe in efecuzione del di lui obbligo al 

Sereniamo Filippo III. per Cartellano il Capitan' Aleflandro Ceredulo , 

g il quale eflendo flato dalla Maeftà Sua approvato, come ne appare dalla 

WJkpia? ' Real Lettera originale, fcritta addì 40. di Marzo dell'anno 1610. al Con- 

tede Feuntes allora Governatore di Milano ,quefti per la facoltà concef- 

fagli dalla Maeftà Sua nominò per ricevere il giuramento di fedeltà dal 

Capitan Ceredulo Don Giovanni di Velafco, innanzi di cui fece il fuo 

giuramento di fedeltà, come fiegue: „ Ego Capitaneus Alexander de 

„ Ceredulo ad cuftodiam Arcis,& Cartelli Civitatis Piacentine à 

„ SccniflìmoRaynutio FarneiìoDuce Parma;, & Piacentine Pra> 

„ fedus defignatus , confulta prius fuper hocCatholica Majeftate, 

„ atque ab ea veluti confidens approbatus promitto,& juro me 

„ femper fucurum fìdelem non folum dicìo Sereniffimo D.Duci 

Raynu- 



Sopra io Stato di Parma e Piacenza. 2,1 1 

„ RaynutiodicliD.PrincipisAIexandri fi!io,&fuisDefcendenti. 
M busmafcu!is,de!egitimonatismarrimonio,ied etiam'Majeftati 
» Catnolicae,òc ejusSuccen*bribusHifpaniarum Regibus, & cafu 
„ (quem Deus avertat) quod pratfatus Dux Raynutius decedat 
„ Ime Defcendentibus mafculis , de legitimo matrimonio natis , cu- 
„ itodiam.&lervabo didatti Arcem.&CaftelIum prò Sua Ma jefta- 
h te,& iuis Succetfbribus Regibus Hifpaniarum , & quod ipfis 
„ illud rcihruam eo cafu , ita me Deus ad juvet, & hxc Sacra Dei 
„ Evangelia manibuscorporaliter tada.,, E di quello giuramento 

n€ fu rogato .1 Regio Ducal Segretario, e Prefetto dell' Archivio Antonio 

de Lara 1 anno 1611. addì iz. di Febbrajo . 

C A P. XXVI. 

Coli' autorità de* [addetti atti pubblici fi convincono gli Avvocati 
della Reverenda Camera , che li negano , e fi confutano i loro 
obbietti, e le ragioni, che adducono per eluderne l'eviden- 
za, e la forza, da quelli vengono di fi rutti i fonda- 
menti , Ju quali innalza l'Autor Piacentino 
la gran machina della fuppofa 
preferitone . 

IO fo,che il Leggi tor fi dorrà di me, per e/Ter mi colla nojofa recita- 
zione di tanti atti pubblici rroppo abufato della fofferenza fua , e che 

lo Storico Romano dirà,che con elfi ho voluto far grofTo il volume di 
quell'Opera; ma come poteva io ommertereUn sìneceffario racconto, 
quando lo fieno Autor Romano li pubblica per inventati dalla malizia 
de' Favoft ; e Che quando anche foffero veri non avrebbono mai potuto #«*» R<™ 
in alcun tempo pregiudicare alla Chiefa per molti capi : i quali orora 
efaminaremo dietro la traccia de* medefìmi atti; E l'Avvocato Piacenti- 
no più animofo del fuo Precurfore ebbe l'ardimento di opporre al Conte 
Caroelli ,che non dille mica il vero , affermando , che Filippo Une in- P ; acemim 
veftifie il Duca Ottavio co'fuoi Difendenti mafchj fottodiverft cari. pagTZ 
chi di villaggio , e con ritenere per fé il Cafìello a titolo di Padrone in- 
diretto, poc an^t fabbricato da Pier Luigi , ìndico , od immaginò gior- 
no , me fé , anno , luogo , e Notajo , rogato di tal prete fa Inveliitura , e 
di giuramento di fedeltà .prefiati consecutivamente al Rè Filippo dal 
Duca Ale f\ andrò, e dal Duca Ranuccio 1. Se in q uè fi a occ afone , nella 
quale fi tratta d'un fatto , fi può dire recente , io dimanderò , che fi pro- 
duca l'autentico di queftapreteja Invejiitura , mi Infingo, che la diman- 
da non fembrerà calunniofa , ed inetta agli Scrittori Teutonici . 

Si vefta dunque il Lettore de' miei panni, e dica per fua fé fé io non 
dovea recar qui tutte le più minute circoitanze d'un fatto pur troppo noto 
alla Corte di Parma, appo cui debbon* elTere tutti quefti atti, per chiudere 
la bocca a Scrittori così arditi, e per rinfacciar* al Piacentino, di sì, che 
iarebbe peccato contro lo Spirito Santo il dire ( come fcherzando eidice 
qui ) che quejie cojefi mettevano fuori a poco a poco per dar forza alla Vifìettmìsm 
pretefa lnvefìitura , che quando ci [offe fiata , ben fapeano i dotti , e p "*' 59 ' 
glidwtti,che rimanendo occultala nulla lerviva per il Rè, e meno 
per l'Imperio . 

£ come non farà peccato contro lo Spirito Santo, che è la flelTa ve- 

rità 



pagi 16. 



"Disertazione 
Piacentina 



214 



V Apologia del Dominio Imperiale 



"Differtazione 



Ifloria Rom. 

paz.n6.& 

feqq. 



Oldradus 
Conf.zU $-7- 



rità, impugnare la verità conofciuta? come porrà mai l'audace Avvoca- 
to giuftificarfi, negando un fatto munito da tante, e si individuali circo- 
flanze, e da tanti atti pubblici? Perchè farfi pellegrino in Patria? Egli 
ferine pure la fua DifTertazion retrograda in un Paefe , ove aveva tutta la 
comodità d'informarfi , e fapere fé gli Strumenti enunciati dal moderno 
Autor Milane fé , furono veramente ftipulati , oppur finti , e fuppofti> 
O il fece ,o noi fece ? Se noi fece , perche prenderli la punibil confidenza 
d'infulrarcosì alla cieca la memoria d'un Minittro de' più qualificati in 
virtù , e fapienza del noftro Paefe ? e fé lo fece , dovea pur' efler per necef- 
fità chiarito , che'l Conte Caroelii era uomo incapace d'inventar forni- 
glianti cofe ? e fé n'era dall' evidenza perfuafo, perchè voler tanto e tanto 
attribuirgli un vizio così abbominevole,e tarlo Autore d'invenzioni de- 
testabili non folo in un Minittro d'onore, ma in un più vii Plebeo? e pec 
meglio colorire le fue menfogne valerli dell'autorità di Cefare Campana , 
e antiporre a tanti atti pubblici le dicerie d'uno Scrittorello volgare , quai 
fucoftui? e perchè aver la baldanza d'aflerir con franchezza, che giam- 
mai non vi furono tali contratti , perchè ivi non parlafi d'Invefìitura , né 
di Capitolazioni fegrete , che fodero precedute ? E perchè dopo d'aver 
fatto una lunga parafrafi,ed un commento capricciofo alle parole del 
Campana , esclamare : Evvì in tutto quefto negozio ombra di feudalità, 
e di dipendenza de' Serenami Farnefi in qualità di foggftti »e di 
Vaffalli al Rè Filippo ? Viva il Cielo , e m'affitta , perchè io qui non fo 
trattener l'ira , e folennemente mi protetto , che mai più non leffi , né udj 
né tanta, né pari malizia, né una mala fede tanto, come quella, degna 
d'efemplar correzione . 

Ma lafciamper un pocoquefio criminofo Declamatore , ed efami- 
miniamo le ragioni, che reca l'Autor Romano per farci vedere, che_> 
quando i fu d detti Strumenti anche in re alta fodero veri non avrebbono 
mai in alcun tempo potuto pregiudicare alla Ghie fa Romana . 

La prima dunque è, perchè effi att} non furon pubblici ,m a clan- 
deftini , e fegreti , come contrarj alla volontà efpreffa di Carlo V. t e 
anco di Filippo 11. efecutore della mente del Padre ; e perchè tutto ciò 
non ofìante fi prefervarono in ejji le ragioni della Sede Apoftolìca , la 
quale per ejferne diretta ,e fuprema Signora, vi fi reputa prefervato 
il fuo altofupremo Dominio ; e qui adduce per confermare la fua propor- 
zione l'autorità dell' Oldrado , il quale dice , che ex generali regula 
privilegia , feu Principum beneficia jus alienum non exhauriunt. 
Furono effi atti in parte pubblici, e in parte fegreti, ma non già 
dandoti ini , come li chiama l'Avverfario : e molto meno furono contrarj 
alla volontà efpreffa di Carlo V. , e di Filippo 11. , il quale non fu in que- 
fto feltro Esecutore della mente del Padre , della quale in tanti Strumenti 
non fattene la menoma menzione , ma bensì Donator magnanimo , come 
loefprime la pubblica Capitolazione, e lo confetfa lo ftetfo Girolamo da 
Correggio Procurator del Duca Ottavio, il quale parimente confefsò 
quella verità negl i atti della ratificazione , eh' ei fece , e de' giuramenti di 
fedeltà, che pretto al Rè Filippo. E fé l'atto della primalnvetlitura,e 
Infeudazione di Piacenza, e della parte delParmiggiano, potfedura da 
Sua Maetlà , fi chiamava fegreto,non pertanto dee dirti clandettino, 
fuccedendo tuttodì ne' Trattati de' Principi , che oltre alle pubbliche^ 
fi fanno anche delle fegrete Capitolazioni; ma non perciò quelle fono 
invalide , o clandestine , ma fono efficaciffime, fanno parte d'elfo trattato, 

e deb- 



Sopra Io Stato dì Parma e Piacene* . 215 

e debbono offervarfi dalle parti, come le pubbliche. Oltre di che nello 
frumento, che fi fece in Alcalà d'Enares del 1585., e in cui il Rè Filippo 
diede al Duca Ottavio, ed al Principe Aleffandro in Feudo il Cartello di 
I lacenza, le Capitolazioni fegrete fi fecero pubbliche, perchè egual- 
mente colle pubbliche fi ratificarono dal Conte PomponioTorrello anche 
le legrete : e cotelta ratificazione fu indi approvata dal Padre , e dal Figli- 
uolo negli Strumenti , eh' abbiam citati nel!' antecedente Capitolo . 

Egli è vero , che nelle rteffe Capitolazioni fi prefervarono le ragioni 
della Sede Apoftolica : fi qu<e competunt t manonvi fi riputò pertanto 
prefervato verun'a!to,e fupremo Dominio, quando quefto non vi fia 
flato antecedentemente , né fi moftri ben fondato , e valido ; Lo provino 
gli Avveifarj,edipoi avrà luogo la conclufioncella generale dell' Oldra- 
do , che privile già feu Princìpum beneficia jus alien um non exhauriunt ; 
e con ciò refta anche rifpoftoalla feconda , nella quale fi afferifee , che il 
Duca Ottavio come Feudatario della Chìefa non avrebbe potuto in que- 
gli atti recarle alcun pregiudizio . 

Non occorre aver ftudiato molto il gius feudale per fapere,che'I 
Feudatario non può recar pregiudizio co'fuoi atti al Signor diretto-.il 
punto fia in provare ,che la Sede Apoftolica foffe Signora legittima , e di- 
retta di Piacenza , e di Parma , e non già l'Imperio . 

La terza poi , che / [addetti Strumenti , e concordati fé non furo* 
no in tutto falfi , come fi tiene per fermo , che il foffero , almeno per 
confezione degV Inter effati furono J egreti , e clandeftini , non merita 
più rilpofta; né la meritarebbe l'altro falfo fuppofto , eh' egli immediata- 
mente fa , cioè, che farebbono flati fatti con Filippo li. Rè delle Spa- 
gne y e Duca di Milano , a cui non competeva alcun diritto [opra Pia- 
cen^a -. e Parma ^mentre neWlnvefìitura del Ducato di Milano , fpe- 
dtta in favor fuo da Carlo V. il dì 12. di Decembre dell'anno 154.9. > e 
poi confermata da Ferdinando Ida Majfimigliano Ih, e Ridolfo li. 
non gli fi diede , né gli fi, potette dare alcun diritto fopra quelle due 
Città non f uè , ma della Cbiefa Romana* e indipendenti dal Ducato di 
Milano ; Ed ho io ben ragione per dire,ehe non meritarebbe rifpotìa,per- 
chè favellando lo Storico moderno in cotal guifa ; moflra di non aver co- 
gnizion perfetta delle Inveftiture , e fé pur l'ebbe, come par , che l'aveffe , 
mentre cita il giorno, e l'anno , tanto dell' ultima di Carlo V. quanto delle 
altre di Ferdinando I. , di Maflìmigliano IL, e di Ridolfo IL, che la con- 
fermarono: fi vede ch'egli è tinto della fletta pece del fuo Collega , e che 
cammina di conferva con effo lui pel vafto mare delle fallita , mentre affe- 
rifee il falfo qui, ove dice, che Carlo nella f uà rinuncia» ne in quella W°ri* Rom. 
fua Invefiitura in realtà non vi efpreffe altro s eh e lo Stato di Mila- PW7- 
no , come trovavafi allora , e non già come trovojfì una volta [otto i 
Vif conti , chiamati da' Sommi Pontefici Tiranni . 

» Iodiflì,che TAvverfarionon ebbe perfetta notizia d'effe Inveftiture, 
e diflì vero , perchè PInveftitura del 1549. enunciata da lui , non è quella , 
in virtù di cui Carlo V. diede infeudo a Filippo IL fuo figliuolo Io Stato 
di Milano ; ma con effa dichiarò puramente la natura , e qualità del Feu- 
do , e volle , che fofle primogeniale, e che in mancanza della linea mafeu- 
Jina paffaffe nelle femine collo ftefTo ordine di primogenitura; ecotefto 
ordine di fuccedere fu quello , che confermarono Ferdinando L , Maflìmi- 
gliano IL, e Ridolfo IL Quefto Augufto però diffe di più degli altri due 
iuoiPredeceflbri, perchè efpreffe nella fua Invefiitura non folamente-» 

l'ordine 



2 té V Apologia del Dominio Imperiate 

l'ordine del fuccedere, ma inoltre quali fortero le ragioni ,i diritti , e le 
prerogative , che collo Stato di Milano fi conferivano al Re Filippo, e a 
fuoi SuccefTori , come orora lo vedremo , e meglio potrà fcorgerlo il Leg- 
gitore da' Diplomi , che tutti fi reggeranno nell'Appendice. Peraltro 
le Inveftiture del Ducato di Milano furono molti anni avanti concedute 
da Carlo a fuo Figliuolo ; E alla dichiarazione del 1549. citata dallo Sto- 
rico Romano, precedettero due altri Diplomi, uno dato in Broffcllcs 
l'anno 1540. Udì 11. d'Ottobre, e l'altro in Ratisbonadel 1546.il di 5. di 
Luglio; ora tanto il primo, quanto il fecondo d, coretti Pnv.legj fan ve- 
dere la fallita dell' affezione di quefto moderno Critico, perchè v.arlo 
diede infeudo a Filippo fuo figliuolo lo Stato di Milano , non già come 
ritrovava» allora, ma come lo goderono già 1 Vifconti.e Sforzefchi, 
e con tutte quelle prerogative , diritti , e ragion. , che : com perivano ag 1 
antichi Duchi di Milano, coli* autorità di riunire allo fteffo Ducato e 
Città , e Terre, che da quello fodero fiate fmembrate, e divife : e le parole 
del primo Diploma del i^o.fono le feguenti : „ Prsdifto Sereniffimo 
App S n.H. ì7 . - filio noftro Don Philipp© Principi Hifpamarum &c. prò le , & 

Regiftr.exi- e ; us Filiis , & Defcendentibus mafeutis legitimis &c , & juxta 

Jhnt.inAr- » natU ram Feudi ipfius Ducatus,& Status Mediolani dedimus, 

&/1 „ concefllmus, & elargiti fumus.ac tenore prsfeotium &c. da- 

».KKpa g . „ mus&c. cum titulo,honore, & dignitate IlI.Ducatus in leu- 

Sì &fW- , dum Regale , nobile , gentile , honorificum , atque antiquum pa- 

„ ternum,& Avitum ,actitulo,& jure nobilis,gentilis,honon- 
„ fici, antiqui, aviti, & paterni Feudi Regalis dicìum Ducatum 
„ Mediolani, ac Comitatus PapÌ3e,&Angleria2 cum omnibus eo- 
" rum PERTINENTIIS , & ATTINENTIIS,Feudis,Feuda- 
, libus, Regaliis &c, nec non Urbibus, Civitatibus, Oppidis, 
Terris , Diftrictibus , Dominiis , Arcibus , Cafteliis, & cujuicunv 
" que generis Fortalitiis&c. &a!iis quibufeumque bonis , rebus , 
' iuribus , & aclionibus perfonalibus , atque mixtis &c. quomodo- 
' cumque,& qualitercumque fpedantibus ad didos Ducatum 
„ Mediolani , & Comitatus Papi* , Anglerisque , cum eorum per- 
tinentiis,& artinentiisantedidis&cqusPrsdecenores Medio- 
, lani Duces , Papia;que , & Anglerias Comites à DivisRomano- 
rum Imperatoribus,& Regibus , nobifque , & Sacro Romano 
" Imperio inFeudum habuerunt ,&tenuerunt,etiam fi talia fo- 
" t rent,qua3 exprefsè ,&fpecificè eflent exprimenda,&fub qua- 
" cumquegeneralitate non venirent,nec inclufa cenferentur: ita 
^ quod prsedicluseariflìmus Filiusnofter&cejufque Filli, &D?- 
" feendentes &c habeant&c. Ducatum, & Comitatus pradiótos" 
[' cum omnibus fupra commemoratis à nobis,& Sacro Romano 
' Imperio cW. & bxc omnia cum piena ceflionejurium, translatio- 
\\ neDominii ,pofitione io locum, jus ,& ftarum noftrum ,& Sa- 
li cri Imperii&c.rransferentes in praedicìum Filium noftrum&c. 
,| omnia jura ,omnefquea<5tiones,utiles,direclHs,reales,& perfo- 
,| nales hy pothecarias , & mixtas in & fuper praemìffis Ducatu , & 
„ Comitatibus , Urbibus, Civitatibus, Caftris.Oppidis, Locis, Ter- 
|| ris , Territoriis , Dominiis, Jurifdidionibus, bonis, rebus, juribus, 
pertinentiis fuis,quomodo!ibet nobis,& Sacro Romano Impc- 
,| rio SPECTANTIBUS,&PERTINENTIBUS,cum faculra- 
>| te , quam ipfi per praefentes concedimus , & elargimur , redimer* 

di, 



Sopra lo Slato di Parma e Piacenza. zi? 

„ di , lusndi , & RECUPER ANDI , petendi , exige ndi , vendicati- 
„ di , & reintegrandi quaecumque MEMBRA , & JUR A ad diftos 
„ Ducatum , Comitatus, Djminia , Urbes , Civitates , Oppida &c. 
„ ipedanria,& pertinenza, alienata ,conceffa, donata, OCCU- 
», PATA , illicitè detenta &c. eidem cariamo Filio noftro , ejufquc 
„ Hsredibus &c. per bas Jiteras noftras cedimus , & transferi- 
„ mus&c. 

Quefte fono le parole della prima Inveftitura conceduta a Filip- 
po II. l'anno 1540. in Bruxelles , le quali non poflbno eflere più fignifican- 
ti , ed efpreflìve ; Veggiam'ora cola dica la feconda .conceduta in Ratif- 
bona l'anno 1546. ella dunque dice così : „ Infeudamus , ac inveftimus 
„ dedicìisDucatuMediolani,nec non deComitatibusPapiae,& 
„ Angleriae,eorumque omnium pertinentiisuniverfis,qu<ein pra»- 
„ fenti ad dicìos Ducatum , & Comitatus fpcftant, feu OLIM 
„ SPECTARUNT, & PERTINUERUNT , Ducibufque, & 
., Comitibuspradi#iscomperierunt,feuetiam competere debent 
„ de jure , confuetudine , vel aliter quomodocumque juxta formam 
„ antiquarum IN VESTITURARUM ,&cum omnibus juribus, 
„ honoribus,pra5rogativis,libertatibus,&exemptionibus in eif- 
„ denruntiquis INVESTITURA latius express, quas hic in.» 
„ quantum opus eft prorepetitis haberi volumus, acfide verbo ad 
„ verbum inferta effent,, . E quefte flette parole della feconda Inve- 
Vitura di Carlo V. fono ripetute in quella , che del 1579. il dì ultimo di 
L : ebbrajo Ridolfo II. concedette in Praga al Rè Filippo. 

Pofta dunque l'ampiezza di quefìe claofule,che in fenfodi chi fa 
pefarle nelle giufle bilancie del gius feudale abbracciano le antiche con- 
:eflìonide'Cefari:e quanto in virtù d'effe poffederono i Vifconti,e_» 
sforzefchi in Lombardia : come potrà con ragion dolerfi il Romano Cri- 
cco, fé io francamente gli rinfacciare, eh' ei non ebbe prefenri i Diplomi, 
:he adduce in quefto luogo , e che fé li vide , troppo fi lafciò acciecare dal- 
la fua immoderata paffione , volendo foftenere , che il noftro Augufto in 
quella fua Inveftitura in realtà non vi efpreffe altroché lo Stato dì 
Milano , come trovavafi allora , e non già come trovo//? una volta [otto 
i Vi/conti ;ed io vi aggiungo fotto ifsforzefchi Jafciari dallo fcaltro 
Avverlario con aftuzia grande nella penna ; perchè Carlo V. volle conce- 
dere al Figliuolo tutto ciò , che fu già non folo in Signoria de' primi , ma 
de' fecondi ancora,! quali non furono chiamati da' Sommi Ponrefici Ti- 
ranni, ma riconosciuti per Principile Poffeffori legittimi di Parma, e 
Piacenza. 

Che poi chiamaffero i Sommi Pontefici col titolo di tiranni iVif- 
conti, non pertanto coteflo attributo, da loro non meritato, può torre 
la forza, né l'efficacia delle Invertitore, di cui ora fi favella : ed è uno de* 
foliti fofifmi dell' A vverfario ciò, che immediatamente foggiunge, cioè, 
rhe c(Ti Sommi Pontefici chiamaffero tali iVifconti , come Ufurpatori tf ** **&• 
non fole di Parma , e Piacenza >ma ancora di molte Città , le quali P*£' 2t 7- 
però non crede fi, che ni uno di fan a mente ardifea di pubblicare per mem- 
bra dì quel Ducato anche a giorni nofìri . Tali furono Bologna , Peru- 
gia , Noe era , Spoleti , Affi fi , Todi, Terni , tutte Città della Sede Apo- 
'ìolica . 

Non proverà giammai l'audace Scrittor Romano, che i Papi chia- 
roaflero i Vifconti col titolo di Tiranni , perchè pretendeffero , che i me- 

ee definii 



2 it L'Apologia del Dominio Imperiale 

definii avvero ufarpato allaChiefa Romana Parma, e Piacenza ,1^ 
quali Città furono anche poffedute dagli Sforzefch. , come !*£*+**■ 
lano.ma non furono.come già diffi, infamati con un tal molo dalla 
Corte Romana , effendo ftati da lei fempre riconofciuti come Principi e 
dittimi. E fé i medefimi Vifconti occuparono per qualche tempo Bolo- 
Ina , Perugia » Nocera , e le altre Città mentovate dall Autor Romano , 
Spettanti a' Sommi Pontefici ,i quali perciò kg™*^*™^ 
noi poco importa , perchè non pretendia .no , che fuddette Citta , cftno 
inclufe nelle Invertitore , concedute da Carlo V. al Re F.hppc ■ fuofij fa % 
pretendiamo bensì , e con tutta ragione lo pretendiamo , che vi s indù da- 
noParma e Piacenza , perchè Parma e Piacenza «»°0;^ |t ™; 
eliostato di Milano, e perchè elle fi annoverano nelle Inwftitu re , an- 
che date non folamenr: da Wencislao, e daS.g.fmondo a VifOTn»,ma 
da Maflimlgllatttl. agli Sforzefchi , come refta * ** «g"*^ 
provato negli antecedenti Capitoli; né occorre, che 1 Cenfor maligno 
vada qui cercando Seguaci , e voglia far'alrri Partigiani de 1' «ng.ufta iua 
caufa,eftuzzicando con occulto difegno il Vefpap affer.re.cbe/irro»* 
pur tali nello Stato de' Veneziani non folo Brefcia , e Bergamo , ma Pa- 
dova , Feltri , e Belluno ; in quello del Duca diSavoja tali furono To- 
tino ,Afti,e Vercelli ; in Tofcana, Siena, e Pifa ; nella Liguria, Geno- 
va , e Fivizzano ; e dalla parte dell' Imperio Mantova , e anco Trento 
che tutte quefìe Città con molte altre Mero già fiate m Signoria e 
Ufurpavone de' Visconti, ma che per quefìo »on appartennero al Du- 
cato di Milano fi mofìrò efpreff amente da tutta la Confort erta de Mar- 
che fi Malefpini nel loro manifefto , diretto a Principi d Italia il di io. 
Giugno dell' annoia, di cui fa menzione Jacopo Augujìo Tu ano. 

Torno a dire , che non è quella la noftra queftione , ne io ho prefa la 
penna in mano per far la critica al Manifefto de' Marchefi d. Malafpma , 
e molto meno per dammare fé tutte le Città, altre volte po(fedute da 
Vifconti .s'appartengano allo Stato di Milano ; quel che fi cerca ora egli 
è fé nelle antiche Inveftiture dello Stato di Milano vi fi annoveralo 
Parma e Piacenza, e fé in quelle concedute al Rè Filippo vi fi compren- 
deffero tutte leCittà ad efio Ducato fpettanti in virtù delle medefime 
antiche Inveftiture; e io dico, che ho provato, che s ;: e ciò dee baftare 
al Critico Romano , fenza che voglia fare delle fue fol.re r.fleflìon , ferfl 
«re eftranee.e mal iziofe , anzi fempre deriforie,e mg.uriofe a Sacro 
Romano Imperio. Già fi fa, fenza che motteggiando .1 dica , che Dio 
iflona Rom. ft e (r immediatamente col decreto hucufque ponam finestm >non eleg- 
**' 2 * 7 ' seffe , e circonfcriveffe di confini , e di termini invariabili il Ducato dt 
Milano , come già fece della Terra di fromiffione per lo fuo Po- 
talo Ebreo , talché quel Ducato doveffe confiderai per inalienabile , e 
indivi fibile . Ma fi fa ancora ciò, che non vuol fapere,o moftradi non 
faoere l'Avverfario, che Parma e Piacenza né furono alienate in iovra- 
ftfta , né divife dallo Stato di Milano : e che fé l'occupò fenza ragione al- 
cuna Giulio U. vi furono ben tofto riunite; ne imporra .che dipoi Maffl 
migliano, e Carlo V. ne permettendo la poiTeflìone alla Chiefa Romana, 
oerchèdigià abbiam veduto a che s'eftendono cotefte conceffioni.e cne 
non fetìfeono l'alto fupremo Dominio dell' Imperio, di cui ora fi que- 

ft, ° n Ella è però non men* ingiufta , che foracchiata la querela , che fa qui 
loStorico noftro lamentandole forfè ironicamente, che noi vogham 



Sópra lo Statò dì Parma e Piacenza . $x i 

per il Ducato di Milano quel privilegio , che poi fi ofa negare agli Stati , W«H* R«a». 
< ?* *// <:<?* /*/// / fegni più folenni di religione furono Sacrificati a Dio ** m * * *' 
tn onore del Principe degli Apoftoli. Non vi fu, né vi farà fra noi chi 
voglia negar i privilegi legittimamente dovuti a i Srari della Chiefa 
Romana \ e 1 Auguftirtìma Cafa d'Auftria fu , e fempre farà pronta difen- 
dei, e mantenerli a corto d'ogni periglio. La ragione peto non vuole, 
che roteili privilegj , e roteiti Stati fi facciano oltrepartare la meta de' loro 
yen confini , e termini antichi ,permodoche fi voglia farli giugnerc di 
là dej giudo, e dell' onefto in fowertimento anche della fovranità di 
quel!' Imperio , da cui la Sede Apostolica riconofee la fua grandezza Tem- 
porale ; ne deefi pretender ranto , fol perchè fa l'Autor Romano con info- 
lite metafore esclamare, che gli Srati a lei donat i, furono facrìficati a 
Dio in onore del Principe degli Apoftoli . Sa ogni perfona dabbene , che 
il più grato , ed accettabif Sacrificio , che porta farfi all' Aitiamo è quello 
della giuftizia , la quale non patifee , che fi vertano neppur gli Altari colle 
altrui fpoglie ; ma comanda , che chi che fia debba accontentarfi del fuo 
Dominio fenza cercar d'ampliarlo co* pretefti , cogliendo favorevoli occa- 
iioni,che mai non mancano a chi non manca la cupidigia d'approfit- 
tarfi delle difavvenrure altrui, e di pefear nel torbido, e già dirti una volta, 
che non eripit mortalia , qui Regna dat C<eleftìa . 

Ma Dio immorrale , come pot iam nof reggere a tante invenzioni , e 
falfuà , proferite con inforTeribil' ardimento, e non rifentirfi ? Dice qui 
l'Autor Romano , che il vero fi è , che la parte difpofitiva della Inveiti- m . # 
tura primordi aie d[ Carlo V.fopra il Ducato di Milano a favo re di fuo ST« g 
figliuolo Filippo II è conceputa con quefte fole efprejjìoni , le quali uni- 
camente s'attendono : Statum ,& Dominìum Medìolani ,ac Comita- 
tum P apice , & AngkrirC . Onde rimane fmentito il Mufeo , dove affé- 
ri/ce che vi fi legge anche Parma e Piacenza . 

Ma il più vero fi è.che'l Critico Romano non fa proferir' una verkà, 
recitare un Diploma fenza interciderlo. E' falfo faliìiììmo , che la 
parte difpofitiva delle Inveftiturc di Carlo V. fia conceputa con quefte 
fole efprejftoni : Statum , & Dominìum Medìolani , ac Cormtatum Pa- 
pié' ,& Angleri<e ; perchè la parte difpofitiva della prima dice inoltre: 
Cum omnibus eorumpertinentiìs , & attinentiis , nec non Urbibus, Oppi. 
dis &c. rebus , bonis,juribus, & aBionibus realibus , & perfonalibus mix- 
tis &c. quomodocumque , & qualitercumquefpeclantibus ad ditlos Du- 
eatum Medìolani , & Comitatus Papi* , Anglerìoeque &c. qu<e Prade- 
ceffores Medìolani Duces &c. à Divis Romanorum Jmperatoribus , & 
Regibus , nobifque , & Sacro Romano Imperio in Feudum habuerunt , 
<3 tenuerunt , etiamfi talìa forent &c. cum facilitate >quam ipfis con- 
cedimus &c. redimendi , luendi,& RECUPERANDI qu<ecumque 
MEMBRA , & JURA ad diclos Ducatum ,& Comitatus &c. fpe- 
fiantia , & pertinenti a , alienata , conce ff a , donata , occupata , illicitè 
detenta &c. E la parte difpofitiva della feconda efprime : Infeudarne, 
ac invefiimus de dièlis Ducatu Medìolani , & Comitatìbus Papìde , & 
Anglerìce, eorumque omnium pertinentiis univerfis, qune in pmefenti he. 
& olim fpetlarunt , & pertinuerunt Ducibus , & Comìtibus pr<ediclis , 
feu et iam competere debent Ùc.juxtaformam antìquarum invefii tura- 
rum &c. Laonde attefa la pregnanza , & ampiezza di tali claofule, potè, 
e dovette con tutta ragion dire il Mufeo, ed io con erto lui foftengo, che vi 
fono inclufe nelle Inveftiturc , di cui ora favelliamo , Parma e Piacenza , 

ee z n§l 



il0 V Apologia del Domìnio Imperiale 

nel modo, che furono polTedutc da' Vifconti, e Sforzefchi : e che fi 
rfnrSero nelle antiche Investiture di Wencialap.di Sigismondo, e di 
5/5 • r «li I Imncradori. Onde non il Mufeo , ma il maligno fuo 
&tete 7S^I. chtara lettera de' Diplomi, che : mentir 
seniore r ' ma ' ( , ^ l'Avverfario >ofando qui aflerire , chef rra 

ritì Non mi prenderò poi l'incomodo di rifondete a quel Coment" 
lir' lo contrario auelìa Invelila, data al V,fconf ; non «**»«*■■ 
%J°to,"^zlì Elettori dell'Imperio fu del tutto «Ma*, e caffata e 
i?,w'*po/J. W««j/-«.;perchècotette ciaramelle gà fono telo 
IptlntCentitedamene-Capitoli antecedenti, dove f«. veder, 
ch'erra lo Storico Romano, come fa fempee , perche la Inveditura di 
Wencislaonónfunè abbolìra.nè caffata dagli Elettor, dell £«M»«f 
SS SS ; da" Padri raguna.i nel Concilio dKMta£ ,■**£** 
rofto attefa, approvata »e confermata da Sigitmondo,da Mauimigua 
noi ,e d poi da Carlo V. in perfona di Filippo IL fuo ^%>™* 
Ungitura di Wencìslao è labafe,fu cui fu piantato, ed eretto .1 Do- 
cS Milano , e la fonte , e l'origine di quetto Feudo tanto infigne , e no 
bile del Sacro Romano Imperio. , , nn „., 

Io accordo al Romano Critico quanto affcrifce nella tua quarta 
rifleffione , e con eflb lui convengo , che quefti ( cioè Carlo V . ) non avreb- 
he potuto mai trasferire nel Rè Filippo IL maggior diritto , e ragione 
di Quella , cV egli fleflo attualmente ne avea ; ma ficcome vi ave a ogn 
diritto e ogni Cagione, così trasferì nel Figliuolo il Dominio utile, e l 
poflcifo di Piacenza colla facoltà di recuperar Parma con tutta quella giu- 
ria , e ragione , con cui gli trasferì tutto lo Stato di Milano nel a gu.fa . 
che fu ambamente infeudato a* Vifconti, e Sforzefchi . f aepoiuna 
tnenfogna manifefta , e per tale già provata , quella che profer ifce n que- 
Ilo luogo l'Avverfario, cioè, che Carlo ritrovando^ nel **&£*% 
toefpogliativo di Piacene ìljuale non dava alcuna ragliai 
Detentore : e f apendo , che quella Città non era *±"**'*H 
Sede Apoftolica .egli avrebbe fatto in confegueny 9 che il -PpMoMr 
Jelmo Me pajfato con tutto il fuo vi Z io>e difetto ne Re Filippo, 
TZeper \u%0 non avrebbe potuto acQffarfi alcun diritto legittimo 
cole Duca di Milano . Imperciocché Carlo non fi ritrovava nel pofldfo 
rè violento, né fpogl iati vo di Piacenza, ma la pofledea come Citta Im- 
periale , fpertante anticamente al Regno d'Italia : e fatta dipo, coli auto- 
rità de' Cefari fuoi PredecefTof ì membro del Ducato di Milano , e per tale 
fupoffcduta tempre da' Vifconti, e da' Sforzefchi; né perchè . i Piacen- 
tini , uccifo Pier Luigi Farnefe . fi reltitu.ilero un' altra volta al Dominio 
del vero, e legittimo loro Sovrano, può dirfi, che quefti fotte pofieflor 
violento e fpogliati vo , dovendofi ben dir tale Giulio II. , 1 1 quale lenza 
ràdone alcuna ricevette i medefimi Piacentini alla ubbidienza della 
Chiefa,cheraainonebbenellaCittà loro diritto alcuno . Quindi ne de- 
g ue , che Filippo II. potette avervi , come in realtà v ebbe , un .vero ■, eii y 
contrattabile diritto le rimane evidente t che da lui il MWM 

potette 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . 211 

potette benijfimo rimaner' inveftito di Placenta y la quale, l'Autor Ro- 
mano dice rruliifimo, che a Filippo non fi apparteneva in guifaveru* 
va . E fé prima della morte di Carlo fuo Padre già era ftata da lui 
refiìtuita ; non era perciò ftata restituita, come tal fornente fiige qur 
l'Avverfario , alla Chiefa Romana in Perdona di Ottavio ; ma era ftata 
data in feudo allo fteflb Ottavio dal Rè Filippo in una occalìone , in cui a 
tutt' altro ei dovea ragionevolmente penfare , che di redimirla allaChie- 
fa Romana, dal di cui Sommo Pontefice veniva così mal corrifporìo, 
anzi affalito ne' fuor proprj Stati coli' armi d'eiTa Chiefa,c del Rè di 
Francia , come lo provai coli' autorità del Cardinal Pallavicino , e con gli 
Strumenti non fa/fi ,e non fegreti , come un'altra volta ardifee l'ardito, lflwi* Rom. 
Critico chiamarli in quefto luogo , ma veri e veriftìmi,e pubblici al P a S- 2l 9- 
Mondo tutto, il quale è molto ben perfuafo,non oftanti le contrarie 
3ppolìzioni ,che eglino hanno in fé fteflEi una gran forza per ifeoprire 
gì' inganni , e deludere le fallaci confeguenze , che continuamente tirano 
gli Avver(arj da' loro falli fuppofti,comefaIfiffimo egli è quello, che fa 
qui lo Storico Romano, il quale ripetendo la ftefla cantilena, foftiene 
:on mirabil franchezza ,che finalmente Jìmili concordati dande ftini , 
» fegreti tra Filippo IL , e il Duca Ottavio., i quali non fi poffono fo- 
ìenere fen^a grave ingiuria di Carlo V. t e di Filippo 11. [e pur fegui- 
•ono : // che n%n fi fa di certo , an^i fi tiene affolut amente per falfo , * 
Hirono invalidi , e nulli , né ebbero forza di pregiudicare alla Sede 
Apojìolic a y perchè allora Piacenza non fu donata al Duca Ottavio , 
ma rejììiuìta alla Sede- Apojìolic a in par fan a di ejfa Ottavio di lèi 
Vaffallo , e Feudatario ,e Miniftro in tal fatto . 

Io qui replico per la centesima volta a coretto bizzaro Critico, che 
wn fononèclandeltini , oè fegreti , ma v?eri, e verifììmi , pubblici , e noti 
1 tutti , e particolarmente alla Corta di Parma , gli arti da me fedelmente 
iferiti nel!' antecedente Capitolo: e m'offro pronto a fati i vedere a chiun- 
iue farà curiofo di leggerli; ed ella è anainfotenza infopportabile voler' 
ittribuir' a' Mir.iftri dell' AuguftifTima Cafa una fuppofizione di tante , e 
ri reiterati atti ftipulati indiverfi tempi , e luoghi ,e rogati a varj Nota j, 
Je'quali lì dà nome, cognome, e Patria: e fi poffono foftenere, e li (often- 
>ooo non folamente fenza ingiuria , ma con Comma laude di Carlo V. , e 
ì\ Filippo II. , perchè con effi prefervaiono illefe le inevitabili ragioni del 
sacro Romano Imperio, come a loro ne correa l'obbligazione molto pre- 
rifa , e indifpenfabile; e replico anche un' altra fiata , ed hollodi piùevi- 
kntemente provato , che allora Piacenzafu data in Feudo al Duca Otta- 
zio , e non mica redimita alla Sede Apoftolica in perfona d'eftb Ottavio , 
Vaflallo, e Feudatario, non di lei, ma del Rè Cattolico, come Duca di 
Milano: non e fiendofi mai fognato il Far nefe di farla in tal fatto, come 
Minìftro del Papa; Ed ella è una chimera della fanrafia dell' Autor Ro- 
dano il pretendere, che ciò fu efeguìto non per altro motivo, che a 
titolo dì mera , e dovuta refiitu^rone ve virtù del Teftamento di IZ^xJ™' 
Carlo V* fcritto due anni prima in Bruxelles il dì 6. dì Giugno dell' 
unno 1554. Siccome egli è un delirio di mente infaniflìma l'aflerire, 
:he in elfo Teftamento Carlo confejja , protejìa , e dichiara di non 
tver tenuta quella Città dal tempo dell' uccifione di Pier Luigi 
Farnefe fino allora con altro titolo , che in de pofit , finche per giù* 
VtTJa fi fojj'e verificato non appartenere all' Imperio , né allo Stato di 
Milano :co\ quel di più, eh' et le fe dire in quefto luogo, come potrà 
:h»ariri'cne chiunque vorrà prenderfi la pena di leggere il paragrafo del 

Tefta- 



pag. z 1 9, 



2ie- V Apologia dei Dominio Imperiale 

Teftamento di Carlo , dove parla di quefto fatto ; e fc le parole del Tefta- 
mento dì Carlo V.fono, come garrifce qui TAvverfario , di tale, e tanta 
importanza , che ftima ben fatto di metterle qui [otto in idioma 
Spagnuolo con la traduzione Italiana accanto» acciocché ognuno pofì* 
con gli occhi proprj maturamente fermarfi a considerarle mentre non 
folo prima dora non fono elle fiate mai più da niun % altro con fi derate 
in favore della Sede Jpoftotica ; ma per lo contrario i Nemici della 
medefima l hanno con fomma inefcufabil malizia totalmente diffimu- 
late , e taciute per far valere le proprie invenzioni contra di ejja 
non meno , che contra l'onore , e la gloria di Carlo V.,edi Filippo IL 
Autori di quella refiituzione , liberamente fatta in cofpetto di tutto 
il Mondo. 

Se diflì le parole del Teftamento di Carlo V. fono di tale, e tanta 
importanza , che egli ftimò ben fatto prenderfi il grave incomodo di 
metterle nell' infigne fua Storia in idioma Spagnuolo con la traduzione 
Italiana , perchè , fenza fchiammazzar tanto , come ei fuol fare , allorché 
vorrebbe fpacciar per Canoni di Storia indubitata i fuoi finiffimi ritrova- 
menti : non riferì tutte le parole del Teftamento ? Perchè n*intércife_> 
più della metà , lafciando dabbanda quel , che Io convince per un folenne 
Inventore di falfi fuppofti;fe averle nella traduzione ufato buona fede , 
allora sì, che ognuno avrebbe potuto con gli occhi proprj maturamente 
fermarfi a confiderarle, e confiderandole interamente, farebbefi dipoi chia- 
rito di quella verità .ch'egli fempre fi ftudia di occultare: ed avrebbe an- 
che conofciuto , che mai più da altri, fuorché dal Vifionario Romano 
farebbonfi confederate in favore della Sede Apoflolica . Laonde io porlo 
con franchezza dir qui , che non già i Nemici della medefima , ma il fuo 
Storiografo moderno le ha con fomma, e inefcufabil malizia , fé non to- 
talmente àiffìmulate »e taciute ; nella maggior , e nella più importante 
parte però intercife per far valere le proprie invenzioni contro il Sacro 
Romano Imperio, non meno, che contra l'onore , e la gloria di Carlo V. , 
e di Filippo IL , il quale liberamente fece in cofpetto di tutto il Mondo 
non quella fognata refiituzione ,ma quella valida, e legittima infeuda- 
zione , che fi è cogli atti pubblici di fopra ampiamente provata ; E aven- 
do il Rè Cattolico , anche vivente l'Imperador fuo Padre, generofamente 
data in Feudo al Duca Ottavio Piacenza , e il Piacentino , con quella par- 
te del Parmiggiano , da lui pofleduta , e non avendola restituita alla Chie- 
fa , fegno manifeftiflìmo egli è, che fenza afpettar, che, colla morte di 
Carlo ricevefle il fuo valore il Teftamento di lui per doverfi dipoi efeguirc 
nella comandata difamina delle ragioni pretefe dalla Chiefa Romana 
fopra la Citrà di Piacenza, quefta difcuflìone fi fece prima, e fu conofciu- 
to, che fuppofti , e non veri, erano i titoli, e i diritti della medefima; e 
perciò Filippo II. ne difpofe a fuo piacimento a favore del Duca Ottavio , 
per unirlo a' fuoi intereflì contra il Papa»allora fuo aperto nemico; 
né mai ebbe quel faggio Principe in animo di redimirla alla Sedo 
Apoflolica in perfonad'eflb Ottavio, e in adempimento del paterno Te» 
ilamemo,il quale ben' egli fapea,che allora non eradi verun' efficacia, 
e che a nulla l'obbliga va, perchè non confermato dalla morte del Padre, 
la quale pur troppo era neceflaria a tal fine, non folo per la difpoiìzione 
del diritto delle Genti , e della Romana giurifprudenza , ma per l'oiacolo 
infallibile dell' A portolo delle Genti medeGme , dicendo nella fua Epiftola 
ogli Ebrei nel Capo IX. Ubi enìm Teftamrntum e fi , mors , neceffe tft , 

Inter' 



Sopra ìo Stato dì Parma e Piacenza , 



21$ 



intercedat Teftatoris . Teflamentum enim in mori uh confìrmatum 
eft yal'icqu'm nondumvalet >cum vivit ,qui tefxatus eft . Nondimanco 
acciocché il Leggitor vegga quanro fieno alteraci li racconti, che fui Te- 
flamenco di Carlo V. fa qui l'Awerfario,e favolofe le confiderazioni , 
ch'egli vane'feguentiCapi accozzando;ed ali' incontro quanto quefto 
Testamento confermi le ragioni dell'Imperio, lo darò nell'affare di Pia- 
cenza tutto per intero in idioma Spagnuolo con la traduzione Italiana , 
come fece l'Autor Remano; da cui, dappoiché avrò diffipate alcune fue 
vifioni,vuo accomiatarmi, per moftrare quanto falfe,e di malignante 
natura , fieno le illufioni dell'Avvocato Piacentino, e chiuderò indi quefta 
mia Apologia . 



Difpofizione Teftamentaria 
di Carlo V. 



Volgarizzamento 



ITem por quanto el ano paffado 
de mil yquìnientosy quarenta 
y fiete baviendo nos ac abado 
ìa guerra de Alemania , e l Duque 
de Cafro Fedro Luys Far ne fio fue 
muerto por algunos de laCiudad 
de Plafencia con proteftacion de 
no lo querer por Senor ,y otras 
catfas ; y dcfpties de fu muerte los 
jue corregìan »y governavan la^> 
Ciudad con aqwrdo de los del 
Pueblo embiaron à Itamar à Don 
Fernando Gonzaga Govemador , 
y Capitan General nueftro en el 
Eflado de Milan ,y le entregaron 
f a dieba Ciudad , y fus pertenen' 
riasycomo COSA ANEXA , Y 
TOC ANTE AL D1CHO 
EST ADO DE MJLAN 9 Y AL 
SACRO ROMANO IMPE- 
RIO , con ciertos apontamientos 
lue con el diebo Don Ferdinando 
^ÌTJeron parafeguridad de fus per- 
donai ,y otras cofas; y defpues la 
dicha Ciudad ,y fus penine ncias 
ha efìado à difpofcion , y obedien- 
:ia nueflra , y fé ba guardado ,y 
tenido en jufticia por nueflros 
Miniftros , pareciendonos defpues 
de baver en elio muebo miràdo* 
-onf erido , y confultado , que affi 
'o DEVI AMOS HAZER,T 
ER AMOS OBLJGADOS POR 
LOPUE DEVI AMOS al diebo 
Sacro Imperio ,y à la confervaciort 
ie jus pveeminencias , y preroga* 
tivas , 



ITem per quanto nell'anno del 
1 547. paflato avendo noi termi- 
nato la guerra d\AIemagna , fu 
il Duca di Caftro Pier Luigi Farne? 
fé «ccifo da alcuni della Città di 
Piacenza , con proteftaziooe di non 
volerlo per loro Signore, e per altr e 
cagioni ; dopo la di lui m or te 3 quel- 
li, che reggevano, e governavano 
ia Città , mandarono a chiamar 
Don Ferrante Gonzaga noftro Go- 
vernatore , e Capitan Generale nel- 
lo Statodi Milano , e gli confegna- 
rono la detta Città colle fue appar- 
(teoenze , come cofa ANNESSA, 
E TOCCANTE AL DETTO 
STATO DI MILANO , E AL 
SACRO ROMANO IMPERIO, 
con certe Capi colazioni , che fecero 
col detto Don Ferrante per ficurez- 
za delle perfone loro, e altre cofej 
c dipoi la dettaCktà colle fue ap- 
paitene nze è fiata a difpofizione, 
e -all' ubbidienza ooftra , e fi è cufto- 
dita , e tenuta IN GIUSTIZIA 
ida' noftri Miniftri ; effendoci parti- 
to dappoi d'aver' in ciò molto con- 
fiderato, conferito., e confutato, 
che così doveamo effere obbligati 
fare per quel debito , che ci cor- 
reva verfo il detto Sacro Impe- 
rio , e per la confervazione dèlie 
lue preminenze , e prerogative , 



che 



Vida de 
Carlos V. 
tom.z. pag. 
S-]yediz,z. 



V Apologia delDomìnìo Imperiate 



214 

tìvas , y que xo pedi ama ni devia- 
mo! follar la dicba Ciudad de 
nuefira mano por muchas razone!» 
bajiaque por pfìicia je averìguaf 
fé no pertenecer nos , ni al Sacro 
Imperio , ni al dicho Efìado de 
Milan . Y porque dado que por 
parte del Santo Padre Pablo Uh 
de felice recordacion , y los fttyos 
ante de fu muerte , no! vuo perfi- 
do ,y hecba infì ancia par a que la 
mandajemo! refìituir en perfona 
del dicboO Flavio hip delDuque 
Pedro Luys muerto y y en perfona de 
la dicha miefìra hija Madama-» 
Margarita y par aque lo uvieffen , 
y tuvieffen , y defpues dello! fui 
bijoi , come dizen » la tenia el 
dicho Duque de Caftro por certa 
donacion t y Enveftitura que della 
le hizo el Papa ,y por rejpeBo de 
la dicha nuefira bifayfu! Defcen- 
diente!. T por conceder à lo^que 
SuSantidad haviapedido,yaque 
el Duque Oclavio no! bavia en* 
ione a fervido , bolgamo!^ de lo 
bazer »pero no fé pudo,ni bapo* 
dido bazerfe ni efecluar por la! 
caufa! ya dicha! , y por no falir 
del dover ,y lo que al dicho Sacro 
Imperio forno! obligadoi , y bafta* 
gora aunque fé bay a por nuefira 
'parte pedido que fé mofìraffen 
lo! titulo!,que la Jglefia Romana 
tiene en à quella Ciudad , _y fé 
baya prefentado alguna! eferitu- 
ra! , la! quale! fueron vifta! , y 
examinada! por perfona! dota! ,y 
deretirud,y buena! conf cenciai , 
y EN PRESENCIA DEL 
MONDO , SU SANTJDAD 
DHL PAPA PABLO NO 
PaREC10.N1 HA PAREC1- 
DO tìAVER FONDAMEN- 
TO ni cofa de f ufi ancia en ella! ; 
y por otra parte fé ba alegado ,y 
mojìrado haver fido anexa ,y per- 
le ne feer al dicho Efìado de Mi- 
lan ,y que no fé balla caufa » por 
donde fé baya podido apartar , 
ni defmemhrar del . Tadavia^» 
( Tutto 



che non roteamo , né dovearao \i* 
feiar ufeir dalle noftre mani la detta 
Città per molte ragioni , finche non 
apparite , che in giufìizia non s'ap- 
parteneva a noi, né al Sacro Impe- 
rio, né al dettoSrato di Milano; e 
perchè fummo per parte del Santo 
Padre Paolo III. di felice memoria , 
e de' fuoi prima della fua morte ri* 
chiefìi, e (limolati con iftanze, ac- 
ciocché comandammo, che fi retti- 
tuifle in perfona del detto Ottavio 
figliuolo del Duca Pier Luigi mor- 
ro,e in perfona della detta noltra 
figliuola Madama Margherita, af- 
finchè l'averterò, e tenefTero , e do- 
po d'effi i loro Figi j, come dicono, 
le teneva il detto Duca diCaltro, 
in virtù di certa donazione, e In- 
veftitura , che di quella gli fece il 
Papa , e per riguardo della detta 
noftra Figliuola , e de' fuoi Figi) , J 
per condefeendere alle iftanze di 
Sua Santità, e per averci allora il 
Duca Ottavio fervito,h allegram- 
mo di farlo ; però non fi potè , ne fi e 
potuto fare, né effettuare per le_> 
cagioni già dette, e per non uicire 
del dovere , né da quanto liamo 
obbligati al Sacro Imperio; e fin a 
quell'ora, avvegnaché fiali per 
parte noftra richiedo , che fi mo- 
ftraflero i titoli, che laChiefaRo- 
mana ha in quella Città, fianfi pre- 
Tentate alcune Scritture , le quali 
furono vedute , ed efaminate da 
Perfone dotte, di rettitudine ,ed 
buonacofcienza,e al colpetto de! 
Mondo ; non pertanto è parino, 
che in quelle vi fia cofa di foftanza , 
fu cui poflVfondarfi la Santità del 
Papa Paolo: e per alrra parte li è 
allegato , e moftrato eflere ftat<u 
annelfa , e appartenevi al detto Sta- 
to di Milano, e che non fi ritrova 
cagione, né ragione, per cui fiali 
potuta dividere , e fmembraro 
dallo Stato medefimo • Tuttavia 



per 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. 



**5 



Ommette lo Scorico maligno tutto 
queftodifcorio infume col todavia, 
che dà un fenfo affai diverfo alle fe- 
guenti p.irole.con le quali fa fol tan- 
to dire a Carlo V. Por de f e argo de 
nuefira cor.cienàa , y por q uè no <?/, 
ni a fido nuefìra intenùon , ni vo- 
luntad , que por nos ni de los que de 
nos uvìeren tìtulo , y caufa fea re- 
tenida col a alcuna fin jufio titulo t 
y dej]e andò que en e fio de Pla^en- 
eia fé aclare la verdad ,y (e baga 
lo que fu ere fervido ,y ju/iieia , or- 
denawoi ,y mandamos ,y affi afe- 
tuoj amente lo encatgamos al dìcho 
Sereniffmo Principe Don Philippe 
nuefiro bij* * que fi al tiempo de 
nuefìro fallecimiento no eftuvtere 
determinado ,y dado affieni o à lo 
que toca à laCJudad dePlaceneìa, 
y fus pertinenùas , que conia ma- 
yor- breve d ad s que fer pueda '/e_j 
averi^ue , determine >y de dare lo 
pte fé deve ba7jr de juftieia , y 
bendo conforme à elio determina- 
do , que noi no lapodemo! retener , 
si dexar à nuefiros Succeffores s ni 
ìertenecer al d'ubo Efiado de Mì- 
an »fe baga luego la refiitucion 
latamente a la Jglefia Romana ,y 
r us Minifiros en ju numbre y y no à 
ìtra perjona particular -alpina , 
)or consunta que fea à noi , avien- 
io en e fio el recando que conviene 
on la folenidad que fé requìre . 
f porque algunas perfonas devo- 
as.aficionadas al Imperio han prò- 
urado ,y enftftido en que nos que- 
iaffemos con la dìcbaC'tudad corno 
membro del dìcho Efiado de Mi- 
} an , y baTjendofe la dicha refiitu- 
:ion podria fer , que faeffen maU 
tratados , encargamos al Serenif- 
r tmo Principe nwfiro bijo que ba%a 
tener la mano >paraque ìas tales 
Perfonas fean feguras ÓV. 



per ifearico della noftra cofeienza , 
e pe.chè non è, né è ftata noftra 
intenzione, né volontà, che da noi, 
né da altri in nome noftro fia rite- 
nuta cofa alcuna fenzagiufto tito- 
lo, desiderando noi, che nell'affa- 
re di Piacenza (ì renda chiara la ve- 
rità , e fi faccia quello , che fari 
Convenevole , e giufto, Noi ordi- 
niamo, comandiamo, e con ogni 
maggior' affetto incarichiamo al 
detto Sereniamo Principe Don Fi- 
lippo noftro Figliuolo, che fé nel 
tempo della noftra morte non foffs 
ftabilito, ed efeguito quello , che 
fpetta intorno alla Città di Piacen- 
za , e alle fue appartenenze , che 
con la maggior brevità potàbile fi 
manifefti , determini , e dichiari 
ciò , che far fi dee di giuftizia , e 
che trovandofi , che noi non la pol- 
fiamo ritenere, ne lafciare a'noftri 
Succeflbri, e che non appartenga 
allo Stato di Milano, fubito di effa 
fi faccia lareftituzione allaChiefa 
Romana, e a'fuoi Miniftri in fuo 
nome, e non ad alcun' altrq perfo- 
ra particolare per congiunta, che 
a noi foffe , offervando in ciò l'or- 
dine, che fi conviene con lafolea- 
nirà , che fi ricerca . E perchè al- 
cune P . rfone divote , e affezionate 
all' Imperio hanno procurato , e 
infittito , che noi riteniamo la detta 
Città , come membro del detto Sta- 
to di Milano, e facendefi la detta 
re fticuzione potrebbe effere , che 
foffero maltrattate » incarichiamo 
il Sereniffimo Principe noftro Fi- 
gliuolo , che provegga in modo 
tale , che tali Perfone fieno ficu* 
re &c. 



ff 



CAP. 



T 



21$ £* Apologia del Domìnio Imperiale 

C A P. XXVI I. 

5/ esaminano , e fi confutano le confider azioni, che l'Autor Romano 

fa fopra il Teft amento di Carlo V. nel Capo XXI V., e negli altri 

fuccejfivi , co* quali termina la jua Storia , per far credere , 

che Piacenza fi reftituì alla Sede Apoftolica 

in perfona del Duca Ottavio , 

Ntercifo il Tesamente di Carlo V. nel modo, che abbiam'orora ve 
duto, efclama Cubito il Cenfor Romano colle fue famigliarifóme 
efagerazioni enfatiche : da que fi e efprejfioni not abiliffime del Teft a- 
Moria rc»;. mento di Carlo V, , da lui fatte per preparamento alla morte, fi vede 
j>a g . .223. chiaro , che egli conobbe di non poter fi ritenere Piacenza , ne laj ciarla 
al Figlinolo fenza far torto* ed enorme ingiuftiz'ta alla Sede Apofto- 
lica ;e che parimente conebbe »che le ragioni 'Pontificie non erano per 
io innanzi fiate fieramente confederate ; altamente non fi farebbe 
egli ridotto a inculcare con tanto fervore a fuo Figliuolo Filippo IL 
vn sì premurofo riconofeimento , ed efame della verità . E dappoiché 
con le fue ufuali declamazioni tonanti ha sì ben' interpretata la mente di 
Carlo V., ne tira una delle fue folite ftortiflìme confeguenze, dicendo: 
Di qui ne viene in chiara confeguenza , che fé Filippo IL nel darla a 
Ottavio in efecuz'tone del Teft amento del Padre avejj'e intefo di levar. 
la alla Chiefa per infeudarne lui fieffò in nome fuo t come di Città 
non della Chiefa > ma di ragione dello Stato di Milano , avrebbe^ mani* 
fefifimente contravenuto non folo al dovere , ma al fro proprio inte- 
reffe , non che alla volontà > e agli ordini , a lui fteffo allora di frefeo , e 
con tanta efficacia efpreff amente maturamente inculcati dal Padre , 
affinchè quella Città non fi doveffe dare in verun patto ad altri > fuor- 
che alla fola Sede Apoftolica . Oh che fantasmi di una mente prevenu- 
ta , e piena di cieca paflìone \ Io sì che poffo fenza timor d'eflere giufta- 
jnente rimproverato, dire che fi vede chiaro ,che l'Autor Romano in 
comporre la fua Storia usò tutta l'arte fófiftica per confondere l'intelletto 
del Leggitore : e che fece un ttudio partìcolariffimo in troncar' afturamen- 
te gli atti per indi tirarne le folite fue fallaci confeguenze ; egli lafcia nella 
penna rutto il più eflenziale del Teftamento di Carlo V. > ommette la no- 
rabiliffima parola Todavia, colla quale comincia il periodo , che fi vanta 
di voler tradurre dall' idioma Spagnuolo nella favella Italiana, e dipoi 
entra declamando a decidere deffinitivamente ciò > che gli fuggerifcela 
fuà paflìone. 

Dirò io dunque meglio di lui, che dalle efpreffiom not abiUffime del 
Teftamento di Cariò F.fcaltramente ommeffe da cotefto Declamatore, 
app^rifee , che il noftro Augufro conobbe di non poter dare Piacenza alla 
Sede Apoftolica fenza far' un' enorme ingiuflizia al Sacro Romano Impe- 
rio : e che parimente conobbe , che le ragioni Pontificie, benché diligente- 
mente ,e con molta attenzion'efaminate , non poteano ftar'al confronto 
di quelle, che con evidenza aflìftevano allo Stato di Milano, né io qui 
efaggero ,come fa PAvverfario , ma dico poco rifpetto a quanto efprimer 
volle Carlo nella r ua ultima volontà, fatta per preparamento allamor- 
*<?-edecco i fuoiveri fenfi : pareciendo defpues de haver en ellomucho^ 
jnìrado % conf erido , y confultado , que affi lo doviamo! hazer(cioc di 
ritener Piacenza )y eramo} obligados por lo que deviamo} al die ho Sacro 

Jmpe- 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza. nj 

imperio ,y à la con fervano» de fot preeminencias ,y prerogativa! ,y 
<]ue no podiamos , ni deviamo s foltar la dicba Ciudad de »uefìra mano, 
y por mucbas raxones ,bafta<jue por jufìicia fé averiguajjenopertene- 
cer nos ni al Sacro Imperio .. /;/ al dicbo EJiado de Milan . Profeguendo 
indi a narrare Carlo V., che ricercato per parte di Papa Paolo III., e da* 
fuoi,di compiacerli com andare, che Piacenza foffe a loro restituita per 
poffederia nel modo, che la tenea Pier Luigi : e che fi degnaffe farlo a ri- 
guardo di Madama Margherita fua figliuola, e de'fervigj, prestatigli da 
Ottavio , ci afficura , che molto fi farebbe rallegrato poter condefcendere 
al defiderio della Santità Sua -.pero no fé pudori ba podido ha^er ,ni 
efefìuar por las caufas yà dicbas , y por no jalir del dover , y à lo 
que al dicbo Sacro Imperio fomos obligados; e dello fpiacimento, che 
egli fentiva nell'animo modi non aver potuto condefcendere alle brame 
del Sommo Pontefice, ne adduce la ragione : perchè più volte ricercato 
da lui a provar' i titoli , che pretendea la Chiefa Romana aver fopra Pia- 
cenza, mai quefio non li fece; e benché fi produceffero alcune Scritture: 
con tutto ciò ben viftas ,y examinadas per Per fonai dotas , y de re eli- 
tud,ybuenas conciencias , y en PRESENCJA DEL MONDO , fu 
Sancì it ad de Papa Pablo no parecio , ni baparecido haver fondamen- 
to , ni coja de fuflancia en ellas , cioè in effe Scritture , quando peraltro 
manifcltamente fi era inoltrato in contrario , che la Stella Città s'apparte- 
neva allo Stato di Milano : y que no fé ballacaufa y por donde fé baya 
podido apartar , ni defmembrar . T odavi a por de fc argo de nueftra con- 
feiencia : il che in buon Italiano vuol dire : „ Nondimanco per appagar 
„ meglio la nofira coscienza, e per far conofeere al Mondo, che 
„ non è, né mai fu noftra intenzione , che da noi , né da altri in 
„ nomenoStro,fia ritenuta cofa alcuna fenza giufto titolo, defide- 
„ randonoi,chc nell' affare di Piacenza fi renda chiara la verità , e 
„ fi faccia quello , che farà convenevole, e giudo, noi incarichiamo 
„ noftro figliuolo il Principe Don Filippo, che fé nel tempo della 
„ noftra morte non foffe Stabilito l'affare mede(ìmo,fi manifdti , 
„ determini, e dichiari ciò, che far fi dee di giustizia &c. 
Se da un favellar limile a quello poffa inferirne l'Avverfario,che 
Carlo V. conobbe di non poter ritener Piacenza fenza far' un' enorme in- 
giustizia alla Sede Apostolica : e che le ragioni Pontificie non furono fiate 
linceamente confidiate. Lodica il Lettore; quale già vide dal conte- 
Ito del Testamento di quello Cefare , come egli efprtflamente dichiarò, 
che non l'avea potuta rilafciare , benché lo bramafi'e ardentemente fenza 
far' un'enorme ingiustizia al Sacro Romano Imperio; e che le ragioni 
della Chiefa Romana v irte, e con molta attenzion'efaminate da Uomi- 
ni dotti, di fomma rettitudine , e di timoratiSfima cofeienza; furono ri- 
conofeiute di niun valore a paragone di quelle del medelimo Imperio . 

Da quanto fi è detto fin qui fi feopre anche manifeStamente_> 
la fallacia della confeguenza del Romano Sofista : mentre Filippo II. non 
diede, né giammai s'intefe dare Piacenza ad Ottavio in efecuzione dei 
Testamento paterno , di cui nulla menzion li fa nelle Investiture registra- 
te da noi negli antecedenti Capitoli ; né tampoco s'intefe levarla alla 
Chiefa , perchè egli era benifiìmo informato , che a lei non era per alcun 
titolo dovuta , ma che fi apparteneva allo Stato di Milano , da cui , fé le 
circostanze de' tempi d'allora lo perfuafero a fmembrarla per investirne il 
Duca Ottavio ; non pertanto contravenne manifeftameute alfuo dovere» 
nìal fuo intere(fe , mentre come Principe faggio fopra quanti viveffero 

ff 2 neli* 



2i g V Apologia del Domìnio Imperiale 

neH'ctàfoa.fapcabcnifldmoquei.cheda lui riehfedea il fuo dovere, e 
Tinterefle Tuo : e molto meno avrebbe contravenuto agli ordini , a lui ftef- 
fo allora di frefco > e con l'efficacia , finta dall' Avverfario , dati dal Padre, 
il quale , fé così fotte irato , vivendo ancora non l'avrebbe permeilo , e fa- 
rebbefene moJtodoluro. A partito dunque s'ingannò lo Critico cavìl- 
lofo,o volle piuttoflo ìngannnar' il Lettore, quando dille, che Carlo V. 
avea efpreffamente ,e maturamente inculcato al Figliuolo di non dar 
Piacenza ad altri , che alla Santa Sede; Imperciocché egli ingiunte 
al Rè Filippo quello non alToJutamente , ma quando fi folle riconoicmto , 
che di giuftizia quella Città s'appartenelle allaChiefa. Laonde ncono- 
fcendo elio Filippo , che non era a lei dovuta , potette fenza contra venire 
al comando paterno, e fenza far torto alla Stde Apoftolica.inyeftirne 
il Duca Ottavio per tirarlo al fuo rartito , e fiaccarlo da Paolo IV., 
i! quale tanto è falfo , che allora fi perfuadrfe , che Piacenza fi 
fojfe congegnata al Farne fé , come. a Minìflro della Chìefa , e m nome 
/W, quanto è verismo, che intefo ciò Papa Paolo, molto fene contur- 
bi bò, e n'ebbe un fommofpiacimento,come lo attefta il Cardinal Palla- 
netta! Còliti v i c j n o da me citato poco fa, e Io conferma Natal Conti (a) colle precife 
*?ri»* P arolc : ma mn meno al Fontefice an ^ ella ( cioè I'infeudazione di Pia : 
i5;é pag. cenza ) dispiacque , il quale s'immaginava , tirando [eco in Lega i 
mik 246. Duchi di Ferrara , e di Parma , molto in Italia lo Stato del Re Filippo 
* m - travagliare. 

Quello però , che fopra tutto farà una gran fpecie a chiunque legge- 
rà la Storia dell' Autor Romano , fi è , che feordatofi egli di quanto dille 
qui , e negli antecedenti Capitoli per farci credere , che fi fece ajtefta refti- 
tuzione al Duca Ottavio in efecuzione del Teltamento di Carlo V., e 
come a Minilìro , e ValTallo della Sede Apollolica, foftiene dipoi nel 
Capo XXV. alla pagina 226. che il vero fi è , che laCorte di Bruxelles 
tenendo allora fegreto ilTeftamento di Carlo V. ,voìle giuoCare con fuo 
vantaggio la reflit unione di Piacenza , mentre ad effetto di guadagna- 
re la Cafa Far ne fé, peraltro non fioddhf atta ne del Pontefice Paolo IV. 
in quel tempo avverjo alla Spagna , ne de* Fr ance fi allora uniti al Pon- 
tefice , accetto la riconcili anione de' Farnefi , trattata principalmente 
dal Cardinal Giovanni Morone , lafciandoft prima intendere la me de fi- 
maCort e di voler dare al Due a Ottavio Piacenza ad t empus y fintanto 
che fi 'venire ad altra equivalente compenfa^ione . Indi offerfe Siena 
in cambio » Ma poi dopo nove anni di Sanguinario fpoglio,e di violenta oc* 
cup anione >per dirlo con la f rafie replicata del Duca Ranuccio LI. aWlm- 
peradore Leopoldo ( durante violento hoc t & cruento (polio ) finalmente 
per mezzo di due Cardinali Morone , e Madrucci con tutte quelle fire* 
pitofe formalità , che fi de ferivano da Natale Conti , come note a tutta 
V Italia, fi venne all' atto pubblico , ed effettivo della totale reflituzjo- 
r.e della Città di Piacenza con tutti ì fuoi Stati , e con quella parte del 
Parmigiano , che fi ava in potere de' Cef ariani , rimanendone agli Spa- 
gnuoìi il foloCa/iello di Piacenza , prefidiato a fpefe del Duca , con 
patto ancora di mandare ad allevare in Corte del Rè Cattolico il Prin- 
cipe Ale f\ andrò figliuolo del Duca Ottavio , e dì Margherita d'Aufirìa 
f or ella dì Filippo IL , la quale poco dopo fu dichiarata Governai rice di 
Fiandra . 

In quella lunga diceria dunque alTerifce l'Avverfario, che il vero fi e, 
ohe la Corte di Bruxelles tenne fegreto ilTeftamento di Carlo V. , che 
» voile 



Sopra Io Staio d'i Parma e Piacenza . zi) 

volle giuocare con fuo vantaggio !n refi iruzione di Piacenza per guada- 
gnare la Cafa Farnefe, mal foddisfatta di Papa Paolo IV. Dice lo Storico, 
che quello Sommo Pontefice era avverfo ,c io dipi ù dico, che egli era 
in guerra cogli Spagnuoli : confetta pure quello Critico , che la medefima 
Corte volea dar al Duca Ottavio Piacenza adtempus > finche fi venire 
ad altra compenfazione : che indi oflerfe Siena : e finalmente rettimi Pia- 
cenza, ritenendoli il Catte llo:ed egli ci accorda ancoraché ficonvenne,che 
il Principe Alelìandro dovette mandarli ad allevare in Corte del RèCatto- 
lieo . Or vegga il Leggitore , come tutto ciò ben fi accopj con quanto egli 
ha pretefo provar fin quì,e fé gli par verofjrnile,cheFiIippoII.s'intendeu*e / 

reiiiruir Piacenza alla SantaSede in perfona del Duca Ottavio : e che la 
facetfe in elocuzione del Tellamenro di Carlo V. , il quale in fuo fenfo fi 
tenne f egreto alla Corte di Bruxelles per giuocare con fio vantaggio 
la refiit unione di Piacenza . 

Pollo tutto ciò ,e ftabilite le fovrane ragioni del Romano-Germani- 
co Imperio lopra il Ducato di Parma , e Piacenza colle Investiture , colle 
folcimi ricognizioni , e «/giuramenti di fedeltà di Ottavio, d'Alelfandro, 
e di Ranuccio I., mi crederei ormai fciolto dall' impegno di feguir più 
oltre !a traccia del Romano Iltorico ; folochrò qu),che non occorrevate 
egli nel Capo XXV. della fua Storia fi prendete tanto faftidio , né che af- 
ietrafTe tanto compatimento per la disgrazia di non poter/i mofirare né ìfiwìa £«*»• 
in ifpagna % né in Milano i fofpirati autentici originali dì sì fatte Ca- P a £ * z *' 
pii dazioni dande/line , efegrete , nelle quali dicefi , che il Duca Otta- 
vio rimafe infeudato di Piacenza ; mentre grazie al Cielo fé ne confer- 
vano gli autentici nel Regio Archi v io del Cartello di elfa Città di Milano, 
come fi vede dal racconto i dorico , che io ne ho fatto , e meglio fi feorgerà 
dall' Appendice di quell'Opera, in cui darogli tutti per intero, ficcome 
farò pronto a inoltrarli a chi avrà la curiofitàdi vederli; e mi perfuado, 
che mollrar li potrebbono gli Archiviai della Serenilfima Cafa Farnefe , 
fé loro noi vietalfero certi particolari riguardi a tutti noti 5 in Ifpagna poi 
certamente debbono confervarfi , facendone kós affai lìcura tutto ciò, 
che prefentemente fi Ila maneggiando ne'Congrelfi di Cambray . 

Onde vede bene il Romano Dileggiatore, che non v'era occafione di 
burIariì,nonfo di chi, allorché dille: nientedimeno la feufaè prontijfima, 
allegandofi per giufiific azione della deplorabile mancanza de' mede fimi 
originali di Gante , che ejfi per gran dif avventura perirono infieme con 
la Cancellala Imperiale nell'Oceano, allorché Carlo V. di là fé ne pafsb 
in ifpagna. Più grande però è la difavventur a di lui , mentre non fi ri- 
troverà giammai chi voglia , o poffa giullificar la deplorabile mancanza 
di modelUa , di verità, e di moderazione, che fi ritrova in quante Carte 
egli imbrattò contro le fplendide ragioni del Sacro Romano Imperio, e 
contro chi propugnolle, potendofi con molta giullizia dir contro lui quel, 
che' egli con fommodifpregio dice qui contro d'elfi, e particolarmente -- Rom 
contro il Tuano , e il Conringio , che la fua favola non è poi felicemente pZ^zz^ 
condotta : e chzfecondoche una bugia trae l'altra , ei nega audacemente 
quei documenti , e quegli atti , che non può con forza di folidi argomenti 
confutare, paffandofela in vani racconti , beffeggiando ora I'uno,e inful- 
tando ora l'altro, non mai però colla verità, ma con menfogne , o falla- 
cie manifelle , come fa in quello luogo , e dipoi dà loro il colore con quelle 
acconcie parole : Queftì avvenimenti così raggruppati ci fanno di leggie- iftoria Rom. 
ri comprendere > che gli Storici anche contemporanei fpejfe volte non p*g- «8. 

pene- 



^u V Apologia dei Domìnio Imperiale 

penetrano oltre alla fuperfìcie degli affari , lanciando a quelli » che ven» 
tono appreso il carico diviluppare i (egreti raggiri delle Corti dietro 
I' lumi , e alle direzioni , [ingerite dalgiufto Criterio , e dalle memorie, 
te quali fogliono fcappar fuori dopo eftinto il fuoco delle pajjioni : quale 
appunto tra le altre più infigni nelcafo nofìro fi è il Tefìamento di Car- 
lo K. Qnefio fatto della reftituzione dì Piacenza, così degno d'un Prìn- 
cipe Crifli ano y e della qualità di Carlo V. fu affidilo dal conofciment» 
di tutti i diritti della Santa Sede : e pure ciò non oftante l Autor Mila- 
nefe malignamente f opra uri atto così lodevole per colorire il fuo ajjunto 
tenta di ofcurare la gloria di Carlo , // quale per if carico di fua cofcten- 
Za proteftò di ordinare la medefima reftituzione ; imperciocché ejjo 
Autore fi avvanza a dire , che Filippo ih Rex Hifpaniarum , Dux Me- 
diolani reflit uit Farne fio Placentìam , [ed non dicitur quo titubai 
titolo di reftituzione per if carico di cofcienza dì Carlo ,efegu ita (da 
Filippo 11. fuo figliuolo in virtù del Te ft amento del Padre , non e forje 
titolo y e titolo d'appagare l'Oppofitore ? il quale poco apprefjonon ricor- 
devole del primo fuo detto , fcrìve , che il Rè Filippo concedi t in Feu- 
dum honorificum , & ligium Civìtatem Piacenti* , univerfum Agrum 
Placentinum , & partem Agri Parmenfis ; così in mancanza di coj^ 
vere le invenzioni ( ma f coperte dalle antìlope ) abbondano in fimili 
Autori , e in fimilì caufe . Dianzi fi era efpreffo : non dicitur quo^ tìtu- 
lo» e or finalmente lo ha ritrovato : in feudttm honorificum , & ligium . 

Quefti avvenimenti, anzi ritrovamenti così raggruppati daH'auda- 
ciflìmo Cenfore ci fanno di leggieri comprendere , che Uomini fami- 
gliami a lui non fi reputano a vizio in mancanza di cofe vere infìngerne 
delle f alfe , e attribuirle dipoi, come egli fa qui, agli Uomini d'onore, 
impuntabili , e veritieri , qua! fu l'Autor Milanefe, il di cui racconto va in 
quello luogo con tanta ingiuftizia mutilando per rinfacciargli invenzio- 
ni, e antilogie, vizj tutti proprj del fuo maligno Dettrarore , il quale 
perciò lì provoca Tira degli Uomini dabbene , che non poflòno udir lenza 
orrore lacerar la fama di chi ripofa nel Signore. 

Oflervi in primo luogo il Leggitore, quanto infopportabile fia il 
fallo di quello pretefo Critico , e come egli fia pieno di fé medefi- 
mo: vuole, che gli Storici anche contemporanei fpeff e volte non pene- 
trino oltre alla femplice fuperfìcie degli affari , taf ci andò a quelli* che _ 
vengono apprefjo il carico di fviluppare i f egreti raggiri delle Corti 
dietro a lumi» e alle direzioni , fuggente dal giuflo Criterio ; E indi 
rifletta , che egli erigendoli in Antelunano , anzi in Patriarca di quegli , 
che hanno sì bei lumi , e profieguono le pregievoliflìme direzioni , fugge, 
rite dal giullo Criterio, fi gloria d'elfere lui folo,chefappia fviluppare i 
fegreti raggiri delle Corti , e che abbia la buona ventura d'abbatterli nelle 
memorie, le quali fogliono fcappar fuori dopo eftinto il fuoco delle pallio* 
ni, di cui egli per dono fpecialiflimo del Cielo fé ne ritrova interamente 
libero . Ss poi brama il Leggitor fapere , perchè faccia di fé un sì magnifi- 
co ritratto, ceco che glielo dice , perchè appunto tra le altre più infigni 
memorie nelcafo nofìro gli è riufeirodi pefeare ilTeftamento di Carlo V. 
e con elio provare quello fatto della reftituzione di Piacenza , coìì de- 
gno d'un Principe Crifìiano ,e della qualità di Carlo V. , vanrandofi 
finalmente, che <7/^/;/o fatto fu ajfifìito dal conofeimento di tutti i di- 
ritti della Santa Sede :e che pure ciò non oftante l'Autore Milanefe 
malignando Jopra un' atto così lodevole per colorire il fuo affunto tenta 

ofeu- 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza, ili 

cfcurare la gloria di Carlo , ti quale per if carico della f uà co] "rietina prò* 
teftò di ordinare la medefima re flit unione . 

Ora il Lettor medefimo, il quale già refta informato di tutto il fatto, 
e del conrefto del Testamento di Carlo V.cofa nediced'un sì arrogante 
modo di favellare? qual titolo gli pare, che meriterebbe cotefto Scritto- 
re , volendoci fopporre un'altra volta qui , che Piacenza fofle fiata da Fi- 
lippo II. redimita al Duca Ottavio in efecuzione del Teftamento di Car- 
lo: chequeito fatto fu atfìltitodal riconofeimentodi tutti idiritti della 
Santa Sede : e che Cefare fi protetto di ordinare la medefima reftituzione 
per ifcaricodifua coscienza. 

Ma nò: prima di dargli quel nome, che egli per la fua baldanza fi 
merita, offervi meco, fé l'Autor Milanese malignando [opra un* atto 
così lodevole per colorire il fuo affunto » tenta di of curare la gloria dì 
Carlo. Suppone 1 ardito Cenfor Romano, che effo Autore fi avvan^a 
a dire, che Filippo II. Rex Hifpaniarum Dux Mediolani refiitnit Far* 
ne fio Placentiam ,fed non dici tur quo titulo; E cosi dopo d'avergli in- 
giultamente attribuito una fallirà , più ingiuftamente Io rimprovera.»* 
efclamando : il titolo di re flit unione per ifearico della cofeienza di Car* 
lo , efeguita da Filippo II fuo figlio in virtù del Te/lamento del Padre \ 
non è forfè titolo , ne titolo d'appagate TOppoftore ? 

Ma Dio immortale ! quando mài quefta Baleftra Forlana lafcieràdi 
berfagliar l'innocenza con tante calunnie: e quando mai fognoflì l'Autor 
Milanefe d'afierir ciò , che con tanta aftuzia e inganno fi fìnge il fuo Det- 
tatore , il quale tronca il dì lui difeorfo per fargli dire ,che Filippo Rex 
Hifpaniarum &c. refìituit Farnefio Placentiam , fé d non dicitur qm 
} itulo . L'Autor di Milano non dirle ciò-, che vuotargli dire l*Av verlario 
per calunniarlo, madifle così : Si vero infpiciamm Capitula conventio* 
vis yinitte inter Philippum li. ,& Dtfcem Oclavium Farnefium y quie 
babemus inter iiteras Principimi in ILLJS Rete Hifpaniarum , Dux 
Mediolani retìituit Farnefio Placentiam \ (ed non dicitur quo titulo , 
Ed ecco , che non è l'Autor M i lanefe , cheyi avvan^a a dire , che Filippo 
eftitul Piaceoza al Farnese , fé d non dicitur quo titulo , ma piuttosto è 
1 fuoCenfore,che fi awanza a farcelo dire; mentre il Conte Caroelli 
litro non ditfe , folamente , che fé riguardiamo le Capitolazioni itipulate 
Va il Rè e il Duca, che fi leggono nelle lettere de' Principi in quelle:/» 
llis Rex Hifpaniarum &c.\efiituìt Farnefio Placentiam , fed non di* 
-.iturquo titulo. Onde l'Autor Milanefe non fi avvanzò adire, che fi 
ece hTzQ.\tuz\one t fed non dicitur quo titulo ,ma fcriife foltanto,che 
e Capitolazioni, inferite nelle lettere de' Principi , non efpiimono con 
qual titolo fofie Piacenza refiiruita al Farnefe. Cotefte Capitolazioni 
inferite nelle lettere de'Principi vengono citate dallo Storico Romano 
dia pagina 124. , e regiftrate di parola in parola dall' Avvocato Piacenti- 
io nella fua Ditlertazione alle pagine 58. , e 59. Legganfi pertanto fimili 
Capitolazioni , e veggafi fé efprimano il titolo , con cui diede Filippo II. 
Piacenza al Duca Ottavio; quando elle efprimano cotefto titolo, io ho 
rutti i torti del Mondo, fé poi il taciono, perchè con tanta malizia attri- 
buir' il filenzio loro all' Autor Milanefe, il quale fol difle,che le itefle 
Capitolazioni non ne parlano . Quefta è una calunnia troppo infoffribile, 
; più infoffribile poi fi rende all'udito l'altra impoftura ,che l'Avverfario 
foggiunge immediatamente, attribuendo ad elfo Autore Milanefe, che 
poco apprejjo non ricordevole del primo fuo detto > fcrive , che il Rè FU 

lippa 



a$2 V Apologia del Dominio Imperiate 

lippa conce ah in Feudum honorìficum , & ligìum Chitatem Piacenti*, 
universum Agrum Placent'wum ,& partem Agri Parmenfii; così in 
mancanza di cofevere le invenzioni ( ma f coperte dall' antilogie) ab* 
bondano in fimi li Autori , e in ftmili caule \ Dianzi fi era efprejfo: 
non dicitar quo t italo , e ora finalmente lo ha ritrovato : in feudum 
honorìficum ,& ligium , fiòche Filippo ne infeudò il Duca Ottavio. 

Già vide il Leggitore, che l'Autor Milanefe ditte, che fc lì riguar. 
dono le Capitolazioni Rampate nelle lettere de' Principi , in effe non fi 
efprime il titolo della fognata re flituzione ; pattando egli poi a raccontare 
colla feorta indubitata degli atti autentici , come cotefto fatto avvenirle , 
e con qual titolo Filippo II. concedette Piacenza col fuo Territorio, e 
parte del Parmigiano al Duca Ottavio , dice così : Sed eadem die , qua 
dilla Capitala fuerunt fubfcripta &c. deventum e/i ftatim ad Inftru* 
mentam coram eifdem teftibui t coram,quibui receptum eft dìlìum In- 
ftrumentum» continens Capitala , qua? firmata fuerunt ditta die n. 
Seplembrh . In hoc igitur Jnfir amento dìcitur» quòd licèt antecedenter 
fub eadem bora fubj cripta fuerint # Majeftate Regis Pbilippi ,ac à 
Hieronymo de Corregio , qui mandatum /pedale babebat a Duce Olla- 
pio Farne [io ^Capitala generalia-pro reflit utione Piacentine , ac certa 
fartis Agri Parmenfii ; Tamen quia in eis non fit certa - & diftincla 
■mentìo multar um conventionum ■>& mutuar um promijfionum; ideo in 
fequentia Capitula fin? bis nullam vìm , vel pondas b abere ; quinimmo 
omijfa eorum ferie h<ec fola executioni mitti, nulla exceptione obflante, 
•vel impedimento volvere . In boc deinde Jnflrumento Majeftas Regis 
Pbilippi il. Duci Ottavio Farnefio prò fé ,fuifque Filiis , & Defcen- 
dentibui mafculis legìtimìi , & natii de kgitimo Matrimonio , dat , & 
i'oncedit in Feudum honorìficum , & ligium Cìvìtatem Piacenti* Uni- 
verfum Agrum Placentinum t Ù eam partem Agri Parme nfu t quam 
tunc Sua Majeftas pojjìdebat , con quel di più , che fi legge nello Sgo- 
mento, regifìrato da me più diffusamente negli antecedenti Capitoli. 
Tanto può oggidì lapaflìcne,per non dir la malizia altrui nel Mondo, 
che per ofeurare la verità, e diferedirar chi la difende intercidonfene_» 
i racconti finceriflìmi, e fondati fopra l'evidenza degli atti pubblici» 
sfacciatamente gli (j oppone, che non ricordevole del 'primo fuo detto 
fcrive in mancanza di cefe vere le invenzioni ( ma feoperte dalle 
antilogie . ) 

Polla quella verità di fatto permanente dia il Leggitore , mentre 
orafiamoin tempo per farlo, il titolo, che fi merita il Romano Critico 
per l'ardire, eh' ebbe d'interciderne i racconti dell' Autor Milanefe, e al- 
terarne con fcandalo il vero fenfo,perattribuigli poi, che malignando 
fopra un atto così lodevole stenta ojcurare le glorie di Carlo Quinto ; 
che fi avvania a dire cefe , che peraltro giammai non dille : e che 
foco apprejjo non ricordevole del primo fuo detto Jcrive in mancanza 
di cofevere le invenzioni , ma feoperte dalle antilogie :e finalmente, 
che le medefime invenzioni abbondano in Jjmilì Autori , e in fimilt 
caufe. Iopermenonmìarrifchioadar'alCenfor Romano il titolo, da 
lui meritato in quello luogo, perchè fé mi cimentarti a ciò fare , temerei 
di non poter guardar mifure , e fo >che darei fiato alla tromba , e cavando 
iiuorilafcimitarra con giu(lizia,come egli fa femprefenza ragione, mi 
avventerei come una furia contra il fuo modoincompofiodi fcrivere, 
caricandolo di si pefanti colpi , che 'I fer jrcbpono mortalmente fui vivo . 

Laon- 



Sopra ìoStato dì Parma e Piacenza . 



Mi 



Laonde per non mancar' a quel decoro , che dee Tempre prevalere , e aver* 
il primo luogo in quelle Scritture, che lì fanno per informar' il pubblico 
della verità in controverfie tanto importanti, fafcerollo in pace , e mi ri- 
volgerò all' Avvocato Piacentino per afcoltar quello , che egli pur fa dire 
conno le Invertitore , date da Filippo II. al Duca Ottavio , e al Principe 
AlelTand» o fuo figliuolo , e contro gli altri atti , da me fedelmente regiftra- 
ti,come fi ritrovano ne' pubblici Archivj. E in quella occafione efami- 
neremo di qual forra fia il pofleflo,ediqual naturala preferizione, da 
cui comincia qutfto Autor retrogrado la fua Diflertazione , innalzando 
egli fopra quelli duoi sì lubrici , e falfi fondamenti la gran machina 
dell'alto fupremo Dominio della Sede A poftolica nel Ducato di Parma, 
e Piacenza ; E dappoiché avrò fatto ciò , nulla più restandomi , che con- 
futare,eflendo tutte le altre dicerie molto inutili ,pafferò prima a dir 
qualche cofa intorno a poche altre rifleflionijche fa negli ultimi Capi 
della fua Storia l'Autor Romano, e dipoi alla recapitolazione de'diritti 
Imperiali fopra elfo Ducato , lafciando il carico di meglio ftabilirli a pen- 
na più della mia erudita, e verfata nel gius di Natura, e nella ragion 
delle Genti . 

C A P. XXVIII. 

Si fa qui vedere l'infedeltà , e l'audacia dell' Avvocato Piacentino 

in negare tanti atti pubblici , di fopra fedelmente regi/irati : 

e ft rìfponde a quanto egli adduce per ifcbermirfi 

dalla loro efficacia , e dall' oftacolo , 

che fanno al fuo principal' affunto . 

SArebbe l'Avvocato Piacentino degno di qualche compatimento, Te 
mctteiTefoIo in dubbio, ovvero impugnaffe una fol volta tanti, e sì 
replicati atti, quanti fono quelli, da me regiftrati negli antecedenti 
Capitoli; ma chi potrà mai feufare la fua perulanza, veggendo, che 
non contento di negarli in molti luoghi della fua Diflertazione , beffeg- 
gia anco, ed infulra tutti quei , che gli adducono per foftenere le ragioni 
del Sacro Romano Imperio. Ciò che egli diceffe dell' Autor di Milano, 
e del Mufeo,già l'abbiam veduto di fopra ; ora fingendo egli , che igno- 
raflero e Paolo IV. , e'1 Duca di Ferrara nemico del Farnefe ,e del Gon- 
zaga, le Inveftiture , date dal Rè Filippo II. al Duca Ottavio , e al Prin- 
cipe AlefTandro fuo figliuolo, da cotefta pretefa ignoranza, per negar 
l'evidenza degli arti pubblici , ne trae quefta bella conseguenza ; Laonde 
io credo non effere dalla parte del torto , fé dico , e ridico , chcs 
quella Inveftitura fta fin al giorno d'oggi fra i meri pojjibili , e che 
non vi fu , e non v'è di f atto , fé non fi moflra l'autentico. Ma per- 
chè tali Inveftiture furono note al Mondo tutto più d'un fecolo fa : né fa- 
pendo perciò come fi far' ad occultarle ,xo{\o$ogQugr\z: cominciò bensì 
a trapeli are qualche cofa di più jul principio del Pontificato di Cle- 
mente Vili, correndo voce di detta Inveftitura , e d'una Capitolazione 
fegreta . Sarebbe mai peccato contro lo Spirito Santo il dire , che que* 
fìe cofe fi mettevano fuori a poco a poco per dar for%a alla pretefa 
Jnvefiitura , che quando ci foffe fiata , ben fapevano i Dotti , e gli 
Idioti , che rimanendo occulta , a nulla ferviva per il Rè » e meno 
per l'Imperio . 

gg Chiari- 



Dijjeriazlon. 
Viazent. 
pag. 58. 



Differtazion, 
Piacente 
P'g- J9' 



114 V Apologia deìDominio Imperiati 

Chiunque nega, impugna, e combatte la verità conofeiuta , pecca 
certamente centra lo Spirito Santo , eh' è la medefima venta i; ed in quello 
oravamo eccedo incorre qui, e in molti luoghi della fuaD.fler razione 
? Avvocato Piacentino, il quale prende quafi fempred.mira le cofep.u 
evidenti, e più chiare della ftefla luce per offufcarle , e fovvertirle come 
faóra,ridendofi diquelle Inventore, e pretendendole ne meri poflib.li, 
quantunque fieno a fua notizia , e l'abbia più volte vedute negli Archiv, 
della Sereniffima Cafa Farnefe , a cui non portò , ne debbo far quefto gran 
££™Whe^ 

fuafo che l'Avverfario nieghi tanti, e sì replicatati folamente per 
fecondarci fuo genio forenfe di far'a tutto contralto ; non potendo io 
comprendere,co g me eì voglia '™PW«'-^,&1.*}^^ 
quantunque cì fotte (lata Japevanoi Dotti , e gì ^ "— " 
do occulta , a nulla ferviva per il Rè, e meno per l Imperio . Starò a 
vedere, che una Inveftitura, e i qualfivogtia altro Trattato avrà a repu- 
Lrf nvando,fenza,che pofiVfervìre ad uno de' Principi contraent, 
perchè non fu notificato al Mondo pel mezzo delle gazzette : e che dovrà 
dirfiocculto,perchènonfupubblicatoafuond. 'romba. 

Io non fo,fe il Duca Ottavio, fé AlefTandro fuo figliuolo, eie Ra- 
nuccìo I. fuo Nipote riconofeeffero i Sommi Pontefici mentovati qui dal 
Differtaxicn, Autor ret ro?rado , per loro Padroni fuprem» . Da lui , e dal fuo Monfi- 
ÌTT S"or Fontanìni fi enunciano gli Strumenti , ma non ^ P'.^ono; Io fo 

P * gSì> bene d'aver provato, che tutti e tre cotelti Principi fi dichiararono con 

atti molto folenni Vaflalli del Rè Filippo IL , e che prefero da quale , Mo- 
narca le Invelliture di Piacenza, della Fortezza, e del Contado defla 
Città , con la maggior parte del Parteggiano . E fé con tal. atti preten- 
dono gli Avverfarj,che eglino punto non preg.ud.calfero ali ideatsu 
fovranitàdelPapa:io pure pretendo, e con maggior ragione , che non 
recaffero nocumento alcuno all'innegabile alto fupremo Dominio, che 
ha l'Imperio Romano in Parma, e Piacenza, e nell Italia tutta, con ri- 
conofeere i Sommi Pontefici , come Signori diretti defle due Ut ta. j 
Penfanondimanco l'Avvocato noftro poter torre dal Mondo le (ud ; 
dette Invertire, perchè fa dire \ che il Duca Ranuccio pieno dijp t . 
riti generofi, ed incapace di [offrire, che 7 Mondo concepì contro di lui 
ombra filli foretto di fellonia verjo la Santa Sede , fentijfi ferito nel 
cuore . quando ìntefe la voce , cominciai afi allora adijjeminare . h 
àuindi ferine due lettere vivacijfime fotto il dì 14. Ottobre 1594- "#• 
(irate per intiero da Monfi^nor Fontanìni , Vuna tutta di propria mano 
al Papa Clemente Vili. , V altra molto pia lunga , e molto più calda, ed 
efficace al Commiffario della Reverenda Camera Apojtolica> detejtan^ 
do quella dicerìa ìnvurìofa a'fuoì gloriofi Padre , ed Avolo > ed a se 
rnedeftmo, e pregiudiziale aW alto Domìnio della Santa Sede , che 
ejfoDuca rìconofce,e confejfa fen^a veruna r e ftr i^ione > ambiguità , 
e fallacia . , , , . 

Io non polfo negare, che daMonfignor Fontanìni non venghmo 
litoti* Rota, regimate per intero le due pretefe lettere , tanto magnificate da» A vver- 
pag.ift. fario; Non può per<\ negare l'ardito Scrittor Piacentino, di non proferir 
anche in cotefta occafiòne una delle fue folitc menfogne : mentre afferma, 
che il Duca Ranuccio deteftaffe quella dicerìa ìngiuriofa a juoi glorwjì 
Padre, ed Avolo , benché cotefte lettere non favellino delle Inveititure, 
date dalla Maeflà del Rè Filippo II. al Duca Ottavio, e al Principe Ale** 

fandro 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza, 235 

Sandro Suo figliuolo ; non mentuando Ranuccio in effe ne l'uno, ne I altro, 
ma lblamence procura giuttificarfi col Papa della voce fparfa contro di 
lui, allietandolo di non aver riconofeiuto , e di non voler riconoscere 
altro Principe per Superiore , e Padrone ne* Stati dì Parma , e Piacete 
Za , che la Sant irà Sua , e la Sede Aportohca, ed in verità non mentì allora 
il Duca Ranuccio, perche non avea peranco riconofeiuto la Superiorità 
del Rè di Spagna come Duca di Milano ; Egli è vero però , che fé jl Faf- 
nefe fcrifle realmente fimili lettere , non attenne gran cofa la fua promef- 
fa, la quale dee piuttofto dirfi uficiofa,e cortegianefea , che rifoluta,e 
fatta con animo determinato di mantenerla ; concioSliacofache non guari 
di tempo pafsò, che adempir volle Ranuccio al proprio dovere, ricono- 
scendo la Superiorità di Filippo III. fuccefTore di Filippo IL colPatto di 
giuramento di fedeltà, predato li 22. di Febbrajo del 1611. dal Capitano 
Ccrudolo, eletto da lui per Cartellano della Cittadella di Piacenza, ed 
approvato dalla Madia Sua, a cui promife reftitu ire il Cartello, quando 
mai morirte il Duca Ranuccio fenza Figliuoli mafchj legittimi ^natura- 
li ; cofa che molta inquietudine diede al Cardinal Farnefe, allora vivente ; 
poiché fembrava,che in virtù di cotefto giuramento ei forte efcluib 
dal Feudo, allorché il Fratello forte morto fenza prole mafehile . Equerto 
punto fu in Milano molto dibattuto, e furono confusati moiri Miniftri , 
particolarmente il Prendente del Senato di quel tempo, il quale ricono- 
sceva, e he la pretenfione delCardinale era giurta, perchè egli eracom- 
prefo nella prima Investitura , conceduta al Duca Ottavio, allegando 
però, che non lì potea divertire dalla formalità, inviata dal Rè per rice- 
vere tal giuramento relè Scritture di tuttoquerto lungo contratto fono 
nell' Archivio Regio , e fi mortreranno a chi vorrà vederle . Ed ecco , che 
con ciò lì rifponde al Capo XX VI I. del terzo Libro della Storia di Monfi- 
gnor Fontanini,che fa tanto fracaSTo fu quefte lettere, da lui registrate 
interamente ,come fé ne vanta 1 Autor Piacentino , il quale non contento 
di feguire ciecamente i racconti , con mirabil'arte impattati da cotefto in- 
fignemcderno Storico al ^enio della Romana Curia ,fr prende anche la 
poetica licenza d'alterarli , e mafcherarli fempre più, affine di meglio 
fegnalarfi nel fervigio della Reverenda Camera Apoftolica, come l'ab- 
biam veduto fin qui , e con maggior chiarezza lo feopriremo nelP esami- 
nare i fatti , che quefto irgeniofo Avvocato premette per innalzarvi 
dappoi come Su d'una bafe ben ferma, e Stabile l'alta machina della pre- 
fazione ; E perchè quefta è l'unico, e principal fondamento del pretefo 
alto Dominio della Chiefa Romana fopra il Ducato di Parma, e Piacen- 
za, cosìda cotefto iniquiftimo prefidio ei fi fa a dar principio al/a fua 
DiiTertazione in una maniera (che io fappia ) non mai piùpraticarada 
verun' altro Scrittore , martìmamenre in controverse , che dipendono da' 
fatti iftorici. E perchè ben fi avvifa,che corefta maniera di fcrivere, 
del tutto inlolita,dà Subito nell'occhio d'ogni Leggitore anche meno 
efperto in Somiglianti materie , perciò s'ingegna di colorirla con finiflìmi 
ritrovamenti , e vuol Spacciarla per la più chiara , piana , ficura , ed in- B'JTertaziom 
fallibile . Laonde io mi veggoquì fortemente impegnato a levar la maf» ^ tacent " * 
chera a cotetta larva , che penta! far' un gran fpavento a chiunque vorrà *** 
Limentani alla difefa dell' alto Supremo Dominio del Sacro Romano Im- 
perio, la di cui Sovranità meditò coftui con un metodo tanto Stravolto 
Sovvertire , non Solamente nel Ducato di Parma , e Piacenza > ma in Ro- 

gg 2 ma^ 



23$ L'Apologia del Dominio Imperiale- 

ma, e jn tutti quanti gli Stati d'Italia, alla riferva di pochi .che per 
correda ei lafcia (ottopodi all' alto fupremo Dominio de Cefali di 
Lamagna . 

GAP. XXIX. 

Si ffaminaal lume d'un ficuro, e fanoCriterio il fine >d>'ebbel' Autor 
" Piacentino in comporre con ordine retrogrado la Jua ViJJerta- 
7Ìone:e fi fa vedere , ch'egli acutamente fi e allontanato dalie 
ìere regole dell' Iftona , e della Cronologia .non peraltro mot wo , 
che perisf uggire l'obbligo di mofirare il titolo della preteja jovra. 
nità della Chiefa Romana [opra il Ducato di Parma e Piacenza* 
e ver poter fondare i fuvpofli diritti nel nudo t e chimerico poi- 
feffo, e nell' iniquo prefidio della preferitone Ja qua e per molte 
'ragioni fi proverà , che non può aver luogo nelcajo nojtro , 



B 



Etiche mancafTero la ragione , e l'ef perienza , baftarebbe nondimeno 
la Diflertazione dell' Avvocato Piacentino a farci pertuali , che una 
quafi moral neceflìtà ci obbliga cominciar qualunque opera iu quel- 
la idea , e con quel difegno , col quale ella fi vuol da noi profegu.re , e ter- 
minare . Abbiam veduto , che quanto ha fin qui fabbricato 1 Avvertano, 
tutto lo ha fondato fu' falfi fuppofti .hallo con fallacie fo(tenuto,ed ab- 
bellitoconfofifmi,edifcorfl enfatici, ora negando, ora intercidendo, e 
talvolta adulterando! tedi, e gli atti pubblici . Maraviglia dunque non 
fia, fé da falfi fuppofti, da fallacie, e da fofifmi ei dà cominciamencoalla 
Diflertazione medefima, ornandone il principio con «udiate paiole per 
forprendere le menti de* Leggitori , di corta vifta però , e facili a travede- 
Vtfermwi re . Comincia dunque a dire , che offervòf agramente celebre , ed erudì- 
•Pìaunt. Scrittore gli uomini efere inchinati a trai curare >ed anche a dij- 

*** prezzare le Cofe a loro vicine : e per lo contrario lanciar fi rapire d* quel- 

i , che fono di luogo , e tempo affai rimote ; e afTerifce , che tant ocre fi 
avvanzaqueftacorrutela,che»o«/ /oi/W 5 c> rozzo cade mquefto m- 
ciampo , ma v'inciampano fin gli fìejfi Eruditi per troppo prurito d tnve* 
ftteare le anticaglie. Compatifce quello novello Inventore d. trattar 
controverse pubbliche chi vi ft applica per nutnrfidi ciò », che poco,* 
nulla importa agi' intere fi de' Sovrani ; ma prerende pofaa , che Aver* 
f amente debhano procedere coloro , a quali tocca ad ajjijiere a grandi 
affari ne' Gabinetti de' Principi , e ponderare f t itoli , da quali dipende ^ 
la quiete dellUniverfo t laficurezz* de' Regnanti^ la felini a de 
Povoli Egli (lab'.Ufce inoltre , che appartiene a queftajortad Uomini 9 
prefeieìti dalla Divina Providenza per dar' esecuzione a Decreti , da 
sfa ftabiliti » rivolere tutti i loro pen fieri alla giuliva del pojjejjo at- 
tuale degli Stati , delle Province, ^<?' R^«/; E facendola indi come 
colui ,defaitto da Orazio nella lui Arte Poetica ,che : 
Non fumum ex folgore 
Sed ex fumo dare lucem 
Cogitat 9 ut fpeciofa dehinc mir acida 
i Promat . 
Con un sì fplendido cfordio fi protetta , che per difeoprire quella 
«iuftizianondobbiamgià far ricorfo alle Remane leggi , ma tiJMf na- 
turale , e delle Genti , che fono k vere leggi de' Sovrani . 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . 



2J7 



Fin qui la cofa cammina bene; io però non fo comprendere, come 
tutto quello m ae (lo Ci filmo di (cor fo giufìificar pofla il modo ufato dall' 
Avvocato Piacentino nelteflere la fua Differtazione , perchè quello deb- 
ba preferirli alla regola »e alia maniera praticata finora dagli Autori più 
rinomati , e ingegnata dagli antichi , e moderni Maeftri delibane iftorica , 
e retrorica ancora . 

L'erudito Scrittore , che l'Avverfario cita per cooneftar cotelto fuo 
divifamento ,egli è Ericio Pureano {a) nella fua Storia Cifalpina : quelli 
in fuo lento altro non d ice foto, che hic folemnemort alitati vitium ne- 
gligere , atque etiam contemnere proxima : contra loco, & <etate longin- 
qua admirari : e poco dopo : & laudemus tantum qua 1 defierunt ; Io ftef- 

10 più o meno s'inrfe d'efprimere Cefarin. Fur (liner dejurefupremo &c. 

11 che in buon linguaggio altro non vuol dire , fé non , che a quelli Autori 
non piace il genio di que' Letterati,! quali più volontieri impiegano i 
loro talenti in fcrivere fatti, e cofe lontane dall'età loro, che nel raccon- 
to di quelle ad eflì più vicine : dicendo perciò il Furlliner ,che ////' , qui ad 
fcribendum plerumque animum appellunt , miserabili ingeniorum mor* 
ho , nonni fi vetera crepant , quorum nofiris temporibus vix apparent ve" 
ftigia , recent ium incuriofi . Quindi ei fi prof ella , che ìlludfemper mira' 
tus fum: ma non pertanto né egli, né il Puteano, invitando gli Eruditi 
ad invogliarli delle materie anche moderne, e a noi più vicine, gli efor- 
tano a cominciarne la narrazione , ordine retrogrado , cerne fa l'attuto 
Avvocato Piacentino; anzi amendue cotelìi Autori cominciano l'Opere 
loro da' veri principi, e vanno prima alla fonte delle cofe;e a così fare 
c'infegnarono gli Uomini più grandi , e celebri al Mondo per fapienza , e 
faggezza . Laonde Arsotele nel noftr o precifq cafo ofTervò , che fi quii 
igiuir ah initio rerum originem infpiciat , ut in aliis ,fte ,& in iftis opti- 
ine difeernet . La verità dunque fempre farà. , che fojamen.te chi vuole , 
come l'Avverfario, ingannare la fempjioe Brigata, o chi, come egli, 
nonpuomc{trare,r;ègiufììfkar'i pri ócipjdel fùqafTunto. 

Semper ad eventum feflinat , & in mediai rei 
(Ed io dirò in ultimai m>) 
Non fecus , ac notai Auditorem rapìt , & qu<£ 
Defperat trattata nitefeere poffe , relinquit 
Atque ita mevtitur yfic ver is f alfa remifeet 
Primo ne medium , medio ne diferepet imum. 
Dicendo a quello proposto uno de' Commentatori d'Orazio nello (lefTo 
luogo, che tutto ciò li fa: ut fillio fit concors ,& fui fimilis , nec dif- 
crepans . 

Da una sì fallace introduzipne paffa ir noftro celebre Avvocato con 
un' altro fcfilma,non men' artificiofo del primo , all' ajfunto , che ha 
prefo, e fi vanta volerlo trattare , feguendo gì' ini egn amenti del jus 
pubblico t ma comune a tutte lì Nazioni , e dice enervi due maniere op- 
portune da venire in cognizione della naturale qualità d'uno Stato» 
fopra del quale favi controverfia fra due Sovrani , l'una foggetta a non 
pochi , né leggieri intoppi , l'altra piana yfteura ,ed infallibile ',Jecondo 
i dettami di quella legge ne' Sovrani , che pur' ora accennai ; La prima 
conjifie nel? incominciare da capo, e dalla primiera origine ,o fonda- 
zione dello Stato , che è in quijiione t mettendofi di primo balzo fra le 
tenebre dell' antichità colla [corta di quegli avvanz) , che fono rimafa , 
e pervenuti fino a giorni nojiri&c- All'incontro mi fi para avanti il 

feconda 



fa) 
Eric Puteanì 
Hiftor, Ci. 
}alp.lib.t.in 
princ. C<*?/*. 
ria. Furfttm 
net. de jur. 
Suprem- & 
Legat. Prin* 
fìp.cap.$. 



Arifl. pohu 
ltb.ixap.it. 



Oratìo de 

arte poetica. 



DiJfertaziOK. 



VijJevtaziMo 
Piacent. 
P"gS, 



% 2 % V Apologia del Domino Imperiale 

fecondo metodo da indagare la verità , e la giujìizia con quella fcbiet* 
tezza,e nudità , che richiede il diritto della Natura , * delle Genti , 
libero da contenzioni , e da cavillazoni &c. Confifte quefì' altro metodo 
tiell' incominciare dallo flato attuale delle cofe , e nel rimontare con or- 
dìne retrogrado all' indietro , fin' a che fiafi accertato un pojjejfo vero, 
pacifico ,e continuato per longhijfima ferie d'anni , oltre alla rimem. 
branza de" Viventi , de' Padri , e degli Avoli . ed oltre a Umitt dt pttt 
fecolì, e fino adincontrarfì nelle guerre intraprefe per ricuperare talt 
Stati dagl' Jnvafori&c, 

Io fin qui non ho udito , né tampoco mi rifowiene d'aver letto appo 
un fol' Autore di credito, che il modo di fcrivere, tenuto comunemente 
da tutti , ed infegnatoda* Maettri dell'eloquenza ,e JelP arte iftorica , fi a 
difficile , e [oggetto a non pochi , ne leggieri intoppi : e che la maniera del 
lutto infolira , e novella , che propone l'A vverfario , fia piana, ficura , ed 
infallibile , fecondo i dettami di quella legge de' Sovrani , inventata da 
Zui , e non da altri , per venire in cognizione della natura , e qualità 
d'uno Stato ; E fé fofle così, come va divifando cotefto Scrittor retrogra- 
do , farebbe!! di molto abbagliato Ariftorele , il quale appunto ci avverti, 
chtfiquis igtturabinitio rerum originem injpiciat ,ut in aliis,fic& 
in ifìis , cioè nelle materie politiche , e nelle controverse de' Stati , come 
e la noftra ,optimè dtfeernet ; E con Ariftotele farebbon' inciampati iti 
tal' errore infiniti Letterari di primo grido, e perfino l'infigne Storico Ro- 
mano , tanto commendato dall' Avvocato Piacentino , cominciando egli 
la fua Storia del Dominio temporale della Sede Apoitolica (opra le Città , 
ideile quali ora fi favella , dall' origine s e dalla fonte delle cofe . 

Io ammetto però , che il metodo retrogrado, propofto dall' Autor 
della DifTertazione , fia da lui creduto migliore , e più ficuro delPordina- 
xio, del folito, e dell' antico, perchè altro non ha egli in animo ,che_» 
d'ingannare i Leggitori , confondere la verità , velare il vizio intrinfeco , 
e mafeherare con una bella apparenza le fallacie , di cui tutta è fparfa la 
fua Diflcrtazione. 

Sarebbe nondimanco in qualche guifa tollerabile un metodo tanto 
infolito , e ftrano , allorché tutti quanti i fatti , fu quali intende l'Avver- 
fario fondare la fua intenzione, fodero chiari , netti, e per ogni parte^- 
proveduri di quelle circostanze, che li rendettero veramente giudi; e fa- 
rebbe fopr a ogni cofa affatto neceffario, che quell'atto, il quale dee fer- 
vire per bafe, e fondamento di tutro quanto il comporto nella novella 
idea fi facefle apertamente vedere per legittimo , certo » e indubitato . 

Né bada per giugnere felicemente a tutto ciò, il fingere di voler co» 
minciat e dallo fiato attuale delle cofe , e rimontare con ordine retro- 
grado all' indietro ,fin' a chefiafi accertato un poffeffo vero - pacifico , e 
continuato per la longhijfima ferie danni; perchè anche qui vi ita naf- 
collo l'inganno , ed appiattata la fallacia , e tutto è fofifma , e cavillazio- 
nemanifeiìifTìma. Cofa farà mai coretto pofleffo vero, pacifico, e conti- 
nuato? Veggiamlo un poco di grazia, ma al lume d'una fchiecca , fin- 
cera, e Criftiana Diatetica, 

\o dunque mi fo ad interrogare il nodro Sofida , e fi gli dico , che de- 
siderarci fa per da lui inqual fenfo egli prenda quel termine, o fia quella 
voce vero, fé per giudo, in modo che intenda, che fi debba folamente 
giudicar vero quel poflefio , che farà giudo , e che avrà un pr incipio legit- 
timo , fano , e non viziofo ; e parebbe a me, che cesi dovrebbe intenderla, 

facen- 



Sopra lo Stato di Parma ? Piacenza . 239 

face ndofi Avvocato della Santa Sede. Romana, Cultrice inclita e della 
giultizia, e dell' equità; poiché tutto ciò» che non è giufto , rigorofa- 
mcnte parlando ,non può chiamarli vero; Se in realtà dilli s'inteie di vq- 
Ier dire così , iiam d'accordo beni/limo ; ma perchè fenza attaccarli ad un 
termine equivoco, e fallace, non appigliarfi di botta falda al più ficuro, 
e che tolga tutti gli equivoci , ed aggiungere al portello in vece dd termi- 
ne vero , la voce giufio ? Qui noi difputiamo della giuftizia , e non deli* 
evidenza, e certezza d'un pofsefso ; concioflìacofache un nudo, e purp 
elsjre, anche certo, egli è talvolta una talqual fpecie,o fprta d'effere, 
affatto accidentale , e tìfico ;e che puoi ftar beniflìmo fenza la qualità mo- 
rale : potendoli indubitatamente dare come in realtà fi è dato , e fi dà nel 
cafo noftro, che uno tenga veramente, e poflegga con pienezza di fatto 
una cofa , e che interamente la goda , ma non pertanto tutto ciò moftra 
la giuftizia e del poffeflb, e del godimento. 

Né vorrei peraltro, che il noftro Avvocato fi fchermifle dalla diffi- 
coltà col ripetere , che non folo dilfe poffeffo vero. , ma vi aggiunfe ancora 
pacifico , e continuato ; perchè parrebbe a me , che neppur quello folle un 
dilcorrerla con chiarezza » e con fincerità d'animo , ma un voler' andar gi- 
rando intorno ad un falfo circolo , e del tutto viziofo , mentre ogni uomo 
verfato nelle quiftioni fomiglianti alla noftra fa » che un poffeffo , benché 
cent innato , e pacifico , non dee crederfi neceffariamente per giufto > e per 
vero. Laonde altro non farebbe, che voler provare la qualità morale^ 
neceffaria, cioè la giuftizia del poffeffo con il poffeffo medefimo . Inoltre 
il poffeffo paciheo altro non è, che una circoiranza accidentale, che può 
clfere fpogliata affatto di qualità morale J E quanti poveri Galantuomini 
li veggon tuttodì fpogliati con manifefta ingiuftizia delle loro foftanze , e 
gli Ulurparori in pacifico poffeffo delle cofe iniquamente occupate : e chi 
patifee lofpoglio ben fovente fi vede dalla neceflità obbligato a ftar cheto, 
capenfar'afalvarfi,non che a riacquiftar'o con fotti, o con parole la 
robba rapitagli con violenza , e lo fteffo dee dirfi del poffeffo continuato ; 
quefto ti fonda parimente in una mera accidentalità priva d'ogni morali- 
tà , perchè Ita nel folo tempo , ed è accompagnato dal nudo facto ; e le il 
tempo, e il latto, molto vaglino, e poftìno,lo dica il buon Sofifta,il 
quale nel principio di quefta iua Diflertazione ci fece fapere , che appar- 
tiene agli Uomini prescelti dalla Divina providenia per dar" efecu* 
%ione a Decretila effa ftabiliti , rivolgere tutti ì loro pensieri alla 
pufìiz'ia del poffeffo attuale degli Stati , delle Provincie , e d? Regni , 
unica bafe delle guerre , e delle paci . Ma nò , che farei troppo feiocco, 
fé lafciafti una Caufa di tanto momento alla decifione d'un fogg-tto, 
preorcupato da una cieca paflìonedi foftenere il fuo impegno; e di co- 
tefta nera tentura ne jefta così imbevuto l'animo fuo, che non ammette 
più altri colori , quantunque chiariflìmi , e molto opportuni a fargli ravi- 
fare la verità , la quale piuttoftoei tenta dbfcurare con ombre troppo in- 
gannevoli , precipitando abbella pofta le bilancie della Giuftizia in quella 
parte , a cui pende l'intereffe del fuo Principale . 

Meglio dunque farà , che appigliandomi al configlio di Crilpo Sallu- 
ftio,ilqnalefaggiamenreofferva: Omnes h ornine s t qui de re dubia con- 
fultant ab odio» ira» & amicitia vacuos effe debere; Lafci appunto 
il diffinirlo da quella forta d'Uomini , che il noftro Avverfario dice, 
preferiti dalla Divina Providen^a per dare efecu^ione a" decreti > da 
eif a ft abiliti , e da que* -Princìpi >ì quali fi pregiano del vero onore , e 

titolo 



14<3 V Apologia* det Domìni» Imperiale 

titolo di Cattolico , e di Criftiano ; mentre io fono pienamente perfuafò, 
che gli Uomini prefcelti dalla Divina Providenza per dar' efecuzionc a* 
decreti , da effa ftabiliti , e che i Principi , i quali fi pregiano del vero ono- 
re , e del titolo di Cattolico non faranno giammai per acconfentire a cote- 
ito metodo, inventato dall' Avvocato Piacentino per moftrare la giuftizia 
de' titoli , co' quali ei pretende foftenere la fovranità della Sede Apoftolica 
ne' Stati di Parma, e Piacenza, e moltomeno per autorizzare co* loro 
decreti un genere di prova tanto fallace ne' fuoi principi , e pieno di con- 
fufione , e d'inganni, folo perchè l'ApoIogifta moderno vorrebbe con ma- 
gnifiche parole accreditarlo per ficuro e infallibile , e apporlo alla corren- 
te degli Autori più clalTici , e rinomati , i quali altra maniera non ularono 
nelle Opere loro, che di cominciare le prove da* fuoi veri principi, dalla 
fonte e origine delle cofe,e da* titoli de' Domini, e poffeflìoni,che fi 
controvertono . 

E ficcome egli fi protetto , che la giuftizia del pojjejjo attuale 
degUStati è Vunica bafe delle guerre , e delle paci» così all'incontro 
io ripiglio , che l'ingiuftizia del poffeffo attuale , benché abbia la fua origi- 
ne lontana , mette con molta ragione l'armi in mano a chi ingiuftamente 
ne fu Spogliato , affine di ricuperare quanto ingiuftamente gli fu tolto. 
Dunque per conofcere o la giuftizia, o l'ingiuftizia di cotefto poffeffo > 
dovrà certamente farfi ricorfo alla fon te, che vuol dire all' origine dell' 
acquifto , e al cominciamento del Dominio , e del poffeffo , per conofcere 
di qual forza, e pefo fia,defcendendo dipoi' all' ingiù per ifcoprire,fc 
quel che fu occupazione, intrufione, e violenza nella fua forgente, fiali 
dappoi fatto legittimo per novelli titoli fopraggiunri vi , e per tutte quelle 
altre circoftanze , che fi vanno efaminando da' Profeffori del jus pubblico, 
per ben giudicare della fovranità , e del Dominio delle Provincie , e 
de' Regni. 

Se l'Autor Piacentino aveffe faputo dove pofare fermo, e fiffo il pie- 
de, non v'ha dubbio, che fatto l'avrebbe con molta fetta, e fenza tante 
girandole di primo sbalzo farebbefi portato, come fece il fuo Precurfore 
men di lui pratico delle ciarle, per non dir delle aftuzie del Foro, alla 
forgente, ed all'origine della pretefa fovranità della Sede Apoftolica fo- 
pra il Ducato di Parma, e Piacenza; Non potè però egli, per giugnere 
felicemente a cotefta meta, ritrovar la via né piana, né ficura, dovendo 
correre fempre mai per ftortiftìmi fentieri , e fui lubrico de' falli fuppofti : 
cammino per verità troppo difficile ,e malagevole. Quindi è, che da 
fcaltroLeggiftafeppe ritrovar' un novello Scurciatojo. Gli riffovvenne 
dunque, che i Legulei fogliono tutto dì efclamar ne' Tribunali poJJideo y 
quia poffideoyt far'intorno a' Pretori de' Giudici rifuonar quell'empia 
voce , che etiam Pr<cdo manutenendus eft in fua poffejjtone ; quindi 
volle tentar la forte , fé mai fu quefti bei principi gli riufeiffe inventar, 
fenza arroffirfene gran cofa, un' altrettanto fantattica, quanto novella 
teorica , là quale , fi lufingava , che ricevuto avrebbe un grande applaufo 
apprettò tutti quei , ehe non vorrebbono né altra regola , né altro Giudice 
per decidere della qualità de' Domini, e dell' acquifto de' Regni, e degli 
Stati, che 'I proprio capriccio, e la fola voglia di farfi ricco coll'altrui 
fpoglie , abbracciandofi , come all'aitar del refugio , al folo nudo poffeffo 
di qualunque forta egli fi fia, e abborrendo fommamente il venir' all' 
efame de' titoli, e delle ragioni al chiaro lume della Storiategli auten- 
tici documenti, e de' Trattati di Paci» e di Confederazioni , i quali con 

tanta 



Sopra lo Staio di Pdf ma e Piacenza' . 



Hi 



tanta gelofia, e cautela fi cu ftodifco no negli Archivj- pubblici, perchè 
tono i veri , e indubitati reftimonj , e là Cole prove , che fi ammettono nel 
Sacrosanto Tribunale del Mondo giudo, e virtuofopcr diffinire le caule 
de' Principi , e de' Dominj ; né qusiìo Tribunale giammai lì fervi di altra 
arte giudiciaria , che della ufara fin qui uriivf rfalmente da tutti ; E molto 
ben* inteie quefta verità UgoGrozio (a), allorché offervò e (fervi certuni, 
a hi jufiificas caufas plani* non curant , de quibus dici potejì ìllud , quod 
à Romani? Jurifconfultis eft prodi tttmvpr te donem effe eum ,qui rogai us 
de pùfidendi caufa nullam alìam y nifi quìa poffideat . 

Si tìudj dunque quanto più può l'Avvocato di ornare con la vaghez- 
za d'ingegnoiì concetti cotefia larva , da lui mafcherata col velo di vero , 
continuato >e pacifico p offe ffo : ed anche fi- sforzi. di farla comparire in 
aria, e col lembiantedi giuira prefcrizione : e la magnificili pure a fua 
voglia per un mezzo fantifiìmo, che conduce al primo , ed injieme ulti- 
mo fine della focietà umana , cioè a dire il ben' universale della pace , 
della quiete , e della felicità del Genève Umano ; che tanto e tanto non 
potrà sfuggire la taccia d'arditismo Novatore, e fi farà appunto non men 
fofpetto , che odiofo a tutto il Genere Umano , e perfino alla Chiefa Ro- 
mana , a cui vorrebbe attribuire la Sovranità di Parma e Piacenza con_> 
una sì fcandalofa teorica , non folo contraria alle più certe , e ficure regole 
della giurifprudenza pubblica , ma perfino agli oracoli fempre adorabili 
del Vaticano, da dove anche oggidì fi fa fentire la voce dt\ Santo Ponte- 
fice Leone , e ci avvertifee , che Prìncipatus , quemaut fedii io extorfit , 
aut ambitus occupavit , etiamftmoribus , atque aEììbits non offendit : ip- 
pus tamen imiti fui eft p'ernicicfus exemplo ; & difficile eft » ut bono 
peragantur exitu , qua?' malo funt incoàta principio- 1 , Avendo io pur 
troppo provato, che il pretefo alto fupresno Dominio 1 , del quale ora fi 
favella , non riconobbe altro principio , né ebbe altra forgenre , che l'ini- 
moderata ambizione di Giulio II., e la di lui cupidigia non mai faziadi 
ampliar lo Stato della Chiefa Romana. E lofteffo Autor Piacentino co- 
minciando dal Pontificato della fatua memoria di Clemente XI. a dipin- 
gere co' foliti fuoi colori gli atti dei fuppofto pofleflfo » giunto a quello del 
Gran Papa Giulio vi fi ferma ,« in lui gittai primi fondamenti ,fu quali 
dappoi colTajuto iniquiflìmo d'una capricciofa prefcrizione innalza la 
maeitofa fabbrica di cotettafovraniià ,efc!amando tutto faftofo: Eccoci 
giunti al Pontificato di Giulio JI. y che terminò gloriof amente colla ricu- 
fera di Piacenza e Parma , in virtù , ed -in feguitp della Lega >da lui 
promoffa nell' anno 15 ir. foferìtta e pubblicata addì*,. Ottobre nella 
Chiefa di Santa Maria del Popolo in Roma , di cui parleremo in altra 
parte della Dijjert anione ; Profeguendo a dire dopo un' impatto di mille 
menfogne,da me già confutate ,en*ere fiato l'animo diGiulio, che la 
Santa Sede poffederebbe dette Città »e Stati fen^a veruna relazione 
anche rimota a' Duchi di Milano; che nel concetto del Papa erano 
fiati meri Spogliatori dellaChtefa , e non vi aveano potuto acqui ftar di- 
ritto , mancando ì requifiti effenTJali di legìttima preferitone , confor- 
me a ino tempo farò conofeere . 

Quanto malo ftt incoat a principio cotefta occupazione , qualificata 
dal novello Sofifta per ricupera ,g\h mi riufeìdi moftrarlo negli antece- 
denti Capitoli , ne' quali ho anche fatto vedere quanto legittimo, e in- 
conrraltabile folle il diritto de' Duchi di Milano in Parma e Piacenza; 
ed avrò ora il piacere di far fempre più conofeere al faggio Leggitore , 

h h che 



ti) 

Hugo Grot- 

deju,r.belL<£} 
pac. lib. a. 
cap.iz.§.$. 



Differtazion. 
Piucent. 



Cap. Prìnci- 
patus 25. 
caufi.q.i. 



Differtazion. 
Vincent. 



Differtazion. 

Piacent, 

pag.%\. 



H t V Apologia del Domìnio Imperiale 

che difficile efl , ut botto per agatur e*itucottfa artificiofa DiiTertazione, 
qu<e tam malo ed incoata princìpio ; Imperciocché non folamente malo , 
ma pett.mo dee dirfi quel metodo , che fi oppone a quelle regole , che tono 
più certe, ed ufate da tutti gli Scrittori dabbene, (inceri, e faggi. 

Quindi è , che l'Avvocato Piacentino non merita fede in altro luogo, 
che inquefto , in cui ii efprime cosi : quefta forta defame pace a me <k 
Disertano». f are nella prefente Differì anione . E chi mai farà colui cosìfciocco , il 
Tiacent ' quale non vorrà credere , che a lui fia molto piacciuta quefta torta d eia- 

***'*' me > E qual potea riufcirgti pai comodo , e giovevole per fupporre a tuo 

talento una premetta , e fenza provarla prima , tirarne tanto e tanto iur* 
falfiflìma confeguenza, e dipoi dire la provero inoltro luogo . Si degni in 
cortefia il Lettore fcorrere artentamente tutta la Differtazion Piacentina, 
e fcorgerà fenza dubbio, che fempre il fuo Autore ufa quefta peraltro cu- 
riofittima arte; Girta un principio, e dipoi dice, lo provero ajuotcmpo, 
e intanto patta a rtabilirne un'altro più falfo del primo; nel foto fatto di 
Giulio II. teftè narrato due volte ufa un^rte tanto abominevole; dice 
prima , che Giulio IL ricuperò Parma e Piacenza in virtù della i Lega pub- 
blicata in Roma Panno ì 5 n. , e in vece di provarlo fugge la difficoltà , e 
ripiglia : dì cui riparleremo in altra parte della prefente Ditteri apone ; 
con quanta fallita perattroegli ne parlatte,digià fi è veduto nelle mie ante- 
cedenti ottervazioni i Fatto cotefto fuppofto patta a idearne un; air redan- 
doci per co(tanre,che altro non ebbe Giulio in animo,cbe di polder Pia- 
cenza e Parma fenza veruna relazione a % Duchi di Milano,percbe nel di 
lui concetto erano flati meri Spogliatoci della Cbie fa, e non vi ave ano 
potuto acquiftar diritto .mancando i riquifiti e ff enfiali di legittima 
prekrizione . Quante , e quali prove ci vorrebbero per attentare propoli- 
zioni così ftravoTte, ognuno il comprende ; pure l'Autor Piacentino con 
vn conforme a fuo tempo farò conofeere torto fé ne fpiccia , e così fa iati 
mille altri luoghi , rimettendoci anche per lo più a quanto dine , e pretele 
X>\QVMeMonfignorFontaninì> r 

Quelle per mìa fé fono furberie infopportabih , mattime trattandoci 
di caufe , e d'interetti fpettanti a' maggiori Principi della Terra ; e più in- 
fopportabile poi fi fa l'audacia di coftui , quando dice, che quefta torta di 
efame piace a lui di fare nella fuaDittertazione, fp^Wo col Divino 
aiuto , che chiunque leggerà toccherà con mano , che leCitta di Piacen- 
za, e Parma co* loro Stati* e Terrìtorj appartengono alla Santa Apo- 
flolica Romana Sede per la fovranità , ed alto Dominio indipendente- 
mente dal Sacro Imperio Romano . 

Io si che col Divino ajuto ho fatto toccar con mano a tutte le pedo- 
ne libere da qualunque prevenzione d'odio , e d'amore , e folamente rapi- 
te dal fanto defiderio di rintracciar la verità, che l'alto fupremo Dominio 
di Parma , e Piacenza s'appartiene , come quello dello Stato di Milano , e 
di tutto il Regno d'Italia, al Sacro Imperio Romano dal dì, che etto Re- 
gno fu piantato per fino al giorno , in cui Giulio II. ne ufurpò , e non già 
ne ricuperò il pottetto , il quale fu appretto a* Vifconti , e agli Sforzeschi > 
come a veri , e legìttimi Vattalli de' Cefari di Lamagna : che quelli in ve- 
run modo poterò fpogliarne la Chiefa Romana , perchè ella giammai 
non ebbe, ne mai pretefe alcun pottetto, e molto meno verun Dominio 
in e(fe Città innanzi di Giulio IL,e tutto ciò potto vantarmi , lenza timo- 
re d'ettere tacciato di vanagloria , d'averlo felicemente provato .cammi* 
nando per quella ttrada antica, la quale riefee agevole a chi fenve in fa- 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza '. 245 

vor; della verità, e folamente/cg^/f* a non pochi, e leggieri intoppi 
lecchi fi fa, come l'Avverfario, della menzogna partigiano, ed Avvo- 
cato . Ed egli è unode'fuoi foliri inganni l'avvertimento, che dà qu), 
dicendo , che il cominciare da capo , e dalla prima origine , e fondazio- 
ne dello Stato, che è in atti lì io ne ,fia metter fi di primo sballo fra le 
tenebre dell antichità', Tenebre , e tenebre palpabili fono i ritrova- 
menti del Critico Piacentino , perchè traggon l'origine loro da una perpe- 
tua notte di errori, di fofifmi,o d'inganni, e di fallacie: e vuo un'altra 
volta vantarmi d'aver colla [carta di quegli avvampi , che fono rimafti , 
e pervenuti fino a giorni noftri , feoperte , e fmafcherate ie folenni in- 
venzioni di lui, e del Aio Precursore, permodoche entrambi avranno a 
confetta re, e he di coteiti avvanzi dell'antichità ne fiam forniti in tanta 
copia , che badano per porli tutti e due in un grande impaccio . Io portò 
fperare, che debba il cortefe Leggitore concedermi ,d'eflerfi damefeo- 
perto l'arcano della famofa Difìertazione Piacentina , e quale fu il vero 
motivo, che mode l'animo del fuo Autore a principiarla col metodo, da 
lui magnificato per il più puro ,piano , ed infallibile ; Veggiam'ora , fé 
egli ufa nel provare, che la Sede A pofìolica preferire la fovran ita di Par- 
ma , e Piacenza in pregiudizio dell' Imperio Romano-Germanico , quella 
jcbiettezz«>e nudità, che richiede il diritto della Nat tira, e delle 
Centi . 

■ 
C A P. XXX. 

L Avvocato Piacentino ci fa fapere ,che i modi d'acqui ftar' il Domì- 
nio degli Stati fono comunemente riputati il jus belli, la legit- 
tima preferitone , l'occupazione femplice , e fenza titolò , la 
der elisione dell' antico vero Sovrano', e'I confenfo de' Popoli ; 
Indi fi vanta di voler provare , che tutte cotefte maniere concai 
rono a fi abili re l'alto fupremo Dominio della Sede Apofiolica 
nel Ducato di Parma , e Piacenza con indipendenza dall' Impe- 
rio. Qui dunque fi e f amina colla f corta d'un fincero , e fano 
Criterio fé conccrrino nel cafo noftro tutti queftì titoli per traf 
ferire nella Chiefa Romana la juppofta da lui fovranità . 

C "''Omincia il Critico Piacentino col novello metodo, che a lui tanto 
j piaceaipiegar'in vagacomparfa i modi d'acquìfiare uno Stato, 

11 in quanto all' utile , come in quanto al diretto , Sovrano , ed D'tfertazfox. 
alto Dominio, che prima f offe d'altro Principe' é vuol pervaderci, Pia - ctIt - 
che fono comunemente riputati più degli altri faldijftmì , giudijfimi , pag ' 6 ' e 7 ' 
ed inappuntabili apprejjo tutte le Genti il diritto , ju? belli , la 
legittima preferitone , e l'occupazione femplice , e fenza titolo , cui 
i'unifeono la derelizjone del vero , ed antico Sovrano , ed il confenfo 
e fff e ff° d? Popoli f oggetti , od anche fol amente tacito, che di fatto 
abbiano avuto , e riputato l'Occupatore per vero , legittimo , ed indi* 
pendente Sovrano . 

Egli ci fa intendere ancora , che la ragione effenziale , che giù- 
fiifica l'accennate maniere d'acqui ftare gli Stati è una fola nella radi- 
ce ,che rifilila dal primo , ed infieme ultimo fine della focietà umana , 
età a dire il bene univerfale della Pace , della quiete , e della f eli- 
cila del Cenerei} 'mano; E finalmente ei pretende, che lì creda fu la 

h h % parola 



244 V Apologia del Domìnio Imperiali 

parola fua, che tutte le fuddette maniere concorrono feparat amente -, 
ed unitamente nel cafo noflro a fi abi lire l'alto Dominio de Ile Città di 
Piacenza , e Parma , e fuoì Territori nella Santa Romana Sede con 
indipendenza totale del Sacro Romano-Germanico Imperio . 

Dunque prendendo tutto coteftomaeftofirTimodifcorfo nel tuo vero, 
germano fenfo , dobbiam conchiudere ,che colui , il quale così favella , in 
buon linguaggio vuol dire, che la Santa Apofìolica Romana Sede prc 
tende, a lei appartenerli l'alto Dominio di Piacenza ,e Parma con in- 
dipendenza totale dal Sacro Romano Imperio; non già per lefplendide 
donazioni di Pippino,di Carlo Magno, degli Ottoni, e degli Arrighi : 
non per le ragioni dell* Efarcato, e dell' Emilia, offerta in olocausto al 
Principe degli Apojioli da' Cefari Franchi , e Germani ; ma per la forza 
di quell'armi , impugnate dalla Santa Apofìolica Romana Sede contro il 
Sacro Romano-Germanico Imperio ,da cui ella unicamente riconofce la 
fùa grandezza temporale . In virtù di quella guerra , che agli Augutli fft 
cero i Sommi Pontefici; per la volontaria dedizione de'Parmiggiani ,e 
Piacentini , chiamata dall' Autor noftro confenfo efpreJJ'o de 'Popoli [og- 
getti ;e finalmente per l'occupazione femplice , e fenza titolo , che di 
quelle Città ne fece Giulio IL Equefti ne potè dipoi,in fentenza dell'attu- 
to Sofifta ,trafmetrere ne' fuoiSucceflbri la ragion di prefcriverleinodio 
dell' Avvocato , e Protettore della medefima Santa Sede , e in pregiudicio 
del Sacro Romano Imperio di cui , durante l'Interregno , efler vorrebbe il 
Sommo Pontefice Amminiftratore , e Vicario maflìmamente in Italia . 

Se quefta Sentenza ben fi accopj con quella della primitiva Chiefa , 
co' Sacri Canoni, e colla Dottrina de' Santi Padri , e fé cammini di con- 
certo con la buona morale , e colla vera Ecclefiaftica difciplina , a me non 
tocca il deciderlo, ne fono così ardito, che voglia aderirlo, o negarlo. 
Quel che di ficuro io fo egli è , che il Santo , e Magno Pontefice Gregorio 
ben lungi di penfare,che potette la Santa Apostolica Romana Cbiefa 
col diritto iniquiflìmo di guerra acquiftar' il Dominio degli altrui Stati , 
apertamente fi dichiarò, non eflere lecito al Sommo Sacerdote dell' Al- 
tiflìmo Dio impugnar l'arme neppur'adifefade'fuoi proprjbeni,nè per 
rintuzzar l'ingiurie de'fuoi nemici. Ei foftiene francamente , che dee il 
Sommo Pontefice piuttofto tollerar con invitta pacienza l'oppreflìone , e 
far ricorfopel fuofollievoal potentiflìmo ajuto delle lagrime , delle pre- 
ghiere, e de* digiuni; e così rifpofe cotefto Santo Pontefice ad un certo 
Miniftro dell' Imperador Greco , allorché travagliata la Chiefa Romana, 
Gregor. e .d aflalito l'Efarcato da' Longobardi, era efortato opporfi con armate 

M %" d'ìl Ghiere alla violenza di quella feroce Nazione : e le di lui parole fono le 
\xaufa i jf feguent i : De qua re unum e fi , quod breviter fuggeras SereniJJìmis Do- 
quaft. 8. minis veHris , quod fi Ego fervus fervorum , in morte Longobaràorum 

cap.i<). m e mifcere voluijfem, bodìe Longobaràorum Gens , nec Kegem , nec 

Duces , nec Comites baberet , atque in fumma confusone effet divifa . 
Sed quia Deum timeo in mortem cujuslibet bomìnis me mifcere^ 
formido . 

Quefta era la dottrina , e la vera morale della Chiefa di Dio ne' feco- 
li più lontani a lui , come ce lo attefìa Sant' Ambrogio : Coafìus oratione 
hb ùttt tn Auxentium repugnare non novi , dolere poterò , poterò fiere , poterò 
luaJjuxjtX gemere , adverfm arma , adverfm milites Gotbos , quoque lacrym<e meo 1 
cauf. zo. arma funt , aliter nec debeo , nec pofjum refifiere ; e lo fteffo a Marcel- 
lina fua fòrella: Rogamus Augufle 9 non pugntmus , non timemus ,fed 

roga- 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza* 145 

riamili ....HocCbrijììanos decet , ut tranquilitas pacis optetur t & 
fidei vfritatifque coniìantìa , nec mortis revocetur periculo . Epoca 
dopo : Retuli y dicens , me ni bilia prajudicium fé ci ([e Ec eie fide eo tem- 
pore , quo audieram occupdtam effe Milìtibus Bafilicam >gemitum tan- 
tummodo liberiorem babuiffé t multifque adort anfibia >ut eh pergerem 
dixi(Je,tradere Baftlicam non poffum t fed RE PUGNARE NON 
DEBEO . ... Si hifc Tyrannis videtur y babeo arma , f ed in Cbrifli 
nomine , babeo offerendi mei corporis potefiatem : quid moraretur fe- 
rire/i Tyrannum pataret} Veteri jure à Sacerdotibus donata Impe- 
ria, non ufurpata t & vuolgo dici *quòd Imperatores Sacerdotium ma- 
gis optarint , quàm Imperiutn . Cbriflus fugit , ne Kex fieret . Una 
tanta verità ce 1'attefta il Padre Sant' Agoflino , dicendo : ncque tunc pub DeCivitat. 
lmptratoribus Etbnkis , Civìtas Cbrifli quamvis peregrinante , & Detllb ' iz - 
baberet tam magnorum Agmina Populorum , adverfus impios perfe* 
cutoros prò falute temporali pugnavit , fed potius ut obtineret <eter- 
nam , non repugnavit ; Ligabantur , aedebantur , tncludebantur , tor- 
quebantur , urebantur &c. trucìdabantur , & multiplicabantur . Non 
erat eis prò falute pugnare , nifi falutem prò falute contemnere . 

(fon un fomìgliante linguaggio parlano i Sacri Canoni , fondati 
nella dottrina infallibile de' Sacrofanti Vangeli; Veggafi tutta la quirtio- 
ne ottava della caufa vi^efimaterza del decreto di Graziano, e compren- 
dera(ìì,che laChiefa di Dio nimium certe veretur ,& jure formidat 
contra prof effionem fui ordinis fecularem militiam exercere ,de proe- 
li'ts traci are , de arma terrena poteftatis e/ì . Ed Innocenzo Papa nel 
Canone fecondo . Cam a Judaris ( inquit ) Dominus caperetur , & Pe- 
trus cujufdam inobedientis aurem abfcinderet , ferire probibuit : & 
forma omnium Sacerdotum ( quorum prior erat ) etiam prò fé ipfo capi 
arma carnalia probibuit ; Dicendo perciò nel rnedefimó luogo Sant* 
Ambrogio : Non pila quarunt ferrea t non arma Chrifti Milites, 
coati us repugnare non novi , fed dohr , fletus , òrationes , lacrym<e 
fuerunt mibi arma adverfus Milite 's ; Talia enim funt munimenta 
Sacerdotis ; aliter nec debeo , nec poffurn refifiere . 

Ecco dunque qual forte la morale de' Santiflìmi Pontefici di que' 
tempi tanto felici, e la dottrina ortodofla della primitiva Chiéfa. E te 
nel fecoio fettimo , e in quelli , che fucctdettero dopo » andò allentandofi 
il rigore di cocelra ApoftolicaEcclefialtica difciplina. Non pertanto co- 
minciarono i Papi ad intraprendere le guerre da fé, né d'affaldar* Eferciti 
a fpefe dell' Erario della Santa Chiefa * né tampoco a farli militare fotto Cau p 2? 
l'infegnedel Principe degli Apoftoli , a Cui dirle GiesùCrifto : Converte qu <eji.i cau. 
gladium tuum in vaginam; omnis enim , qui gladium acceperit ,gla- 1. in fin <s 
dio peribit; Ma fecero ricorfo agli ajuti de' Romani Cefari , perchè a cau - % * in 
così fare lo preferivono i Sacri Canoni con quefte precife parole : Ecclefia * r nc% 
auxilium ab Imperatore ad fui defenfionem peteré monetur . 

Qjindiè.che eglino non fi mischiarono mai in guerre, né giammai 
fecero leghe co' altri Principi per occupare gli altrui Stati , e maffime que* 
del Sacro Romano Imperio, unito con tanti , e sì ftretti vincoli alla 
Sede Apoftolica , ma folamente implorarono l'altrui aflìftenza per la dife- 
fa degl' Innocenti, ed oppreffi , e per Jefterminio de' nemici di Dio, e della 
(ba Santa F<-de;nel qual cafo folamente era loro permetto da' Sacri Ca- 
noni efortar' i Principi Cattolici a prender l'armi ; confeffa perciò lo fteffo 
Graziano : Sacerdotes arma ampere non debent , fed alios artipien- 



(a) 

cau. z. intsr 
can.y Ù6. 



: 



(b) 
Petr. Dam. 
ìib*. cpift-9. 
adOderieum 
Firmanum 
Epifcop. 



i 4 6 L'Apologia del Domìnio Imperlale 

dum ad opprelforum defenfionem ,atque ad inimicorum Dei oppugna* 
tlnem . eihcet art ari .Unde Leo Quartm fcnbit Ludovico Augufio : 
hitur cam f*pe adverfa àSaracenorum partèu! perveniant nuntia, 
^damin RoLnum Portum Saraceno* cìam furtiveque venturo; effe 
'Icebant^roquono^umcongregaripr^ipimu^ 
aue ad li m incendere decrevimm , & egregi ' Jumus Roma. E nel 
Sione ottavo fcrivendo il Sommo Pontefice ali Efesto Frange ,d« 
xcsr.Omni temporehoc terrore deporto contr a tnmico! Santi * Fidet, 
Tadverfario! Imnium Religionum agere «jM«i^- 
omnipotem,fi quilibet veftrum morietur,quod prò untate Ftdet.tt 
fallarne Patria ac defenfione Chrijìianorum mortuus eft>6 ideo 

ab eo premium calere confequitur . . ■ .^ 

Io confefTo di buona fede , che ne' fecoli più vieni a no. , e dappoiché 

la Santa Apoftolica Romana Chìefa fu dalla pietà , e munificenza de no- 
ftri Augufti innalzata alla grandezza del Principato , e del Dorn.n.o 
temporale , » di lei Sommi Pontefici , or da fé , ora collegati con altri Pnr, 
dpi!Lrapreferomolteguerre. Sei faceflèro conformemente ala dot- 
trina di fopra efpre(fa,non vuo, che l'efamimam un altra fiata. Sol 
tanto ricordare, qui. che Pier Damiano Scritcor dell' ^c.mo ieco o 
Santo Cardinale , e Vefcovo d'Odia non approva gran cofa 1 opinion* eh 
chi con certe apparenti ragioni vuol foftcncr.chc portano i Capi del a 
Religion Cattolica immifehiarfi in guerre , e affaldar Ecciti per moti- 
vitemporali,equeftefonolefueparole (a)'. Sicut ,pfe D«F'h«cu» 
Uà Mondi obfiacula non per difiritli examinn ultionem y fed per invi- 
clam fuperavit inconcuff* patienti* Majejiatem ; ita decet Mondi ra- 
biem potius éequanimiter ferre , quam vel arena corriere ,vel Udenti 
Ufionibu! refpondere;pr<efertim cum interRegnum, & Sacerdotium 
propria cujufque diflinguantur officia ; ut Re* arma ^rfecuh,& 
Sacerdos accingatur gladio fpiritus ,quieft verbum Dei . Et Afarias 
Rex,auia Sacerdotale ufurpat minifìerium lepra perfundttur* & fi 
Sacerdos armacorripit,quod utique laìcorum efìqutdmeretur ...òt 
erto prò fide, quZ univerfalis vivit Ecclefia ,nufquam ferrea con •p 
arma concediti ,comodo prò terreni! ® ^°™~M^ 
tatibm loricata? acid in gladios debachantur . ^"^Jj?""" 
pr<evalent hxretico! htreticorumque cultores nequaquam peumunt , 
(ed potimabiis perimi prò fide Catbolka non refugiunt ...Sialiqun 
'cbjiciat bellich ufibus Leonem ,fe frequenter tmpltcuiffe Pontificem , 
viruntamenSanttum effe. Dico quod f enfio ,quomam nec Petrus ob 
hoc ApoMkum obtinet Principatum , quia negavit ■ nec David prò- 
■fbeti!emfreturoraculum,quia forum alieniVin tnvafit^cum mala, 
&bona non prò meriti! confiderentur habentium ,Jed ex propria de- 
beaht qualìtatikì! judicari : numquid hoc legitur vel legiffe ,vel lite- 
ris docuiffe Greyrim ? qui tot rapina! , & violentia! à Longobardorum 
e fi feritate perpeffm ? num Ambroftm bellum Ariana ,je Juamque he 
clefiam crudeliter'infeftantibu! , intuiti : numquid in armaSanètorum 
traditur quifpiam infurrexifìe Pontificum ? Caufa! igitur EcclefiajUci 
ru)u\cumque neiotìi lega dirimant fori , vel Sacerdotali! eddfaCon. 
airi ne quid^rendum efì inTribunalibmJudicum , vel ex fententia 
dehet prodire Pontificum, in noflrumvertatvropprobrwmcongreUione 

Dirò dunque foaenuto dall'autorità di quello Scrittore, e lo^l.rò 



Sopra k Stati dì Pam* {Piacenza. 



24; 



fcnza timor d'edere con gjuftizia riprefo, , che ammetta eziandio J opinio- 
ne favorevole agli Awer/arj,non penato dee laChiefa Romana dirfi in 
quello cafbroù degli aìtei privilegiata,, permodoche a lei fola lecito fia im- 
pugnar l'armi » e metter' Eferciri in Campagna per nutrire l'iogordiggia 
pori mai fazia prof erendi imperli , perchè tutto ciò viene defedato da' 
Santi Padri, da' Sacri Canoni, e da quanti foriflero dei diritto di Natura, e 
della ragion delle Centi; e roanifèfiamente aflermollo San*' Agoftino, 
allorché impreie a confutare- gli obbietti ,ehe in quello propofito faceano 
j Manichei a' Cattolici : Quid culpatur in bello} an quìa moriuntur 
quandoque morituri , ut dw.lneu.tw in pece- vHìuri ? hoc reprehendiffe 
Umidir»*» eft > non RBUGJQSQRUM. Nocendi cupidità:; ulcifcen- 
étcrvdthtasùc* Libido dwinandi ><$fi qvafimilia, b<ecfunt, qua in 
ke/issjtwutlpamtHr&c. Qrdo autemille naturali: mortalium paci oc- 
{•wodatur eoe pofeit t ut fufeipiendi beili autborhai \>atque conftlium 
penti Principe: fit ; [ed fi humava eupidìtate bellum geritur , »o«_» 
aocet Sancii: . E dal Canone fefto del Decreto di Graziano regiftrato in 
margini ifiam fatti certi, che apud vero: Dei Cult or es etiam ipfa bella 
pacata funi , qua non eupjditate , atti erudelitate , fed paci: ftudio ge- 
rani ur , ut mali coerceantur , & boni fukleuentur . 

Ognuno dunque , che fi avverrà colla Dittertazion Piacentina , e 
quella rutta piena di machine, di rettangoli, e di fofifmi trovando, reitera 
all' evidenza informato, e perfuafo , eflere l'Autore di lei perfettamente 
al giorno di sì fante dottrine; nientedimeno egli è così affattìnato dalla 
palHone , e invafato dalla libidine d'adulare , che perdendo di vifta la giu- 
itizia , la ragione , e Ja verità del fatto , arriva perfino a mettere l'arme in 
mano al Sommo Pontefice per rivolgerle incontro al fuo Benefattore ; ed 
a così ratte procedure piene di fangue dà il nome di diritto » diju: belli , 
e vuole, che l'attentato di Giulio lf. da lui confettato per occupazione^ 
f empiite y e fen^a titolo* fit quoddam(comt allora gridava Girolamo 
Morone iuirufurpazionedi Parma e Piacenza )fit quoddam bene geftp. 
rum fuorum apud Poftero: monumentum y quaft eamveraw zloriam pw 
tet alios per injuriam dirìpere , ut in alias liberali: exiftat , & Imperium 
noftrum mutilare , ut ApoHolatu: Ditianem amplificet , Nulla pertanto 
cale al Critico Piacentino .purché attribuisca l'alto fu premo Dominio 
d'effe Città alla Chiefa Romana , facrificare , ed efporreìa memoria d'un 
Sommo Pontefice alle cenfure, ed a' rimproveri di Sane' Agoftino, il quale 
pernoirraammaeftramento.e molto più per frenare negli Ecclefiattici 
l'immoderara cupidigia d'ampliar' il Dominio, lafciò fcritto : Jnferre 
bella finitimi: , & inde in estera procedere , ac Populo: fibi non moleftot 
fola Regni cupidità! e conterere , id aliud quàm grande latrocinium no- 
minandum non eft . E fé lo fletto Santo Dottore , riferito dal Graziano , 
intuona a tutti i Principi Crìftiani ? che militare non eft delirium , [ed 
propter pradam militare peccatum eft . Quanto più avrà voluto impti- 
mere così fanta , e manfuera dottrina al V icario di Gesù Crifto, il quale 
fecondo S. Ilario AIeratenfe;«o« venerat , ut alienam invaderei %lo. 
riam ,fed ut fuam donare t , non ut Regnum terreftre pneriperet » fed ut 
ctleftc conferret . Quindi Io ftetfo S. Agoftino ad alta voce efdama : 
Audìte omnia Regna Mundi \ non impedio dominationem veftram in 
hoc Mundo , Regnum meum non eft de hoc Mundo . 

Per avere coretto arditiflimo Avvocato la libertà di poter'a fua vq. 
glia efd amando dire: /b inor ridi/co in leggendo ciò , che fé rive il Mufeo 

per 



Videatur 
caufzi.qu. 
l&feq ufq. 
ad 8. per to~ 
tum , ubi 
multi cane- 
net Sanflo- 
rumPatruntf 
& (ententidS 
Bug Grot de 
jur beli. & 
pae. lib.z. 
cap. 1. 

Capti lib. 
21 .contra 
fa'ifium M.a- 
nichaum 
Can.$-Cauf. 
li-quaftl. 
Dici, quafi. 
l-cauf.l*.* 



Lettere di 
Girolamo 
Morone air 
Arcivescovo 
di Barri Am- 
bafeador di 
Majfimiglia- 
no Sforza a 
Giulio IL 
feruta da 
MilanoXUL 
Kalend. 
Ssptembris 
ITI» Cod. 
MS.pag 11. 
De Cìvitat. 
Dei hb. 4. 
cap.6. 
Cauf. 15. 
quafi. 1. 
e an, 5. 
Hugo Grot. 
lib i.cap.i. 
$.10 «.5. 
Hugo Grot, 
lib 11. cap. 

22.<§.l4. n.2. 
<&ibi in net. 
Differtaxìon. 
Piacent. 






g V Àpologìà del Domìnio Imperiale 

ter fodcnere le /ne chimere , fi finfe, che quefto Aurore afferiffe.che il 
fJXLntoMlUruéfMgratsPerrfmM è Vaglio dell Imperatore. 
Suanto co erto fuo orrore fi! fallo , e maligno , lo vedremo fra poco ; In- 
S dirò che molto più ei dovea inorridirli qui s ; ed ho me °e inorridito 
io fua vece , e con meco fé ne inorridirà ogni uom dabbene , e forfè la Cu- 
ria Romana ancora in leggendo^ egli per W™**™^™ 
Imperio la fovranità di Parma e Piacenza, e farne « n K oI f «ufto alPrio- 
ctofde*li Apoftoli i ad altre ragioni non f. appiglia , che al fognato dmU 
no titilli , e agli empj rimedi di pretefa legittima preferitone ,e 
^^kneem^ceJ/en^tHoh. Din! al fognato fritto ^guer- 
ra perchè coftui non prova; come provar non può; che Giulio II. allor- 
ché occupò effe Città , fofle in guerra col Sacro Romano Imperio , e che 
nuel°e fottometteffe colla forza dell'arme al Dominio <kIlaChiela. E 
•Surefe vo èva, che l'Imperio perdette, e laChiefa acquiftaflc -.jure belli 
Fa o anità diParma e Piacenza, dovea fp^*^*]^ 
l'altra fonerò fra fé in aperta guerra , e che gli Ecc efiaft.c, colla forza dell 
irme cacciaffero gl'Imperiali da quelle Contrade. Anzi immemore il 

?am2c icod^ 

SS Dominio delle Città di Piacente Parma nella Santa 

TmanaSede^ pagina?*, aderì, che ^^J^ 1 '^ 
poMo colle Truppe , ma non efpugno cola for Z a dell arme le indette 
atti , le quali a parlar giufto dirò , oV erano vacanti ,e fen Z averun 
Po-More "& dipoi immediatamente foggiunge,che Lodovico ,j 'l Moro 
ran Lo cacciato a fona da Lodovico X IL Rè di Francia fin nell 
anno i 4 99- i * Momigliano fuo figliuolo non l 'f™*W*^'™*% 
rate. Lodovico XII non potendo refiftere alle armi del Papa, e de 
Collegati , le aveva abbandonate . Sicché quei Cittadini &'"***™° ; 
che to(le doverofo, e di loro vantaggio il ritornare /otto laChieJaRo. 
^Dunque qui nulla vi ha che fare :il diritto, ojmdi ^w.siper- 
■ Sé Giulio II non era nemico allora dell' Imperio, ma del Re Lodovi- 
co XII- ufurpatore dello Stato di Milano ; sì perche egli non efpugno colla 
for\a dell' Le le/uddette Città , le quali a P^f"""™** 
ti e lenza verun 'poffeffor e , avendole Lodovico X IL abbandonate >e 
Ma fi migliano Sforza non le aveva per anche ricuperate . 

Mi accorgo J dunque ora, perchè ilnoftroSonfta aggiunga infavore 
della Sede Apoftolica al diritto , o jus belli 1 occupatone > /empisce , e 
lenza tìt alo .Egli fapea, che il titolo di guerra era una chimera inveir 
nrada lui: che Giulio IL in realtà s'intrufe contro tutte le leggi nel pof- 
fcflb di Parma e Piacenza, allorché furono abbandonate da Francese 
che in vigor della Lega doveano reftituirfi a Maffimighano Sforza nipet- 
to al Dominio utile, e all' Imperio in quanto airalto, e fupremo . Laonde 

con manierofadifinvoltura volle ad un fallo titolo accop.arne un altro 

titolo E\ pensò, che avrebbe potuto far mutar fcmbiante a queft atte»- 
r,to che fa fangue , allorché avene faputo colorirlo, dicendo , che ; modi 
dacmtéare uno Stato sì in quanto all'utile , come in quanto al diretta , 
. efovrano Dominio, che primaj W* d^ltroP^ncipe^jono comunemen- 
te retati più degli altri /alditfmi,giu(lf mi, ed wappunt abili ap- 
peso tutte le Centi il diritto , o jus belli l occupazione /empisce , e 



Sopra lo Statò dì Parma e Piacenza. 249 

innalzare i principi della grandezza , e Dominio della Santa Afioftoliea 
Romana Cbiefa {opra una bafe tanto oppolta alle infallibili maffime del 
Vangelo , della Legge di Natura , e della ragion delle Genti , qual' è l'oc- 
eupa^ione femplice , e fetida titolo , che uno fa delle cofe altrui ;come 
non te ne inorridirà ogni uom dabbene, e come non dovrà innorridir- 
fere anche la Corte Romana ? sì che quella fé ne inorridirà, perchè fi 
pregia d'eflere il vivo Prototipo della giuftizia , e dell' equità, e feguace 
diligentiffima della morale, infegnataci da Gesù Crifto- Come mai potrà 
ella patire ,che Adulator sì sfrontato folrenga in faccia al Mondo, che 
lecito lì a alla Santa Apoflolica Romana Sede arrogarti il Dominio delle 
Città dell' Imperio , da cui riconofce nelle cofe temporali la fua grandez- 
za , e farfene fovrana indipendentemente da Cefare fuo Avvocato , e Di- 
fenfore . Io per me fono d'opinion colhntiflìma , che una Corte sì fanta , 
e sì faggianoo vorrà, fi dica di lei, quanto già di Tiberio fcrifTe Taci- 
to {a) , cioè : Beneficia eoufque lata funt , dum vìdentur exolv't pojfe , .^ 
ma che ubi multum antevenere odium prò gratta redditur 5 ,merceche £!]* ' 
a penfare dirittamente altro non farebbe , che odium prò gratta reddere 
ogni qualunque volta pretenderle la Curia Romana di poter rivolgere il 
benefìcio contro il fuo Benefattote, ed occupar' all' Imperio , e agi' Impe- 
radori le Provincie, e le Città colle forze, e coli' arme di quel Dominio 
temporale, che ella ricevette in dono dalla di loro generofa pietà ; con- 
doli) acofache , al riferir de' Profeflbri del diritto pubblico , ficcome rifpet- 
toall'altre cole indifferenti non può acquiftarfene in vigor de\V occupa- 
toti femplice , e fé n%a titolo il Dominio fé non allora eh' elle fono va- 
canti . Così all' incontro in riguardo agli Stati , ed a' Popoli non può darfi 
cotefta occupazione , né in virtù di lei acquiftarfi può fopra d'elfi il fovra* 
no Imperio, e l'alto Dominio, fé non con la forza dell'arme , e della_j 
guerra, eh' abbia il fuo fine per mezzo della Pace, ne' di cui Trattati ri- 
nunci lo fpogliaro le fue ragioni all' Occupatore . DifTe perciò molto bene 
il Putendorffio (J?) , che in bello ergo res boftium in ordinem ad alium ho- (b) 
ftem redduntur , velut Domìnio vacu<e , non quod bofles perbellum ìpfo Dejur Nat. 
jurt rerum fuarum Domini effe definantfedquia ìllorumD omini um non & Gent.lib. 
obfiat bofti y quominus eas res auf erre, fibiquebaberi pofftt . Prorfus uti f* a ^' '** 
ad rei vanite Dominium adquirendum fola adprehenfio fuffìciat , & fi 
in bello qui rei boftium occupatum eunt , non fegnius repelli pojfint t & 
foleant ; Notandum tamen rerum bello captarum Dominia ulttmam 
firmitatem adquirere , quando is , cui tilde ereptue funt , per Pacem pne- 
tenfionì ad eafdem renunciat . Habet autem , & boc bellum peculiare , 
quod in iflo per violentam occupationem etiam Jmperium in bomines 
pojfìt queeri . Alias enim fubobjetlo occupationis non contìnentur bomi- 
nes fwe illi jam fint fub alieno Imperio, fwe naturali gaudeant liberta- 
te &c. Nam Jmperium proprie in bomines dicitur , quod extra bellum , 
& cafum fupradiclum occupatione nequit adquiri, quia qui non efì atte- 
rius fuus eft ,& non nullius . 

Ed ecco come a parlar giuflo volontariamente s'inganna il Critico 
Piacentino, e vuol' ingannar'anche i Lettori col finto manto della fua 
fimulata ingenuità, la quale pare , che dirgli faccia, come Giulio Vanno 
l^n.non efpugnb colla for^a dell' arme le fuddette Città Je quali a Dijfertazì$x. 
parlar giufìo , dice , cb' erano vacanti , e fen^a verun Poffeffore , per- Ptacent. 
che Lodovico il Moro erane fiato fpogliato fin nell'anno 1499.,? Maf- P a Z'l z - 
{migliano di luì figlio non k aveva per anche ricuperate , e Lodovi- 

i i co XJh 



%<p V Apohgta del Domìnio Imperiale 

to X II. non potendo re filiere all' armi del Papa , e de" Collegati , le ave- 
va abbandonate ; [teche atte* Cittadini giudicarono , che fojje deverò- 
fo , e di loro vantaggio il ritornare [otto la Chiefa Romana . 

Qual' onore fi a per recare quefto dìfcorfo alla Chiefa Romana, e 
quanta efficacia egli fia per attribuirle con unatal'occupazione all'alto 
iupremo Dominio di Parma , e Piacenza , a maraviglia bene lo compren- 
derà il Lettore dalle offervazioni, che ora iofo. Pofledea dunque Lodo* 
vico il Moro, come VafTallo dell'Imperio quelle Città: ne fu fpogliato 
dal Rè di Francia , il quale fi fece anche Padrone di Bologna ; Per ricupe, 
tarla , e fcacciare i Francefi d'Italia , il Papa fi ftrigne in Lega con Ferdi- 
nando il Cattolico , e colla Repubblica Veneta . Obbligano 1 i Collegati il 
Rè Lodovico ad abbandonar le conquide :i Piacentini, e Parmigiani 
mandano Ambafciadori a Roma, e fi foppongono volontariamente al 
Dominio della Sede Apoftolica: Giulio IL accetta la dedizione, ed ecco, 
che in accettandola , in fentenza del Dottor Piacentino , acquifta la Chie- 
fa jure occupatìonh >e pel confenfo efpreffo da' Popoli j oggetti ad uri 
altro Prìncipe , quella fovranità ,che neppur vi aveano lo Sforza , fpo 
gliato da Lodovico XII. , né quefti fcacciato dall' arme degli Alleati , per. 
che e l'uno , e l'altro erano Vafialli dell' Imperador Maffimigliano , da cui 
ebbero le Inveftiture dello Stato di Milano , e di Parma , e Piacenza an- 
cora, come refta da me ad evidenza provato fui principio di quefto terzo 
Libro. All'incontro il Sacro Romano Imperio diretto, e fupremo Si- 
gnore di quelle Città , in virtù di sì pellegrina fentenza , dee dirli decaduto 
interamente da tutte quante le fue ragioni , e privato della fua fovranità 
fenza fuo fatto , fenza fua colpa , e ancor eh' egli non fi framifehiafie mai 
in quefta guerra ; Perchè poi debba ammetter»* un difeorfo cosi (travolto, 
e lontano dal fenfo comune , eccolo , perchè il Sofìfta Piacentino , e'1 Cri- 
tico Romano vogliono,che di Parma,e Piacenza fé ne facefle un' olocaufl* 
al Principe degli Apoftoli primo jure belli » fecondo jure occupationis , 
terzo Populorum confenfu five exprejjo, fiv'e tacito , e quarto jure Ift 
gitimi pr<efcriptionh. 

Cotefti olocaufti fono, e chi noi vede, molto abbomUievoli agli oc- 
chi dell' Altiffimo Dio , troppo ingiuriofi alla Santa Apoftolica Romana 
C&/^,efommamente offèndono gli Uomini amanti del giufto,edeir 
onefto. Echi mai ebbe in animo di appigliarfi in cafi fomiglianti al po- 
lirò a' rimedj cotanto violenti , e preteftar titoli pieni di tanto precipizio , 
ed iniquità per cooneftare una così ingiufta occupazione, qual' io moiìrai 
ne' primi Capitoli di quefto terzo Libro, che fu quella fatta di Parma, e 
Piacenza da Giulio II. dove io non farò , come fempre promette , e mai 
non attiene la prò nefTa l'Autor retrogrado, ma già feci vedere quanto 
fcandalofa fjile,e piena di perniciofiftìmo efempio,la volontatia dedi- 
zione de' Piacentini. Io priego perciò iftan temente il Lettore, giacche 
non parar convenevole ripetere il già detto; a prenderfi l'rncomododi 
leggere un'altra volta i Capitoli I. II. III. IV. ,e V. di quefto Libro; poi- 
che ivi vedrà , che io non mentifeo , come fempre è folito a mentir 
l'Avverfario.eafupporre delle falfirà . E forfi , che non nefupponedue 
manifeftiffime nell'articolo, che teftè efaminaremo ? luna è dovedicei' 
Vitfertazro». L'animo di Giulio e fiere fiato » che la Santa Sede pojfederebbe dette 
Piacent. ibi Città , e Stati [e n^a veruna relazione anche rimota a Duchi dì Mila» 
J u P ra • no t c £, e m i conce tto del Papa erano fiati meri Spogliatoci della Chiefa» 

e non v'avevano potuto acquietar diritto >, mane andò i r equi fai ejje»- 

ijali 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacene* z$t 

Z'talìdi legìttima preferitone , conforme a fuo tempo farò conoscere . 
E l'altra dove aflerifee , che re/fa da ponderare , fé in virtù d' e f fi fatti 
ftafi aperto luogo alla preferitone , e fé quefìa abbia avuto forza fuf- 
fidente per trasferire nella Santa Sede il pieno, ed alto Dominio con 
totale indipendenza dall' Imperio delle Città di Piacenza , e Parma % 
quando la Santa Sede ne'fecoli anteriori all'anno 1512. ( cioè fia detto 
novamente per faljo falfejfimo fuppofto ) non f off e fiata vera , legitti- 
ma 1 e fuprema Padrona delle medeftme . 

Che la prima proporzione iia una falfità manifefta , io già hol/o fatto 
conofeere negli antecedenti Capitoli, perchè ho non Colo mofìrato,che 
ne' fecoli antecedenti la Chiefa Romana giammai non fu vera , legittima, 
e fuprema Padrona di Parma , e Piacenza , ma provato ancora , che i Dii. 
chi di Milano non furono mai Spogliatoti della Chiefa , ma Signori legit- 
timi di quelle Città > da loro poftedure pel corfo di due fecoli , come Vaf- 
falli dell' Imperio. Né occorre, che l'Avverfario ripeta qui lafolitafua 
ranrilena : conforme a fuo tempo farò conofeere, benché poi di farlo cono- 
feer volontieri fé ne feordi, mentre io, che non ho bifogno di cotefta 
modo di fcriver retrogrado a lui tanto comodo per piantarci fuoi fallì 
fuppofti,epa(Tarpoi innanzi fenza provarli , già Io feci comparir men- 
fognerò, e fenza perdita di tempo farò col Divino ajuto lofteflò ora» 
Moftrarò dunque quanto fia alterata, e falfa la ferie de* fatti, fopra di 
cui, come in fermiflìma bafe,eg!i innalzar pretende la gran machina 
della fua fantaftica preferizione . Intanto prima d accingermici , fupplico 
il Lettore ad oforvare , quanto fia dalla paffion'acciecàto quello Sonila : 
ci vuole , che i Duchi di Milano non abbiano potuto per la ferie di quafi 
due fecoli, ne' qua li poflederono quelle Città, acquietarvi diritto, man- 
cando / requifitidi legittima preferitone ,ed ha poi tanto d'ardimento 
per foggiugnere fubito , che nondimanco fiafi aperto luogo a cotefta pre- 
ferizione , e eh' t Ila abbia avuta forza f ufficiente per trasferire nella 
Santa Sede il pieno, ed alto Dominio con totale indipendenza deli 
imperio delle Città di Parma , e Piacenza . Se cotefte proporzioni ftar 
pendano a copella, fia ormai tempo di vederlo, 



C A P. X X X I. 

fi cerca in primo luogo , fé poffano fra il Romano Pontefice , e l'Impera* 

dor Romano concorrere i requifiti neceffarjdi legittima preferitone ',"• 

permodoebe l'uno poffa legittimamente preferivere con totale indi' ' 

pendenza la fovranità degli Stati dell' altro . E indi fi efa~ 

mina la ferie de 'fatti , e delle prove , addotte dal Crìtico 

Piacentino per iftabilìre a favor della Chiefa l'alto 

fupremo Dominio di Parma e Piacenza indipen» 

dentemente dall' Imperio . 

Siccome non mai a cafo , ma fempre con occulti miflerj , fi lafcia il Pia- 
centino Sofifta efeir dalla penna le propofizioni piene d'equivoci, e 
di fallacie, così con profondo, e maliziofoconfiglio cerca coli' ajuto 
della preferizione nel cafo nofiro ftabilire l'alto Dominio delle Città di Dfff - ff ^ 
Piacenza e Parma , e fuoi Territori con indipendenza totale del Sacro vUvenu * ' 
Romano Germanico Imperio ; E non contento d'aver' in quello luogo, 
e nelia fua Teli , efpreffa cotefta circoìtanza d'indipendenza totale , vuol 
i i 2. nella 



2$% V Apologia del Domìnio Imperiale 

cella pagina li. ripeterla. Il fine occultiflìmodi tal'efpreflìone egli è, 
perchè ben comprende rovinar da' fondamenti tutta la machina della fo- 
gnata preferizione ,fe egli ammette dipendenza , e relazione ,oqualch' 
altro vincolo d'unione fra la Sede Apoftolica, e l'Imperio Romano; con» 
cioflkcofache ghifta i principi della ragion delle Genti , e del diritto 
Civile , luogo aver non può cotelto iniquilfimo rimedio della pre- 
dizione »fe non fra due Sovrani ,o due Potenze del tutto tra feindipen. 
denti, permodoche l'una non abbia relazione all' altra, né la menoma 
unione con elfo lei . Io però , che portò vantarmi d'aver feoperta la finez- 
za dell' artificio, debbo altresì inoltrarne l'inganno, e la fallacia ;e per 
farlo con evidenza irrefragabile , mi fervirò di quei principi , i quali , per- 
chè molto gWiofi allaGhiefa Romana, fono da lei non folamente am- 
meffiimafoftemiti edifefi ;e indi mi farò ad interrogare gli Avverfarj, 
acciocché mi rifpondano adeguatamente al dubbio , che ben tolto io 
proporrò , 

Niutto certamente ci farà, il quale gloriar fi pofla d'efTere legato al 
Sacro Romano-Germania) Imperio con sì belli , e fanti vincoli di perpe- 
tua Pace, e d'unione indi(folubile come h Santa Apofiolica Romana^ 
Sede. Aldi lei Sommo Pontefice tocca privativamente ad ogn' altro un- 
gere col facrofanto Crifma , e coronare con l'Imperiai Diadema quei 
Principe , che dagli Eletroti vien prefcelto a reggere , e dominare il Ro- 
mano Imperio . Fra gli altri gloriofi titoli , e maeftofi impieghi, co' quali 
l'Imperadore fi contradiftingue dagli altri Rè Cattolici, il più fublime è 
ijueHo d'Avvocato, e Difenfore della Chiefa Romana ; e'1 Papa nell' In* 
terragno, e nella vacanza dell'Imperio fi vanta d'eterne il Vicario, e 
l'Amminiftratore,ma(fimamente in Italia. Cotefte fono maffime irre- 
fragabili della Sede Apoftolica ;e ne fan chiara prova molte e molte De- 
cretali de'Sommi Pontefici inferite nel diritto Canonico, e varie leggi 
del Corpo Civile ; quindi è ,chè molto ben' a noftro propolito lafciò ferir* 
(a) to Francefco Zoannetti Giureconfulto Bolognefe (a) , che Ecclefia , & 

Wrane. Zoo* Jmperium Romanum ab uno , & eodem principio defeendunt , <equipa-> 
lmftntiT' r anture l ue invicem , & cognationem inter [e maximam babent . Autb. 
tfjiqe. quomo. oport. Epifcop. in princ. §.finimus verf cum nec utique multum 

in Autb. de non alienand. aut permut. reb. Eccle. & eji Mater Romani 
Imperli Ecckfia .quemadmodum e fi Mater Religioni! ,é* Fides § i. 
Autb. ut determin.ftt numer.Clericor.leg. jubemw lai- §.fcientes in 
fin. C. de jacrof.Ecclef.it a ut quod de unodìcitur t de altero quoque 
dicium infuo genere videatur . 

Se dunque la Chiefa Romana è una ftefla cofa con l'Imperio , ed ella 
pretende averne in tempo di Sede vacante l'amminiltrazion , e la cura ; e 
viceverfa l'Imperador'è fuo Avvocato, Protettole Difenfore, chi mai 
vorrà perfuaderfi,ch'ella polla poi ragionevolmente pretender d'arro- 
garfi in odio , e pregiucjicio del fuo Avvocato , e Difenfore l'alto fupremo 
Dominio di quelle Città , che furono mai fempre , e tuttavia fono 
dd Sacro Romano Imperio ; e di queir Imperio , di cui vuol' il 
t*apa elferne l'Amminiiìratore in Sede vacante? Niun cerramen. 
perch'abbia una fol ltilla d'equità , e di giuftizia udir potrà fenza orrore 
propofizionicosì irragionevoli. Dirà bensì chiuque ha fior di fenno col 
qorriJTìmo Gravina, che la Chiefa Romana come Cliente, e Pupilla rac- 
comandata alla rura,e difefa deH'Imperadore,e dell'Imperio ila per 
iplgnj dover' e leg&e obbligata fowenirlo nelle fue bifogne , aiutarlo nelle 

lue 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . *5 j 

fue avverfità , ed aflìfterfo a redimer ,ed a ricuperar gli Stati usurpatigli , 
e non già a cercar pretefìi peT appropriarfeli ,e tenerli in fovranirà eoa 
l'iniquill'imo refugio della preferizione . Tanto importano le parole (e- 
guenti dell'erudito Gravina . Eft Clientum , vero Patrono* , quos 
jìbi quijque cooptajfet pecunia ptvare , vel adelocandam Filiamt velai 
captivum Fl'ium redimendum t vel ad<es alienum folvendum,vel ' admuU 
tamfolvendam , eidemque omnia officia exhìbere . 

Io sì che inorridisco in penfando eflervi Scrittor cotanto animofo , il 
quale ardifea attribuir' alla Santa Sede cotetro alto fu premo Dominio 
:on total' indipendenza da quell' Imperio, che Iafollevò al colmo delle 
temporali grandezze, e di cui fi fa il Papa, durante l'Interregno Animi- 
nitratori , e Vicario. Starei quafi per dire, che fino la Curia Romana 
tutta fra le inorridita filata in udirfi adulare in quella gulfa ; e forfè chi 
a , che inorridito non fi fia anco l'Avvocato Piacentino , allorché fcrive- 
- r a propolì z ioni tanto fcandalofe: molto più farebbeli poi inorridito, « 
Dio fa cofa egli avrebbe detto, e fcritto, fé letto averle in qualche Scrir- 
or Tededefco , che l'Imperadore addur poterle a fuo favore , e contro la 
^hiefa Romana ti diritto , o jus belli , la legittima preferitone , l'occn- 
'anione jemplice , e fen^a titolo , ileonfenfo efprefjo de' Popoli , o anche 
olamente tacito - y e che con quefti.ed altri limili appigi) ef predi nella 
DiiTertazion Piacentina , lecito gli fofle unire alla Monarchia Teutonica 

Beni, le proprietà, e gl'i Stati della Sede Apoftolica ,commerTa qua! 
Clienta , e Pupilla alla fua particolar cura,cuftodia ,è protezione. Io 
;ià mi vo ideando conqual'accutezzadi ftilo ei avrebbe faputopogne- 
e le pretenfioni di Sua Maefra fé. ben mi avvffo , che pronunciate lavrer> 
»e degne di mille anatemi. E tanto più farebbèfi accefo di fanrozelo.fe 
:tto aveiTe i (entimemi de! citare Gravina , il quale nel ponderare l'eccel* 
enza dell' unione, e la grandezza dell' obbligo fcambìevole,che corre 
ra l'Avvocato e il Clienteli Tutore ed il Pupillo, par, che prefente > 

vette la novtra quiftione , imperciocché meglio parlar non potea al cafo 
ioftro,d'allorche diffe, che la legge delle XII. Tavole appoggiata a quella, 
Iella Natura, e delle Genti erettamente prescriveva agli Avvocati, a* 
rutoti,eDifenfoti de' Pupilli , f/r tuerentur ah in'juriis Potentiorum , 
tdverfus quos Patrum auxilio jus Plebei fauni obtinerent. Jpfi vero 
uos Patrono! officiis , & muneribus coler ent &c. Quamobrem Patrono* 
um erat Clientem in judicio de fendere , de jure fuo admonere , tueri 
bfentem nibilominus , quàm prafentem , eique ubicumque opus foret 
dejfe . Clientem vero Patrona , quos Ubi quifque cooptaffet , pecunia 
ware , vel ad elocandam Filiam , vel ad captivum Filium redime»- f™ V p" a [ib 
'um , vel ad <es alienum luendum , vel ad multam folvendam eidemque de j ur n ' at J* 
mnia officia exhìbere. Qt«e mutua obligatio tanta neceffitudine ,& Qent.fecUg.. 
de adftringebatur , ut M Cato locum Patrono dederit fecundum Pa- i*- tabul.§. 
rem. Vnde nefas erat Patrono adverfu* Clientem , clienti adverfus *7« 
^atronum dicere teftimonium ; acji alter ab altero fu feeptis inimicitiis, 
\ut inftutis adverfus alterum accufationibus diftraheretur^ , Proditor 
labebatur , execratufque d'iris , Diìfque inferìs devotus , cujufvis arbU 
rio dimittebatur occidendus &c. Otri bene , fé la cofa (la così , e fé tali 

tante fono le fcambievoli obbligazioni , e legami d'unione, che corrono 
■a l'Avvocato e'1 Cliente tra chi tiene il carico di difendere, e il jus d'ef- 
fe difefo , bramerei , che '1 fottìliflìmoGiureconfulto Piacentino mi rif- 
ondete un pcco a tuono , e fenza declamazioni travolte , e fchiamazzi 

mi 



154 



V Apologia del Domìnio Imperiale 



(a) 

Qbbef. de 
Cìve Ut. de 
liberiate f.j. 
§ i6.&prius 
dixtrat^.i^. 



Matte, t 

Luc.j.dijt.i 

CÒP.U 



Glofs. in ì. 
prfquifque 
juris in 

mlium , 



mi appagale del feguente dubbio nato nell'animo mio , fenza che io l'ab- 
bia veduto promoflo da chi finora ha trattato quella materia . 

L'inchieda dunque , che io fo , è quefta ; fé pel vincolo d'eterna 'con- 
cordia,e union perfettiflìma,con cui l'Imperio, mediante^ la Divina.» 
Previdenza , fi ritrova legato alla Chiefa Romana, non può l'Imperadore 
appropriarli idi lei beni, o Patrimoni, e ciò non può, né dee farlo fotto 
qualunque fpeciofo titolo ; come potrà poi eflere lecito a lei per far* acqui- 
fio della fovranir à de' Stati Imperiali , mendicar preteiìi , e titoli dal tem. 
pò, e da tanti mali, e difgrazie, occorfe allo (tetto Imperio per Infrequenti 
Interregni a lui troppo fatali , per le guerre ciuili , Fazioni de' Guelfi, e 
Gibellini , e per le ribellioni di Città , e Popoli Sudditi . Come , dilli , po- 
trà ella mendicar tutto ciò contra un' Imperio , con cui mai non ebbe , né 
vuol' avere guerra dichiarata, ed aperta? E fé i Sommi Pontefici per 
grande infortunio della Criftianitàebbono varie contefe cogli Auguftidi 
Germania* quelle, come pubblicò la Curia Romana al Mondo , nacque- 
ro per tutt'altro motivo, che per affari di Stato, e di Dominj tempora- 
li; perchè tutte le controverfie furono fufcitate da materie meramente 
Spiritual i, ed Ecclefiaftiee, come ne abbiamo le funefte memorie nella 
Storia , fenza che io mi voglia render' odiofo col rivangarle . 

Badi però bene il noftroSofifla prima di rifpondermi a' cali fuoi,c 
fappia , che per conofcere , e giudicare , fé fia lecito alla Santa Sede appro- 
priai l'alto fupremo Dominio delle Città dell' Impet io co' titoli mendi- 
cati dal tempo, e dalla prefcrizione , dee veftirfi dc'noftri panni, e porli 
nello flato noftro; Poiché per investigare ciò, che ci additi la Legge di 
Natura, che a tutti comanda, la più bella, e ficura regola al riferir dell' 
Obbelìo (a) , è quefta : Ut cum quis dubitet id quod fatturiti ^ in alte- 
Tttmfit , pire faSìurus fit naturali , ne e ne , putet fé effe in illius al- 
terità loco. Se egli farà così , e fi pofrà nello fiato nollro, allora si, che, 
non lafcieraflì ( profiegue adir l'Obbefio ) acciecare dall'amor proprio, 
né dalla paflìone ,che fuol precipitar' in una parte la bilancia della giudi- 
zi*. Quindiè,chefe a lui parrà, che l'Imperadore non poffa per le ra- 
gioni già dette preteftar motivi per preferi vere,ed appropriarli i Beni del- 
la Chiefa Romana, fembreragli ancora , parlando a bilanciare i noltri 
fondamenti , che neppur* il Papa potrà far ricorfo all' iniquiflìmo prefidio 
della prefcrizione per arrogarfi la fovran ita Spettante al Sacro Romano 
Imperio; Concìoliìacofache già fi fa eflere voce non foto della Natura, 
ma del grande fommo Dio, quella, che fempre dice al noftro cuore: 
<Quod ubi non vis, alteri ne feceris;t'l Salvator del Mondo deffinl la 
controverfia in San Matteo, allorché indiftintamente comandò a rutti: 
Omnia ergo qu^cumque vultis , ut faciant vobis homines , ita , & voi 
faciatis illis; B<ec eft enim lex ,& Propbeta. E già detto avea poco 
anzi : In quo enim judicio judicaveritis , judicabiminì , & in qua men- 
fura menfì fueritìs , remetietur vobis . E in San Luca : Et prout vultis , 
ut faciant vobis homines , & vos facite illis fimilia . 

Donde ne avviene , che i Sommi Pontefici , i quali feguirono la trac- 
cia infallibile del Signore , regiftrarono nelle Decretali loro quello Div ino 
ammaeftramento ; E così Io vogliono tutte le Leggi dell' Umanità: che 
però diceva Catone, come appunta la GlofTa del Tello civile : Patere le- 
gem , qtiam ipfe tuleris . Ed egli è non già Editto del Pretore » ma Legge 
di Natura , la rubrica del Digefto : Quod quifque juris in atium Jiat ne- 
tti , ut ipfe eodem jure utatur. E però interrogato Aratotele appo 
Dionigi Laerzio : Erga amicos quales effe debemus , rifpofe ; quales 

eos 



Sopra lo Stdto di Partila e Piacenza , 255 

ett erga noi effe optamus. É Seneca nel Tuo trattato de tra dice quel , 
che l'opra iodilfi all' Awerfario , che eo loco nos confìituamtis >quo Uh 
tfi , cui irajcimur , nunc facit iractmdoi iniqua noftri afìimatio , & 
qua facere velemus , fati tiolumus ; e poco dopo : Neque aquus Judex 
aliar» de jua , aliar» de aliena taufa fententìam fert . Marcino Mar- 
tino (a) ci attelta nella Tua Storia Cinefe , che il famofo FilofofòConfuiio 
era ioliroelorrare ognuno con quelle parole: Ne facias ullt ,quod pati 
nodi , e Diodoro Sicolo fi pretella , che aquum eft y tit quamvis in alios 
legem ftatuit ,eartdem non gravatim ,& ipfe jubeat . 

Con quelli tanto infallibili principi io mi perfuado,che i Sommi 
Pontefici abbiano Tempre voluto, e Vogliano ancora prefentemente.c 
che vorranno lino alla tfófjfuma^ione de' fecolì regolar' i loro acquilti.e 
(e maflìme loro , e non già colle lufirtghe degli Adulatori, che gl'inlìnuano 
poter' eglino approfittaffi del tempo, e dell' occafione, come gli altri 
Principi lecolari contro il Romano-Germanico Imperio ; e che folamente 
vorranno goder quegli Stati » e dominarli con quella fola autorità , conce^ 
duta loro nelle donazioni fatte dagli Augufli Franchi , e più volte confir- 
mate confomma pietà, e munificenza da'Cefari Alemanni alla Sedz_* 
Apottolica ,e non già attendere le donazióni medefime più oltre de' loro 
/eri Confili i. A queftofolo oggetto mi perfuado aver procurato i Papi 
^ottenerne la cortfirmazione , ogni qualunque volta gl'Imperadori fi 
"ono portati in Roma a prendervi laGrjronad'oro. E tanto più mi con- 
fermo in quella opinione, quanto che io leggo nelle facre preci, che la 
Chiefa Romana fuppliea femprc Dio, che miri con occhio di particolar 
benignità, e demenza l'imperador, e l'Imperio; anzi prega ella I'Altif- 
ìmo,che i'aggraodifca : & fubditaf ìlli faciat omnes barbaras Natio- 
ve> ad nofìram perpetuar» patemi tforìpolfo però darmi a credere, che 
coglia dipoi impoverirlo ,- e in veèé di fari© grande, minorargli il Domi- 
ìiolovrano.ecol preterto di preferi x ioni fpogliarlo di quelle Città, che 
furono, e fono fue, e pef tali riconofeiutè, e dichiarate in tutti i tempi, 
n tante occafibni , e in tante paci , e particolarmente in quella sì celebre , 
: famofa di Cotìanza, affìlìica dall' Ìnva"ria?^pofTeflo di tanti fecoli decori! 
ia Carlo Magno fino a Federigo I., ed a?Ai ftltri a lui fucceduti,i quali 
digià provai effere Itati riconoteiuti nelle Città di Parma , e Piacenza per 
5ovr«ni ; E maggiormente mi vuo credere quanto i«o dtóeva , perchè la 
Chiefa Romana noftra ptetoliffima Madre , nel rimprovero , che co'fuoi 
[acri Inni fo al crudel' Erode, dicendogli : 

Crvdeiis Hewdis , nevum 

Regem venire quid times ? 

Non eripit mortalia , 

dui Regna dat C aie fi i a . 
Ci aflìcura ,che il Sommo Pontefice , come in Terra Vicario di Gesù Cri- 
(to ,che regna , e regnata per tutti i fecoli in Cielo, non eripit mortalia , 
ma colla fpiritual podeftà da lui ricevuta Regna dat Caleftia , e per con- 
feguenza non vuole, né può farfi Sovrano delle Città, che per ragion 
s'appartengono all' Impcradore femore chiamato da lui nelle facre fun- 
zioni , che fa Imperatore?» noftrum ) e particolarmente allorquando l'in- 
corooaCefare Romano. 

E Con tutta giuftizia dee il Papa, e la Chiefa riconofeefe il noftro 
Mon a rea pe r fuo Imperatore, perchè fi ccome è la Chiefa una vera Re- 
pubblica r ed una perfettiffima aggregazione de Fedeli Eccleiìaftici , e Se- 
colari 



fa) 

Martin. Mar' 
tinius H:/{or. 
Sincnf, lib 4* 

Diodor Sicul 

lib.11.cap. 

io. 






1 \ 



256 



V Apologia del Domìnio Imperiale 






(a) 

Novell. 9. 
eollat.z rir.4. 
eap.unic. 



(b) 

Arnìfaus de 
jur Majeftat. 
lib-i.cap.1. 



eolarì uniti infame con vincolo di carità , e fede fotto duoi Capi, che fono 
il Papa nello fpiriruale , e l'Imperadore nel temporale , così dee il Sommo 
Pontefice chiamar l'Imperadore noftro Imperadore , e l'Imperadore ap- 
pellar' il Pontefice noftro comune Padre fpirituale . Cotefta relazione de' 
termini porta feco una sì perfetta alleanza, ed unione, che invece di vo- 
ler l'uno arrogar' a fé ciò, che all'altro è dovuto, o pretender d'appro- 
priar' a fé le cofe , che all' altro s'appartengono , debbon' amenduni favo- 
rirli avvicenda, difenderfi , e ajucarfi a portar li proprj pefijil penfiero 
non è mio, ma di San Bernardo nella lettera, eh' ei fcrive all'Impera- 
dor Corrado, eforrandolo a ftarfempre unito al Sommo Pontefice d'ani- 
mo, di volontà, e d'intereflì con quell'auree parole : Necdulcius, & ama- 
bilità , [ed ne e artlius omnino Regnum , Sacerdotiumque conjungi , feu 
complantari potuerunt > quam ut in Perdona Domini ; ambo pariter h<ec 
conventrent , tttpote qui fatlus eft nobis ex utraque Tribù fecundum 
carnem Summus & Sacerdos>& Rex nonfolum autem>jed conf<ederavit 
ìnfuo cor por e , quodeft Populus Cbrifiianur, ipfe Caput ilìius ; itaut hoc 
genus hominum , Apoftolica voce ,genus eie cium , Regale Sacerdotium 
appelletur ; Ergo quod Deus conjunxit , homo non feparet ; jungant [e, 
animis qui juncli funt inftitutis , invicem fé faveant , invicem [e de- 
fendat , invicem onera fua portent . 

Io crederei, che coteftodifeorfo, che alla fine delle fini non è mio, 
ma de' Santi Padri , de' facri Canoni , e de' facrofanti Vangel j , ballar do- 
vette per far' inorridir chiunque s'imbatterà a legger la Diflertazion dell* 
Avvocato Piacentino, ed offervarà, eh' egli per iftabilire l'alto Dominio 
delle Città di Piacenza e Parma nella Santa Romana Sede fa ricorfò 
alla prefazione dall' Imperador Giuftiniano(*) chiamata 1MP1UM 
PRAESIDIUM] E femprepiù s'inorridirà , fé vorrà riflettere, che il 
modernoSofiftavuol,chedaun sìdebol foftegno fi regga cotefta fovra- 
nità con indipendenza totale del Sacro Romano-Germanico Imperio-* 
unito con sì fanti vincoli alla Sede Apostolica ,edi lei tanto benemerito. 
Quefta rifteflìonefembra all' Arnifeo (b) così poffente , che fi confeffa for- 
prefo da gagliardi (fimo ftupore in udire, che „ Ecclefiafticae Potentiae 
„ Defenfores quidam, cum eam ( fovranitatem ) probare non pof- 
„ fint, ad praeferiptionem, taonquam ad ultimum praefidium, confa- 
„ giant,& fupertam fragili, &jure civili contra aequitatem indu- 
„ dio Zoann. de Roman. Imper. num. 150. fundamento rem tan- 
„ tamfuperftruunceamque contra omne jusDivinum,&huma- 
„ num propugnare conentur, quamquam Pontificis caufa hac parte 
„ nequit effe melior aliorum Principum,autCivitatum,quarum 
„ prxfcripriones bona fide, & legittima polfeftìone plerumquede- 
„ ftkuuntur,quzeduo funt eflentialia legitimss prseferiptionis re- 
„ quifita ,finé pofteffione enim praeferiptio non procedic &c. Bona 
„ fides vero fola eft , quae fuftinet praeferiptionem e. ult. in fin.,& ibi 
,, Glofs.in verb. nulla temporis de prafeript. leg. i.C.de ufucap. 
„ transfer.Glofs.in leg.i.Cde aquirend. poflefs. Jam vero verifimile 
„ non eft,Principem,velCivitatem ignorare fé effe fubditas,& 
„ conrineri Imperio alterius,tum quia major juftitise cura, & co- 
„ gnitio praefumitur, Covar, pare 2. relect.C poflefs.Ma!fid..$.ir. 
„ n.13. Tumquia a&is fuiscerti fieri poflunt. Denique quod ab 
„ initio nullum eft,quantumvis longi temporis decurfu,firmita- 
„ tem aquirere non poteft ; quoniam non quid faftum , fed quid fa- 

àum 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . 257 

>, Aum opportucrit ,jura attendunt Ccum caufamde elecì. Re- 
,, pugnar enim ram juri Divino , quàm humano Subditps renuncia- 
„ re pofle Domino, cimi fcriptumiìt : omnis anima fubjecìa fir Po- 
„ tettati tarquam Superiori, & cum Judaei Samueìis Imperium floc- 
3i ci facerent, Dus ipfe injuriam ad le pcrtinere dicic,non rc,inqoir, 
„ fcd ine fpreverunt r. Samuel, cap. 8. Quod igitur abinitio rk-ri 
„ non potuit ,nec poli fieri potuifleputandum eft, quo argomento 
„ Card in. Alex, in §. Quid ergo de Inveft.de Regal.fac. uCuseftad 
,, ccmprcbandamGl.qux in dìclotf. Feudum coiitra Dominurn , 
„ quod diredum DOMINIUM POSSE PR^SCRIBI NE- 
„ G AT, quia Feudi alienano eitprohibita ,&pra2fcriptio eft alie- 
„ natioleg.alienationisff.de verbor. lignif. Ubicumque autem ait 
„ Cardinal, res prohibira eft alienari , non lotum habet praefcriptio 
„ leg. cum Jege ff. de ufuc. G ! ofs. ipfa in e. 1. verb. beneficio de prò- 
„ hibir. Feud. alienar, per Frideric. • 

La forza infuperabile delle ctfervazioni pocanzi fatte da me fu que- 
flo punto, fu conofeiuta dall' Avverfario, e g'i die un gran Callidio . Ed ac- 
ciocché gì* Intendenti di quelle materie nondiceffero,che egli, non Ca- 
pendo cerne sbrigarfene jdifilmulate le avea, giudicò toccarne qualche 
cofa di padaggio,ma con tanti infrafcamenti,e con tante girandole, 
che fempre gli redatte libero il campo a far giucare pel mezzo di falfi fup- 
pofti , che mai non prova, l'arte foflllica, e declamatoria, nella quale fopra 
ogn' altro addottrinato fi moftra . Fintoli perciò a modo fuo un fatto, di 
cui tcllo ne feeprire mo le falfità . e innalzatavi fopra la gran machina del 
pofle (Todi Parma ,e Piacenza, pacificamente continuato nella Sede Àpo- 
ilolica pel corfo lunghitfimodiduoi fccc!i,ei premette molte belle teori- 
che , e poi dice : Dovrei paffar [libito all' applicazione fui fatto in qui- 
etone ttna fono coftretto fojfpen d'ere pochi momenti per abbattere pria T>iifertazìon. 
l'obbietto , che detto Mufeo , e fuor EterodoJJi frappongono tra la teori- P a £-^ 1 ' 
e a , e l'ipotefi, negando il fuppoflo , cioè , che il Sommo Pontefice jia 
Principe fupremo , malgrado le rinomate donazioni , fatte alla Santa 
Sede a a Rè Pippìno , Carlo Magno , ed altri Monarchiper llnfìgne loro 
pietà , e valore ugualmente efaltati dalla fama ; le quali vengono trat- 
tate ingiuriof amente ,e con difprezZ dell' antichità ,e degli Storici , 
che ne fan fede , né più né meno , che favole , e racconti da fanciulli , 
e da vecchtarelle . Quindi oppone a fé mede fimo il Mufeo % che i Pon- 
tefici* e la Santa Sede poffeggono ,ed abbiano poffe ditte Piacenza , e 
Parma con quell'ifleffo titolo, col quale pojfeggono Roma ,e lo Stato 
Ecclefiaftico ; e concede prontamente l'obbietto , dandoci con una mano 
ir rifori amente quello , che fttbito vuol toglierci coli* altra , mentre toflo 
nega francamente , ma bugiardamente il fuppoflo , cioè , che la Santa 
Sedepofjegga Roma , e lo Stato Eccle fiali ito con titolo di Sovrano , e di 
Principe indipendente) non volendo , che abbia la Santa Sede titolo 
veruno da giufìificare il fuo pojjejfo. Parlerò a fuo tempo de' titoli, 
co quali poffedè il Romano Pontefice Romane lo Stato Ecclefiaftico . 
Ma qui > dove fi parla della prcfcri?ione , fa d'uopo infiftere flretta- 
mente nella f ubbie tt a materia \e per ciò che tocca la prerogativa di 
Principe fupremo , e indipendente , negata dal Mufeo , e da altri Ete- 
rodo/fi .rifpondo effere per me fatica inutile in volere intraprendere 
la confutazione di menzogne vanijjime , e mille e mille volte convinte 
eia v alent tifimi uomini ,pr e ffo de' quali {e ne fono piene le Librerie) 

k k cadavi 



1$ $ L'Apologia del Domìnio Imperiale 

tadawo, da else a pajjlone non prevenuto , può rinvenire fondamenti 
più [aldi , e più immobili , che Vifìeffo Monte Caucafo , o P Atlante . 

E qui fenza addurre né Autori , né Tedi ne ragioni , ma feguitando 
il fuoconfueto (li lo declamatorio , in vece di provare , che colle rinomate 
donazioni fatte alla Santa Sede dal Rè Pippino , da Carlo Magno , ed 
altri Monarchia forte trasferita ne* Sommi Pontefici la fovranità di 
Roma , del fuo Ducato, e dell' Efarcato ancora : invece di moftrare, 
che Carlo Magno , ed i fuoi Succefibri giammai non efercitafleto il fovra- 
Xìo potere né in Roma , né in tutto quanto lo Stato Ecclefiaftico : e ip vece 
di far vedere, che i Sommi Pontefici fempre fi diportaflero da Principi 
aflbiuti, e indipendenti dal Sacro Romano Imperio, e dagli Augufti 
Bifertaz'm. Franchi, e Safloni ; Si fpaecia ben tofto dalla difficoltà con apporre, 
/"■g-4*- 4J- e he fia piuttofto lo fteflb Imperio foggetto alla fovranità del Pontefice , 
che a lui tocchi il darlo , e torlo a fuo piacimento con molte altre propofi- 
zioni così ardite,efcandalofe,chemerìterebbono d'eflere fmentite con 
altro , che con ragioni giuridiche , e Scritture erudite . E ben porto io eoa 
molta giuftizia rifpondere ,effere per me fatica inutile il volere intra» 
prendere la confutazione di menzogne vanijfime , e mille e mille volte 
convinte da vahntijfimi uomini, prejfo de* quali (e ne fono piene le 
Librerìe) cadauno ,da cieca pajfione non prevenuto, può rinvenirne 
i fondamenti più laidi, e pia immobili dell' ifteffo Monte Caucafo ,9 
dell'Atlante. E fé mai vi fofle chi non volefle prenderfi l'incomodo di 
leggere gli Autori , de' quali ne fono piene le Librerie, feorra il primo, e 
fecondo Libro di quefte mie oflervazioni , e vedrà , come in eflì all'eviden- 
za ho provato, che iCefari Franchi, e Germani, fino a Federigo III. di- 
portati fi fono in Roma , nel fup Ducato , e in tutto quanto Io Stato 
Ecclefiaftico, da veri Sovrani, e ciò in virtù delle rinomate donazioni, 
nelle quali eglino fi riferbarono cotefta fovranità, che giammai non fu 
preferitta , né preferiver fi potè per le ragioni già addotte ,e che fi addur- 
ranno ben tofto. ; . 

Quindi è, che non fono folamente il Mufeo,e 1 fuoi EterodoJJt, 
ma la maggior parte degli Autori Cattolici liberi dalle prevenzioni, che 
negano i fuppofti del Sofifta Piacentino , e del Critico Romano , perche 
non provati, ed imponibili a provarfi. Siccome non mi fon giammai 
intefodi far l'Apologia alMufeo,così neppure mi fono curato di leg- 
gere la di lui Opera . Laonde non fo , s'egli opponga a fé medefimo , che 
i Pontefici, e la Santa Sede poffeggano,ed abbiano pojfedute Piacer* 
Za, e Parma con quell' ijìejfo titolo t col quale pojfeggono Roma, e lo 
Stato Ecclefiaftico. 

SemaiavefleilMufeofatfo a fé medefimo cotelto obbietto,iareb- 
befi ingannato di molto, e molto più avrebbe errato ne' principi, fé am- 
mefio avefle , che i Pontefici pofleggono , ed abbian pofledute Piacenza , 
e Parma con quell* ifteflb titolo, col quale pofteggono Roma , e lo Stato 
Ecclefiaftico. Imperciocché la Santa Sede pofliede Io Stato Ecclefiaftico 
con un titolo legittimo, e fondato fopra le donazioni , e lo pofliede in 
ragion di Principato, dipendente però dal Sacro Romano Imperio ; ma „ 
non così ella pofliede Parma» e Piacenza: mentre ho io molirato cogli 
Autori ,col!a ragione, e co' documenti maggiori d'ogni eccezione , che 
eotefte due Città non fono comprefe nelle rinomate donazioni, ma nel 
Regno d'Italia: che furono legittimamente unite allo Srato di Milano: 
the la prima occupazione, che di loro pe fece. Giulio II. fu intrufiva,c 

ingiù- 



Sopra loStato dì Parta a c Placenta , 



25* 



ingiufta: echeilpofleflbde'di luiSucccftbri fu di mera tolleranza , pro- 
cedente da Capitolazioni di Lega , da' modellini Pontefici non oflervate , 
ina rotte poco dopo , che ftipulato l'ebbero co' noftri Augufti , i quali non- 
dimanco fempre , ed in ogni atto efpreflamente dichiararono di permet- 
tere coteltopofleno alla Chiefa , fai vi i diritti dell' Imperio, che furono 
refi fempre più fermi , e ftabili dalle Investiture concedute a Cafa Farnefe 
da Filippo II , e da'fuoi Defcendenti come Duchi di Milano. 

A tutte quefte verità di fatto permanente dovea innanzi rifpondere 
adequatamele l' avvocato Piacentino , e poi dire , che fia bene ripiglia* 
re il filo della Dìjfert azione , e fupponendo p.er infallibile ( come il con- 
ferà ancora Pfeffingerio illuftratore del Vitriario ) che la quiftione 
ver fi tra due Principi jupremi , ed indipendenti , e f aminare l'appli- 
catione delle addotte teoriche alla fi abbietta materia grettamente 
éille Città , e Stati ài Piacenza, e Parma in vifta follmente de' ducent' 
anni di poffeffo dell'alto , e fiupremo Dominio, che la Santa Sede vi 
ha efier citato. 

Ma come pòtea egli rifpondere per modo che ofeurate reftaflero tan- 
te, e sì chiare verità; gli tornò in acconcio camminar con ordine retro- 
grado per la via de'fofifmi,e fallacie, dar fempre per infallibile tutto 
ciò,che era in quiftione, e profeguir così l'incominciata catena de'fuoi 
falfitfìmi fuppoftijch'egli abbia fatto finquì,come io diceva hollo già 
mo(lrato,e proverò nel Capitolo feguente , che così fa dalla pagina 44. 
fino alla pagina 48. ove s'ingegna con mille ridicole invenzioni d'efcludere 
da' Sommi Pontefici la mala fede , perchè fa egli beniflìmo di quanto in- 
toppo ella uà a chi vorrebbe foftenere le fue ragionicol folodeboliffimo 
ajuto della preferizione . Conofce ancora , che a ciò fare non battano tutti 
i tuoi ritrovamenti, perchè fempre urtano nella medefima difficoltà , da 
me teftè propoita . Laonde fi maneggia quanto più può per torle quella 
forza, che fpianta fino da' fondamenti il fuofiftema. Se la va figurando, 
come vorrebbe, eh' ella fo(Te,e così i'efpone: Qualche maggior' appa- 
renza dì diritto, e per confieguenzaun tal qual prete fio di mala fede 
pare , che pofifia rifiultare , e così interrompere la preferitone ( rifpet- 
to almeno all' alto fiupremo Dominio ) dall' atto ifleffo dell'elezione , e 
più ancora dall' atto della coronazione dì qualunque nuovo Imperadore, 
il quale s'intitola , ed è poi fempre chiamato Rè , ed Imperadore de' 
Romani ;e con tal gloriofo titolo tratta fie mede fimo , quando gli ac- 
cade trattare col Papa , e riceve ftmilmente da quefti uniforme tratta- 
mento. Indi foggiugne fubito. 

Non è quefta un obbiezione , che fi faccia in oggi fio lame nte , fu 
ella antichijjìma . La troviamo inculcata da Francefico Petrarca in 
alcune fue lettere , che fi fece lecito fcrivere all' Jmperador Carlo JV. y 
echedalGoldafto fi veggono rapportate nella di lui Monarchia, nella 
quale racchiude quanti Scrittori furono mai pubblicati contro i Sacro- 
fanti Pontefici da un Guglielmo Òkamo, da un Michele di Cefena Frati 
Apolìatì , da un Marfilio da Padua , da un Kofellì , e da tanti altri 
dell' ifleffa tempra , infallìbilmente tutti Scamatici , e per opinione 
d'altri , Eretici dichiarati da' Sommi Pontefici . 

Che l'Imperadore s'intitoli, e in realtà iìa vero, e legittimo Rè, ed 
Imperadore de' Romani, che con tal gloriofo titolo fi tratti da fé mede- 
fimo, e venga anche trattato da tutti i Principi dell' Orbe Criftiano, e 
maflìme da' Sommi Pontefici , è una verità coftantiflìma,autorizata dalla 

k k i pratica 



Dijfertazh», 
Vi acent. 



Dijfertazion. 

Piacent. 

pag^. 



2 5ó V Apologia del Domìnio Imperiale 

pratica di nove fecoli ;<?</' > un* obbiezione , che con puniti? attentato fi 
fa in osti Solamente dal maligno Critico Piacentino , il quale vuol anche 
far cuiftione di dogma, e di Religione un' affare meramente temporale , 
per poter lafciar libero il freno al fuo infoienti/Timo modo di feri vere ,è 
por' in dubbio i diritti innappuntabili del Sacro Romano Imperio > fatta- 
mente imponendo, che eglino da altri non fi difendono * fé non dal Gol- 
dafto , da Okamo , da Michel di Cefena , da un Marnilo da Padua , e dalli 
ScHmatici, ed Eretici. . . 

Quanto fia però fcandalòfoun famigliarne modo di favellare , hcon- 
vince •di tutta quanta l'antichità, e dagli Autori d'ogni feco lo tutti Cat- 
' tolici vemolti fanti; Imperciocché ognunodi loro riconobbe, e venero 
Carlo Magno, e i di lui Augufti fuceeflori per veri legittimi Celati , e 
Sovrani di Roma , e dell' Orbe Romano , nel modo appunto , che eranlo 
sii antichi Imperadori tanto d'Oriente, quanto d'Occidente . E quetta 
verità è eò8! eerta, che furono obbligati confeflarla perfino i due Cardi- 
nali Bellarmini , e Sfondrati , come io hollo moftrato in più luoghi di que- 
lla mia Opera colle di loro precife parole. 

Quindi fallì fempre più maniieflo,e ìnfuperabile il mio anunto, 
cioè, che riconofeendo i Sommi Pontefici la grandezza loro temporale 
da'RomaniCefari,e che eflendo la Sede Apostolica, e'1 Sacro Romano 
Imperio ledati fra fé con tanti , e sì fanti vincoli di perpetua concordia , e 
perfettiflìma unione , non pofla quella giammai pretendere di prefenvere 
la fovranità di quello , né quefto i Patrimoni , e'1 Principato di quella . 

Dopo una sì temeraria obbiezione fa immediatamente ilCauhdicO 
Piacentino un' altrettanto falfo, quanto ingiuriofo fuppoilo alla Maelta 
Diffevtaziùtt. Imperiale , e finge , che prima di loro , cioè di quelli , che da lui fi chiama- 
Piacent. no Scifmatici , ed Eretici , recò quefta pretensone Vlmperadore Federi- 

P a 5>W> ^ Barbaro]] a in una fua lettera fcritta a' Cardinali , nella quale pro- 

cura d'ai gravare il Papa Adriano IV. , dove Legato; , dice , ab Impe- 
ratore adUrbem non ejje mittendos affirmat ,cum omnis Magifiratus 
ìnibi Beati Petrìfit cum univerfis Regalibus . Hcec res ,fateor , magna 
e fi , & zravis , %raviorìque , & maturiorì egens confiìio ( non oso Federi- 
go qualificare ìa podefià indipendente del Pontefice in Roma per una 
manifefta intrufione , o tirannica ufurpazione , ma chiamolla qmftione 
degna dì ben grave , e matura deliberazione . ) Nam cum Dtvina ordì- 
natione Ego Romanus Jmperator , & dicar , &fim ,fpeciem tantum do- 
minantis ejfingo , ac inane utique nomen porto , ac fine re , fi Vrbh Ro- 
m<e de manti noftra potefias fuerit excuffa . 

Io porto con ragion vantarmi d'aver' in molti luoghi di quelt 
.Apologia, e particolarmente nel Capitolo VI. con alcuni feguentl 
del Libro II. convinto l'Avverfariodi manifetla falfità , allorché per met- 
tere nel fuo vero lume la famofa Pace di Coftanza, dovetti far' il racconto 
de'funefli accidenti, fuccedu ti nell'Imperio di Federigo Barbarono. E 
poiTo fenza vanagloria foilenere d'aver' ivi provato>che queft'Augufto 
fopra ogni altro imperador d'Occidente fecefi ad onta delle Città contu- 
maci , e ribelli riconofeere per vero , e legittimo Sovrano in Roma , nello 
Staro Ecelefiaflico > e nell' Italia tutta, la quale dopo effa Pace lì fottomife 
al di lui fupremo Dominio. 

Laonde crederei, che foffeper me fatica inutile moilrar quanto (ìa 
falfo, e pieno d'inganni quel, che di Federigo ne dice qui i! Sonila Pia- 
centino. 

Non 



Sopra h Stato dì Parma e Piacenza. 16 1 

Non è vero dunque > che Federigo retate la fola pretenfione d'etere 
Sovrano di Roma , e dello Stato Eccleiiaittco ,ei continuò co* fatti , e con 
folenniiTime dichiarazioni a mantenerli nel pacifico potete della fovrani- 
tà, che Tempre vi efercitarono i fuoi Predeceflòri ;ed è più faIfo,che_» 
Adriano IV. pretendete d'avervi una podeHà indipendente dall'Imperio, 
perchè fu egli appunto > che riconobbe Ih forma molto Angolare la dipen- 
derne de' Sommi Pontefici rifpetro alla podeftà temporale agli Augufti 
di Germania , mentre ritrovandoci l 'prezzato da' Romani , e difeacciato 
da Roma, iowertita dall' empie mfflììme d'Arnaldo da Brefcia , il quale 
incitava a rinnovar' il Governo d^li' antica Repubblica, fé n'andò nel 
1155. a ritrovar Federigo accampato" col fuoEfercito nella Campagna di 
Sutri,queteloffi altamenre del Popolo Romano , implorò la protezione 
di Celare , lo pregò porre in ufo la ftìa fbwana autorità per reprimere la 
baldanza de' follevati ; e l'ottenne cmh felicità di quei fuccefìì ,chè nar- 
rammo nel citato Capitolo VL coHà'ftfttmohianza di Ottone Vefcovo di Otto Frìjla. 
Frelìnga prefente al fatto, il quale dite", che il Papa cumCardinalibus £rfJ£ A *' 
fttii veniens ex debito ojftcii bonorifò$jufcipìtur> gravique adverjus Po- 
pulum fuum conqnaftione utens , wwrenter auditus eft . Pr<edi£ìus 
enim Populus t ai quo Senatorum otdifiètn tenovare ftuduit , multis ma- 
Vii Pontifices fms affìigeretemeritatfi aufu non formidavit . E fu al- 
tresì allora , che diede Federigo una fptendldiflìma prova della fua fovra- 
nirà in Roma : imperciocché appena fu arrivato apprete di lui Adriano , 
che fopraggiunferogli Ambafciadori Rbmam' > Squali favellandogli , non 
io fé mi dica con baldanza, o piuttosto Con fanciullefca leggerezza, gli 
ditero , che l'avrebbero ricevuto in Roma , datagli l'Imperiai Corona , e. 
riconofciutolo per Sovrano, purché concedete al Popolo Romano certi 
privilegi , e condizioni indegne dell' Imperiai Maèftà. Derife quefto 
magnanimo Augufto la vanità d'un favellar così fuperbo , e mal fondato , oth$ Frìfin. 
e berteggiando la pretèfa novella Repubblica , così rifpofe : Nofìram in- lib.z.cap.zi. 
tuere RempuUkam pena noi cunèla htèc (uni , ad noi ftmul b<ec cum 
Imperio dìmanarunt ,hon ceffi nohii nudum Imperìirm ^virtute fucu» 

amiùlum venit 3 ornamenta fua [etani traxit Principem tuum Mì- 

ìitem meum feci ,teque deinceps tifque in pmefentiarum inmeamDi- 
tionem tramfundi , leghimus Pofieffor fum . . i .iuftitiam , quam tibi^ de-- 
beam exquirii . Taceo , quòd Principem Populo , non Populum Princi- 
pi lega pr<sefcribere oportet . 

Né Federico diede agli Ambafciadori Romani una rifpofta propria 
folamente d'un Cefare Sovrano in un'angolo , e quando era in colera col 
Papa ; ma dite sì belle cofe alla prefenza di Adriano » e del Sacro Collegio 
de' Cardinali, e quando fi difponea a ricondurlo a Roma per ricevere da 
lui la Corona d'oro , e farlo riverire , e venerare dal Popolo tumultuante . 
Gunteto Scrittor di quei tempi conferma fempre più quefta verità , e con- 
fonde l'infolenza dell' Avvocato Piacentino, dicendo: 

Ergo ne Roma tuo legetft vis ponere Regi} 

Cum potius Regem deceat te fubderè kgi 
E foggiugne più di fotto : 

Afpice Tbeutonicoi Procerei , JEquitumque catervai 

Hoì tu Patricia , boi tu cognofee Quirites , 

Pinne tibi perpetuò Dominantem jure Senatum 

Hi te Roma fuii (nolii licei ipfa) gubernant 

Legibfis, bi pacii rbellìqne negotia traclant > 

Vegga 



i6z 



L'Apologia del Dominio Imperiale 



RaiaviC lib. 
2.cap.is & 
feqqcapie. 

Sìgon. de 

Kegn.ltal. 

lib.ix.pag. 

304. edit. 

Francofurt. 

liti. 



Vegga il Lettore le altre parole di Federigo riferite dagli ftefli Auto- 
ri , e quelle ancora , che il Poeta Guntero adduce nel Libro 6. efamini un* 
altra volta le prove allegate da me nel citato Libro II. e dipoi conofcerà 
tre cofe : la prima , che negar non fi può , fé non dalla perfidia de* Nemici 
del Sacro Romano Imperio, la fuprema autorità efercitata in Roma, e 
in tutto lo Stato Ecclefiaftico da Federigo : la feconda , che cotefta fupte- 
ma autorità fu riconofeiuta dallo fteflo Adriano , il quale anche dopo tali 
protette di Cefare feguitò ad eflere Amico fuo , e lo coronò Imperadorc 
di lì a poco, né mai fioppofe,nè contraddice ad un tal favellare: e la 
terza, che l'Autor Piacentino fempre fconvolge la verità, altera 1 fatti, 
e prende in maligno fenfo tutti quanti li tedi , e gli Autori , che adduce 
per ofeurar la Maeftà dell'Imperio. Vuol' egli colla rifpofta di Federigo 
darci ad intendere , che non osò qualificare la podeftà indipendente del 
Pontefice Romano per una manifefta ìntrufione , tirannica ufurpav* 
ne , ma chiamolla quietone degna di ben grave , e matura de liberazio- 
ne; Quando Adriano non pretefe giammai, né Federigo potè lupporfi 
cotefta fognata indipendente poteftà , né mai gli cadde in animo di chia- 
marla qutftione degna di ben grave , e matura deliberazione . 

Ed acciocché meglio comparifeada cotefto fatto la mala fede del 
Compilatore Piacentino, e la fovranità di! Federigo in Roma, e nello 
Stato Ecclefiaftico , con vien ripetere tutto ciò , che colla feortaficuriflìma 
diRadavicoScrittor contemporaneo, e del Sigonio , io narrai nel Capi- 
tolo VII. del fecondo Libro di quell'Opera. Vidimo ivi , che Federigo 
nella Ragunanza generale di Roncaglia obbligò tutti gli Ecclefiaftici Pof- 
feflbri de' Feudi , e Regalie a preftargli col giuramento di fedeltà il folito 
omaggio : e che Adriano avendo d'altronde l'animo incolerito contro lui , 
prefe da cotefta determinazione pretefto per ifcriver' all' Imperador' una 
lettera molto acerba , e alandogliela per una Perfona di condizione affai 
vile . Sdegnoflene oltremodo Federigo , onde ad vicem rependendam 
accenfu! inviò al Papa il Vefcovo di Vercelli amicam deferens petit io- 
nem , quatenus Guidonem nobilemjuvenem . . . quem loco Anfelmi Prin- 
cepf in Ravennate Ecclefia fubrogari fecerat , ibidem confirmar et , & 
ordinaret. Non volle Adriano aderir' alle iftanze di Federico, e qui ri- 
tornò a fcrivergli , anteponendo il fuo al nome del Papa , il quale vie più 
efacerbato mandò a Cefare una Legazione di tre Cardinali con lettere 
molto acerbe, nelle quali fi doleva di quefte tre cofe. La prima, perchè 
Federigo avea inviato a Roma Miniftri per iftabilirvi i Magistrati, e nello 
Stato Ecclefiaftico Uficiali ad efigere le folite contribuzioni , pretendendo 
Adriano, che aciònon potettero obbligarfi i Popoli della Romagna, fé 
non quando l'Imperadore andava a Roma per ricevervi la Corona Im- 
periale ; la feconda , perchè non oftervava la convenzione fatta con Papa 
Eugenio ; e la terza , perchè obbligato avea i Vefcovi a preftargli non lb- 
lamente il giuramento di fedeltà, ma l'omaggio ancora . E di lì a poco 
giunfero alla Corte agli Ambafciadori del Senato e Popolo Romano per 
Supplicar Sua Maeftà ad eftinguere il nafeente fuoco, a commiferare la 
Città non partecipe degl* intrichi della Curia, ed a ristabilire l'autorità 
del Senato io Roma . 

Ricevette Federigo favorevolmente gl'Inviati del Popolo , rifpofe 
con petto forte a' Legati del Papa, e con fode ragioni fé' vedere Pinfuflì- 
ftenza delle di loro propofte ; come fi raccoglie da Radavico , il quale rife- 
risce minutamente tutte le circostanze di quefta controverti» , le vicende- 
voli 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza . té i 

voli Ambafcerie, e molte lettere fcrkte non (blamente da! Papa, e dall' 

Imperadore , ma da altri Perfonaggi ; ed io addurrò qui quella , che fui 

noftro alTunto ferine Eberardo Veì'covo di Bamberga all'Arcivelcovodi 

Salisburgo, la quale dice così: „ Super hsc tempora periculofa inftarc 

„ videtur, & prope eli, ut inter Regnum,& Sacerdotium mo- 

„ veaturdifcordia,&quìdemCardin3libusà Domino Papa adDo- 

„ minum Imperarorem rranfmiflìs , D. vidclicet O&aviano , ÒL 

„ Wilhelmo quondam Papienfe Arcidiacono. Poit leve princi- 

M pium , & ingrelfum quali pacìfirum , capitula durilfima propofita 

„ funt verbigratia. Nuncios ad Urbem, ignorante Apoftolico, ab 

Sl Imperatore non effe mittendos. » cum omnis Magiltratus inibi 

„ B-Petri tìteum univcrfisRegalibus. De Dominicalibus Apolto- 

„ liei Fodrum non effe coli igeodum» nifi tempore fufcipiendae Ca- 

„ ronx. Epifcopos Italia folùm facramentum fidelicacis fmeho- 

„ mi n io face re debere D.Im per acori. Ncque Nuncios Imperatoris 

„ in Palatiis Epifcoporum recipìendos & e contrario D. Impe- 

„ ratore multa proponente : de rupta concordia, quse in verbo veri- 
„ tatislibicompromiflafuerat, DeGrifiCÌs,de Siculo, de Romania 
„ fine communi confenfu non recipieodis^ DeCardinalibus quo- 
„ que fine permiflìone Imperiali libere per Regnum cranfeuntibus, 
„ & Regalia Epifcoporum Palatia ingredientibus , & Ecclefias Dei 
„ gravannbus. Deinjuftis appellatronibus.&caeteris quampluri- 
„ mis brevitatem fuperantibus. Cum Apoltolicus per Nuncium 
„ literisCardinalium praedicìcrum ex confenfu Imperatoris lubmo- 
„ nitus Cardinales alios ad bajc omnia complananda requilitus, 
„ his,quiaderantNunciis fu»s,& Curia; Principibusnollet adjun- 
„ gere unitatis , & concordia; verini diu defiderarum , peccatis no- 
„ {tris exigenribus,e-vacuarumeft. Ecdumhajc agerentur Nuncii 
„ Romanorum fupervenienrts ea quae pacis funt rogantes, bene 
„ recepii ,a,: dimilTì funt. Rogaru tamen Cardinalium D. lmpe- 
„ sator Nuncios ad Papam^Sc ad Urbem mifturus ett,ut curru 
„ Apoftolico, ti ipfevoluerir, primo loco PAX fieret; fin autem 
„ cum Senatu, & Populo Romano. Imperatorad na;c verbaCar- 
„ dinalium tale dedit refponfum :quamvisnon ignorem ad tanta 
„ negoria non ex animi mei fententia >fed ex contilio Priocipum 
„ me refpondere debere , fine prsejudido tamen fapientum hoc 
„ abfque confulratione refpondeo. Epifcoporum Italiae ego qui- 
„ dem nonarTiel:ohominium > fitamen > &ecsdeno(trisRegalibus 
„ nihildeledat habere : qui fi gracanter audierint à Romano Ponti- 
„ fice , quid (ibi , & Regi? confequenter quoque ab Imperatore 
„ non pigeataudire, quid fibi ,& pofleflìoni ? Nuncios ooltros non 
„ efTerecipiendosin Palatiis Epifcoporum afferit, concedo, lì forte 
„ aliquis Epifcoporum habet in fuo proprio Solo ,& non in noftro 
„ Palatium ,fi autem in noftro Solo k & allodio funt Palatia Epifco- 
„ porum , cum profedo omne , quexi zedificatur, Solo cedat , noltra 
„ funt, & Palatia. In juria ergo ellet, ti quis Nuncios noltiosàRs- 
„ giis Palatiis prohiberet. Legaros ab Imperatore ad Urbem non 
„ elfe mittendos,affirmat,cum omnis Magiltratus inibi B. Petri 
„ fitcumuniverlìsRegalibus. H<sc res,fatear> magna elt>& gravis 
„ graviori.&maturiori egens conliIio:nam cum Divina Ordina- 
h tione EgoRomanus Inaperator,& dicar,&iìm,fpeciem tan- 
tum 



2*^4 



V Apologia del Domìnio Imperiai? 



(a) 

RéfavlC hi 

fi*.*. 

SiZondeReg. 
Italia lib. 
iz. ad ann. 

i* Si- 



ti) 

RadavìC, d. 
itb.l.cap.ìz. 



„ tum Dominantis effingo,& inane utique porto nooien,ac (ine 

„ re,fiUrbisRoma3demanu noftra potettas fuerit excufla. Haec 

„ Auguftus , & his fimilia praefatis Capituiis argute refpondens &c. 

Lemedefime cole fulla traccia degli antichi documenti fi veggon regi- 

ltrate anche dal Sigonio(^). 

Ed ecco fcoperta,al chiaro lume della Storia la falfif a de'fuppofli 
del Critico Piacentino ; mentre dal fedelifiìmo racconto de'citati Autori , 
che non fono né Scifmacici , né Eterodonti , fi raccoglie in primo luogo , 
che le parole riferite da lui non fi leggono nella lettera, che ei fi finge 
fcritta da Federigo a' Cardinali per aggravar' i! Papa;ma-fono regiftrate 
neH'EpittoIa,che'l Vefcovo di Bamberga fcrifle all' Arcivefcovo di Sa- 
lisburgo ; informandolo della controversa , e della rifpofta ,che l'Impera- 
dore fece a* Legati del medefimo Papa , ivi : Hec Auguftus , & bis fimilia 
pcefatis Capituiis refpondens . Secondo, che Adriano pretendea fpet- 
tar' a lui la ragion di creare i Maeftrati , ed efigere le regalie , e così l'utile, 
ma non già il diretro Dominio di Roma, e dello Srato Eccfefiafìico, e 
molto meno la podeflà indipendente dall' Imperio; la di cui fovranità fu 
in quella medefima controverfia ,e nello ftefio tempo riconofeiuta dal 
Papa, e dal Popolo Promano ; dal Pontefice , perchè confefsò,ché da' 
Sudditi della Chiefa era dovuto a Cefare il Fodro, allorché ei fi portava 
a Roma per ricevervi la Corona Imperiale, ivi: Fodrum non effe colli' 
gcndum , nifi tempore fufcipiend<e Corona. E dal Popolo Romano, 
"mentre gli mandò Ambafciadori, affinchè come fupremo Signore termi- 
nafte le controveriìe nate per il governo della Città fra il Senato , e Adria- 
no Sommo Pontefice: il quale ritrovandofi allora in Anagni,ove indi a 
poco morì , anche in codefìa occafione fuppofe la fua alla fovrana aurori- 
rà di Federigo ; riconofeendo i fuoi CommerTarj , onorandoli , ed ammet- 
tendoli per Giudici delegati da Cefare a tetminar le medefime contro- 
verfie ; benché noi confeguifiero per l'alterigia de' Romani, i quali non 
dopo lungo tempo fi fottomifero con folenne,e perpetuo giuramento 
alfa fovranità de'Cefari, come I'attefta Radavico (b) : „ Cumque hxc ad 
„ Cremami agerentur ,Nuncii de NobilioribusRomanas Urbis ex 
3i parte Senatus, Populique Romani adCuriam veniunt omnide- 
„ votione , omnique reverentià fuum promittentes obfequium. 
„ Rogare ne prò iniquitate paucorum malorum,& de Plebe mul- 
„ tos bonos , & Nobiles velie pefTundare ; fé effe quorum occafione 
„ acceperir,ut Imperaror Urbis,&Orbisnominetur . Fridericuseo 
„ quod in priori expeditione feverius cum illis ageret,indulgentius 
„ eorum acceptà legatione , benignum iilis dedit refponfum , & per 
5 , aliquos dies fecum commoratos Regalirer dona vie, &abiolvit: 
„ mittens cumeisLegatosOttonem faspè jam didum PalatiiCo- 
„ mirem,& Magilhum Haribertum Aquenfcm Prxpofitum&c 
„ dans hoc in mandatis, ut &ea, qua; cum Populo Romano, leu 
„ deftabiliendoSenatu ,feuderecipiendo Praefc&o agenda forent , 
„ terminarent , & cum Romano Pontifice , fi hoc eligeret , de pra> 
,, notatis Capituiis finem facerent , & concordiam flabilircnt. Qui 
„ venientes ad Urbem cum honorificè tam à Populo , quàm à Sena- 
,, tu recepti edentjinterque ipfos,&Summum Pontificem crebri 
„ Nuncii mediatores dirigerentur ,molienribus illis more fuo ami- 
,, quumRomanx Urbis iaftumRegalesfein nullo paflì funt infc- 

riores 



Sopra lo Stato dì Parma e Piacenza* 



265 



„ riores inveniri ; imo ad fé fapius venire, quàm ut ili Is occurrerent 
„ obrinuerunt,,. II Sigonio racconta la medelìmecofe; e Godefri- 
do(^) regitìrato ci lafciòil giuramentodi fedeltà, che i Romani prefta- 
roro a Federigo ne'fcguenti termini : Paclum , quod pepigerunt Roma' 
ni rum Domino Friderico Imperatore femper Augufìo Juraverunt pre- 
ferite! , & jurabunt futuri Steatiti , & totus Populus Romanus Domino 
Friderico Imperatori fidelitatem , & quod juvabunt eum Coronata Im- 
gerii Romani retinere , & defendere eum contra cmnes hominem , & 
juftitias tam intraVrbem y quam extra Urbem , juvabunt eum ritene- 
re , & quod nunquam erunt tam in confitto , quam in fallo , ubi Domi- 
nus Imperai or mala captione Capiatur ; & quod Senatum non nifi per 
eum , vH per Nuncium fuum ordinabunt fine fraude , & malo inge- 
nio &c. E finalmente in terzo luogo, che Federigo nella rifpo(la,che 
diede a' Legati del Papa non chiamò la pretensione di Sua Santità una 
quidione degna di ben grave , e matura deliberazione , ma piuttotìo una 
chimera , ed un fogno , volendo in follanza dire, che farebbe (lato un' Im- 
peradore di fcena,fe flato non fofTe Signore, e Principe fovrano di Ro- 
ma : né altro può importare un sì arguto modo di favellare , come quello : 
Nam eum Divina ordinatione ego Romanus Imperator & dicar , & 
firn ifpeciem tantum Dominanti; effingo , ac inane utique nomen 
porto , aefine re , fi Urbis Rome de manu no/ira poteftasfuerit excuffa . 

Quindi vede il Lettore , che non al Mufeo gradiscono fommamenre 
tutte le opinioni ingiuriofe al Papa , e particolarmente quella di cui 
trattiamo ; ma che all' Autor retrogrado piaciono infinitamente quelle , 
che lo no ingiuriofe al Sacro Romano Imperio; e che quando egli non può 
ritrovarne qualcheduna , fu cui polTa fare i fuoi maligni commenti , vuol 
pur fingerfene da fé , e far dire agli Autori , e perfino agli fleiTi Cefari cofe 
ingiuriofiflime alla loto Augufta dignità : ofando egli dopo una fallirà tan- 
to chiara , quanto è quella , che teftè abbiam veduto aflerirne immediata- 
mente un'altra più orribile, e degna di feveriffima correzione; mentre 
(oggiugne jubito , eh' egli è certo , che fé fi parla di Roma , e dello Sta- 
to Ecclrfiajiico . il titolo d'impera dorè Romano non indica , e non inclu- 
de titolo legittimo , ne diritto negli Auguftiffìmi Imper adori . 

Con quali ragioni, ed autorità provi quell'Avvocato animofouna 
proporzione cesi infoiente, vuo che loflerviam' un poco, dice egli dun- 
que così ' Lafcio ftare gli Autori , a' quali fi darebbe fubito l'eccedo* 
ne , che jono , e parlano da Mancipio Papifla , e rifpondo colle fiejfe 
parole del Limneo>cbe il titolo d'Imperadore Romano non ftaefjen- 
^talmente attaccato a Roma immobile , e materiale , ma fi defume da 
Roma mobile , nuova , e confidente nella dignità , e podeftà Auguftale , 
di modo , che fuppofio ancora, che la Città materiale di Roma ricadeffe 
nel nulla, non per queflo lancerebbe V Imperio ,0 l'Imperadore di pren- 
dere la denominazione di Romano , potendo beniffimo l'Imperio jujfiftere 
fen^a la Città di Roma ,e dirfi Romano Imper adore quello , cui manca 
Roma , purché fia Succeffore d'un altro domano Imper adore nell'iftejfa 
dignità , e podeftà , non importando , che abbia più Provincie , meno 
(otto il fuo Imperio . 

Cola poi voglia didurne il buon Sofifta dal difcorfodel Limneo ecco- 
lo: Per confeguenza l'obbiettat a denominazione di Re , edlmperadore 
de' Romani , vanamente s'adduce in luogo , ed in vece d'una continua , 
t vantata protefta , ed interpellatone di fatto contro il Papa , affine 

li di 



fa) 

Gode/riditi 
ad ann. 
1167. 



Dijfertazìon. 

Piacerti. 

P«g49- 



t $S L'apologia del Domìnio Imperiai* 

di renderlo eonfapevoìe , che Romane tutto lo Stato EcclefiafHc9,e 
tosi ancora Piacenza , e Parma non fono della Santa Sede , ma di chi 
s'intitola Rè de' Romani , ed Jmperador Romano . ^ 

Può darli un fofifmo più (ciocco , e nel medefimo tempo più ardito 
diquefto? Suppone il noftro Avverfar io, che il titolo d'Imperadore Ro- 
mano non indichi , né includa titolo legittimo , né diretto negli Auguttu- 
fimi Imperadori rifpetto a Roma , ed allo Stato Ecclefiaftico donato dagli 
iteflì Imperadori in ragione di Principato alla Sede Apoftolica ; eia ra- 
gione di cotefto fuo capr icciofiflimo fuppofto qual' e ? ella e quetta ; pere be 
tuo beniffimo l'Imperio Romano fujfifìere fenza la Città di Roma ,e 
dir fi Romano Jmperadore quello , cui manca Roma, purché Jtaòucce.}- 
Core dun altro Romano Jmperadore nell' iftejfa dignità , e podejta^nou 
importando eh' abbia più Provincie , o meno [otto il fuo Imperio . Dun- 
que fecondo le novelle regole filogittiche inventate dal Sonila Piacentino, 
l'Imperador Romano non avrà diritto, né fovranità alcuna in Roma, 
perchè tanto, e tanto farebbe tale fenza Roma ? né dovrà dirli Sovrano 
di quella Città , che ancor fuflìfte , perchè farebbe Imperador Romano , 
benché ella ricadere nel nulla. Dunque perchè l'Imperador Romano 
può, e dee dirfi tale anche diftrutta Roma, o da' Tiranni ufurpata, 
come lo fu da Odoacre Rè degli Eruli, il Papa, che non riconosce , ne rico- 
nofeer può il Principato della ftefla Roma , e dello Stato Ecclefiaftico da 
altri, che dagl' Imperadori Romani, i quali fempre riferirono nelle 
donazioni illefa la fovranità dell* Imperio, potrà negar d'efler con] ape- 
vole , che l'alto fu premo Dominio di Roma , e dì tutto lo Stato Ecclefia- 
fiico,e così di Parma , e Piacenza non è della Santa Sede , ma di chi 
s'intitola , ed è veramente , e realmente Re de' Romani , ed Jmperador 
Romano ? Dunque potrà il Sommo Pontefice , che fi fa Vicario dell' Im- 
perio , durante l'Interregno con tali fofifmi, e con quefta pretefa , ed oltre- 
modo affettata ignoranza liberarfi dalla obbiettata mala fede, che rende 
qualunque pofleffo de'fecoli,e fecoli viziofo,ed ufurpativo. Non fon 
io aurore di rotella peraltro certiflìma propofizione , ma lo fteflo Avvoca- 
to Piacentino , il quale dalla forza della verità fu alla pagina 44. della iua 
Disertazione obbligato confettare, che non f oh ducento , ma neppur 
mille , e più anni di pojjeffo infetto da mala fede attuale baftano a dar 
l'è ff ere attuale , e nemmeno a dar principio alla prefazione ; rimanen- 
do fempre un talpoffeffo mera occupazione tirannica .peccato continuo , 
ed attuale tanto più enorme , quanto più invecchiato ; e non e fiere 
d'alcuno giovamento l'intrufion cominciata dalla forza , e mantenuta 
con la malizia, con arti fallaci , e con impofture . Lofo,il concedo 
e chi noi concederebbe ? 

E finalmente, come potrà la Sede Apoftolica, pretendere d'aver 
preferito, e di preferivere la fovranità perfino del Capo,e della Metropoli 
del Sacro Romano Imperio; e dell' Imperadore. Dell' lmperadore fuo 
Afrvocato,eDifenfore,dalla di cui beneficenza riconofee il Principato 
temporale, ch'ella gode. Abbiam pur moftrato, che attefi li vincoli 
indiflfolubili , e fanti ,con li quali è la Sede Apolblica (tuttamente unita 
col Sacro Romano Imperio , ella è piuttofto tenuta in conformità di tutte 
Grwin tom le leg^i fovvenirlo nelle fue avverfità,ed aiutarlo a ricuperare le Provincie 
t.tit n. perdute, ed a lui usurpare da Stranieri , e che altro in foftanza vuol dir 

taZSZL rif P ett0 al cafonoltro la legge delle XII. Tavole riferita dal Gravina {a) 
X 7 nelle di fopra aure parole ? Clientum veri Patronos &c pecunia juva* 



fai 



Sopra Io Stato dì Parma e Piacenza* iSy 

rt vel ad eìocandam Filiam ,vel ad captivum Filium redìmendomi 
vcl <es alienum luendum , vel ad multi am fohendam , eidemque omnia 
officia exbibere&c. Io tornerò dunque a ripetere un'altra volta, che le 
propolìzioni dell' Avvocato Piacentino fan fanguere tanto più ionoelle 
efccrabili .quanto che egli per infrafearne la fallacia, e l'inganno fi ferve 
de'difcorfi degli Autori Teutonici , li torce in finiftrofenfó,enemuta i 
termini ; e dipoi ha tanto coraggio di proferire , che non acconfente loro 
come egli fa qui col Limneo ;afierendo: Io non concento per quejio al 
Limneo in quella parfe de IP allegata Capitolo IV. , dove fuppone , che 
l'Impera dorè t e l'Imperio abbiano il Dominio di Rima per un'altra 
ragione , che orora dirò , perchè q uè fi a. opinione peraltro falftfiìma è 
fiata mille volte [confitta da' Dottori Cattolici , ed è [mentita dall' 
elperien^a , che ci fa vedere , che i Sommi Pontefici regnano da Sovra- 
ni in Roma ,<f che gli Augufìi filmi Jmper adori t eh e hanno ricevuta in 
retaggio da' loro Criftianifiìmi Antecejfori la pietà verjo la Sede Apo- 
fiolica Romana , e verfo il Sommo Vicario di Gesù Griffo , mandano , e 
rifipettiv amente tengono continuamente in Roma i loro Amba[ci adori 
apprefjo del Papa considerato non [olamente come Capo [upremo della 
Chìe[a t ma inoltre come Principe [ovr ano di Stati temporali ,u[ando 
con e(Jo lui trattamenti degni da Sovrano. 

Quando mai fi fiancherà cotefto Sofifta retrogrado, e maliziofodi 
camminare pel folito fuo falfo,e viziofo circolo, e di fupporrefempre 
quello, che è in qui(tione?Ia fua.e non l'opinione del Limneo è falfif- 
fima , ed è fiata mille volte [confitta da' Dottori Cattolici , ed io holia 
(mentita in quelle mie oflervazioni con prove, e ragioni evidentiflìme, 
£ quali faranno mai gli Autori Cattolici fuppofti,ma non allegati dall' 
Av verfario , chefaccian vedere non effere fiato Carlo Magno co' iuoi Suc- 
ceflbri Sovrano di Roma? Chi farà mai quel valent'uomo, che avrà 
provato la fovranicà del Sommo Pontefice nella Metropoli dell' Imperio ? 
Si vede qui , che '1 moderno Sofifta non fa innalzarla fu altri fondamenti , 
o ragioni , che della preferizione, e d'una fognata efperienza . Ma ci vuol 
altro, che far ricorfo a sì deboli foftegni; cercando dargli forza per folte» 
nere i fuoi Cartelli in aria colla maeftà delle parole, e gonfiezza de' ter- 
mini prefi in preftito dall' adulazione. E' veriflìmo, che gli Augufiifi 
fimi Imper adori hanno ricevuta in retaggio da' loro Crifììanijfimi Ante- 
cejjori la pietà verfo la Sede Apofiolica Romana t e ver[o il Sommo Vi- 
cario di Gesù Grido . Eglino fé ne gloriano , ed è la gemma più preziofa, 
di cui ne va ornato l'Imperiai Diadema : ma da tutto ciò , che può inferir- 
ne il Vifionario Piacentino ? hanno eglino forfè perciò riconofeiuto il 
Papa Sovrano di Roma indipendentemente dal Sacro Romano Imperio > 
qucfto è veramente quello, che fi fuppone dagli Avverfarj; ma è anche 
quello , che non fi moftra , né giammai fi inoltrerà : ficcome nel cafo nollro 
non retta provato l'alto Dominio dal mandare, e rifpettivamente ricevere 
Ambafciadori ; sì perchè PImperadore manda , e riceve Inviati , e Miniftri 
pubblici da' Principi d'Italia, e di Germania , che fono Vaffalli dell' Impe- 
rio, e non pertanto li riconofee come Sovrani indipendenti, sì perchè 
cotefto è un'onore ben dovuto alla Sede Apofiolica Romana, e una pre- 
rogativa meritata da' Sommi VicarjdiGesùCrifto,i quali come fi racco- 
glie dalla Storia Ecclefiaftica , mandavano Nunzj, e ricevevano Melfi 
dagP Imperadori Greci , da' Rè di Francia , e dagli Augufti d'Occidente , 
ctliorche non aveano, come dice il dottiflìmo Cointe , neque Urbiculam 

11 2 quatti* 



fa) 

timneo exu* 
cllib.icap. 

*.$.!.€>?. 

Diól-cap-s. 
pag6.ej.it, 

<&jeqq. 



2 £g V Apologia del Domìnio Imperiate 

luamdam in ragion di Principato; Quefto lo riceverono poi da Cefari 
Franchi, e Germani ,daioro lo riconobbero Tempre co replicati D.plo- 
m? cPr vinche in ogni età procurarono ottenere con molta follcc- 
tud ne,e induftria grande. Anzi dalle Storie f.am fatti certi, che ogni 
qualunque volta fono iti i Cefari a Roma per eflervi coronati ha fempre 
WouXb Curia Romana ottener la ratifica delle fplend.de donaz.om, 

rieonofeono, e fempre riconofeeranno i noftn Auguftiper Rc.cdlmpc- 

radori de* Romani. •> -i m m , il ili fa 

Ma intanto vegga per cortefia il Lettore non già .1 IV- ^ »> !"• La " 
pitolodel Limneo enucleati, & attentamente dammi . ^^1 da 
lui addotti fu querto articolo , e poi giudichi fé l'Avvocato P ac nt.no f* 
delmente lo traduffe, e fé ebbe ragione per dire, che non ^^^ 
parte dell' allegato Capitolo IV. , dove fuppone , che l Imperatore , t e 
ì Imperio oblialo il Dominio di Roma ; e decida anche fé fia vero quello, 
che il moderno Critico immediatamente foggiugne, eoe , che Wf 'fi- 
ntone non fi vuole né meno dal Limneo fondata nella verbale denomina, 
Z'ione d'Imperio Romano , e di Romano Imperatore, ™% l *'&°£ *J'f 
podefla , e dignità formale , che quefì' Autore fuppone hftejjaejjenval. 
mente, che fu ne' Cefari anteceffori di là da' tempi di Carlo Magno , ri- 
falendo Uno a Co/iantina Magno , a Trajano , a primi Cejart , ed ali 
ifteffa Romana Repubblica , e con talefuppofto nonjolamentetune, eoe 
V Imperatore fld Badrone di Roma , e di tutti gli Stati della Cbteja , 
ma dipiàfìa Padrone ancora delle Gallie tutte, dell' Inghilterra, della 
Spagna , e dì quanto fu poffeduto dal vero antico Romano Imperio , non 
ammettendo infoftan Z a ( che chefia delle parole , che poi di/ir ugge con 
eerte fue artifizi dichiarazioni ) preferitone , ne diritto di guerra , 
né confederazione , né qualunque altro titolo capace di j eparare un Joi 
palmo dì terreno dall'alto Dominio del fuo Imperio , nel che farebbe 
fatica inutile impiegare la penna per confutarlo , mentre ho mojirato, 
che da altri moltijfimì Imperi alifìi ciò non fi ammette inquanto alla 
podeftà ingenere d'introdurre fimilifmembramenti,che cbejtajetnnue- 
fìo ; od in quel cafo abbiano avuto luogo di fatto la preferitone , // jus 
"belli , od altro titolo del jus delle Genti . , 

Quando il Lettore avrà benbene efaminato il Limneo nel citato Ca- 
pitolo III. > conofeerà ,che tutto quefto difeorfo ,che di lui fa il Sonila re- 
trogrado, e pieno di fallita, e di impofture . Vedrà egli , che '1 Limneo (a) 
con invitti argomenti moura in primo luogo, come l'Imperio Romano 
bodìe adhuc extat , confurando a maraviglia bene la contraria opinione . 
iecondo, che con ragioni folidiflìmegiiiftifica la riduzione, e I jus del 
Senato , e Popolo Romano in eleggerfi coli' autorità del Papa primo Cit- 
tadino un' Imperadore nella perfona di Carlo Magno, dappoiché Irene 
invafe l'Imperio. Terzo, che prova molto bene, come la (lena dignità 
col fovrano potere pafsò dopo eftinta la razza de'Carolingi in Ottone il 
Grande, e ne' fuoìSucceflòri, e che fu l'Imperio Romano, il Regno d'Ita- 
lia unito forto l'Imperio di cflò Ottone al Regno di Germania , e che non 
Re%ii Regni It ali* *fed Imperatori: titola eletlum in Imperatoremjure 
fub fé h abere qu*cvmque Populi Romani fuerunt , ncque paclionibu: , 
aut derelitti occupatone ,aut vittori* jure in aliorum Poptdorunu 
[etiam ipforumGsrmanorum hoc vittori* titulo Imperium)conce\\e- 
runt* Quartoi.i vedete.coma oggidì de facìo.e non de jure,e molto 
^- meno 



Sopra Io Stato di Parma e Piacenza . 269 

meno indipendentemente dall' Imperio i! Sommo Pontefice poflede^ 
Roma, dicendo, che PImperadorc Federigo II. Pontifici refcrìpnt Italia 
bsr editas me a e fi , & hoc notum e fi toti Mando ( Goldafi- toni. $. Confi, 
ìmperat.pag, 6^8 ) merito ftàtuìràus Imperatori {ac Imperio Romano-^ 
Germanico) jus futtm in Urbem Roman am integrum fupereffe , Impera 
Urbis Rom<e , & corti m , qu.e inde, pendent jura , et fi à Papa modts om> 
nibus fint convulfa ,etiamnum adGermaniam pertinere toto cap.ifr 
traclatus fui de Germancrum Imperio Romano contendit Conringius» 
& fi nec illud fupere(fet quidem ,ve! Roma funditus deleta{ut exilii- 
mat Lipfius lib.i.de C~ónftant.cap.i6.& de magnit.Rom.lib.^cap. %.)ni- 
bìloxninus tamen exindeno>ifequeretur,protinusfàipfum Imperium Ro- 
manum effe defii(Je 9 fuit enim Roma folumDomicilium clariflìmi Imperli* 
ut lo-juitur D. Augufiinus ( Epift. Acquar extat tom.$.operumpag.i57>) 
Inquilinus vero demicìlium relinquens . uelmutans non propterea mori- 
tur , ve l effe definit . Roma etiam duplex e fi , una qu<e immobilis , anti- 
qua , altera mobili f , rectntìor, ibi confmens , ubi Jmperator efl . Sed & 
babebis Imperium , cum Imperatorem habeas . Piane Imperium Roma- 
numfine Urbe Roma optime confijìere tot efl > & dici Komanus Impera- 
tor , qui Roma caret , modo fuccedat alteri Romano Imperatori in ea- 
dem aignitate , éf potè fiate ,fiveplures % fìve pauciores Provincias fub 
Imperio fuo babeat . Alioquin nec Valens , nec Arcadius , nec Teodo- 
fiu; Junior >nec ahi eorum Succefforft ufque ad Juftinianum ,qui omnes 
Roma caruerunt , Romani Imperttores dici potuiffent &c. bine F ride- 
rle us I. de jure hnperatorum in Urbem Romam &c. vis cognofeere anti- 
quam tute Rom t egloriam ì Senatoria dignitatis gravitatevi, tabernacu- 
ìorum diipofitionem >JLquefiris Ordini) virtutem ? érV. nojìram intuere 
Rempublicain\penes nns cuntla h<ec funt^dnos fimul omnia b<ec cum Im- 
perio dimanarunt . Non cefjìt nobis nudum Imperium , virtute fua ami- 
cium venit , ornamenta fua fé cum traxit . Penes nos fttnt Confules tui , 
penes nos efiSenatus ims \ penes nos efi Milestuus&cpr<eterea nulla 
(equela efi , Jmperator imperat Germanìs , ergo non hnperat Romanis ; 
in mentem ftbi potius henìcus revocare debuiffet illud s quod Logico- 
rum efi : inclufionem unìus non effe excluficnem alterius . 

£ finalmente vedrà il Lettore,come in chiaro fpecchicquanto fi a faj- 
fo.e per calunnia inventato ciò-.che l'Avvocato Piacentino dice qui, che il Limnsmd 
Limneo nonfoiamente tiene ,cbe l'Imperadore fi a Padrone di Romane di ea p.i.%.i%. 
tutti gli Stati della Cbiefa , ma dipih fia Padrone ancora delle Gallie p a g.* 1. 
tutte , dell' Inghilterra , delle Spagne, e di quanto fu poffeduto dal vero 
antico Romano Imperio : mentre dice bensì quello erudito Scrittore , che 
fieno i noliri Ceiari Sovrani di Roma, e dflIoStatoEcclefia(tico,ed io 
ir iperfuado d'averlo fufficientemente provato: ma egli non fa poi nep- 
pur la menoma menzione di tutti coretti Regni ; concludendo il fuo eru- 
ditiflimp difeorfo col i'eguente quefito : Quid titulus Imperatori^ Caro- 
lo contulerìt ,Ù quid vero hic nomine Imperìì intelligendum fiuexcu- 
tienàum venit Cufpinianus&c. Nicolaus Vignerius&c. Rivet&c Le 
Sieur de Haillan éc.pr<eter nudum n.omen Imperai oris Carolo Magno 
nih'tl datum effe affirmant . Ab horum opinione alienus Coringius cap.7. 
pav.21.ait nudum nomen Carolo datum > ne mo temere dixerit . N f<?*ff 
ve%o adeo td Rem* t une, ut badie {amiliare fuit . Cum ilio fittilo, <&di- 
vni'atem,& bonorem&jura, qua; non multo ante fupererant Cjffartùus 
in Occidente , conce ff a effe verofimilius efi . Docet autem ìlle ditta pag, 



170 



V Apologia del Domìnio Imperiale 



& feqq.Carolum cum titulo Imperatorio Dominium in Urbem Roma- 
nam confecutum fuìffe , indeque jurifdiclionem , merum , mixtumque^ 
Jmperium in eam exercuiffe ,& pag.a^.non minora Carolo conceda in 
Urbes , Regione fatte , qua in Patrimonio Santoli Petri cenfebantur , 
nec enim credibile Romarn* inferiore fuiffe conditionei ipfum quoque 
Pontificem ex eo jurifdiclioni Caroli fuiffe fubjetlum , idque Jìatim 
ofiendiffe adorationem , qua Carolum jam coronatum excepit Leo . Et 
fi vero jam ante Patritii nomine in Urbem , in Papam , in Petri Patri- 
moniumjus aliquodhabuit,cum Caefareo tamen titulo Unge fplendidio- 
rem , & majorem autloritatem Carolum effe confecutum . Neque enim 
éequè magnam Patritii , atque Cdefaris autloritatem , nec Patritìatum 
forte hareditarium tumfuiffe,fed fufpenfum ab arbitrio e or um>qui Pa- 
tritìatum conftituebant pag. 47. omnis autem poteftas in Papam , Ro- 
mam , & Patrimonium Petri videtur ad Carolum , & Succeffores perti- 
nuiffe iure hareditario , nec ullo modo à Pontificum y aut Populi Roma- 
ni confenfu amplius (ufpenfa ,poftquam in Carolum Imperatoria dìgni- 
tas efì translata . Tali fcilket modo C<efares Confi antìnopolit ani Ro- 
mana Mia tenuerunty in eorum veròjurafuccejjtt Carolus . Liquet vero 
tllud ipfum etiam ex eo> quod Carolus nullo praf ente Pontificis Romani 
Legato>nec ipfo Papa confulto>Ludovicumfilium anno %i^.pofi Coronam 
impofitam Imperialis nominisfibi confortem fecerit , teftibus annalìbus 
vide D.Conringium de German. Imper.Roman.cap. 7. pag. 4$. & feqq. 

Quantunque allorché non fi trattano materie Spettanti al dogma, ed 
alla Religione , ma fi queftiona fol tanto di cofe temporali , civili , e poli- 
tiche, non vi fia tuttoquel gran male, che gli Avvocati Romani con 
ifcaltro antivedimento attribuifcono a chi per foftenere la Tua opinione fi 
ferve dell'autorità di Scrittori Accatolici, perchè non la condizione--» 
delle Pei fone , ma le ragioni fono quelle, che debbon far' impresone nell* 
animo degli uomini ragionevoli ; tuttavia non mi farei cimentato addur- 
re in quefto luogo ilLimneo,fe il Critico Piacentino allegandolo a fuo 
favore dato non me ne averte il motivo , ed obbligatomi a far conofeere al 
Mondo erudito, eh' egli falfamente fi fervi delle parole di cotefto Autore ; 
che più ingiuftamentediffe di non acconfentirgli in quella parte, dove 
fuppone , che PImperadore , e l'Imperio abbiano il Dominio di Roma ; e 
che con manifeftiflìma impoftura attribuì al Limneo delle propofizioni , 
che non fi leggono nel fuo difeorfo. Anzi mi farei guardato dal citarlo, 
e difender lo, fé per far ciò non foflì io affittito dalla autorità di due inti- 
gni Cardinali di Santa Chiefa , venerati dalla Curia Romana per le Ope- 
re ,che fcrifiero in di lei vantaggio , e quefti fono il Bellarmino, e Io Sfon- 
dratiji quali fmentifeono l'audacia del noftro Avvocato, che tanto di 
cuore ha per impugnare la poc'anzi riferita opinione del Limneo, fon- 
data nel vigore della podeftà , e dignità formale de'nofirì Augufìi , che 
quefto Autore prova effer lafteffa effe natalmente , che fu ne' Ce fari an- 
teceffori di là da' tempi di Carlo Magno , rifalendo fino a Co/tantino 
Magno , a Traiano , a primi Cefari t edall'ifteffa Romana Repubblica . 
Che poi l'opinione del Limneo già provata da me coli' autorità de' 
(a) Scrittori di tutti i fecoli , e coIPevidenza delle ragioni fia confermata dal 

BelUrm. dt BeJlarmini (a)> e autenticata dallo Sfondrati ella è cofa chiariflìma . Dice 
/«HV^/u! dunque il primo nel fuo Trattato de translatione Imperli , che „ Augu- 
ri, " „ ftulo vero ab Odoacre Herulo abdicare concio, atque Imperio 
„ Occidentis a Barkaris occupato , foli Impcratores Orientis in iblo 

„ Oriente 



Sopra h Stato di Parma e Piacenza. 271 

„ Or iente regnarunr ufque ad Juftinianum . Scd cum b opera Bel- 
„ liiarri , & Narfetis fortiflimorum Ducum Africam , & Italiani 
„ inde Vandalis,hinc Gothis exacr.is,recuperaflet tandem anno 
„ Domini DLVI.itcrum ab uno Imperatore Oriens,&Occidens 
M adminiftrari casptus eft . Sed cum Imperator Grascus eflet , & 
„ Italiam per Exarccs regeret , nec eam ab infestione Longobar- 
„ dorum meri >am poffet; anno DCCCI. ineunte, ipfo die Natalis 
„ Domini ; creato in Urbe Roma novo Imperatore Carolo Magno 
„ Rcge Francorum , ac per hoc translato Occidentali Imperio à po- 
„ teftateGraecortì ad Francortì Ditiofiem jiterum Romana Refpu- 
>, blica rediit ad cum Statum,id quo eamConftantinus Magnus infti- 
„ tuerat,&toquopermanferatà Valcntiniano Seniore ufque ad Au- 
„ guft ulum . Quamquam illud negari non poteir, quin paulò major 
„ Imperli divifto fuertt à tempore Caroli Magni quam antea . Siqui- 
„ dem à Conftantino ad Auguftulu,& fi divifae erant Romani Impe- 
„ rii Provincia; inrer duos Impera tores quod attinet ad regimen, 
„ & adminiftrationem ; erar tamen ita commune Imperium , ut 
>» legesmtiufque Imperatoris nomine toti Imperio darenrur. Et fi 
„ alter fine liberisdecedebat,adarcerumtotius Imperii gubernatio, 
„ &provrdentia pertineret. Quocirca Paulus Orofius libro fepti- 
„ mo fcribit ArcadioOrientis,HonorioOccidentisProvincias gu- 
„ bernantibus commune Imperium , divifis tantum Sedibus, fuifse : 
„ atpoft tempora Caroli Magni, neque leges à Latino, G^secoque 
„ Imperatore communiter late fur>t,nequedeinceps unquam aut 
„ LatinusOrientem,autGra;cusOccidentem gubemavit. 
Né ioqoefìofolo luogo conferma il Bellarmini l'opinione delLim- 
ceo , ma in due altri ancora fa vedere , che in Carlo Magno, e ne' fuoi Suc- 
ceflori pattarono le ragioni, l'autorità, e gli onori , che gli antichi Cefari 
aveano i 1 Roma , e nell' Occidente : imperciocché nel Capitolo VI. dello 
ftetio libro dice così (a): „ SED JUS IPSUM , QUOD GR^CUS Dj& <% u 
„ IMPERATOR in Provincras Occidentalis Imperii habebat , cap . 7 .$. 5 . 
„ nec non titulos, honores,ac dignitates AUGUSTORUM A' 
„ LEONE PONTÉFICE ; E noi provammo A' SENATU , PO- 
„ PULOQUE ROMANO, ET LEONE PONTI FICE ancora 
„ CAROLO IMPERITAS ASSERÌ M US, qua communicatione 
„ facìumeft , ut Carolus,&ea,qu3e jam bello fibi pepererat, jullo 
„ titulo,ut legir»musImpefatorpoflìJeret,&jus item haberet ad 
„ ea recuperarla , quae Romani Imperatoris ante fui(fent,<? nelCa- 
„ pitelo decimoterzo la difeorrr in quefto modo : Carolum Ma- 
„ gnum&c. judo bello occupale, ac tenuiflenonquidem univer- 
„ fum&c.Occidentis Imperium &c kd magnam tamen ejus par- 
„ tem,ideftGalliam,Germaniam,Pannonram, atque Italiae par- 
„ tem quamdam : caeterum ea ipfa !cca non jureCaefaris,fed par- 
„ tim jure Regio , partim jure Parricio Carolum pofTedilTe. Id 
„ igitur transiatio Imperii effecit , ut Carolus Magnus illa ipfa,quas 
„ jam habebat, non tantum ut Rcx ,utPatricius,fed ut verus Irn- 
„ perator , & Auguftus retinerer; utque jus haberet ad alias item 
„ Provincias, quas Occidentalis Imperii fuifle, atque in juria ab aliis 
„ occupatasene conitaret,ut denique nominibus,titulis,honori- 
„ bus omnibus veterum Casfarum uceretur , atque eo nomine omnes 
„ alios Reges ac Principes tum ipfe , tum ejus Succeuores ac pofteri 
„ anteirent. H 



%p 



VApologta del Domìnio Imperiale 



Sfondrat. 
Hegai $acer~ 
dotlib.i.^. 
n-ioiierf. 
èifce ani- 
madverjìt . 



Vìffertation. 

Viacent. 

pa è . 5 o. 



Il Cardinale Sfondratif» poi nel fuo Trattato, che intitola Regale 
Sacerdotìum favella collo fletto linguaggio del Bellarmini in quefte paro- 
le: ,,Qjiod ergo prae ter titulum,& infigniaCarolus....accepit ,refpon- 
„ demus,uteaipfa,qua2 jamhabtbat non jure tantum Regis,& 
„ Patricii Romani, ut ante coronationem,ied edam Imperatoris, 
„ & Augufti rerineret, videlicec cum praerogativis,'prascedentiis 
„ fuperiorirare,aliirque fi quae Imperatoribus crant propria , fuiffe 
„ enim aliqoa,multoque ampliora, quam nunc habeant in fupremos 
„ Europae Principes Caefares noftri . Patet ex iis, quae fupra diximus 
„ Henricum videlicet II. de Ferdinando M. Hifpanias Rege con- 
„ queftum ette, quod non titulum modo, fed juslmperatoriumfibi 
„ vindicaret,nolletqueCa2farisImperio>&mandatis parere. Dein- 
„ de hac Lconis ccronatione id eft confecutus,ut non tantum quae ad 
„ Longobardos bello vicìos, fed etiam, qua; ad Graecos penine- 
„ bant.iìbiacquireret cum jure occupandi omnia, quae conftaret 
„ injuflè ab aliis in Occidente poflìderi &c. ad aliud quod affert 
„ MaymburgusCarolum videlicet deditione Romanorum ipfam 
„ Urbemlmperii caput, &Arcem tenuifle , multi funt,qui hoc 
„ negant, non tantum noftrates,fed etiam Acatholici Scriptores, uc 
„ videre eft apud Illyrium à Bellarmino citatum &c.fed demus 
„ hasc omnia acceperit Carolus dono Senatus,Populique Roma- 
„ nam Urbem,non fequirur tamen etiam dignitatem Imperialem 
„ accepifle qua; Ioco,& Urbinon eft alligata, alioquin qui hanc 
„ haberer, continuò Imperator Romanorum eflet;qui non habe- 
3, ret,non eflet, quae omnia funt abfurdiffima , cum illic quoad 
„ jura,& poteftatem fit Roma, ubi eft Romanorum Imperator , 
„ juxta iiludPoaetse. 

„ Vejos habitante Camillo 

„ Illic Roma fuit. 

I! Concilio Ticinenfe riferito dal Baronio, e dallo Spondano negli 
anni 876. e 877., e da me citato nel primo Libro di quefte oflervazioni 
prova ,che la podeftà , e dignità ne' noftri Cefari è la fletta eflenzialmente, 
che fu ne' Cefari antichi , tanto importando quelle parole , ivi : Sed ve- 
ratri eleòlionem , approbationem , & fecundum prijeam confuetudinem 
frovolì'tonem ad Imperit Romani Sceptra . E per confeguenza ferapre 
farà veriflìmo ciò , che rifpetro al Dominio diretto , il Limneo tiene , che 
Vhnperadore fia Padrone di Roma , e di tutti gli Stati della Cbiefa . 
Egli è poi fallo, e fa!fiflìmo,che il Limneo foggiunga, che fia di piò 
Padrone ancora delle Gallie tutte , dell' Inghilterra , delle Spagne , e 
di quanto fu pojjeduto dal vero antico Romano Imperio : perchè di- 
verta da quella della Sede Apoftolica è la ragione de' Principi , che diconfi 
Sovrani di effi Regni ;ed eglino li poiTeggono con titoli molto differenti. 
Le Gallie , le Spagne , e l'Inghilterra ancorché Provincie dell' antico Ro- 
mano Imperio furono invafe da Nazioni barbare non fotropofte mai alla 
Repubblica Romana , furono da loro acquiftate jure belli ;e per le con- 
venzioni, che indi fecero co' Romani Cefari i Capi, ed iRè delle flette 
Nazioni ne addivennero Sovrani, e indipendenti : e cotefta loro iovranità 
ben pctè viepiù (labilirfi pelcorfodi feco!i,efecoli in virtù d'una legit- 
tima preferizione . In fomiglianti cafi ammettono la preferizione de'Sra- 
ri tutti quanti i Giureconfulti allegati dall' Avverfario,e che parlano 
della Legge di Natura , e della ragion delle Genti . Non cosi però dee dirfi 

.di 



Sopra Io Stato dì Parma e Piacenza "• ij$ 

<Ji Roma, dell' Efarcato, e defporTeuo della Chiefa Romana . Roma, e 
marcato erano degl' Imperadori Greci , e odia Romana Repubblica ; e 
la Santa Sede non invafe né luna , né l'altro colle proprie forze ; né colle 
fue arme le ne impadronì ; ma tutto ricevette in dono da Carlo Magno , e 
da' fucctflGvi Ce fa ri allorché rinnovato fu l'Imperio in Occidente. Ben 
perciò d i (Ve il Limneo , quando appoggiato all'autorità del Cardinal Bel- 
larmino dello >iondrati,diflTe, che l'Imperadore era Padrone di quanto 
pofledevano i Greci Augufti , cum jure occupanti omnia , qune conftaret 
in'jufìè ab alils in Occidente pojfideri . E ficcome pofledeano quefti l'alto 
fupremo Dominio di Roma, e di tutto quanto 1 Efarcato; così la ftefla 
iovranità in fentenza de' citati Scrittori Ecclefiaftici , e non Eterodoffi > 
pafsò in Carlo Magno , e ne'fuoi Succeffori ; i quali hanno tutto il diritto 
di mantenerfi nel potfefTo di quel fupremato,di cui non poterono, né 
poffono effernefpogl.ìati dal Sommo Pontefice, che da loro riconofee il 
Principato ; e riconofcendolo da loro , con molta giuftizia foftenne il Lim« 
reo, che ragion non ha la Sede Apostolica per allegare né preferitone , 
ne diritto di guerra , ne confederazioni , ne qualunque titolo capace 
di j eparare un fol palmo di terreno dall' alto Dominio del fuo lmpe~ 
rio ; pei che i Cefari Franchi , e Germani riferbaronlofi ne' Stati , che a lei 
donarono. Né in (ffTa Chiefa Romana, che li ricevette con quefta legge 
potè, né giammai potrà concorrere quella buona fede con tutte le altre 
circotìanze,che fi richieggono anche da quegli Autori,! quali ammettono, 
che la preferizione delle fovranità > e delle Provincie fi dia de jurz^f 
Centium . 

Quindi fembra a me,che I'Arnifeo f»parfafle con ifpiriro d'antivedi- , a ) 

mento dell'Avvocato Piacentino } quando fcri(Te,che „ Ecclefiafticae poten- Arnifaus èk 
„ tiae defenfcres quidam cum eam( fovranitatem ) probare non pof- iure Maje- 
„ fint , ad praefcnptionem , tanquam ad ultimum prsefidium confu- fi atislib - *• 
„ giunt,&fupra tam fragili, & jure civili contraaequitarem indù* ca P' zn - 5 ' 
„ do &c. andamento rem tanià" fuperitruunc,eamque contra omne 
„ jus Divinum,& huma.num propugnare conantur, quamquam 
„ Pontifìcis causa hac parte ncquir effe melior aliorum Principum 
„ aut Civita! ù,quarum.pr3efcriptionesbonSflde,&regitimapofl'ef- 
„ ficneplerumque delti tuuntur qua; duo funr eflentialia legitimaa 
„ praeferiptionis requi&ra&c.bonafides vero fola eft, qua? fuftinec 
„ praeferiptionem &c. jam vcò verifimile non efl Principem vel 
„ Civitatem ignorare fé effc fubditos,& conrineri Imperio alte- 
„ rius,tum quia major juftitiae cura ,&cognitioprsfumitur&c. 
„ tumquia adis fuis certificati poflunt ,denique quod ab initionul- 
at lumeft,quamv;slongi temporisdecurfufirmitateraacquirerenon 
„ poteft. Quoniam non quid factum ,fedquki facìum oportuerit , 
„ jura attendunt: Quod igiturab initio fieri non potuit,nec poft 
„ fieri potuiffe putandu eft,quo argumento Cardinal.Alexander &c 
„ ufus eft &c.quod diredum Dominium pofle praeferibi negat . 
Lo treno dicono gli Autori citati dall' Avverfario nelle fue annota- 
zioni alla pagina 63., ed ivi egli ftefì'o confeffa quefta verità, dicendo: 
ammetterfi quella forta di fommo imperio dipendente dal Corpo Ger- 
manico rifpetto a quei Principi > che intervennero alle Diete , riconob- 
bero con ricevere le Invefiiture ,0 con altri atti di fogge^ione e JJ'o Cor- 
po Germanico : ma de' Romani Pontefici poffono dirfi cotali cofe da 
quattro fecoli almeno in qua , che baftano , e fopravvan^ano fen^ai 

m m ticor- 



%7 i V Apologia dei Domìnio Imperlale 

ricorrere d tempi più vecch){fpes fera priora ,& toth ja?lata) a d 
aerare quallque vcftigb dell' aln .Ineriate prete foDom™* 
Non farà mai vero, che da quattro feco!, io qua abbiano potuto 
i Sommi Pontefici indipendentemente dall' Imperio la fovranita de : Stati 
a loro donati , e molto meno quella di Parma , e Piacenza . Equando co 
fo^verc Se fremente fi nega ,quefti non Mano , ne lopravvan. 
zano ne" Sii ^remato di que'Srati ,che la Chiefa Romana rico- 
nofce da Ilo K Imperio , e che da lui ricevette in ragione d. Principato ; 
pe Ioche manca in lei quella circoftanzadi buona fede effenz.aliffiina. 
fenza la qSe non ha luogo la esenzione . Ne occorre .che per decima, 
re da una difficoltà tanto inoperabile .quanto ella e quefla, faccia i De- 
cLltor Piacentino^ ^^ 

nèchefimoftri tanto fcrupolofo, né di cofcienza così picara P« ava 
Hgmrnlm. poi tutto l'arbitrio di fchiamazzare ; Io inorridisco »*<&<*** ™ *^ 
«"?'• fcrive il Mufeo per fofìenere le fue chimere * Non potendo egli nega- 
**+ re, ne co' fuììr et t orici colori ^f^^^^T^/f^^^fpTI 

foMo esercitato da' Pontefici di quefti due e coli nelle Citta di Pi* 
cenza, eParma uniformi agliatttdì fovramtà jfemuuuclUCap» 
talediRoma,e di tutte le Città dello s *«% E ^f/?i Jt ff> 
conferà , che Piacenza , e Parma competono alla Santa Sede ,e debbo* 
no etere riputate dell' impanatura, e qualità, che tengono Roma, e 
tutto detto Stato Ecclefiaftico. Ma foggiugne come già diffide cbieg* 
go licenza al benigno Lettore dì replicarlo ) chel Papa inquanto 
Illa fuaf aerata Perfona è Vaffallo dell' ^radore,che .tutti idi 
hi Stati fono Feudo dell' Imperio, che allajodefla fupremade Ce- 
farìKomano-Cermanici compete il diritto di d jP J.^ S Z^Zt 
fri, e difurrogarne degli altri , come altresì di dd porre fi tutte le 
Città, e Stati 'dellaSantaSede, con quel di imi, che va declamando 
cotefto maligno Critico per ifcreditare con fornicanti ritrovamen i 
quei , che fcriflero a favore del Sacro Romano Imperio, e per inferir negU 
animide'fempliciqueirorrore,che ei diifiniula aver avuto in leggendo 
ciòcche fcrive il Mufeo. ■ , ,. ''.; . . 

Io già dìffì > e chieggo licenza al benigno Lettore di ripeterlo, 
che non ho voluto vedere né leggere la Scrittura del Muieo : onde non fo, 
fé egli dica tutto quanto vuol fargli dir qui lAvvocatoPiacent.no. E 
quando detto, e fcritto Io averte, io difapprovo,eneIl intimo del cuor 
mio abbomino,edeteftotutto ciò, che nella dottrina d. lui difapproya- 
no,deteftano, ed abbondano i fanti dogmi della noftra Orrodofla Cat- 
tolica Religione,! Concili de' Padri, e i Sacri Canoni. Djfapprovo al- 
tresì il Mufeo, fé egli come dice qui il moderno Critico: Contesa, che 
Piacenza, e Parma competono alla Santa Sede , e debbono ejjere ripu- 
tate della ftejfa natura , e qualità , che tengono Roma , e tutto lo Stato 
Ecclefiahicoimemve fé ciò ei confetta, fi inoltra poco informato della 
Storia , e degli atti pubblici ; perchè Roma , e Io Stato Ecclefiaftico com- 
petono alla Sede Apoftolica in virtù delle donazioni antiche de'Cefari 
Franchie Germani; e Parma, e Piacenza fono del Regno d'Italia, e 
dello Stato di Milano, e non della Chiefa. GiulioII.fu il pnmo,chein. 
giuftamente le occupò , e*l pofleno che n'ebber dappoi li Succeflori d. lui , 
fu permeffivo di pura tolleranza , e fenza pregiudizio della fovramtà dell 
Imperio, e concedutogli dalle Capitolazioni di Leghe da loro nonofler. 






Sopra k Stato dì Parma e Piacenza. 275 

vate, ma rotte appena, che fé ebbono fofcritce , come ho iomanifefh- 
mente moftrato . 

E le lo (teffo Mufeo negato non ha gli atti continuati di fovrano pof- 
feffo , che'l Sonila Piacentino ha pretefo co' Tuoi rettorici colori infrascare 
a favore de' Pontefici , di quefiì due fecoli nelle Città di Parma , e Pia* 
Ctm^a uniformi agli atri dì Sovranità efercitati nella Capitale dì Ro- 
ma ,ed in. tutte le Città dello Stato Ecclefiaftico d'Italia; coretti fup- 
poiH atei continuati di fovrano poflefTo li nego, e pofTogiuftamente ne- 
garli tei, anzi evidentemente moftrerò fra breve , che fono tutti adultera- 
ti , e fallamente riferiti dall' A werfario , il di cui orrore vuo dianzi effemi- 
nar* un puoco, affine di fcoprire,fe fia finto, o vero, giufto oppur'irra- 
gionevoleje fuor di proposto. 

S'inorridide dunque il buon Avvocato in ledendo nel Mufeo, che'I 
Papa in quanto alla fua facrata Perfona , è Vaffallo dell' Jmperadore ; 
che rutti i di lui Stati fono Feudo dell' Imperio, che alla podeftà fu- 
prema de' Ce fari Romano Germanici compete il diritto di deporre i 
Sommi Pontefici ,e dì fitrrogarne degli altri . Su quefta ultima propofi- 
zione io pureinorridifeo con eflblui ,confeflò,c prontiflìmofonofotre- 
nerlo anche a coitodella propria vita, che prima Sedes à nemine judi- 
catur ,echenon vi Ha podefià temporale alcuna per grande, ed ecce .'fa, 
che ella li ila , la quale dalla fua Sedia, e dalla dignità fuadepor pofla il 
Capo vifibile delia Chiefadi Dio . Il fovrano potere di giudicare il Ponte- 
fice Romano rifiede nella medefima Chiefa univerfale legittimamente 
ragunata in un general Concilio. E tutto ciò intender fi dee, allorché fi 
tratta d'un Papa dubbio , Srifmarico , oppur' Eretico , come avvenne nel 
Concilio di Coiia'iza . E finqul fiamo d'accordo, ficcome convengo an- 
che con e(To lui , e dico , che il Sommo Pontefice nelle materie fpirituafi , 
ed Ecclefiaftiche non folamenre non è fot ropofto all' Imperatore , ma fu- 
penore a lui, ed a tutti quanti li Rè , e Principi Cattolici, fé vogliono 
eiferedel Gregge di GK-sù Grillo ,di cui il Romano Pontefice ,come fuc- 
ceflore di S.Pietro, è Paftore univerfale. Cosi c'infegnano i Sacrofanti' 
Vangelj; e l'abbiamo dall'oracolo di PapaGelafio efpreflb nella letrera 
da lui f:ritta all'Imperatore Anaftafio colle formali parole : Duo funt , 
Jmpirator Augure , quièta bic Mundus principali' er regìtur , autorità! 
Sacra Pont'tfium , & Regali; poteftas .... nodi enìm t Fili clementìjjt- 
me , auod He et prcefideas bumano generi digitate , rerum tamen Pro?-* 
julibui Divinar um devotus colla fubmìtth , atque ah ih caufas tua» _, (*L 
jalutis extetis , ìnque fumendis Cteleftibus Sacramenti! , eifque ut com- ciLEpiftà 
petit difponendis fubdì te debere cognofeh , Reglìgìonis Ordine , pò- coi, 1182. * 
tiui quàm pr<eeffe (a) . 

Ma ficcome oltre alla gìurifdizione fpirirua!e,edEcdefiam'ca vi è 
anche la civile, e temporele,e nella facrata Perfona materiale , del 
Romano Pontefice ce ne concorrono molte formali ; : così dovea l'attuto 
Caulìdico Piacentino avnti diftinguere le giurifdizioni , e leperfone,e 
poi inorridirfi , allorché il Mufeo aveffe pretefo far* il Papa in quanto 
alla fua (aerata Perfona Vaffallo dell' Jmperadore. 

Tutti li Scrittori Ecclelìaftici con vengono, che nella Perfona mate- 
riale del Romano Pontefice ce ne concorrono più formali, cioè la prima 
di Vefcovo univerfale di tutto il Mondo Cattolico, di Succeflbre del Prin- 
cipe degli A portoli, e di Vicario di Gesù Criftorla feconda diVefcovo 
particolare della Città di Roma : la terza di Patriarca d'Occidente , e Pri- 
lli m z mate 



a;ó V Apologia dtl-Pominìo Imperiale 

te) piate d'Italia, e la quarta di Principe temporale , Equefta dottrina ècosj 

We Luca de applaudita , e foftennta dalla Curia Romana ; che il Cardinal de Luca (*) 
Rtgd dt\c cj attefta efì[ere flC , XribuoaUdi Roma ricevuta , come un principio certo 
jurìfd% l'opinione , che gli ordini fatti dal Papa come Principe temporale non 
1 16. ». 5 re- obblighino , né comprendino le Perlone Religiole , né gli Ecckliaftici , 
lat.curdifc. m ^ jà ex jffffci pottftatis fed voluntat'u . 

*",'!«£ Jd Po ft a dunque cotefta dottrina io m'inorridifeo collo fcrupolofo Cau- 

canal dife ridico Piacentino , quando il Mufeo voglia il Papa come Vefcovo univer- 

a.n.s.Mi. fole delia Chiefa Cattolica, o come Patriarca d'Occidente, e Primate-* 

fidi, dife.u ^'Italia f Vaflallp dell' Imperadore , Ma fé poi il Mufeo pretende , che il 

n ' n Pontefice, come Principe temporale riconofea il. Principato dal Sacro 

Romano Imperio , e lo riconofea con quella ioggezione ,e dipendenza , 

Che corre tra il Sovrano, che dà, ed il Principesche riceve Io Stato in 

dono, parrebbe a me,che non ci forte tanta occafione d'inorridirli ; e ere. 

der fi potrebbe, che troppo affettati, anzi maligni fodero gli orrori del 

moderno Critico. 

M lì Sommi Pontefici della primitiva Chiefa , né tampoco 1 Santi 
Padri giammai negarono a'Ccfari l'autorità fuprema rifpetto alle cofe 
temporali, e alla civil giurifdizione Copra tutti indiftintamente . Onde 
rari paflì di Scrittura, diverfi luoghi di Santi Padri, molte lettere-di Som* 
mi Pontefici, e moltiflìmi Canoni diConcilj potrei addurre per ifgoo> 
bw dall'animo dell' Avverfario il cooceputo orrore , e molargli , che fi 
può con giuftizia , e fenza empietà difendere il Supremato Imperiale. 
Ma ficcome io dubito, che cotefto orrore fia finto, e non vero, e inven- 
tafaatfine di poter con maggior libertà declamare; così mi perfuado an- 
fora , che fé produceffi volumi intieri fu tal propolìro , non pertanto Io 
liberare! dal fuo affettato orrore. Farò dunque così. Recherò pochi 
icfti ,ma chiarine convincenti, e lafcerò la cura a quei Santi Padri, e 
Sommi Pontefici,! quali ne fon gli Autori, che faccian vedere , come in 
Jjmpidiflimo fpecchio la malizia dell' Avvocato Piacentino nell'inorri- 
dirfi così mal' appropofiro , perchè il Mufeo ioftiene , che il Papa obbliga- 
to fia riconofeere per fupremo Signore l'Imperio in quei Srati, che rice- 
vette la Chiefa in dono dalla pietà de'Cefari, 11 primo farà pertanto 
S.Gio.Grifotfomo nel capo terzo del!' Ep ; ftola ad Romaw ,<\qvc dice 
così ; Omnh anima® e etiamfi Aooftolicus fit , five Evangeli/i a , five 
Pntpheta ,five quifquis tandem fueris : ncque enimptetatem jubverttt 
ijìa fubjefih : E Teodoreto nello fieffo luogo xfivefit S acerdoi <>/&? Ah- 
tìfici , fivc Monacus , ih cedat , qnìbus funt mandati Magifiratus , 

Sia il fecondo S.Fulgenzio in Uh. de verit.pr<edefiinat& grat. lib.i. 

cap^. ; ed ecco le fu e parole : quantum pertìnet adbujus tempora vttam 

in Ecd'fia nemo Pontifice potior ,& in fieculo Chrifiiano Imperatore 

verno celftoriavenitur: e quefte parole vengono molto commendate nel 

Concilio Parigino fono Lodovico Pio, e Lotario del 829-» e in quello 

d'Auqjaifgraoailel&jG» •' . ' " 

Convinca in terzo luogo li mentiti orrori del Critico Declamatore il 

ìévtìn de Sommo Pontefice Pelagio L.ilquale fcrifle nell'Imperio di ■GÌM'liniano 

mhq.Ecd. ne' feguenri termini : Cum igitur etiam de puftllis ifta forma prteeptum 

d*fcip.uiffert. fa , quanto mbh fiudio , ac labore fatagendum e fi , ut prò auf erendo JuJ- 

r*-> t> a Z- pìcionh fcandalo obfequium confezioni f nofira Regibus min'tfircmus , 

iflklw nuibus no< Subditos effe Santi* Scriptum pracipiunt . Egiaccheilno- 

il u. ttro afiunto ci ha portato a far menzione di Papa Pelagio , e teli Impera- 

dor 



Sopra loStato di Parma e Piacenza , Vfj 

dorGiuftiniano,parrebbemi anche appropofito innanzi di feguitarc fa 

noftra narrazione , riferire ciò , che offerva Francefco Pagi (a) nelle Vite f») n 

de' Papi. Afferma egli dunque, che fu nella creazione di Pelagio, che ^f^giZii 

GiulUniaoo Augultotraffe a fé , ed a' fuoi Succenori l'autorità di confer- £.j, 

mare l'elezione de' Semini Pontefici ,fcrivendo in quello modo : Ab or- 

dinatione Pelagli non reeedendumnìf. priju obfervemui >in ejui eie ci io- 

ne novum morem intradutlum effe :& Juftinianum Impera torem ,qui 

yitn ah avnis quatuor Roma potiebatur confirmandi Romani Pontificii 

aucloritatemfibi .fuìfque Pofteris arrogale. Imperatore! vero elecl'io* 

nem non confimiafle , nifi joluta aur't quantiiate consueta difeimus ex 

Anaftafio iti Agàthone. . 

Quanto laiciò icritto il Pagi con l'autorità dell' eruditiflìrno Magl- 
ione nt I Commentario previo in Ordinem Romanum §. iy. lo conferma 
il Cardinal Sfondrati(^)> il quale fu quefto punto delle elezioni de' Som- (h) 

ini Pontefici fomminiftra a noi un'argomento, validiflìmo per convincere f^'f a , ce ^" 
gl'inganni , che fi nafeondono fotto i coloriti orrori dell'ardito Geniere , §.iquidj\u, 
e per inoltrare lafovranità de'Cefari Franchi e Germani in Roma, ed refol.pag. 
in tutto quanto lo Scato della Chiefa nello fteflb modo, che ce l'avevano %\<&ÌH<1- 
i Celati Greci ; mentre favellando dell* Imperadore Lodovico Pio , dice , 
che quelli dell' anno 8 J7 in un numerofo Concilio tenutofi alla fua pre- 
senza in Acquifgrana: Eleclionem Romani Pontifici* libervimam red- 
dìt , exmitque ab omni confenfu Imperatorum , aut Pr^feflorum , nam 
ante a Qr<ech Imperanti fai confenjus ab Exarcbh petebatnr ( ea folum, 
eonait'tone-) ut à Clero , v.puhque peratla elezione Legati ad Impera- 
torem mitterentur » net averne l'approvazione, come provammo nel 
primoLihro. Equeita lesvy li ed« efpreffa ne' volumi de' Capitolari al 
Libro primo cap. 84. fd ella è regiftrata anche nel D-creto di Graziano 
cap. Ego Ludovkui dil>. 63. di Lcrario fcrive lo (ledo Sfondrati , che_> 
Romamproficifcitur .jchìfma oh eleclionem Eugenii natimi, componit , 
& ne quu eie cluni Romani Pontificii interfit pr<eter eoi , quoi Sacri Ca- 
none i admittunt , e ditto vetat . Lo fteffo dice il Sigonio (e) , moftrando J c ^ e j 
la fuprema autorità in Roma de'Cefari d'Occidente. Maggior prova £ gn [i£fc \ 
però lo ftedo Sfondrati ce ne dà nell'elezione di Leone IV., nella quale 
occafione dice, che Privilegium lìbera? eie elioni! à Lotbarìq Imperatore 
iterum confirmatumefi Leone K reciprocè obftriclo ,ut legibui Imperiali- 
bui , cum temporalia negotia agiiarentur , uteretur : e dell' Imperadore 
Ottone il Grande fcrive quefto Cardinale ,che Romamintrat , Pontifici 
Romano , qu£ ab Imperai or ibui donata ,à Tyrannh vero ablata fue- 
rant , iterum refìttuit , iancitque ut eie elio Romani Pontificii canonico 
deinceps fiat . Idque Clerus , & universa Nobilitai fé fatluram mura- 
mento promittat\nec ante elettiti Papa confecretur >quam Legati ab 
Imperatore adveniant : e poco dopo :. Otto Magvuijoannem X//., quod 
Adalberto Berengariì fiiio. finderet , Urbe pellit , & Romanoi mura- 
mento adftringit ,nunquam proeter voluntatem Imperatori! P apatite, 
elecluroi. 

Ma di codetta fuprema autorità de' nolr ri Augniti in Roma ,e nelle 
elezioni de' Pontefici Romani già ne abbiam4ate efuperantiffime prove 
poco fa , ed in cento altri luoghi di quett' Opera , onde meglio fia , che le- 
guitiam'afeoprire l'artifìcio de' fiati orrori del Cenfor Piacentino, fem- 
pte però coli' autorità de' medefimi Sommi Pontefici . Gregorio Magno 
Un fe vedere quanto eglino fieno fimulati cotefti orrori ; mentre nell'EpU 

Itola 



lib, ad antio 
8zj. 



i? 8 V Apologia 'del Dominio Imperiale 

Itola 61. del Libro IL , che già allega, nel principio del fecondo f™'*™* 

fetfenza P eròinorridirfi,che^^ 

minorum meorum (Jmperatorum) pietatt '* h %* a '*?> e "tddetuì 
Epiftola: ego quidemiujfioni fubjeclus&cutrohque <W'1™fte%' 
exfohi , ,S è Imperatori obedientiam prAui , tf prò ^^J^ 
Jinimèlcui. Co'medefimi fcntimcnti : mnanz.diG egonoM gno n 
conobbero » Sommi Pontefici Gelafio , e S.maco la ^"'^^f^. 
iti ; il primo nella lettera ottava ad Anaftauo , ed « k™**™*^^ 
co Gelafio nella Caletterà favella così: Si ^ an ! um P ertwe j.r r ° tn Z 
ZmpMcldifcipli^ cocente, Impenum fj»g™*fM«™ 
cclìLmJegihus tuhipfi quoque parentrehgiofiAnt^ 

Mi mondani* exclufa videantur cbviarefententi* .E *™™™™%l 
letico parla in quefto modo ,Nos quidem poteflates bumanas mento 
fufcipimus , defer Deo in nobis , & nos Deo *f fr ' mt " "* ' ' , effi tutti { 
J Ma troppa noja recarei al cortefe Lettore , fé io addii ^volefli tutti* 
Santi Padri ,i Sommi Ponrefici,ed i Sacri Canon, , che ~»8°?^£ 
alla ipocrifia dell'Avvocato Piacentino . F°' n 'fc^. u « 
fa) tl rare tra i molti , che vi fono , due tefti Canonie, «) efcit» da! \°™™à 
Cap. s . dtft. vaticano .dappoiché fu l'Imperio d'Occidente rinnovellato J^W 
gno , a 4 di cui SuccefTori rifpetto alla temporale , e ^^f^^ 
Sei governodelloStato non negarono allora ^»«*2?£ÌfcS 
(b) fottS P ofti 3 come noi negò Leene IV. a Lotario , Augufto* «»**W* 

k»m. tìeranWe^c^^^ 

dis,& confervandis quantovaluimus ,& valemusCbnjiop* <f"^*™g 
& in <evum nos confervaturos modis omnibus profitemur. &JJ ""** 
quilibet aliter vobis dixerit , vel diiìurusfuerst , fratti eum prò certo 
lendacem. Econfermollo poi dopo queftd Santo Pontefice al Lodov co 
„ < c > Cefare figliuolo di Lotario così (e) : nos fi meompetenter 'H™ W™*> 

G T *' , & in Stibdìtis jufla légis tramitem non confervavimus, vejiro , ac Mtft* 

cap.L ^na debemus corrigere peccata , pejora commitumus , certe non ver* 

tatis Difcipuli , /Wfo«& ^«'" ^^ > """"PS" C * mtS Z? 
risMagiflri. Inde magnitudini; veflr*magwpere clementiam imph. 
ramus % tales adbac , qua diximus , perquirenda,Mtfos in bis partu 
bus dirigatis i qui Deum per omnia timeant , & cuna a ( quemadmodum 
fi veiìra pr<efens fuijjet lmperialis gloria) diligenter exqutrant . Lt 
non tantum b<ec fola , qua fuperius diximus ,quarimus t ut examujjim 
exagitent , fedfive minora, five etìam major a illisfint de nobis indicata' 
ne^otia , ita eorum cuntla ìegitimo terminentur examine y quatenus im~ 
pojier utn nihil fit , quodex eis indifcujfum * vel indifimtum remane at . 
S'inorridifca ora l'Avvocato divoto quanto più può, che non per- 
tanto fora , che s'inorridifca il Lettore in leggendo ciò , che dice non 
mica il Mufeo, ma tutta l'antichità, quello, che confermano i Santi Pa- 
dri , i Sommi Pontefici ,ed i Sacri Canoni , e quanto provano molti Auto 
ri Cattolici , e Religiofi da me citati nel Libro primo di quelle o»e rvaz io- 
ni, e particolarmente il SigonioJ'Arcivefcovodi Parigi Pier della Marca, 
il Baluzio nella prefazione a'Capirolari n.n.Je Blanc nella luaDifier- 
razione iftoricaildottoCointe.e l'uno, e l'altro Pagi nelle Jor opere,! 
quali Scrittori tutti fu la traccia degli antichi monumenti, ed Annasiti 
contemporanei fan vedere , che i Papi, come quei , che ricevuto aveano il 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza. 279 

Principato dagl' Imperadori , riconobbero l'Imperio per Sovrano di 
Roma , e dello Srato Ecclefiaftico , e fi dichiararono temici ad offervare le 
leggi, e gli ordini, che gli Augufti ftabilivano,e mandavano di quando 
in quando a Roma , acciocché vi foflero oflerVari . 

Non dille dunque , né fcrifle il Mufeoun'erefia , fé afierì , che la pre- 
ferizione del fupremaro,quanrunque ammerTada'Giureconfulti anche 
in conformità della ragion delle Genti tra un Sovrano , e l'altro » e fra due 
Principi indipendenti non può aver luogo rra la Santa Sede , e'1 Sacro 
Romano-Germanico Imperio: -perchè il Paparìi petto al Dominio tem- 
porale de' Paeii,che poflìede,*? VaJJallo dell' Jmperadore ,e gli Stati 
dellaCbìef a fono Feudo Imperiale . Eia ragione di tutto ciò è chiarifli- 
ma , ed abbracciata da tutti gli Scrittori del diritto pubblico . Concioflìa- 
colachtnon potendo i Sommi Pontefici pretendere ignoranza delle do- 
nazioni de' Cefari, né della fovranità, che eglino fi rife barone, ed efer- 
citarono nelle Città , e Provincie da loro donate alla Chiefa ; non poflòno 
altresì allegare quella buona fede indifpenfabilmente neceflaria in chi 
vuol far ricorfo a cotefto iniquiflìmo prefidio della preferizione , nella 
quale tanto fi fonda l'Autor retrogrado, innalzandovi fopra il maeftofo 
edificio dell' alto fupremo Dominio della Santa Sede in Roma , nell' Esar- 
cato, ed in Parma, e Piacenza indipendentemente dal Sacro Romano- 
Germanico Imperio , E quelta verità fi fa più manifelta, dacché lo fteflb 
Avvertano (come teftè moftrai) ammette, eh? non pofla prefcriverfi 
quella forta di Sommo Imperio dipendente dal Corpo Germanico rifpet» Dìffertazhn* 
to a quei Principi , che intervennero alle Diete , riconobbero con rise* ***«*«. 
vere le lnve'àiture , con altri atti difogge^ione effo Corpo Get manico : & ag i% 
mentre tanto da lui, quanto dagli altri Difenfori de 1 diritti della Curia 
Romana fi confetta , e quando noi confeflaflero , l'evidenza , e'1 fatto ino- 
ltrano , che i Sommi Ponrefìci riconobbero , anzi riceverono i Stati dall' 
Imperio , e dagl' Imperadori , che implorarono , ed ottennero replicatiflì- 
mi Diplomi confermator j delle donazioni ; e che in effe donazioni fu pre- 
servato al medefimo Imperio il fuo fupremato efercitato poi dagli Augu- 
fti per molti fecoli in Roma , e nell' Efarcato . 

Parrebbe a me , che tutto quanto fi è detto, e moftrato finora , badar 
dovette per atterrar la fuperba machina della preferizione tanto magni- 
ficata , ed efaltata dal Critico Piacentino . Nondimeno acciocché il Mon- 
do conofca,che ella è per tutti i verfi fabbricata fui falfode'fuppofti, 
e di fatti non vcri,efamineremo la ferie , che di quelli accozzonne_j 
l'Avvocato attuto; e colla potàbile brevità ne inoltrerò l'infuflìltenza » 
e l'inganno. 



CAP. XXXII. 



*8o 



Dijfertazltn. 
Vincent. 



Aptcnà. 
n 58. 
lnfajcìciilo 
Scriptur. 
fptft. adCi- 
•vit.Parm. <& 
Placent. 



'XJ Apologia del Domìnio Imperiale 
GAP. XXXII. 



Sì fa qui vedere Pìnfuffiften^a > e la falfità de' fatti , e delle arco» 

frante aggroppate dall' Avvocato Piacentino per poter 

ad ejfi applicar poi le conclufioni legali, 

che ammettono anche de jure Gen- 

t'tvm la preferitone dell' alto 

Dominio de' Stati , e delle 

Provincie* 

Comincia dunque il celebte Caufidico la prova degli atti di poterlo 
con voce tutta piena di fafto,edice,chV//<* è cola altrettanto 
certa quanto notoria all'Univerfo , che la Sereniffima Caja Far- 
nefe di prefente poffiede le due Città rinnomate in qualità di Feudo 
della Santa Sede, ed è bene una confidenza troppo grande quella del 
prete fo Simon Mufeo Autor mascherato folto nome fittilo nel juo Li- 
tro Rampato l'anno 1709. col titolo ardito de junbus m Parma , & 
Piacenti* Ducatus à Pontifice male pratenfis , vel ufurpatis , il quale 
nel Cap. I hi 15. falf amente afferifee , che V Augufiiffimo Imperador 
Ciufeppe vietale al Sereniamo Sig. Duca Francejco di ruonojeere 
l'alto Dominio del Sommo Pontefice . Riconobbe VA. SA" alto Dominio 
della Santa Sede , e la fovrana autorità del Romano Pontefice fopra 
ì due Ducati di Piacenza > e Parma fin dall'anno 169^. Udì 19. Mag- 
gio per atto pubblico ricevuto dal Notaio Apofìolico &c. Pietro San- 
io Fanti, „ . 

Egli è Cei tiflìmo, che la Sereniffima Cafa Farnefe di prefente poflede 
!e due Città rinnomate, ma non è noto all'Univerfo, né noi ammettia- 
mo, che le potegga in qualità di Feudo della Santa Sede, ma bensì di 
Feudo dipendente dallo Stato di Milano, e colle Inveftiture de' Rè di 
Spagna , come Duchi dello liete Stato . E ne abbiamo date le prove con- 
cludentiflìme . Non è però una confidenza troppo grande qjella del Mu- 
feo, ma un'arditezza infopportabile quella del fuo Cenfore , il quale ofa 
dir qui, che lo (leno Mufeo , fai 'fament e afferifee ,che l'Auguftiflìmo 
Imperadore Giufeppe vietate al Sereniamo Sig, Duca Francesco di rico- 
nofeere l'alto Dominio del Sommo Pontefice . Il Mufeo non dite il falfo, 
fé ferite tutto ciò , ma ferite il vero ; e'1 Diploma originale dell' Auguftif- 
fimo Giufeppe refo pubblico, allorché fi eccitò quella contefa,ritrovafi 
in mia cultodia , e favella così : „ Ad perpetuam prajterea rei memoriam 
„ tenore praefentium dedaramus, & efficaciflimè quantum opus 
„ proteftamur,nulIum omnino jus,& multo minus directum fu- 
„ premunì Dominium in Parmam,&Placentiam Sedi Romana? a 
„ nobis dimitti ,neque dimitti pote , quia pocius omnia , & fingula 
„ fuprema Dominia,quae in Praedeceterum no(lrorum,noftrum- 
„ que praejudicium ufurpata funt unquam,&adhuc ufurpantur, 
„ quocumque ctiam nomine appellarentur , nobis, & Sacro Ro- 
„ mano Imperio firmiter refervamus,& confirmamus omni me- 
„ liori forma , & modo : cunctas pote/fiones illegitimas, & prapten- 
„ fiones,exceptisii.s,qu;e ex magnanimitate ,& munificentia Cas- 
„ farea in anrcdi&am Sedem expreflìm rranslatas funr , annullando, 
„ abolendo > & cattando > coque mag's prò nullis , injuftis , ac inva- 

,, lidis 



Sopra, fa Stato di Parma e Placenta . 2S1 

„ Iidisdeclarando , quo mani feftius per fé corruir,quid Imperato 
„ rire Majeftati,elam,palamveauftoritate propria lubtradumeft> 
,, aut etiam ab Imperatore extra normam debiram alienari ne- 
„ quir &c. Jubemusquoqueomnibus,acfingulisEcclefiafticis,ac 
„ Secularibus noftris,& Imperli Vaflallis, Minifhis«,ac Subdìtis 
„ live in Tenis Ecclefia; , five in Ducàribus Parma? , aut Piacenti^:, 
„ five alibi exillentibus fub graviflìmànoitrà ,& Imperii indigna- 
„ tione , omnium bonorum confifcatione , corporalique pa;na, 
„ ne quam rationemejus,quod in adducìo fcriptocontinetur in 
„ ulla re habeat, fed diftridè mandamus, ut noftris juflìbus,& 
„ ordinatio.nibusconlt.an ter, & debite pareant. Dum vicifTim pro- 
„ te&ionem noftram , Clementiamqùe Casfaream Fidelibus , ac 
„ obedienribus impertiri' non intermittemus. Monituri idcirco 
„ modo debito Parmenfem DUCEM, ut nullum aliud Dominium 
„ quàm nouVum,&didiHifpaniarumRegisFratrisno(tricharif- 
„ fimi,urpote legirimorumDucatusMediolanenfisj-efpedivèDo^ 
„ minorum , & PoflefTorum i&rippe Parmaj, ac Placentize reco- 
„ gnofcat,cum potiffimum etiam aliundè in propatulofic,quod 
„ refpondere nobis de noftris,, &, Sacri Romani Imperii juribus 
,, non immeritò teneatur. \ 

Io crederei , che quéfte dichiarazioni , e claofule così chiare , ed 
efpreffive molro ben giuftificafTerol'anerzion del<|Vlufeo,emenrir facef- 
fero l'audacia del fuo Cenfore ficcome fan vedere, che l'Imperio giammai 
non abbandonò il fuo alto fupremo Dominio, che egli ha in Roma, 
nell' Efarcaro , e nel Ducato di Parma , e Piacenza , fopra del quale io poi 
non fo,fe il Sereniamo Regnante Duca abbia riconosciuto sì,o nò la 
fovrana autorità del Romano Pontefice : perchè gli atti, che iì citano 
dall' Avverfario non fi producono . So bene, che una form'glianre reco- 
gnizione non potè nuocere alle invincibili ragioni dell' Imperio , né porre 
le Corti di Roma, e di Parma in buona fede; pcrmodoche cotefto atro 
vaglia a cooneftare la fognata prefcfizione;ficcome né tampoco fon ca- 
paci a produrre un tal* effetto tutte le dicerie fuperfìue, chequi va facen- 
do l'Autor retrogrado per dar qualche rifalto allefue fallacie; come lo 
feorgerà il Lettore in leggendole , fenza che io mi prenda la pena di 
confutarle. Dirò bensì, che quando anche apparile di fomigliantiarti , 
e fi foffero prodotte le Inveftiture date dalla Sede Apoftolica al Duca Far- 
nefe,non pertanto quefte provarebbono l'alto fupremo Dominio di lei in- 
dipendentemente dall'Imperio: perchè ella è cofa altrettanto chiara, 
quanto manifefta ,che '1 dar' i Stati in feudo non fia fempre fegno indubi- 
tato di fovranità; mentre veggi^m tutto dì, che i Principi Vaffalli dell' 
Imperio danno in fubfeudo ad altri Terre, Caftella,e Città; ma non 
pertanto fono Sovrani del fubfeudo. Concedette Filippo II. Piacenza 
col Piacentino, e parte del Parmiggiano in feudo al Duca Ottavio, ed 
al Principe Aleflandro fuo figliuolo ; ma non perciò era quello Monarca , 
Sovrano di Piacenza , e dello Stato di Milano : bafta , che uno fia poffeflò- 
re .come effere C) voglia d'uno Stato , affinchè Io pofla fubinfeudare . 

Fa qui da Uomo di buona kde il noltro Critico, e fi dice: Egli è Dìfferta-iìw. 
vero» che quefti Stati han dovuto [oc combere alla fatale necejjìtà dì Viacent. 
quartieri , e di contribuzioni dopo l'anno 1706. , e dovettero foggi acervi P a 2- 10 - 
anche prima dall' anno 1691. fin* all' anno 169J., nel quale colla Pace di 
Reiwik fi diede la quiete all' Europa % ma fé parliamo de' recenti 

a a quar- 



ìlz V Apologia del Domìnio Imperiate 

quartieri , e contribuzioni , fon note all'Europa le contrarse protefte , 
e dichiarazioni del Pontefice Regnante nella Bolla de* 27. Luglio - t 
non rilevando punto dove fi tratta di faperr quello, che dt gtuJUya 
può farfi ciò, che di fatto ft efeguifca ,erifpetto a' quartieri , ed alle 
contribuzioni di detti anni 1691. 'fin 1 al 1697. benché fé ne. /tafana 
per cosi dire gran fé (ìa di là dall' Alpi fulla fiducia ingiù fi amente 
conceputa, che da ciò riforgeffe in quefti Stati la podefta ,e diritto 
Imperiale finallora obliterai a, fi mojìracon tutto ciò , che quegli atti 
in cambio di rinvigorire il prete fo diritto imperiale fopra Piacenza , e 
Parma, lo atterrano piuttofto , e ci danno un nuovo forti/fimo argo- 
mento di giuftificazione della totale loro indipendenza . Veg&afi, e con 
indifferenza d'animo ,e di genio fi ponderi da chi legge il Diploma 
fpe dito in quella occafione dalla gloriofa memoria dell' Jmperador Leo- 
poldo , che qui fi vuol regifirare . E qui con molta maggior ietta di quel- 
la , che fé ne fia fatta di là dall' Alpi , allorché dall' anno 1691. fin al 1697. 
dalle Truppe Gefaree fi prefero i Quartieri , e fi efigettero le contribuzioni 
in quel Ducato , il Critico mockrnó regittra una dichiarazione dell Augu- 
ftiffimo Leopoldo follecirata, come fi fa in quefte congiunture , da Filippo 
Maria Scotti Inviato del Duca, e dall' Avverfario chiamata Diploma; e 

tutta la gran fetta da lui fi fa , perchè in efla dichiarazione ( la quale in lo- 
ft anza altro non è, che uno di que' zuccherini, che fi danno in mano a 
fanciull i allorché piangòn per farli tacere ) vi lì leggon le feguenti parole 
dittinte con lettere majufcole : Jnttreatamen Serenifimm Dux prò cer- 
to tenere poterit, quod Sacra Crffarea Majefias ftcujiejufdemprornptt- 
tudinem occafione dicli belli repetìtìs vicibus magna fua laude exbibt- 
tam , liberale que fubfidium non ex mero Fajfallagii debito ( nam pauca 
tantum Serenìjfimus Dux à Sacra Cafareb Majefìate , & Sacro Roma- 
no Imperio Fenda recognofcit ) fed prò fpeclato erga Sacram Cafa- 
team Majeftatem obfervanti* ftudio ,collatum, perpetua confervabit 
memoria &c. con quel , che fiegue . 

Vcggiam dunque da quello difcorfo , che fulle belle prime motte , le 
quali il Caufidico Piacentino dà permottrarci il vero pacifico, e conti- 
nuato pojjeffo dell' alto fupremo Dominio efercitato dalla Santa Sede fo- 
pra il Ducato di Parma, e Piacenza, comincia ad urtar ne'fcoglj delle 
difficoltà, e ci comparirle innanzi nudo di cotefte belle circottanze, colle 
quali pretefe vcftirlo fui principio della fua Diflertazione. Confetta egli 
dunque, che gli Auguttiflìmi Imperadori Leopoldo , e Giufeppe di glo- 
riofa memoria la fecero da veri Sovrani in quello Stato, inviandovi le 
Truppe Imperiali a Quartiere, ed efigendone le contribuzioni. Dunque 
il vero comincia qui a non eftere più vero , il pacifico a non eflere più paci- 
fico , e'I continuato pofleflb comincia ad etter' interrotto. Ma no ,foggiu- 
gne fubitorefpertoAvvocato,/tfn:£<r/> parliamo de' recenti Quartie r 
ri, fono ben note le contrarie protefte, e dichiarazioni del Regnante 
Pontefice; e rifpetto a quelli dell' anno 1691. fin' al 1697. abbiamo per 
noi il Diploma amplijfimo dell' Auguftijjìmo Leopoldo , il quale dichia- 
ra , che la Serenijfima Cafa Farne fé pauca tantum à Sacra Ce f area. 
Maje fiate Feuda recognofcit. 

Replico però io , che tutte quefte belle parole non tolgono la difficol- 
tà : mentre fé parliamo de' recenti Quartieri , e delle recenti contribuzio- 
ni, fon ben note all'Europa le contrarie protette , e dichiarazioni dell' 
Auguftiffimo Giufeppe nel fuo Diploma de' 2 6. di Giugno 1708. fitto 

pub- 



Sopra lo Stato di Parma e Piacenza 2 t8j 

pubblicare contra la Bolla dc'27. Luglio 1707. della Tanta memoria di 
Clemente XI.; nel qua! Diploma oltre a quello, che già abbiam veduto 
di lopra la MaeltàSua,fa noto al Mondo tutto, che „Nos,habitadc- 
„ clarationis prasinfertae (che è la citata Bo/A*) claufularumque 
,, cjus omnium acfingularum attenta confideratione non pottumus 
,, non graviter inter camera ex eo commoveri,quodantiquiflìma 
„ noftra, & Imperii Romani in Italia , atque inde dependentia 
„ Ducatus Mediolanenfis jura in Parmam,&PIacentiam, veline 
„ à Romana Curia per aflertionemDominii, quali fibi competenti* 
„ prxMÌdenter convelli ;cum piena Hiftoriarum fide,& iplislnve- 
„ ft iturarum per PraedeceuVes noftros Romanoru Imperatores da- 
„ tarum tabulis ,aliifque ad/bus evidentibus in hunc ufquediem 
„ con(tet,direclum,rupremum > & Majeftativum Dominium in pra> 
„ fatam Parmam, Placentiamque nonnifi nobis, Sacroque Romano 
„ Imperio competere, legitimofque Ducatus Mediolanenfis Pottcf- 
„ loresdefuperinveftiri. Oftendi profetò nequitdiredum hoc >& 
„ fupremum Dominium , refervatumque Majeftativum ab ulla 
„ unquam Imperatore abdicatum, aut fine exprefTo ejufdem,ac 
„ Imperii confenfu à Ducibus Mediolancnfibus abdicari,cedi,vei 
,, transferri multo minus à Curia Romana valide ufurpari, ab eave 
,> perDucesParmenfes legitimè recognofei potuitte . Neque latet 
„ publici Status peritosquantopere Pra*decefforesnoftri,&ipecia* -• 
„ tim Carolus Quintus gloriofae memoriae Caefarea Sua, Imperiique 
„ jura non in curriculo virse folum.fed etiam ultimsevolunratis 
„ elogio lit tuitus ; teftatufque,&aliundefatliquetlmperialiajura 
„ fic ette Imperio innexa, ut ab ilio live totius attento nequaqirani 
„ ieparari,mu!toque minus ab invitis per Bullas Pontifkias quali- 
„ bufeumque fulminum minis refertas abltrahi , & feparari queant. 
Dall' evidenza delle quali ragioni pubblicate in faccia al Mondo, ben ti 
comprende, che ciò,chedi farto fu efeguiro da' Cefarei Miniltri beniffi- 
mo di giuftizia far lì pctea,e lo riconobbe anche la Curia Romana» 
allorché per mezzo del Marcht fé di Prie , e del Conte Caroelli li trattava 
in Roma co' Miniltri di Sua Santità il componimento di tal controverna ; 
mentre lì convenne , che dovettero efaminarli amichevolmente le ragioni, 
che aveano ambe le parti fopra quel Ducato , affinchè la giultizia fi faceffe 
a chi l'avea . 

Veniam'ora al Diploma tanto magnificato dell' Auguftiffimo Leo- 
poldo. Io per me fonodicoftantiflìma opinione, che quello invece di 
favorire Fattunto dell' Awerfario , intieramente lo diltrugga : impercioc- 
ché da tutta la ferie di coretto atto non altro fi ricava , fé non che avendo 
l'Inviato del Duca di Parma fupplicato Sua Maeftà Cefarea, che gli venid 
ferocompenfate le contribuzioni pagate, per evitar forfè contai preten- 
lìoni quelle, che ancor dovea pagare; la Maeftà Sua gli ùcq rifpondere 
non edere per moire ragioni ivj efpreffe giufta la domanda, e che Sere* 
nijjimum Parma- Ducer» prò (uà prudenti a baud <egrèjudicaturut» cen* 
Jet ,repetenda,aut compenfanda non effe ,qu<e Sacra Caf area Maje- 
Jìas tarn ex belli , & public* necejjttatis , quam defenfipnis naturalis ra- 
tione , & ex clientela 1 vinculo pojeere exatla fuit ; facendogli dipiù in- 
tendere , eh' ella volea ben perfuaderfi : eundem nunc quoque inpenden» 
dif Hi , qua* copiis CetJ'areis ob difceffum ex Italia Hybemorum loco ajji- 
guata Junt t battei diffeilem porrò futurum,quirt pattuì reftduam por*. 

n n 2, tionem 



2 g 4 V Apologia del Dominio Imperiale 

tionem fuambrevinumeraturum effe. Nibilenim graviu^autingra- 
tiutTdtSacr^Catfare^Ma)eftati t quamfi oh targate* Jouttont, 
eVr^Znt'Jm adhibere necejfeforet n«\£fi armigli ««*. 
thnTm h fé fufceperunt ;deauo ut ditlutD .Ablegatus ad Sereni^ 
ZmDucemdlcenterrejera^ 

Vm In foftanza dunque fi vede dallo (tetto atto, che quelle contribuzioni 
eraoodovuteall'Imperio.eche lapretefa ^^^^^ x , 
aver luogo, ma che piuttoftodovea pagare S. A. il tettante delle coom- 

avrebbono prefo nel Parmigiano, e Piacentino, fé non fi folle concimo 
32532» Italia , moftrando dipiù la Maeftà Sua &*"£»£*» 
w, fé la renitenza del Sig. Duca obbligata l'avete a fervirfi di qu Wfc 
edavalerfianchedeiroperadichi era garante del ««^J***™» 
per ridurlo al dovere, e a pagar quella contribuz.one importa al : uo Stato 
in luogode' quartieri, cheavrebbe dovuto fomm.niltrar ali EfcrcitoCe- 
fareo % quefto in virtù d'elfo trattato non fi folle partito d Italia . 

Poco dunque importa , che Hmperador Leopoldo in cotefta rifatta 
dprimefle,che/><f«f* tantum Serenijjimus DuxaSacra C<ejarea Móje. 
date, & Sacro Romano Imperio feuda recognofcit : mentre non pertan- 
to ei decife , che le Città di Parma, e Piacenza follerò foggette ali alto lu- 
premo Dominio della Sede Apolblica , e non già del Sacro Romano Im- 
perio, da cui fé difle Leopoldo , che pauca feuda nconolcea IaCaia^ 
Farnefe difle il vero : perchè Piacenza col fuo Contado , e con la maggior 
parte del Parteggiano ella lo riconofeeva in feudo da Filippo II. , il quale 
ne inveiti Ottavio Farneie, ed Alelfandro fuo figliuolo come di Citta, e 
Terre dipendenti dallo Stato di Milano, e per confeguenza loggette ala 
fovranitàdeir Imperio, e non già della Chiefa. Ed ecco come tutte le 
fallacie del Sonila Piacentino anche fui primo nafeere reftano ditti pate^ 
daTchiaroIumed'unvero,efanodifcorfocomeipiu lottili vapori dalla 
luce del Sole . Nondimeno egli tanto fé ne compiace , che per meglio co- 
Wjftrtazlvu Jorirle cerca tempo , dicendo : fermiamo dì grava ancora per unta» 
Piacentina ment0 f opra }} Diploma poc" anzi regi/irato . Diamgh pur gutlo , ed al- 
**«• coltiam cofa fa dire. Sa dire confiniamo ritrovamento , che confejja 

l'AuguftiJJimo Leopoldo , che il Signor Duca di Parma uenepocbt feu- 
di Imperiali , vale a dire , conferà , che alla riferva dt pochi feudi Im- 
periali , tutto il rimanente de' 'fuoi Stati non è [oggetto ali Imperio. 

Ma fi può veder maggior mala fede , e più grande altuzia in riferire 
i Diplomi, e in mutarne il vero fenfo.e le parole? E può udirfi confe- 
guenza più Aorta, e fallace di quella? Ella è una sfacciata menlogna_, 
l'alferire , che PImperador Leopoldo confelfi , che il Signor Duca di Par- 
ma tiene pochi Feudi Imperiali. Cottilo è il fofifmadi coftituire una., 
guifa di dire ad un'altra per gabbare il Leggitore. Altro è per certo */ 
tener pochi Feudi Imperiali ; altro il riconofeerne pochi dall Imperato- 
re ,da cui riconofeere fi debbono, come che attualmente non fi faccia. 
Leopoldo foltanto efprelfe , che pauca Serenijjimus Dux a Sacra C<?ja- 
rea Majeftate >é à Sacro Romano Imperio Feuda recognofcit :e ci è 
ben della differenza grande dal fentimenco di quelle voci a quello delle al- 
tre falfamentc riferite dall' Avverfario: imperciocché fé la citata dichia- 
razione di Leopoldo folamente dicefle , che il Duca di Parma tiene ( cioè 
poflìede > pochi Feudi Imperiali potrebbe peravventura didurfene la lai- 



Sopra lo Stata .di Parma e Piacenza l 2&$ 

infima confegucnza cavata dall' infedèl Sofifta; non così però dicendoli , 
ch'elio Duca pochi Feudi riconofee dall' Impe